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martedì 6 agosto 2019

Big Little Lies 2, tutte le verità

Le protagoniste della 2° stagione di Big Little Lies
Le 5 di Monterey sono tornate insieme al loro grande segreto. Una nuova presenza s'incunea in questo fragile equilibrio. È uscita la 2° stagione della serie televisiva Big Little Lies.

di Luca Ferrari

Celeste, Madeline, Jane, Bonnie e Renata di nuovo dentro le onde del ciclone. Le avevamo lasciate sulla spiaggia californiana, rilassate, dopo "l'incidente" mortale al violento Perry, marito di Celeste. L'indagine sembra chiusa, o almeno così pare. Nella placida cittadina intanto, è in arrivo l'invadente madre di lui, Mary Louise, decisa a tutto pur di scoprire la verità e non solo. Segreti del recente e lontano passato sono pronti a venire a galla mettendo a repentaglio il vivere sereno, conquistato con fatica. Mettetevi comodi, l'attesa è finita. È sbarcata sul piccolo schermo la 2° stagione di Big Little Lies.

Madeline (Reese Witherspoon) è alle prese con l'incerto futuro della figlia Abigal (Kathryn Newton), la quale senza volerlo fa scoprire al suo patrigno, il buon Ed Mackenzie (Adam Scott), un peccatuccio della madre. Jane Chapman (Shailene Woodley), ancora segnata dalla violenza carnale che portò alla nascita di Ziggy, è sempre più attratta dal collega di lavoro, il dolce e sensibile Corey (Douglas Smith). Vorrebbe lasciarsi andare ma non è così facile. Certe cicatrici fanno urlare anche se vicino c'è qualcuno che ha solo buone intenzioni e carezze per te.

Tira decisamente una brutta aria in casa Klein. Renata (Laura Dern) sta per finire su una prestigiosa rivista di donne di successo, quand'ecco caderle il mondo addosso. Il marito Gordon (Jeffrey Nordling) l'ha combinata grossa e ora tutto il loro patrimonio è a rischio. Renata è una donna forte e decisa, e non è certo la persona pronta ad arrendersi e/o rassegnarsi. Si può anche accettare una temporanea sconfitta ma di sicuro, non la mancanza di rispetto e questa donna ha le idee ben chiare su come farlo capire anche a chi dice di amarla

Vita dura e soprattutto inquieta anche per Bonnie (Zoë Kravitz). Fu lei materialmente a spingere a morte l'odioso Perry e i tormenti non la risparmiano. Un vicolo cieco esistenziale che la porta a chiudersi in se stessa tenendo a distanza tutti, amiche e il marito Nathan (James Tupper). Ad alimentare il suo malessere ci si mette l'arrivo della madre Elizabeth (Crystal Fox), chiamata dal compagno stesso, ed esperta in pratiche voodoo. Non corre buon sangue tra le due donne, con Bonnie ancora molto arrabbiata per violenze subite da bambina e rancori irrisolti. 

Infine loro due. Le indiscusse protagoniste di questa seconda stagione. Celeste Wright (Nicole Kidman) da una parte, Mary Louise Wright (Meryl Streep) dall'altra. Lì nel mezzo, l'ombra incombente del marito-figlio morto Perry (Alexander Skarsgård). Ad assistere a questo match disumano, i due gemelli Josh (Cameron Crovetti) e Max (Nicholas Crovetti). Saranno costretti a comprendere molto e accettare, ma sono bambini, e quell'innocenza che ancora li permea è capace di fargli amare quel papà che non c'è più, anche capendo il male che ha causato alla loro mamma e ad altre persone.

