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Visualizzazione post con etichetta John Cusack. Mostra tutti i post
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mercoledì 13 marzo 2019

Serendipity, l'amore è il nostro destino

Serendipity - Sarah (Kate Beckinsale) e Jonathan (John Cusack) dolcemente vicini
In un'affollata New York City natalizia, l'amore imprevedibile e maledettamente romantico fa il suo trionfale e devastante ingresso. E' la magia di Serendipity (2001, di Peter Chelsom).

di Luca Ferrari

Un uomo e una donna vivono la loro vita, relativamente sereni e soddisfatti. Lei è psicologa e sentimentalmente impegnata. Lui lavora nella televisione ed è in procinto di sposarsi. Jonathan e Sarah non si conoscono e nemmeno avrebbero intenzione di farlo. Il destino però è sempre dietro l'angolo. Sarah e Jonathan s'incontrano senza volerlo. Qualcosa si accende. Qualcosa li avvicina, allontanandoli subito dopo. Passano gli anni ma di quel romantico incontro vi sono ancora soffici fiocchi ad alimentare il sogno di un sentimento perfetto. Adesso tocca a loro decidere. Adesso tocca a loro capire se credere davvero in quella serendipità. Serendipity - Quando l'amore è magia (2001, di Peter Chelsom).

Jonathan Trager (John Cusack) è un documentarista. A ridosso del 25 dicembre, nell'affollatissimo Bloomingdale's nella Grande Mela, sta per comperare un paio di eleganti guanti per la fidanzata Halley (Bridget Moynahan). Peccato che sul medesimo capo ci abbia appena messo le mani, e nel medesimo istante, anche una donna: Sarah Thomas (Kate Beckinsale), impegnata col musicista Lars (John Corbett). Tra i due sconosciuti è subito colpo di fulmine. Due chiacchiere, una pattinata sul ghiaccio a Central Park ed ecco scattare la magia di un (im)possibile amore, sussurrato e illuminato dal chiarore degli astri. Che fare a questo punto? Seguire l'ispirazione di questo incontro casuale (serendipità) o salutarsi e dirsi addio per sempre?

Più perplessa lei di lui, si decide in modo consensuale per uno scambio di numeri di telefono ma nel momento cruciale qualcosa va storto e per Sarah è un chiaro segno-avviso del destino. Un richiamo alle rispettive relazioni. La dimostrazione che c'è qualcosa di sbagliato. Un suggerimento deciso sul fatto che sia meglio volgere lo sguardo altrove. La donna allora gli offre un'ultima possibilità. Ognuno scriverà il proprio numero da qualche parte, lui su di una banconota e lei dentro le pagine del libro L'amore ai tempi del colera. Se lo ritroveranno, allora il loro amore potrà provare a sbocciare. Manco a dirlo i due si perdono di vista eppure qualcosa è rimasto di quel momento. Molto, molto di più.

Passano gli anni. Arrivati entrambi a ridosso delle rispettive nozze, prima di votarsi al proprio compagno/a, senza saperlo decidono entrambi di provare a ritrovarsi accompagnati in questa "mission impossible in the name of love" dai rispettivi compari. Per Jonathan, l'amico e collega giornalista dei necrologi per il New York Times, Dean (Jeremy Piven - in un ruolo analogo al fianco di Nicolas Cage nell'altrettanto romantico-natalizio The Family Man). Per Sarah invece, Eve (Molly Shannon). Ha inizio una corso contro il tempo che li porterà (anche) a dover interpretare frammentarie informazioni fornite per lo più da stravaganti personaggi, su tutti il petulante e inflessibile commesso (Eugene Levy) di Bloomingdale's.

La resa è sempre dietro all'angolo ma nessuno dei due protagonisti sembra crederci fino in fondo. Quell'incontro è stato davvero speciale e quello stesso beffardo destino che li ha allontanati, forse adesso è pronto per riavvicinare questi due cuori follemente romantici. Ma cosa succederebbe se una volta deciso, uno dei due scoprisse che tutto quel penare è stato solo fatica sprecata? Abbandono e qualche lacrima. Nulla però che una soffice nevicata non possa cancellare, magari facendo sbocciare quell'amore così voluto. L'amore ha i suoi rischi. Il grande amore di una vita impone sacrifici. E forse adesso è arrivato il momento di Sarah e Jonathan.

