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mercoledì 30 novembre 2011

300 – Una nuova era è cominciata

300 - Delios (David Wenham) arringa gli Spartani prima della battaglia
Un sanguinario dittatore vuole sottomettere tutti. Prima Sparta poi l'intera Grecia unita rispose di "no". Il sacrificio di 300 prodi segnò l'inizio di una nuova era.

di Luca Ferrari

Per piegare un potere assassino, la risposta è una sola. Il coraggio. E lì, nella gola delle Termopili, 300 spartani lottarono contro un nemico. La politica corrotta intanto li aveva abbandonati. E morirono. Tutti meno uno, Delios (David Wenham). Rimandato a Sparta da re Leonida (Gerard Butler) per raccontare cosa stava accadendo. Le gesta degli eroi caduti fu l’ispirazione per sollevarsi in un NO deciso e unito all’aggressione più brutale

E lì, a Platea, prima della battaglia decisiva, le parole di quell’unico sopravvissuto echeggiano ancora oggi nella mente di ogni popolo deciso a ribellarsi contro la schiavitù: Quest'oggi noi liberiamo il mondo dalla tirannia e dal misticismo e lo accompagniamo in un futuro più radioso che si possa immaginare.


300 (di Zack Snyder) - il discorso finale di Delios 

300

martedì 29 novembre 2011

La stangata, la tua parte ti aspetta

La stangata - Henry Gondorff (Paul Newman) in azione sul tavolo da poker
C'è un boss da sistemare e una fetta del suo malloppo da spartirsi. Per far abboccare il merlo, niente di meglio di una partita a poker. La stangata viene dopo.

di Luca Ferrari

È la più epica partita a poker della storia del cinema. Giocata a bordo di un treno, dove il boss criminale Doylle Lonegan (Robert Shaw) detta legge, barando se necessario. Sul suo cammino arriva però il mago della truffa Henry Gondorff (Paul Newman), deciso ad aiutare Johnny Hooker (Robert Redford) nella vendetta contro il potente malavitoso, reo di avere ucciso un loro caro amico Luther Coleman (Robert Earl Jones).

Oliato il capotreno Mr. Clemens (Larry D. Mann) a suon di dollari sonanti per giocare, Gondorff si presenta al tavolo da poker sotto mentite spoglie nei panni del rispettabile bookmaker di Chicago, Shaw. Entra barcollando e puzzando d’alcol. Una presentazione talmente imbarazzante da ammutolire tutti gli eleganti presenti con tanto di occhiataccia rifilata da Llonegan a Clemens. È l’inizio di una colossale truffa. È l’inizio di una complessa stangata (La, 1973, di George Roy Hill). Ed Henry Gondorf si presenta così, davanti al suo pericoloso avversario: Scusate il ritardo, ero al cesso!

I protagonisti de La stangata 

lunedì 28 novembre 2011

Il padre della sposa – Follie da "matriagio"

Steve Martin è stato uno degli indiscussi protagonisti della commedia americana anni ’90. Charles Shyer lo diresse nel remake del film Il padre della sposa (1991)


a fianco di Diane Keaton e un mirabolante Martin Short, qui nei panni dell’organizzatore di matrimoni Franck Eggelhoffer. Dura vita quella di George Banks (Martin), che si ritrova la figlia Annie (Kimberly Williams), di ritorno da un viaggio dall’Europa, fidanzata e sposa promessa a uno sconosciuto giovanotto. E quando il futuro genero Brian MacKenzie (George Newbern) si presenta ai genitori dell'amata, al suo giovane e garbato - Finalmente la conosco, signore -, la risposta nella mente del capofamiglia è una pietra miliare nelle sfera delle relazioni sociali: Signore! Ora, due parole attraversavano la mia mente: lecca e culo.

domenica 27 novembre 2011

La maledizione della prima luna, simply the Depp

La maledizione della prima luna - Jack Sparrow (Johnny Depp) e Will (Orlando Bloom)
Il pirata Jack Sparrow. Un personaggio così travolgente da sdoganare un intero genere. Metà rock star. Metà furfante, ma soprattutto totally Johnny Depp

di Luca Ferrari

Chiunque in futuro indosserà abiti pirateschi, subirà l'inevitabile confronto con il capitan Jack Sparrow interpretato da Johnny Depp, ruolo questo che gli diede la sua prima nomination agli Oscar come Miglior attore protagonista. Autentico mattatore nell'esilarante avventura caraibica La maledizione della prima luna (2003, di Gore Verbinski), purtroppo seguita da sterili e scadenti sequel. 

