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lunedì 25 febbraio 2019

Oscar 2019, la diretta e i vincitori

And the Oscars 2019 go to...
La notte degli ambiti Premi Oscar è arrivata e noi siamo in diretta insieme a loro. Una lunga serata ricca di emozioni, analisi e commenti in diretta del Vostro "cineluk".

di Luca Ferrari

Ok, signore e signori ci siamo. E' cominciata la 91° edizione dei premi OscarCineluk - il cinema come non lo avete mai letto è in diretta. In questo momento sono le 3,52 del mattino in Italia e sono stati assegnati solo pochi premi. Come da pronostico, Roma (di Alfonso Cuaron) è stato nominato il Miglior film straniero, Spider-Man - Un nuovo universo (di Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman) ha vinto come Miglior film d'animazione e Regina King ha agguantato lo scettro per la Miglior attrice non protagonista in Se la strada potesse parlare.

Tra pochissimi saranno assegnati due dei premi che più m'interessano, quelli per la Miglior sceneggiatura originale e non originale. Da giornalista, poeta e amante della scrittura, sono forse quelli che più attendo. Potere alle parole. Le parole e la storia sono la base di un vero e grande film. Let's go!

Intanto però, è il momento di assegnare la statuetta per i migliori effetti speciali che va a... Paul Lambert, Ian Hunter, Tristan Myles e J. D. Schwalm per First Man - Il primo uomo, presentato a Venezia. Break musicale del duo Bradley Cooper/Lady Gaga, buoni per intrattenimento e anche vincere l'Oscar per la miglior canzone, non certo per competere sulla distanza di un lungometraggio con tanto di attori in lizza a discapito, in modo inspiegabile, di attori e attrici come Steve Carell e Saoirse Ronan. Ma ora è il momento di assegnare l'Oscar della Migliore sceneggiatura originale. In lizza ci sono:
  • Deborah Davis e Tony McNamara – La favorita (The Favourite)
  • Paul Schrader – First Reformed - La creazione a rischio (First Reformed)
  • Nick Vallelonga, Brian Currie e Peter Farrelly – Green Book
  • Alfonso Cuarón – Roma
  • Adam McKay – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)

And the Oscar goes to... Nick Vallelonga, Brian Currie e Peter FarrellyGreen Book. Sono le 4,11 e sono felicissimo. Anzi, minchia se sono felice! Già seconda statuetta per il film dopo quella per il Miglior attore non protagonista andata a Mahershala Ali. Pensare a questo punto che anche Viggo Mortensen possa riuscirci, credo sia molto difficile. Avessi dovuto fare una scelta tra i due compagni di set, avrei preferito quest'ultimo. Non solo per il ruolo, ma anche perché Ali è alla 2° statuetta dopo Moonlight (sempre Miglior attore non protagonista, 2017) e Viggo è ancora a secco.

Sempre presentati da Samuel L. Jackson e Brie Larson, ecco ora le nomination della Migliore sceneggiatura non originale:
  • Joel ed Ethan Coen – La ballata di Buster Scruggs (The Ballad of Buster Scruggs)
  • Charlie Wachtel, David Rabinowitz, Kevin Willmott e Spike Lee – BlacKkKlansman
  • Nicole Holofcener e Jeff Whitty – Copia originale (Can You Ever Forgive Me?)
  • Barry Jenkins – Se la strada potesse parlare (If Beale Street Could Talk)
  • Eric Roth, Bradley Cooper e Will Fetters – A Star Is Born

And the Oscar goest to... Charlie Wachtel, David Rabinowitz, Kevin Willmott e Spike LeeBlacKkKlansman. Vittoria meritatissima. "Io rendo omaggio a tutti i nostri antenati" ha sottolineato il regista. Un discorso potente il suo, parlando chiaramente del "genocidio", che le elezioni del 2020 sono vicine e bisogna fare la scelta giusta. Ma soprattutto ha parlato di amore, come scelta. Lo spettacolo deve andare avanti e tra pochissimo verranno assegnati gli Oscar per Miglior colonna sonora e canzone.

Fatto. Il primo a Ludwig Göransson per il cinecomic Black Panther. Scontato che vincerà Shallow (Lady Gaga) e infatti... ovviamente!

Piccolo intermezzo musicale, un mito come Barbara Streisand a parlare di BlacKkKlansman e la sua importanza. Ma ora i vincitori dello scorso anno come Miglior attori protagonisti, Allison Janey e Gary Oldman salgono sul palco a presentare le nomination per il Miglior attore protagonista che sono:
  • Christian Bale – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)
  • Bradley Cooper – A Star Is Born
  • Willem Dafoe – Van Gogh - Sulla soglia dell'eternità (At Eternity's Gate)
  • Rami Malek – Bohemian Rhapsody
  • Viggo Mortensen – Green Book

And the Oscar goes to... Rami Malek (Bohemian Rhapsody). Dopo BAFTA e Globe, tripletta con l'Oscar. Tutto molto scontato. Vediamo ora con le nomination della Migliore attrice protagonista:
  • Yalitza Aparicio – Roma
  • Glenn Close – The Wife - Vivere nell'ombra (The Wife)
  • Olivia Colman – La favorita (The Favourite)
  • Lady Gaga – A Star Is Born
  • Melissa McCarthy – Copia originale (Can You Ever Forgive Me?)

