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lunedì 25 febbraio 2019

Oscar 2019, la diretta e i vincitori

And the Oscars 2019 go to...
La notte degli ambiti Premi Oscar è arrivata e noi siamo in diretta insieme a loro. Una lunga serata ricca di emozioni, analisi e commenti in diretta del Vostro "cineluk".

di Luca Ferrari

Ok, signore e signori ci siamo. E' cominciata la 91° edizione dei premi OscarCineluk - il cinema come non lo avete mai letto è in diretta. In questo momento sono le 3,52 del mattino in Italia e sono stati assegnati solo pochi premi. Come da pronostico, Roma (di Alfonso Cuaron) è stato nominato il Miglior film straniero, Spider-Man - Un nuovo universo (di Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman) ha vinto come Miglior film d'animazione e Regina King ha agguantato lo scettro per la Miglior attrice non protagonista in Se la strada potesse parlare.

Tra pochissimi saranno assegnati due dei premi che più m'interessano, quelli per la Miglior sceneggiatura originale e non originale. Da giornalista, poeta e amante della scrittura, sono forse quelli che più attendo. Potere alle parole. Le parole e la storia sono la base di un vero e grande film. Let's go!

Intanto però, è il momento di assegnare la statuetta per i migliori effetti speciali che va a... Paul Lambert, Ian Hunter, Tristan Myles e J. D. Schwalm per First Man - Il primo uomo, presentato a Venezia. Break musicale del duo Bradley Cooper/Lady Gaga, buoni per intrattenimento e anche vincere l'Oscar per la miglior canzone, non certo per competere sulla distanza di un lungometraggio con tanto di attori in lizza a discapito, in modo inspiegabile, di attori e attrici come Steve Carell e Saoirse Ronan. Ma ora è il momento di assegnare l'Oscar della Migliore sceneggiatura originale. In lizza ci sono:
  • Deborah Davis e Tony McNamara – La favorita (The Favourite)
  • Paul Schrader – First Reformed - La creazione a rischio (First Reformed)
  • Nick Vallelonga, Brian Currie e Peter Farrelly – Green Book
  • Alfonso Cuarón – Roma
  • Adam McKay – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)

And the Oscar goes to... Nick Vallelonga, Brian Currie e Peter FarrellyGreen Book. Sono le 4,11 e sono felicissimo. Anzi, minchia se sono felice! Già seconda statuetta per il film dopo quella per il Miglior attore non protagonista andata a Mahershala Ali. Pensare a questo punto che anche Viggo Mortensen possa riuscirci, credo sia molto difficile. Avessi dovuto fare una scelta tra i due compagni di set, avrei preferito quest'ultimo. Non solo per il ruolo, ma anche perché Ali è alla 2° statuetta dopo Moonlight (sempre Miglior attore non protagonista, 2017) e Viggo è ancora a secco.

Sempre presentati da Samuel L. Jackson e Brie Larson, ecco ora le nomination della Migliore sceneggiatura non originale:
  • Joel ed Ethan Coen – La ballata di Buster Scruggs (The Ballad of Buster Scruggs)
  • Charlie Wachtel, David Rabinowitz, Kevin Willmott e Spike Lee – BlacKkKlansman
  • Nicole Holofcener e Jeff Whitty – Copia originale (Can You Ever Forgive Me?)
  • Barry Jenkins – Se la strada potesse parlare (If Beale Street Could Talk)
  • Eric Roth, Bradley Cooper e Will Fetters – A Star Is Born

And the Oscar goest to... Charlie Wachtel, David Rabinowitz, Kevin Willmott e Spike LeeBlacKkKlansman. Vittoria meritatissima. "Io rendo omaggio a tutti i nostri antenati" ha sottolineato il regista. Un discorso potente il suo, parlando chiaramente del "genocidio", che le elezioni del 2020 sono vicine e bisogna fare la scelta giusta. Ma soprattutto ha parlato di amore, come scelta. Lo spettacolo deve andare avanti e tra pochissimo verranno assegnati gli Oscar per Miglior colonna sonora e canzone.

Fatto. Il primo a Ludwig Göransson per il cinecomic Black Panther. Scontato che vincerà Shallow (Lady Gaga) e infatti... ovviamente!

Piccolo intermezzo musicale, un mito come Barbara Streisand a parlare di BlacKkKlansman e la sua importanza. Ma ora i vincitori dello scorso anno come Miglior attori protagonisti, Allison Janey e Gary Oldman salgono sul palco a presentare le nomination per il Miglior attore protagonista che sono:
  • Christian Bale – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)
  • Bradley Cooper – A Star Is Born
  • Willem Dafoe – Van Gogh - Sulla soglia dell'eternità (At Eternity's Gate)
  • Rami Malek – Bohemian Rhapsody
  • Viggo Mortensen – Green Book

And the Oscar goes to... Rami Malek (Bohemian Rhapsody). Dopo BAFTA e Globe, tripletta con l'Oscar. Tutto molto scontato. Vediamo ora con le nomination della Migliore attrice protagonista:
  • Yalitza Aparicio – Roma
  • Glenn Close – The Wife - Vivere nell'ombra (The Wife)
  • Olivia Colman – La favorita (The Favourite)
  • Lady Gaga – A Star Is Born
  • Melissa McCarthy – Copia originale (Can You Ever Forgive Me?)

And the Oscar goes to... Olivia Colman (La favorita). Di nome e di fatto. E ora mancano gli ultimi due, regia e film. La serata degli Oscar sta per volgere al termine. Ci saranno sorprese? Ecco, ci siamo. E' arrivato Guillermo del Toro, vincitore l'anno passato per Miglior film e regia con La forma dell'acqua, per annunciare le nomination e il vincitore dell'Oscar per la Migliore regia:
  • Alfonso Cuarón – Roma
  • Yorgos Lanthimos – La favorita (The Favourite)
  • Spike Lee – BlacKkKlansman
  • Adam McKay – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)
  • Paweł Pawlikowski – Cold War (Zimna wojna)

And the Oscar goes to... Alfonso Cuarón (Roma), già terzo Oscar della pellicola dopo il Film straniero e la fotografia. E ora manca solo lui, il Miglior film, che sarà presentato dalla bravissima Julia Roberts, premio Oscar come Miglior attrice 2001 nel film Erin Brockovic - Forte come la verità (di Steven Soderbergh) al fianco del grande Albert Finney, scomparso il 7 febbraio scorso. E ora le nomination del Miglior film:
  • A Star Is Born - Bill Gerber, Bradley Cooper e Lynette Howell Taylor
  • Black Panther - Kevin Feige
  • BlacKkKlansman - Sean McKittrick, Jason Blum, Raymond Mansfield, Jordan Peele e Spike Lee
  • Bohemian Rhapsody - Graham King
  • Green Book - Jim Burke, Charles B. Wessler, Brian Currie, Peter Farrelly e Nick Vallelonga
  • La favorita (The Favourite) - Ceci Dempsey, Ed Guiney, Lee Magiday e Yorgos Lanthimos
  • Roma - Gabriela Rodríguez e Alfonso Cuarón
  • Vice - L'uomo nell'ombra (Vice) - Dede Gardner, Jeremy Kleiner, Adam McKay e Kevin J. Messick

And the winner is... non ci credo, Green Book di Peter FarrellyJim Burke, Charles B. Wessler, Brian Currie e Nick Vallelonga! Un premio meritatissimo per un film, tratto da una storia vera, che ha saputo coniugare rapporti umani e politici, in un'epoca dove la società stava cambiando. Senza facili moralismi né dita puntate, la storia è un viaggio. Un viaggio alla scoperta di se stessi con la mera vicinanza di due culture differenti. Due culture che scopriranno di avere presto qualcosa in comune di estremamente prezioso: il rispetto l'una per l'altra e la forza di sostenersi a vicenda.

