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martedì 3 dicembre 2013

Forrest Pif, La mafia uccide solo d'estate

La mafia uccide solo d'estate - Arturo (Pif) corteggia Flora (Cristiana Capotondi)
Un po’ Forrest Gump. Un po' Charlot. Così Naif. Pierfrancesco Diliberto "Pif" ci racconta la Palermo dove La mafia uccide solo d'estate (2013).

di Luca Ferrari

L’ex-Iena Pif, all’anagrafe Pierfrancesco Diliberto, dirige e interpreta con originale sensibilità “Charlottiana” il film La mafia uccide solo d'estate (2013). Storia di Arturo e i suoi primi trent’anni (circa) di vita siciliana. Un'esistenza scandita dalla ricerca d’amore per la compagna di classe Floriana e gli orrori dei clan malavitosi.

Nelle più tragiche pagine del Dopoguerra Italiano, il capitolo degli omicidi eccellenti per mano della Mafia occupa un spazio abnorme. Troppo ampio. Fra di essi, il commissario Boris Giuliano. Il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. I magistrati Rocco Chinnici, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino caddero tutti. Tutti uccisi perché abbandonati. Mandati al macello perché integerrimi Uomini scomodi.

Il barbaro omicidio di Borsellino fu la goccia che fece traboccare il vaso. Perfino L’Italia politica reagì (fu costretta). Ma se realtà quali Camorra e ‘Ndrangheta, oggi artefici di gesti meno eclatanti, sono vivi più che mai, ciò significa che qualcosa non è cambiato. Anche dopo l’era dei maxi-processi mafiosi, quel Sistema di sfruttamento, violenza, intimidazione e assassinio è perdurato.

Quando sei grande, capirai. Quante volte ogni bambino se l’è sentito dire. A Palermo come in tutta la Sicilia, fino ai primi anni Novanta di mafia quasi on si parlava. Ai bambini veniva raccontato che nemmeno esisteva. E in caso di omicidi, i fatti venivano ridimensionati con frasi fatte e superficiali (vedi appunto il titolo del film). Se lo sente ripetere anche il giovane Arturo (Alex Bisconti) dal proprio padre, Lorenzo (Rosario Lisma), incurante del fatto che proprio sotto casa vengano perpetrate efferate esecuzioni.

Arturo è impacciato dinnanzi alla bella compagna di classe Floriana (Ginevra Antona) di cui è innamorato. Le studia tutte per conquistarla. Ma il papà non ha tempo per le sue pene di cuore. Il caso vuole che sia il premier Giulio Andreotti a venirgli incontro. Dalla televisione. Nel raccontare a Maurizio Costanzo di come conquistò sua moglie.

Il piccolo Arturo lo prende a modello, arrivando perfino a mascherarsi a Carnevale come lui. Sarà poi l’incontro con il reporter Francesco (Claudio Gioè), scambiato per un boss mafioso, a farlo avvicinare alla nobile e rischiosa professione del giornalista, mettendolo in guardia da tutte le insidie e la responsabilità del ricercare la verità. Con tutta le generosa ingenuità di un alunno elementare, Arturo riesce a intervistare il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa

Se in Django Unchained (2012) il regista Quentin Tarantino dipinse il Ku Klux Klan (anche) come un branco di cerebrolesi incapaci perfino di fare due buchi ad altezza occhi nei cappucci, così Pif va oltre il classico stereotipo del mafioso, troppo spesso rappresentato in scadenti fiction italiane come un “figo berlusconiano” pieno di soldi e potere.

Ecco dunque ciò che non ti aspetti. Un imbranato Totò Riina (il boss di Cosa Nostra) a disagio con un banale telecomando per l’aria condizionata, e preso a parole dal tecnico che gli spiega il funzionamento per l’ennesima volta. Quentin e Pierfrancesco, uniti da una voglia viscerale di colpire con l’arma dell’ironia dei mostri rendendoli umani, così come sono. Per niente speciali. Semplici uomini. Vulnerabili. Battibili.

E come lo stralunato Forrest Gump (Tom Hanks), anche Arturo ha il suo modo di sentire la vita e la realtà circostante. Ingenuo ma per niente stupido, anzi. È lui che una volta cresciuto (Pif) bacchetta l’amata Flora (Cristiana Capotondi) quando quest’ultima gli legge il discorso che sta scrivendo per il parlamentare della DC, Salvo Lima.

Ed è sempre Pif a soccorrere il suddetto appena ucciso a sangue freddo in un tipico agguato mafioso mentre il suo spocchioso capo gl’intima di continuare a guidare, dicendogli perfino Eh vabbeh, muore tanta gente a Palermo ogni giorno.

Arriva il giorno dei funerali a Paolo Borsellino e i palermitani insorgono. Arturo e Flora sono in mezzo a loro. Quelle scene penetrano dentro. E anche se non le si ha vissute, a molti ricorderanno le recenti proteste di piazza in Turchia, Egitto, Siria, Ucraina.

Di fronte all’orrore dell’indifferenza politica, la gente sfida tutto e tutti. Arturo e Floriana hanno un bambino. iIl film si chiude così: "Non basta proteggere i più piccoli dal male, bisogna insegnar loro a riconoscerlo". E nel farlo, portano il loro figliolo sotto le lapidi commemorative sparse per Palermo. Incisioni per ricordare l’impegno e il sacrificio di quegli uomini che hanno provato a cambiare, da soli, una nazione in mano ad assassini.

Ci vediamo tutti lì. Per ricominciare una nuova storia. E per chi volesse, sul sito ufficiale della pellicola è stato indetto il contest: Trova un modo di dire La mafia uccide solo d’estate

Il trailer di La mafia uccide solo d'estate 

La mafia uccide solo d'estate - Arturo (Alex Bisconti)
La mafia uccide solo d'estate - Arturo (Alex Bisconti)

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