Da sempre uno dei mie cult natalizi per eccellenza, Serendipity - Quando l'amore è magia (2001, di Peter Chelsom) è un film confezionato ad arte per chi non ha paura di soffrire le peggiori pene d'amore. Faccia da schiaffi, spavaldo e oltre modo romantico, il Jonathan Trager di John Cusak (Con Air, I perfetti innamorati, Cell) è un vero poeta metropolitano dei sentimenti, di ben altro spessore rispetto ai fallaci miti moderni sedotti e slavati da carnali sfumature di qualsivoglia colorazione. Il dubbio lo attanaglia. Le responsabilità della vita reale lo chiamano ma lui crede davvero in quell'incontro. Si getta nel dubbio. Non ha difese contro il gelo della solitudine e del rischio. Si gioca tutto per amore e questa è la sua nobile scelta.

Dolce e ancor più romantica, con un'irrefrenabile fede nel destino, la Sarah di Kate Beckinsale (Pearl Harbor, The Aviator, Underworld) è un invito all'amore più dolce. Vorrebbe lasciarsi andare e non è mai del tutto convinta. Complice anche un fidanzato non così ideale per lei, prende i dadi e gioca la sua partita impossibile. Corre sue giù per NY arrivando vicino alla meta. In un mondo sempre più ammalato di anoressia sentimentale, Sarah espone il proprio cuore alla fragilità delle proprie lacrime incurabili. Se dovesse sbagliare, sarebbe difficile rialzarsi ma non ha importanza. Lei è lì, e se quella volta fu davvero serendipità, adesso è il momento di scoprirlo in modo definitivo. 

Non sono molti i film romantici del terzo millennio capaci di emozionare. Insieme agli ancor più natalizi Love Actually - L'amore davvero (2003, di Richard Curtis) con cast stellare all British e The Holiday - L'amore non va in vacanza (2006, di Nancy Meyers), trova legittimo posto anche Serendipity - Quando l'amore è magia. Innamorati perfetti i due protagonisti capaci di trasmettere quella giusta dose di poetica e coraggiosa malinconia. Un film questo, capace di far riscoprire cosa significhi vagare da soli affidando le proprie "cupidesche" sofferenze a un cielo stellato in attesa del doveroso happy end. Serendipity - Quando l'amore è magia (2001, di Peter Chelsom) è un film per sognatori veri. Quelli decisi e pronti a tutto pur di trasformare il loro più incredibile sogno d'amore nella realtà di tutti i giorni.

Il trailer di Serendipity - Quando l'amore è magia

Serendipity - l'incontro di Sarah (Kate Beckinsale) e Jonathan (John Cusack)
Serendipity - Jonathan (John Cusack) e Sarah (Kate Beckinsale) a Central Park
Serendipity - Sarah (Kate Beckinsale) e Jonathan (John Cusack
Serendipity - la banconota da 5 dollari col numero di telefono di Jonathan
Serendipity - l'edizione del volume "L'amore ai tempi del colera" con il numero di Sarah
Serendipity - i fidanzati Halley (Bridget Moynahan) e Jonathan (John Cusack)...
Serendipity - i fidanzati Lars (John Corbett) e Sarah (Kate Beckinsale)
Serendipity - i compari Jonathan (John Cusack) e Dean (Jeremy Piven)
Serendipity - le amiche Eve (Molly Shannon) e Sarah (Kate Beckinsale)
Serendipity - uno sconsolato Jonathan (John Cusack) sulla pista da pattinaggio
Serendipity - Sarah (Kate Beckinsale) e Jonathan (John Cusack) si sono ritrovati!

martedì 2 agosto 2016

Cell, il cannibalismo è mobile

Cell - Alice (Isabelle Fuhrman) e Clay (John Cusack) si aggirano per le strade
Siamo sempre più connessi e assorbiti dalla droga degli smartphone. E se d’improvviso ne venissimo risucchiati in modo letale? Da Stephen King al grande schermo, Cell (2016, di Todd Williams).