And the Oscar goes to... Olivia Colman (La favorita). Di nome e di fatto. E ora mancano gli ultimi due, regia e film. La serata degli Oscar sta per volgere al termine. Ci saranno sorprese? Ecco, ci siamo. E' arrivato Guillermo del Toro, vincitore l'anno passato per Miglior film e regia con La forma dell'acqua, per annunciare le nomination e il vincitore dell'Oscar per la Migliore regia:
  • Alfonso Cuarón – Roma
  • Yorgos Lanthimos – La favorita (The Favourite)
  • Spike Lee – BlacKkKlansman
  • Adam McKay – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)
  • Paweł Pawlikowski – Cold War (Zimna wojna)

And the Oscar goes to... Alfonso Cuarón (Roma), già terzo Oscar della pellicola dopo il Film straniero e la fotografia. E ora manca solo lui, il Miglior film, che sarà presentato dalla bravissima Julia Roberts, premio Oscar come Miglior attrice 2001 nel film Erin Brockovic - Forte come la verità (di Steven Soderbergh) al fianco del grande Albert Finney, scomparso il 7 febbraio scorso. E ora le nomination del Miglior film:
  • A Star Is Born - Bill Gerber, Bradley Cooper e Lynette Howell Taylor
  • Black Panther - Kevin Feige
  • BlacKkKlansman - Sean McKittrick, Jason Blum, Raymond Mansfield, Jordan Peele e Spike Lee
  • Bohemian Rhapsody - Graham King
  • Green Book - Jim Burke, Charles B. Wessler, Brian Currie, Peter Farrelly e Nick Vallelonga
  • La favorita (The Favourite) - Ceci Dempsey, Ed Guiney, Lee Magiday e Yorgos Lanthimos
  • Roma - Gabriela Rodríguez e Alfonso Cuarón
  • Vice - L'uomo nell'ombra (Vice) - Dede Gardner, Jeremy Kleiner, Adam McKay e Kevin J. Messick

And the winner is... non ci credo, Green Book di Peter FarrellyJim Burke, Charles B. Wessler, Brian Currie e Nick Vallelonga! Un premio meritatissimo per un film, tratto da una storia vera, che ha saputo coniugare rapporti umani e politici, in un'epoca dove la società stava cambiando. Senza facili moralismi né dita puntate, la storia è un viaggio. Un viaggio alla scoperta di se stessi con la mera vicinanza di due culture differenti. Due culture che scopriranno di avere presto qualcosa in comune di estremamente prezioso: il rispetto l'una per l'altra e la forza di sostenersi a vicenda.

Green Book trionfa alla 91° edizione dei Premi Oscar ma non è il solo. Insieme a lui hanno vinto Roma, BlacKkKlansman e Bohemian Rhapsody. Film in apparenza diversi ma accomunati dalla diversità. La diversità che diventa legame e normalità. Diversità che rompe gli schemi e si distacca da un passato, purtroppo ancora troppo vivido anche nel 2019. Mondi separati che trovano la sola strada possibile per costruire un mondo differente: il dialogo. In questo senso gli Oscar 2019 resteranno un'edizione su cui molti dovranno riflettere e ricominciare. Onore alla settima arte.

Green Book, miglio film agli Oscar 2019

sabato 23 febbraio 2019

Copia originale, ogni pagina è una vita

Copia originale - la scrittrice Lee Israel (Melissa McCarthy)
La vera storia di Lee Israel, da scrittrice di successo a falsaria di lettere dei grandi del passato. E' arrivato sul grande schermo, Copia originale (2018, di Marielle Heller).

di Luca Ferrari

Una donna sola, un tempo famosa. Una donna scaricata dallo star system i cui nuovi lavori di penna non interessano più a nessuno, o per lo meno questo è il pensiero della sua ricca agente. Una donna dal carattere scontroso, solitaria e col vizio del bere. Una donna lentamente sprofonda nell'anonimato della propria esistenza fino a scoprire un modo per tornare a respirare, o quanto meno a pagare le bollette e non ritrovarsi in mezzo a una strada. Adattamento cinematografico del volume autobiografico "Can You Ever Forgive Me? Memoirs of a Literary Forger di Lee Israel (1939-2014)", è uscito sul grande schermo Copia originale (2018, di Marielle Heller).

Lee Israel (Melissa McCarthy) è stata una biografa di successo, citata anche dal New York Times. Adesso ha un modesto lavoro di scrittura, perso malamente per qualche "alcolico" commento di troppo rivolto ai suoi colleghi. Senza più stipendio, tenta in tutti i modi di farsi dare un anticipo dal suo agente, l'elegante Marjorie (Jane Curtin), per la scrittura di un'opera sulla modella Fanny Brice. Ricevuto un secco rifiuto, per la scontrosa e sempre più rassegnata Lee si spalancano le voragini dell'alcol, ogni giorno di più, trovando sollievo solo nell'affetto della sua amata gatta, per di più malata. In uno dei tanti bar bazzicati intanto, ritrova una vecchia conoscenza, l'anticonformista Jack Hock (Richard E. Grant), reietto ed omosessuale come lei.

