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Visualizzazione post con etichetta Julia Roberts. Mostra tutti i post
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lunedì 25 febbraio 2019

Oscar 2019, la diretta e i vincitori

And the Oscars 2019 go to...
La notte degli ambiti Premi Oscar è arrivata e noi siamo in diretta insieme a loro. Una lunga serata ricca di emozioni, analisi e commenti in diretta del Vostro "cineluk".

di Luca Ferrari

Ok, signore e signori ci siamo. E' cominciata la 91° edizione dei premi OscarCineluk - il cinema come non lo avete mai letto è in diretta. In questo momento sono le 3,52 del mattino in Italia e sono stati assegnati solo pochi premi. Come da pronostico, Roma (di Alfonso Cuaron) è stato nominato il Miglior film straniero, Spider-Man - Un nuovo universo (di Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman) ha vinto come Miglior film d'animazione e Regina King ha agguantato lo scettro per la Miglior attrice non protagonista in Se la strada potesse parlare.

Tra pochissimi saranno assegnati due dei premi che più m'interessano, quelli per la Miglior sceneggiatura originale e non originale. Da giornalista, poeta e amante della scrittura, sono forse quelli che più attendo. Potere alle parole. Le parole e la storia sono la base di un vero e grande film. Let's go!

Intanto però, è il momento di assegnare la statuetta per i migliori effetti speciali che va a... Paul Lambert, Ian Hunter, Tristan Myles e J. D. Schwalm per First Man - Il primo uomo, presentato a Venezia. Break musicale del duo Bradley Cooper/Lady Gaga, buoni per intrattenimento e anche vincere l'Oscar per la miglior canzone, non certo per competere sulla distanza di un lungometraggio con tanto di attori in lizza a discapito, in modo inspiegabile, di attori e attrici come Steve Carell e Saoirse Ronan. Ma ora è il momento di assegnare l'Oscar della Migliore sceneggiatura originale. In lizza ci sono:
  • Deborah Davis e Tony McNamara – La favorita (The Favourite)
  • Paul Schrader – First Reformed - La creazione a rischio (First Reformed)
  • Nick Vallelonga, Brian Currie e Peter Farrelly – Green Book
  • Alfonso Cuarón – Roma
  • Adam McKay – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)

And the Oscar goes to... Nick Vallelonga, Brian Currie e Peter FarrellyGreen Book. Sono le 4,11 e sono felicissimo. Anzi, minchia se sono felice! Già seconda statuetta per il film dopo quella per il Miglior attore non protagonista andata a Mahershala Ali. Pensare a questo punto che anche Viggo Mortensen possa riuscirci, credo sia molto difficile. Avessi dovuto fare una scelta tra i due compagni di set, avrei preferito quest'ultimo. Non solo per il ruolo, ma anche perché Ali è alla 2° statuetta dopo Moonlight (sempre Miglior attore non protagonista, 2017) e Viggo è ancora a secco.

Sempre presentati da Samuel L. Jackson e Brie Larson, ecco ora le nomination della Migliore sceneggiatura non originale:
  • Joel ed Ethan Coen – La ballata di Buster Scruggs (The Ballad of Buster Scruggs)
  • Charlie Wachtel, David Rabinowitz, Kevin Willmott e Spike Lee – BlacKkKlansman
  • Nicole Holofcener e Jeff Whitty – Copia originale (Can You Ever Forgive Me?)
  • Barry Jenkins – Se la strada potesse parlare (If Beale Street Could Talk)
  • Eric Roth, Bradley Cooper e Will Fetters – A Star Is Born

And the Oscar goest to... Charlie Wachtel, David Rabinowitz, Kevin Willmott e Spike LeeBlacKkKlansman. Vittoria meritatissima. "Io rendo omaggio a tutti i nostri antenati" ha sottolineato il regista. Un discorso potente il suo, parlando chiaramente del "genocidio", che le elezioni del 2020 sono vicine e bisogna fare la scelta giusta. Ma soprattutto ha parlato di amore, come scelta. Lo spettacolo deve andare avanti e tra pochissimo verranno assegnati gli Oscar per Miglior colonna sonora e canzone.

Fatto. Il primo a Ludwig Göransson per il cinecomic Black Panther. Scontato che vincerà Shallow (Lady Gaga) e infatti... ovviamente!

Piccolo intermezzo musicale, un mito come Barbara Streisand a parlare di BlacKkKlansman e la sua importanza. Ma ora i vincitori dello scorso anno come Miglior attori protagonisti, Allison Janey e Gary Oldman salgono sul palco a presentare le nomination per il Miglior attore protagonista che sono:
  • Christian Bale – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)
  • Bradley Cooper – A Star Is Born
  • Willem Dafoe – Van Gogh - Sulla soglia dell'eternità (At Eternity's Gate)
  • Rami Malek – Bohemian Rhapsody
  • Viggo Mortensen – Green Book

And the Oscar goes to... Rami Malek (Bohemian Rhapsody). Dopo BAFTA e Globe, tripletta con l'Oscar. Tutto molto scontato. Vediamo ora con le nomination della Migliore attrice protagonista:
  • Yalitza Aparicio – Roma
  • Glenn Close – The Wife - Vivere nell'ombra (The Wife)
  • Olivia Colman – La favorita (The Favourite)
  • Lady Gaga – A Star Is Born
  • Melissa McCarthy – Copia originale (Can You Ever Forgive Me?)