di Luca Ferrari

Due ragazzi vicini digitano sul proprio telefono cellulare senza spiccicare una parola. L’ennesima famiglia in pizzeria ha sbattuto un grande smartphone davanti alla loro bambina così che rimanga tranquilla lasciando loro in pace. Un “altro futuro premio Nobel” spende tutto il proprio tempo di viaggio giocando con qualche futile applicazione. Il vicino osserva con attenzione le vite altrui. L’orrore del quotidiano possiede ancora margini di peggioramento? Si, decisamente. Basato sull’omonimo romanzo di Stephen King, Cell (2016, di Todd Williams).

Clay Riddell (John Cusack) è un disegnatore di fumetti. Dopo un difficile anno lontano dalla famiglia, adesso vorrebbe tornare a casa, esausto ma felice per aver finalmente venduto il proprio lavoro. È all’aeroporto di Boston come tante volte ha fatto nella sua vita. Lui e migliaia di altre persone. Moltissimi, come sempre, sono al telefono. Parlano. Giocano. Chattano. Qualcosa però d’improvviso si verifica. Prima le convulsioni, poi una feroce aggressività cannibale.

Clay ha da poco messo giù la cornetta ed evita per caso il contagio. Non senza difficoltà, fugge via angosciato, riuscendo a trovare un rifugio temporaneo dentro un vagone della metropolitana insieme ad altre persone ancora "normali", tra cui il macchinista Tom McCourt (Samuel L. Jackson). I protagonisti ci mettono poco a capire che non trattasi di chissà quale sofisticato attacco terroristico ma è qualcosa ancor più atroce: chiunque fosse al telefono, è stato colpito da un segnale che ne ha mutato del tutto la volontà, trasformandolo in un automa assetato di sangue. Clay ora vuole una sola cosa, ritrovare moglie e figlio prima che sia troppo tardi.

“Lui toglierà loro la libertà, e loro l’ameranno per questo” sentenziava serafico-preoccupato il senatore Gracco (Derek Jacobi). Sono passati più di 16 anni da Il gladiatore (di Ridley Scott) e di libertà ce n’è sempre meno, travestita magnificamente da intrattenimento alla portata di ciascuno. Il dittatore del terzo millennio però, non è uno e unico. Non ha volto. Sono molti. Invisibili e non hanno le sembianze di truci carcerieri ma di simpatici mattacchioni.

L’era del mobile è in piena evoluzione. L’era del mobile scandisce il tempo. Il mondo si sveglia e la prima azione da compiere è quella di accendere il telefono in attesa di scoprire subito se qualcuno ci ha scritto o magari ci ha dato qualche “mi piace” sull’ennesimo commento o post che sia. I neo-genitori così come i nonni più digitali regalano entusiasti al web e ai tanti pedofili in agguato le foto dei loro figli/ nipotini.

Parafrasando il già citato Scott (rif. Robin Hood), "L’era del mobile fagocita e fagocita ancora finché tutti gli esseri dotati di pensiero non diventeranno automi". Ogni giorno aumentano le connessioni nel mondo. Ogni giorno le persone spendono sempre più tempo sui social network il cui supporto mobile ha ormai distanziato il normale computer da tavolo. Ormai in quel mondo senza guerrela gran parte della popolazione non sa più vivere senza il proprio telefono portatile.

Distribuito da Notorious Pictures, Cell (di Todd Williams) è sbarcato sul grande schermo in un’estate alquanto povera di film originali, riscuotendo però poco successo e venendo per di più criticato a discapito di pacchianate come Tarzan dove Christoph Waltz fa "addirittura" la parte del cattivo, l’ennesimo Star Trek, e il recordman di non-apprezzamenti (dislike) su Youtbe, Ghostbusters di Paul Feig.

Il rischio non ha mai fermato l’essere umano, neanche di fronte all'evidenza. Sono anni ormai che si parla della presunta pericolosità dei telefoni cellulari, eppure il popolo continua a tenerselo ben stretto alla testa e organi genitali vari, senza prendere alcuna precauzione al riguardo. Se ben ricordate c’è voluto parecchio tempo prima che venisse sancito il danno causato dalle sigarette, e la reazione qual è stata? Lucrarci sopra in modo ufficiale con ipocrite immagini di morte.