Trovata per caso una lettera autentica durante una ricerca in biblioteca, senza farsi vedere Lee se ne impossessa, vendendola poi a una libraria di proprietà della romantica Anna (Dolly Wells), da sempre fan della Israel. La scrittrice scopre così un mondo di collezionisti disposti a pagare svariati bigliettoni per lettere di letterati e personaggi famosi e così, sfruttando le sue indubbie qualità di penna, inizia una redditizia carriera di falsaria, sostenuta/supportata da Jack che non si farà il minimo scrupolo a vendere le carte scritte dall'amica e ricavarne qualche verdone per i propri eccentrici capricci.

L'America non perdona. O sei al top e resti al top, o non sei nessuno e devi startene all'angolo, nell'oblio, e ci devi rimanere. E' quello che è accaduto a Leonore Carol detta "Lee" Israel (1939-2014). E' quanto la giovane regista Marielle Heller (Diario di una teeneager, e prossimamente dietro la macchina da presa per l'atteso A Beautiful Day in the Neighborhood con protagonista Tom Hanls) trasmette sul grande schermo grazie anche alla ficcante sceneggiatura di Nicole Holofcener e Jeff Whitty (candidatura ai BAFTA e Oscar 2019 nella categoria "non originale") il tutto basato sulle parole della stessa Israel. Un mondo dove il muro che divide i riflettori dai lampioni scrostati e appena bagnati di fioca luce stantia, diventa ogni giorno più invalicabile e scivoloso.

Non sono certo una costante per lei i ruoli drammatici, Melissa McCarthy (Corpi da reato, Spy, Ghostbusters) dimostra in Copia originale tutta la sua padronanza recitativa regalando una prova autoriale capace di lasciare il segno, e mettendoci molto del suo per convincere lo spettatore che chi ha davanti, è una donna autentica e realmente provata. Non è un caso che abbia ricevuto nomination come Miglior attrice per i Golden Globe, BAFTA e premi Oscar (la cerimonia, domenica 24 febbraio). Non vincerà la statuetta ma di sicuro gli Academy dovranno iniziare a tenerla d'occhio, soprattutto se la troveremo ancora in ruoli drammatici.

Una sofferenza diversa invece, quella incarnata da Richard E. Grant (The Iron Lady, Jackie, Logan - The Wolverine). Sorride per non sprofondare. A dispetto dell'età e le calvizie incalzanti, fa lo gigolo perché è così che si sente. New York è la sua casa ma oramai ciò che lo attende sono locali di seconda categoria e soldi racimolati con piccole operazioni di spaccio. A dispetto dei suoi vizi, è una persona corretta finché può e riconosce in Lee un'amicizia e una sincerità che ormai nella Grande Mela sono facili da trovare quanto una macchina da scrivere nella sede della Microsoft. Il suo destino è già scritto ma Jack ci beve su, consolandosi con qualche flirt e una carezza di autentica mondanità umana.

Una nuova generazione di registe si sta facendo largo nella bolgia della settima arte. Da Greta Gerwig del poetico Lady Bird (2018) con protagonista Saoirse Ronan alla nostrana Alice Rohrwacher (Corpo celeste, Le meraviglie, Lazzaro felice) fino a Natalie Portman (Eve, episodio di New York I love you, Sognare è vivere) e ora Marielle Heller. Tutte voci narranti e menti capaci di focalizzarsi su storie femminili, in particolare, raccontandole con una prospettiva inevitabilmente più veritiera al proprio universo. I nomi e le capacità ci sono, vanno scoperte e soprattutto anche il pubblico deve rispondere magari sfruttando il passaparola dei tanto bistrattati social network che possono contribuire a migliorare/modificare la cultura, anche davanti al grande schermo.

Chi sono i protagonisti di Copia originale (2018, di Marielle Heller)? Una donna talentuosa non vuole rinunciare a fare il suo mestiere, scrivere. Persa ogni speranza, tenta la strada più facile, quella della truffa finendo per danneggiare se stessa e quelle poche persone che le vogliono bene. Copia originale racconta una storia universale e personale di caduta senza clamore né parate gloriose. Lee Israel è la donna seduta accanto a noi. Ci osserva senza nessuna volontà di chiederci come vada, chiusa nella smorfia di un domani che non tramanderà né morale né parate. Questa è la sua vita, ed è lei stessa a raccontar-tramandarcela. Meglio prendere qualche appunto, tirarsi su le maniche e iniziare dal ripulire la propria vita.

Il trailer di Copia originale


Copia originale - Lee (Melissa McCarthy) e Jack (Richard E. Grant)

lunedì 18 febbraio 2019

Jennifer Lopez e quel mostro di suocera

Quel mostro di suocera - Viola Fields (Jane Fonda) e la futura nuora Charlie (Jennifer Lopez)
Allacciate le cinture. Il più classico ed epocale scontro al femminile madre sta per andare in scena. Quel mostro di suocera (2005, di Robert Luketic).

di Luca Ferrari

Una semplice ragazza del popolo s'innamora di un brillante medico della upper class americana. Un amore degno delle fiabe, ma anche le favole più belle hanno la villain da sconfiggere. La strega cattiva, anzi peggio. Molto peggio, la suocera. Ancor di più se è un ex-stella del giornalismo uscita in malo modo dal piccolo schermo e decisa a fare del benessere della vita del proprio "figlioletto" la sua nuova missione, il che ovviamente non prevede una moglie per il suddetto. Preparate angoscia e risate, è in arrivo la brillante commedia Quel mostro di suocera (2005, di Robert Luketic).

