Il giorno è arrivato! Alla vigilia di natale ho preparato per colazione gli spaghetti con sciroppo d'acero, seguendo la ricetta dell'elfo umano Buddy (Will Ferrell) - Elf.
Voilà, la colazione è servita! Lo avevo detto dopo il natale scorso e l'ho fatto. A colazione, la vigilia di natale, avrei fatto gli spaghetti con lo sciroppo d'acero, proprio come quelli che Buddy (Will Ferrell) preparava alla dolce Emily (Mary Steenburgen), moglie del suo rigido papà Walter Hobbs (James Caan), da poco ritrovato. Così ho fatto. Tenera fiaba natalizia Elf - Un elfo di nome Buddy (2003, di John Favreau). In passato un po' trascurato, oggi è diventato un imprescindibile cult natalizio delle mie giornate a ridosso dell'arrivo di Babbo Natale.
Buon appetito... e buone feste!
Elf - Buddy (Will Ferrell) serve a Emily (Mary Steenburgen) degli ottimi spaghetti...
The Family Man - Kate (Tea Leoni) attende entusiasta il suo regalo da Jack (Nicolas Cage)
Il giorno dell'anniversario è un momento di condivisione e tanto amore. E se d'improvviso ce lo dimenticassimo? Succede anche questo, ai romantici protagonisti di The Famliy Man.
di Luca Ferrari Felice. Passionale. Innamorata. Kate Reynolds (Téa Leoni) è una donna fortunata. Vive un vita semplice insieme all'amato marito Jack Campbell (Nicolas Cage) e i loro due figli. Il suo lavoro non le regala troppe soddisfazioni a livello economico ma è comunque soddisfatta. L'amore con Jack va avanti dai tempi del college. Oggi è un giorno speciale. Il giorno del loro anniversario. Kate e Jack hanno avuto un battibecco pochi giorni prima, qualcosa che succede tra chi condivide la vita ed è legato da un sentimento autentico. Succede tra chi condivide le gioie e le difficoltà della vita, come appunto è raccontato nel romantico-commovente The Family Man (2000, di Brett Ratner).
Jack è sempre stato il primo a darle il regalo di anniversario, quest'anno però c'è qualcosa che non va. Jack è turbato. Non sembra più il romantico marito di una volta. Kate invece è sempre la stessa. E' una delle tante mattine nel New Jersey innevato. Jack tutto assonnato è al piano inferiore a cambiare e dare il latte al piccolo Josh. Appena sentito il marito andare giù, Kate si sveglia tutta felice e da sotto il letto, tira fuori un grande pacco regalo. Lì dentro c'è la copia a buon mercato di una giacca che Jack aveva visto. Avere/essere in una famiglia significa anche saper rinunciare "ai propri giocattoli", specie per gli adulti. Kate è travolgente nella sua sprizzante felicità. Consegnato il regalo, allunga le braccia con gli occhi chiusi, in attesa di ricevere il proprio, e lì accade.
Kate è lì, bella e solare nel suo pigiama felpato. Entusiasta della vita. Non ha paura di esprimere la sua felicità. Kate d'improvviso capisce che il suo amato Jack ha dimenticato il giorno del loro matrimonio. Per lei è un colpo al cuore. Si sente ferita. Il suo sorriso si trasforma in una maschera di tristezza, lancinante. Non è il regalo mancato a ferirla, è il constatare che Jack abbia dimenticato il giorno più importante della loro vita. Saprà rimediare. Saprà mettere a fuoco ciò che davvero conta, come lo spirito Cash (Don Cheadle) gli aveva detto che avrebbe dovuto imparare prima di tornare alla sua vita. Una vita però, quella di Jack Campbell, che non sarebbe più stata la stessa. A ben guardare però, è stato proprio così... dal giorno che Jack s'innamorò di Kate Reynolds.
The Family Man, la scena dell'anniversario
The Family Man - un'amorevole Kate (Tea Leoni)
The Family Man - Kate (Tea Leoni) consegna il regalo a Jack (Nicolas Cage)
Dickens - L'uomo che inventò il Natale (2017, di Bharat Nalluri)
Per dare una svolta a un nuovo libro (e all'umanità intera), ci vuole ispirazione e la voglia di fare i conti con i propri "spettri". Dickens - L'uomo che inventò il Natale (2017, di Bharat Nalluri).
Può un libricino di poche pagine cambiare il corso di una vita, o più di una? La risposta è sì, ancor di più se di mezzo c'è al festa per antonomasia dove tutto è possibile: il natale. Un'ispirazione sgorgata dai vicoli più oscuri della propria più rivoluzionaria immaginazione. Un'ispirazione che dovrà fare i conti con le lacrime abbandonate del proprio passato. Un'ispirazione che troverà la forza di mutare il corso della vita e della storia, imparando dalla dolcezza di chi ci sta accanto. Ecco allora il caso metterci il suo zampino, e poche pagine dopo, un uomo cambierà per sempre il significato di una festa, a quell'epoca sempre poco sentita. Dickens - L'uomo che inventò il Natale (2017, di Bharat Nalluri).