Green Book trionfa alla 91° edizione dei Premi Oscar ma non è il solo. Insieme a lui hanno vinto Roma, BlacKkKlansman e Bohemian Rhapsody. Film in apparenza diversi ma accomunati dalla diversità. La diversità che diventa legame e normalità. Diversità che rompe gli schemi e si distacca da un passato, purtroppo ancora troppo vivido anche nel 2019. Mondi separati che trovano la sola strada possibile per costruire un mondo differente: il dialogo. In questo senso gli Oscar 2019 resteranno un'edizione su cui molti dovranno riflettere e ricominciare. Onore alla settima arte.

Green Book, miglio film agli Oscar 2019

mercoledì 2 marzo 2016

Oscar 2016, i film sono storie

Oscar 2016 - I migliori attori non protagonisti, Mark Rylance e Alicia Vikander
Scontati. Poche sorprese. Gli Oscar 2016 premiano il cinema di sensazione con qualche rara eccezione tra cui il "Miglior film" andato a Il caso Spotlight.

di Luca Ferrari

L'Oscar a DiCaprio? Era ora, così è finito il supplizio del “poveretto”! L'esasperata attenzione al remake di Mad Max? Allucinante! Il caso Spotlight è il Miglior film? "Fuckin' unbelievable!" (da non crederci, ndr). L'Oscar a Morricone? Non mi piacciono i premi di compensazione! Miglior regia a Innarirtu? No comment! Le assenze tra i candidati di Aaron Sorkin (Jobs) e Steve Carell (La grande scommessa)? Una bestemmia! Chris Rock? Banale e noioso. Ladies and gentlemen, benvenuti nel noioso mondo dell'88° edizione degli Oscar 2016.

Venezia, mercoledì 2 marzo. Gli incandescenti fuochi pirotecnici degli Oscar 2016 sono oramai sopiti se non del tutto raffreddati e spenti. Lo champagne è stato bevuto. La delusione è stata assorbita. Non mi sono perso un secondo di questa importante notte, inclusa la toccante performance voce-chitarra di Dave Grohl (Foo Fighters, ex-batterista dei Nirvana) eppure solo ora ho messo mano all'inchiostro. La ragione è semplice.

Il 29 febbraio era una data importante e più dei risultati (fin troppo scontati) degli Academy, c'era qualcosa da ricordare anche con la settima arte: la fine dell'assedio di Sarajevo nella guerra dei Balcani. Una guerra sempre ignorata. Ed è stato triste constatare che neanche a Il figlio di Saul, trionfatore come Miglior film straniero (ungherese), gli sia venuto in mente un giorno simile. Una nazione quella dell'Est europeo non certo lontana né geograficamente (poco più di 500 km) né culturalmente.

Los Angeles, Dolby Theatre – 28 febbraio 2016. I primi Oscar a essere assegnati sono quelli per la Miglior sceneggiatura originale e non originale. A trionfare sono due dei pochi film con una vera storia alla base: Il caso Spotlight e La grande scommessa. Due film e due storie d'ingiustizia. A colpirmi in particolare sono le parole di Charlize Theron ed Emily Blunt (prossimamente sorelle in Il cacciatore e la regina di ghiaccio): "Sono la spina dorsale di ciò che facciamo", "E' dove inizia un gran film".

La sceneggiatura è il cuore di un film. Senza di essa non ci sarebbe regia né effetti speciali, né musica né trucco, nulla. Eppure, a ben guardare i tanti prodotti sbarcati, incensati e addirittura premiati, sembra quasi che la sceneggiatura abbia un ruolo minore. Il caso più emblematico è Mad Max: Fury Road, vincitore di 6 premi Oscar e addirittura in lizza per il Miglior film.

Come a più riprese ho evidenziato e sottolineato ovunque ne avessi l'occasione (recensione, conversazioni, commenti, post, etc.), Mad Max: Fury Road è l'embema del film moderno imbottito di effetti digitali senza lo straccio di un'anima. È un remake e per di più fatto dal medesimo regista (in crisi). George Miller poi è riuscito a sprecare due cavalli di razza come la già citata Charlize e ancor di più l'eclettico Tom Hardy.

Persa la fotografia per mano e obiettivo di Emmanuel Lubezki (Revenant), Fury Road si è portato a casa l'Oscar per la Miglior scenografia, montaggio, sonoro, montaggio sonoro, costumi, trucco & acconciatura. Ossia, il contorno. Si lo so, sarò mangiato vivo dagli addetti ai lavori ma non m'interessa. Un film è una storia e non è un caso che tante pellicole a dispetto di mezzi rudimentali siano ancora nel cuore della gente proprio perché avevano qualcosa da dire e non volevano fare sensazione.

E veniamo al grande eroe della serata, o meglio il fiammiferaio Leonardo DiCaprio. Per quanto mi riguarda c'è una sola ragione per cui sono felice del suo trionfo come Miglio attore protagonista in Revenant - Redivivo (di Alejandro G. Inarritu): è finalmente finito il supplizio del povero Leo. Un attore che ormai era diventato l'emblema dell'ingiustizia più dei bambini violentati dai preti di Spotlight o la genre frodata in La grande scommessa.

Incamerato l'Oscar, ovviamente sono partiti subito gli articoli dei 10 o 20 grandi attori/attrici che non l'hanno mai vinto. In questa lista ho letto nomi imbarazzanti: da Meg Ryan ad Arnold Shwarzenegger, dimenticandosi di personaggi come Gary Oldman, Edward Norton, Steve Buscemi, Joaquin Phoenix, John Goodman, Michael Fassebnder e questo solo per citare i primi nomi venutimi in mente. Invece no, il dramma del cinema moderno era il non-Oscar a Leonardo DiCaprio.

Nonostante fosse “in attesa” (…) da molto più tempo, ha di sicuro perso l'ultimo tram per l'Oscar l'immortale Sylvester Stallone. Io sono cresciuto con Rocky Balboa e alla soglia dei 40 anni mi fa ancora commuovere. È un personaggio puro e positivo, di sicuro anacronistico per quest'epoca. Ma gusto personale a parte, tanto il Globe (vinto) quanto l'Oscar, per fortuna mancato, non glielo avrei mai dato. Sly era in lizza con Mark Ruffalo, Christian Bale e Tom Hardy, gente di un'altra categoria. Il premio poi se l'è portato a casa Mark Rylance (Il ponte delle spie) in una delle pochissime sorprese della serata.

Del tutto scontati i premi femminili: Brie Larson (Room) e Alicia Vikander (The Danish Girl, film presentato a Venezia) dovevano essere la Miglior attrice protagonista e non protagonista, così è stato. Nulla (ma proprio no) sul fronte animato con l'ennesimo Oscar vinto dai Pixar Animation Studios grazie a Inside Out (di Pete Docter e Ronnie Del Carmen), e su quello del Miglior documentario dove Amy (di Asif Kapadia) ha sbaragliato la concorrenza.

Nel segno dell'ovvietà anche il premio per la Miglior colonna sonora andato a Ennio "Morrantino". A differenza del 99 per cento dei miei connazionali però, io non ho esultato per la semplice ragione che questi riconoscimenti sono il trionfo dell'ipocrisia. Ennio Morricone avrebbe meritato in più e diverse occasioni la statuetta degli Academy e non certo per un film modesto (The Hateful Eight) di cui già oggi nessuno saprebbe accennarmi alcuna melodia.

