!-- Codice per accettazione cookie - Inizio -->
Visualizzazione post con etichetta Revenant – Redivivo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Revenant – Redivivo. Mostra tutti i post

lunedì 22 febbraio 2016

Oscar 2016, premiare e raccontare

Il cinema assegna i Premi Oscar
Tutti a guardare solo ed esclusivamente Leonardo DiCaprio ma l'88° edizione dei Premi Oscar ha storie più importanti da raccontare e si spera, anche premiare.

di Luca Ferrari


And the Oscar goest to... ormai manca davvero poco per sentire pronunziata, più e più volte, questa fatidica frase. Domenica 28 febbraio si svolgerà al Dolby Theatre di Los Angeles l’88° edizione dei premi Oscar, presentati per la seconda volta in carriera dal simpatico Chris Rock. In Italia (nella notte tra domenica e lunedì) la cerimonia sarà trasmessa su Sky Cinema e, come l'anno passato, anche in chiaro su Cielo (canale 26 del Digitale Terrestre).

Chi trionferà agli 88° premi Oscar? Revenant – Redivivo (di Alejandro González Iñárritu) guida la classifica delle nomination con 12 candidature seguito a quota 10 dal “discutibile” Max Max: Fury Road (di George Miller). Terza piazza dall’altrettanto zeppo di effetti speciali, Sopravvissuto – The Martian (di Ridley Scott). Curioso come tutte le tre pellicole abbiano in comune una storia di esasperata sopravvivenza. Tre storie costose e dal facile appeal commerciale.

Di ben diverso tenore i tre successivi lungometraggi a quota 6 nomination: Il ponte delle spie (di Steven Spielberg), Il caso Spotlight (di Tom McCharty) e Carol (di Todd Haynes); a quota 5 invece La grande scommessa (di Adam McKay). Quattro storie queste che hanno davvero qualcosa da insegnare: un pezzo (epico) di Guerra Fredda, un'inchiesta giornalistica, l'identità sessuale contro il perbenismo e la famigerata crisi economica di questo millennio. Quattro storie che hanno molto più da insegnare di fantasmagoriche imprese marziane, patetici remake forti di tutto fuorché prove attoriali degni di questo nome e il classico filmone realizzato apposta per fare incetta di premi.

Film a parte, l’attenzione della stampa è tutta (o quasi) su Leonardo DiCaprio, alla quinta nomination e fin’ora mai uscito trionfante dal gala' degli Academy. Eppure nessuno si prende la briga di sottolineare la monotonia dei personaggio interpretati dall’attore californiano. Tutti drammatici. Tutti urlanti. Se penso a Leo, l’ultimo film davvero originale che ricordo è Prova a prendermi (1991, di Steven Spielberg) e in parte Django Unchained (di Quentin Tarantino).

A fare strabuzzare gli occhi del sottoscritto invece è l’assenza di Steve Carell nella cinquina del Miglior attore. Certo, il suo compagno di set Christian Bale è molto più appetibile al grande pubblico, e lui infatti è tra i candidati. Carell è un attore versatile. Comico, drammatico, realistico. Ha tutto. Nell’intenso La grande scommessa è stato il vero mattatore, molto più di Gosling, Pitt (Brad) e Bale messi insieme. Invece nulla.

Per lo scettro del Miglior film se la vedranno: La grande scommessa (di Adam McKay), Mad Max: Fury Road (di George Miller), Revenant – Redivivo (di Alejandro González Iñárritu), Room (di Lenny Abrahamson), Il caso Spotlight (di Tom McCarthy), Sopravvissuto – The Martian (di Ridley Scott), Il ponte delle spie (di Steven Spielberg), e Brooklyn (di John Crowley); i primi cinque candidati anche per la Miglior regia.

Per il Miglior attore protagonista, oltre che con l’Academy-uscente Eddie Redmayne (strepitoso in The Danish Girl), Leo se la vedrà col grandioso Bryan Cranston di L'ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo, Matt Damon (Sopravvissuto – The Martian) e, altro cavallo di razza, Michael Fassbender per la sua sontuosa interpretazione nel grandioso Steve Jobs (di Danny Boyle).