Charles Dickens (Dan Stevens) è uno scrittore di successo. Il suo libro "Le avventure di Oliver Twist" lo hanno reso celebre in tutto il Regno Unito ma le ultime produzioni non hanno soddisfatto le aspettative. Lui intanto continua a spendere e spandere, e i debiti aumentano. Nella sua ricca dimora a Londra, intanto, sono arrivati anche (senza chiedere) i suoi genitori, con i quali c'è ancora molto rancore dopo essere stato abbandonato a causa della sconsideratezza paterna. Per risollevare le sorti e l'avverso destino, servirebbe un nuovo libro. Un'opera capace di rilanciarlo, finanziariamente e intellettualmente. L'ispirazione però non basta desiderarla. Bisogna sentirla, assecondarla.
Un uomo intanto bussa alla porta della mente dello scrittore, ma non è ancora chiaro chi sia. Il nome non viene, non ancora. Poi, sì. Quando lo si trova, lo si riconosce: Ebeneezer Scrooge (Christopher Plummer). Uno a uno, i personaggi di questa nuova storia assumono le sembianze della vita reale. Il cinico ma fraterno Jacob Marley è l'avaro notaio Haddock (Donald Sumpter). Lo spirito dei natali presenti è il generoso John Forster (Justin Edwards), suo amico leale e instancabile nell'aiutarlo per realizzare l'opera. Dickens intinge nel mondo dei vivi, ma il finale è a un vicolo cieco. Il problema in realtà non risiede nelle parole, ma nell'anima dello scrittore stesso.
Per credere a un lieto fine bisogna essere pronti a viverlo dentro e fuori di sé. E dopo l'ennesima bugia di suo padre (Jonathan Pryce), Charles non ne vuole più sapere di averli sotto il naso, e lo caccia insieme a sua madre (Ger Ryan). Un errore commesso anche ai danni della giovanissima aiuto-governante irlandese, Tara (Anna Murphy), ma nulla che la paziente e amorevole moglie Kate (Morfydd Clark) non sia pronta a sistemare, ispirando quel cambiamento fondamentale nel cuore tormentato dello scrittore. Charles Dickens adesso è pronto a rischiare il tutto per tutto, nella vita privata e nella stesura del libro. E saranno in molti, ancora oggi, a capire e a farsi ispirare
Per noi profani e senza fede non ci potrebbe essere la festa del 25 dicembre senza il Canto di natale di Dickens. Nel 2009 fu la magia animata di Robert Zemeckis a trasportare sul grande schermo A Christmas Carol, facendoci commuovere fino alle lacrime. In questa nuova incursione cinematografica invece, scopriamo cosa ispirò la nascita di un racconto destinato a ridisegnare il significato stesso della festività. Veritiero o meno che sia il ritratto dello scrittore, vediamo un aitante e generoso Dickens, allora segnato però da una voragine dolorosa che affonda gli aculei nei suoi ricordi di bambino affidato (dai genitori stessi) in un gelido orfanotrofio. Ed è proprio da quella ferita così aperta che gli appare Scran... Scrook... Scrooge, la sua anima più nascosta in cerca di redenzione proprio a natale.
Scrooge cede. E' davvero cambiato? Lo è davvero? Con il Soprannaturale non si può mentire, eppure adesso vorrei capire. Perché dobbiamo sempre arrivare al precipizio per comprendere i nostri sbagli? Perché dobbiamo aspettare un'alta marea di 187 cm per mettere in sicurezza una città fragile o assistere impotenti al crollo di scuole e ponti, recuperando tra le macerie i morti, per iniziare a fare sul serio (...) il nostro lavoro? Scrooge cambia, è vero. E la sua storia lo dimostra ma è un caso isolato. Una pecora bianca in una fossa di egoisimi. Mi dispiace essere così amaro ma questo è il mondo in cui viviamo e non voglio prendervi in giro. Non l'ho mai fatto e non comincerò certo a farlo in questo tormentato natale 2020. Qualcuno cambia, e il resto del mondo che fa? Vi sto aspettando.
Il trailer di Dickens - L'uomo che inventò il natale
L'uomo che inventò il Natale - Dickens (Dan Stevens) e Scrooge (Christopher Plummer)
Bufera in Paradiso - Il bacio appassionato tra Sarah (Mädchen Amick) e Bill (Nicolas Cage)
Vorrei un mondo dove esistessero strade aperte e seconde possibilità per tutti. Vorrei che il mondo assomigliasse di più a Bufera in Paradiso (1994, di George Gallo).