Inseguito senza sosta dalla Marina di Sua Maestà, anche ammanettato la lingua di Jack Sparrow è più veloce di qualsiasi comando. Ed è così che alla notizia delle nozze tra la bella Elizabeth Swann (Keira Knightley) e il Commodoro James Norrington (Jack Davenport), se ne esce con parole di giubilo e nauseabonda fiatata al gusto rum, giusto in faccia agli impeccabili soldati inglesi: Un matrimonio?!?! Adoro i matrimoni, da bere per tutti!

Una divertente scena de La maledizione della prima luna

La maledizione della prima luna - al centro Capitan Barbossa (Geoffrey Rush)
La maledizione della prima luna (2003, di Gore Verbinski)

sabato 26 novembre 2011

Hilary, vergognati!

L'attrice Hilary Swank in Boys Don't Cry
Hilary Swank alla corte del sanguinario leader ceceno Ramzan Kadyrov, incurante (dice lei) di non sapere chi fosse.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

Che tristezza, che vergogna! La due volte premio Oscar Hilary Swank (Boys don't cry, Million Dollar Baby) ha partecipato al party per il 35° compleanno del sanguinario Ramzan Kadyrov, presidente burattino della Cecenia; oltre a lei, fra gli altri, c’era anche il palestrato Jean-Claude Van Damme.

L’attrice statunitense vinse la sua prima statuetta nel 2000, interpretando Brendon Teena, ermafrodito violentato e poi ucciso nel drammatico Boys Don't Cry (1999). Forse qualcuno avrebbe dovuto spiegare alla signora Swank cosa è successo e cosa succede ancora in Cecenia.

Forse la signora Swank avrebbe dovuto leggere qualcuno degli articoli/libri della coraggiosa giornalista Anna Politkovskaja (1958-2006) prima di farsi comprare da un simile mercenario. Forse sarebbe ora che persone di fama mondiale come Hilary Swank, e come in precedenza avevano fatto gli arcinoti calciatori Diego Armando Maradona e Luis Figo (cosa di cui la stragrande maggioranza dei giornali sportivi si è ben guardata dal dare la notizia), la smettessero di ossequiare personaggi squallidi che se non fosse per quell’ipocrita sistema dittatoriale delle Nazioni Unite, andrebbero processati subito per crimini contro l’umanità. In casa Kadyrov invece, nulla di nuovo.

Lo show continua. E tutto il resto del mondo zitto, fregandosene di una popolazione sprofondata nell’inferno. Dove ogni abuso è concesso. Incluse le violenze sulle donne e minori. Qualcosa che potrebbe diventare anche una sceneggiatura da Oscar. Ma intanto il sangue, quello vero, scorre ancora. Laggiù, in Cecenia.

L'attrice Hilary Swank

venerdì 25 novembre 2011

Erin Brockovich, la rivolta della verità

Erin Brockovich (Julia Roberts)
Tosta, tenace, senza mezzi e con tre figli. La madre single Erin Brockovich (Julia Roberts) non è un indifeso agnellino e molti lupi se ne accorgeranno.

di Luca Ferrari

Ci sono momenti nella propria vita in cui non si può tacere. Ci sono momenti in cui bisogna andare fino in fondo. Anche sacrificando il tempo da trascorrere con i propri figli. E se non è il Governo a proteggerci, allora è tempo che sia la gente ad agire. E se poi ci si ritrova a lavorare dal tenace avvocato Ed Masry (Albert Finney) e a casa c’è l'innamorato carpentiere-motociclista George (Aaron Eckhart) che ti guarda le spalle, allora si può davvero cambiare il destino di centinaia di innocenti.

Erin Brockovich - Forte come la verità (2000, di Steven Soderbergh).  

Tratto da una storia vera, una donna scoprì che una multinazionale contaminava le falde acquifere di una cittadina. Lottò colpo su colpo di fronte all’ingiustizia, senza mai voltare le spalle a intere famiglie oberate da tumori di tutti i tipi. E quando a un incontro preliminare con gli avvocati rivali quasi incredula, sentì parlare di persone che sognavano soldi, Erin (Julia Roberts) rispose così: Ecco... vede, già mi fa incazzare! 

