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Visualizzazione post con etichetta Pablo Larraín. Mostra tutti i post
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venerdì 4 novembre 2022

Le tenere inquietudini di Spencer

Lady Diana (Kristen Stewart) - Spencer (2021, di Pablo Larain)

Nevrotico. Ossessivo. Più che un film, uno spaccato di vita (nel senso che spacca). Una canzone distorta al festival delle balere. Un tenero sorriso nei bunker della tradizione. Lady D, una punk dal cuore tenero alla corte d'Inghilterra. Spencer (2021, di Pablo Larrain), film presentato in Concorso alla 78. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia con Kristen Stewart nelle vesti di un'inquieta e insofferente Lady Diana.

Spencer è anche disponibile online su Prime Video.

Il trailer di Spencer

giovedì 8 settembre 2016

Natalie Portman, Jackie di Camelot

73. Mostra del Cinema – Natalie Portman © Federico Roiter
Sei anni dopo Il cigno nero, la premio Oscar Natalie Portman è tornata al Festival di Venezia per l'anteprima del film in concorso Jackie, di Pablo Larrain.

di Luca Ferrari


Elegante. Decisa. E anche in dolce attesa. Mercoledì 7 settembre alla Mostra del Cinema di Venezia è stato il giorno di Natalie Portman, protagonista di Jackie di Pablo Larrain, uno dei film più attesi di questa rassegna come lo stesso esperto cinefilo Angelo Bacci aveva detto nel corso della chiacchierata con cineluk prima dell’inizio del festival. Premio Oscar come Miglior attrice protagonista per Il cigno nero (2010, di Darren Aronofsky), film di apertura della 67° Mostra del Cinema di Venezia, Natalie Portman ha ulteriormente accesso la 73° edizione di un Festival capace di proporre film di qualità e generi differenti.

Chiunque nel proprio mestiere è legato a un evento o una persona in particolare. Se io dovessi dire quale attore-attrice sia visceralmente connesso con la mia esperienza di giornalista cinematografico, non avrei dubbi: Natalie Portman. È stata la prima diva cui rivolsi una domanda nella sala delle conferenze stampa alla Mostra del Cinema (2008). È stata la protagonista del primo articolo su cineluk. È stata la prima star che ho incontrato durante un evento esclusivo nell’allora hotel Des Bains del Lido insieme al fotografo Federico Roiter, che puntuale l'ha immortalata anche durante questa sua nuova permanenza tra conferenza stampa, photo call e red carpet.

A distanza di sei anni dunque, tempo durante il quale non ho mai mancato un Festival come inviato per differenti testate, l’attrice di origine israeliana è tornata in laguna e io ovviamente ero lì. A guardare il film Jackie, dove Natalie interpreta la vedova Kennedy. Prova indiscutibile la sua anche se il film, a dispetto dell’esagerato entusiasmo, viaggia un po' troppo tra realtà e fantasia dando una visione molto personale del dopo-omicidio presidenziale a Dallas e parlando dell'amministrazione Kennedy, presentandola come una Camelot moderna, opinione questa alquanto discutibile.

La 73° edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia si sta avviando alla conclusione. Dopo il bagno di folla per Emma Stone, la neo-coppia d’oro hollywoodiana Alicia Vikander & Michael Fassbender, i protagonisti della seconda seconda opera Fordiana, Amy Adams e Jacke Gyllenhall, la coppia “Pontificia” Jude Law e Paolo Sorrentino, e pure l’immancabile James Franco in compagnia dlel'incantevole Ashley Greene insieme a molti altri, l’ultima grande diva sbarcata in laguna è stata lei, Natalie Portman.

Già famosa ai tempi del mio primo incontro veneziano, Natalie Portman (Léon, Closer, V per Vendetta) non è cambiata affatto, rimanendo una persona gentile e per nulla altezzosa con smanie da star, anzi. Le sue indiscusse capacità attoriali la rendono una delle grandi protagoniste contemporanee della settima arte. Un’attrice che spero di rincontrare ancora, a Venezia o magari alla prossima serata degli Academy.