Una piccola comunità derubata da tre lestofanti. Una piccola comunità non perde la fede nelle "persone." Una piccola comunità accoglie tre forestieri anche se gli indizi sembrerebbero portare a loro. Una piccola comunità di onesti lavoratori, quelli che pagano le tasse rischiando di essere sbranati da Fisco e Multinazionali, lavorano ogni giorno per tenere vivo quel sogno e speranza americana (umana) di vivere e crescere i propri figli in un posto e tra la gente che amano. Un mondo dove è ancora possibile cambiare. Un mondo dove una gentilezza viene prima del dubbio. Un mondo dove le strade sono ancora aperte. Questo è il mondo di Bufera in Paradiso (1994, di George Gallo) e vorrei che "sta roba qui fuori" gli assomigliasse un po' di più.
Dave (Jon Lovitz) e Alvin Firpo (Dana Carvey) sono due incalliti ladruncoli newyorchesi, bugiardo il primo e cleptomane il secondo. Riottenuta la libertà con le classiche promesse di filare dritti, vengono affidati al fratello maggiore Dave (Nicolas Cage), ladro redento e oggi manager di un ristorante in città. Una lettera di un compagno galeotto, Vic Mazzucci (Vic Manni), che brama di rivedere sua figlia, spingono i tre a partire per la Pennsylvania in fretta e furia (...) per consegnare il prezioso messaggio. A dispetto dei dubbi di Dave, perfino mamma Edna (Florence Stanley) sembra trovarla una buona idea.
Arrivati così nella graziosa cittadina di Paradise, i fratelli Firpo fanno la conoscenza di Sarah Collins (Mädchen Amick), impiegata nella banca cittadina che i tre scoprono essere una facile preda, coi sistemi di allarme disattivati e soprattutto un sostanzioso gruzzolo appena depositato. Un'occasione davvero ghiotta e irripetibile, perfino per il retto Dave. Comprati i passamontagna, la combriccola mette subito in atto il piano, grattando tutto il contante non senza qualche "provinciale" complicazione. Tutto filato liscio? Non esattamente. Nel tentativo di fuggire col malloppo, hanno un incidente. Il paese però non è diffidente ed ecco che a dargli un passaggio e portarli al caldo è proprio il nipote del direttore della banca, Clifford Anderson (Donald Moffat), appena rapinato.
Le autorità intanto si mettono in moto. A supporto dello sceriffo locale Burnell (Sean McCann), e alcuni pseudo-aiutanti come il ruvido e imbranato Ed Dawson (John Ahston), viene mandato sul campo l'agente federale Shaddus Peyser (Richard Jenkins). Ora dopo ora intanto, i Firpo entrano sempre più in contatto con l'accogliente comunità di Paradise. Come se non fosse già abbastanza la calda accoglienza ricevuta dagli Anderson, con tanto di regali e condivisione della cena della vigilia, prima Bill si vede regalare i soldi mancanti per prendere l'autobus per tornare a casa (col malloppo) dall'impiegata stessa della biglietteria, poi Alvin viene coraggiosamente salvato per mezzo di una catena umana mentre rischia di annegare (e morire) nelle gelide acque del fiume che attraversa la città.
Il cerchio si stringe attorno ai Firpo e complice anche l'arrivo di papà Collins, le cose sembrano mettersi davvero male per tutti. La comunità di Paradise però è forte e unita, e al momento opportuno sa bene per chi e cosa schierarsi. "Venite qui" dice un esaurito Peyser ai Firpo, "Non so cosa sia successo in questa città ed è ovvio che qui nessuno me lo dirà ma ho il sospetto che vi stiano dando la più grossa opportunità della vostra vita. Non la sprecate." Le occasioni capitano nella vita ma bisogna anche saperle cogliere. Sarà così anche per i Firpo, o per lo meno per qualcuno di loro?
Riavvolgiamo il nastro e torniamo a quando la storia era ancora in fase di sviluppo. Bill, Dave e Alvin sono a cena dagli Anderson. Nel corso delle conversazioni a tavola, cercano di minimizzare l'accaduto. Non è di questo avviso il padrone di casa che con pacata gentilezza spiega loro che "Questa rapina molto probabilmente porterà al fallimento della nostra piccola banca" ammette sospirando, "Sono anni ormai che la grandi banche di città minacciano di venire qui ad assorbirci e ora dopo questa faccenda arriverà un controllo del Deposito Federale. Faranno delle indagini e scopriranno che concedo prestiti alla gente solo con una stretta di mano senza alcuna garanzia collaterale e questo inevitabilmente segnerà la fine di tutto."
