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Visualizzazione post con etichetta Gravity. Mostra tutti i post
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martedì 4 marzo 2014

Una gondola chiamata Oscar

Lido di Venezia - 70. Mostra del Cinema, prima mondiale di Gravity: il futuro vincitore dell'Oscar per la miglior regia, Alfonso Cuarón con Sandra Bullock e George Clooney © Biennale foto Asac
Venezia anteprima, Academy gloria. È successo ancora una volta. Gravity, film di apertura della 70° Mostra del Cinema, ha conquistato sette premi Oscar.

di Luca Ferrari

Ieri, sul lungomare del Lido di Venezia. Oggi, sul red carpet di Hollywood. Protagonisti sempre loro con Alfonso, George e Sandra. Sbarcati tutti in laguna per l’anteprima mondiale di Gravity, film scelto per aprire la 70° edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Poco più di sei mesi dopo ed ecco la pellicola trionfare agli Oscar 2014 vincendo sette Academy Awards su dieci nomination ottenute.

Nel dettaglio Gravity ha vinto per la Miglior regia di Alfonso Cuarón. Miglior fotografia di Emmanuel Lubezki. Miglior montaggio di Alfonso Cuarón e Mark Sanger. Migliori effetti speciali di Tim Webber, Chris Lawrence, Dave Shirk e Neil Corbould. Miglior colonna sonora di Steven Price. Miglior sonoro di Skip Lievsay, Niv Adiri, Christopher Benstead e Chris Munro. Miglior montaggio sonoro infine, di Glenn Freemantle.

“Non era mai successo negli ultimi 40 anni che il film d’apertura di Venezia ricevesse così tanti Oscar” ha dichiarato entusiasta il direttore del festival veneziano, Alberto Barbera, “Un successo che conferma come la Mostra del Cinema continui a essere la più prestigiosa occasione per lanciare e promuovere  internazionalmente i grandi film della stagione. Siamo orgogliosi di questo risultato e grati alla Warner Bros. per aver creduto nel festival. Complimenti ”.

Nel complesso sono state 15 le candidature all’Oscar 2014 di film presentati alla 70. Mostra di Venezia. Oltre alla già citata decina di Gravity, altre quattro sono andate al commovente Philomena (di Stephen Frears) e la poetica animazione di Si alza il vento, l’ultimo film (pare) del regista giapponese Hayao Miyazaki, Leone d’oro alla carriera 2005 e tornato in laguna tre anni dopo per la presentazione di Ponyo sulla scogliera, film in concorso alla 65° Mostra del cinema di Venezia

Al Kodak Theatre di Los Angeles Philomena era candidato nella sezione Miglior film, Miglior attrice protagonista a Judi Dench, Miglior sceneggiatura non originale a Steve Coogan e Jeff Pope, quindi  Miglior colonna sonora ad Alexandre Desplat. Il premio di Miglior sceneggiatura l’ha però conquistato proprio a Venezia e di seguito ai prestigiosi BAFTA – British Academy of Film and Television Arts.

Per la gente gli Oscar sono i premi più noti, ma non sono certo gli unici. I film presentati a Venezia 70. hanno saputo dire la loro anche in altre rassegne cinematografiche, a cominciare dai già citati BAFTA (sette premi in tutto di cui 6 a Gravity e 1 a Philomena), i Golden Globe (premiato Alfonso Cuarón per Gravity), i Producers' e i Directors’ Guild Awards (premiato Alfonso Cuarón per Gravity), i Critics' Choice Awards (7 premi per Gravity) .

Gloria “veneziana” anche ai National Society of Film Critics Awards dove sono stati premiati James Franco come miglior attore protagonista per Spring Breakers - Una vacanza da sogno (2012, di Harmony Korine), presentato a Venezia nel 2012. At Berkeley di Fred Wiseman (miglior non fiction), Stray Dogs di Tsai-Ming Liang (miglior film non ancora distribuito negli Usa).

Infine il film thailandese Mary is Happy, Mary is Happy (di Nawapol Thamrongrattanarit), realizzato attraverso il progetto Biennale College – Cinema e presentato in prima mondiale alla 70. Mostra di Venezia,  ha vinto 4 Thailand National Film Awards.

E con un forte applauso e sentite congratulazioni per l’Oscar del Miglior film straniero conquistato da una pellicola nostrana, La grande bellezza di Paolo Sorrentino, la Biennale di Venezia saluta tutti gli amanti del grande schermo con un arrivederci a mercoledì 27 agosto al Lido di Venezia per la 71° edizione della Mostra del Cinema.

