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lunedì 30 dicembre 2019

Strade aperte in Paradiso

Bufera in Paradiso - Il bacio appassionato tra Sarah (Mädchen Amick) e Bill (Nicolas Cage)
Vorrei un mondo dove esistessero strade aperte e seconde possibilità per tutti. Vorrei che il mondo assomigliasse di più a Bufera in Paradiso (1994, di George Gallo).

di Luca Ferrari

Una piccola comunità derubata da tre lestofanti. Una piccola comunità non perde la fede nelle "persone." Una piccola comunità accoglie tre forestieri anche se gli indizi sembrerebbero portare a loro. Una piccola comunità di onesti lavoratori, quelli che pagano le tasse rischiando di essere sbranati da Fisco e Multinazionali, lavorano ogni giorno per tenere vivo quel sogno e speranza americana (umana) di vivere e crescere i propri figli in un posto e tra la gente che amano. Un mondo dove è ancora possibile cambiare. Un mondo dove una gentilezza viene prima del dubbio. Un mondo dove le strade sono ancora aperte. Questo è il mondo di Bufera in Paradiso (1994, di George Gallo) e vorrei che "sta roba qui fuori" gli assomigliasse un po' di più.

Dave (Jon Lovitz) e Alvin Firpo (Dana Carvey) sono due incalliti ladruncoli newyorchesi, bugiardo il primo e cleptomane il secondo. Riottenuta la libertà con le classiche promesse di filare dritti, vengono affidati al fratello maggiore Dave (Nicolas Cage), ladro redento e oggi manager di un ristorante in città. Una lettera di un compagno galeotto, Vic Mazzucci (Vic Manni), che brama di rivedere sua figlia, spingono i tre a partire per la Pennsylvania in fretta e furia (...) per consegnare il prezioso messaggio. A dispetto dei dubbi di Dave, perfino mamma Edna (Florence Stanley) sembra trovarla una buona idea.

Arrivati così nella graziosa cittadina di Paradise, i fratelli Firpo fanno la conoscenza di Sarah Collins (Mädchen Amick), impiegata nella banca cittadina che i tre scoprono essere una facile preda, coi sistemi di allarme disattivati e soprattutto un sostanzioso gruzzolo appena depositato. Un'occasione davvero ghiotta e irripetibile, perfino per il retto Dave. Comprati i passamontagna, la combriccola mette subito in atto il piano, grattando tutto il contante non senza qualche "provinciale" complicazione. Tutto filato liscio? Non esattamente. Nel tentativo di fuggire col malloppo, hanno un incidente. Il paese però non è diffidente ed ecco che a dargli un passaggio e portarli al caldo è proprio il nipote del direttore della banca, Clifford Anderson (Donald Moffat), appena rapinato.

Le autorità intanto si mettono in moto. A supporto dello sceriffo locale Burnell (Sean McCann), e alcuni pseudo-aiutanti come il ruvido e imbranato Ed Dawson (John Ahston), viene mandato sul campo l'agente federale Shaddus Peyser (Richard Jenkins). Ora dopo ora intanto, i Firpo entrano sempre più in contatto con l'accogliente comunità di Paradise. Come se non fosse già abbastanza la calda accoglienza ricevuta dagli Anderson, con tanto di regali e condivisione della cena della vigilia, prima Bill si vede regalare i soldi mancanti per prendere l'autobus per tornare a casa (col malloppo) dall'impiegata stessa della biglietteria, poi Alvin viene coraggiosamente salvato per mezzo di una catena umana mentre rischia di annegare (e morire) nelle gelide acque del fiume che attraversa la città.

Il cerchio si stringe attorno ai Firpo e complice anche l'arrivo di papà Collins, le cose sembrano mettersi davvero male per tutti. La comunità di Paradise però è forte e unita, e al momento opportuno sa bene per chi e cosa schierarsi. "Venite qui" dice un esaurito Peyser ai Firpo, "Non so cosa sia successo in questa città ed è ovvio che qui nessuno me lo dirà ma ho il sospetto che vi stiano dando la più grossa opportunità della vostra vita. Non la sprecate." Le occasioni capitano nella vita ma bisogna anche saperle cogliere. Sarà così anche per i Firpo, o per lo meno per qualcuno di loro?

Riavvolgiamo il nastro e torniamo a quando la storia era ancora in fase di sviluppo. Bill, Dave e Alvin sono a cena dagli Anderson. Nel corso delle conversazioni a tavola, cercano di minimizzare l'accaduto. Non è di questo avviso il padrone di casa che con pacata gentilezza spiega loro che "Questa rapina molto probabilmente porterà al fallimento della nostra piccola banca" ammette sospirando, "Sono anni ormai che la grandi banche di città minacciano di venire qui ad assorbirci e ora dopo questa faccenda arriverà un controllo del Deposito Federale. Faranno delle indagini e scopriranno che concedo prestiti alla gente solo con una stretta di mano senza alcuna garanzia collaterale e questo inevitabilmente segnerà la fine di tutto."

Bill allora, cercando di alleviarsi il peso della coscienza, chiede il percome ci fosse tutto quel contante in cassa. La risposta arriva subito ed è ancora più dolorosa. "Bene, questa è la parte peggiore della storia" ammette con le lacrime agli occhi insieme alla moglie "Mi ero dato da fare per persuadere tutti in città ad aprire un conto natalizio. Sapete, niente d'importante ma alla fine dell'anno tutti avevano qualche dollaro da parte. Potevano contarci. Ci dava a tutti una piccola sicurezza e un pizzico di orgoglio in più. Le strade erano piene di allegria". Non quest'anno, replica il nipote. No, non quest'anno.

Come sono andate le cose a Paradise, lo sappiamo bene (e chi non lo sapesse, recuperi subito Bufera in Paradiso e se lo guardi). Ma il Paradiso è davvero qualcosa di irraggiungibile nella vita terrena o è solo nei sogni di qualche benpensante con gli occhi foderati di cuoricini? La risposta è soggettiva e spetta a ciascuno di noi. Certo mi chiedo cosa succederebbe se ognuno (tutti) iniziasse a deporre le armi (fisiche e mentali) per costruire qualcosa di migliore per sé e in parte anche gli altri? Tutto il male alla fine non ha mai portato a nulla e non ha arricchito nessuno. La grande umanità unita potrebbe cambiare il proprio corso con un semplice gesto di autentica unione.