Tra i tre grandi sconfitti della serata, per due di essi non posso che essere più che soddisfatto: Sopravvissuto – The Martian (di Ridley Scott) e Star Wars: Il risveglio della Forza (di J.J. Abrahms), rispediti a casa a mani vuote nonostante le rispettive 7 e 5 nomination, incapaci perfino di vincere lo scettro dei Migliori effetti speciali andati al ben più meritevole e originale Ex Machina (di Alex Garland). Fermo a zero a fine serata nonostante le 6 candidature anche l'intenso Carol (di Todd Haynes) con protagoniste (nominate) due superbe Cate Blanchett e Rooney Mara.

È stata una serata interessante quella dell'88° edizione dei premi Oscar che ha ribadito qual è l'andazzo del cinema: il marketing dell'ego e degli effetti speciali conta più della storia. La colpa però non è solo di Hollywood e dei grandi Studios. Il cinema è cultura ma finché Revenant resterà tre settimane e più in sala mentre film come L'ultima parola – La vera storia di Dulton Trumbo pochi giorni, è difficile che il pubblico possa aprire i propri confezionati e condizionati orizzonti.

Oscar 2016 - Emily Blunt e Charlize Theron annunciano la Miglior sceneggiatura originale
Oscar 2016 - Tom McCarthy sul palco per il Miglior film: Il caso Spotlight

lunedì 22 febbraio 2016

Oscar 2016, premiare e raccontare

Il cinema assegna i Premi Oscar
Tutti a guardare solo ed esclusivamente Leonardo DiCaprio ma l'88° edizione dei Premi Oscar ha storie più importanti da raccontare e si spera, anche premiare.

di Luca Ferrari


And the Oscar goest to... ormai manca davvero poco per sentire pronunziata, più e più volte, questa fatidica frase. Domenica 28 febbraio si svolgerà al Dolby Theatre di Los Angeles l’88° edizione dei premi Oscar, presentati per la seconda volta in carriera dal simpatico Chris Rock. In Italia (nella notte tra domenica e lunedì) la cerimonia sarà trasmessa su Sky Cinema e, come l'anno passato, anche in chiaro su Cielo (canale 26 del Digitale Terrestre).

Chi trionferà agli 88° premi Oscar? Revenant – Redivivo (di Alejandro González Iñárritu) guida la classifica delle nomination con 12 candidature seguito a quota 10 dal “discutibile” Max Max: Fury Road (di George Miller). Terza piazza dall’altrettanto zeppo di effetti speciali, Sopravvissuto – The Martian (di Ridley Scott). Curioso come tutte le tre pellicole abbiano in comune una storia di esasperata sopravvivenza. Tre storie costose e dal facile appeal commerciale.

Di ben diverso tenore i tre successivi lungometraggi a quota 6 nomination: Il ponte delle spie (di Steven Spielberg), Il caso Spotlight (di Tom McCharty) e Carol (di Todd Haynes); a quota 5 invece La grande scommessa (di Adam McKay). Quattro storie queste che hanno davvero qualcosa da insegnare: un pezzo (epico) di Guerra Fredda, un'inchiesta giornalistica, l'identità sessuale contro il perbenismo e la famigerata crisi economica di questo millennio. Quattro storie che hanno molto più da insegnare di fantasmagoriche imprese marziane, patetici remake forti di tutto fuorché prove attoriali degni di questo nome e il classico filmone realizzato apposta per fare incetta di premi.

Film a parte, l’attenzione della stampa è tutta (o quasi) su Leonardo DiCaprio, alla quinta nomination e fin’ora mai uscito trionfante dal gala' degli Academy. Eppure nessuno si prende la briga di sottolineare la monotonia dei personaggio interpretati dall’attore californiano. Tutti drammatici. Tutti urlanti. Se penso a Leo, l’ultimo film davvero originale che ricordo è Prova a prendermi (1991, di Steven Spielberg) e in parte Django Unchained (di Quentin Tarantino).

A fare strabuzzare gli occhi del sottoscritto invece è l’assenza di Steve Carell nella cinquina del Miglior attore. Certo, il suo compagno di set Christian Bale è molto più appetibile al grande pubblico, e lui infatti è tra i candidati. Carell è un attore versatile. Comico, drammatico, realistico. Ha tutto. Nell’intenso La grande scommessa è stato il vero mattatore, molto più di Gosling, Pitt (Brad) e Bale messi insieme. Invece nulla.

Per lo scettro del Miglior film se la vedranno: La grande scommessa (di Adam McKay), Mad Max: Fury Road (di George Miller), Revenant – Redivivo (di Alejandro González Iñárritu), Room (di Lenny Abrahamson), Il caso Spotlight (di Tom McCarthy), Sopravvissuto – The Martian (di Ridley Scott), Il ponte delle spie (di Steven Spielberg), e Brooklyn (di John Crowley); i primi cinque candidati anche per la Miglior regia.

Per il Miglior attore protagonista, oltre che con l’Academy-uscente Eddie Redmayne (strepitoso in The Danish Girl), Leo se la vedrà col grandioso Bryan Cranston di L'ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo, Matt Damon (Sopravvissuto – The Martian) e, altro cavallo di razza, Michael Fassbender per la sua sontuosa interpretazione nel grandioso Steve Jobs (di Danny Boyle).

A parte il già citato Revenant che presenta anche Tom Hardy in questa nuova cinquina, il Miglior attore non protagonista sarà una questione tra Christian Bale (La grande scommessa), l’istrionico e coinvolgente Mark Ruffalo (Il caso Spotlight), Mark Rylance (Il ponte delle spie) e l’immortale Sylvester Stallone per il suo Rocky di Creed – Nato per combattere, interpretazione questa che gli ha già fatto vincere il primo Golden Globe della carriera.

Due nomination dello stesso film anche sul fronte femminile e non poteva essere altrimenti dopo aver visto Carol, film che ha messo in campo le superbe performance di Cate Blanchett e Rooney Mara, candidate rispettivamente come Miglior attrice protagonista e non protagonista. Sulla sua strada l’australiana già due volte vincitrice dell’ambita statuetta, fronteggerà Brie Larson (Room), Jennifer Lawrence (ottima in Joy di David O. Russell, vincitrice del Golden Globe 2016), Charlotte Rampling (45 anni) e Saoirse Ronan (Brooklyn).

Per la giovane Rooney invece, alla seconda nomination dopo Millennium – Gli uomini odiano le donne, l’attesa sarà condivisa con Jennifer Jason Leigh (The Hateful Eight), Rachel McAdams (Il caso Spotlight), Alicia Vikander (The Danish Girl) e la fresca “GoldenGlobata” Kate Winslet (Steve Jobs).

Un grande film passa per sempre per una grande storia. L’Oscar per la Migliore sceneggiatura originale sarà una bella sfida che vedrà in campo i fratelli Coen insieme a Matt Charman ne Il ponte delle spie. Altrettanto degne presenze quelle di Alex Garland per Ex Machina e la coppia Tom McCarthy & Josh Singer nel film giornalistico Il caso Spotlight.

Altra importante presenza, il film Straight Outta Compton, basato sull’ascesa e discesa dei N.W.A., il più influente gruppo rap statunitense del genere gangsta dove militavano anche Ice Cube e Dr. Dre, la cui sceneggiatura è stata curata da Andrea Berloff, Jonathan Herman, S. Leight Savidge e Alan Wenkus. Infine, ecco la sorpresa. L’animazione Pixariana di Inside Out con al centro delle operazioni Josh Cooley, Ronnie del Carmen, Pete Docter e Meg LeFauve.