A parte il già citato Revenant che presenta anche Tom Hardy in questa nuova cinquina, il Miglior attore non protagonista sarà una questione tra Christian Bale (La grande scommessa), l’istrionico e coinvolgente Mark Ruffalo (Il caso Spotlight), Mark Rylance (Il ponte delle spie) e l’immortale Sylvester Stallone per il suo Rocky di Creed – Nato per combattere, interpretazione questa che gli ha già fatto vincere il primo Golden Globe della carriera.

Due nomination dello stesso film anche sul fronte femminile e non poteva essere altrimenti dopo aver visto Carol, film che ha messo in campo le superbe performance di Cate Blanchett e Rooney Mara, candidate rispettivamente come Miglior attrice protagonista e non protagonista. Sulla sua strada l’australiana già due volte vincitrice dell’ambita statuetta, fronteggerà Brie Larson (Room), Jennifer Lawrence (ottima in Joy di David O. Russell, vincitrice del Golden Globe 2016), Charlotte Rampling (45 anni) e Saoirse Ronan (Brooklyn).

Per la giovane Rooney invece, alla seconda nomination dopo Millennium – Gli uomini odiano le donne, l’attesa sarà condivisa con Jennifer Jason Leigh (The Hateful Eight), Rachel McAdams (Il caso Spotlight), Alicia Vikander (The Danish Girl) e la fresca “GoldenGlobata” Kate Winslet (Steve Jobs).

Un grande film passa per sempre per una grande storia. L’Oscar per la Migliore sceneggiatura originale sarà una bella sfida che vedrà in campo i fratelli Coen insieme a Matt Charman ne Il ponte delle spie. Altrettanto degne presenze quelle di Alex Garland per Ex Machina e la coppia Tom McCarthy & Josh Singer nel film giornalistico Il caso Spotlight.

Altra importante presenza, il film Straight Outta Compton, basato sull’ascesa e discesa dei N.W.A., il più influente gruppo rap statunitense del genere gangsta dove militavano anche Ice Cube e Dr. Dre, la cui sceneggiatura è stata curata da Andrea Berloff, Jonathan Herman, S. Leight Savidge e Alan Wenkus. Infine, ecco la sorpresa. L’animazione Pixariana di Inside Out con al centro delle operazioni Josh Cooley, Ronnie del Carmen, Pete Docter e Meg LeFauve.

La grande scommessa (Charles Randolph e Adam McKay), Brooklyn (Nick Hornby), Carol (Phyllis Nagy), The Martian (Drew Goddard) e Room (Emma Donoghue) sono invece le cinque pellicole che saranno esaminate per decretare la Migliore sceneggiatura non originale.

Scartato per ragioni assurde il ficcante lungometraggio belga Dio esiste e vive a Bruxelles, il Miglior film straniero sarà una questione tra Colombia (El abrazo de la serpiente, regia di Ciro Guerra), Francia (Mustang, regia di Deniz Gamze Ergüven), Ungheria (Il figlio di Saul, di László Nemes già vincitore del Golden Globe 2016), Giordania (Theeb, di Naji Abu Nowar) e Danimarca (A War, di Tobias Lindholm).

Infine il Miglior film d’animazione. Tutto sembra far propendere all’ennesimo Oscar per la Pixar Animation Studios che con Inside Out (di Pete Docter e Ronnie del Carmen) raggiungerebbe quota 13. A sbarrargli la strada ci proveranno il "veneziano" Anomalisa (di Charlie Kaufman e Duke Johnson), Il bambino che scoprì il mondo (di Alê Abreu), Shaun, vita da pecora – Il film (di Mark Burton e Richard Starzak) e il toccante Quando c'era Marnie (di Hiromasa Yonebayashi), direttamente dalla fabbrica delle meraviglie nipponica dello studio Ghibli.