Erin Brockovich - Forte come la verità (2000, di Steven Soderbergh) 

Erin Brockovic - Erin (Julia Roberts) e l'avvocato Masry (Albert Finney)

giovedì 24 novembre 2011

Elizabethtown, la vita è una stanza rotonda

Elizabethtown - Claire (Kirsten Dunst)
Romantica poesia moderna dove il viaggio è il lasciapassare per sentimenti sopiti e la giusta dose di lacrime. Elizabethtown (2005, di Cameron Crowe) un cammino alla scoperta di sé.

di Luca Ferrari

Dietro la macchina da presa di Elizabethtown (2005) c’è la sensibilità artistica e la passione musicale del regista Cameron Crowe (Singles, Almost Famous, Pearl Jam Twenty). Nelle parole della saggia hostess Claire (Kirsten Dunst) registrate per un ancora troppo sconsolato Drew (Orlando Bloom), c'è un messaggio universale per iniziare a svegliarsi dal torpore, credere in se stessi e prendere il largo verso la propria felicità: la tristezza è più facile perché è una resa. Io dico, trova il tempo di ballare da solo... con una mano che si agita nell'aria

Elizabethtown (2005, di Cameron Crowe)

mercoledì 23 novembre 2011

Il gladiatore, la vendetta in questa vita

Il gladiatore - Massimo Decimo Meridio (Russell Crowe)
Il gladiatore (2000, Ridley Scott) - L'inferno glorioso della Roma imperiale è ormai un lontano ricordo per l'ex-generale Massimo Decimo Meridio.

di Luca Ferrari

Dalla gloria alle catene. Massimo (Russel Crowe) è uno schiavo costretto a uccidere nell'arena del Colosseo per sopravvivere. La maschera se l'è dovuta già togliere e il nuovo tiranno lo vuole morto sulla sabbia. Ma lui resiste, e se la spada e le tigri non bastano, ci si mette la lingua a trapassare senza pietà. La vigliaccheria più squallida ben protetta dai possenti pretoriani. 

Sbeffeggiato volgarmente dall’Imperatore Commodo (Joaquin Phoenix) sull’assassinio/stupro della moglie e l’uccisione del figlioletto, lo schiavo-gladiatore  respira profondo e sentenzia con lo sguardo appena chino: Il tempo degli onori presto finirà anche per te…principe!...E andandosene, le gaurdie imperiali si spostano per lasciarlo passare e il pubblico chiama solo lui. Massimo, Massimo, Massimo.

martedì 22 novembre 2011

Neverland, le ali umane per volare

Neverland (2004, di Mark Foster)
Neverland - Un sogno per la vita (2004, Finding Neverland) - James M. Barrie (Johnny Depp) durante un colloquio con la vedova Sylvia Llewelyn Davies (Kate Winslet): "I bambini non dovrebbero mai andare a dormire. Si svegliano più vecchi di un giorno.


lunedì 21 novembre 2011

Il cuore umano di Real Steel

Real Steel - Charlie (Hugh Jackman), il piccolo Max (Dakota Goyo) e il robot Atom
Nella vita come sul grande schermo, quando si presenta una sola grande occasione, bisogna sfruttarla. Sfide robotiche, cuore umano. Real Steel (2011, di Shawn Levy).

di Luca Ferrari

"L’innocenza contagiosa di un bambino trasforma il fallimentare vissuto di un uomo in una nobile strada di riscossa ed eroismo. E lui, Charlie Kenton (Hugh Jackman), come un’araba fenice diventa l'esempio da seguire. Proseguendo verso l’orizzonte, ma con il sostegno dell’amore. Il sogno american-disneyano continua". Real Steel (2011, di Shawn Levy), prodotto da Steven Spielberg e Robert Zemeckis.

Dopo i non troppo apprezzati Le riserve (2000, di Howard Deutch con Gene Hackman e Keanu Reeves) e Hardball (2001, di Brian Robbins con Keanu Reeves e Diane Lane), Real Steel raccoglie l’eredità dei reietti che riscattano la propria vita. Un degno tributo a Rocky IV (1985, di Sylvester Stallone) nel combattimento finale. Se a fianco dello Stallone italiano c'era sempre Adriana e il figliolo, in questa pellicola ci sono il giovane Max (Dakota Goyo) e Bailey (Evangeline Lilly). Rapporti difficili. Un'altra sfida per cui vale la pena lottare.