Charlotte Cantilini detta Charlie (Jennifer Lopez) si divide tra mille lavoretti, gli amici fidati Remy (Adam Scott) e Fiona (Monet Mazur), un'immacolata speranza d'incontrare un uomo che la completi. Il destino e la spiaggia di Venice Beach, California, fanno il proprio corso, ed ecco apparirle l'aitante Kevin Fields (Michael Vartan). E' amore a prima vista, e non potrebbe che proseguire bene questa love story da sogno se non fosse che la sempre impegnata giornalista e importante madre di lui, Viola (Jane Fonda), è stata appena fatta fuori dall'emittente televisiva per cui ha lavorato per quarant'anni.

Smaltito l'amarissimo boccone e fattasi aiutare in un centro di recupero, la donna è finalmente pronta per rientrare in società, come sempre spalleggiata dalla fedele segretaria Ruby (Wanda Sykes), immaginando di rifondare la propria vita incollata al brillante figliolo. Quello che ignora, e sarà l'inizio di uno scontro senza esclusione di colpi, è che il suo dolce pargoletto sia innamorato e ciò che è peggio, è pronto per il grande passo. Un autentico affronto per Viola Fields. Un'autentica e involontaria dichiarazione di guerra da parte dell'ignara Charlotte che capirà presto, a furia di esaurimenti nervosi, in che guaio si sia cacciata.

Reduce (all'epoca) dalla brillante e divertente commedia La rivincita delle bionde (2001), il regista australiano Robert Luketic racconta una storia universale, piazzando un belloccio in mezzo a due schiacciasassi. Si passa dal romanticismo del classico "di che colore sono i miei occhi?" alla replica dell'apparente fragile Charlie contro l'odiosa Viola, facendole trascorrere la notte con la testa dentro un piatto di trippa al sugo, guardata a vista da due ringhiosi doberman. E questo non è che un assaggio dell'atmosfera comica de Quel mostro di suocera, vedi anche l'inizio del film quando Viola chiude la propria carriera intervistando l'ennesima Britney Spears di turno, tutto ballo semi-svestito e niente cervello.

Grandiosamente interpretata da Jane Fonda (Barbarella, Sindrome cinese, Le nostre anime di notte), Viola è invadente, non pensa minimamente al vero benessere di suo figlio. E' una donna egoista che vorrebbe il proprio figliolo, ormai adulto e affermato, tutto per sé. Non le sfiora minimamente l'idea che Kevin abbia fatto la sua scelta d'amore. Non le interessa nulla che il suo Kevin abbia trovato in Charlie quell'amore che superficiali relazioni precedenti non gli avevano mai dato. Esiste solo lei e quello che vuole. La felicità altrui è irrilevante. Deve essere felice lei, il resto, ok, può essere ma comunque subordinato alla sua persona.

Dolce. Combattiva. Amorevole. Tra le commedie e film più impegnati interpretati dall'eclettica Jennifer Lopez (Via dall'incubo, Shall We Dance?, Shades of Blue), Quel mostro di suocera le ha offerto la possibilità di vivere un personaggio solo in apparenza scontato. Sembra un agnellino già condannato alle fauci acuminate della leonessa ma è solo un abbaglio, e non ci vorrà molto perché la "popolana" sfoderi unghie e artiglieria pesante, riuscendo a ribaltare perfino un'allergia "capitatale misteriosamente" la sera prima del fatidico giorno. J.Lo è appassionata, abbattuta e reattiva. La donna giusta per tenere testa al vecchio che non vuole lasciare spazio al nuovo.

Decisamente comprimario il frutto proibito, Michael Vartan (Mai stata baciata, One Hour Photo, Jolene), impacciato nel barcamenarsi tra le donne della sua vita. Più spigliata, energica e sboccata la grandiosa Wanda Sykes (La mia super ex-ragazza, Un'impresa da Dio, Bad Moms - Mamme molto cattive). Ha passato una vita a fianco di Viola e anche lei ormai è arrivata al punto di non ritorno, stufa marcia delle sue crisi da isterica incompresa. In fin dei conti però, le vuole bene e glielo farà capire usando spregiudicate parole con grandiosi paragoni volatili.

Quel mostro di suocera (2005, di Robert Luketic). Perché è così difficile essere felici per gli altri, e ancor di più per le persone che amiamo? Mestiere difficile quello del genitore, o comunque dei consanguinei, ma certo questi, troppo spesso, non ne vogliono proprio sapere di darsi una mano. Trincerandosi al contrario dietro il comodo luogo comune del non poter cambiare. Una moglie, così come un figlio, sono dei cambiamenti giganteschi nel cuore e nell'esistenza di una persona. Sono l'emblema di una nuova vita che deve potere respirare senza doversi guardare da ossessioni altrui, sentendo il costante e non richiesto fiato sul collo di chi vorrebbe avere un posto che non le/gli compete.

