The Family Man - Kate (Tea Leoni) attende entusiasta il suo regalo da Jack (Nicolas Cage)
Il giorno dell'anniversario è un momento di condivisione e tanto amore. E se d'improvviso ce lo dimenticassimo? Succede anche questo, ai romantici protagonisti di The Famliy Man.
di Luca Ferrari Felice. Passionale. Innamorata. Kate Reynolds (Téa Leoni) è una donna fortunata. Vive un vita semplice insieme all'amato marito Jack Campbell (Nicolas Cage) e i loro due figli. Il suo lavoro non le regala troppe soddisfazioni a livello economico ma è comunque soddisfatta. L'amore con Jack va avanti dai tempi del college. Oggi è un giorno speciale. Il giorno del loro anniversario. Kate e Jack hanno avuto un battibecco pochi giorni prima, qualcosa che succede tra chi condivide la vita ed è legato da un sentimento autentico. Succede tra chi condivide le gioie e le difficoltà della vita, come appunto è raccontato nel romantico-commovente The Family Man (2000, di Brett Ratner).
Jack è sempre stato il primo a darle il regalo di anniversario, quest'anno però c'è qualcosa che non va. Jack è turbato. Non sembra più il romantico marito di una volta. Kate invece è sempre la stessa. E' una delle tante mattine nel New Jersey innevato. Jack tutto assonnato è al piano inferiore a cambiare e dare il latte al piccolo Josh. Appena sentito il marito andare giù, Kate si sveglia tutta felice e da sotto il letto, tira fuori un grande pacco regalo. Lì dentro c'è la copia a buon mercato di una giacca che Jack aveva visto. Avere/essere in una famiglia significa anche saper rinunciare "ai propri giocattoli", specie per gli adulti. Kate è travolgente nella sua sprizzante felicità. Consegnato il regalo, allunga le braccia con gli occhi chiusi, in attesa di ricevere il proprio, e lì accade.
Kate è lì, bella e solare nel suo pigiama felpato. Entusiasta della vita. Non ha paura di esprimere la sua felicità. Kate d'improvviso capisce che il suo amato Jack ha dimenticato il giorno del loro matrimonio. Per lei è un colpo al cuore. Si sente ferita. Il suo sorriso si trasforma in una maschera di tristezza, lancinante. Non è il regalo mancato a ferirla, è il constatare che Jack abbia dimenticato il giorno più importante della loro vita. Saprà rimediare. Saprà mettere a fuoco ciò che davvero conta, come lo spirito Cash (Don Cheadle) gli aveva detto che avrebbe dovuto imparare prima di tornare alla sua vita. Una vita però, quella di Jack Campbell, che non sarebbe più stata la stessa. A ben guardare però, è stato proprio così... dal giorno che Jack s'innamorò di Kate Reynolds.
The Family Man, la scena dell'anniversario
The Family Man - un'amorevole Kate (Tea Leoni)
The Family Man - Kate (Tea Leoni) consegna il regalo a Jack (Nicolas Cage)
Bufera in Paradiso - Il bacio appassionato tra Sarah (Mädchen Amick) e Bill (Nicolas Cage)
Vorrei un mondo dove esistessero strade aperte e seconde possibilità per tutti. Vorrei che il mondo assomigliasse di più a Bufera in Paradiso (1994, di George Gallo).
Una piccola comunità derubata da tre lestofanti. Una piccola comunità non perde la fede nelle "persone." Una piccola comunità accoglie tre forestieri anche se gli indizi sembrerebbero portare a loro. Una piccola comunità di onesti lavoratori, quelli che pagano le tasse rischiando di essere sbranati da Fisco e Multinazionali, lavorano ogni giorno per tenere vivo quel sogno e speranza americana (umana) di vivere e crescere i propri figli in un posto e tra la gente che amano. Un mondo dove è ancora possibile cambiare. Un mondo dove una gentilezza viene prima del dubbio. Un mondo dove le strade sono ancora aperte. Questo è il mondo di Bufera in Paradiso (1994, di George Gallo) e vorrei che "sta roba qui fuori" gli assomigliasse un po' di più.