"Max è un puro. Non si vende a nessuna offerta. Guarda in faccia psicotici punk ed eleganti gorgoni sfidandoli sul loro stesso terreno robotico. È sempre pronto a lottare e non arrendersi mai. Passano gli anni e le mode, ma il sogno è sempre e ancora quello. Un eroe imperfetto con il raro dono di cadere, rialzarsi e lottare. E non importa davvero vincere una cintura (Rocky I docet)".

... leggi la mia recensione integrale di Real Steel su Best Movie.

Il trailer di Real Steel

Real Steel - Charlie Kenton (Hugh Jackman)

Cinderella Man, la forza del latte

Cinderella Man - Jim Braddock (Russel Crowe) e Joe Gould (Paul Giamatti)
Cinderella man (2005, di Ron Howard) - Joe Gould (Paul Giamatti) a Jim Braddock (Russell Crowe), nell'incontro per il titolo dei pesi massimi contro Max Bear (Craig Bierko): Lo devi battere con la forza che hai dentro!

Cineluk - una frase cinematografica al giorno

Troppo perfezionista nello scrivere per sentirmi solo un giornalista. Troppo allergico alla spocchia di chi si crede o spaccia un artista, per rinunciare a fare informazione. Come capisco il buon vecchio Balto, né lupo né cane, “...sa solo quello che non è”, come soleva dire l'amico oca Boris. Ma è da questo pensiero che sono partito per iniziare la nuova era. Ogni giorno una frase. Una frase per ogni giorno. Da un film. Per come mi sento. Cosa ricordo. Cosa voglio trasmettere. L'ispirazione guida per ogni giornata. Ma anche no. Restate connessi. Citando l’eterno Ledger/Joker di The Dark Knight, “…aspetta, e vedrai!”.

giovedì 17 novembre 2011

One Day (2011), Cenerentola a Londra

One Day - Emma (Anne Hathaway)
Due classi a confronto. One Day (2011, di  Lone Scherfig). C’è chi cresce e matura senza abbandonare i propri sogni, e chi si dimena in percorsi viziati.

di Luca Ferrari

Nell’incomprensione di due vite ravvicinate, c’è un amore che chiede spazio. Imprigionato nell’aere stantio del retrobottega di uno dei tanti ristoranti etnici che affollano la grande città. Un amore che vuole la strada tutta per sé. Da scrivere nel continuo presente. In una Londra che divide senza abusate ideologie passeggere, Emma (Anne Hathaway) e Dexter (Jim Sturgess) cercano la propria pace. È il mondo fatalmente malinconico di One Day (2011, di  Lone Scherfig).

Il conseguimento della laurea avvicina due ragazzi. È il 15 luglio. Un giorno che rimarrà particolare nelle loro vite. Una mancata occasione di una notte di passione li renderà amici per sempre. Per lo meno nella testa di Dexter, belloccio capriccioso e lanciato in programmi televisivi di successo ma di scarso valore culturale (un Top of the Pops trash, per intenderci), tra droga, lussi e vallette tutto sesso.
 
Emma è diversa. Il cielo che sfreccia sopra di lei raramente mostra il sole. Tra un lavoro di ripiego e ambizioni di diventare una scrittrice nella bolgia della City londinese, è dolorosamente innamorata dell’amico. I due giovani continueranno a ritrovarsi in quella data dopo alterne fortune reciproche, crolli e storie sentimentali fallimentari, fino a un’inevitabile conclusione da happy end. Almeno così sembra.

Perché il fato alle volte sa mietere tristezza anche quando tutto sembra dover volgere al giusto. La telecamera si sofferma bene sugli interni. I muri scrostati della piccola abitazione di Emma stridono nel confronto con il bancone gigante pieno di alcolici della villa di Dexter. 

È amabile e tenero invece il tentativo di Alison (Patricia Clarkson), madre morente che non si rassegna all’idea di vedere il proprio figliolo buttarsi via in penosi spettacolini. È spietato, severo ma mai definitivamente separatista, il giudizio di Steven (Ken Scott), padre del Dexter perduto. 