I genitori, ancor di più quelli che hanno già vissuto simili esperienze, devono imparare a essere solo felici per il proprio figlio/a, mettendo da parte qualsiasi pretesa. Anche perché, così agendo, che cosa sperano di ottenere? Nulla. Faranno peggio. Creeranno inutili tensioni. Magari non finirà a schiaffi, ma è probabile che alla fine qualcuno rinunci a combattere per mera disperazione, riducendo il rapporto a mera superficialità e il risultato sarà uno scoramento che produrrà solo rimpianti e rimorsi. E forse non ci sarà una Gertrude (Elaine Stritch) che arriverà a sistemare le cose. Un matrimonio così come un figlio/a, è un sogno che si avvera. Care suocere, siate meno mostruose e vedrete che troverete la porta dei vostri cari sempre più aperta e densa di affetto anche per voi.

Il trailer di Quel mostro di suocera
Quel mostro di suocera - Viola Fields (Jane Fonda), l'amato figlio di lei, Kevin (Michael Vartan),
e la futura sposa di lui, Charlie (
Jennifer Lopez)

giovedì 14 febbraio 2019

Creed II, lotte di famiglia

Creed II - Viktor Drago (Florian Munteanu) e Adonis Creed (Michael B. Jordan)
I pugni, come le colpe, passano di padre in figlio. Ma perché il mondo cambi davvero, devono essere le persone le prime a farlo, anche salendo sul ring. Creed II (2018, di Steven Caple Jr.).

di Luca Ferrari

La sfida che tutti sognavano sta per diventare realtà. Viktor Drago, figlio di quell'Ivan che uccise sul ring Apollo Creed, ha lanciato la sfida al figliastro di quest'ultimo, Adonis, oggi allenato da Rocky Balboa. Passato e presente si affrontano spietati. Si guardano in cagnesco. Eredi controvoglia di una guerra che li trascinerà in uno scontro all'ultimo sangue. Adonis e Viktor, avamposti di sentimento, disperazione e adrenalina, mandati allo sbaraglio per scrivere la definitiva parola "fine" a saette impazzite di un dolore mai placatosi. Ci sarà un combattimento e molto, molto di più. L'attesa è davvero finita. Ci possiamo accomodare in sala per assistere alla proiezione di Creed II (2018, di Steven Caple Jr.).

Adonis Creed (Michael B. Jordan) ce l'ha fatta. E' diventato un pugile affermato e rispettato. Non è più solo un nome o un erede illegittimo che vive di fama altrui. Sta scrivendo la propria storia. Una storia però che adesso rischia di doversi fermare e fare un lungo balzo all'indietro. Un salto nel passato più doloroso. A miglia e miglia di distanza da Philadelphia dove vive con la fidanzata Bianca (Thessa Thompson) e si allena sotto l'esperta guida di Rocky Balboa (Sylvester Stallone), un giovane pugile sta per lanciargli una sfida che non potrà rifiutare. Il suo cognome evoca gli incubi peggiori: Drago. Di nome fa Viktor (Florian Munteanu), figlio di quell'Ivan (Dolp Lundgren) che trent'anni or sono uccise suo padre coi guantoni a Las Vegas.

Adonis è combattuto ma una sfida così sa bene di non poterla rifiutare. Questo almeno è ciò che crede lui, al contrario del saggio Rocky e la madre Mary Anne (Phylicia Rashād), raggiunta nel frattempo in California da Adonis e Bianca per iniziare una nuova fase della loro vita. Senza più il suo storico trainer, Creed contatta il figlio del primo allenatore del padre, Tony "Little Duke" Evers (Wood Harris). Anche lui nutre seri dubbi sulla sfida ma ormai non ha più importanza. La morte di Apollo è benzina infuocata su ogni goccia di sangue di Adonis e la soluzione può essere una e una unica: incrociare i guantoni del possente Viktor in un combattimento con il titolo in palio.

Rispetto alla sfida-esibizione tra Apollo e Ivan però, nel terzo millennio la separazione tra i buoni e i cattivi non c'è. La Guerra Fredda è finita, o almeno per alcuni di essi. Rocky è andato avanti. Ha perso l'amatissima moglie Adriana e il cognato burbero Paulie. Il figlio vive lontano e non lo sente quasi mai. Da qualche anno però ha ritrovato il figliastro del suo amico fraterno Apollo, diventandone lo "zio" adottivo. Davanti a lui, ad attenderlo nel suo ristorante c'è un uomo ancora ferito. "Non c'è nessuna mia foto" gli dice. Un uomo che sentenzia di aver perduto tutto a causa del KO che gl'inflisse a Mosca. Fama, moglie, futuro. Tutto, Ivan Drago mastica odio e con quel veleno ha cresciuto il suo unico figlio Viktor.

Adesso c'è una nuova storia. Suo malgrado Viktor paga l'amaro destino del padre. Una società, quella presunta socialista russa che al pari di quella capitalista americana non risparmia i perdenti. Li esalta nel momento del trionfo, li esilia rinnegandoli quando le cose vanno male. Viktor sta nel mezzo. La sua vita è fatta solo di umili lavori e sfiancanti allenamenti. Deve riscattare l'onore di suo padre ma quando si trova a tavola con quelle stesse persone, Ludmilla (Brigitte Nielsen), sua mamma inclusa, mai vista prima che adesso fanno i gentili ma a suo tempo bandirono nell'oblio il proprio sangue, non ci sta. Soffre al limite delle lacrime. Qualcosa nella sua testa cambia. Vacilla. E non è certo la condizione ideale per affrontare un campione in cerca di risposte e rivincite.