And the Oscar goes to... Olivia Colman (La favorita). Di nome e di fatto. E ora mancano gli ultimi due, regia e film. La serata degli Oscar sta per volgere al termine. Ci saranno sorprese? Ecco, ci siamo. E' arrivato Guillermo del Toro, vincitore l'anno passato per Miglior film e regia con La forma dell'acqua, per annunciare le nomination e il vincitore dell'Oscar per la Migliore regia:
  • Alfonso Cuarón – Roma
  • Yorgos Lanthimos – La favorita (The Favourite)
  • Spike Lee – BlacKkKlansman
  • Adam McKay – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)
  • Paweł Pawlikowski – Cold War (Zimna wojna)

And the Oscar goes to... Alfonso Cuarón (Roma), già terzo Oscar della pellicola dopo il Film straniero e la fotografia. E ora manca solo lui, il Miglior film, che sarà presentato dalla bravissima Julia Roberts, premio Oscar come Miglior attrice 2001 nel film Erin Brockovic - Forte come la verità (di Steven Soderbergh) al fianco del grande Albert Finney, scomparso il 7 febbraio scorso. E ora le nomination del Miglior film:
  • A Star Is Born - Bill Gerber, Bradley Cooper e Lynette Howell Taylor
  • Black Panther - Kevin Feige
  • BlacKkKlansman - Sean McKittrick, Jason Blum, Raymond Mansfield, Jordan Peele e Spike Lee
  • Bohemian Rhapsody - Graham King
  • Green Book - Jim Burke, Charles B. Wessler, Brian Currie, Peter Farrelly e Nick Vallelonga
  • La favorita (The Favourite) - Ceci Dempsey, Ed Guiney, Lee Magiday e Yorgos Lanthimos
  • Roma - Gabriela Rodríguez e Alfonso Cuarón
  • Vice - L'uomo nell'ombra (Vice) - Dede Gardner, Jeremy Kleiner, Adam McKay e Kevin J. Messick

And the winner is... non ci credo, Green Book di Peter FarrellyJim Burke, Charles B. Wessler, Brian Currie e Nick Vallelonga! Un premio meritatissimo per un film, tratto da una storia vera, che ha saputo coniugare rapporti umani e politici, in un'epoca dove la società stava cambiando. Senza facili moralismi né dita puntate, la storia è un viaggio. Un viaggio alla scoperta di se stessi con la mera vicinanza di due culture differenti. Due culture che scopriranno di avere presto qualcosa in comune di estremamente prezioso: il rispetto l'una per l'altra e la forza di sostenersi a vicenda.

Green Book trionfa alla 91° edizione dei Premi Oscar ma non è il solo. Insieme a lui hanno vinto Roma, BlacKkKlansman e Bohemian Rhapsody. Film in apparenza diversi ma accomunati dalla diversità. La diversità che diventa legame e normalità. Diversità che rompe gli schemi e si distacca da un passato, purtroppo ancora troppo vivido anche nel 2019. Mondi separati che trovano la sola strada possibile per costruire un mondo differente: il dialogo. In questo senso gli Oscar 2019 resteranno un'edizione su cui molti dovranno riflettere e ricominciare. Onore alla settima arte.

Green Book, miglio film agli Oscar 2019

mercoledì 24 ottobre 2018

Julia Roberts a letto con il nemico

A letto con il nemico - Martin (Patrick Bergin) e Laura (Julia Roberts)
Negli anni Novanta non si parlava ancora di femminicidio e la violenza domestica era pratica tollerata che raramente usciva di casa, come nel caso del drammatico A letto con il nemico.

di Luca Ferrari

Angoscia. Violenza fisica e psicologica. A letto con il nemico (1991, di Joseph Ruben). Un thriller dal sapore ancora troppo contemporaneo a più di 25 anni dalla realizzazione del film. Basato sull'omonimo romanzo di Nancy Price, "Sleeping With the Enemy", è la storia di Laura (Julia Roberts) alle prese con un marito possessivo, Martin Burney (Patrick Bergin), che al minimo sguardo, timore che interceda coi suoi piani, fa scendere in campo la prepotenza più manesca. La donna subisce fino al momento in cui la misura è colma e agisce.

Escape is never the safest path, cantavano i Pearl Jam nella tonante "Dissident". Una lezione questa, che come accadde anche alla Erin Miller (Jennifer Lopez) di Via dall'incubo, così dovrà imparare Laura, costi quel che costi. Non si può avere paura tutta la vita. Non si deve provare paura per un'intera esistenza guardandosi sempre le spalle. Non si può passare un'intera vita a fuggire perché prima o poi il nemico tornerà a bussare alla porta e pretenderà tutti gli arretrati. Non importa quanto tempo ci vorrà, lui prima o poi arriverà e a quel punto la violenza si scatenerà con tutta l'irruenza possibile.

Allora ventiquattrenne e reduce dal successo planetario di Pretty Woman (1989), la giovane Julia Roberts dimostrò subito di avere le idee chiare sul proseguo della propria carriera non facendosi incastrare in ruoli scontati né da fidanzatina d'America. E così fece, alternando con saggezza film di spessore a commedie più leggere. Da Il rapporto Pelican a Notting Hill; da Il matrimonio del mio migliore amico a Erin Brockovic, film di denuncia sociale col quale vinse premio Oscar, Golden Globe e BAFTA come Miglior attrice protagonista, fino ai più recenti Mona Lisa Smile (2003), i corali La guerra di Charlie Wilson (2007) e I segreti di Osage County (2013) fino al commovente Wonder (2017).

Allora, a inizi anni novanta, di femminicidio non si parlava. Bisognerà aspettare il terzo millennio e il dramma messicano di Ciudad Juarez denunciato da Amnesty International e portato poi sul grande schermo da Antonio Banderas e Jennifer Lopez in Bordertown (2007) perché la questione inizi a diventare di dominio pubblico. Nemmeno si poteva immaginare cosa fosse, eppure esisteva e non abitava nei quartieri degradati ma aveva dimora fissa nelle case borghesi. Una cultura che ancora oggi non si è sradicata. Un film, A letto con il nemico, che non ebbe l'attenzione che avrebbe meritato. Oggi, con gli occhi di un mondo cambiato ancora troppo poco, andrebbe rivisto per continuare di più e meglio, un percorso.

Il trailer di A letto con il nemico

La locandina in lingua originale di A letto con il nemico

mercoledì 3 gennaio 2018

Wonder è un invito a crescere

Wonder – Auggie (Jacob Tremblay) e Jack (Noah Jupe)
I grandi uomini (o bambini) non si limitano a cambiare la propria storia, sono un’ispirazione per il cuore di tutti. Wonder (2017, di Stephen Chbosky).

di Luca Ferrari

Il piccolo Auggie è fin’ora sempre uscito di casa con un casco spaziale in testa per coprirsi il viso.
Ha una vistosa malformazione facciale ed entro pochi giorni, per la prima volta, si farà vedere dal mondo esterno facendo il suo ingresso in 1° media. I suoi genitori sanno che sarà dura ma è arrivato il tempo di abbandonare l’ombra e affrontare la vita. Adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo scritto da R. J. Palacio, è sbarcato al cinema Wonder (2017, di Stephen Chbosky).