Dave (Jon Lovitz) e Alvin Firpo (Dana Carvey) sono due incalliti ladruncoli newyorchesi, bugiardo il primo e cleptomane il secondo. Riottenuta la libertà con le classiche promesse di filare dritti, vengono affidati al fratello maggiore Dave (Nicolas Cage), ladro redento e oggi manager di un ristorante in città. Una lettera di un compagno galeotto, Vic Mazzucci (Vic Manni), che brama di rivedere sua figlia, spingono i tre a partire per la Pennsylvania in fretta e furia (...) per consegnare il prezioso messaggio. A dispetto dei dubbi di Dave, perfino mamma Edna (Florence Stanley) sembra trovarla una buona idea.
Arrivati così nella graziosa cittadina di Paradise, i fratelli Firpo fanno la conoscenza di Sarah Collins (Mädchen Amick), impiegata nella banca cittadina che i tre scoprono essere una facile preda, coi sistemi di allarme disattivati e soprattutto un sostanzioso gruzzolo appena depositato. Un'occasione davvero ghiotta e irripetibile, perfino per il retto Dave. Comprati i passamontagna, la combriccola mette subito in atto il piano, grattando tutto il contante non senza qualche "provinciale" complicazione. Tutto filato liscio? Non esattamente. Nel tentativo di fuggire col malloppo, hanno un incidente. Il paese però non è diffidente ed ecco che a dargli un passaggio e portarli al caldo è proprio il nipote del direttore della banca, Clifford Anderson (Donald Moffat), appena rapinato.
Le autorità intanto si mettono in moto. A supporto dello sceriffo locale Burnell (Sean McCann), e alcuni pseudo-aiutanti come il ruvido e imbranato Ed Dawson (John Ahston), viene mandato sul campo l'agente federale Shaddus Peyser (Richard Jenkins). Ora dopo ora intanto, i Firpo entrano sempre più in contatto con l'accogliente comunità di Paradise. Come se non fosse già abbastanza la calda accoglienza ricevuta dagli Anderson, con tanto di regali e condivisione della cena della vigilia, prima Bill si vede regalare i soldi mancanti per prendere l'autobus per tornare a casa (col malloppo) dall'impiegata stessa della biglietteria, poi Alvin viene coraggiosamente salvato per mezzo di una catena umana mentre rischia di annegare (e morire) nelle gelide acque del fiume che attraversa la città.
Il cerchio si stringe attorno ai Firpo e complice anche l'arrivo di papà Collins, le cose sembrano mettersi davvero male per tutti. La comunità di Paradise però è forte e unita, e al momento opportuno sa bene per chi e cosa schierarsi. "Venite qui" dice un esaurito Peyser ai Firpo, "Non so cosa sia successo in questa città ed è ovvio che qui nessuno me lo dirà ma ho il sospetto che vi stiano dando la più grossa opportunità della vostra vita. Non la sprecate." Le occasioni capitano nella vita ma bisogna anche saperle cogliere. Sarà così anche per i Firpo, o per lo meno per qualcuno di loro?
Riavvolgiamo il nastro e torniamo a quando la storia era ancora in fase di sviluppo. Bill, Dave e Alvin sono a cena dagli Anderson. Nel corso delle conversazioni a tavola, cercano di minimizzare l'accaduto. Non è di questo avviso il padrone di casa che con pacata gentilezza spiega loro che "Questa rapina molto probabilmente porterà al fallimento della nostra piccola banca" ammette sospirando, "Sono anni ormai che la grandi banche di città minacciano di venire qui ad assorbirci e ora dopo questa faccenda arriverà un controllo del Deposito Federale. Faranno delle indagini e scopriranno che concedo prestiti alla gente solo con una stretta di mano senza alcuna garanzia collaterale e questo inevitabilmente segnerà la fine di tutto."