A dispetto di un finale forse un po’ troppo semplicistico, la coppia dei protagonisti di Cell funziona bene. Non sono degli eroi esagerati in stile La guerra dei mondi. Un po’ per tenacia, un po’ per fortuna sono ancora vivi. A loro si unirà anche la vicina di casa di Clay, Alice (Isabelle Fuhrman), scossa non poco per aver visto la propria madre uccisa. Cell lascia un’eredità (scomoda) dentro ciascuno di noi. La svendita umana è in pieno svolgimento ma in pochi sembrano davvero intenzionati a tenersi in disparte. Quanti di noi saranno davvero disposti a fuggire dalla massa e cercare il proprio cammino?

Inquietante il segnale che via via passa dal mero telefono all’uomo-donna facendoli diventare loro stessi esportatori di questo insolito virus. Il virus della violenza e del sangue, quello stesso imbracciato dalle masse incapaci di comprendere chi li stia utilizzando per il proprio bieco interesse. Masse pilotate con un suono, un clic, una parola. Il mondo non è mai davvero cambiato nel suo marciume, è solo l’apparenza a essere mutata.

Ma è davvero così fantascientifico il film Cell? La società impone regole. Una struttura che la distanza abbatte. Se nel quotidiano solo chi esercita il potere si lava la bocca col sangue di chi non può reagire, da un telefono è possibile azzannare chiunque, il più delle volte, perché non si condivide il medesimo pensiero.

Stephen King è uno scrittore horror che non ha certo bisogno di presentazioni ma nulla è più spaventoso di una realtà che giorno dopo giorno sta sempre più togliendo spazio alle relazioni umane, alimentando il mito della visibilità e condivisione (che poi tale non è, ndr), relegando come appestati chi crede ancora nella privacy. Cell, una visione estremizzata di qualcosa che si sta verificando anche in questo momento a fianco di ciascuno di voi.

Guarda l'angosciante trailer di Cell

Cell (2016, di Todd Williams)

sabato 7 aprile 2012

Con Air, eroismo d'alta quota

Con Air (1997, di Simon West)
Adrenalina, sangue e una ricca dose del più puro eroismo da yankee ranger solitario. Allacciate le cinture, si parte e si vola sul Con Air (1997, di Simon West).

di Luca Ferrari

L'ex-militare decorato Cameron Poe (il premio Oscar per Via da Las Vegas, Nicolas Cage) è finito in galera per aver difeso la moglie Tricia (Monica Potter) da una banda di bruti. Scontata la pena, nel viaggio che lo deve riportare a casa, suo malgrado si ritrova in mezzo ai peggiori criminali in fuga su di un volo speciale, il Con Air appunto. 

Toccherà a lui prendere il controllo del velivolo, mettendo a repentaglio la propria vita pur di aiutare l’amico diabetico Mike (Mykelti Williamson) detto Bimbo ed evitare che l’agente penitenziaria Sally Bishop (Rachel Ticotin) venga brutalmente violentata dal feroce stupratore Johnny 23 (Danny Trejo), a bordo anch'esso insieme ad assassini di prima categoria, su tutti la mente del piano di fuga Cyrus Gryssom (John Malkovich), Nathan Jones (Ving Rhames), Billy Bedlan (Nick Chinlund) e il mostro serial killer Garland Green (Steve Buscemi).

Sbarcati a Carson City per incontrare il trafficante Francisco Cindino (Jesse Borrego), Poe inizierà a gettare le basi per dimostrare all'amico morente che Dio esiste, e quando si troverà per la prima volta davanti al neo-amico sceriffo Vince Larkin (John Cusack), dopo tanti rischi un po’ di prudenza non è poi così esagerata, e pistola puntata gli dice: Ci sono due persone al mondo di cui mi fido. Una sono io. L’altra non sei tu! Di lì in poi sarà l'inizio della resa dei conti. Ad alta quota prima, per le strade di Las Vegas poi.