Auggie Pullman (Jacob Tremblay) è un ragazzino di 10 anni affetto dalla sindrome di Treacher Collins. Fin dalla sua nascita ha subito numerosi interventi chirurgici per sopravvivere. Anche se al giorno d’oggi è in grado di fare ciò che ogni normalissimo bambino fa (tv, consolle, adora StarWars), il suo viso è palesemente deformato. Un aspetto questo che non può passare inosservato e dunque capace di tirare fuori il peggio delle persone (grandi e piccini) quando lo incontrano per la prima volta.

Dopo avergli fatto da maestra privata, la madre Isabel (Julia Roberts) è pronta per il grande passo. D’accordo col marito Nate (Owen Wilson), Auggie viene mandato in una vera scuola. Viene così accolto dal gentile sig. Tushman (Mandy Patinkin), preside della Beecher Prep School. Con acume e delicata intelligenza, affida il compito di introdurlo nell’edificio scolastico a tre studenti: Julian (Bryce Gheisar), Charlotte (Elle McKinnon) e Jack Will (Noah Jupe, visto di recente in Suburbicon, 2017, di George Clooney).

Com’è inevitabile, la stragrande maggioranza delle attenzioni della famiglia Pullman sono per il piccolo Auggie. Lui è il secondogenito, fratello di Olivia (Izabela Vidovic) detta Via, “la ragazza più comprensiva del mondo” come l’ha definita sua madre. È un’adolescente e maturità a parte, anche lei prova dolori e paure senza però farne mai parola con i genitori. Sa che Auggie ha più bisogno di mamma e papà ma anche lei, come lui, sta per iniziare un nuovo mondo scolastico alla high school. L’impatto non è dei migliori anche perché la sua amica del cuore, Miranda (Danielle Rose Russell), è cambiata e la degna a stento di uno sguardo.

La vita è dura per Auggie. A peggiorare le cose, l’apparentemente amichevole Jack, presto rivelerà qualcosa di inaspettato, e proprio quando il neo-arrivato stava iniziando a fidarsi. A complicare le cose, l’esasperato bullismo verbale di Julian, che dietro la facciata del bravo ragazzo davanti agli adulti, è un misero prepotente capace solo di umiliare i più fragili. Auggie però non è solo. Ha una vera famiglia alle spalle e presto la sua capacità di resistenza farà breccia ovunque, anche senza l’aiuto diretto dei grandi, incluso il suo attento insegnante, il prof. Browne (Daveed Diggs).

Wonder (2017, di Stephen Chbosky) è un film che non ha età. Potranno passare gli anni e potremo anche nasconderci sotto barbe, rughe o tinte, ma le debolezze rimangono e tutti nella vita abbiamo una parte di noi stessi che si sente ancora “non normale”. Non tutti hanno la forza di farla uscire, anzi. La maggior parte di noi la nasconde, se ne vergogna ancora, non ne fa parola a nessuno o magari non ha mai incontrato alcuno con cui aprirsi e condividerla.

Auggie è un bambino fortunato. Ha una famiglia forte alle spalle. Sanno bene in che modo il proprio figliolo verrà guardato appena varcherà le porte della scuola, “è come mandare un agnello in un pascolo di lupi” dice preoccupato papà Nate. “Più tardi comincerà, peggio sarà” replica la saggia mamma Isabel, preoccupata anche più del marito ma non per questo rassegnata a nascondere Auggie al mondo, perché dietro quei lineamenti facciali anomali c’è una persona e un cuore.

“Non ti puoi nascondere se sei nato per distinguerti” dice decisa la mamma a Auggie. È una frase che seduce e tocca l’anima ma c’è di più. Dentro Wonder c’è il rapporto tra fratello e sorella. C’è la forza sostenuta di un marito e una moglie. C’è un’amicizia di lunga data che troverà la strada per rinnovarsi e rinascere. C’è la normalità dell’amore giovanile. C’è la spensieratezza di “due amici per la pelle” pronti ad aiutarsi l’un l’altro. In Wonder ci sono le lacrime per capire che il mondo è più grande della “nostra” stanza e un giorno dovremo uscire anche noi.

Ho scelto di cominciare il mio anno cinematografico al cinema Rossini di Venezia con un film che sapevo mi avrebbe toccato e in tutta onestà posso dire che durante la proiezione ho pianto così tanto solo con Les Miserables (2012, di Tom Hooper) e The Search (2015, di Michel Hazanavicius). Non è solo la vicenda di Auggie a toccare. È tutto il mondo che gli ruota attorno a far vibrare i sentimenti, come gli stessi coetanei quando iniziano a cambiare atteggiamento nei suoi confronti. Il tema della diversità riguarda ciascuno di noi e Wonder (2017, di Stephen Chbosky) è qui a ricordarcelo.

L'undicenne canadese Jacob Tramblay (Room, Shoot In, Il libro di Henry) lascia il segno. Owen Wilson (Zoolander, Io & Marley, Gli stagisti) è un distinto gregario, mentre Izabela Vidovic è fragile e allo stesso tempo rassicurante. A salire in (cima alla) cattedra c'è lei, Julia Roberts (Erin Brockovic, La guerra di Charlie Wilson, I segreti di Osage County). Tanto dolce quanto energica. Non è una super-mamma né si piange addosso. La sua Isabel è una donna che non si lascia intimorire dalla vita, al contrario l'affronta con le sue due più grandi risorse: se stessa e la propria famiglia.