Bill allora, cercando di alleviarsi il peso della coscienza, chiede il percome ci fosse tutto quel contante in cassa. La risposta arriva subito ed è ancora più dolorosa. "Bene, questa è la parte peggiore della storia" ammette con le lacrime agli occhi insieme alla moglie "Mi ero dato da fare per persuadere tutti in città ad aprire un conto natalizio. Sapete, niente d'importante ma alla fine dell'anno tutti avevano qualche dollaro da parte. Potevano contarci. Ci dava a tutti una piccola sicurezza e un pizzico di orgoglio in più. Le strade erano piene di allegria". Non quest'anno, replica il nipote. No, non quest'anno.
Come sono andate le cose a Paradise, lo sappiamo bene (e chi non lo sapesse, recuperi subito Bufera in Paradiso e se lo guardi). Ma il Paradiso è davvero qualcosa di irraggiungibile nella vita terrena o è solo nei sogni di qualche benpensante con gli occhi foderati di cuoricini? La risposta è soggettiva e spetta a ciascuno di noi. Certo mi chiedo cosa succederebbe se ognuno (tutti) iniziasse a deporre le armi (fisiche e mentali) per costruire qualcosa di migliore per sé e in parte anche gli altri? Tutto il male alla fine non ha mai portato a nulla e non ha arricchito nessuno. La grande umanità unita potrebbe cambiare il proprio corso con un semplice gesto di autentica unione.
Agli sgoccioli del 2020 viviamo ancora in un mondo lacerato da egoismi e disparità sempre più tragiche e marcate. Ho sempre amato la fiaba di George Gallo, Bufera in Paradiso (1994), e a più di 25 anni dalla sua uscita mi ritrovo a desiderare fortemente di essere parte di quel mondo. Una dimensione dove a dominare è l'altruismo più sincero capace di far emergere in modo naturale il cambiamento al momento giusto della propria vita. Bufera in Paradiso (1994, di George Gallo) è quel nuovo inizio che tutti ci portiamo nel cuore ma che in pochi abbiamo l'ardire (e la possibilità) di seguire (cominciare). Quel tempo adesso è arrivato per tutti. I know I'm just a dreamer but I'm not the only one, vero John?
Bufera in Paradiso, clip
Bufera in Paradiso - ha inizio la rapina in banca
Bufera in Paradiso - il rapinatore Bill Firpo (Nicolas Cage) e Mrs Anderson (Angela Paton)
Bufera in Paradiso - la famiglia Anderson durante la cena della vigilia di natale
Bufera in Paradiso - il direttore della banca di Paradise, Clifford Anderson (Donald Moffat)
Bufera in Paradiso - l'altruismo dei cittadini di Paradise
Bufera in Paradiso - i fratelli Firpo, Dave (John Lovitz) e Alvin (Dana Carvey)
Bufera in Paradiso - i rapinatori si disfano del malloppo
Bufera in Paradiso - la generosità dei cittadini di Paradise
Bufera in Paradiso - i fratelli di Firpo: Bill (Nicolas Cage), Dave (John Lovitz) e Alvin (Dana Carvey)
Bufera in Paradiso - l'Agente dell'FBI, Shaddus Peyser (Richard Jenkins)
Bufera in Paradiso - la dolce Sarah Collins (Mädchen Amick)
The Family Man - Jack Campbell (Nicolas Cage) e sua figlia, la piccola Annie (Makenzie Vega)
Vai a dormire scapolo milionario a New York, ti risvegli con moglie e figli nella provincia americana. Io scelgo noi. A natale io scelgo sempre The Family Man (2000, di Brett Ratner).
Gli sfavillanti agi del capitalismo prima, la dolcezza di una vita semplice circondata dagli affetti più autentici poi. Uno dei tanti dualismi dell'essere umano cui prima o poi in molti si trovano a dover scegliere anche se, dentro di sé, ognuno conosce già l'unica risposta. Qualcosa che spesso non corrisponde a ciò che si sta vivendo nell'effettiva realtà. Ma cosa succederebbe se avessimo davvero la possibilità di sospenderne una e vivere per un po' di tempo nell'altra? E una volta ritornati, che cosa sceglieremmo? Preparate i fazzoletti, è il momento del cult natalizio The Family Man (2000, di Brett Ratner).