Agli sgoccioli del 2020 viviamo ancora in un mondo lacerato da egoismi e disparità sempre più tragiche e marcate. Ho sempre amato la fiaba di George GalloBufera in Paradiso (1994), e a più di 25 anni dalla sua uscita mi ritrovo a desiderare fortemente di essere parte di quel mondo. Una dimensione dove a dominare è l'altruismo più sincero capace di far emergere in modo naturale il cambiamento al momento giusto della propria vita. Bufera in Paradiso (1994, di George Gallo) è quel nuovo inizio che tutti ci portiamo nel cuore ma che in pochi abbiamo l'ardire (e la possibilità) di seguire (cominciare). Quel tempo adesso è arrivato per tutti. I know I'm just a dreamer but I'm not the only one, vero John?

Bufera in Paradiso, clip

Bufera in Paradiso - ha inizio la rapina in banca
Bufera in Paradiso - il rapinatore Bill Firpo (Nicolas Cage) e Mrs Anderson (Angela Paton)
Bufera in Paradiso - la famiglia Anderson durante la cena della vigilia di natale
Bufera in Paradiso - il direttore della banca di Paradise, Clifford Anderson (Donald Moffat)
Bufera in Paradiso - l'altruismo dei cittadini di Paradise
Bufera in Paradiso - i fratelli Firpo, Dave (John Lovitz) e Alvin (Dana Carvey)
Bufera in Paradiso - i rapinatori si disfano del malloppo 
Bufera in Paradiso - la generosità dei cittadini di Paradise
Bufera in Paradiso - i fratelli di Firpo: Bill (Nicolas Cage), Dave (John Lovitz) e Alvin (Dana Carvey)
Bufera in Paradiso - l'Agente dell'FBI, Shaddus Peyser (Richard Jenkins)
Bufera in Paradiso - la dolce Sarah Collins (Mädchen Amick)
Bufera in Paradiso (1994, di George Gallo)

martedì 24 dicembre 2019

Maudie – Un natale a colori

La locandina del film Maudei - Una vita a colori, e una palla natalizia in stile dell'artista canadese
Dal cinema di Maudie - Una vita a colori al natale e i suoi addobbi giunti direttamente dalla Art Gallery of Nova Scotia, in Canada.

di Luca Ferrari

Pennellate sincere. Una determinazione ammirevole contro tutto e tutti, inclusi i limiti del proprio corpo. La tenera storia di un'artista minuta, Maud Lewis (1903-1970) che con la sua arte colorò di semplicità il mondo. La sua storia è stata portata sul grande schermo da Aisling Walsh nel film Maudie - Una vita a colori (2016) con protagonisti Sally Hawking nei panni della pittrice ed Ethan Hawke, in quelli del burbero marito Everett. Nata e cresciuta nella provincia canadese della Nuova Scozia, oggi l'Art Gallery le ha dedicato una sezione speciale per diffondere la sua arte alle generazioni a venire, anche nel giorno di natale.

"Ho visto e consiglio la visione del film Maudie - Una vita a colori" scrive Pj Gambioli, "La pellicola poetica e toccante, diretta da Aisling Walsh racconta la vita dell'artista canadese Maud Lewis che a causa di una brutta forma di artrite è considerata l'ultima degli ultimi. Eppure questa donna non demorde davanti alla vita e lotta con tutte le sue forze per la propria indipendenza. Grazie all'amore puro che ha in sé, Maudie scioglie il cuore rude dell'uomo che diventerà poi suo marito e con il talento innato per la pittura si riscatta diventando inaspettatamente nota e apprezzata nel mondo. Nessuno, a causa della sua diversità era disposto a darle un centesimo eppure spesso le apparenze ingannano. Da vedere."

Maudie è minuta. Trattata come se non contasse nulla dai familiari. Lei si vede diversamente e trovando la forza per rispondere a un annuncio di lavoro del pescivendolo Everett che cerca qualcuno che badi alla casa, si getta a capofitto in una nuova e a tratti impossibile avventura. In principio l'uomo è scontroso e ingrato. La caccia anche via ma Maud non demorde. Nel pochissimo tempo libero, anche solo per abbellire la casa, inizia a dipingere rivelando un incredibile talento scoprto dall'emancipata Sandra (Kari Matchett), cliente del marito e residente in zona per dei periodi quando abbandona la Grande Mela. L'arte di Maude viene così rivelata al mondo

Vincitrice di sette Canadian Screen Awards (l'equivalente dei nostrani David di Donatello) tra cui Miglior film, regia, sceneggiatura originale, miglio attore non protagonista e miglior attrice protagonista, Maudie - Una vita a colori (2016, di Aisling Walsh) è una storia universale. Un frammento di esistenza umana capace di andare ben oltre la mera ispirazione. Un film che ha ulteriormente consacrato Sally Hawking (Made in Dagenham, Blue Jasmine, Paddington), portandole in dote anche il prestigioso British Actress of the Year l'anno successivo il trionfo con il "veneziano" La forma dell'acqua - The Shape of Water (2017, di Guillermo Del Toro).

Natale è speranza (Bufera in paradiso), amore (The Holiday - L'amore non va in vacanza), redenzione (A Christmas Carol). Natale è magia (The Polar Express). Natale è sentimenti per cui lottare (The Family Man). Natale è anche cambiamento. Fare spazio a qualcosa di nuovo, dentro e fuori di noi. L'anno passato sul mio albero si è accoccolata una pallina natalizia rotolata nella mia casa direttamente dai lontani tetti verdi di Avonlea (Canada, Prince Edward Island) dove abitano una certa Anna Shirley insieme a Marilla Cutberth e suo fratello Matthew. Quest'anno è toccato all'ars pittorica di Maud Lewis. Oggi guardo il mio albero di natale e penso anche a lei. Oggi il mio natale ha i connotati di una manina e un pennello.

Il trailer di Maudie - Una vita a colori

Maudie - Una vita a colori, Everett (Ethan Hawke) e Maud (Sally Hawkins)
L'arte di Maud Lewis sull'albero di natale  © Luca Ferrari
Maudie - Una vita a colori, la pittrice Maud Lewis (Sally Hawkins)
L'arte natalizia di Maud Lewis sulla stella di natale © Luca Ferrari
Maudie - Una vita a colori, Everett (Ethan Hawke) e Maud (Sally Hawkins)

lunedì 23 dicembre 2019

The Doors, l'adagio di The Severed Garden

The Doors - Pamela (Meg Ryan) e Jim Morrison (Val Kilmer)
La discesa finale negli inferi di Jim Morrison sublimata nell'Albinoniana The Severed Garden a cui Oliver Stone affidò lo spartito per l'epilogo di The Doors (1991).

di Luca Ferrari

Quel giorno. Quel momento rappresentò la fine. Perdita d'innocenza senza possibilità di assoluzione né scivoli per mondi differenti. Adesso era tutto vero. Il dolore. La paura. Le lacrime. La crudeltà soffocata. Adesso non potevo più mentire. Da quel momento non avrei più potuto fare finta che non fosse accaduto niente. Iniziò così. Iniziò con una semplice locuzione e finì con la testa fracassata tra il legno innevato di un domani senza futuro. The Doors (1991, di Oliver Stone) si congeda con la straziante malinconia dell'Adagio di Albinoni riarrangiato in The Severed Garden e poetizzato da Jim Morrison, spirato all'età di 27 anni.

