La 76° edizione dei Golden Globe è arrivata. I premi del cinema e della televisione saranno assegnati questa notte in California. In attesa dei vincitori, cineluk li assegna già.
Ci siamo. Il primo grande appuntamento dei riconoscimenti della settima arte comincia coi Golden Globe. Come spesso feci già in passato, in attesa dei classici ... and the winner is, cineluk - il cinema come non lo avete mai letto si piazza al posto delle giuria e li assegna lui i globi d'oro. Non avendo una conoscenza approfondita per la televisione, mi limiterò a fare questo "sporco lavoro" solo per la settima arte, e pertanto ecco qua. Più tardi poi, pubblicheremo anche i nomi degli effettivi votati dalla Hollywood Foreign Press Association. E così...
E la notte dei Golden Globe è passata. Il ritorno di Mary Poppins e BlackKklansman sono rimasti a bocca asciutta. Indiscussi trionfatori della serata, Green Book (Miglior film commedia o musicale, Migliore attore non protagonista, Migliore sceneggiatura), Bohemian Rhapsody (Miglior film drammatico, Migliore attore in un film drammatico) e Roma (Miglior regista, Miglior film straniero). Trionfi per Christian Bale (Vice - L'uomo nell'ombra, Migliore attore in un film drammatico o musicale) e Glenn Close (The Wife, Migliore attrice in un film drammatico).
Bocciatura sonora per A Star Is Born, che a dispetto delle 5 nomination ha saputo solo conquistare solo la Miglior canzone. Come sempre Miss Germanotta ha fatto parlare più del suo look che per altro.
Mai fermarsi alle apparenze. Credere sempre oltre l'impossibile. Maestra di vita? No, una semplice e decisa tata. E' giunta finalmente l'ora de Il ritorno di Mary Poppins (2018, di Rob Marshall).
Il mondo adulto e le sue pene. I conti. Il lavoro. Le preoccupazioni. Un tutt'uno in bilico sulle proprie spalle mentre i bambini ti chiedono perché, con sorrisi e vis(ett)i lunghi. Talvolta è davvero troppo. Talvolta c'è davvero bisogno di aiuto. E se in apparenza nessuno è prodigo di tenderti una mano, forse è il caso di osservare meglio il mondo che ci circonda, dando magari anche una sbirciatina nel cielo. Chissà, qualcuno potrebbe essere in vena di una gradita sorpresa. Fuori le carte, lei è tornata e la stavamo aspettando davvero tutti. E' finalmente arrivato il giorno de Il ritorno di Mary Poppins (2018, di Rob Marshall).
Michael Banks (Ben Whishaw) non è più un ragazzino. Rimasto vedovo per la perdita dell'amata moglie, è ora il solo sostegno per i suoi tre figlioli John (Nathanael Saleh), Annabel (Pixie Davies) e il più piccolo Georgie (Joel Dawson). A dargli manforte in questo difficile momento della sua vita, la sorella Jane (Emily Mortimer) e la fedele cameriera Ellen (Julie Walters). Adesso però c'è un'ultreriore grana. La banca stessa presso la quale è impiegato e dove il padre George era un importante funzionario, minaccia di portargli via la casa di famiglia in via dei Ciliegi se non dovesse estinguere l'intero debito contratto con la suddetta entro pochi giorni.
L'unica soluzione sembrano delle vecchie azioni dell'istituto di credito, al momento però introvabili. E' a questo punto che Michael, in preda ai timori e sconforto, prende a calci la sua stessa infanzia e il suo passato da pittore. Così, nel tentativo di trovare ciò che gli consentirebbe di salvare la propria abitazione, inizia a disfarsi di ogni cosa, incluso il vecchio aquilone. A zonzo nel parco, i piccoli Banks iniziano a inseguirlo complice il vento. Buon per loro che in soccorso arrivi il simpatico e gentile lampionaio Jack (Lin-Manuel Miranda). Ma anche quando le sue braccia sembrano subire la potenza eolica, ecco dal cielo apparire lei, Mary Poppins (Emily Blunt), all'altro capo del balocco.