Emma è una Cenerentola a Londra. Un po’ (troppo) Andy Sachs, stagista aspirante seria giornalista, stritolata dalle richieste impossibili della guru della moda Miranda Priestly (Meryl Streep) e la sua segretaria Emily (Emily Blunt), nell’indimenticabile Il diavolo veste Prada (2006). È  (ancora) un po’ Emma Allan, insicura sposina promessa di Bride Wars (2009), dove ingaggia un duello senza esclusione di colpi con l’amica/nemica del cuore Liv (Kate Hudson).

Lei è Anne Hathaway, abusata nel ruolo di brava ragazza anche dalla danese Lone Scherfig per il film One Day (2011), la cui regia non regala nulla di nuovo su quanto già non si sapesse della brava attrice newyorkese. E allora applausi anticipati a Christoperh Nolan, che le ha tolto l’aurea candida da burtoniana regina bianca e ha avuto il fegato di “ricoprirla” di lattice aderente per il ruolo di Catwoman nel The Dark Knight Rises, in arrivo nel 2012.

Oltre le luci artificiali e una cucina di periferia da ridipingere, One Day è un giorno speciale dove la campagna anglosassone, riscaldata da una luce impressionista, trova ancora la forza di amalgamare l’amarezza delle lacrime in un docile abbraccio di redenzione. Emma e Dexter. La loro zattera di fine orizzonte sventola la bandiera dei sentimenti incondizionati come unico baluardo contro gli errori della vita apparentemente senza ritorno. Forse un po’ troppo per affogare il tutto con una amichevole sbronza di ovomaltina.

Il trailer di One Day

One Day - Emma (Anne Hathaway) e Dexter (Jim Sturgess)
One Day - Emma (Anne Hathaway) e Dexter (Jim Sturgess)

Adoro i trailer…alle volte più dei film stessi

Una nuova avventura cinematografica mi attendeva mercoledì 16 novembre. Ero pronto. Poca gente come piace a me. One day (2011, di Lone Scherfig) con Anne Hathaway mi attendeva di lì a poco. 

Poi arriva lui. Guy Ritchie con Sherlock Holmes: A Game of Shadows (con l'affiatatissima coppia Robert Downey Jr. & Jude Law),  nelle sale italiane da venerdì 16 dicembre. Azione e ironia. Mi sale la voglia. È la prima volta che vedo il trailer di questo film al cinema. Il successivo Breaking down (che andrò a vedere la prossima settimana) è un ulteriore stimolo. 

Alle volte il momento dei trailer al buio lo preferisco quasi alla visione del film stesso. Si fa per dire, ma ne sono davvero innamorato. È un’arte sopraffina. Poco più di un minuto per condensare al meglio una storia. Passerei ore davanti al Grande Schermo a vedere i trailer. Alcuni sono favolosi e capaci di nascondere le lacune dei film. ù

Il caso più eclatante? Elizabeth: The Golden Age (2007, di Shekhar Kapur). Trailer perfetto. Film scadente e imitazione del primo capitolo della regina inglese (Elizabeth, 1998); l’audio del trailer l’avevo perfino registrato in una audio cassetta con cui andavo a correre. Tra i migliori? The Dark Knight (2008), Parnassus (2009), RED (2011). Poi ci sono quelli che celano il colpo di scena, come l’ultimo capitolo dell’Era Glaciale, L’alba dei Dinosauri (2009) dove il neo-personaggio, il furetto Buck, non era presente. Il 16 dicembre esce il secondo capitolo della saga di Sherlock Holmes. Il trailer mi strega. E mentre inizia la tormentata love story della bella Emma, mi scopro voler essere in mezzo all’avventura, e quell’urlo di Holmes “Questa è la mia luna di mieleeee”, appeso fuori dal treno con Sherlock è già da leggenda. Attendo…

lunedì 14 novembre 2011

Il natale de L'amore non va in vacanza

L'amore non va in vacanza - Iris (Kate Winslet) e Miles (Jack Black)
Una delle migliori commedie sentimentali, L’amore non va in vacanza (2006, di Nancy Meyers) è una dolce storia che scalda il cuore. Ideale da il natale

di Luca Ferrari

L'assolata e glamour California da una parte, l'innevata provincia rurale britannica dall'altra. Lì nel mezzo quattro anime. Quattro storie singoli i cui sentimenti presto s'intrecceranno. Dopo la grande epoea delle commedie sentimentali, lassù, nel grande schermo non si è visto granché negli ultimi tempi. Dolce eccezione, L’amore non va in vacanza (2006, di Nancy Meyers) .