Jack Campbell (Nicolas Cage) è un pezzo grosso di Wall Street. Abita in un lussuoso attico e ha appena trascorso l'ennesima calda serata in dolce compagnia. Sposato con il suo lavoro, è l'inossidabile braccio desto dell'ancor più "dollaroso" Peter Lasseter (Josef Sommer) e pronto all'ennesima fusione a nove zeri. Siamo alla sera della vigilia di natale e mentre tutti sono già con la testa al cenone, incluso il suo vice Alan Mintz (Saul Rubineck), Jack non pensa ad altro che alla buona riuscita dell'operazione. Nel rientrare in casa però, si mette in mezzo a un battibecco per pochi dollari, ed è così che fa la conoscenza di Cash (Don Cheadle).
In apparenza è un ladruncolo. Non è così, e nel tentativo da parte del business-man di offrirsi ad aiutarlo prospettandogli la tipica lezione americana del "lavora duro e anche tu avrai ciò che ho io (tutto, ndr)", Jack pecca d'innocente presunzione e ciò che lo aspetta al suo risveglio non lo potrebbe neanche lontanamente immaginare. L'indomani infatti, la mattina di natale, Jack Campbell non è più solo nel proprio letto king size della Grande Mela, ma dorme in una modesta abitazione del New Jersey a fianco dell'ex-fidanzata Kate Reynolds (Tea Leoni) con cui è sposato e hanno due figli: Annie (Makenzie Vega) e Josh (Jake/Ryan Milkovich), che immancabili li svegliano urlanti e festanti per aprire i regali.
Jack è incredulo per non dire scioccato. La sola idea che gli viene in mente è prendere la macchina e con ancora indosso il pigiama andare a New York City, credendo di ritrovare appartamento e posto di lavoro. Non è così. Non lo è più, almeno per il momento. L’incontro con Cash a bordo della sua ormai ex-Ferrari non lo aiuta a inquadrare meglio la cosa. Ci dovrà arrivare da solo a capire tutto. Quanto gli ci vorrà, non è un problema. Si rimette dunque al volante per tornare a quella che è una nuova vita. Una vita dove lo aspetta una moglie preoccupata (mattinata di natale sparito da ore, fate un po’ voi) e due bambini.
Jack comincia una vita di cui non sa nulla e dovrà rapidamente unire i pezzi per aggiornarsi, lavoro incluso. Qui è un venditore di gomme per auto presso la ditta del suocero Ed (Harve Presnell). Per fortuna che in suo soccorso c’è sempre l’amico di una vita, Arnie (Jeremy Piven). Basterà a trasformare un uomo abituato a vivere in grande stile in un modesto uomo di famiglia che si veste ai Grandi Magazzini? L’imprese è dura. Sotto quel modesto tetto però, c’è una donna fantastica di cui Jack era innamorato e che ancora oggi è una moglie fedele e sinceramente realizzata per il semplice fatto di aver costruito una famiglia insieme a lui.
Jack alterna momenti di estrema dolcezza a ripensamenti e rimpianti, tanto da "rischiare" di tradire Kate con l'avvenente Evelyn Thompson (Lisa Thornhill), e riuscendo un po' per caso a ritornare al cospetto di Lasseter e il mite Minz, oggi più agguerrito e ringhioso che mai. Ma questo non è il tempo della spietata New York. Questo è il momento del caldo New Jersey e Jack Campbell, giorno dopo giorno, sta diventando qualcosa di diverso. Una persona migliore? Troppo facile dirlo. Di sicuro una persona che è in grado di mettere nella giusta prospettiva ogni aspetto della propria esistenza e prendere ogni decisione non guidato dal solo verde dei dollari.
La vita scorre placida. Siamo alle battute finale della sua vita familiare. Jack ha capito che la "sbirciatina" è al suo epilogo. Va nella cameretta dei suoi figli. Li carezza. Li bacia. Semplicemente li osserva con tenerezza. Si siede accanto a sua moglie. Esce di casa e inizia a nevicare. Uno dopo l'altro, i fiocchi si posano tutt'intorno e sopra di lui. Jack chiude gli occhi e se ne va a dormire. Al suo risveglio la sua vita tornerà ad essere ciò che era per davvero. Non ha sognato. Lo ha vissuto per davvero. Se adesso qualcosa potrà cambiare e ritornare sui binari di ciò che gli è stato appena concesso, adesso dipende tutto da lui.