Lido di Venezia, anteprima mondiale di Gravity - (da sx) sul red carpet il presidente della Biennale, Paolo Baratta, l'attrice protagonista di GravitySandra Bullock, il sindaco di Venezia Giorgio Orosni e
 il presidente della Mostra del Cinema, Alberto Barbera © Biennale foto Asac
Lido di Venezia, anteprima mondiale di Philomena,
il presidente della Mostra del Cinema, Alberto Barbera e l'attrice Judi Dench © Biennale foto Asac

lunedì 3 marzo 2014

Oscar 2014 , vince il cinema impegnato

Viaggio nell'86° edizione dei Premi Oscar
12 anni schiavo e Dallas Buyers Club trionfano. Cate Blanchett al 2° Oscar. Gravity fa incetta (7). A secco American Hustle e The Wolf of Wall Street.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

I lustrini di American Hustle e The Wolf of Wall Street non incantano la giuria degli Academy. Il grande trionfatore dell’86° edizione dei Premi Oscar è il cinema impegnato di Steve McQueen e Jean-Marc Vallée le cui rispettive pellicole, 12 anni schiavo e Dallas Buyers Club, si portano a casa tre statuette ciascuno.

12 anni schiavo, film patrocinato da Amnesty International, vince come Miglior film, Miglior attrice non protagonista (Lupita Nyong’o) e Miglior sceneggiatura non originale (John Ridley). Dallas Buyers Club, oltre al Miglior trucco e acconciatura (Adruitha Lee e Robin Mathews), centra la doppia accoppiata Globe/Oscar con l’attore protagonista e non protagonista Matthew McConaughey e Jared Leto.

Mattatore della serata in termini di statuette conquistate, Gravity di Alfonso Cuaron, film che aprì la 70° edizione della Mostra del Cinema di Venezia. La pellicola si porta a casa sette Oscar: Miglior regia, fotografia, montaggio, effetti speciali, colonna sonora, sonoro e montaggio sonoro. Più che meritato l’Oscar della Miglior sceneggiatura originale a Spike Jonze per Her.

Secondo Oscar in carriera per Cate Blanchett. La sua fantastica interpretazione in Blue Jasmine (2013, di Woody Allen) le ha fatto mettere in riga anche una Meryl Streep monumentale nel I segreti di Osage County. Scontato infine il successo a La grande bellezza (2013, di Paolo Sorrentino) come Miglior film straniero.

L’elenco completo dei premi Oscar 2014

Miglior film: 12 anni schiavo (di Steve McQueen)
Miglio regia: Alfonso Cuarón (Gravity)
Miglior sceneggiatura originale: Spike Jonze (Her)
Miglior sceneggiatura non originale: John Ridley (12 anni schiavo)

Miglior attrice protagonista: Cate Blanchett (Blue Jasmine)
Miglio attore protagonista: Matthew McConaughey (Dallas Buyers Club)
Migliore attrice non protagonista: Lupita Nyong’o (12 anni schiavo)
Miglior attore non protagonista: Jared Leto (Dallas Buyers Club)

Miglior film straniero: La grande bellezza (2013, di Paolo Sorrentino)
Miglior film d'animazione: Frozen – Il regno di ghiaccio (di Chris Buck e Jennifer Lee, Walt Disney Animation Studios)

Migliore fotografia: Emmanuel Lubezki (Gravity)
Miglior scenografia: Catherine Martin e Beverley Dunn (Il grande Gatsby)
Miglior montaggio: Alfonso Cuarón e Mark Sanger (Gravity)
Migliori effetti speciali: Tim Webber, Chris Lawrence, Dave Shirk e Neil Corbould (Gravity)

Miglior canzone: Let it Go (di Kristen Anderson e Lopez e Robert LopezFrozen)
Miglior colonna sonora: Steven Price (Gravity)
Miglior sonoro: Skip Lievsay, Niv Adiri, Christopher Benstead e Chris Munro (Gravity)
Miglior montaggio sonoro: Glenn Freemantle (Gravity)

Migliori costumi: Catherine Martin (Il grande Gatsby)
Miglior trucco e acconciatura: Adruitha Lee e Robin Mathews (Dallas Buyers Club)

Miglior documentario: 20 Feet from Stardom (di Morgan Neville)
Miglior cortometraggio documentario: The Lady in Number 6: Music Saved My Life (di Malcolm Clarke e Nicholas Reed)
Miglior cortometraggio: Helium (di Anders Walter e Kim Magnusson)
Miglior cortometraggio d'animazione: Mr. Hublot (di Laurent Witz e Alexandre Espigares)