Si piange. Si cresce. Si ricorda. Wonder è un mondo che si rinnova. Wonder è un invito a essere gentili “perché tutti combattiamo una battaglia dura”. Wonder è un cerotto che bisogna strapparsi dal sangue ormai coagulato di una ferita visibile al mondo e al nostro silenzio. Come l'epidermide, anche la vita ha bisogno di respirare. Wonder risponde a tutto questo. Wonder è un invito ad avanzare nella bolgia degli sguardi superficiali. Wonder non è solo la storia di un bambino. Wonder (2017, di Stephen Chbosky) racconta la storia più difficile di una parte di ciascuno di noi.

Il trailer di Wonder

L'ingresso del cinema Rossini di Venezia con la locandina di Wonder © Luca Ferrari
Wonder – Auggie (Jacob Tremblay) e alcuni compagni di classe, Charlotte (Elle McKinnona dx)
Wonder – il piccolo Auggie (Jacob Tremblay) con la sua mamma (Julia Roberts)

sabato 14 novembre 2015

Il drammatico segreto dei suoi occhi

Il segreto dei suoi occhi - Jess (Julia Roberts)
Remake dell'omonimo film argentino, è uscito giovedì 12 novembre Il segreto dei suoi occhi con protagonisti Julia Roberts, Nicole Kidman e Chiwetel Ejiofor.

di Luca Ferrari

Ci sono efferati delitti che restano impuniti. Ci sono spietati assassini che devono essere consegnati alla giustizia. L'ormai ex-agente dell'FBI Ray (Chiwetel Ejiofor) è un uomo senza più pace dopo aver trovato in un cassonetto dell'immondizia il cadavere della figlia della sua amica e collega Jess (Julia Roberts). L'unico sospettato, l'ambiguo Marzin (Joe Cole), è stato liberato. Da allora sono passati 12 anni ma è tempo di riaprire il caso insieme a Claire (Nicole Kidman), l'agente con cui furono condotte le indagini. La verità però è lungi dall'essere la più scontata.

Remake dell'omonimo film argentino (2009, di Juan José Campanella) che conquistò l'Oscar come Miglior film straniero alla 82° edizione degli Academy, giovedì 12 novembre è uscito sul grande schermo Il segreto dei suoi occhi, distribuito da GoodFilms. Al timone della pellicola americana c'è l'esperto Billy Ray, già affermato sceneggiatore dell'angosciante Flightplan - Mistero in volo (2005 con Jodie Foster), il giornalistico State of Play (2009, con Russel Crowe), il primo capitolo della saga di Hunger Games (2012) e Captain Phillips – Attacco in mare aperto (2013, con Tom Hanks).

Protagonisti di altissimo livello a cominciare dalla Roberts, Oscar come Miglior attrice protagonista 2001 nell'indimenticabile Erin Brockovich – forte come la verità. Un premio questo ottenuto appena due anni prima la sua collega di set, trionfatrice nei panni di Virgina Woolf in The Hours. Non è da meno il bravo Chiwetel, drammatico protagonista di 12 anni schiavo (2013, di Steve McQueen), interpretazione per la quale è stato nomination agli Oscar e al Golden Globe.

Una Roberts sempre più intensa. Abbandonati gli estenuanti rancori de I segreti di Osage County, questa volta si cala in un incubo che nessun genitore vorrebbe mai e poi mai vivere. Forse dovremmo occuparcene in un modo un po' meno ufficiale, sussurra Jess a metà strada tra la disperazione e una comprensibile bramosia di vendetta. Giustizia, la devo a mia figlia! Ha così inizio un thriller mozzafiato con una donna ormai decisa a tutto.

Guarda il trailer de Il segreto dei suoi occhi

Il segreto dei suoi occhi - Claire (Nicole Kidman) e Ray (Chiwetel Ejiofor)
Il segreto dei suoi occhi - Jess (Julia Roberts)

mercoledì 5 febbraio 2014

Gli estenuanti rancori di Osage County

I segreti di Osage County - Ivy (Julianne Nicholson), Violet (Meryl Streep) e Barbara (Julia Roberts)
L’improvviso suicidio del vecchio Weston spalanca l’inferno di ruggini familiari e livori mai sopiti. I segreti di Osage County schizzano fuori afosi e presenti.

di Luca Ferrari

Abbandoni. Tradimenti. Recriminazioni. La famiglia Weston si divide tra segreti, astio, accuse, risentimenti e soprattutto silenzio. Tutto cova. Tutto resiste /coesiste al prezzo di lontananze, alcol e pillole. Un giorno d’improvviso qualcosa cambia. L’ormai anziano Beverly (Sam Shepard) si suicida. La famiglia si ricongiunge. L’equilibrio è allo stremo.

Il regista John Wells (E.R., The Company Men) dirige I segreti di Osage County (2013), basato sull’omonima pièce teatrale di Tracy Letts, August: Osage County (titolo anche del film in lingua originale). A intrepretare i protagonisti, un cast di grandissimi attori che aggiungono ulteriore drama & poetry alla già intensa storia.

Scomparso il marito, Violet (Meryl Streep), malata di cancro alla bocca, chiama a raccolta tutta la famiglia. La sorella Mattie Fae (Margo Martindale), quindi le tre figlie Barbara (Julia Roberts), Caren (Juliette Lewis) e Ivy (Julianne Nicholson). La prima vive in Colorado e sta divorziando da Bill (Ewan McGregor), passato a una compagna più giovane. Hanno una figlia, Jean (Abigail Breslin).

Caren si è trasferita in Florida. Appare chiaro il suo passato di più relazioni. Adesso pare abbia trovato l’uomo giusto con cui convolerà a nozze. Si chiama Steve (Dermot Mulroney), guida una Ferrari e fuma erba. Gli ci vorrà poco per entrare in confidenza con la quattordicenne Jean. Ivy invece non è mai andata via da Osage County. È sola. Non si trucca e in apparenza è la più pacata della combriccola.

A chiudere il quadro familiare, Charles Aiken (Chris Cooper) e Little Charles (Benedict Cumberbatch), marito e figlio (con qualche problema) di Mattie Fae. Violet fuma di continuo. È dispotica. Pretende. L’unica a tenerle testa per volume di voce e modi opprimenti è Barbara. Si scontrano. Non si riappacificano. Si scontrano. Si accusano a vicenda. Si accusano a vicenda della morte del marito/padre.