Prima le parole sibilline di Steven Spielberg, poi quelle di Stewart Stern. Ogni volta che m’imbatto in qualche sceneggiatore emergono espressioni che sono un inno alla creatività. Mettono le ali. Hanno il potere di farti credere che sia ancora possibile mandare tutto al diavolo e trasformare ogni fantasia in realtà. E' il sacro e immenso potere della settima arte.

E invidio chi ha potuto fare questo mestiere in tempi in cui non c’erano le esagerazioni odierne e il bisogno di fare successo a tutti costi. In una delle più delicate commedie romantico-sentimentali degli ultimi anni, L’amore non va in vacanza (2006, di Nancy Meyers - The Holiday), è a dir poco toccante la sincera amicizia che s’instaura tra Iris (Kate Winslet) e l’anziano sceneggiatore Arthur Abbott (Eli Wallach).

Iris è una donna ferita. Troppe volte al servizio di uomini che non hanno mi davvero avuto rispetto dei suoi sentimenti. Vale lo stesso per il buon Miles (Jack Black), sempre alla ricerca di fidanzate impossibili. Sarà proprio il cinema a portare queste due anime ad andare oltre un superficiale guardarsi negli occhi.

Amaro/comico (a seconda del momento) la voce formato trailer che Amanda Woods (Cameron Diaz) sente ogni volta che rinuncia all’amore nel nome del lavoro. Almeno fino a quando non incontra l’apparente donnaiolo Graham (Jude Law), in realtà sentimentale vedovo facile alla commozione più lacrimosa con a carico le due tenere figliolette Sophie (Miffy Englefield) e Olivia (Emma Pritchard).

Basterebbe guardare solo la scena in cui l’hollywoodiana Amanda si distende nella tenda allestita nella cameretta delle due piccine insieme alle suddette e il loro affascinante paparino per sentirsi avvolti in un'aria da coccole e cioccolata calda. Un film,  L’amore non va in vacanza, ormai entrato a pieno titolo nelle pellicole d'obbligo da vedersi nel periodo natalizio. Guardare per credere.

Il trailer di L'amore non va in vacanza

L'amore non va in vacanza - (da sx) Sophie (Miffy Englefield), Graham (Jude Law),
Amanda (Cameron Diaz) e Olivia (Emma Pritchard)
L'amore non va in vacanza (2006, di Nancy Meyers)

Da dove nasce il Grande Cinema

“Ai miei studenti insegno a custodire i ricordi: non c’è storia migliore di quella che vivono” Stewart Stern, sceneggiatore di Gioventù bruciata (1955).

domenica 13 novembre 2011

Boldi-De Sica-Pieraccioni, la pensione vi aspetta

(da sx) Christian De Sica, Massimo Boldi e Leonardo Pieraccioni
Ma quando finirà l'epopea dei cinepanettoni? Opere anacronistiche i cui principiali interpreti (De Sica, Boldi e ormai anche Pieraccioni) continuano a propinarci.

di Luca Ferrari

I dolci di Halloween sono belli che andati. Pandoro e panettoni guadagnano sempre più spazio negli scaffali di supermercati e pasticcerie. Con l’approssimarsi del 25 dicembre, prima ancora di sentire parlare di Babbo Natale o presepe che sia, l'insopportabile parola cinepanettone imperversa su giornali e televisioni, enfatizzata a non finire con quell'alone di  divertimento assicurato.

Una tortura. Un filone nostalgico (evidentemente per molti) di quella misera superficialità anni ’80, riproposta per l’ennesima volta dai suoi due più fulgidi alfieri, ahinoi pure divisi e quindi con due film, Massimo Boldi e Christian De Sica. Il 21 ottobre scorso è uscito Matrimonio a Parigi (2011, di Claudio Risi) con protagonista l’attore lombardo, mentre uscirà il 16 dicembre Vacanze di natale – Cortina (2011, di Neri Parenti), con protagonista il comico romano. 

È possibile che ogni anno questo genere di film raccolga spettatori su spettatori? Viene spacciata per comicità. Per momenti di leggerezza. Sarebbe ora che si chiamassero le cose per quello che sono: specchio esasperato e gratuitamente involgarito della più becera italianità.