In modo analogo, anche Adonis ha i suoi grattacapi a livello psicologico. Rocky lo sa bene, ci è passato tante volte. Quando la testa non funziona come dovrebbe, muscoli e pugni sono quasi ininfluenti. Adesso l'uomo Adonis, se vorrà sopravvivere, dovrà lasciare da parte le ombre del passato e concentrarsi su se stesso. Adesso il pugile Creed deve farsi da parte per l'uomo nuovo Adonis che vuole ancora e sinceramente il ring per dimostrare qualcosa di differente. Dall'altra parte però c'è un ragazzo meno spietato di quello che traspare dal suo sguardo luciferino. All'altro angolo del ring c'è una persona che è stata scagliata lì per chiudere i conti con una Storia che non è nemmeno la sua. A chi toccherà l'ultima mossa? Chi tirerà l'ultimo pugno? Chi volterà davvero pagina?

Non sarà candidato a Golden Globe né a premi Oscar ma pochi film hanno suscitato così tanta attesa come Creed II di Steven Caple Jr. Fino a qualche anno fa sarebbe stata extra-fantascienza anche solo pensare di ritrovare Sylvester Stallone e Dolph Lundgren nei panni di Rocky Balboa e Ivan Drago. Troppo anni Ottanta quella vicenda. A tratti perfino troppo leggendaria. Il loro scontro (Rocky IV, 1985) allontanava e avvicinava due mondi che oggi sono più simili di quanto non si possa immaginare. Cosa avrebbero potuto raccontare ancora ai Millenial che già non sia stato condiviso e distorto? In palio c'era molto ma fin da quando hanno cominciato a comparire le prime immagini di quei due, l'uno di fronte all'altro, milioni di persone hanno sentito qualcosa.

Poche saghe hanno la capacità di scandire e lasciare qualcosa dentro la vita degli spettatori, anche a distanza di anni e decenni. Se per cineluk - il cinema come non lo avete mai letto un posto d'onore ce lo avranno sempre i battibecchi di Don Camillo e Peppone, le vicende umane di Rocky Balboa forse sono ancor più forti poiché viste sul grande schermo già a partire dal terzo capitolo, e con il quarto, teatro della leggendaria sfida tra Rocky e Drago, nel pieno dei miei 9 anni pre-comunione, con tanto di pugni battenti sulla ringhiera della sala cinematografica (al piano superiore del cinema Astra del Lido di Venezia) nell'incitare il pugile italo-americano a mandare giù il colosso dell'Unione Sovietica.

Febbraio 2018. Due di quei protagonisti sono di nuovo qui, davanti a miei occhi di oltre quarantenne. Un evento simile andava vissuto in maniera diversa e così è stato. Un cinema tutto per me. Una grande e comodissima sala all'UCI Luxe di Marcon (VE) tutta per il sottoscritto e un amico, immersi fino al collo nelle vicende umano-pugilistiche. Scritta da Sylvester Stallone e Juel Taylor, la sceneggiatura rappresentava la sfida più grande. Qualcosa alla fine è rimasto sospeso. Forse volutamente. Forse alla fine la storia prenderà un'altra direzione. Adonis ha iniziato a capire il significato della parola "pace interiore". Per altri la strada sarà ancora lunga e dolorosa. Esattamente come nella vita reale per molti di noi.

Il trailer di Creed II

Creed II - Ivan Drago (Dolph Lundregn) e Rocky Balboa (Sylvester Stallone)
Creed II - Ivan (Dolph Lundgren) e Viktor Drago (Florian Munteanu)
Creed II - Adonis Creed (Michael B. Jordan)

lunedì 11 febbraio 2019

BAFTA 2019, tutti i premi portano a Roma

Roma (di Alfonso Cuaron)
Dopo i Globe, anche ai BAFTA trionfano Roma di Alfonso Cuarón La favorita di Yorgos Lanthimos. Mastica amaro ancora una volta il sopravvalutato remake A Star is Born.

di Luca Ferrari

And the BAFTA goest to... Dopo il Leone d'oro alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia e la doppietta ai Golden Globe come Miglior regista e Miglior film straniero, alla 72° edizione dei British Academy Film Awards (BAFTA), Roma di Alfonso Cuarón, ha trionfato anche come Miglior film e Miglior fotografia. L'altro e indiscusso vincitore della serata londinese, come da pronostico, è stato La favorita di Yorgos Lanthimos, Miglior film britannico e mattatore sul fronte femminile in entrambe le categorie (Olivia Colman, Rachel Weisz), oltre all'altrettanto prestigiosa Sceneggiatura originale, Costumi, Trucco e acconciatura.

Ennesima e sonora bocciatura per il sopravvalutato A Star is Born di Bradley Cooper, anch'esso presentato in laguna, dove sono a dir poco allucinanti le pretese di vittoria per una storia scontata dall'inizio alla fine, con una prima attrice, la cantante trasformista Stefani Joanne Angelina Germanotta alias Lady Gaga, che altro non fa se non interpretare se stessa, e senza dimenticarsi di ennesimo remake. Rimane (ingiustamente) a bocca asciutta Maria regina di Scozia (di Josie Rourke), mentre si prendono premi importanti BlacKkKlansman di Spike Lee e il romantico-impegnato Green Book (di Peter Farrelly) con il co-protagonista maschile Mahershala Ali.