12 anni schiavo (di Steve McQueen)
Dallas Buyers Club (di Jean-Marc Vallée

giovedì 29 agosto 2013

Cineluk alla Mostra del Cinema 2013

James Franco in cabina di regia di Child of God
Viaggio nella 70° Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Dagli articoli di presentazione alle recensioni in anteprima del festival.

di Luca Ferrari


Le avventure tridimensionali nello spazio animato di Capitan Harlock. Il viaggio nel deserto australiano di Mia Wasikowska. L'omicidio di JFK. Il documentario del movimento Femen. La storia della rivoluzione polacca durante la Guerra Fredda capeggiata da Lech Walesa. La coppia hollywoodiana Clooney/Bullock. Questo e molto altro nel nuovo e intenso viaggio cinematografico veneziano.

l'accredito stampa per la 70. Mostra del Cinema per il magazine Cineluk

Gravity, un amico per vincere l’oscurità

Gravity - Ryan (Sandra Bullock) e Matt (George Clooney) © Warner Bros. Pictures
Gravity (2013, di Alfonso Cuarón), film di apertura della 70° edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (28 settembre – 7 agosto).

di Luca Ferrari

Oh my god, dovresti vedere il sole sorgere sul Gange, dice il veterano dello spazio Matt Kowalski (George Clooney) mentre è alla deriva nel Cosmo, parlando alla collega, dott. Ryan Stone (Sandra Bullock). Solitudine esistenziale. Rinascita. Una nuova conoscenza di sé dopo un’esperienza estrema. Il tutto da vivere e reagire mentre si è persi nello spazio, "la situazione più terrificante che esista".

Una missione spaziale come tante per il navigato Kowalski. Logorroico. Con sempre nuove storie da condividere con la base americana a Houston (la cui voce nell’originale è di Ed Harris). Un’ultima passeggiata nello spazio infinito per lui, e la prima per la Stone, madre single segnata dalla perdita della figlia di 4 anni per una banale caduta a scuola.

Un incidente ai sistemi satellitari russi causa una pioggia di meteoriti e le cose volgono al peggio. Dalle prove nel simulatore si passa alla cruda realtà dove non c’è tempo per il dolore del passato, e per sopravvivere è necessario andare avanti. Magari con una piccola spintarella di un amico capace di far focalizzare ciò che ormai sembra un’inevitabile bandiera bianca. Lanciandosi  verso l’amore per la propria vita. Con una promessa di un futuro “angelico” re-incontro.

“Ci sono molte metafore in questo film” ha spiegato il regista Alfonso Cuarón durante la conferenza stampa al Festival veneziano, “La protagonista vive all’interno di una bolla. Ha bisogno di cambiare pelle. Di uscire dalla bolla e ripartire. La scena finale indica l’evoluzione dell’essere umano. Esce da un lago torbido strisciando come un rettile, fino al rialzarsi. In piedi. Rimettere i piedi per terra metaforicamente significa continuare a camminare.

“Chi subisce una perdita, cambia fisicamente” ha sottolineato Sandra Bullock, “Volevo rimuovere ciò che era materno e femminile. Volevo raggiungere un corpo-macchina in modo che il personaggio agisse come macchina”. L’attrice premio Oscar ha poi raccontato di come si sia preparata al ruolo, approfondendo in particolare il tema della fisicità direttamente con astronauti (persone normali che fanno cose straordinarie, li ha definiti) parlando con loro per telefono mentre erano nello Spazio”.

Non guiderò più senza meta, dice la combattiva Ryan, finalmente arrivata alla stazione spaziale cinese, ultima speranza per far ritorno sul Pianeta Terra. Le sue orme sulla sabbia bagnata sanno di conquista. La lunga inquadratura sulla sua figura in piedi è la Dichiarazione di Esistenza. Di chi ha lottato. Di chi si prima si è abbandonata alle paludi della tristezza, assaporando già la fine sulla voce di una ninnananna captata via radio, ma poi rigenerata dal sogno dell’amico che si è sacrificato per lei. Infondendole quella forza necessaria per vincere le peggiori paure del mondo.