L'ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo (2015, di Jay Roach)
Steve Jobs (2015, di Danny Boyle)
Straight Outta Compton (2015, di F. Gary Gray)
Il figlio di Saul (2015, di László Nemes)

venerdì 22 gennaio 2016

Revenant – Redivivo, realismo autoreferenziale

Revenant Redivivo - Hugh Glass (Leonardo DiCaprio)
Nell'ignorato genocidio dei nativi americani, un uomo (banalmente) cerca la sua personale vendetta. Revenant – Redivivo (2015, di Alejandro González Iñárritu).

di Luca Ferrari

Un trapper (cacciatore-esploratore) ferito gravemente da un orso viene lasciato a morire da un compagno di viaggio a lui ostile. Un cacciatore ferito si aggira per le terre selvagge segnato da profondi lutti durante il genocidio ignorato dei Nativi Americani. Un cacciatore cerca vendetta. Basato sull'omonimo romanzo e in parte ispirato alla vita del cacciatore di pelli Hugh Glass (1783-1833), il premio Oscar Alejandro González Iñárritu dirige Revenant – Redivivo.

Sono i primi decenni del XIX secolo e gli odierni Stati Uniti sono terre dove vige la brutale legge del più forte, che a seconda dei casi sono i colonialisti francesi, inglesi, i neo-americani o dei nativi. Reduci da una lunga battuta di caccia di pelli, il gruppo comandato dal Jim Bridger (Will Poulter) e guidato dall'esperto Hugh Glass (Leonardo DiCaprio) subisce un violento attacco da parte degli indiani Ree.

Hugh ha un figlio con sé, un mezzo sangue avuto da una donna Pawnee. Il ragazzo non è ben visto dal violento John Fitzgerald (Tom Hardy) e quando le cose si complicano, l'infido e violento cacciatore farà il possibile per sbarazzarsi dei due mal sopportati colleghi, il tutto con l'ingenua complicità dell'acerbo Domhnall Gleeson (Andrew Henry). Ferito a (quasi) morte da una mamma-orso preoccupata dei suoi cuccioli, per Hugh ha inizio una lunga marcia alla ricerca della giustizia più vendicativa.

Revenant – Redivivo è questo. Grandiosa fotografia. Immagini mozzafiato. Banalmente però, una storia di abusi. Una storia quasi biblica alla “occhio per occhio, dente per dente”. Fin da quando hanno cominciato a pervenire le prime informazioni, di Revenant – Redivivo si è sempre molto parlato dell'estremo realismo. Il gelo che provano i protagonisti è reale. Si insomma, non erano nel tepore del green screen. Salvo (ovviamente) l'aggressione dell'orso Grizzly, il resto è tutto reale. Ma con tutto rispetto per gli attori, dimostrare il dramma del gelo mentre si è nel freddo acuto non è che ci voglia tanto.

Come ogni forma d'arte anche il cinema segue tendenze. In questo momento i tre filoni che vanno per la maggiore sono i cinecomics, l'atmosfera oscura imposta dalla linea lucrativa del regista Christopher Nolan e appunto l'esasperato iper-realismo. La bravura di un attore però sta esattamente nell'opposto: saper far provare al pubblico il dramma della solitudine gelata anche se lui non la sta vivendo nell'effettivo.

Inarritu è una di quelle persone che il cinema e i suoi meccanismi li ha capiti davvero, passando così da opere di indubbio spessore (21 grammi, Babel, Biutiful) a lungometraggi di gran lunga più ruffiani capaci di far più breccia tra il pubblico commerciale. Presentato a Venezia 71 come film d'apertura, Birdman (2014) ha fatto incetta di Oscar ma di fatto è una commediola leggera e scontata. Revenant – Redivivo sembra cucito addosso a DiCaprio per fargli avere ciò che ancora non possiede.