Alla porta dei non-più-piccoli Jane e Michael, si ripresenta dunque lei e come sempre c'è un gran da fare. Si, anche coi bambini. Come parecchio tempo prima, comparve dal nulla e così accade oggi. A capo della banca intanto, non ci sono più direttamente i Dawes ma un nipote arraffone e spietato, Mr Wilkins (Colin Firth). Dietro i suoi modi gentili infatti, si nasconde un piano ben preciso. John, Annabel e Georgie lo capiscono prima del loro papà, ma un'incursione spregiudicata non farà che peggiorare le cose. Cosa potrà fare dunque Mary Poppins? Qualche tuffo nel fantastico sarà anche un'esperienza incredibile per i piccini ma non impedirà ai Banks di ritrovarsi senza un tetto sopra la testa.
Mary Poppins non è una sprovveduta. La sua vera forza non è la presunta magia. Il mondo sarà anche popolato da squali e lupi senza pietà ma non sono certo gli unici abitanti. E' pieno di coraggiosi e semplici persone della porta accanto pronti a incoraggiarti e a mettere a disposizione la propria bicicletta. Si, il mondo è un nido di vipere ma nel cielo è pieno di aquile buone pronte a planare, afferrarle e lanciarle lontane. Si può essere felici anche pulendo lampioni. Si può essere felici anche senza vivere per accumulare denaro sonante. Immaginazione e realtà non sono nemiche. Ognuna può ispirare l'altra. Insieme si può fare molto insieme e Mary Poppins è qui per questo.
Acuta. Osservatrice. Mai preponderante. La Mary Poppins "Bluntiana" è una donna che non ama troppo apparire. Sa di avere una missione ben precisa e non arretra di un millimetro dal suo proposito. Non si fa impressionare dalle difficoltà né dal malessere del "piccolo" George. Come la sua predecessore "JulieAndrewsiana", non è generosa in spiegazioni. Appare quando è il momento. Scompare senza badare ai saluti. Mary Poppins va controcorrente. Se fosse di questo mondo contemporaneo, non avrebbe account sui social. Forse si limiterebbe a concedere ai veri amici la possibilità di filmarla mentre scompare tra le nuvole col proprio ombrellino e nulla di più.
Si è presa un grande (enorme) impegno e responsabilità l'attrice londinese Emily Blunt (Il diavolo veste Prada, Il pescatore di sogni, Into the Woods). Un passo falso e l'avrebbero massacrata, invece no. Scende dal cielo in eleganti tacchi. Anche quando mancano pochi minuti al baratro, mantiene la calma, prima ispirando la reazione e poi dando il giusto supporto. La realtà non è l'unico modo di affrontare il mondo, rinunciare ai colori più fantastici significherebbe fare di un giardino un semplice pezzo di terra. E tutti sappiamo che ci crescono fiori, ci svolazzano insetti, ci cade la pioggia. La meraviglia è alla portata di tutti, basta avere la forza di cercarla e goderne.
Mrs Blunt a parte, l'attesa più grande era tutta per Dick Van Dyke, lo spazzacamino Bert di Mary Poppins (1964, di Robert Stevenson) e il pubblico è stato ripagato con una performance allegra e giustizialista. Inutile negarlo. Fa davvero impressione rivederlo al fianco di Mary Poppins più di cinquant'anni dopo. Altro personaggio interpretato, ma carisma da vendere a dispetto dell'età molto avanzata. La sua figura è autoritaria e umana. La sua figura è un'ulteriore dose di ottimismo nei confronti dei meno forti. Anzi, sfatiamo un mito negativo. Le persone come Wilkins sono solo avide e sleali. Nella vita però, come nel grande schermo, c'è chi crede in un mondo differente e agisce perché questo viva il più possibile.
Attore più che altro teatrale, è stata un'autentica sorpresa il "lampionaio" Lin-Manuel Miranda. Un amico fidato che mai ti tradirebbe. Lui li conosceva già i Banks e per Jane in particolare ha sempre avuto una devota ammirazione. Adesso è più grandicello. Il suo è un lavoro in apparenza umile eppure questo giovane uomo mai si sente tale. Il mondo lo ha inquadrato bene, così come i valori per cui vale la pena vivere e sorridere. Meno incisiva ma con molto da insegnare sulla sua figura, la pluri-premiata Meryl Streep nei panni di Topsy, cugina di Mary Poppins. Poche parole. Poche scene, eppure tanta e semplice saggezza da tramandare nel cuore dei tre bambini.