Celeste e Mary Louise è uno scontro micidiale. Due treni a velocità folle lanciati non si sa bene verso cosa. Sette puntate come la prima stagione dove si aspetta il gran finale (che non lascerà delusi). Ci sono momenti dove si proverà una voglia folle di spegnere e fare una pausa, o ancora andare avanti. Invece no. Introdotta ogni puntata dalla simbiotica "Cold Little Heart" di Michael Kiwanuka, adulti e bambini vivono il loro tempo, che è anche il nostro di tempo. Una corsa scevra di preoccupazioni lungo le onde dell'oceano è ciò che sembra disperatamente bramare la nostra anima. Forse accadrà, ma dovremo lottare per averlo.

Come per il film, anche per le serie televisive non è facile mantenere un livello parecchio alto di qualità e sceneggiatura quando la prima (e originale) stagione, diretta dal regista Premio Oscar canadese Jean-Marc Vallée (C.R.A.Z.Y., Dallas Buyers Club, Wild con le "biglittleiesiane" Reese Whiterspoon e Laura Dern), raccoglie così tanti consensi. Sempre scritto dal navigato produttore-sceneggiatore David E. Kelley, il timone della regia è passato ad Andrea Arnold (Red Road, Fish Tank, American Honey), capace di aggiungere qualità e suspense.

Inutile girarci intorno, da quando era iniziata a trapelare la notizia che al già grandioso cast si sarebbe aggiunta anche lei, la divina Meryl Streep (Mamma mia, Florence, The Post), fan e stampa internazionale erano in fibrillazione. L'attesa è stata ampiamente ripagata. Chiunque abbia dei figli e soprattutto una suocera, non potrà mai dimenticare "Mary Louise Streep" e all'ennesima discussione, aspettiamoci un letale: sei peggio di Meryl Streep in Big Little Lies 2! Odiosamente perfetto il taglio di capelli così come la montatura degli occhiali.

Un grande lavoro nella sceneggiatura per il suo personaggio. Invadente oltre ogni limite, si approfitta subdolamente di una donna in chiara difficoltà umana. Abilissima osservatrice e pronta a porre domande-affermazioni scomode a chiunque incontri, specie se amica della sua "cara" nuora Celeste. Anche lei però ha i propri scheletri e sarà la più impensabile delle sue conoscenze a farli emergere in un duello finale degno dell'epopea western. In conclusione, una prova superba di Meryl Streep che in caso di terza stagione, siamo certi, tornerà più agguerrita che mai.

Dirimpettaia di Meryl, una Nicole Kidman (Cuori ribelli, Moulin Rouge!, Grace di Monaco) che rispetto alla prima stagione ha guadagnato più centralità nell'azione. In gergo tennistico potremmo dire che se prima aspettava solo la palla per tirarla aldilà della rete, adesso è capace di attaccare dalle posizioni più impossibili, prendendo bastonate, si, ma guardando l'avversario diritto in faccia conscia di chi sia e di cosa voglia per davvero. Sembra spesso sul punto di crollare, ma guai a mettere una leonessa all'angolo quando deve difendere, oltre a se stessa, anche i propri cuccioli.

Nel panorama oramai sovraccarico di serie disponibili in streaming, la seconda stagione di Big Little Lies ha qualcosa che rimane dentro. Parla di problemi che in qualche modo toccano chiunque. Dai difficili rapporti familiari alle amicizie. I meandri dell'anima ci spintonano allo stremo ma le protagoniste sono persone capaci di essere genitori e donne, senza cercare mai una scomposizione dei ruoli. Ognuna di loro ha un obiettivo, chi più marcato, chi più finalizzato. I figli crescono, parlano e fanno domande. Nel mondo di  Big Little Lies ci sarà sempre meno spazio per i segreti.