E qui non voglio entrare troppo nel merito della recitazione dell'attore californiano (classe '74), sul quale prima della cerimonia degli Oscar dedicherò un articolo specifico, ma se questo è il suo non plus ultra, la performance per la quale sarebbe impossibile non dargli l'ambita statuetta degli Academy, beh, qui c'è qualcosa che non torna. L'esatto contrario di Tom Hardy (RockNRolla, Il Cavaliere Oscuro - Il ritorno, Locke), viscido villain e grandioso protagonista di questa pellicola, di cui si è parlato troppo poco e che al pari del suo illustre compagno di set, si è anch'esso guadagnato una nomination all'Oscar come Migliore attore non protagonista che meriterebbe di vincere.

Miglior regia, Miglior film drammatico e Miglior attore in un film drammatico (DiCaprio) ai Golden Globes 2016, Revenant – Redivivo (di Alejandro González Iñárritu) è ora atteso il 28 febbraio al varco degli Oscar. La pellicola con più nomination (12) di questa 88° edizione degli Academy. Osservato speciale ovviamente Leonardo DiCaprio, alla sua 5° nomination, ma fin'ora senza alcun successo.

DiCaprio striscia sulla terra con tutto il dramma possibile e immaginabile. DiCaprio si spoglia nella neve e e dorme dentro la pelle di un cavallo. DiCaprio mangia per davvero gli organi interni di un animale. Alejandro González Iñárritu ha messo l'intero Revenant – Redivivo nelle sue capacità, trascurando altri aspetti della storia e personaggi che forse avrebbero meritato di più. Molto di più.

Revenant Redivivo - John Fitzgerald (Tom Hardy)
Revenant - Redivivo (2015, di Alejandro Gonzalez Inarritu)
Revenant Redivivo - Hugh Glass (Leonardo DiCaprio)

lunedì 11 gennaio 2016

Golden Globe 2016, il trionfo di Revenant e Rocky

l'ambito Golden Globe
Revenant – Redivivo (di Alejandro González Iñárritu) vince tre Globes ma il vero trionfo è quello del quasi settantenne Sylvester Stallone.

di Luca Ferrari

Si dice che i Golden Globe siano premi meno commerciali. Con la sola eccezione di Sylvester Stallone, Miglior attore non protagonista nella sua ultima fatica “Rockyana” con Creed – Nato per combattere, il resto è tutta ordinaria amministrazione o quasi. Doppiette per Steve Jobs e The Martian. A bocca asciutta i più incisivi e drammatici Carol e Il caso spotlight.

Dopo i “globi dorati” per The Aviator e The Wolf of Wall Street, Leonardo DiCaprio si prende il terzo. Tris anche per Ennio Morricone. Un po' di giustizia almeno con la bocciatura del sopravvalutato remake di Mad Max. Nel dettaglio i vincitori della 73° edizione dei Golden Globe:
  • Miglior film drammatico: Revenant - Redivivo (di Alejandro González Iñárritu)
  • Miglior film commedia o musicale: Sopravvissuto - The Martian (di Ridley Scott)
  • Miglior regista: Alejandro González Iñárritu (Revenant – Redivivo)

  • Migliore sceneggiatura: Aaron Sorkin (Steve Jobs)
  • Migliore attrice in un film drammatico: Brie Larson (Room)
  • Miglior attore in un film drammatico: Leonardo DiCaprio (Revenant – Redivivo)
  • Migliore attrice in un film commedia o musicale: Jennifer Lawrence (Joy)
  • Miglior attore in un film commedia o musicale: Matt Damon (Sopravvissuto - The Martian)
  • Migliore attrice non protagonista: Kate Winslet (Steve Jobs)
  • Miglior attore non protagonista: Sylvester Stallone (Creed - Nato per combattere)

  • Miglior film d'animazione: Inside Out (di Pete Docter)
  • Miglior film straniero: Il figlio di Saul (di László Nemes – Ungheria)
  • Migliore colonna sonora originale: Ennio Morricone (The Hateful Eight)
  • Migliore canzone originale:  Writing's on the Wall (Sam Smith, Jimmy Napes) – Spectre
Leonardo DiCaprio vince il suo terzo Golden Globe