Bill allora, cercando di alleviarsi il peso della coscienza, chiede il percome ci fosse tutto quel contante in cassa. La risposta arriva subito ed è ancora più dolorosa. "Bene, questa è la parte peggiore della storia" ammette con le lacrime agli occhi insieme alla moglie "Mi ero dato da fare per persuadere tutti in città ad aprire un conto natalizio. Sapete, niente d'importante ma alla fine dell'anno tutti avevano qualche dollaro da parte. Potevano contarci. Ci dava a tutti una piccola sicurezza e un pizzico di orgoglio in più. Le strade erano piene di allegria". Non quest'anno, replica il nipote. No, non quest'anno.
Come sono andate le cose a Paradise, lo sappiamo bene (e chi non lo sapesse, recuperi subito Bufera in Paradiso e se lo guardi). Ma il Paradiso è davvero qualcosa di irraggiungibile nella vita terrena o è solo nei sogni di qualche benpensante con gli occhi foderati di cuoricini? La risposta è soggettiva e spetta a ciascuno di noi. Certo mi chiedo cosa succederebbe se ognuno (tutti) iniziasse a deporre le armi (fisiche e mentali) per costruire qualcosa di migliore per sé e in parte anche gli altri? Tutto il male alla fine non ha mai portato a nulla e non ha arricchito nessuno. La grande umanità unita potrebbe cambiare il proprio corso con un semplice gesto di autentica unione.
Agli sgoccioli del 2020 viviamo ancora in un mondo lacerato da egoismi e disparità sempre più tragiche e marcate. Ho sempre amato la fiaba di George Gallo, Bufera in Paradiso (1994), e a più di 25 anni dalla sua uscita mi ritrovo a desiderare fortemente di essere parte di quel mondo. Una dimensione dove a dominare è l'altruismo più sincero capace di far emergere in modo naturale il cambiamento al momento giusto della propria vita. Bufera in Paradiso (1994, di George Gallo) è quel nuovo inizio che tutti ci portiamo nel cuore ma che in pochi abbiamo l'ardire (e la possibilità) di seguire (cominciare). Quel tempo adesso è arrivato per tutti. I know I'm just a dreamer but I'm not the only one, vero John?
Bufera in Paradiso, clip
Bufera in Paradiso - ha inizio la rapina in banca
Bufera in Paradiso - il rapinatore Bill Firpo (Nicolas Cage) e Mrs Anderson (Angela Paton)
Bufera in Paradiso - la famiglia Anderson durante la cena della vigilia di natale
Bufera in Paradiso - il direttore della banca di Paradise, Clifford Anderson (Donald Moffat)
Bufera in Paradiso - l'altruismo dei cittadini di Paradise
Bufera in Paradiso - i fratelli Firpo, Dave (John Lovitz) e Alvin (Dana Carvey)
Bufera in Paradiso - i rapinatori si disfano del malloppo
Bufera in Paradiso - la generosità dei cittadini di Paradise
Bufera in Paradiso - i fratelli di Firpo: Bill (Nicolas Cage), Dave (John Lovitz) e Alvin (Dana Carvey)
Bufera in Paradiso - l'Agente dell'FBI, Shaddus Peyser (Richard Jenkins)
Bufera in Paradiso - la dolce Sarah Collins (Mädchen Amick)
Pennellate sincere. Una determinazione ammirevole contro tutto e tutti, inclusi i limiti del proprio corpo. La tenera storia di un'artista minuta, Maud Lewis (1903-1970) che con la sua arte colorò di semplicità il mondo. La sua storia è stata portata sul grande schermo da Aisling Walsh nel film Maudie - Una vita a colori (2016) con protagonisti Sally Hawking nei panni della pittrice ed Ethan Hawke, in quelli del burbero marito Everett. Nata e cresciuta nella provincia canadese della Nuova Scozia, oggi l'Art Gallery le ha dedicato una sezione speciale per diffondere la sua arte alle generazioni a venire, anche nel giorno di natale.
"Ho visto e consiglio la visione del film Maudie - Una vita a colori" scrive Pj Gambioli, "La pellicola poetica e toccante, diretta da Aisling Walsh racconta la vita dell'artista canadese Maud Lewis che a causa di una brutta forma di artrite è considerata l'ultima degli ultimi. Eppure questa donna non demorde davanti alla vita e lotta con tutte le sue forze per la propria indipendenza. Grazie all'amore puro che ha in sé, Maudie scioglie il cuore rude dell'uomo che diventerà poi suo marito e con il talento innato per la pittura si riscatta diventando inaspettatamente nota e apprezzata nel mondo. Nessuno, a causa della sua diversità era disposto a darle un centesimo eppure spesso le apparenze ingannano. Da vedere."