Ha inizio la 2° stagione di Big Little Lies

Big Little Lies - Celeste (Nicole Kidman) e la suocera Mary Louise (Meryl Streep)

venerdì 9 giugno 2017

Big Little Lies, "più cinema di tanto cinema"

Big Little Lies - Jane (Shailene Woodley), Madeline (Reese Witherspoon) e Celeste (Nicole Kidman)
Anche la comunità più benevola e ben accogliente può nascondere segreti e paure inconfessabili. È sbarcata sul piccolo schermo la miniserie Big Little Lies (2017, di Jean-Marc Vallée).

di Luca Ferrari

La ricca e progressista comunità di Monterey (California) sta per dare il benvenuto alla nuova arrivata, una donna single insieme al suo bambino. Qui sono tutti gentili e le scuole sono ottime. Dietro tutto questa patina biondo-educata e salutista però, si nasconde un mondo di segreti non troppo condivisi. Basata sull'omonimo romanzo di Liane Moriarty, è sbarcata sul piccolo schermo la miniserie televisiva Big Little Lies – Piccole grandi bugie, creata da David E. Kelley e diretta da Jean-Marc Vallée.

Jane Chapman (Shailene Woodley) è sulla strada per portare il figlioletto Ziggy (Iain Armitage) al suo primo giorno di scuola. Per loro è l'inizio di una nuova vita. Causa un banale contrattempo su quattro ruote, fa la conoscenza di Madeline Mackenzie (Reese Witherspoon), anch'essa in procinto di accompagnare la piccola Chloe (Darby Camp). Da una giornata di festa e presentazioni, ecco il fattaccio. Amabella (Ivy George), figlia della potente Renata Klein (Laura Dern), è stata picchiata da un coetaneo. Chiestole chi sia stato, ha indicato Ziggy. Il piccolo però nega.

Non troppo ben vista da tante colleghe mamme, Renata alza subito i toni della discussione. È convinta sia lui il colpevole e lo denigra pubblicamente. Il nuovo arrivato viene però difeso a spada tratta, oltre che dalla mamma (certa che non stia raccontando bugie), da Madeleine e la migliore amica di quest'ultima, Celeste Wright (Nicole Kidman), i cui gemelli sono anch'essi nella medesima classe. La tranquilla e collaborativa comunità di Monterey mostra subito qualche crepa ma questo non è che l'inizio.

Violenza sulle donne. Bullismo scolastico. Invidie. Tradimenti. Famiglie allargate e problemi diversificati. A Monterey come in ogni altra parte del mondo gli esseri umani costruiscono e sfasciano tutto. La propria casa potrà avere anche un 'invidiabile vista sull'Oceano Pacifico e magari non si avranno le ansie di arrivare a fine mese con l'acqua alla gola ma tutti abbiamo sentimenti, paure e preoccupazioni.

Madeline è un vulcano. Non smette (quasi) mai di parlare. Si è risposata con il moderno e tecnologico Ed Mackenzie (Adam Scott). Insieme all'ultima nata, vive insieme a loro tre anche Abigail (Kathryn Newton), nata dalle prime nozze di Madeline con Nathan Carlson (James Tupper). Sono passati anni ma qualcosa le ribolle ancora. Lo tollera poco, ancor meno da quando si è risposato con la “ecologica” e sensuale Bonnie Carlson (Zoë Kravitz). Intelligente e sensibile, quest'ultima sente le difficoltà di una situazione difficile da gestire ma fa del suo meglio per spronare tutti ad andare d'accordo.

Celeste e Renata sembrano due facce delle stessa medaglia. Entrambe donne forti e decise, la prima ha fatto un passo indietro nel nome della famiglia (e di qualcosa d'altro), la seconda è un bulldozer pronta a ottenere sempre ciò che vuole. Celeste è quanto di più materno ci possa essere, Renata vuole primeggiare a ogni costo spostando la "corsa" anche sul fronte della figliolanza. Sono comunque due madri e come tali vogliono il meglio per le loro creature. Ci sarà molto da conoscere e scoprire.