La grande scommessa (Charles Randolph e Adam McKay), Brooklyn (Nick Hornby), Carol (Phyllis Nagy), The Martian (Drew Goddard) e Room (Emma Donoghue) sono invece le cinque pellicole che saranno esaminate per decretare la Migliore sceneggiatura non originale.

Scartato per ragioni assurde il ficcante lungometraggio belga Dio esiste e vive a Bruxelles, il Miglior film straniero sarà una questione tra Colombia (El abrazo de la serpiente, regia di Ciro Guerra), Francia (Mustang, regia di Deniz Gamze Ergüven), Ungheria (Il figlio di Saul, di László Nemes già vincitore del Golden Globe 2016), Giordania (Theeb, di Naji Abu Nowar) e Danimarca (A War, di Tobias Lindholm).

Infine il Miglior film d’animazione. Tutto sembra far propendere all’ennesimo Oscar per la Pixar Animation Studios che con Inside Out (di Pete Docter e Ronnie del Carmen) raggiungerebbe quota 13. A sbarrargli la strada ci proveranno il "veneziano" Anomalisa (di Charlie Kaufman e Duke Johnson), Il bambino che scoprì il mondo (di Alê Abreu), Shaun, vita da pecora – Il film (di Mark Burton e Richard Starzak) e il toccante Quando c'era Marnie (di Hiromasa Yonebayashi), direttamente dalla fabbrica delle meraviglie nipponica dello studio Ghibli.

L'ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo (2015, di Jay Roach)
Steve Jobs (2015, di Danny Boyle)
Straight Outta Compton (2015, di F. Gary Gray)
Il figlio di Saul (2015, di László Nemes)

martedì 24 febbraio 2015

Oscar 2015, stay different stay Venezia71

la notte degli Oscar 2015
Il film di “apertura veneziana” Birdman trionfa agli Oscar 2015. Dal palco dei vincitori, parole forti e decise di Patricia Arquette e Graham Moore.

di Luca Ferrari

La troppo spesso criticata Mostra del Cinema di Venezia li ha messi tutti in riga, incluso l'arrembante festival di Toronto. Non solo il suo film di apertura Birdman (di Alejandro G. Iñárritu) si è portato a casa quattro premi Oscar (che si vanno a sommare ai due Golden Globes), ma anche il suo presidente di giuria della sezione “concorso”, il compositore francese Alexandre Desplat, ha scritto il proprio nome nell'elenco dei vincitori per la Miglior colonna sonora nel film Grand Budapest Hotel.

“Nelle ultime due edizioni della Mostra del Cinema di Venezia i film di apertura hanno fatto messe di Oscar” ha dichiarato soddisfatto il Presidente della Biennale, Paolo Baratta, “quest’anno Birdman, l'anno scorso Gravity (2013) di Alfonso Cuarón ne aveva ottenute sette (tra cui quella per la miglior regia). Se la più qualificata e dinamica industria cinematografica del mondo affida a Venezia il lancio in prima mondiale di film proiettati verso gli Oscar, a me pare un segno importante del prestigio internazionale di cui gode attualmente la Mostra”.

E così anche l'87° edizione degli Oscar è stata archiviata. La copertina non può che essere per lui, Birdman, e non perché condivide ex equo il maggior numero di statuette vinte per quest'anno, ma perché si è accaparrato alcune delle più importanti: Miglior film, Miglior regia, Miglior sceneggiatura originale e Miglior fotografia. Il collega Grand Budapest Hotel (di Wes Anderson) invece si è “accontentato” degli Academy per i Migliori costumi (all'italiana Milena Canoneri), Migliore scenografia, Miglior trucco e il già citato Desplat.

Si è rotta (finalmente) la maledizione dei premi per The Imitation Game (di Morten Tyldum), adattamento cinematografico della biografia Alan Turing: The Enigma. Dopo la strapazzata subita ai BAFTA (9 nomination, 0 vittorie) e ai Golden Globes (5 nomination, 0 vittorie), agli Oscar è arrivata la statuetta per la Miglior sceneggiatura non originale consegnata a Graham Moore. Sul palco il giovane sceneggiatore di Chicago (classe '81) ha lasciato il segno con parole concise ma toccanti (Stay weird, stay different).

Forti del successo ai Globes, posso presumere che Boyhood (di Richard Linklater)  e La teoria del tutto (di James Marsh) sperassero di uscire dal Dolby Theatre con la pancia più piena. A ogni modo l'Oscar conquistato rispettivamente da Patrica Arquette (applauditissima da Meryl Streel e Jennifer Lopez dopo il suo discorso sulla parità dei diritti delle donne) come Miglior attrice non protagonista ed Eddie Redmayne come Miglior attore protagonista, non sono certo di seconda categoria, anzi. Quasi scontato l'altro premio femminile, andato a Julianne Moore (Still Alice), meno previsto quello consegnato a J. K. Simmons (Whiplash).

Birdman dunque ha vinto come Miglior film. C'erano pellicole che avrebbero meritato di più. A dispetto di un ottimo cast, il film non si discosta troppo dalla versione “attoriale” di The Wrestler (2008, di Darren Aronofski). E guarda a caso entrambi i protagonisti principali (di sicuro più Mickey Rourke di Michael Keaton) erano assenti da un pezzo dalle luci della ribalta e ancor più curioso, entrambi i lungometraggi “hanno scaldato i motori” in laguna.

Così, invece di esaltare un film fine a se stesso sui malesseri di una “povera star” che fa i conti con la superficialità del proprio passato e gli ingranaggi ingolfati del presente, sarebbe stato (forse) più utile "brindare" e riflettere sulla straordinaria figura del fisico Stephen Hawking e ancor di più sul dramma umano di Alan Turing, ghost-saver degli Alleati nella II Guerra Mondiale e “per questo” ricompensato nel modo più barbaro. Un'occasione persa visto e considerato che la discriminazione degli omosessuali è ancora all'ordine del giorno, a Hollywood come ovunque nel mondo.

Oscar 2015, il discorso di Graham Moore

Oscar 2015 - il regista Alejandro G. Iñárritu e Michael Keaton
Oscar 2015 - Meryl Streep, Jennifer Lopez e di spalle Jennifer Aniston

Oscar 2015 (da sx) J.K. Simmons (Miglior attore non protagonista), Patricia Arquette (Miglior attrice
non protagonista), Julianne Moore (Miglior attrice protagonista) ed Eddie Redmayne (Miglior
attore protagonista) © Ciak Magazine
Oscar 2015 - le toccanti parole dello sceneggiatore statunitense, Graham Moore
Arrivederci all'anno prossimo caro sig. Oscar... cheers!

domenica 22 febbraio 2015

La notte degli Oscar 2015

...è arrivata l'ora degli Academy Awards
Questa notte al Dolby Theatre di Los Angeles è di scena l’87° edizione dei premi Oscar, presentati per la prima volta da Neil Patrick Harris.

di Luca Ferrari

Quante statuette si porteranno a casa (se lo faranno) i due film da nove nomination ciascuno, Birdman, open movie alla 71° Mostra del Cinema di Venezia e il fin troppo sopravvalutato Grand Budapest Hotel? Faranno doppietta Globe-Oscar Eddie Redmayne e Julianne Moore? Parleremo dell’ennesimo trionfo di Meryl Streep, candidata come Miglior attrice non protagonista? Per sapere con esattezza i nomi dei vincitori e vinti dell'87° edizione dei premi Oscar, non resta che pazientare ancora qualche ora.