Maudie è minuta. Trattata come se non contasse nulla dai familiari. Lei si vede diversamente e trovando la forza per rispondere a un annuncio di lavoro del pescivendolo Everett che cerca qualcuno che badi alla casa, si getta a capofitto in una nuova e a tratti impossibile avventura. In principio l'uomo è scontroso e ingrato. La caccia anche via ma Maud non demorde. Nel pochissimo tempo libero, anche solo per abbellire la casa, inizia a dipingere rivelando un incredibile talento scoprto dall'emancipata Sandra (Kari Matchett), cliente del marito e residente in zona per dei periodi quando abbandona la Grande Mela. L'arte di Maude viene così rivelata al mondo
Vincitrice di sette Canadian Screen Awards (l'equivalente dei nostrani David di Donatello) tra cui Miglior film, regia, sceneggiatura originale, miglio attore non protagonista e miglior attrice protagonista, Maudie - Una vita a colori (2016, di Aisling Walsh) è una storia universale. Un frammento di esistenza umana capace di andare ben oltre la mera ispirazione. Un film che ha ulteriormente consacrato Sally Hawking (Made in Dagenham, Blue Jasmine, Paddington), portandole in dote anche il prestigioso British Actress of the Year l'anno successivo il trionfo con il "veneziano" La forma dell'acqua - The Shape of Water (2017, di Guillermo Del Toro).
Serendipity - Sarah (Kate Beckinsale) e Jonathan (John Cusack) dolcemente vicini
In un'affollata New York City natalizia, l'amore imprevedibile e maledettamente romantico fa il suo trionfale e devastante ingresso. E' la magia di Serendipity (2001, di Peter Chelsom).
Un uomo e una donna vivono la loro vita, relativamente sereni e soddisfatti. Lei è psicologa e sentimentalmente impegnata. Lui lavora nella televisione ed è in procinto di sposarsi. Jonathan e Sarah non si conoscono e nemmeno avrebbero intenzione di farlo. Il destino però è sempre dietro l'angolo. Sarah e Jonathan s'incontrano senza volerlo. Qualcosa si accende. Qualcosa li avvicina, allontanandoli subito dopo. Passano gli anni ma di quel romantico incontro vi sono ancora soffici fiocchi ad alimentare il sogno di un sentimento perfetto. Adesso tocca a loro decidere. Adesso tocca a loro capire se credere davvero in quella serendipità. Serendipity - Quando l'amore è magia (2001, di Peter Chelsom).
Jonathan Trager (John Cusack) è un documentarista. A ridosso del 25 dicembre, nell'affollatissimo Bloomingdale's nella Grande Mela, sta per comperare un paio di eleganti guanti per la fidanzata Halley (Bridget Moynahan). Peccato che sul medesimo capo ci abbia appena messo le mani, e nel medesimo istante, anche una donna: Sarah Thomas (Kate Beckinsale), impegnata col musicista Lars (John Corbett). Tra i due sconosciuti è subito colpo di fulmine. Due chiacchiere, una pattinata sul ghiaccio a Central Park ed ecco scattare la magia di un (im)possibile amore, sussurrato e illuminato dal chiarore degli astri. Che fare a questo punto? Seguire l'ispirazione di questo incontro casuale (serendipità) o salutarsi e dirsi addio per sempre?
Più perplessa lei di lui, si decide in modo consensuale per uno scambio di numeri di telefono ma nel momento cruciale qualcosa va storto e per Sarah è un chiaro segno-avviso del destino. Un richiamo alle rispettive relazioni. La dimostrazione che c'è qualcosa di sbagliato. Un suggerimento deciso sul fatto che sia meglio volgere lo sguardo altrove. La donna allora gli offre un'ultima possibilità. Ognuno scriverà il proprio numero da qualche parte, lui su di una banconota e lei dentro le pagine del libro L'amore ai tempi del colera. Se lo ritroveranno, allora il loro amore potrà provare a sbocciare. Manco a dirlo i due si perdono di vista eppure qualcosa è rimasto di quel momento. Molto, molto di più.
Passano gli anni. Arrivati entrambi a ridosso delle rispettive nozze, prima di votarsi al proprio compagno/a, senza saperlo decidono entrambi di provare a ritrovarsi accompagnati in questa "mission impossible in the name of love" dai rispettivi compari. Per Jonathan, l'amico e collega giornalista dei necrologi per il New York Times, Dean (Jeremy Piven - in un ruolo analogo al fianco di Nicolas Cage nell'altrettanto romantico-natalizio The Family Man). Per Sarah invece, Eve (Molly Shannon). Ha inizio una corso contro il tempo che li porterà (anche) a dover interpretare frammentarie informazioni fornite per lo più da stravaganti personaggi, su tutti il petulante e inflessibile commesso (Eugene Levy) di Bloomingdale's.
La resa è sempre dietro all'angolo ma nessuno dei due protagonisti sembra crederci fino in fondo. Quell'incontro è stato davvero speciale e quello stesso beffardo destino che li ha allontanati, forse adesso è pronto per riavvicinare questi due cuori follemente romantici. Ma cosa succederebbe se una volta deciso, uno dei due scoprisse che tutto quel penare è stato solo fatica sprecata? Abbandono e qualche lacrima. Nulla però che una soffice nevicata non possa cancellare, magari facendo sbocciare quell'amore così voluto. L'amore ha i suoi rischi. Il grande amore di una vita impone sacrifici. E forse adesso è arrivato il momento di Sarah e Jonathan.