Se le protagoniste femminili danzano tra onde, ombre e i raggi più splendenti, non sono così nitidi nemmeno i maschi, molti dei quali anime inquiete e irrisolte. Sono andati avanti ma qualcosa di loro s'è perso per strada. Gordon Klein (Jeffrey Nordling), marito di Renata, è considerato un ricco mollaccione eppure non si fa problemi a minacciare di ritorsioni legali la più indifesa Jane. Tra Ed e Nathan inevitabilmente non scorre buonissimo sangue, eppure entrambi sono ansiosi di dimostrare l'uno all'altro il poter prevalere in modo manesco.

Perry Wright (Alexander Skarsgård), marito di Celeste, è un uomo di successo. Ha una bellissima moglie e due figli. Qualcosa lo turba però e lo si capisce fin dalle prime battute. Cede alla rabbia, e non vuole che la moglie riprenda il lavoro. Incarna al "peggio" la fragilità maschile del terzo millennio. Incapace di voltare pagina, si sfoga nel modo peggiore ovviamente mantenendo la facciata di uomo integerrimo e dai nobili principi. Di tutto questo però i figli non sembrano accorgersene. O almeno questo è ciò che lui e Celeste si auto-convincono.

Big Little Lies parte dalla fine. Un fatto gravoso di cui volutamente non si capisce oggetto e soggetto. Ciò che via via viene scandito sono piccole goccioline di veleno condite dall'acredine dei comprimari. I sospetti. Ognuno sembra volerne sapere più di tutti.  Tutti pronti a salire in cattedra denigrando qualsiasi dettaglio, dalla troppa irruenza a chi bacia la propria metà pubblicamente. In perfetta sintonia col mondo distorto dei social network, tutti credono di sapere tutto di tutti.

Le serie televisive del piccolo schermo sono (da un pezzo) la nuova frontiera del cinema di alta qualità. Anni fa le serie e in generale la televisione erano considerati un passo indietro per la carriera degli attori, oggi farebbero carte false per esserne i protagonisti. Non è un caso che Big Little Lies annoveri due premi Oscar, Nicole Kidman e Reese Whiterspoon (Legally BlondeWalk the Line - Quando l'amore brucia l'anima, Se solo fosse vero), una grandissima attrice vincitrice di tre Golden Globe e due nomination agli Oscar, Laura Dern, e Shailene Woodley (Paradiso amaro, Colpa delle stelle, Snowden), californiana classe '91, uno dei volti nuovi più promettenti.

Delle principali protagoniste femminili, Nicole Kidman (The Peacemaker, Moulin Rouge!, Grace di Monaco) ha qualcosa di più. Fa un po' da chioccia a Madeline e Jane. Affronta la vita da sola senza alleati. La sua vita è un mix indecifrabile di amorevolezza e sofferenza. Nel suo cuore c'è molta forza ma dovrà lottare non poco per dargli una forma e uscire allo scoperto. Come tutti, cade nella negazione ma il giorno per chiamare il peggio col suo vero nome, arriverà anche per lei.

Dietro la telecamera della serie c'è Jean-Marc Vallée, regista canadese di Montreal  che ben conosce alcune delle protagoniste. Dopo aver portato all'Oscar Matthew McConaughney e Jared Leto nel drammatico e commovente Dallas Buyers Club (2013), appena un anno dopo ha fatto conoscere al pubblico del grande schermo un'altra storia vera. Quella di Cheryl Strayed in Wild (2014), interpretata proprio da Reese Whiterspoon, la cui madre era una dolcissima Laura Dern.

Dimenticatevi gli intrighi fin troppo pettegoli di Desperate Housewives. Lasciate stare i cocktail di Sex and the City. Le bugie di Big Little Lies raccontano ben altro. Le storie di Big Little Lies penetrano con spietato e tremulo realismo dentro quei segmenti di conscio/subconscio che una donna non confida neanche all'amica più intima. “Più cinema di tanto cinema” ha scritto Piera Detassis, direttrice del mensile Ciak, sul numero di maggio parlando della suddetta serie. Questo è Big Little Lies – Piccole grandi bugie. Aspettarsi una seconda grandiosa stagione è lecito. Realizzarla, un dovere.