E poi c’è lui. Il paesaggio e la sua colonnina di mercurio. Lo stato del Nebraska. Al centro degli Stati Uniti. Metafora di trincee neutrali dove tutti cercano di confinarsi. A dispetto degli immensi spazi aperti, la telecamera confina. Chiude. È spietata quanto il gioco di carnefici/vittime che entra burrascosamente in scena. Nessuna nuvola colora il cielo della contea di Osage per ricordare il potere di una lacrima. È tutto secco.

La morte però costringe gli esseri umani a prendere coscienza delle proprie ferite. C’è chi dice subito di non averle. C’è chi rimuove i sedimenti, aspettando che il sangue fluisca e finisca di sgorgare, quindi appoggia le bende. C’è chi ci soffia un attimo sopra e poi le richiude nel proprio passato. A casa Weston si fa solo la prima o la terza scelta.

Il mondo familiare dei Weston è popolato da creature disperate, arrabbiate e morenti. Con un troppo alto tasso di adolescenti invecchiati e ricoperti da rughe. Storditi da quei sogni mai nemmeno cominciati. In mezzo a loro sguazza ancora qualche bambino precoce intenzionato a fare chissà cosa, quando, come. Il mondo familiare dei Weston è attraversato da bipedi sul viale di un lungo e taciturno tramonto monocromo. A dieta stretta di pace.

Nel 1979 Meryl Streep ottenne la sua prima nomination agli Oscar conferendo fragilità e paura alla Linda nel dramma pre e post Vietnam de Il cacciatore (di Michael Cimino). 35 anni dopo e tre Academy conquistati è ancora lì, in prima fila per la sua 18° nomination con la performance in I segreti di Osage County. Insieme a lei, anche Julia Roberts. L’ultima nomination ottenuta dall’ex-Pretty Woman fu nel 2001 per Erin Brockovic – Forte come la verità (di Steven Soderbergh), e vinse l’Oscar.

Un consiglio all’Academy. Non commettete l’errore dei Golden Globe di farvi abbacinare dai lustrini “american-hustleiani” di Amy Adams e Jennifer Lawrence. Senza nulla voler togliere alle due giovani attrici, vincitrici rispettivamente del premio come Miglior Attrice e Miglior Attrice Non protagonista (sono anche nominate agli Oscar nelle medesime categorie),  le performance di Meryl Streep e Julia Roberts  espresse in I segreti di Osage County sono di gran lunga superiori alle due colleghe dirette nell'ultimo film di David O. Russel.

Il viaggio estivo di John Wells a Osage County non fa sconti. Racconta un mondo schiavo del passato. Un mondo segnato dall’aver rinunciato alla comunicazione. Il mondo è perduto. Quel mondo (s)fatto di uomini e donne capace di cambiare il corso degli oceani, si squaglia sotto il sole d’agosto nelle grandi pianure americane. Si ritira. Abdica.

A turno le figlie se ne vanno. Chi per opportunismo, chi per tristezza. L’ultima ad andarsene è Barbara. Sgomma via, con la madre a implorarla di non partire. Poi a un certo punto si ferma. Scende dal veicolo e sorride, ma prosegue. Perché lo fa? Il marito non tornerà più da lei. La figlia la detesta. Non rivedrà mai più le sorelle e la madre morirà da sola.

È il sorriso della maschera. La società e il tempo da vivere lo richiedono. Lo impongono. Ribellarsi alla propria tristezza è un compito troppo arduo per la maggioranza di noi. Così, mentre Barbara scompare nelle distese del Midwest, Johnna (Misty Upham), la domestica nativa assunta da Bevery Weston prima del suicidio, rimane ad accudire Violet. Emblema di una solitudine che nessuno vuole più avere. Avamposto invisibile verso il più miserevole dei sonni dell’animo umano. 


guarda il trailer del film I segreti di Osage County

I segreti di Osage County (2013, di John Wells)
I segreti di Osage County - lite tra Violet (Meryl Streep) e Barbara (Julia Roberts)
I segreti di Osage County - la famiglia Weston al completo

venerdì 13 dicembre 2013

Golden Globe 2014, l’apparenza non inganna

Golden Globes
Alla 71° edizione dei Golden Globe l’attesissimo American Hustle di David O’ Russel domina con sette nomination ma c’è anche aria veneziana di Mostra del Cinema.

di Luca Ferrari

La stagione 2014 entra nel vivo. Mentre il pubblico si divide tra penosi polpettoni natalizi e il secondo capitolo della seconda trilogia Tolkeniana di Peter Jackson, sono state comunicate le nomination della 71° edizione dei premi cinematografici Golden Globe la cui cerimonia si terrà domenica 12 gennaio 2014 a Beverly Hills, California,

Film, film e ancora film. Sarà contenta la Mostra del Cinema di Venezia che vede due dei film presentati nella 70 ° edizione, Gravity e Philomena, protagonisti con più nomination tra attori, registi, film e sceneggiature.

Per il Miglior Film Drammatico si contenderanno il premio 12 Years a Slave (di Steve McQueen), Captain Phillips - Attacco in mare aperto (di Paul Greengrass), Gravity (di Alfonso Cuarón) e Philomena (di Stephen Frears), entrambi presentati in anteprima alla 75° Mostra del Cinema di Venezia, quindi a chiudere il quintetto il molto applaudito Rush di Ron Howard.
    Sempre Miglior Film ma come Musical o Commedia ecco la prima delle sette nomination di American Hustle - L'apparenza inganna (di David O. Russell), Her (di Spike Jonze), Inside Llewyn Davis (di Joel ed Ethan Coen), Nebraska (di Alexander Payne) e The Wolf of Wall Street (di Martin Scorsese).

    Per la Miglior Attrice in un Film Drammatico, come paventato da Cineluk, c’è l’australiana Cate Blanchett per la grandiosa interpretazione in Blue Jasmine di Woody Allen. A contenderle l’ambito premio le colleghe Sandra Bullock (Gravity), Judi Dench (Philomena), Emma Thompson (Saving Mr. Banks) e Kate Winslet (Labor Day).