Il trailer di Con Air

Con Air - Nathan Jones (Ving Rhames) e Cyrus Gryssom (John Malkovich)
Con Air  - Cameron Poe (Nicolas Cage)
Con Air - Cameron Poe (Nicolas Cage) e Bimbo (Mykelti Williamson)
Con Air - Garland Green (Steve Buscemi)

venerdì 30 marzo 2012

The Raven (2012), il sangue dell’Inferno


di Luca Ferrari

A farci fare un cruento viaggio nell’Inghilterra più cupamente Vittoriana ci avevano egregiamente provato nel 2001 i fratelli Allen e Albert Hughes con From Hell, tradotto con fin troppa fantasia in “La vera storia di Jack lo squartatore” dove Johnny Depp, poco tempo prima di conquistare il pianeta con il pirata Jack Sparrow, diede fattezze e allucinazioni all’oppiomane ispettore Frederick Abberline, che grazie alle sue visioni cercava di impedire al mostro di colpireancora.

Adesso è il turno di James McTeigue con The Raven (2012), dove un pazzo, ispirandosi ai racconti del noto scrittore Edgar Allan Poe (John Cusack), mina la quiete della città di Baltimora lasciandosi alle spalle macabri omicidi e sangue.
In crisi d’ispirazione, Poe sarà costretto suo malgrado a riprendere penna e inchiostro per scrivere nuove storie ogni volta che l’assassino commetterà un omicidio. In ballo c’è la vita della sua bella, Emily (Alice Eve). Rapita, ma a differenza degli altri, tenuta in vita fino a quando lo scrittore non capirà chi sia il misterioso omicida (Ivan il tipografo, interpretato da Sam Hazeldine). È una corsa contro il tempo. A dargli manforte nel disperato tentativo di salvare la giovane, l’energico Detective Fields (Luke Evans).

John Cusack lo ricorderò sempre come il temerario innamorato di Serendipity (2001). Il suo viso rivolto al cielo in piena nevicata, disteso su una pista di ghiaccio a Central Park ha fatto scuola dentro di me. Curioso che l’ultima immagine da vivo del Poe cuasckiano sia esattamente la stessa. Con lui seduto su una panchina, dopo essere stato costretto a ingurgitare un veleno per salvare l’amata, che lancia un ultimo sguardo al mondo puntando gli stanchi occhi verso il cielo, con i fiocchi in arrivo.

Nelle atmosfere e nel personaggio principale, in molti hanno hanno erroneamente visto un po’ del trend ispirato da Guy Ritchie e Robert Downey Holmes. A legare i due personaggi principali al massimo è la passione per l’alcol e un certo modus operandi poco incline a seguire le regole. Di fatto il film di McTeigue è decisamente più oscuro delle commedie del collega, e lo scrittore è molto meno gigionesco di quanto non lo sia il detective.

Pochi spettatori alla proiezione cui ho assistito. Tra di loro, due ragazze vestite dark alle mie spalle con una indossante la t-shirt della cult band Misfits. Il fascino dell’oscuro richiama. La vita e la cinematografia rispondono a modo loro.

MENÙ FISSO DI CUSACK E CUORE DI CORVI

da quando in qua il mondo
si è preso il diritto
di fare del male
senza che nessuno abbia la possibilità
di difendersi?
 
adesso vedi, tu sei dinnanzi a me all'Inferno…io
sono legato
e non posso reagire…nessuno
sfonderà quella porta
e io non sarò salvato…morirò
senza che nessuno
ricordi il mio nome, e per
di più soffrendo
in modo disumano…e credi
che questo
ti renda qualcuno? E credi
che per questo
tu potrai salire
liberamente su di una carrozza
senza immaginare
le conseguenze
di quello che hai fatto…in
effetti
io non sono la persona
che tu hai reso
ierme…in effetti
avrei dovuto dirti subito
che non sono io la persona
che ha emesso
tutti quei lamenti…è
solo la tua immaginazione 

la tua fine invece, quella
sì…quella
è reale…peccato
non ti sia più rimasto nemmeno
un secondo per ripensarci
                                                (Mestre [Ve], cinema Excelsior, 29 Marzo ’12)