Benvenuti nel mondo di Big Little Lies

Big Little Lies - Renata (Laura Dern), Madeline (Reese Witherspoon) e Jane (Shailene Woodley), 
Big Little Lies - Celeste (Nicole Kidman) coi figli

venerdì 2 dicembre 2016

Snowden, il terrorismo è la scusa

Snowden - l'informatico della CIA Edward Snowden (Joseph Gordon-Levitt)
“Il terrorismo non c'entra. Il terrorismo è la scusa”. Basato sulle rivelazioni dell'ex-tecnico informatico della CIA, il regista Oliver Stone dirige Snowden (2016).

di Luca Ferrari

Ogni giorno il mondo fa milioni di telefonate, manda e-mail, racconta la propria vita sui social network. E se tutto ciò potesse essere usato contro di noi? E se ogni singolo sfogo/segreto potesse diventare una scusa usata dal proprio Governo per convocarci (con le buone o le cattive) e porci varie domande? È stato fatto, e un uomo lo ha reso pubblico. Adesso non ho idea di cosa stia succedendo nel web in questo momento. Io stesso per questo articolo potrei attirare l'attenzione di qualcuno (se non è già così) Presentato in anteprima al Toronto International Film Festival, è uscito sul grande schermo Snowden (2016, di  Oliver Stone).

Edward Snowden (Joseph Gordon-Levitt) era un volitivo e promettente militare dell'esercito americano. Fallito il tentativo di entrare nei corpi speciali a causa della fragilità del suo fisico, ripiega sulla tecnologia. Edward non è un cracker. È un repubblicano. Crede nella propria nazione e perfino nelle idee di George W. Bush. È un autodidatta geniale. Un talento che non passa inosservato e che il direttore dei servizi segreti Corbin O'Brian (Rhys Ifans) deciderà di valorizzare al massimo perché il moderno campo di battaglia è ovunque (dicasi rete).

Gli inizi sono promettenti. Stringe amicizia col veterano geniaccio della Guerra Fredda Hank Forrester (Nicolas Cage) e durante il training trova perfino il tempo per incontrare di persona la bella e progressista Lindsay Mills (Shailene Woodley), conosciuta in una chat. Non passa molto tempo prima che Edward inizi a vedere una certa esasperazione del controllo sul web di cui lui stesso ne diventa complice. La scusa è sempre quella, il terrorismo. Ma lui che è dentro il Sistema ne capisce il senso: il terrorismo è la scusa, proteggi solo la superiorità del tuo paese!

È un sali e scendi di incarichi tra dubbi e ripensamenti fino alla ben nota goccia che fa traboccare il vaso. Edward decide allora di agire, tradire, rivelare. È lì che comincia il film di Oliver Stone. Edward Snowden si trova a Hong Kong, pronto per incontrare la documentarista Laura Poitras (Melissa Leo) e i giornalisti del quotidiano britannico The Guardian, Glenn Greenwald (Zachary Quinto) e Ewen MacAskill (Tom Wilkinson), contattati per rivelare al mondo ciò che sta facendo la NSA – Nationa Security Agency. Una volta diventata di dominio pubblica la notizia, Ed dovrà trovare una nazione sicuro che lo ospiti al sicuro.

Oliver Stone è tornato a fare sul serio. Da sempre occhio critico dell'America guerrafondaia e immacolata, non poteva che essere lui a dirigere un film su di un personaggio che ha lasciato sgomento il mondo intero. Snowden non fa degli Stati Uniti il male in terra, semplicemente racconta ciò che i suoi Servizi Segreti hanno colpevolmente portato avanti prima e dopo l'elezione di Barack Obama. Difficile pensare che siano solo gli yankee a cimentarsi con certe procedure ma di sicuro Edward Snowden ha mostrato cosa stava facendo il suo governo.