Pamea Coruson (Meg Ryan) lo ha appena trovato senza vita in vasca da bagno nel loro appartamento di Parigi. La faccia sfuocata del cantante americano in primo piano e lei sullo sfondo. Il fuoco s'inverte. La telecamera indugia così fino a trasferirsi nel cimitero monumentale Père-Lachaise, mostrando gli illustri ospiti (Proust, Balzac, Rossini, etc.). "Death makes angels of us all/ And gives us wings/ Where we had shoulders/ Smooth as raven's Claws ... La morte ci rende tutti angeli/ e ci mette ali/ laddove avevamo spalle/ lisce come artigli di corvo" parla scrivendo Jim prima delle ultime inquadrature verso la sua tomba.

Potenza narrativa. L'oscurità umana prende il sopravvento. Jim Morrison lascia i suoi compagni Doors: Ray Manzareck (Kyle MacLachlan), Robbie Krieger (Frank Whaley) e John Densmore (Kevin Dillon) scivolando nelle ombre (demoni) sempre inseguite. "No more money, no more fancy dress/ This other kingdom seems by far the best/ Until it's other jaw reveals incest/ And loose obedience to a vegetable law ... Niente più soldi, niente più bei vestiti/  questo altro Regno sembra di molto il migliore/ finché nell’altra sua fauce non rivelerà l’incesto/ sciogliendo l’obbedienza ad una legge vegetale." Una ferita si fa strada nell'anima spogliata dell'immagine del corpo, diventando ciò che ne resta. Un cammino. Una fine da conquistare.


LETTERE DALL’ADILÀ

Nulla di preparato,
nulla che sia una decisione... Provai
a ripensare
a qualcosa a memoria...
non c'era nulla.
Non c'era un senso,
un collegamento, un utilizzo. Eravamo
tutti là
senza fenomenologia di plurali... A
che cosa ci stavamo urlando?
Tracce celesti nella cenere
che risuonavano minacciose
senza più luci... Non
voglio guardare
cosa stia accadendo
perché tutto è già successo.
Se adesso mi alzassi
per dare un bacio
a un lembo ancora intatto,
che cosa ci potrei scrivere
sopra? Sono arrivato
appositamente a questo punto
della mia vita
e ho ora che le strade
si sono mummificate
nel tradire il concetto
di unione umana, io presto andrò oltre
e allora l'indecisione
non sarà l'ennesimo pasto
lasciato a metà
né una candela autenticata
per colpevolizzare
l'ennesima prigionia arretrata
...
Cerco tra le mie ferite
un significato
diverso dal mio testamento
già ritirato... Intingo
tra le mie dita per disperdere il fieno
immobilizzato
nell'abbandono di tutti
coloro che decisero quell'orrore
per me... Non vi seguirò...
(Venezia, 23 Dicembre 2019)

The Doors, di Oliver Stone

The Doors  (1991, di Oliver Stone)
The Doors - Pamela (Meg Ryan) e Jim Morrison (Val Kilmer)

venerdì 6 dicembre 2019

A qualcuno piace... "Tanti auguri a te"!

A qualcuno piace caldo - I festeggiamenti di Ghette (George Raft)
"Perché è un bravo ragazzo... Nessuno lo può negar!" Auguri di buon compleanno, mio caro. Lo so che A qualcuno piace caldo (1959, di Billy Wilder) ma oggi ti dovrai accontentare. 

di Luca Ferrari

Il Presidente John Kennedy potrà avere anche avuto l'onore di sentirsi cantare "Tanti auguri a te" dalla divina Marilyn Monroe ma non c'è confronto con la festa organizzata dal boss malavitoso Piccolo Bonaparte (Nehemiah Persoff) per il suo fidato uomo della Circoscrizione Sud di Chicago, Ghette (George Raft). In effetti al suo compleanno mancherebbero ancora dei mesi ma come si fa a rifiutare una torta così bella e degli amici che ti vogliono davvero bene? Che volete che vi dica, "nessuno è perfetto", neanche "cineluk - il cinema come non lo avete mai letto."

A qualcuno piace caldo: Perché è un bravo ragazzo

A qualcuno piace caldo - Piccolo Bonaparte (Nehemiah Persoff)

lunedì 25 novembre 2019

La vendetta delle ragazze di Wall Street

Le ragazze di Wall Street - Destiny (Constance Wu) e Ramona (Jennifer Lopez) tra un facoltoso cliente
La crisi economica del 2007 non risparmiò nessuno, nemmeno le spogliarelliste. Qualcuna allora gliela fece pagare. Le ragazze di Wall Street - Business Is Business (2019, di Lorene Scafaria).

di Luca Ferrari

Donne seminude e provocanti si esibiscono davanti a una platea di uomini "dagli alti principi morali". Onesti padri di famiglia. Single. Semplici colletti bianchi. Intermediari del potere. Spregiudicati esemplari di mascolinità che decidono il destino di milioni di risparmiatori. Durante la crisi economica del 2007 alcune stripper misero in atto una truffa poi raccontata nell'articolo "The Hustlers at Scores" di Jessica Pressler e pubblicato sul New York Magazine nel 2015. È uscito sul grande schermo Le ragazze di Wall Street - Business Is Business (2019, di Lorene Scafaria).

Destiny (Constance Wu) è una spogliarellista sfruttata che lavora nello strip club Moves per mantenere anche l'anziana nonna. Una sera fa la conoscenza di Ramona Vega (Jennifer Lopez), la star più ambita (e pagata) del locale con cui instaura una sincera amicizia. Impara dunque le mosse giuste venendo introdotta verso i clienti più facoltosi. Tutto prosegue fino alla spaventosa crisi immobiliare che mandò al tappeto le economie di mezzo mondo, Stati Uniti inclusi. A risentirne, anche la tipica clientela proveniente da Wall Street.

Le strade si dividono per poi ricongiungersi. Qualcosa però ormai è cambiato. Se prima vigeva il motto "guardare e non toccare", adesso per racimolare più soldi le stripper sono disposte ad andare anche oltre. Non Ramona, che in un mix di spirito vendicativo contro i trader e desiderio di riprendere il ricco stile di vita che faceva prima (capace anche di metterla in condizioni economiche di regalare all'amica del cuore una costosissima pelliccia di cincillà, ndr), idea una truffa insieme alle ex-colleghe Annabelle (Lili Reinhart), Mercedes (Keke Palmer) e ovviamente Destiny.