Non si può non cominciare dal Miglior film, unica categoria dove al posto del quintetto di palpabili vincitori c'è un ottetto. A dispetto del suo indubbio valore, le possibilità di vedere trionfare The Imitation Game (di Morten Tyldum) credo siano pari allo zero; il flop ai Globes è un segnale non indifferente, purtroppo. Analoghe chance di non-trionfo per Selma - La strada per la libertà (di Ava DuVernay), in questo caso però sarei il primo a non votarlo.

Sullo stesso piano invece American Sniper (di Clint Eastwood), Birdman (di Alejandro González Iñárritu), Boyhood (di Richard Linklater), Grand Budapest Hotel (di Wes Anderson) e La teoria del tutto (di James Marsh). Se i signori degli Academy però, fossero in vena volerci stupire senza chissà quali effetti speciali, allora potremo assistere al trionfo di Whiplash (di Damien Chazelle).

Molto aperta la partita per il Miglior film straniero con il polacco Ida (di Paweł Pawlikowski), l’estone Mandariinid (di Zaza Urushadze), il russo Leviathan (di Andrej Petrovič Zvjagincev), il mauritano Timbuktu (di Abderrahmane Sissako) e infine l’argentino Storie pazzesche (di Damián Szifrón).

Non mi sento di esaltarmi troppo per la cinquina del Miglior film d’animazione. Tra i titoli in gara auspico la non vittoria del “modaiolo” Dragon Trainer 2 (di Dean DeBlois), sperando al contrario nel successo di Boxtrolls – Le scatole magiche (di Graham Annable e Anthony Stacchi). Completano la griglia dei candidati: Big Hero 6 (di Don Hall e Chris Williams), Song of the Sea (di Tomm Moore) e La storia della principessa splendente (di Isao Takahata).

E visto che siamo in tema “animato” va ricordato che in questa edizione dei premi, verrà assegnato l’Oscar onorario a un personaggio che ha scritto la Storia di questo genere, ossia il regista giapponese Hayao Miyazaki (Il mio vicino Totoro, Principessa Mononoke, Il castello errante di Howl). Lo stesso riconoscimento verrà conferito anche allo sceneggiatore francese Jean-Claude Carrière e l'attrice statunitense Maureen O'Hara. Il Premio umanitario Jean Hersholt invece è stato attribuito al musicista newyorkese-attivista per i diritti civili Harry Belafonte.

Senza nulla voler togliere a Citizenfour (di Laura Poitras), Alla ricerca di Vivian Maier (di John Maloof e Charlie Siskel), Last Days in Vietnam (di Rory Kennedy) e Virunga (di Orlando von Einsiedel), l’Oscar per il Miglior documentario per quanto mi riguarda dovrebbe finire spedito fra le mani di Wilm Wenders e Juliano Ribeiro Salgado per il commovente Il sale della terra, sul fotografo brasiliano Sebastião Salgado.

Su il sipario ora sul “reparto direzione-scrittura”. Per l’impegno e la scelta non certo facile di girare una simile pellicola (Boyhood), sarebbe grandioso che a vincere la statuetta per la Miglior regia fosse Richard Linklater. Altre scelte che troverebbero il mio apprezzamento sono Bennett Miller per Foxcatcher e Morten Tyldum con The Imitation Game. Molto più hollywoodiani invece Alejandro González Iñárritu (Birdman) e Wes Anderson (Grand Budapest Hotel).

In pole position per la Miglior sceneggiatura originale i più che meritevoli Boyhood (Richard Linklater) e Foxcatcher (Dan Futterman e E. Max Frye). Standard il Birdman dei vari Alejandro González Iñárritu, Nicolás Giacobone, Alexander Dinelaris e Armando Bo. Senza troppe chance Dan Gilroy per Nightcrawler. A dir poco inspiegabile Grand Budapest Hotel con un Wes Anderson capace solo ed esclusivamente di clonare se stesso.

Sul fronte della Migliore sceneggiatura non originale poi, spero vivamente che non sia Jason Hall (American Sniper) a trionfare. Se la giocano gli altri quattro candidati: Graham Moore (The Imitation Game), Paul Thomas Anderson (Vizio di forma), Anthony McCarten (La teoria del tutto) e Damien Chazelle (Whiplash).

Veniamo infine agli attori e attrici, dando la precedenza al gentil sesso. Per la dolorosa tematica della pellicola interpretata, sarebbe grandioso se a prendersi la (seconda) statuetta fosse la francese Marion Cotillard (Due giorni, una notte). In lotta per il bis in carriera anche Reese Witherspoon (Wild). A trionfare però, a dispetto della concorrenza di Felicity Jones (La teoria del tutto) e Rosamund Pike (L'amore bugiardo – Gone Girl), credo che sarà la Julianne Moore "malata di Alzheimer" in Still Alice.

Per la cinquina di Migliore attrice non protagonista, attenti alla “depressa” Emma Stone di Birdman e Laura Dern in Wild. A contendersi il prezioso riconoscimento anche Patricia Arquette (Boyhood), Keira Knightley (The Imitation Game) e l’eterna Meryl Streep (Into the Woods). Delle suddette, la più debole appare l’attrice inglese. Una performance quella di Keira che difficilmente passerà alla storia.

Un autentico scontro fra titani l’Oscar per il Miglior attore protagonista. Con la sola eccezione di Bradley Cooper (American Sniper), sarà davvero un lavoro ostico scegliere un vincitore tra Benedict Cumberbatch (The Imitation Game), Eddie Redmayne (La teoria del tutto), Michael Keaton (Birdman) e Steve Carell (Foxcatcher). Per nulla ostile all’ex-Batman Burtoniano, per quanto visto preferirei che la statuetta andasse a uno tra Benedict, Eddie o Steve.

Resta però un mistero (e una vergogna) l'assenza tra i pretendenti allo scettro di Miglior attore del britannico Timothy Spall, grandioso interprete del pittore William Turner nell'omonimo Turner (2014, di Mike Leigh). Analogo discorso per la Pamela Travers di Emma Thompson, fantastica nel dare rigidità e inflessibile malinconia alla scrittrice di Mary Poppins nel commovente Saving Mr. Banks (di John Lee Hancock).

Nella lista del Miglior attore non protagonista figurano invece Edward Norton (Birdman), Ethan Hawke (Boyhood), Mark Ruffalo (Foxcatcher), J. K. Simmons (Whiplash) e Robert Duvall (The Judge). Simmons potrebbe essere la novità, Norton è solo da ammirare così come questo inedito Raffalo. Meno affilata la performance del comunque bravo Hawke.

Tra gli altri premi principali non può non saltare agli occhi la presenza dell'incredibile vicenda umano-spaziale di Interstellar (di Christopher Nolan), candidato a 5 premi Oscar: Miglior scenografia (Nathan Crowley), Miglior colonna sonora (realizzata dal mago Hans Zimmer), Migliori effetti speciali, Miglior sonoro e Miglior montaggio sonoro

Ci vediamo questa notte sulla pagina Facebook cineluk per gli aggiornamenti in tempo reale degli Academy Awards 2015.

il simpatico attore Neil Patrick Harris presenta gli 87° premi Oscar
A fianco di Reese Whiterspoon in Wild c'è Laura Dern
l'ingiustamente assente Timothy Spall, protagonista di Turner
Marion Cotillard, drammatica protagonista in Due giorni una notte
And the Oscar goes to...

lunedì 3 marzo 2014

Oscar 2014 , vince il cinema impegnato

Viaggio nell'86° edizione dei Premi Oscar
12 anni schiavo e Dallas Buyers Club trionfano. Cate Blanchett al 2° Oscar. Gravity fa incetta (7). A secco American Hustle e The Wolf of Wall Street.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

I lustrini di American Hustle e The Wolf of Wall Street non incantano la giuria degli Academy. Il grande trionfatore dell’86° edizione dei Premi Oscar è il cinema impegnato di Steve McQueen e Jean-Marc Vallée le cui rispettive pellicole, 12 anni schiavo e Dallas Buyers Club, si portano a casa tre statuette ciascuno.