Da sempre uno dei mie cult natalizi per eccellenza, Serendipity - Quando l'amore è magia (2001, di Peter Chelsom) è un film confezionato ad arte per chi non ha paura di soffrire le peggiori pene d'amore. Faccia da schiaffi, spavaldo e oltre modo romantico, il Jonathan Trager di John Cusak (Con Air, I perfetti innamorati, Cell) è un vero poeta metropolitano dei sentimenti, di ben altro spessore rispetto ai fallaci miti moderni sedotti e slavati da carnali sfumature di qualsivoglia colorazione. Il dubbio lo attanaglia. Le responsabilità della vita reale lo chiamano ma lui crede davvero in quell'incontro. Si getta nel dubbio. Non ha difese contro il gelo della solitudine e del rischio. Si gioca tutto per amore e questa è la sua nobile scelta.
Dolce e ancor più romantica, con un'irrefrenabile fede nel destino, la Sarah di Kate Beckinsale (Pearl Harbor, The Aviator, Underworld) è un invito all'amore più dolce. Vorrebbe lasciarsi andare e non è mai del tutto convinta. Complice anche un fidanzato non così ideale per lei, prende i dadi e gioca la sua partita impossibile. Corre sue giù per NY arrivando vicino alla meta. In un mondo sempre più ammalato di anoressia sentimentale, Sarah espone il proprio cuore alla fragilità delle proprie lacrime incurabili. Se dovesse sbagliare, sarebbe difficile rialzarsi ma non ha importanza. Lei è lì, e se quella volta fu davvero serendipità, adesso è il momento di scoprirlo in modo definitivo.
Non sono molti i film romantici del terzo millennio capaci di emozionare. Insieme agli ancor più natalizi Love Actually - L'amore davvero (2003, di Richard Curtis) con cast stellare all British e The Holiday - L'amore non va in vacanza (2006, di Nancy Meyers), trova legittimo posto anche Serendipity - Quando l'amore è magia. Innamorati perfetti i due protagonisti capaci di trasmettere quella giusta dose di poetica e coraggiosa malinconia. Un film questo, capace di far riscoprire cosa significhi vagare da soli affidando le proprie "cupidesche" sofferenze a un cielo stellato in attesa del doveroso happy end. Serendipity - Quando l'amore è magia (2001, di Peter Chelsom) è un film per sognatori veri. Quelli decisi e pronti a tutto pur di trasformare il loro più incredibile sogno d'amore nella realtà di tutti i giorni.
Il trailer di Serendipity - Quando l'amore è magia
Serendipity - l'incontro di Sarah (Kate Beckinsale) e Jonathan (John Cusack)
Serendipity - Jonathan (John Cusack) e Sarah (Kate Beckinsale) a Central Park
Serendipity - Sarah (Kate Beckinsale) e Jonathan (John Cusack)
Serendipity - la banconota da 5 dollari col numero di telefono di Jonathan
Serendipity - l'edizione del volume "L'amore ai tempi del colera" con il numero di Sarah
Serendipity - i fidanzati Halley (Bridget Moynahan) e Jonathan (John Cusack)...
Serendipity - i fidanzati Lars (John Corbett) e Sarah (Kate Beckinsale)
Serendipity - i compari Jonathan (John Cusack) e Dean (Jeremy Piven)
Serendipity - le amiche Eve (Molly Shannon) e Sarah (Kate Beckinsale)
Serendipity - uno sconsolato Jonathan (John Cusack) sulla pista da pattinaggio
Serendipity - Sarah (Kate Beckinsale) e Jonathan (John Cusack) si sono ritrovati!
A Christmas Carol - il vecchio Scrooge (Jim Carrey) guarda affettuoso il piccolo Tim Cratchit (Ryan Ochoa)
L'intramontabile storia (canto) di natale portata sul grande schermo da un Maestro della settima arte, in versione animata. A Christmas Carol (2009, di Robert Zemeckis).
Si può cambiare del tutto e sinceramente la propria esistenza in una sola notte? La maggioranza non sarà d'accordo, qualcun altro si. È quello che accade nella solitudine di un'abitazione a Londra dove vive un uomo avaro e insensibile all'amore. Un uomo cui un vecchio amico ha voluto dargli una seconda chance. Un uomo, che a ben guardare la sua storia, si era rintanato nell'avidità. Adesso però è arrivato il momento di riappropriarsi della vita. Questo è il magico tempo di A Christmas Carol (2007, di Robert Zemeckis).