Ho amato The Family Man fin dalle prime volte che lo vidi, in parte per Nicolas Cage (Via da Las Vegas, Face Off, Lord of War) che ho sempre apprezzato, ma soprattutto per il calore di una storia che anno dopo anno non smette di commuovere. Non sono mai stato neanche vicino a essere uno spregiudicato uomo d'affari che smuove milioni di dollari ma per molti anni ho barcollato convinto di appartenere a una vita fatta di sacrifici senza nessun legame sentimentale, seppur desiderandolo dentro. Semplicemente non ero pronto. Semplicemente dovevo fare la mia strada. Semplicemente dovevo fare la mia inevitabile e lunghissima sbirciatina nell'oscurità ancora incompresa. The Family Man non è solo un film immerso nella calda atmosfera natalizia, e ha sempre molto da insegnare. Jack Campbell è sicuro di sé ma qualcosa di fragilmente sentimentale è rimasto dentro di lui. Qualcosa di quando era solo innamorato della sua Kate e sognava una vita insieme a lei. Quell'uomo adesso ha la sua chance ma dovrà ricominciare da zero e riabituarsi a un mondo che non pensava gli sarebbe mai più capitato. Giorno dopo giorno però, si renderà conto che un vestito di alta sartoria non è la felicità agognata. Giorno dopo giorno, capirà che il calore di una donna che ti ama davvero non è neanche paragonabile al fruscio sonante di un superattico a New York City.
Con la sceneggiatura di David Diamond e David Weissman, cui è fin troppo evidente la strizzatina d'occhio a un altro cult natalizio, La vita è meravigliosa (1946, di Frank Capra), il film si snoda come un metafora esistenziale. Tutti abbiamo una vita che abbiamo abbandonato in favore di un'altra e forse tutti vorremmo poterla vivere per un periodo. Ma che succederebbe se dovesse succedere per davvero, oltre tutto senza averlo chiesto? Molte le scene toccanti, a cominciare dalla piccola Amy, che non riconoscendo più il suo affettuoso papà, gli tocca la faccia convinta che sia un alieno, con la speranza quanto meno che le sappia preparare il cioccolato caldo.
Kate poi, è il trionfo della femminilità. Una Donna nel senso totale. Lavora e guadagna poco ma non si arrende mai. Sinceramente innamorata, conscia dei tanti sacrifici fatti, non si fa abbindolare dalla superficialità del mondo. Tutto ciò che chiede è invecchiare nella casa in cui sta vedendo crescere i suoi figli. La delusione sul volto quando Jack non le consegna il regalo di anniversario è una pugnalata al cuore, poi attenuata dall'amore che suo marito riesce davvero a farle sentire, e così dicendogli gli rivolge: "Ti amo. E questo è più importante per me del nostro indirizzo”. A darle dolcezza e forma, la newyorchese Tea Leoni (Holliwood Ending, Dick e Jane operazione furto, Tower Heist - Colpo ad alto livello)
Natale 2018. Inutile pensare al proprio credo e simili, il natale non passa mai inosservato dentro ciascuno di noi. Possiamo aver dimenticato tanti giorni della nostra vita ma saremmo tutti in grado di ricordare molti natali e il farsi ispirare da The Family Man (2000, di Brett Ratner) di sicuro è uno dei migliori regali che ciascuno potrebbe fare a se stesso/a. E se un giorno, magari proprio in aeroporto, vi troverete dinnanzi a una decisione cruciale per la vostra vita, ricordate cosa disse Jack a Kate: "So che possiamo continuare con le nostre vite, ce la caveremmo benissimo, ma io ho visto quelle che potremmo essere insieme e scelgo Noi". E a quel punto, tu cosa risponderesti?