12 anni schiavo, film patrocinato da Amnesty International, vince come Miglior film, Miglior attrice non protagonista (Lupita Nyong’o) e Miglior sceneggiatura non originale (John Ridley). Dallas Buyers Club, oltre al Miglior trucco e acconciatura (Adruitha Lee e Robin Mathews), centra la doppia accoppiata Globe/Oscar con l’attore protagonista e non protagonista Matthew McConaughey e Jared Leto.

Mattatore della serata in termini di statuette conquistate, Gravity di Alfonso Cuaron, film che aprì la 70° edizione della Mostra del Cinema di Venezia. La pellicola si porta a casa sette Oscar: Miglior regia, fotografia, montaggio, effetti speciali, colonna sonora, sonoro e montaggio sonoro. Più che meritato l’Oscar della Miglior sceneggiatura originale a Spike Jonze per Her.

Secondo Oscar in carriera per Cate Blanchett. La sua fantastica interpretazione in Blue Jasmine (2013, di Woody Allen) le ha fatto mettere in riga anche una Meryl Streep monumentale nel I segreti di Osage County. Scontato infine il successo a La grande bellezza (2013, di Paolo Sorrentino) come Miglior film straniero.

L’elenco completo dei premi Oscar 2014

Miglior film: 12 anni schiavo (di Steve McQueen)
Miglio regia: Alfonso Cuarón (Gravity)
Miglior sceneggiatura originale: Spike Jonze (Her)
Miglior sceneggiatura non originale: John Ridley (12 anni schiavo)

Miglior attrice protagonista: Cate Blanchett (Blue Jasmine)
Miglio attore protagonista: Matthew McConaughey (Dallas Buyers Club)
Migliore attrice non protagonista: Lupita Nyong’o (12 anni schiavo)
Miglior attore non protagonista: Jared Leto (Dallas Buyers Club)

Miglior film straniero: La grande bellezza (2013, di Paolo Sorrentino)
Miglior film d'animazione: Frozen – Il regno di ghiaccio (di Chris Buck e Jennifer Lee, Walt Disney Animation Studios)

Migliore fotografia: Emmanuel Lubezki (Gravity)
Miglior scenografia: Catherine Martin e Beverley Dunn (Il grande Gatsby)
Miglior montaggio: Alfonso Cuarón e Mark Sanger (Gravity)
Migliori effetti speciali: Tim Webber, Chris Lawrence, Dave Shirk e Neil Corbould (Gravity)

Miglior canzone: Let it Go (di Kristen Anderson e Lopez e Robert LopezFrozen)
Miglior colonna sonora: Steven Price (Gravity)
Miglior sonoro: Skip Lievsay, Niv Adiri, Christopher Benstead e Chris Munro (Gravity)
Miglior montaggio sonoro: Glenn Freemantle (Gravity)

Migliori costumi: Catherine Martin (Il grande Gatsby)
Miglior trucco e acconciatura: Adruitha Lee e Robin Mathews (Dallas Buyers Club)

Miglior documentario: 20 Feet from Stardom (di Morgan Neville)
Miglior cortometraggio documentario: The Lady in Number 6: Music Saved My Life (di Malcolm Clarke e Nicholas Reed)
Miglior cortometraggio: Helium (di Anders Walter e Kim Magnusson)
Miglior cortometraggio d'animazione: Mr. Hublot (di Laurent Witz e Alexandre Espigares)

12 anni schiavo (di Steve McQueen)
Dallas Buyers Club (di Jean-Marc Vallée

domenica 2 marzo 2014

And the Oscar 2014 goes to...

l'attrice-comica-doppiatrice Ellen DeGeneres presenterà l'86° edizione degli Oscar
Questa notte a Los Angeles è di scena l'86° edizione dei Premi Oscar. Il magazine online Cineluk - il cinema come non lo avete mai letto seguirà l'evento.

di Luca Ferrari

La simpatica Ellen DeGeneres, l'indimenticabile voce originale del pesce smemorato Dory nel capolavoro Pixariano Alla ricerca di Nemo (2003), torna in cabina di comando nella serata degli Oscar 2014. Tra le varie nomitation, ecco alcuni dei sicuri protagonisti di questa nuova notte delle stelle che nel corso del 2013 e inizio 2014 cineluk ha seguito e recensito:

- Il grande Gatsby, Il grande sogno di Baz Luhrmann
- La grande bellezza, La grande autocelebrazione
- Gravity, Un amico per vincere l'oscurità
- Blue Jasmine, Woody Allena, ma quanto è depressa Jasmine
- The Butler, L'immutevole razzismo di massa
- The Wolf of Wall Street, Il popolo invisibile di Martin Scorsese
- I segreti di Osage CountyGli estenuanti rancori di Osage County
- A proposito di Davis, Anime folk n viaggio coi Coen
- Dallas Buyers Club, Dallas HIVers Club
- 12 anni schiavo, Tutta la vita schiavi
- Il sospetto, Il sospetto è per sempre

See ya tonite, cheers

Los Angeles, il red carpet del Kodak Theatre - foto by Wikipedia

venerdì 2 marzo 2012

Premi Oscar 2012, passata è la tempesta

The Artist (2011, di Michel Hazanavicius)
Hollywood non sa rischiare. Il verdetto degli Oscar 2012 lo dice e lo sottolinea. 


Premi scontati. Anticipati. Espressione inconfutabile di logiche legate al gradimento popolare senza voler dare la giusta dose di gloria anche a chi ha saputo osare oltre i soliti cliché. 

Quando parlo di azzardo, non mi riferisco al Ryan Gosling di turno, neo belloccio del momento passato con la medesima espressione statuario-facciale dalla politica Clooneyana a quel tipo di action ruffiana capace di trasformare film modesti in presunte pellicole d’autore, e insipegabilmente tanto osannato come miglior attore soprattutto dal pubblico femminile, esperte del settore incluso. 

Com’era prevedibile, The Artist ha fatto incetta delle statuette più preziose: "Miglior film", "Miglior regia" (Michel Hazanavicius) e "Miglior attore protagonista" (Jean Dujardin). Spostandosi nella categoria "Miglior attore non protagonista", che Christopher Plummer non avesse mai vinto un Oscar, gridava vendetta. 

La concorrenza quest’anno non era delle più agguerrite, anche se sarebbe stato interessante veder trionfare due outsider come Jonah Hill (Moneyball) o Kenneth Branagh (My Week with Marilyn). Il premio a Plummer per Beginners (2011, di Mike Mills) sapeva tanto di – se non ora, quando? –.

Meryl Streep vince l'Oscar 2012
Meryl Streep ha vinto il suo terzo premio Oscar grazie all’interpretazione di Margaret Thatcher in The Iron Lady (2011, di Phillida Loyd), già insieme nel film musical Mamma mia (2008).