Londra, 1843. È la vigilia di natale e tutti si apprestano a festeggiare. Nel suo austero ufficio Ebenezer Scrooge (Jim Carrey) borbotta e si lamenta. Accumula danaro. Alcuni anni or sono, in questo stesso giorno di festa, morì il socio Jacob Marley. Sbattutii fuori senza il minimo rimorso due uomini venuti a raccogliere soldi per i bambini poveri, fa la stessa fine il suo unico nipote, Fred (Colin Firth). Ebenezer è acido e rabbioso. A dispetto della sua umile condizione, il segretario Bob Crachit (Gary Oldman) non vede l'ora di tornare a casa dalla sua famiglia
Bob ha freddo e ha un grosso peso nel cuore. Il suo figlio più giovane, Tim (Ryan Ochoa), è gravemente malato e il magro compenso che l'odioso Scrooge gli passa, non è sufficiente per fargli avere le cure necessarie. Oggi non ha importanza. Questa notte Bob Cratchit vuole solo scaldarsi attorno al fuoco con moglie e figli. Bob Cratchit saluta il suo padrone e travolto da spirito fanciullesco, si lancia a pattinare sulla strada ghiacciata finendo a terra con tanto di risate. Eccoli, sono tutti lì. Insieme. A condividere un'umile oca al forno. Non ha importanza. Sono insieme e si vogliono bene. Questo è lo spirito del natale.
Scrooge intanto se ne torna acido e insofferente nella propria abitazione. Consuma la sua zuppa davanti al fuoco. Messosi a letto, un sinistro rumore da dietro la porta inizia a farsi largo. Un incubo? Un'allucinazione? No, è tutto reale. Ciò che gli si presenta davanti è lo spirito dell'ex-socio Jacob Marley. Il suo volto è terrificante ed è legato a pesanti catene con macigni. E' il peso della ricchezza più avida. E' il peso dell'accumulo di danari in barba ai sentimenti. E' il peso eterno che Jacob Marley dovrà portare con sé. Un destino questo che attenderà l'ancor più spietato Ebenezer Scrroge, a meno che...
Già, a meno che... Marley non è venuto in visita sul pianeta dei vivi a terrorizzare il suo vecchio amico ma a regalargli una speranza. Se è impressionante il peso di Jacob, Ebenezer è già andato ben oltre e gli resta ancora da vivere. Ecco dunque l'offerta. Questa notte sarà visitato da tre spiriti: quello del natale passato, presente e futuro. Se al termine di questa esperienza l'uomo sarà sinceramente cambiato, forse qualcosa muterà. Ma può un uomo così, capace di disprezzare perfino chi canta per le strade gli auguri di natale e sbattere in faccia la porta a chi viene a raccogliere fondo per i più bisognosi, cambiare in una unica notte? Certo è la notte di natale e può accadere di tutto.
Uno dopo l'altro gli spiriti si presentano al vecchio Ebenezer andando a risvegliare ciò che ormai aveva sommerso col cieco frastuono delle sterline sonanti. Ogni natale rivissuto è uno squarcio nel suo cuore rinsecchito. Ogni viso dimenticato nel nome del soldo è una corsa nel precipizio. Ogni lacrima inghiottita dall'ennesimo aumento di capitale si fa pesante domanda nella testa di quest'uomo, tanto ricco quanto miserabile nell'anima. Gli spiriti non fanno sconti, mostrandogli ciò che è stato, ciò che è e ciò che sarà se la vita dovesse continuare su questi tragici binari.
Scrooge, che fino a poco fa denigrava il natale così come tutti coloro che intendevano festeggiarlo definendolo senza mezzi termini, scempiaggini, adesso vacilla. Forse ha paura, o forse il film della sua vita già vissuta lo spaventa davvero più di cosa lo aspetta nell'aldilà alla strega (e peggio) del socio Marley. Ebenezer Scrooge scopre così quanto dolore ha causato con la sua vita. Ebenezer Scrooge scopre così quanta gente potrebbe stare meglio se la sua vita iniziasse a volgere verso il sole invece che rimanere imbruttita e chiusa nell'oscurità. Al vecchio Ebenezer Scrooge è stata offerta una rara chance. Ciò che succederà l'indomani, la mattina di natale, va vissuto insieme a lui.
Immaginare un natale senza A Christmas Carol (2009, di Robert Zemeckis) è pura cine-blasfemia. La favola per eccellenza del 25 dicembre è stata presa da un maestro della settima arte (Ritorno al futuro, Forrest Gump, Allied - Un'ombra nascosta) e portata nel XXI secolo con l'animazione realizzando un cult senza tempo. Con i personaggi adattati ai volti degli attori originali, lo Scrooge-Carreyano è inarrivabile per odiosità. A dir poco strazianti invece, le lacrime di un padre (Cratchit-Oldman) che sa benissimo di non poter curare il proprio figlio e che presto morirà.