Infine due parole anche sul regista. Se Emily Blunt aveva la responsabilità di ridare magia ala persona di Mary Poppins, Rob Marshall (Chicago, Memorie di una geisha, Into the Woods) aveva sulle spalle tutta la storia, per altro ben coadiuvato dallo sceneggiatore David Magee (Neverland - Un sogno per la vita, Vita di Pi). Il suo racconto non punta a scioccare. Una storia semplice che dialoga alla grande tra lacrime di commozione, sorrisi e meraviglia. Una fiaba quasi dal sapore antico ma con molti (soprattutto) richiami all'epoca contemporanea.
Il ritorno di Mary Poppins (2018, di Rob Marshall), fuoco alle polveri come avrebbe detto l'Ammiraglio Boom di Sua Maestà. Inutile dirlo, riprendere un personaggio unico come Mary Poppins era ed è una sfida difficile. Nessuna volontà di fare remake, ma semplicemente una nuova storia sempre tratta dai libri di Pamela L. Travers. Confrontare i due film sarebbe futile. Tutto diverso. Mondo, interpreti e persino ambientazione storica. La scintilla che l'opera di Stevenson seppe accendere scalda incontrastata e non smetterà mai di farlo. Il ritorno della tata è una sincera cascata di ottimismo. Un monito contro il carrierismo sfrenato, aprendo le porte all'unione di una famiglia capace di restare forte contro anche le avversità peggiori.
Sono andato al cinema Rossini di Venezia per chiudere il mio 2018 cinematografico con Il ritorno di Mary Poppins (2018, di Rob Marshall). Di questa visione mi porterò sempre dietro le lacrime di un padre che ammette sofferente davanti ai propri figli la sua (estrema) difficoltà nel venire fuori dal baratro. Ricorderò con amore una piccola creatura che mi passava davanti correndo mentre la sua dolce mamma lo inseguiva, e una donna poco distante incinta che regalava alla sua futura figlia un batuffolo di magia Disneyana. Rivedendo nella mia mente le immagini e parole de Il ritorno di Mary Poppins, penserò anche a una città globale come Londra, emblema di un mondo variegato, complesso e talvolta spietato verso il quale bisogna decidere come porsi, osservarlo e viverlo. Non ci sono solo i numeri e la globalizzazione, ci sono anche i sorrisi e gli aquiloni. E se ricominciassimo proprio da qui, facendoli librare nel cielo?
Il trailer de Il ritorno di Mary Poppins
Il ritorno di Mary Poppins - l'arzillo e anziano sig. Dawes jr. (Dick Van Dyke)
tra la tata Mary Poppins (Emily Blunt) e Jack (Lin-Manuel Miranda)
Il ritorno di Mary Poppins - il lampionaio Jack (Lin-Manuel Miranda) guardato con meraviglia da Mary Poppins (Emily Blunt) e i piccoli Georgie (Joel Dawson), Annabel (Pixie Davies) e John (Nathanael Saleh)
Quale miglior modo di chiudere il 2018 con la dolcezza più cinematografica targata cineluk? Ci rivediamo nel 2019, e che la magia della settima arte sia con voi!
Ormai lo sapete (anche) grazie ai canali social. L'unica digressione alle recensioni cinematografiche sono le mie adorate cinecolazioni. Un risveglio che non ha paragoni, mescolando il piacere di una ricca colazione con il relax di una lettura sul mondo della settima arte. Ne abbiamo "dolcmente" parlato nel 2017, e ora è tempo di aggiornare questa amabile pratica mattutina a cominciare ovviamente da lei, indiscussa regina della settima arte: Mrs Mary Poppins, tornata sul grande schermo con il volto dei Emily Blunt e la regia di Rob Masrhall.
Così, invece di stare qui a tediarvi con le più banali classifiche del film più bello & simili o divertirmi con le ruffianate di presunti giornalisti che si spacciano per critici, nulla di più gustoso con il meglio delle mie colazioni a tema che nel corso di questi 12 mesi hanno visto alternarsi grandissimi protagonisti della stagione in corso fin dai primissimi mesi dell'anno come il premio Oscar 2018 per il migliore attore protagonista Gary Oldman, la cui mutazione in Winston Churchill nel film L'ora più buia, gli ha consegnato la sua prima meritata statuetta dell'Academy.