L'elenco dettagliato di tutti i premi BAFTA 2019:
  • Miglior film: Roma, di Alfonso Cuarón
  • Miglior film britannico: La favorita, di Yorgos Lanthimos 
  • Miglior regista: Alfonso Cuarón (Roma)
  • Miglior sceneggiatura originale: La favorita (Deborah Davis e Tony McNamara)
  • Miglior sceneggiatura non originale: BlacKkKlansman (Spike Lee, David Rabinowitz, Charlie Wachtel e Kevin Willmott)
  • Miglior attrice protagonista: Olivia Colman (La favorita)
  • Miglior attore protagonista: Rami Malek (Bohemian Rhapsody)
  • Miglior attrice non protagonista: Rachel Weisz (La favorita)
  • Miglior attore non protagonista: Mahershala Ali (Green Book)
  • Miglior colonna sonora: A Star Is Born, di Bradley Cooper, Lady Gaga e Lukas Nelson
  • Miglior fotografia: Roma, di Alfonso Cuarón
  • Miglior scenografia: La favorita (Fiona Crombie e Alice Felton)
  • Miglior montaggio: Vice - L'uomo nell'ombra (Hank Corwin)
  • Miglior trucco e acconciatura: La favorita (Nadia Stacey)
  • Miglior sonoro: Bohemian Rhapsody (John Casali, Tim Cavagin, Nina Hartstone, Paul Massey e John Warhurst)
  • Migliori costumi: La favorita (Sandy Powell)
  • Miglior effetti speciali: Black Panther (Geoffrey Baumann, Jesse James Chisholm, Craig Hammack e Dan Sudick)
  • Miglior film straniero: Roma, di Alfonso Cuarón
  • Miglior documentario: Free Solo (di Elizabeth Chai Vasarhelyi e Jimmy Chin)
  • Miglior debutto di un regista, sceneggiatore o produttore britannico: Michael Pearce (regista, sceneggiatore) e Lauren Dark (produttrice) – Beast
  • Miglior film d'animazione: Spider-Man - Un nuovo universo (di Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman)
  • Miglior cortometraggio animato: Roughhouse di Jonathan Hodgson e Richard Van Den Boom
  • Miglior cortometraggio: 73 Cows di Alex Lockwood
  • Miglior stella emergente: Laetitia Wright
La favorita - (da sx) le vincitrici dei BAFTA 2019 come Miglior attrice non protagonista e Miglior attrice protagonista, Rachel Weisz e Olivia Colman

venerdì 8 febbraio 2019

Green Book, minchia se è romantico!

Green Book - Don Shirley (Mahershala Ali) e Tony Lip (Viggo Mortensen) al volante
Ci vuole coraggio per cambiare il cuore delle genti. Nell'America Kennedyana lacerata dalla segregazione, un'improbabile amicizia attraversa il Continente. Green Book (2018, di Peter Farrelly).

di Luca Ferrari

Un rozzo, chiacchierone e sempre affamato buttafuori italiano è il nuovo autista di un colto, taciturno e raffinato pianista di colore. Il tour è imminente e c'è bisogno di un uomo pratico per accompagnarlo nella (ampia) parte degli Stati Uniti meno aperta culturalmente e tragicamente ancora segregazionista. Due uomini, due binari diversi. Due modi di pensare e affrontare la vita più simili di quello che non avrebbero mai potuto immaginare. Ispirato a una storia vera, è sbarcato sul grande schermo Green Book (2018, di Peter Farrelly).

Tony Lip (Viggo Mortensen) è un buttafuori di New York. Si arrangia con lavoretti. Per lui, da buon italiano, la famiglia è sacra, amando e dandosi da fare per sua moglie Dolores (Linda Cardellini) e i figli. Chiuso il locale dove lavorava, gli viene offerto un impiego ben pagato: fare da autista a un musicista nel corso di una tournée che lo porterà via due mesi. Il suo nome è Don Shirley (Mahershala Ali), pianista nero dal cristallino talento. Tony non ha molto feeling con la gente di colore, con gli amici li chiama "melanzane", però accetta comunque e si mette in viaggio, deciso a portare a casa la somma pattuita.

Tony è una persona energica, uno che perde le staffe facilmente e il viaggio non è certo privo di pericoli o comunque di potenziali situazioni esplosive. Siamo negli anni Sessanta, e un pianista nero che fa concerti negli stati del Sud non è ancora la normalità. Suona per gente elegante e danarosa, ma quando si tratta di dormire, ci sono locali appositi, locali per negri stampati su di un libro, Green Book per l'appunto. Tutto fila liscio fino a quando il solitario musicista non esce da solo, e la sua presenza non è così ben vista dall'ignoranza locale.

Ma non sono i soliti stolti e maneschi a prenderlo di mira, ci pensa perfino la polizia e questa volta nel mirino ci finirà anche Tony che da buona testa calda, reagirà. Già, lui reagisce, perché Don non lo fa mai? Perché è venuto a tenere concerti dove viene disprezzato per il colore della sua pelle e dove i ricconi che lo ospitano per concerti privati lo mandano fuori di casa per utilizzare il bagno? Uno dei due musicisti che lo accompagnano sul palco, il russo Oleg (Dimitar Marinov), prova allora a spiegargli la situazione. All'ultimo concerto però, quello più importante e natalizio, c'è ancora qualcosa da chiarire e questa volta per sempre.