The Family Man, il trailer
The Family Man - Jack (Nicolas Cage) e Kaye (Tea Leoni) all'inizio della loro storia
The Family Man - Jack Campbell (Nicolas Cage), uomo potente a Wall Street
The Family Man - il misterioso Cash (Don Cheadle)
The Family Man - la famiglia Campbell al risveglio nella mattina di natale
The Family Man - un Jack (Nicolas Cage) pensieroso cerca di adattarsi alla sua nuova vita
The Family Man - Jack Campbell (Nicolas Cage) e la figlia Annie (Makenzie Vega)
The Family Man - Kate (Tea Leoni) e Jack (Nicolas Cage) all'inizio di una nuova giornata insieme
Oggi, nell'anniversario degli attacchi terroristici alle Torri Gemelle di New York, su Paramount Channel (h. 21,20) viene tramesso World Trade Center (2006, di Oliver Stone).
Storia vera di John McLoughlin (Nicolas Cage) e Will Jimeno (Michael Pena), poliziotti dell'Autorità Portuale di New York e New Jersey, rimasti sotto le macerie dopo il crollo delle due torri mentre aiutavano la popolazione a fuggire, e miracolosamente sopravvissuti. Un film dall'alto contenuto drammatico che non può non far riflettere sui troppo errori commessi da tutti. prima e dopo l'orrore dell'11 settembre.
"…tutti hanno imbracciato un’arma,
si sono divisi gli schieramenti
dimenticando ancora
una volta cosa nessuno avrebbe
disimparato…
terminati i perché di rito
e annesse dichiarazioni belliche
di auto-affermazione, il mondo
ha continuato a guardarsi in cagnesco
aspettando che un altro nemico
prendesse il posto
di questa minaccia terminabile
...lo schieramento delle catastrofi continue
non porterà in vita chi ha pagato
per arricchire
l’incubo abilmente fatto comune
a chiunque…ci sono troppe
dichiarazioni frantumate dalle macerie
di fatti…che muoia una persona
o un milione, l’orologio del boia
esprime
la sola forma di democrazia
comune a tutto il mondo…" l.f
Solitario. Tatuato. Di poche parole. Fumatore incallito. Frequentatore di squillo. Con l’alcol sempre dietro. Un passato da galeotto. Poco tollerante alle prepotenze. Nella sua infinita serie di personaggi, Nicolas Cage riassume tutto questo in Joe, di David Gordon Green, basato sull’omonimo romanzo di Larry Brown (1951-2004), film in concorso alla 70° Mostra del Cinema di Venezia.
Era ora. Era da un pezzo che il premio Oscar Nicolas Cage non si cimentava con un personaggio di spessore.Era dallo spietato/malinconico mercante d’armi Yuri Orlov in Lord of War(2004, di Andrew Niccol) che il nipote di Francis Ford Coppola non accettava d’incarnare un uomo dalle sfumature buono-disperate come Joe Ransom.
Più robusto del solito. Barbuto. Volenteroso di riscatto ma frenato dalla propria riluttanza emozionale. Fanculo, anche oggi dice stanco con al fianco l’amica Connie (Adriene Mishler), appartatasi da lui per evitare le molestie del compagno del padre. Decisamente convincente la prova di Cage.
Molto di più rispetto all’ultima incursione veneziana, quando nel 2009 fu il protagonista insieme a Eva Mendes di Il cattivo tenente – Ultima chiamata New Orleans (2009, di Werner Herzog). Al suo fianco in questa molto sconfortante pagina di provincia americana, il giovane Tye Sheridan, di nuovo alle prese con un padre violento dopo aver saggiato la collera di Brad Pitt in The Tree of Life (2011) di Terrence Malick.
In una piccola cittadina del Texas arriva una nuova famiglia. Gary è il solo che ci prova. Si cerca un lavoro e viene aggregato da Joe nella sua squadra per disboscare un’area privata. L’indomani porta anche il padre che al contrario non fa nulla di nulla se non fumare e guardare il panorama.
La sua miserevole autorità familiare vacilla nel vedere che il più giovane porta soldi a casa, scatenando così la sua violenta reazione. Joe si prende a cuore il ragazzo. Sa bene che finché ci sarà in giro feccia come il padre, per lui non ci sarà un futuro. E presto o tardi Gary ucciderà il vecchio con l’inevitabile carcere. Un uomo, questi che pur di far fuori Joe e togliere tutti i soldi a Gary, non si fa problemi a far prostituire la figlia più giovane.