Le truffe si sa, fanno sempre la solita fine, in particolar modo quella dei piccoli contribuenti. Finisce così che l'ennesimo pollo capitolato nella trappola delle donne, si riveli più che altro una sogliola della finanza che non un pescecane. Vistosi rifiutare dalle fanciulle di restituirgli il denaro, un divorziato con mutuo da pagare denuncia le ragazze alla polizia e la notizia arriva alla stampa. Le ragazze di Wall Street - Business Is Business (2019, di Lorene Scafaria) incomincia da qui, dalla fine. Andando a ritroso nel racconto. Destiny rilascia un'intervista alla giornalista Elizabeth (Julia Stiles), parlando sì della truffa ma anche del rapporto con Ramona.

La crisi economica del 2007 ha segnato la fine del sogno americano, poi subito ben rivitalizzato con l'immancabile iniezione di menzogne politico-economiche. Nel tritacarne di chi ha pagato le spese e si è ritrovato senza casa, c'è finita la classe media e via via sempre più giù. Dopo l'inquietante Margin Call (2011, di J.C. Chandor con Kevin Spacey) e il grandiosamente corale La grande scommessa (2015), diretta da quell'Adam McKay tra i produttori di Le ragazze di Wall Street, il grande schermo riaccende i riflettori sul collasso economico del terzo millennio dove molti dei responsabili non solo sono ancora a piede libero, ma non hanno mai smesso di fare la bella vita.

Utilizzando la formula del racconto-intervista, Le ragazze di Wall Street - Business Is Business (2019, di Lorene Scafaria) narra una storia senza facili condanne morali né scontate assoluzioni ideologiche. Se l'11 settembre 2001 ha segnato il XXI secolo occidentale dando il via a un periodo (non ancora finito) di odio, guerre e discriminazioni, il 2007 ci ha messo di fronte alla realtà che nessun "comune mortale" è al sicuro. Da allora molte leggi sono cambiate sul fronte del lavoro e quasi sempre in peggio, in particolare nelle cosiddette economie forti.

Vittima di abusi domestici in Via dall’incubo (2002, di Michael Apted). Romantica e buffa nella commedia Quel mostro di suocera al fianco di Jane Fonda. Corrotta nell'ottima serie televisiva poliziesca Shades of Blue. Impegnata nel drammatico Bordertown sul primo caso accertato di femminicidio nella cittadina messicana di Juad Juarez. Animata nei panni felini della tigre Shira nel 4° capitolo della saga de L'Era Glaciale. Jennifer Lopez è un'attrice eclettica. Nel corso della sua carriere Jennifer Lopez ha spesso ricoperto ruoli atipici e audaci, Le ragazze di Wall Street - Business Is Business incluso.

Il 25 novembre è la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. Gli eventi e la consueta ipocrisia si mobilitano. L'attenzione però è come sempre rivolta verso i fatti più eclatanti. Lo stupro di un immigrato è molto più vendibile di una logorante serie di botte e abusi mentali tra le sacre mura domestiche. E che dire della violenza ai danni di tutte quelle donne che perdono o non riescono a lavorare perché commettono l'imperdonabile errore di avere o volere un figlio (molto ben raccontato nell'inedito nostrano Gli ultimi saranno gli ultimi, 2014)?

C'è di più. C'è di peggio. Ci sono donne che non meritano nemmeno la compassione. Ci sono donne la cui violenza che subiscono è in qualche modo accettata. Eh si, con il lavoro che fanno e che "si sono scelte", è inevitabile. Loro sono le prostitute e quelle donne che lavorano nei locali (consentiti) dove un un brav'uomo può entrare per eccitarsi gettando banconote a persone che si dimenano sul palco come avviene in Le ragazze di Wall Street (titolo originale, Hustlers). Tutto questo per la stragrande maggioranza del mondo non è violenza sulle donne. Non lo è. Loro si meritano tutto questo. Loro hanno scelto questa strada e dunque, "zitte!"

Nessuno sa niente delle donne di Wall Street così come di qualsiasi altro angolo sperduto del mondo. Sono lì per un fine, un fine maschilista e testosteronico. Ci devono essere per il piacere altrui. Come ci siano arrivate a esibirsi su quelle pedane, a nessuno importa, stampa incluso che ovviamente preferisce vendere la violenza di qualche "negro" ai danni di una bianca. Le ragazze di Wall Street - Business Is Business (2019, di Lorene Scafaria) è un film che impone una lunga riflessione dentro e fuori di noi stessi. Le ragazze di Wall Street non è solo la storia di una truffa ma lo spaccato di un mondo allo sfascio che tutti abbiamo il dovere di cambiare.


Il trailer de La ragazze di Wall Street

Le ragazze di Wall Street Annabelle (Lili Reinhart), Ramona (Jennifer Lopez), Mercedes (Keke Palmer) e Destiny (Constance Wu)

martedì 19 novembre 2019

Gli ultimi sono sempre più gli ultimi

Gli ultimi saranno gli ultimi - Stefano (Alessandro Gassmann) e Luciana Colacci (Paola Cortellesi)
L'ingenua ambizione di una vita fatta "almeno" delle piccole gioie quotidiane, dilaniata da un mondo lavorativo senza più diritti né futuro. Gli ultimi saranno gli ultimi (2015).

di Luca Ferrari

Una donna incinta viene messa alla porta. Non importa gli anni dedicati all'azienda. Non importa la sua volontà. Luciana Colacci (Paola Cortellesi) non ambisce a ricchezze, vuole solo poter continuare a vivere la semplicità della propria esistenza. Complice il marito Stefano (Alessandro Gassman), farfallone più interessato al proprio ego che ai bisogni di una famiglia, e a un mondo lavorativo sempre più oltraggioso, la donna viene spinta alla (quasi) follia o meglio, disperazione. Luciana è sola. Luciana ha un dono ma nessuno è lì per una carezza.

Pericolo crampo atroce allo stomaco. Pericolo malessere. Pericolo rabbia. Pericolo aumento a incontrollato di desiderio dii giustizia sociale. Gli ultimi saranno gli ultimi (2015, di Massimiliano Bruno) fa proprio male. Batte incandescente su quei nervi ipersensibili che tutti dovremmo avere scoperti dinnanzi all'ingiustizia. Alla stregua dell'angosciante Marion Cotillard di Due giorni, una notte (2014, di Jean-Pierre e Luc Dardenne), operaia messa al porto con un vile ricatto, Paola Cortellesi è una fatua fiammella di onesta semplicità su cui il mondo vomita bava e indifferenza. I

In parallelo, ecco la vicenza di Antonio Zanzotto (Fabrizio Bentivoglio), sbirro trasferito a causa di un incidente che è costato la vita a un collega più giovane. Nel suo distretto lo trattano come un appestato. Nessuno gli è vicino a parte l'anziana madre, trasferitasi apposta per lui, Manuela (Irma Carolina Di Monte), donna transgender, la cui amicizia lo farà isolare ancora di più, salvo poi sentirsi lei stessa rifiutata e schifata da lui una volta rivelatasi per quello che è. Ecco la massa. Ecco i preconcetti. Ecco gli ultimi.