Indiscussa protagonista con tanto di Oscar sfiorato come Miglior attrice protagonista, Margot Robbie, che incarnando la parabola della pattinatrice Tonya Harding ha regalato una delle migliori performance del 2018, e di sicuro la migliore della sua carriera. Ricche golosità anche per lei, anche per entrare nella giusta mentalità sportiva di chi deve nutrirsi bene per sostenere lo sforzo dell'attività agonistica. Grassi dolci carnevaleschi invece per mandare giù le (purtroppo) troppe analogie del remake italiano Sono tornato (di Luca Miniero) con la realtà.
A segnare quest'anno cinematografico, due serie televisive. Il ritorno sul piccolo schermo della travolgente Anna dai capelli rossi con Chiamatemi Anna, e la terza discutibile stagione de I segreti di Twin Peaks. Se nella serie canadese la giovane Amybeth McNulty è riuscita a dare stravaganza e istintiva dolcezza a quella ragazzina sgorgata dalla penna di Lucy Maud Montogomery. Esageratamente artistico invece e molto poco cinematografico, il ritorno di David Lynch. Riprendendo la serie cult anni Novanta, ne è venuta fuori una esasperazione del proprio ego a dispetto di una autentica sceneggiatura.
Tra le sorprese di questo 2018, un film che è stato capace regia e sogno senza chissà quali effetti speciali, Hotel Gagarin di Simone Spada. Lui non ha avuto le pastine della neo-Lara Croft, Alicia Vikander, né la torta al grano saraceno dei Vendicatori al gran completo contro Thanos. Solo una semplice brioche ma la dolcezza trasmessa ha raggiunto alti traguardi di godimento. A chiudere le cinecolazioni, due donne. L'erede di Julie Andrews nei panni di Mary Poppins, Emily Blunt, e la scatenata Amy Schumer di Come ti divento bella.
Dei tanti film recensiti ma assenti per caso dalle cinecolazioni, ci tengo a ricordarne 5 in particolare in questo ultimo articolo dell'anno 2018:
Oltre la notte (di Fatih Akin). Un vile attentato. I pregiudizi. Il desiderio di vendetta. Un incubo senza fine. Un incubo che prosegue inesorabile.
Ricomincio da noi (di Richard Loncraine). Tenera storia di creature non più giovani decise comunque a godersi la vita. Si affrontano i dolori condividendo un sorriso e magari un ballo.
Lady Bird (di Greta Gerwig). Una giovane ragazza desidera ardentemente abbandonare il nido. Tra lei e la sua vita, una madre molto simile alla sua anima.
A Private War (di Mathhew Heineman). Inviata sui peggiori fronti di guerra, se la coraggiosa Marie Colvin avesse fatto la giornalista in Italia, sarebbe stata tacciata anche lei di "puttana"?
Chiudo questo servizio e dunque anche il 2018 con un film di qualche anno fa. Niente articoli cartacei di accompagnamento ma una soffice e deliziosa torta di compleanno insieme alla mia stessa recensione qui pubblicata. Un film (animato) questi, che da quest'anno resterà scolpito nella mia anima più sentimentale. Un film che non trovava proprio posto nel mio mondo. Forse la storia era un po' troppo enfatizzata, non lo so. Quello a ogni modo era il passato. Quest'anno finalmente è sbarcato nel mondo di cineluk - il cinema come non lo avete mai letto, Il piccolo principe (2015, di Mark Osborne).
Come spesso mi accade, cinema a parte ovviamente, ho visto questo film a piccoli pezzi. Condividendo ogni singolo frammento con una dolce creatura al mio fianco. Forse il coinvolgimento è stato tale che alla fine qualcosa di quella vicenda si è davvero materializzato (vedi articolo, ndr). Viviamo in un mondo sempre più in vendita, dove i sogni sono dichiarazioni per raccogliere consenso e la fanciullezza è una merce (rubata) di scambio. Crescere però non significa dover smettere di essere bambini. Ciao, sta per finire il 2018 ma io ho ancora voglia di credere che domani saremo ancora più felici.
Per i prossimi cinque sabati fino al 22 dicembre incluso, cineluk si apre alla magia del natale con altrettante recensioni di film che incarnano il vero spirito di questa festa.