    Per il Miglior Attore in un Film Drammatico si sfideranno Chiwetel Ejiofor (12 Years a Slave), Idris Elba (Mandela: Long Walk To Freedom), Tom Hanks (Captain Phillips), il sempre pèiù lanciato Matthew McConaughey (Dallas Buyers Club) e Robert Redford (All Is Lost).

    Miglior Attore in un Film Musical o Commedia: Christian Bale (American Hustle), Bruce Dern (Nebraska), Leonardo DiCaprio (The Wolf of Wall Street), Oscar Isaac (Inside Llewyn Davis) e Joaquin Phoenix (Her).

    Per la Miglior Attrice in un Film Musical o Commedia, in prima fila c’è Amy Adams (American Hustle) subito seguita dall’immortale Meryl Streep (August: Osage County), Julie Delpy (Before Midnight), Julia Louis-Dreyfus (Enough Said) e Greta Gerwig (Frances Ha).
    le cinque nomination per la Miglior Attrice in un Film Musical o Commedia
    Nella categoria Miglior Attore Non Protagonista non poteva non esserci lui, “Niki Lauda Daniel Bruhl (Rush). Sarà uno scontro epocale contro il Michael Fassbender di 12 Years a Slave, il Bradley Cooper di American Hustle, Barkhad Abdi in Captain Phillips e infine Jared Leto da Dallas Buyers Club.

    Per la Miglior Attrice Non Protagonista ecco irrompere la sorella adottiva delal depressa Jasmine, ossia Sally Hawkins, che dovrà affrontare la sempre più lanciata e già Prermio Oscar & Globe Jennifer Lawrence (American Hustle), quindi Lupita Nyong’o (12 Years a Slave), June Squibb (Nebraska) e Julia Roberts (August: Osage County).

    Infine, dei premi più importanti, si contenderanno il Globo d’Oro per la Miglior Regia il regista Alfonso Cuaron (Gravity), Paul Greengrass (Captain Phillips), Steve McQueen (12 Years a Slave), Alexander Payne (Nebraska) e David O. Russell (American Hustle).

    Per la Miglior Sceneggiatura tocca a Spike Jonze (Her), Bob Nelson (Nebraska), Jeff Pope e Steve Coogan (Philomena), John Ridley (12 Years a Slave), quindi Eric Warren Singer e David O. Russell (American Hustle).

    Tre le nomination per il Miglior film d'animazione che vede protagonisti I Croods (di Kirk De Micco e Chris Sanders), il divertente Cattivissimo Me 2 (di Pierre Coffin e Chris Renaud e Frozen - Il regno di ghiaccio (regia di Chris Buck e Jennifer Lee).

    Infine il Miglior film straniero dove in modo del tutto immeritato si trova il ruffianesco La grande bellezza di Paolo Sorrentino. Insieme a lui: La vita di Adele (di Abdellatif Kechiche), Il sospetto (di Thomas Vinterberg), Il passato (di Asghar Farhadi) e Kaze tachinu (di Hayao Miyazaki).

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    martedì 12 giugno 2012

    Pretty Woman è rimasta sulla strada

    Pretty Woman - Vivian (Julia Roberts)
    Quando si parla di violenza sulle donne, le prostitute (non alla Pretty Woman) non vengono mai menzionate. Tollerate, purché a debita distanza dal'ipocrita società perbenista 


    È un normale sabato sera. Non sono neanche le 10,30. Con ancora negli occhi la magia della danza orientale, tra famiglie che applaudivano le giovanissime allieve di 4-5 anni e le performance di artiste più esperte, il tempo di fumare una sigaretta fuori da un ristorante cinese in Via Piave a Mestre (Ve) e succede ciò che i miei occhi non avevano mai provato così da vicino. 

    Di spalle alla direttrice per Venezia, mi sto avviando alla fermata dell’autobus per vedere gli orari quando ecco una voce femminile dietro di me che dice, amico? Mi volto, e la seconda parola è: pompini? Non so chi sia, ma dubito che avesse 20 anni. Forse nemmeno 18. Però è lì. Sulla strada. Vestita di bianco. I suoi tacchi alti echeggiano sul cemento. Lei è lì. Sola. E nessuno fa nulla. Lei è lì. Senza nessuno al mondo che la faccia sentire amata. Lei è lì. Sola. Senza che nessuno faccia niente per lei.

    Le prostituzione esiste e quando se ne parla, la risposta è sempre quella: c’è sempre stata. Le stesse misere parole che dicono molti nel mondo del calcio sui cori razzisti o la violenza negli stadi. Lei però non si chiama Vivian (Julia Roberts). Anche se è una Pretty (young) Woman, una cosa è certa, non incontrerà mai alcun Edward (Richard Gere). Le prostitute ci sono. La società le tollera. Va bene così. Le “puttane” ci sono. E alla società basta che non bazzichino le strade troppo frequentate.

    Questa sera ho fatto un altro tipo d'incontro che non ha nulla a che vedere con la fantasia del cinema. Ho incontrato una prostituta. Mi ha rivolto la parola. Mi ha chiesto se volessi una sua prestazione sessuale. Le ho risposto di no, imbarazzato. Ha girato i tacchi e se n’è andata subito. Rimanendo lì. Sulla medesima strada. L’ho guardata. Turbato. L’ho guardata mentre avvicinava un altro. 

    Rientrando nel locale ho immaginato il giorno della sua nascita. Quando era in culla. Ho pensato a lei e l’ho immaginata mentre muoveva i primi passi e qualcuno avrà sorriso nel vederla imparare a stare in piedi. E poi ho pensato a lei quando è stata strappata alla sua vita e ora è prigioniera di un mondo che va avanti senza alcun interesse per le sue necessità. E ogni giorno il suo cuore viene narcotizzato da esseri spregevoli. E io l’ho vista.

    Forse ci riteniamo tutti immuni a questo tipo di tragedie. Forse crediamo che siano solo le straniere. Già, si sente dire questo, dovrei pensare che siano meno importanti o abbiano meno diritti? Ma come può un comune permettere che delle squallide figure sfruttino ragazzine o donne? Vorrei che qualcuno dei tanti legiferanti mi spiegasse se s’immagina un simile futuro per la propria figlia, nipote o conoscente, e se allora non farebbe qualcosa.