Non è da meno ormai il collega Leonardo Pieraccioni, che dopo i fasti de I laureati (1995) e Il ciclone (1996), non è più stato capace di proporre qualcosa di diverso dal formula “sfigato che alla fine sta con la bella + bellona del momento + spalla toscana”. E per il terzo anno, cavalcando la linea del facile incasso del film pre-25 dicembre, dopo i deludenti Una moglie bellissima (2007) e Io & Marilyn (2009), entrambi usciti nei rispettivi periodi natalizi, tocca a Finalmente la felicità, in uscita il 16 dicembre. 

Ho una sola speranza. Che il nuovo capitolo di Sherlock Holmes con la coppia Robert Downey Jr & Jude Law diretti ancora da Guy Ritchie, Le Idi di Marzo con il suo cast da brividi (Ryan Gosling, George Clooney, Marisa Tomei, Evan Rachel Wood, Philip Seymour Hoffman, Paul Giamatti), spalleggiati dalla nuova pellicola di Clint Eastwood, J. Edgard, con Leonardo DiCaprio, Naomi Watts e Judi Dench, spazzino via una volta per tutte questo tipo di commedia italiana che non ha nulla di attuale, ma è solo emanazione di stantii afflati ammuffiti.

sabato 12 novembre 2011

Tanta voglia di Grande Schermo

sala cinematografica
Un novembre magro fino ad ora dal punto di vista cinematografico. Prima il lavoro, poi lo sciopero (giusto il giorno che avevo appuntamento in sala) e infine ci s’è messa anche la salute, e in questo undicesimo mese dell’anno, a parte le grandiose avventure spielberghiane di Tintin, non ho visto altro sul Grande Schermo.

Per amore delle atmosfere goticheggianti non mancherò di essere presente a The Twilight saga Breaking Dawn (1° parte), presumo da lunedì 21 novembre in poi, dopo che la massa si sarà quietata. Sarei incuriosito da Immortals 3D più che altro per avere la possibilità di scrivere qualcosa sul tema uomo & religione, anche se la formula eroe belloccio (Henry Cavalli) + bellezza di turno (Freida Pinto) + miriade di effetti 3D che dalle mie parti non valgono nulla nonostante un generoso supplemento di biglietto, mi lasciano molto perplesso e annoiato.

Credo alla fine, in ordine temporale, la mia prima scelta cadrà su One day, film che vede protagonista Anne Hathaway. E per quanto non sia per niente un amante dei cantati Disney (sono del partito Pixar & DreamWorks), il Re Leone credo abbia molto più da offrire dei soliti luoghi comuni italiani offerti da tragiche settimane pre-nuziali o zuccherose lezioni di cioccolato.

lunedì 7 novembre 2011

Niente improvvisazioni d'amore

Era tutto pronto. Finivo di lavorare alle 16.30. Velocissima tappa al supermercato a prendere il latte, fondamentale per il cappuccino di domani, dopodomani, etc. e via sull’autobus. Ad attendermi ci dovevano essere Tom Hanks e Julia Roberts, per la proiezione alle 17.40 di Larry Crowne - L'amore all'improvviso (2011), con il due volte attore premio Oscar qui nelle vesti anche di regista e produttore, e tornato a recitare insieme alla Roberts dopo il riuscitissimo, La guerra di Charlie Wilson (2007, di Mike Nichols) ma grazie all’ennesimo sciopero dei mezzi pubblici e di cui Trenitalia si guarda bene di scrivere alcunché (complimenti!) salta tutto.

domenica 6 novembre 2011

Novembre 2011, cosa mi aspetta in sala...

Come ogni mese, anche in questo Novembre 2011 è pronta la griglia dei film che, sbarco permettendo nelle sale della mia zona, vorrei vedere e recensire. Ovviamente ci sono correzioni di rotta in corsa:

·  One day (Anne Hathaway) on 11th November ‘11
·  Moneyball (Brad Pitt, Philipp Seymour Hoffman, Robin Wright) on 11th November ‘11
·  Immortals 3D (Freida Pinto, Mickey Rourke) on 11th November ‘11
·  Twilight – Breakin down 1 (Robert Pattinson, Kristen Stewart) on 16th November ‘11
·  Anche se è amore non si vede (Ficarra e Picone) on 23rd November ‘11
·  Tower Heist (Ben Stiller, Matthew Broderick) on 25th November ‘11
·  Real steel (Hugh Jackman) on 25th November ‘11

Le avventure di Tintin: il segreto dell'Unicorno

“Potrò anche perdere la mappa ma non per questo interromperò la mia ricerca. Potrò anche provare ogni genere di fallimento, ma nessun muro sarà mai abbastanza alto perché possa abbassare la testa credendo di non poterlo abbattere e andare oltre”.