Tutti abbiamo un vissuto natalizio che vorremmo riscrivere e non è mai troppo tardi per cambiare qualcosa. A guardare A Christmas Carol (2009, di Robert Zemeckis) si viaggia insieme ai tre spiriti pensando al proprio passato, presente e futuro. Ci si guarda dentro. Si soffre e si piange. Si sorride anche, lo speriamo ma ciò che alla fine resta è la speranza che il domani possa davvero essere diverso se invece di chiudere la porta al mondo, si spalanchino le finestre chiedendo a un giovane ragazzino che giorno sia, e da lì in poi scendere in strada facendo della propria vita un nuovo e coinvolgente atto di umano amore.
Guardo A Christmas Carol (2009, di Robert Zemeckis) e vorrei già essere alla fine di questa grandiosa storia scritta da Charles Dickens (1812-1870) e raccontata in versione classica, con attori cioè in carne e ossa, nel recente e commovente anch'esso Dickens - L'uomo che inventò il Natale (2007, di Bharat Nalluri con Dan Steven nei panni dello scrittore inglese e il premio Oscar, Christopher Plummer, in quelli di Scrooge). Riguardo A Christmas Carol (2009, di Robert Zemeckis) e attraverso i miei demoni nel corso delle visite soprannaturali, lasciando che il mio cuore muoia e si rianimi ogni volta. Ripensando a chi non c'è più, chi c'è ancora e chi ci sarà.
Ho appena finito di rivedere A Christmas Carol (2007, di Robert Zemeckis). Ricordo ancora la prima volta. Era l'ultimo spettacolo dell'ultimo giorno di programmazione. Il natale era già passato. Da allora è passato parecchio tempo e quello che sto vivendo oggi è esattamente ciò che ho sempre sognato. Vivere ogni giorno insieme a persone che amo e da cui sono amato. E' sabato mattina, e mi sto gustando degli ottimi pancake fatti in casa. È capitato altre volte e capiterà ancora. Ma vivere tutto questo a ridosso dal giorno di natale, è quanto di più speciale possa esserci al mondo. Il rendermi conto di questo, è il più bel regalo che possa fare a me stesso.
Il trailer di A Christmas Carol
A Christmas Carol (2009, di Robert Zemeckis)
A Christmas Carol (2009, di Robert Zemeckis)
A Christmas Carol - dall'oscurità emerge il truce Ebenezer Scrooge (Jim Carrey)
A Christmas Carol - Scrooge (Jim Carrey), Crachit (Gary Oldman) e Fred (Colin Firth)
A Christmas Carol - lo spirito di Jacob Marley (Gary Oldman) parla a Scrooge (Jim Carrey),
A Christmas Carol - Scrooge (Jim Carrey) perplesso
A Christmas Carol - una piccola parte delle catene di Jacob Marley (Gary Oldman)
A Christmas Carol - lo spirito del natale passato e Scrooge (Jim Carrey)
A Christmas Carol - Scrooge (Jim Carrey) in compagnia dello spirito del Natale passato
A Christmas Carol - un giovane Ebenezer (Jim Carrey) danza con Belle (Robin Wright)
A Christmas Carol - lo spirito del Natale presente
A Christmas Carol - Scrooge (Jim Carrey) in compagnia dello spirito del Natale presente
A Christmas Carol - l'umile famiglia Cratchit riunita la notte di natale
A Christmas Carol - Scrooge (Jim Carrey) osserva la famiglia Cratchit riunita la notte di natale
A Christmas Carol - il lugubre spirito del Natale futiro
A Christmas Carol - Tre uomini d'affari sghignazzano di qualcuno che è scomparso
A Christmas Carol - per Ebenezer Scrooge (Jim Carrey) è arrivata la fine...
A Christmas Carol - ... Ebenezer Scrooge (Jim Carrey) si risveglia più gioioso che mai
A Christmas Carol - per Ebenezer Scrooge (Jim Carrey) è arrivato il momento delle scuse e di rimediare
A Christmas Carol - ora Ebenezer Scrooge (Jim Carrey) farà di tutto per aiutare i poveri...
A Christmas Carol - ... e allietare il mondo
A Christmas Carol - Ma le più grosse scuse Scrooge (Jim Carrey) le deve al devoto Cratchit (Gary Oldman)
A Christmas Carol - Bob Cratchit (Gary Oldman) racconta la storia di Ebenezer Scrooge (Jim Carrey)...
A Christmas Carol - ... e di come fece di tutto per aiutare il suo piccolo Tim (Ryan Ochoa)
A Christmas Carol - Ebenezer Scrooge (Jim Carrey) si porta in braccio in piccolo Tim Cratchit (Ryan Ochoa)
A Christmas Carol (2009, di Robert Zemeckis) è tratto dal racconto Canto di Natale di Charles Dickens