Gravity - Ryan Stone (Sandra Bullock) © Warner Bros. Pictures

mercoledì 28 agosto 2013

Tutti vogliono George Clooney

Lido di Venezia (Ve), Mostra del Cinema 2013 © Luca Ferrari
È tornato in laguna. Ancora una volta. Lui, il solo e unico George Clooney. Gigione e disponibile come non mai. Co-protagonista di un film da vedere assolutamente. Gravity, di Alfonso Cuarón con una straordinaria Sandra Bullock (domani l’articolo-recensione). Intanto però, fin da stamane in molti lo stavano già aspettando.

di Luca Ferrari

Lido di Venezia (Ve), Mostra del Cinema 2013 © Luca Ferrari

Cinema, dolce-amara finzione

cineluk - il cinema come non lo avete mai letto
Per il sesto anno consecutivo sono inviato alla Mostra del Cinema. Un amore sincero per la scrittura al servizio della magia del grande schermo


Sono in battello. All’altezza quasi della chiesa di S. Pietro di Castello. Direzione Lido di Venezia. Per il 6° anno consecutivo sono in prima linea alla Mostra del Cinema di Venezia insieme al mio collega fotografo Federico Roiter. Dopo passate esperienze, il nome della rivista immortalato sul mio accredito stampa è la mia creatura, Cineluk il cinema come non lo avete mai letto

Prologo prima di entrare in sala per l’anteprima di Gravity, dove mi perderò nelle avventure spaziali dei premi Oscar, George Clooney e Sandra Bullock. Lo voglio dire. Sono sempre arrivato all’appuntamento cinematografico veneziano più che carico. Quest’anno è diverso. L’editoria e il giornalismo mi deludono ogni giorno di più. O forse è il mondo, dal quale mi aspetto sempre meno.

Stiamo vivendo la più grande era mondiale di menzogne. Dico la più grande perché almeno una volta erano taciute. Adesso sono sotto gli occhi di tutti, eppure non cambia nulla comunque. Forse è per questo che una parte di me adora il cinema. A dispetto dell’ancora fortissima immedesimazione e ispirazione reale alla base di ogni sceneggiatura, so che è finzione. E sono io e solo io l’artefice di cosa accettare e cosa no. Perché almeno so che quando si riaccendono le luci, il mistero del grande schermo finisce e riprendo la mia vita.

Qui, nella vita di tutti i giorni invece è l’oscurità a divorarci tutti. Sempre di più. Inesorabilmente.

venerdì 12 luglio 2013

Venezia Gravity Cinema

Gravity (2013, di Alfonso Cuarón)
Gravity (2013, di Alfonso Cuarón con Sandra Bullock e George Clooney) aprirà  la 70. edizione del festival del cinema di Venezia nella sez. Fuori Concorso.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer 

Haifaa Al Mansour, presidente Giuria internazionale del Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”. La giovane attrice palermitana Eva Riccobono, madrina delle serate di apertura e chiusura. Realizzato dal regista/illustratore Simone Massi, il nuovo manifesto ufficiale è un omaggio al cinema di Theo Anghelopulos e Federico Fellini. Per l’edizione 2013 sarà Ciak, il noto mensile specializzato diretto da Piera Detassis, a firmare il Daily ufficiale della rassegna insieme al city-magazine Venezia News.

Già annunciati da tempo il Leone d’Oro alla Carriera a William Friedkin e il presidente di giuria Bernardo Bertolucci, giorno dopo giorno, sono sempre più nitidi e delineati i connotati della 70° Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia (28 agosto – 7 settembre 2013), diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta.

Presenza (quasi) fissa della laguna, dopo il trionfale bagno di folla insieme a Brad Pitt per l’apertura dell’edizione 2008 con Burn Aftre Reading di Joel Coen ed Ethan Coen, il due volte premio Oscar, George Clooney, è tornato l’anno successivo per L’uomo che fissa le capre (2009, di Gran Haslow), quindi l’ultima apparizione appena due anni fa per il politico Le Idi di Marzo, nella doppia veste di attore e regista. Ora è tempo di andare nello spazio.

E restando dietro la telecamera, come anticipato, quest’anno a Venezia ci sarà anche la prima regista donna dell’Arabia Saudita, Haifaa Al Mansour. Il successo dei suoi cortometraggi e dell’innovativo documentario Women Without Shadow (2005), ha influenzato una nuova onda di registi sauditi e ha posto la questione dell’apertura dei cinema nel suo paese sulle prime pagine. In Arabia Saudita il suo lavoro è insieme lodato e vilipeso per aver incoraggiato la discussione su tematiche tabù e per aver penetrato il muro di silenzio che circonda la vite segregate delle donne saudite.

Eva Riccobono, madrina delle serate di apertura e chiusura.
la regista saudita Haifaa Al Mansour