Ogni giorno in quest'Italietta scendono in strada nuovi ultimi, convinti di poter ottenere qualcosa. Il mondo benestante, quello vero. Quello che manda i figli a scuola senza pensieri sul domani, gli lancia per terra qualche tozzo di pane. Tanto per non farli morire di fame e istigarli a prendersela con i nuovi ultimi, oggi quelli che vengono dal mare. Divide et impera. Funzionava ai tempi dell'Impero Romano, funziona ancora di più oggi. C'è sempre un nuovo ultimo ed è su quello che ci concentreremo per sentirci meglio.

Ogni 25 novembre si celebra la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Non c'è solo lo stupro, calci e pugni. La violenza sulla donna è anche il rifiutarle un impiego perché incinta o perché vuole mettere su famiglia. Licenziare una donna incinta non è solo un brutale atto di violenza contro di lei ma contro l'intero sistema economico  e cosa ancor più grave, è violenza contro il diritto di esistere. Licenziare una donna incinta è il fallimento di un'intera società. Licenziare una donna incinta è segnare per sempre il nascituro/a che verrà.

Oggi, nel novembre 2019, tocca agli operai dell'ex-Ilva, arrivati ad ammalarsi pur di lavorare. Per loro non c'è una coraggiosa Erin Brockovic (Julia Roberts) disposta a lottare allo stremo pur di far avere loro diritti e vita. Per loro ci sono solo ciarlatani che si rimbalzano responsabilità lasciando campo aperto ai pescecane della finanza. Oggi, alle soglie del 2020 gli ultimi sono sempre più ultimi, di fatto e nel cuore. Sbraitano senza agire. Puntano a chi sta a un millimetro dietro di loro. Oggi gli ultimi stanno anche peggio dei nuovi ultimi. Non c'è più speranza. Non c'è più domani. Oggi gli ultimi sono sempre più gli ultimi.

Gli ultimi saranno gli ultimi (2015, di Massimiliano Bruno). Stasera ore 21.10 su Rai Movie.


Il trailer di Gli ultimi saranno gli ultimi

Gli ultimi saranno gli ultimi - Antonio (Fabrizio Bentivoglio)

martedì 12 novembre 2019

'O famo strano co' Pearl Jam

Viaggi di nozze - Jessica (Claudia Gerini) e Ivano (Carlo Verdone) mentre lo fanno strano in macchina
Due burini in Viaggi di nozze s'interrogano su dove hanno fatto sesso e con quale musica. Una battuta entrata nel lessico popolare grazie alle interpretazioni di Carlo Verdone e Claudia Gerini.

di Luca Ferrari

Due sposini sfrecciano in autostrada su una decapottabile parlando in un impeccabile dialetto romano. Al centro della conversazione, le band con cui hanno fatto sesso. Inizia così un gioco in cui l'omo chiede alla fanciulla di dirgli dove fossero quando ci hanno dato dentro e con quale sottofondo musicale. Si comincia coi Morphine. Si prosegue coi Nirvana, Megadeth, Santana  (a Ronco Bilaccio, in mezzo alla nebbia) e... i Pearl Jam? E lì qualcosa accade. Epica della commedia italiana. Una delle tante scene cult di Viaggi di nozze (1995, di Carlo Verdone).

Non posso certo dire che all'epoca fossi un amante della settima arte. Il colpo di fulmine sarebbe arrivato tre anni e mezzo dopo, nell'insolito scenario di una condivisione del grande schermo  dinnanzi a Shakespeare in Love. Viaggi di nozze lo "incontrai per caso". Un genere quello del comico romano mai entrato (tutt'ora) nelle mie corde ma quando a inizio film, il burino Ivano (Verdone) e la sposina Jessica (Claudia Gerini) disquisiscono su quale musica scegliere per farlo "strano", alla parole - Pearl Jam -, subito scattai.

Una piccola citazione per la band di Seattle, presente in maniera decisamente più massiccia (sia a livello sonoro che con alcuni membri del gruppo) nel cult Singles - L'amore è un gioco (1991) di Cameron Crowe. Quello stesso regista che più di vent'anni dopo (e un Oscar per la Miglior sceneggiatura originale), avrebbe diretto il documentario Pearl Jam Twenty (2011). Carlo Verdone (Compagni di scuola, Perdiamoci di vista, L'abbiamo fatta grossa) invece, a dispetto di personaggi troppo spesso ripetitivi, con la coppia Ivano-Jessica di Viaggi di nozze ci regala alcune chicche entrate nel lessico popolare senza malinconia (una volta tanto, ndr) e di puro intrattenimento italiano.

Viaggi di nozze, 'o famo strano

venerdì 1 novembre 2019

La famosa invasione degli animali al cinema

Ailo - Un'avventura tra in ghiacci (2019, di Guillaume Maidatchevsky)
Dolci creature protagoniste sul grande schermo tra realtà e animazione. La famosa invasione degli orsi in Sicilia Ailo - Un'avventura tra in ghiacci, in uscita il 7 e il 14 novembre.

di Luca Ferrari

Sarà un grandioso novembre cinematografico, non c'è dubbio. In particolare per chi avesse voglia di crogiolarsi sul grande schermo insieme ai protagonisti animali, reali e animati. Si comincia giovedì 7 novembre con La famosa invasione degli orsi in Sicilia (2019, di Lorenzo Mattotti). Basato sull’omonimo romanzo (1945) di Dino Buzzati, è stato presentato in anteprima alla 72. edizione del Festival del cinema di Cannes nella sezione "Un Certain Regard." Tra i doppiatori italiani: Toni Servillo, Antonio Albanese, Corrado Guzzanti e lo scrittore Andrea Camilleri.

Il trailer del film La famosa invasione degli orsi in Sicilia

Appena una settimana dopo invece, giovedì 14 novembre è il momento di passare dal Sud Italia alle latitudini più settentrionali, molto più a nord, destinazione Lapponia con Ailo - Un'avventura tra in ghiacci (2019, di Guillaume Maidatchevsky) con la voce narrante del simpatico Fabio Volo. Distribuito da Adler Enternaiment, è l’incredibile viaggio di un piccolo cucciolo di renna durante le 4 stagioni dell’anno attraverso le meraviglie dei ghiacci, alla scoperta di paesaggi strepitosi, natura incontaminata e animali stupendi.