Lo vive un coraggioso e giovane giornalista. Lo sto pensando io. Lo potresti dire anche tu. Potremmo essere tutti la stessa persona. E in effetti lo siamo dinnanzi alle sfide della vita. Tutti a bordo allora del film Le avventure di Tintin: il segreto dell’unicorno (2011), di Steven Spielberg. Un giovanotto coraggioso. Un fidato amico a quattro zampe.

Un lupo di mare con il vizio della bottiglia. Un regolamento di conti passato di vascello in generazione. (rin)Corse mozzafiato tra cielo, terra e acqua. Gl’ingredienti ci sono tutti per un’avventura come si deve. E poco importa se i protagonisti sono animati in motion capture e non in carne ossa. Archiviato il più che penoso “Indiana Jones e il tempio di Cristallo” (2008), Steven Spielberg torna a volare alto dirigendo una pellicola tratta da tre albi della striscia a fumetti di “Le avventure di Tintin”, dello scrittore belga Georges Prosper Remi (1907 – 1983), meglio conosciuto con il nome d’arte, Hergé. Un legame forte questo tra il regista de Lo squalo e Tintin, personaggio al quale venne paragonato proprio l’archeologo interpretato da Harrison Ford fin dalla sua prima avventura (I predatori dell’Arca perduta, 1981).


Come per il recente Super 8 diretto da J.J. Abrahms e prodotto dallo stesso Spielberg, così in “Le avventure di Tintin: il segreto dell’unicorno”, diretto da Spielberg e prodotto da Peter Jackson, a dare il primo sussulto non è una sequenza della pellicola in proiezione, ma il logo di un ragazzino in sella a una bicicletta con un qualcosa (E.T.) sul cestino. Mera nostalgia anni ’80 o qualcosa di più nascosto? C’è una voglia diversa di non abbandonarsi a un claudicante fatalismo qualunquista che sembra prendere sempre più piede in questa nuova era. Così, ecco che magicamente (umanamente) sale in cattedra la linea dell’agire deciso dinnanzi ai problemi. Sentendosi addosso, anche senza la superflua presenza del 3D, la polvere della fatica sulla propria camicia. E Tintin, per sua fortuna, è fuori posto in questo nuovo millennio conteso tra improbabili bellocci immortali e sbiadite comparse quotidiane. Tintin non ha i superpoteri degli eroi Marvel. È solo un reporter dotato di caparbietà, intraprendenza, sprezzo del pericolo e un po’ di sana incoscienza al momento del “o la va o la spacca”. Emblematica la scena quando salito su di un aereo insieme a uno spaventato Capitano Haddock, il giovane si mette a sfogliare velocemente un manuale di volo, tranquillizzandolo l’amico con le parole “ho intervistato un pilota una volta”.

Ma come per tutti, anche Tintin arriva a un punto della propria vita in cui non ha più un piano. Non sa più come andare avanti. Il suo ottimismo si piega all’evidenza di una realtà avversa. “Realista è un modo diverso di dirsi rinunciatario” lo sprona Haddock. E lì succederà. È la scintilla dell’ingegno. Della riscossa. Qualcosa cambierà. Perché non è mai davvero finita se non siamo noi per primi a dire basta. C’è sempre un indizio trascurato che spalanca un nuovo orizzonte pieno di risposte. Cercatemi se volete. Mi troverete proprio lì.

il 3D scadente dei cinema di Mestre

Ennesimo film visto nel circuito Citiplex di Mestre (Ve). Le mie tasche alleggerite di 2,50 euro extra per questo 3D che si vedeva giusto nell'introduzione di Le avventure di Tintin di Steven Spielberg. Sono proprio stufo marcio di un servizio così scadente, e con un sovrapprezzo così sproporzionato.