    Ma che cos’è la giustizia? Ma che cos’è lo Stato? È scegliere di tollerare le tragedie o agire per il Bene comune? Io non voglio più tollerare di essere complice di questa omertà. E quando lo Stato non fa abbastanza per una comunità, o sono le leggi sbagliate o lo sono le persone. 

    Pretty Woman - Vivian (Julia Roberts)

    domenica 15 aprile 2012

    Cineluk 9-14 aprile, faccio PARLARE il mio sangue

    no alla censura
    Smarrimento. Ribellione. Un instancabile desiderio di speranza irrompe nell’animo umano. Gli sarà sufficiente per ripiegare le idre della guerra? È un viaggio difficile, e anche lì, nel grande schermo siamo circondati. Il mercante d’armi (e morte) passa dalla realtà al cinema di Nicolas Cage, e ora nuovamente alla realtà di una condanna a cui la “democratica” Mosca si oppone. L’orrore del pestaggio alla scuola Diaz, una tragica pagina di storia italiana che deve ancora trovare giustizia. E in mezzo al troppo sangue versato, c’è ancora chi ha voglia di rispondere con le favole, e con il coraggio di una giovane rispetto a una perfida (…) regina.

    Sul blog CINELUK - il cinema come non lo avete mai letto

    10.04.12 – “che ingrato, dopo tutte le volte che gli ho salvato la vita! – disse Joe il Biondo, il Buono (Clint Eastwood) a Tuco Benedicto Pacifico Juan Maria Ramírez, il Brutto (Eli Wallach) - Il buono, il brutto, il cattivo (1966, di Sergio Leone)” - Online su Cineluk: Parola di Biondo... il Buono

    11.04.12 – “Dalla fine della Guerra Fredda il traffico di armi "leggere" ha raggiunto livelli incalcolabili. Stato e Malavita convivono e incassano felicemente. Caricatori come registratori di cassa. Andrew Niccol dirige il premio Oscar, Nicolas Cage. L'orrore della finzione è poca cosa rispetto all'abominio della realtà” - Online su Cineluk: Lord of War, NOT control Arms

    12.04.12 – “Venerdì 13 aprile è il giorno di "Diaz - Don't Clean Up This Blood (2012)". Il ciclo dell’orrore non si risparmia. Siamo tutti sospesi dinnanzi alle azioni di chi sa solo brandire. Adesso è già tempo di dimostrare che tutti abbiamo perduto qualcosa. No, non è andata così. Non è andata così, e lo sapete bene" - Online su Cineluk: Diaz, io ritornerò nella vostra pirite

    13.04.12 – “ho visto il mondo prendere la strada del supplizio senza che nessuno capitasse per sbaglio a compiere una nobile impresa/...da che parte si trovano le nuove colonne d’Ercole?” - Online su Cineluk: PERCHÉ NON TU, biancaneve? PERCHÉ NON NOI?

    13.04.12 – “Dall'atmosfera di pura e naturale libertà di Into the Wild, alla magia di Biancaneve (Mirror Mirror), passando per il dramma di Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana. Tutto in pochi minuti al cinema Palazzo di Mestre" - Online su Cineluk: Into the Bianca Strage

    14.04.12 – “Nella trasposizione cinematografica di Tarsem Singh della celebre favola, con protagonisti Lily Collins, Julia Roberts e Armie Hammer, c’è più un annacquato Shakespeare che non i fratelli Grimm" -  Online su Cineluk: Biancaneve e Julia Roberts amletica

    sabato 14 aprile 2012

    Biancaneve... e la strega Julia Roberts

    Biancaneve - La perfida strega (Julia Roberts) e Biancaneve (Lily Collins)
    Fragile Biancaneve (Lily Collins). Amletiana Regina Cattiva (Julia Roberts). Specchio specchio delle mie brame, mostrami un film degno del mio reame.

    di Luca Ferrari

    Con la magia nera (...) una donna senza scrupoli s’infila nel letto di un re vedovo facendogli perdere la testa e poi trasformandolo in una spaventosa creatura al suo servizio. Ma perché il trono diventi una sua definitiva proprietà deve ancora fare due cose: sbarazzarsi della figliastra e sposare un ricco, e possibilmente affascinante, principe. Sulla sua strada però arriverà uno strampalato gruppo di nani e un impacciato quanto belloccio reale spagnolo. 

    Biancaneve (2012 - Mirror Mirror ) è poco più di una favoletta inoffensiva, già sofferente dell'inevitabile confronto con il più romanticamente guerriero Biancaneve e il cacciatore (2012, di Rupert Sanders), in arrivo in estate, con una malefica Charlize Theron, la “neo-vampira” Kristen Stewart e Chris Thor Hemsworth

    Diretto dall’indiano Tarsem Singh, Biancaneve non punge proprio. Una storia incapace di decollare e dove la protagonista, aldilà dei duelli che sanno da spettacolo di burattini, pare potersi infrangere da un momento all'altro come cristallo sul pavimento

    La giovane Lily Collins presta il proprio candore a Biancaneve. Julia Roberts prova a sviscerare perfidia ma sembra più una semplice vanitosa che non una regina cattiva pronta a tutto. Con abiti a dir poco Elizabethiani, è costantemente seguita dall’impacciato e fedele Brighton (Nathan Lane, visto di recente nei panni del magico Zio Albert del film Lo Schiaccianoci 3D, con Elle Fanning). 

    È vero che manda a morte la figliastra nella foresta, ma affidare la missione al suddetto consigliere, sarebbe come chiedere a un agnellino di sbarazzarsi di una gattina. Biancaneve verrà trovata dai classici sette nani, una combriccola di fuorilegge dove spicca il volto noto di Martin Klebba, l’indimenticabile Randall che insieme all’inserviente terrorizzano il povero J.D. (Zach Braff) nella serie televisiva Scrubs.