Il trailer Ailo - Un'avventura tra in ghiacci

Quando scendono in campo gli animali, i risultati al cinema sanno spesso toccare il cuore degli spettatori. Negli ultimi anni l'animazione è a dir poco salita in cattedra a cominciare dal branco più stravagante che si sia mai visto aggirare nel Pianeta, in fuga dall'Era Glaciale. Da topolini chef sopraffini (Ratatouille). Dalla storica combriccola dei fuggitivi animali dello zoo arrivati fino in Europa, passando per la rivisitazione de Il libro della giungla e il recente Re Lone, fino alle domestiche avventure di Pets - Vita di animali. Realtà, animazione. Singolarmente o formule condivise nel segno de live action. Gli animali commuovo e conquistano.

Le locandine di La famosa invasione degli orsi in Sicilia e Ailo - Un'avventura tra in ghiacci 

La famosa invasione degli orsi in Sicilia (2019, di Lorenzo Mattotti)

mercoledì 16 ottobre 2019

The Help e la torta vendicativa di Minny

The Help - Minny e la sua torta (Octavia Spencer)
A Jackson, Mississipi, c'è ancora la segregazione razziale. La domestica Minny è decisa a prendersi una rivincita che lascerà la sua padrona con qualcosa di più dell'"amaro in bocca."

di Luca Ferrari

Una scena liberatoria. Una sorta di karma pasticcero al vetriolo. Minny Jackson (Octavia Spencer), cuoca negra ripudiata dalla ricca e razzista Hilly Holbrook (Bryce Dallas Howard), è tornata dalla sua ex-padrona per chiederle scusa e ha portato con sé una delle sue famose e deliziose torte. La bianca la accoglie e la gusta con gran delizia salvo poi scoprire, inorridita e in preda alla disperazione, che lì dentro c'è qualcosa dal colore bruno che non è esattamente cioccolata. Lì, nel mezzo delle tragiche vicende delle domestiche di colore di The Help (2011, di Tate Taylor), c'è anche spazio per una po' di sana giustizia vendicativa.

No no, Mrs Walters, è per Mrs Hilly... è una torta speciale! ammonisce Minny rivolgendosi all'anziana madre (Sissy Spacek) di lei. Hilly non gradisce, e con la solita arroganza wasp, le lancia un piatto ordinandole di tagliare subito una fetta. Minny non si trattiene più e le replica: Si mangi la mia merda! Lì per lì non capisce. Minny allora le ribadisce il concetto guardandola fissa negli occhi, fino alla più amara delle comprensioni, suscitando una risata senza fine della madre. La bianca Hilly ha appena mangiato due fette di torta fatte con gli escrementi usciti dal fondoschiena di una negra.

Si ride anche al di qua del grande/piccolo schermo ma quelli erano anni in cui se eri un negro negli Stati del sud, c'era ben poco di che stare allegri. Le cose stavano cambiando ma a rilento, e pensare che nell'evoluta e democratica America il colore della pelle fosse ancora sinonimo di emarginazione, fa impressione. Eppure, anche in quel coro di veleno razzista, c'era chi aveva il coraggio di stare dalla parte delle persone come la sveglia Eugenia detta "Skeeter" (Emma Stone), sua madre Charlotte (Allison Janney) o la sempre ricca ma sbeffeggiata Celia Foot (Jessica Chastain), capace di accogliere Minny dopo essere rimasta senza lavoro.

Golden Globe, BAFTA e premio Oscar come Miglior attrice non protagonista 2012, Octavia Spencer (Get on Up - La vera storia di James Brown, Il diritto di contare, La forma dell'acqua - The Shape of Water) in The Help interpreta una domestica dalla lingua affilata e un quotidiano sempre molto gravoso. Rientrata dal college, la progressista Skeeter decide di raccontare al mondo la storia di queste domestiche che, pur crescendo i figli dei bianchi, vengono ancora trattate con disprezzo e lasciate ai vivere ai margini. Per capirci, siamo ancora in un'epoca dove ci sono i bagni dei bianchi e i sanitari per i negri.

Una scena cult quella della torta con l'ingrediente segreto di Minny. Una torta che immagino ci piacerebbe vedere mangiare a tanta gente, a cominciare da quelle persone che soffiano sul "noi & loro", non facendo altro che giocare con l'ignoranza delle masse per il proprio tornaconto elettorale e del proprio conto in banca. In un'epoca di chef-personaggi, dovremmo avere tutti più il coraggio di prendere farina, burro, lievito & co. e metterci a preparare una robusta torta alla Minny, uscire di casa e far presente al mondo che siamo noi gli artefici di codesta delizia. E saremo sempre pronti a batterci per i suoi ingredienti (ideali).

The Help, la scena della torta

The Help - Minny e la sua torta (Emma Stone)
The Help (2011, di Kathryn Stockett)
The Help - Hilly (Bryce Dallas Howard)

martedì 15 ottobre 2019

Il muro tra di noi, l'intimità del lutto

Il muro tra di noi (2019, di Federico Del Buono
Un dolore incolmabile di un padre abbandonato a se stesso e un figlio in difficoltà. In anteprima alla Festa del Cinema di RomaIl muro tra di noi (2019, di Federico Del Buono).

di Luca Ferrari

Lo straziante dolore di una perdita e una vita che ormai sembra svanire. La felicità non dura per sempre, la sofferenza sembra invece occupare questa direzione quando ci si trova d'improvviso senza più (mai più) la persona amata al proprio fianco. Il dolore è contagioso e non lascia scampo. Taglia radici. Avvelena quei bagliori ancora decisi a trovare la forza di sbocciare nell'immensità statica di nuovi drammi incombenti. Il muro tra di noi (2019, di Federico Del Buono).

Il 17 ottobre 2019 alle ore 18.15, presso lo Spazio Roma LAZIO Film Commission della Festa del Cinema di Roma, Auditorium Parco della Musica, sarà presentato in anteprima il cortometraggio Il Muro tra di Noi, scritto e diretto da Federico Del Buono e prodotto da Paolo Muran e Giorgio Ciani in collaborazione con Accademia Nazionale de Cinema e Genoma Films. Protagonisti della pellicola, girata nella bellissima cornice di Monte San Pietro, comune a pochi chilometri da Bologna e immerso nella fascia del primo appennino bolognese, Ivano Marescotti e Stefano Pesce, interpreti rispettivamente di un padre e figlio intrappolati in un conflittuale rapporto familiare.