Se tra le altre quattro candidate, Michelle Williams (My Week with Marilyn) e Rooney Mara (The Girl with the Dragon Tattoo) avranno tempo per rifarsi considerata la giovane età, è probabile che Viola Davis (The Help) e soprattutto Glenn Close con il trasformismo di Albert Nobbs, avranno avuto qualcosa di più da rimuginare una volta uscite dal Kodak Theatre. 

Restando su tinte rosa, anche l’Oscar per la "miglior attrice non protagonista" ha seguito la strada più facile, premiando Octavia Spencer (The Help).

Certo nessuno potrà mai dimenticare la scena in cui ammette davanti all’odiosa e razzista Hilly Holbrook (Bryce Dallas Howard) che il dolce che sta mangiando è fatto con escrementi umani, ma il suo ruolo non esce dal seminato. Esattamente l’opposto, sempre in The Help, la svampita Celia Foote (una travolgente Jessica Chastain), “mozzarella” totalmente fuori luogo nel contesto d’intolleranza nel sud degli Stati Uniti.

Jessica Chastain © Biennale foto Asac
E veniamo infine alle sceneggiature. Se il malinconico viaggio di un uomo tradito, con la moglie in coma irreversibile e il delicato compito di doversi occupare ora delle due figlie, ha fatto sì che The Descendants (Paradiso amaro), di Alexander Payne, Nat Faxon e Jim Rash, ricevesse il “giusto compenso” nella categoria "Miglior sceneggiatura non originale".

Decisamente inaccettabile il premio Oscar dato a Woody Allen per la “Migliore sceneggiatura originale” in Midnight in Paris (2011), soprattutto a discapito di The Artist. Un film scontato dall’inizio alla fine, zeppo di luoghi comuni e con un finale a “la vita è una cosa meravigliosa”.

Sono rimasto colpito dal discorso di Francesca Lo Schiavo dopo la vittoria insieme a Dante Ferretti per la miglior scenografia in Hugo (2011, di Martin Scorsese), che ha lanciato un messaggio d’amore per l’Italia. Lei come il marito premiato, rappresentano al meglio la fuga dei cervelli dal Belpaese. Fossero rimasti in Italia non si sarebbero mai avvicinati alla cerimonia degli Oscar. E quella classe di signorotti, che si esalta tanto per il successo stra-meritato di Francesca e Dante, forse si dovrebbe chiedere il perché della lontananza di questi due impeccabili artisti cinematografici invece di applaudire e basta.

Chiudiamo con i grandi esclusi, di cui incarnano al meglio lo spirito due attori. Michael Fassbander e Leonardo DiCaprio, che almeno una nomination se la sarebbero meritati. 

Il primo ha commesso “l’errore” di interpretare sontuosamente un film sul sesso, Shame (2011, di Steve McQueen), argomento ancora tabù nel mondo occidentale, che non si fa problemi a mercificare il corpo femminile dalla mattina alla sera, ma se si parla di rapporti esasperati, masturbazione e simili, tutti vanno a nascondersi dietro le tonaca della Mammina Censura. Veniamo a DiCaprio. 

Tra poco esce in 3D il film che lo ha lanciato, Titanic (1997, di James Cameron). Da allora Leo ha quasi sempre cercato (e trovato) pellicole d’autore. Anche la sua intensa performance in J. Edgar (2011, di Clint Eastwood) è andata a toccare qualche nervetto scoperto americano. 

È vero, Sean Penn ha vinto l’Oscar interpretando l’eroe assassinato dei diritti omosessuali Harvey Milk in Milk (2008), di Gus Van Sant, ma qui è diverso. Il fondatore del moderno F.B.I. è qualcosa di più controverso. Vedere infine un film come La talpa (Tinker, Tailor, Soldier, Spy) di Tomas Alfredson, restare a bocca asciutta, è quasi inaccettabile.

Il cinema deve far sognare, ma bocciare sui grandi palcoscenici quelle pellicole che raccontano storie autentiche di sofferto realismo, non è salutare. Pensaci Hollywood, pensaci.

sabato 11 febbraio 2012

Premi Oscar 2012, previsioni e speranze

And the winner is...
Domenica 26 febbraio è di scena al Kodak Theatre di Los Angeles l’84° edizione dei Premi Oscar. In attesa della consegna degli Awards 2012, ecco le nominatons con a fianco i nomi di chi secondo il sottoscritto vincerà, e chi invece vorrei vedere trionfare.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fororeporter – web writer

Miglior film: L’arte di vincere, Midnight in Paris, The Help, The Tree of Life, Molto forte incredibilmente vicino, Paradiso amaro, Hugo Cabret, War Horse, The Artist

chi vincerà: The Artist
chi vorrei vincesse: Moneyball – L’arte di vincere


Miglior regista: Woody Allen (Midnight in Paris), Michel Hazanavicius (The Artist) Alexander Payne (Paradiso amaro), Martin Scorsese (Hugo Cabret), Terrence Malick (The Tree of Life)

chi vincerà: Michel Hazanavicius (The Artist)
chi vorrei vincesse: Martin Scorsese (Hugo Cabret)


Miglior attore protagonista: George Clooney (Paradiso amaro), Brad Pitt (L’arte di vincere – Moneyball), Jean Dujardin (The Artist), Demian Bichir (A Better Life), Gary Oldman (La talpa)

chi vincerà: Jean Dujardin (The Artist)
chi vorrei vincesse: Gary Oldman (La talpa)


Miglior attrice protagonista: Glenn Close (Albert Nobbs), Viola Davis (The Help) Rooney Mara (Millennium: Uomini che odiano le donne), Meryl Streep (The Iron Lady), Michelle Williams (My Week With Marilyn)

chi vincerà: Glenn Close (Albert Nobbs)
chi vorrei vincesse: Rooney Mara (Millennium: Uomini che odiano le donne)


Miglior attore non protagonista: Christopher Plummer (Beginners), Kenneth Branagh (My Week With Marilyn), Nick Nolte (Warrior), Jonah Hill (L’arte di vincere – Moneyball) Max Von Sydow (Molto forte, incredibilmente vicino)

chi vincerà: Christopher Plummer (Beginners)
chi vorrei vincesse: Jonah Hill (Moneyball - L’arte di vincere)


Miglior attrice non protagonista: Berenice Bejo (The Artist), Jessica Chastain (The Help), Melissa McCarthy (Le amiche della sposa), Janet McTeer (Albert Nobbs), Octavia Spencer (The Help)

chi vincerà: Octavia Spencer (The Help)
chi vorrei vincesse: Jessica Chastain (The Help)


Miglior film d’animazione: Chico & Rita, A Cat in paris, Rango, Kung Fu Panda 2, Il gatto con gli stivali

chi vincerà: Rango
chi vorrei vincesse: Kung Fu Panda 2


Miglior film straniero: Una separazione – A Separation (Iran), Footnote (Israele), Monsieur Lazhar (Canada), Bullhead (Belgio), In Darkness (Polonia)

chi vincerà: In Darkness (Polonia)
chi vorrei vincesse: Una separazione – A Separation (Iran)


Miglior sceneggiatura originale: Michel Hazanavicius (The Artist), Kristen Wiig e Annie Mumulo (Le amiche della sposa), J.C. Chandor (Margin Call), Woody Allen (Midnight in Paris), Asghar Farhadi (Una separazione – A Separation)

chi vincerà: Michel Hazanavicius (The Artist)
chi vorrei vincesse: Woody Allen (Midnight in Paris)