    Dopo la non certo esaltante performance nel festival dei luoghi comuni Mangia prega ama (2010, di Ryan Murphy) e il poco riuscito Larry Crowne (2011, di Tom Hanks), c’era molta curiosità nel vedere Julia Roberts nei panni di una “cattiva”. Il risultato è stato tiepido, per non dire annacquato. 

    Quando è nella carrozza reale in procinto di sposarsi, sembra più la giovinetta di Pretty Woman (1990) che non una navigata donna di mondo mangiauomini. E quando gli si presenza davanti, a torso nudo, l’aitante Principe Andrew (Armie Hammer), la sua reazione pare ripescare dall’universo di What Women Want (2000), dove Helen Hunt nei panni di Darcy McGuire si ritrovava involontariamete a curiosare con lo sguardo sul “cavallo” del rivale/collega Nick Marshall (Mel Gibson). 

    Ma più che davvero perfida, la regina Robertsiana è una donna alla disperata ricerca della grazia, della ricchezza e della gioventù perduta. E la magia serve fino a un certo punto visto che prima del matrimonio la donna si sottopone a una terribile ed estenuante seduta di trattamenti di bellezza al limite della tortura cinese su tutto il corpo.

    Vermi le sfiorano i polpastrelli della dita facendola uscire di testa. Scorpioni, serpenti e altri insetti le camminano attorno l’ombelico e sulla pancia facendole il solletico a più non posso, e perfino escrementi di uccellini spalmati sul volto come maschera di bellezza. Il doveroso prezzo da pagare per essere la più bella del reame.

    Pochi gli spunti interessanti se non quello shrekkiano di non giudicare le persone dal proprio aspetto e accettare gli altri. Saranno i nani che insegneranno a Biancaneve ad aquisire la fiducia necessaria per credere in se stessa e affrontare così la Regina e la terribile creatura, che faccia a faccia, non pare stranamente intenzionata a ucciderla.

    Ma è il finale a far riprendere quota a una pellicola tutto considerato, modesta. La celebre mela avvelenata arriva anche qui, subito dopo le nozze tra Biancaneve e il principe. Insieme ai fidati amici la ragazza non solo ha imparato a cavarsela nelle avversità e a colpire di spada, ma ha anche a tenere la guardia alzata. E sotto quel cappuccio che le offre il frutto c’è qualcuno di cui non sarebbe il caso di fidarsi. Ma il suggerimento me lo posso anche risparmiare. Biancaneve ha capito tutto da sola.

    Il trailer di Biancaneve

    Biancaneve - la candida Biancaneve (Lily Collins)

    venerdì 13 aprile 2012

    Into the Bianca Strage

    cinema cinema...
    Ho iniziato ascoltando Eddie Vedder e le sue coinvolgenti poesie musicali tratte dal film Into the Wild. Così sono arrivato al Cinema Palazzo di Mestre (Ve), totalmente estraniato (più del solito), e lì mi è successo un fatto strano. Ho letto un articolo che mi ha spiazzato. 

    Complice forse un precedente e intenso coinvolgimento pro Diaz - Don't Clean Up This Blood (2012), mi sono imbarcato in un articolo con una lunga intervista al regista Marco Tullio Giordana sul film ancora nelle sale, Romanzo di una strage (2012). Ero andato al cinema  per vedere Mirror Mirror (2012, Biancaneve). Per starmene nel tepore della magia. Senza pretese. E invece mi sono ritrovato catapultato in una realtà giornalistica di sangue e dolore. 

    Ho preso appunti, e gli ho dato l’arrivederci. Ieri sera, la mia quindicesima incursione stagionale davanti al grande schermo è stata comunque per Julia Roberts e Lilly Collins ma una cosa è certa. Prima o dopo il Titanic 3D, nel mio gps mentale c’è già il dramma di Piazza Fontana.

    venerdì 25 novembre 2011

    Erin Brockovich, la rivolta della verità

    Erin Brockovich (Julia Roberts)
    Tosta, tenace, senza mezzi e con tre figli. La madre single Erin Brockovich (Julia Roberts) non è un indifeso agnellino e molti lupi se ne accorgeranno.

    di Luca Ferrari

    Ci sono momenti nella propria vita in cui non si può tacere. Ci sono momenti in cui bisogna andare fino in fondo. Anche sacrificando il tempo da trascorrere con i propri figli. E se non è il Governo a proteggerci, allora è tempo che sia la gente ad agire. E se poi ci si ritrova a lavorare dal tenace avvocato Ed Masry (Albert Finney) e a casa c’è l'innamorato carpentiere-motociclista George (Aaron Eckhart) che ti guarda le spalle, allora si può davvero cambiare il destino di centinaia di innocenti.

    Erin Brockovich - Forte come la verità (2000, di Steven Soderbergh).  

    Tratto da una storia vera, una donna scoprì che una multinazionale contaminava le falde acquifere di una cittadina. Lottò colpo su colpo di fronte all’ingiustizia, senza mai voltare le spalle a intere famiglie oberate da tumori di tutti i tipi. E quando a un incontro preliminare con gli avvocati rivali quasi incredula, sentì parlare di persone che sognavano soldi, Erin (Julia Roberts) rispose così: Ecco... vede, già mi fa incazzare! 

    Erin Brockovich - Forte come la verità (2000, di Steven Soderbergh) 

    Erin Brockovic - Erin (Julia Roberts) e l'avvocato Masry (Albert Finney)

    lunedì 7 novembre 2011

    Niente improvvisazioni d'amore

    Era tutto pronto. Finivo di lavorare alle 16.30. Velocissima tappa al supermercato a prendere il latte, fondamentale per il cappuccino di domani, dopodomani, etc. e via sull’autobus. Ad attendermi ci dovevano essere Tom Hanks e Julia Roberts, per la proiezione alle 17.40 di Larry Crowne - L'amore all'improvviso (2011), con il due volte attore premio Oscar qui nelle vesti anche di regista e produttore, e tornato a recitare insieme alla Roberts dopo il riuscitissimo, La guerra di Charlie Wilson (2007, di Mike Nichols) ma grazie all’ennesimo sciopero dei mezzi pubblici e di cui Trenitalia si guarda bene di scrivere alcunché (complimenti!) salta tutto.