Tony e Don. Don e Tony. Le due classiche facce della stessa medaglia che ancora non sanno di appartenersi l'un l'altro. Come per i più scanzonati compagni di viaggio Neil Page (Steve Martin) e Del Griffith (John Candy), ancora non sanno che cosa li attende durante e alla fine di questo interminabile percorso su strada. Hanno scelto di farlo insieme e toccherà a ciascuno di loro due, chi con le buone maniere e la disperazione, chi con con le mani unte e la lingua sciolta (sono più nero io di te, gli dirà sotto la pioggia il casereccio Tony) aggiungere quelle sfumature che li renderanno persone ancor più umanamente complete e forti.

Distribuito da Eagle Pictures e nelle sale in tutta Italia, incluso il Multisala Rossini di Venezia, la pellicola si è già portata a casa tre Golden Globe come Miglior film commedia o musicale, Miglior attore non protagonista a Mahershala Ali e Migliore sceneggiatura a Brian Hayes, Peter Farrelly e Nick Vallelonga. Il film è ora atteso dalla 91° edizione dei Premi Oscar dove è in lizza per cinque statuette come: Miglior film, Migliore attore protagonista a Viggo Mortensen, Migliore attore non protagonista a Mahershala Ali, Migliore sceneggiatura originale a Nick Vallelonga, Brian Currie e Peter Farrelly, quindo Miglior montaggio a Patrick J. Don Vito.

Siamo sinceri, aspettarsi un film del genere da Peter Farrelly sarebbe stato folle per non dire azzardato. Nulla da obiettare sulle doti del regista originari di Phoenixville (Pennsylvania), ma il suo target insieme al fratello Bobby era decisamente più comico. Basterebbe citare le regie dei cult Scemo & più Scemo (1994, con Jim Carrey e Jeff Daniels) Tutti pazzi per Mary (1998, con Ben Stiller, Cameron Diaz e Matt Dillon), Io me e Irene (2000, con Jim Carrey e Renee Zellweger), Amore a prima svista (2001, con Jack Black e Gwyneth Paltrow), per farsi un'idea della loro linea cinematografica.

E invece, ecco il film che non ti aspetti. Girato a quattro anni di distanza dal sequel "scemoso" con ancora la coppia Carrey-Daniels, Peter Farrelly parte per un road movie insieme a due attori che più diversi non potrebbero essere, eppure così vicini nell'anima come i personaggi che interpretano. Il colore della pelle potrà anche essere diverso così come le loro origini, ma per far risplendere insieme ciò che gli batte dentro ciascuno, ci vorrà qualcosa. Un viaggio si, ma anche di più. Forse la fiducia. Forse l'empatia. Comunque sia ne usciranno due persone diverse, migliori. E questo è il senso della vita.

Premio Oscar come Migliore attore non protagonista per Moonlight (2016), Mahershala Ali (Free State of Jones, House of Cards, Il diritto di contare) è semplicemente perfetto nel suo ruolo. E' un uomo tormentato ma tutta la sua frustrazione e i sorrisi di circostanza che è obbligato a fare, li nasconde sapientemente sotto le note che le sue mani emanano ogni sera. Lotta per cambiare e ci mette la faccia. Ha coraggio e ci crede davvero. Viggo Mortensen (Il Signore degli Anelli, A History of Violence, Captain Fantastic) è un vulcano. L'amico che vorresti sempre avere al tuo fianco. Fuma e mangia di continuo. Colpisce, sa dire di no agli amici e sa ragionare. Don e Tony, due di quegli uomini che hanno costruito la parte migliore d'America.

Guardi l'America di Green Book e la testa va alla cronaca a stelle e strisce, ma la si potrebbe tranquillamente spostare (quasi) in ogni angolo del pianeta. Negri, cinesi, italian, albanesi, musulmani. Ogni epoca ha il suo bersaglio. Ogni epoca ha il suo capro espiatorio. La storia non si ripete ma in pochi davvero capiscono. La storia si ripete sempre nel suo squallore, e la cultura è lentissima a cambiare. Perché? Invece di alzare nuovi muri, fisici o acquatici o di penna che siano, bisognerebbe ragionare su questo.

La memoria è vendibile, la pace molto meno. Con la memoria ci si può fare belli davanti alle telecamere, con l'impegno per una società più giusta ed equa si corre al contrario il rischio di pestare i piedi (e i pensieri) delle masse inferocite che hanno bisogno di qualcuno da crocifiggere, il tutto dopo essere stati drogati dall'ennesimo spettacolo di turno. Dall'America dei Kennedy agli Stati Uniti di Trump, lì nel mezzo un mondo che chiede una svolta e un'unità ideologicamente perduta. Forse è ora di rimetterci in viaggio insieme a qualcuno che non conosciamo. Il mondo è pieno di gente seria che non sa fare il primo passo. Iniziamo noi allora, incominciamo ad ascoltarci l'un l'altro e forse alla fine delle miglia avremo una sincera voglia di essere amici.

Il trailer di Green Book

Green Book - Don Shirley (Mahershala Ali) e Tony Lip (Viggo Mortensen)
Green Book - Tony (Viggo Mortensen) saluta i figli e la moglie Dolores (Linda Cardellini)
prima di mettersi in viaggio