Tutti a disprezzarlo e a sentirsi superiori, poi però nessuno è capace di negarsi a famiglia e parenti. Tutti a lamentarsi e a storcere il naso, ma guai a rinunciare a pranzi e cenoni. Tutto questo ha un solo nome, ed è ipocrisia. Se il natale vi fa tanto schifo come vi garba scrivere ovunque, statevene per conto vostro se ne avete davvero il coraggio. Chi è solo davvero invece e non ha nessuno, darebbe non so cosa per vivere la gioia di un tempo quando bastava una fetta di panettone per sentirsi oltre modo speciali. Anche se era per una unica giornata l'anno. È tempo di mettere fine a tutto ciò, e per farlo scende in campo la settima arte,
Cineluk – il cinema come non lo avete mai letto scende in campo in difesa del natale e lo fa con 5 recensioni che saranno pubblicate ogni sabato mattina a partire dal 24 novembre h. 10 fino al 22 dicembre prossimo. Nessuna anticipazione su quali saranno le pellicole che avranno questo onore ma una cosa è certa, nessun film racconterà di patetici luoghi comuni dove non si fa altro che sviscerare i rospi trattenuti in gola per tutto l’anno, salvo poi darsi un patetico e falso abbraccio fraterno facendo finta che d’ora in avanti tutto sarà diverso. Questo non è il natale. Questi non sono i natali di cineluk.
Gioia massima dei bambini, forche caudine per il mondo adulto. Perché? La risposta forse è molto semplice. Quando l’adulto non può più scimmiottare il bambino che è stato con la nuova prole, ecco l’indifferenza e la facile depressione. Come nelle relazioni umane, alla maggioranza delle persone non interessa approfondire la conoscenza di una persona, ma si limita a un superficiale e finto interesse per poi fregarsene sonoramente, il tutto ovviamente in contrasto con le parole di facciata e circostanza. Il natale s'inserisce proprio lì, mettendo a rischio questo fasullo equilibrio e rischiando di farlo (ovviamente) deragliare con le inevitabili collisioni che la festività impone.
Natale è donare? Natale è ricevere? Più che altro Natale dovrebbe essere soprattutto condivisione umana (reale, non online). Un desiderio sincero di stare insieme, pochi o tanti(ssimi) che sia ma per questo il mondo benestante passa la mano. Gli egoismi personali sono la legge imperante e ciò che è ancor più triste, è l’incapacità ogni anno di non saper limare un millimetro del proprio monolite di mediocrità. Un peso che giorno dopo giorno scortica il propria animo, lasciando al contrario esposta un grasso dardo ricoperto integrale di tutta la nostra più fiera e altezzosa tracotanza. Ma basta "parlare".Abbiamo una missione da portare avanti.
A parte un articolo-summa di 10 film significativi del periodo, fino a oggi, di recensioni ufficiali di film natalizi su cineluk - il cinema come non lo avete mai lettto, ne sono uscite davvero poche. A distanza di qualche anno dalla sua uscita sul grande schermo (2006), sbarcò sul magazine forse l’ultima grande romantica storia natalizia, The Holiday – L’amore non va in vacanza (2006, di Nancy Meyers) con Kate Winslet e Cameron Diaz da una parte, Jude Law e Jack Black dall’altra. Ambientato tra la campagna innevata britannica e il relax assolato californiano, è difficile non commuoversi nel corso della sua visione.
Discorso a parte meritano gli sketch dell’inqualificabile business-man Carcarlo Pravettoni (Paolo Hendel) e la sua ricetta segreta per un gustoso pandoro velenoso prodotto dalle proprie fabbriche. Lui, star della Gialappa’s band anni Novanta, il natale lo massacra per davvero e non si nasconde dietro finte facciate. Celebri le sue inqualificabili e spietate parole al riguardo: “Ecco, il fatto di farci quattrini a palate è l’unico aspetto ancora puro e poetico di questo grandissimo rompimento di coglioni”. Rispetto dunque per la sua scorrettissima sincerità. Veniamo all'immediato presente, infine.
Recensioni natalizie si, ma attenzione, cineluk non va in vacanza. Lì nel mezzo ovviamente usciranno articoli di film contemporanei, incluso il più atteso,Il ritorno di Mary Poppins con protagonista Emily Blunt. Quanto al natale, l’astinenza è finita. Quest’anno cineluk – il cinema come non lo avete mai letto fa sul serio e nei prossimi cinque sabati ve lo racconteràcon altrettante pellicole alle quali ispirarsi per vivere con onestà di cuore anche se, molto dipenderà da voi stessi. Solo quando avrete davvero voglia di guardarvi dentro e iniziare a cambiare qualcosa di voi, ne potrete davvero cogliere la magia. Magari proprio nel giorno della magica notte di natale.