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lunedì 15 aprile 2013

Dead Man

Dead Man - William Blake (Johnny Depp)
Bianco e nero. Chitarra elettrica distorta. Un lento e inesorabile vagabondare nel nulla. Dead man (1995, di Jim Jarmusch).

di Luca Ferrari

Frastuono di fanatismi. Odori intermittenti di blues umani. Fiori di carta avvinghiati sul fango più dolcemente rattristato. Sono le persone che oggi non potrebbe mai scappare. La strada punta il nord. La strada non torna a Oriente. L’immagine che mi ha attraversato in un simile territorio temporale non spiega il perché sia arrivato fino a questo punto. Tutto ciò non potrebbe ricordare il colloquio che hanno appena interrotto? Attesa. Il tempo sapeva fare solo quello. Attesa. Può un giovane uomo già rassegnarsi a morire lontano da tutto e ripensare ai lamponi che gli sarebbe piaciuto coltivare? Non lo so.

Dicono sia preferibile non viaggiare con un morto. Non lo so. Credo di essere rimasto col dubbio per parecchi mesi prima d'incontrare il regista Jim Jarmusch.

Quello che ricordo al mio risveglio fu una non-coincidenza per qualsiasi inscrizione a lati uguali. I polpastrelli sfiancati. Il confine oltre la propria separazione onirica - Dead man (1995) - Fin dall’attimo successivo alla fine, la sensazione che non ci fosse più posto per interrare i solchi. Ormai è stato tardi, anche se mi mettessi di traverso tra uno scalino e una portata.

Dead Man (1995, di Jim Jarmusch) – William Blake (Johnny Depp) è un timido contabile di Cleveland, neo-assunto all’estremo West americano nella città di Machine dove vige la legge dello spietato John Dickinson (Robert Mitchum). Uno scontro a fuoco con il figlio di questi per salvare la giovane Thel (Mili Avital) e scatta la caccia all’uomo. 

Vengono assoldati i tre migliori bounty killer: il temerario (e cannibale) Cole Wilson (Lance Henriksen), il logorroico Conway Twill (Michael Wincott) e il giovane Johnny “The Kid” Pickett (Eugene Byrd). Nella sua fuga a cavallo, il disperato e ferito William s’imbatte nel nativo Exaybachay (Gary Farmer), Colui Che Parla ad Alta Voce Senza Dire Niente detto Nessuno. Un tempo portato in Europa in gabbia, lì imparò a leggere e conobbe i versi del poeta William Blake. Non concependo l’idea dell’omonimia, scambia il fuggitivo per la reincarnazione dell’artista. Comincia una nuova iniziazione dove l’uomo si deve rimpossessare dell’io più inaccessibile e intangibile.

L’impatto dentro la pellicola è spietato nel lento e progressivo cavalcare metallico del convoglio. Fermata dopo fermata, il viaggio dall’Est all’Ovest si snoda negli abiti e nella fisionomia differente dei passeggeri. Un truce e analfabeta macchinista (Crispin Glover) dialoga con William Blake in treno prima di arrivare a destinazione, preannunciandogli senza giri di parole una macabra fine. I primi passi in città sono crudi e impassibili. Teschi di bisonte ovunque. Sporcizia. Cavalli che urinano. Un pistolero nell’atto di farsi soddisfare oralmente da una donna che mal tollera lo sguardo esterrefatto dello straniero.

Ad accompagnare la narrazione della pellicola, presentato in concorso alla 48° edizione del Festival di Cannes, la chitarra irresistibilmente distorta del cantautore canadese Neil Young. Nota dopo nota supporta il percorso dello “stupido uomo bianco” verso la propria dimensione tra peregrinazione, omicidi, peyote e oblio celeste. Talvolta solo note. Arpeggi. Talvolta sono tuoni. Aggraziati. Impuri e minacciosi. Rimbombi interiori senza alcuna indicazione di pace. Tagliole senza circostanze. Flauti con vista sull’infinito. Echi ombrosi del proprio respiro. Fino all'ultimo battito. 

A immortalare ogni singolo scorcio languente, la fotografia di Robby Müller. Un mondo dove si ha la sensazione che la civiltà, intesa come costruzione, sia un optional. Nel bianco e nero di Jim Jarmusch l’uomo può ancora ambire al dominio dei sensi.

Nella macchia dove non esistono punti cardinali ma soltanto i resti di qualche “sfortunato” avventuriero, cadono tutti sotto i colpi di Blake & Nessuno. Sceriffi assoldati da Dickinson, pistoleri in cerca della taglia, missionari (Alfred Molina) e pure una combriccola di ambigui accampati: Big George (Billy Bob Thornton), Benmont (Jared Harris) e Salvatore "Sally" Jenko (Iggy Pop), tutti desiderosi di “avere” per sé il bel Willie. Il viaggio verso l’accampamento indiano di Nessuno prosegue. Il ricongiungimento del poeta con il Grande Spirito è estenuante. C’è una canoa che lo aspetta alla fine della corsa. Una canoa per il suo esangue cammino verso il Tutto senza nome.

Una torcia, e già mi chiedono se stia andando a casa.  La conversazione interrotta sulla strada intervallata da un’unica e inespugnabile frase che perdura ancora dentro di me. I pensieri anticipano una reazione che può essere una fermata. Uno scossone alla testa, etc. Assaggio il mio sangue per necessità rinascente. Lascio le ferite in vista dell’oscurità. Lontano ancora. Lontano, finalmente.

Dead Man, by Jim Jarmusch

Dead Man (1995, di Jim Jarmusch)
Dead Man - il nativo Nessuno (Gary Farmer)
Dead Man - William Blake (Johnny Depp)
Dead Man - William Blake (Johnny Depp)
Dead Man (1995, di Jim Jarmusch)
Dead Man - William Blake (Johnny Depp)

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