Alla morte della moglie, Pietro (Marescotti) si è chiuso in se stesso. Ha allontanato persino i figli Alex (Pesce) e Monica (Vanessa Montanari). Dopo il tentativo di Cesare (Vito Bicocchi), dottore di famiglia, di rinchiudere Pietro in una casa di riposo da lui gestita, Monica abbandona la casa paterna, lasciando Alex solo con il padre dopo moltissimo tempo. Intanto Silvia, l’ex moglie di Alex, impedisce all’uomo di vedere la figlia Aurora. Pertanto Alex non può essere vicino a sua figlia e al tempo stesso non può abbandonare il padre, che rivolge la parola solo a un fiore in giardino.

Il muro tra di noi fotografa uno spaccato di vita molto drammatico" sottolinea il giovane regista, L’intimità del lutto viene accentuata dal forte senso di solitudine che i due protagonisti hanno creato tra di loro salvo poi esplodere quando le crepe tra i due diventano troppo profonde. Nonostante questo orgoglioso senso di differenza e divisione che sentono di avere l’uno con l’altro, padre e figlio si rivelano essere più simili di quanto pensino: entrambi sono morbosamente attaccati ad uno oggetto, Pietro alla rosa e Alex al fischietto, e questo attaccamento funge da scudo per dover evitare di dover affrontare le rispettive situazioni, ovvero la perdita della moglie e la difficoltà di accettare le proprie responsabilità nei confronti della figlia."

Non sono tanti gli attori capaci di spaziare in carriera tra tutti i generi possibili e immaginabili, passando da mega-produzioni Hollywoodiane al teatro con costanti incursioni nel piccolo e grande schermo. Ivano Marescotti, romagnolo classe '46, è tutto questo e molto di più. Dal papà di Alex nel cult generazionale Jack Frusciante è uscito dal gruppo a il colossal King Arthur al fianco di Clive Owen & Keira Knightley, fino al più recente Loro chi? con Edoardo Leo e Marco Giallini. Ora, una nuova prova. Una piccola storia di quotidiana sofferenza umana. Una grande storia su cui riflettere, guardando con sconcertante onestà dentro le statiche voragini dentro ciascuno di noi.

Il muro tra di noi, il trailer


Il muro tra di noi (2019, di Federico Del Buono

domenica 13 ottobre 2019

Jack Nicholson, qualcosa è cambiato

Qualcosa è cambiato - l'acido paranoico Melvin (Jack Nicholson)
Una frase che vale un film. "Ma come fa a descrivere così bene una donna?" chiede la segretaria al misogino-sessista e paranoico scrittore Melvin Udall (Jack Nicholson in una delle sue ultime grandi interpretazioni). "Penso ad un uomo, e gli tolgo razionalità ed affidabilità." la risposta spietata del letterato.

È parola di Qualcosa è cambiato (As Good as It Gets - 1997, di James L. Brooks) con Jack Nicholson, Helen Hunt, Greg Kinnear e Cuba Gooding Jr.

giovedì 26 settembre 2019

Friends, ti amo... ti odio

Friends - da sx Phoebe (Lisa Kudrow), Joey (Matt LeBlanc), Monica (Courteney Cox),
Chandler (Matthew Perry), Rachel (Jennifer Aniston) e Ross (David Schwimmer)
Nozze d'argento per la serie Friends, oggi tornata sulla bocca di tutti per il venticinquennale della prima puntata. 10 stagioni di cui almeno la metà potevano essere scritte molto meglio.

di Luca Ferrari

25 anni or sono, sulla NBC andava in onda la prima puntata della serie televisiva Friends. A cavallo degli anni Novanta-Duemila, nessuno ha saputo meglio raccontare la vita, gli amori e il lavoro. Protagonisti, sei giovani newyorchesi residenti nel quartiere del Greenwich Village, protesi verso la vita adulta. Ma invece di vivere la Grande Mela tra party ed eccessi vari, l'azione era tutta concentrata nei due appartamenti adiacenti dove vivevano quattro di essi, le conversazioni e il luogo di ritrovo, il caffè Central Perk. Pochi semplici ingredienti che hanno fatto di una serie, Friends (1994-2004), La Serie Televisiva.

Friends, la serie cult anni Novanta. Friends, la serie dei record. Friends, la serie con cui molti di noi sono cresciuti e maturati. Friends la serie delle guest star. Da Isabella Rossellini Brad Pitt, questi nei (grandiosi) panni di un ex-compagno di liceo di Monica e Rachel nonché co-fondatore del gruppo "Io odio Rachel" insieme a Ross, passando per il regista John Favreau, la coppia Billy Crystal-Robin Williams, Winona Ryder, lo stripper Danny DeVito, Julia Roberts e Jean-Claude Van Damme, George Clooney, Susan Sarandon, Sean Penn, Alec Baldwin e altri ancora. Ma anche dietro dei grandissimi prodotti si nasconde qualcosa di poco riuscito. Più di qualcosa, a dire il vero.