73. Mostra del Cinema – Natalie Portman © Federico Roiter
73. Mostra del Cinema – il regista Pablo Larrain e Natalie Portman © Federico Roiter
73. Mostra del Cinema – Natalie Portman © Federico Roiter
73. Mostra del Cinema – Natalie Portman pronta per il red carpet © Federico Roiter
73. Mostra del Cinema – Natalie Portman sul red carpet © Federico Roiter

giovedì 30 maggio 2013

Tutti vogliono un Pinochet… NO, quasi tutti

No - I giorni dell'arcobaleno (2012, di Pablo Larraín)
Nel Cile deggli anni '70 la dittatura di Pinochet fu spalleggiata dall'Occidente. Il popolo però si ribellò. No - I giorni dell'arcobaleno (2012, di Pablo Larraín).

di Luca Ferrari

C’è un dittatore andato troppo oltre e la Comunità Internazionale, occidentale  in questo caso, ha taciuto. Anzi, ha fatto di più. Ha sponsorizzato il golpe di Augusto Pinochet ai danni del marxista Salvatore Allende. Allora (1973) nello stato del Cile, come in molte altre realtà sudamericane dell’epoca, era in atto una terribile repressione ai danni di chiunque non appoggiasse la linea governativa.

Quindici anni dopo, con un mondo che sta allentando le maglie del terrore e dello spettro della guerra nucleare, nel 1988 viene indetto un referendum nazionale per sancire in modo democratico chi guiderà il paese. L’opposizione è debole e il regime comunque usa ancora la mano dura. Si potrebbe utilizzare il tempo pubblico per mostrare gli orrori (centinaia di migliaia di arrestati e torturati nonché almeno tremila morti), e invece no. NO!

La comunità che sgomita per ottenere giustizia e  democrazia non dimentica certo il passato ma vuole guardare al futuro. Viene ingaggiato il giovane pubblicitario René Saavedra che lancia la campagna Chile l'alegria ya viene. No - I giorni dell'arcobaleno (2012, di Pablo Larraín) con Gael García Bernal (I diari della motocicletta, Babel, Fidel) nella parte dell'artefice della campagna, e con le dichiarazioni di sostegno alla campagna degli attori Jane Fonda e Christopher Reeve.

La drammatica dittatura cilena è una di quelle tante pagine della Storia trascurate in favore di qualche fondamentale passaggio medievale o l’ennesima conquista dell’Impero Romano che ogni tanto andrebbe magari accorciata e già che ci siamo anche chiamata col suo vero nome, e cioè “massacro”. 

Pablo Larraín racconta una storia di cui si sa poco aldiquà dell’Atlantico e se già l’abbattere un regime senza l’uso di armi sarebbe di per sé una lezione sufficiente che evidentemente il potere che detiene lo status quo non vuole portare avanti, c’è qualcosa di ancor più importante. Un doppio messaggio. La vittoria del futuro. Qualcosa che nello statico presente italico cannibalizzato da strascichi fascio-comunisti è al limite della fantascienza.

È quasi impossibile guardare No - I giorni dell'arcobaleno concentrandosi “solo” sul film e non sulla Storia. Come accadeva anche in Argo (2012, di Ben Affleck), l’incalzare della regia non fa che aumentare l’ansia in attesa di scoprire come andrà a finire (specie per chi non lo sa) la vicenda, temendo che d’improvviso qualche fatto disumano possa irrompere spietato.

Senza espandere il discorso a ogni mondo, in questo momento la Nato, come l’Onu avvallano miseria, fame e linee governative dispotiche. Della stessa linea operativa anche le varie Cina e Russia. Non c’è speranza dunque per un mondo migliore? No, non c’è. Il mondo potrebbe cambiare, ma non cambierà. Nel corso della Storia però succedono fatti al limite dell’inspiegabile. Inspiegabili perché a trionfare non è il sangue ma il popolo.

Il trailer di No - I giorni dell'arcobaleno

No - I giorni dell'arcobaleno (2012, di Pablo Larraín)