Miglior sceneggiatura non originale: Nat Faxon, Alexander Payne, Jim Rash, (Paradiso amaro), John Logan (Hugo Cabret), George Clooney, Grant Heslov (Le idi di marzo), Bridget O’Connor, Peter Straughan (La talpa), Aaron Sorkin, Steven Zaillian (L’arte di vincere – Moneyball)

chi vincerà: George Clooney, Grant Heslov (Le idi di marzo) 
chi vorrei vincesse: Aaron Sorkin, Steven Zaillian (L’arte di vincere – Moneyball)


Miglior fotografia: The Tree of Life (Emmanuel Lubezki), The Artist (Guillaume Schiffman), Hugo Cabret (Robert Richardson), War Horse (Janusz Kaminski), Millennium: Uomini che odiano le donne (Jeff Cronenweth)

chi vincerà: The Tree of Life (Emmanuel Lubezki)
chi vorrei vincesse: Hugo Cabret (Robert Richardson)


Miglior scenografia: Hugo Cabret (Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo), The Artist (Laurence Bennett e Robert Gould), Harry Potter e i doni della morte – Parte 2 (Stuart Craig e Stephenie McMillan), War Horse (Rick carter e Lee Sandales)

chi vincerà: The Artist (Laurence Bennett e Robert Gould)
chi vorrei vincesse: Hugo Cabret (Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo)


Migliori costumi: Anonymous (Lisy Christl), The Artist (Mark Bridges), Hugo Cabret (Sandy Powell), Jane Eyre (Michael O’Connor), W.E. (Arianne Phillips)

chi vincerà: Jane Eyre (Michael O’Connor)
chi vorrei vincesse: The Artist (Mark Bridges)


Miglior montaggio: Hugo Cabret (Thelma Schoonmaker), The Artist (Anne-Sophie Bion e Michel Hazanavicius), Millennium: Uomini che odiano le donne (Kirk Baxter e Angus Wall), L’arte di vincere – Moneyball (Christopher Tellefsen), Paradiso amaro (Kevin Tent)

chi vincerà: Paradiso amaro (Kevin Tent)
chi vorrei vincesse: Millennium: Uomini che odiano le donne (Kirk Baxter e Angus Wall)


Miglior trucco: Albert Nobbs (Martial Corneville, Lynn Johnston e Matthew W. Mungle), The Iron Lady (Mark Coulier e J. Roy Helland), Harry Potter e i doni della morte – Parte 2 (Nick Dudman, Amanda Knight e Lisa Tomblin)

chi vincerà: Albert Nobbs (Martial Corneville, Lynn Johnston e Matthew W. Mungle)
chi vorrei vincesse: The Iron Lady (Mark Coulier e J. Roy Helland)


Miglior colonna sonora: Le avventure di TinTin (John Williams), The Artist (Ludovic Bource), Hugo Cabret (Howard Shore), War Horse (John Williams), La talpa (Alberto Iglesias)

chi vincerà: The Artist (Ludovic Bource)
chi vorrei vincesse: War Horse (John Williams)


Miglior canzone: “Real in Rio” (Rio), “Man or Muppet” (I Muppet)

chi vincerà:Man or Muppet” (I Muppet)
chi vorrei vincesse: “Man or Muppet” (I Muppet)


Migliori effetti visivi: Transformers 3 (Dan Glass, Brad Friedman, Douglas Trumbull, Michael Fink), Harry Potter e i doni della morte – Parte 2 (Tim Burke, David Vickery, Greg Butler, John Richardson), L’alba del pianeta delle scimmie (Joe Letteri, Dan Lemmon, R. Christopher White, Daniel Barrett), Hugo Cabret (Rob Legato, Joss Williams, Ben Grossman, Alex Henning), Real Steel (Eirk Nash, John Rosengrant, Dan Taylor, Swen Gillberg)

chi vincerà: Hugo Cabret (Rob Legato, Joss Williams, Ben Grossman, Alex Henning)
chi vorrei vincesse: Real Steel (Eirk Nash, John Rosengrant, Dan Taylor, Swen Gillberg)


Miglior montaggio sonoro: Drive (Lon Bender, Victor Ray Ennis), Millennium: Uomini che odiano le donne (Ren Klyce), Hugo Cabret (Philip Stockton e Eugene Gearty), Transformers 3 (Ethan Van der Ryn, Erik Aadahl), War Horse (Richard Hymns, Gary Rydstrom)

chi vincerà: Transformers 3 (Ethan Van der Ryn, Erik Aadahl)
chi vorrei vincesse: War Horse (Richard Hymns, Gary Rydstrom)


Miglior missaggio sonoro: Millennium: Uomini che odiano le donne (David Parker, Michael Semanick, Ren Klyce, Bo Persson), Hugo Cabret (Tom Fleishman, John Midgley),  L’arte di vincere – Moneyball (Deb Adair, Ron Bochar, Dave Giammarco, Ed Novick), Transformers 3 (Greg P. Russell, Gary Summers, Jeffrey J. Haboush, Peter J. Devlin), War Horse (Gary Rydstrom, Andy Nelson, Tom Johnson, Stuart Wilson)

chi vincerà: Hugo Cabret (Tom Fleishman, John Midgley)
chi vorrei vincesse: Millennium: Uomini che odiano le donne (David Parker, Michael Semanick, Ren Klyce, Bo Persson)


Miglior cortometraggio: Pentecost (Peter McDonald, Eimear O’Kane), Raju (Max Zahle, Stefan Gieren), The Shore (Terry George, Oorlagh George), Time Freak (Andrew Bowler, Gigi Causey), Tuba Atlantic (Hallvar Witzo)

chi vincerà: Pentecost (Peter McDonald, Eimear O’Kane)
chi vorrei vincesse: The Shore (Terry George, Oorlagh George)


Miglior cortometraggio d’animazione: Dimanche/Sunday (Patrick Doyon), The Fantastic Flying Book of Mr. Morris Lessmore (William Joyce, Brandon Oldenburg), La luna (Enrico Casarosa), A Morning Stroll (Grant Orchard, Sue Goffe), Wild Life (Amanda Forbis, Wendy Tilby)

chi vincerà: The Fantastic Flying Book of Mr. Morris Lessmore (William Joyce, Brandon Oldenburg)
chi vorrei vincesse: Wild Life (Amanda Forbis, Wendy Tilby)


Miglior cortometraggio documentario: The Barber of Birmingham: Foot Soldier of the Civil Rights Movement (Robin Fryday, Gail Dolgin), God is the Bigger Elvis (Rebecca Cammisa, Julie Anderson), Incident in New Baghdad (James Spione), Saving Face (Daniel Junge, Sharmeen Obaid-Chinoy), The Tsunami and the Cherry Blossom (Lucy Walker, Kira Carstensen)

chi vincerà: The Tsunami and the Cherry Blossom (Lucy Walker, Kira Carstensen)
chi vorrei vincesse: Incident in New Baghdad (James Spione)


Miglior documentario: Hell and Back Again (Danfung Dennis e Mike Lerner), If a Tree Falls: A Story of the Earth Liberation Front (Marshall Curry, Sam Cullman), Paradise Lost 3: Purgatory (Joe Berlinger, Bruce Sinofsky), Pina (Wim Wenders, Gian-Piero Ringel, Undefeated (TJ Martin, Dan Lindsay, Richard Middlemas)

chi vincerà: If a Tree Falls: A Story of the Earth Liberation Front (Marshall Curry, Sam Cullman)
chi vorrei vincesse: Pina (Wim Wenders, Gian-Piero Ringel)