Ed è qui il punto, Snowden è stato attaccato da ogni latitudine. Ma perché? Il vero patriottismo non è nascondere la verità alla propria gente, anzi, l'esatto contrario. Battersi perché il proprio governo sia il migliore del mondo, questo è vero amore per la nazione e di certo questo coraggioso ragazzo ha fatto si di non voler più stare al gioco dello spionaggio su scala mondiale. Non serve essere d'accordo coi politici per essere un patriota, dice esausto. Ma finché vincerà la linea del segretezza è sicurezza, sicurezza è vittoria, lui sarà sempre visto come un traditore della patria.

Joseph Gordon-Levitt è un attore molto versatile. Sceglie bene i suoi progetti. Dalla grandiosa interpretazione di Hesher è stato qui (2010), passando per il Lincoln Spielberghiano (2012), l'ultimo capitolo della trilogia di Batman di Chirstopher NolanThe Walk (2015) di Robert Zemeckis, in mezzo ci ha pure messo il suo esordio alla regia in Don Jon (2013), film che lo vede anche protagonista porno-addicted al fianco di Scarlett Johansson e Julianne Moore. La sua immedesimazione in Snowden è davvero totale. C'è da chiedersi quanto l'attore classe '81 ne sia uscito cambiato da questa interpretazione.

Snowden (2016, di Oliver Stone) è l'ennesimo film di spessore uscito in questo autunno 2016, preceduto dai nostrani 7 minuti diretto dal veterano Michele Placido e In guerra per amore di Pif, alla sua seconda regia. Si parla di negazionismo dell'Oloscausto in La verità negata di Mick Jackson sempre con Wilkinson mentre Io, Daniel Blake (di Ken Loach) vincitore della Palma d'oro a Cannes, sprofonda nel dramma lavortivo-sociale dell'Inghilterra del terzo millennio. Storie vere o comunque ispirate a fatti di cronaca. Storie importanti di uomini che hanno messo la propria vita a rischio per una causa più grande, la creazione di un mondo più giusto ma che di sicuro né loro né noi potremo vedere però magari i nostri nipoti un giorno accenderanno una candela alla nostra memoria per ringraziarci di queste battaglie.

Edward Snowden non è Julian Assange, anch'esso arrivato sul grande schermo grazie a un grandioso Benedict Cumberbatch che lo interpreta in Il quinto potere (2013, di Bill Condon).  Assange e Wikileaks pubblicano senza censura. Snowden si raccomanda con la stampa: “Concentratevi sul sistema, nessuno impegnato in qualche operazione segreta deve rischiare la vita”. Basterebbe questa frase per capire quando Edward ci tenesse davvero alla sua casa, ma che per ottusità politica non vi potrà più far ritorno se non in qualche carcere federale.

La verità è che siamo spiati, ma è un qualcosa che non ci fa (ancora) male. Qui, per lo meno. A dispetto delle presenze di pedofili in agguato sul web, i neo-genitori continuano a svendere la vita dei propri figli piccoli. Altri fanno sfoggio di tutta la propria fede politica arrivando perfino a dichiarare che cosa andranno a votare e così via. Non fa differenza. Tutto ciò che Snowden ha rivelato fa gridare allo scandalo ma chi può davvero farlo se poi ogni mattina racconta la propria vita sui vari social network? Farebbe davvero qualche differenza se anche le email venissero lette? No, a questo punto del mondo, no davvero. Purtroppo.

Io credo a Linday che al suo amato Edward, dice. si può sempre tornare indietro! E se non vi fidate di Edward Snowden, fidatevi di lei. La scelta è vostra.

                                                          
Snowden, il trailer

Snowden - la preoccupazione sul volto di Lindsay (Shailene Woodley)
Snowden - da sx: la documentarista Laura Poitras (Melissa Leo), Edward Snowden (Joseph Gordon-Levitt), i giornalisti Ewen MacAskill (Tom Wilkinson) e Glenn Greenwald (Zachary Quinto