Ed è proprio lo sconfinato amore per questa serie (vedi anche l'articolo Friends, dal Central Perk al Greenwich Pub) che mi ha spinto a essere spietatamente veritiero. Con la sola eccezione di Rachel Green infatti, nel corso delle 10 stagioni gli altri cinque personaggi subiscono un'autentica involuzione caratteriale, mutando in autentica antipatia e/o stupidità. Ricordo ancora la delusione per l'epilogo della serie. Un finale banale e scontato. Ma i problemi di sceneggiatura erano già iniziati ormai dalla 5° stagione. Detto questo, mettetevi comodi, e preparatevi a una disamina sui sei personaggi principali, iniziando dalle fanciulle e in rigoroso ordine alfabetico nominale.
  • Monica Geller (Courtney Cox): fin dagli esordi si percepisce quanto sia frustrata dal confronto col fratello Ross, prediletto dai genitori Jack (Elliott Gould) e Judy (Christina Pickles) che non fanno altro che snobbarla. La madre in particolare, non lesina critiche spietate e talvolta cade proprio nell'umiliazione. La giovane Geller però è una tosta e col tempo acquisisce sempre più amor proprio. Non ha paura di sporcarsi le mai facendo anche i lavoretti più umili, avendo sempre in mente il sogno di essere la capo chef di un ristorante. Vuole una famiglia con figli e quando il suo grande amore Richard (Tom Selleck) glielo nega, lei lo congeda, passando un periodo nerissimo. Saprà rialzarsi, trasformandosi però in una nevrotica compulsiva dell'ordine, cosa che non era assolutamente nelle prime Stagioni. Se qualcuno avesse l'ardire di contraddirmi, casca male e lo rimando all'inizio della II stagione quando durante una rivelazione di segreti, tra cui il terzo capezzolo di Chandler e la partecipazione di Joey a un film porno, Ross salta con le scarpe (con le scarpe!) sul divano della sorellina senza che questa proferisca parola. Per come si è evoluto (...) il suo personaggio, ciò sarebbe stato impossibile.
  • Phoebe Buffay (Lisa Kudrow): da strana a st****a. Inizia divertente, naif e sensibile, per poi diventare acida e insopportabile. Ogni volta che qualcuno vive un dolore e si confida con lei, deve sempre sbattergli/le in faccia il suicidio della madre (che è viva in realtà). Si crede sempre meglio di Monica e Rachel solo perché lei viene dalla strada. È un'ipocrita con se stessa in moltissime occasioni, dal cibo al vestiario e l'arredamento. Non si fa mai nessun problema a ferire alcuno dei suoi amici, che al contrario dimostrano zero coraggio nel dirle, per esempio, che la sua musica è la cosa peggiore che esista al mondo.
  • Rachel Green (Jennifer Aniston): cosa ci trovi in Ross, è inconcepibile. Pienamente d'accordo col direttore del Central Perk, Gunther (James Michael Tyler), che se lo chiede ogni giorno. Se Friends fosse girato oggi, la coppia Ross & Rachel non potrebbe esistere. In principio Rachel è l'anello debole del gruppo. Si ribella a un matrimonio senza passione e accetta di ripartire da zero. Lei, ricca e viziata, si mette a servire ai tavoli. Mese dopo mese punta alla sua passione, la moda. Anno dopo anno è sempre più lanciata. Lì nel mezzo un tira e molla con un pesante paleontologo che non fa altro che parlare del suo lavoro, incapace di andare oltre le proprie fragilità. Di gran lunga il personaggio migliore, però anche lei cede all'usato sicuro, incapace di uscire dal passato più nostalgico.
  • Chandler Bing (Matthew Perry). Nelle prime stagioni è ironico e divertente. Gli piace lo sport (va allo stadio a vedere hockey, segue il basket) riuscendo anche in conquiste con l'altro sesso non indifferenti, vedi la bellissima Aurora (Sofia Milos) e la straniera dei Paesi Bassi, Margha (Suzanna Voltaire), incontrata durante la sfida a football della Coppa Geller, e soffiata sotto il naso dello straripante Joey. In principio si lascia e si molla con la mitica oh-mio-dio Janice (Maggie Wheeler). E che dire di Kathy (Paget Brewster), anch'essa ragazza di Joey, ma innamorata di Chandler e alla cui relazione Monica e Rachel daranno una grossa mano con spiegazioni e disegni sul sesso con quel epico sette finale. 7... 7... 7... 7... 7!  Da quando però inizia la relazione con Monica, ne diventa succube. Sempre più debole e spesso in contrasto-confronto con Ross in un, consentitemi il termine, "patetico scontro tra sfigati" La sua ironia cede il passo a una conclamata "esistenza senza spina dorsale". Perché? E insisto ancora: perché?
  • Joey Tribbiani (Matt LeBlanc): in principio è un giovane e volenteroso aspirante attore, disposto ad accettare qualsiasi scrittura e/o lavoro alternativo (inclusa pubblicità per la sifilide e folletto di babbo natale), pur di raggiungere il proprio sogno. Ha una carta di credito e paga i conti. Non che sia una cima di intelletto, però ci prova. Col tempo invece diventa un vero e proprio parassita alle spalle di Monica, Chandler e il loro frigo. Spaccone sempre più infantile e incapace di condurre una vita adulta, la sua indubbia simpatia iniziale scema in compassione di un bambino poco cresciuto. Si comporta da porco con la stragrande maggioranza delle sue ragazze ma guai se qualcuno gli tocca le sorelline (o il cibo dal piatto), mettendosi addirittura a fare il moralista.
  • Ross Geller (David Schwimmer): è il personaggio peggiore e se la relazione con Rachel avrebbe potuto dargli una svolta, non è bastata la sua vicinanza e il suo autentico amore a renderlo meno insicuro e farlo diventare un uomo vero. Ross è rimasto il cocco di mamma, quello che prendeva in giro la sorella cicciona e dava sempre la colpa agli altri dei suoi errori. È imbranato a livelli disarmanti con il gentil sesso. È tirchio, geloso e spesso disonesto. Il suo tanto sbandierato amore per Rachel non regge neanche il tempo di una discussione, finendo subito sotto le lenzuola di un'altra, salvo poi dire-urlare in modo isterico l'ormai celebre: Avevamo rotto! No Ross, avevate litigato. È molto diverso. Non va diversamente con Emily (Helen Baxendale). Se il nome sbagliato sull'altare, per quanto atroce, può anche essere comprensibile vista la lunghissima relazione avuta con Rachel, è imperdonabile il fatto che sia pronto a farsi il viaggio di nozze con la sua ex a neanche un giorno dal patatrac nuziale inglese. Emblematica la frase di Joey sul suo conto: Come tu ti sia sposato tre volte, non lo capirò mai. Arriva perfino a provarci con la cugina Cassie (Denise Richards) e a farsi trascinare in un simil-appuntamento dalla sorella minore di Rachel, Jill (Reese Whiterspoon), solo per farla ingelosire. Inqualificabile.
C'è poi il fattore "ipocrisia" in Friends. Quasi nessuno dice mai la verità agli altri, con la sola eccezione di Phoebe, che al contrario la spara in faccia senza la minima sensibilità in nome di non si sa bene quale "status" privilegiato. Un vero amico dice la verità, si, anche se spiacevole. Ovviamente, volendo bene a lui/lei, c'è modo e modo di dirla. Friends in questo fallisce. Accade di rado ed è a senso unico. Sono ancora giovani, è vero, e forse avranno tempo per impararlo ma nei gruppi quasi sempre avviene questo. Le cose spiacevoli non vengono mai dette in faccia e così nessuno si evolve, rimanendo lì dove sono e se qualcuno rompe questo tacito patto, è la fine per il singolo.

Siamo agli sgoccioli. E ora mi rivolgo a tutti coloro che non aspettano altro di finire questo articolo per rigettare punto per punto tutto ciò che ho scritto e massacrarmi pubblicamente. Potete farlo, ma non cambierò idea anche perché se non vedete in tutto questo una lettera d'amore a Friends, allora non avete capito proprio niente. Non si scrivono articoli così lunghi (o lettere... vi dice niente la cosa?) se non amate davvero qualcuno o qualcosa. E io da innamorato autentico di Friends, mi sarei aspettato di più. Avrei voluto di più. Sono rimasto bruciato ma l'amore non si cancella. Friends è stato quel primo grande amore che non scorderò mai e anche se mi fa ancora soffrire, resterà per sempre tale.

Friends, il compleanno di Rachel

Friends si congeda dal piccolo schermo...