Novello Walt Kovalski (Clint Eastwood) di Gran Torino, Joe sacrifica la propria vita e affronta il suo destino. Non gl’importa del prezzo da pagare. Vuole regalare un futuro a Gary. Gli vuole dare quella chance che forse lui non ha mai voluto accettare a suo tempo.
L’America di Gordon Green non è che un flash. È la redenzione di un uomo che non può guardarsi indietro perché starebbe ancora peggio. È un mondo dove almeno c’è una paga settimanale e dove una gentilezza per uno straniero possono regalare una nuova prospettiva. Eppure ci sono uomini condannati dalla loro stessa natura e presto o tardi qualcuno che non ha di meglio da fare, lo provocherà. Stuzzicando il suo fragile equilibrio. E le conseguenze saranno imprevedibili e fatali. Nella migliore delle ipotesi, qualcuno si salverà. Nella peggiore delle continuazioni, fanculo anche domani.
Il trailer di Joe
Joe - Joe Ransom (Nicolas Cage)
Joe - Joe Ransom (Nicolas Cage) e Gary (Tye Sheridan)
Smaltita la delusione (…) per il forfait della capricciosa Lindsay Lohan, gli spettatori di The Canyons si sono potuti “accontentare” della presenza del regista Paul Schrader, la bella Tenille Houston e la pornostar James Deen.
Dopo i recenti problemi finanziari e qualche flop di troppo, Nicolas Cage è tornato sul grande schermo con una prova di qualità, nel drammatico Joe di David Gordon Green. Insieme a lui a Venezia c’erano il regista, Ronie Gene Blevins e il giovane Tye Sheridan.
Smarrimento. Ribellione. Un instancabile desiderio di speranza irrompe nell’animo umano. Gli sarà sufficiente per ripiegare le idre della guerra? È un viaggio difficile, e anche lì, nel grande schermo siamo circondati. Il mercante d’armi (e morte) passa dalla realtà al cinema di Nicolas Cage, e ora nuovamente alla realtà di una condanna a cui la “democratica” Mosca si oppone. L’orrore del pestaggio alla scuola Diaz, una tragica pagina di storia italiana che deve ancora trovare giustizia. E in mezzo al troppo sangue versato, c’è ancora chi ha voglia di rispondere con le favole, e con il coraggio di una giovane rispetto a una perfida (…) regina.
Sul blog CINELUK - il cinema come non lo avete mai letto
10.04.12 – “che ingrato, dopo tutte le volte che gli ho salvato la vita! – disse Joe il Biondo, il Buono (Clint Eastwood) a Tuco Benedicto Pacifico Juan Maria Ramírez, il Brutto (Eli Wallach) - Il buono, il brutto, il cattivo (1966, di Sergio Leone)” - Online su Cineluk: Parola di Biondo... il Buono
11.04.12 – “Dalla fine della Guerra Fredda il traffico di armi "leggere" ha raggiunto livelli incalcolabili. Stato e Malavita convivono e incassano felicemente. Caricatori come registratori di cassa. Andrew Niccol dirige il premio Oscar, Nicolas Cage. L'orrore della finzione è poca cosa rispetto all'abominio della realtà” - Online su Cineluk: Lord of War, NOT control Arms
12.04.12 – “Venerdì 13 aprile è il giorno di "Diaz - Don't Clean Up This Blood (2012)". Il ciclo dell’orrore non si risparmia. Siamo tutti sospesi dinnanzi alle azioni di chi sa solo brandire. Adesso è già tempo di dimostrare che tutti abbiamo perduto qualcosa. No, non è andata così. Non è andata così, e lo sapete bene" - Online su Cineluk: Diaz, io ritornerò nella vostra pirite
13.04.12 – “ho visto il mondo prendere la strada del supplizio senza che nessuno capitasse per sbaglio a compiere una nobile impresa/...da che parte si trovano le nuove colonne d’Ercole?” - Online su Cineluk: PERCHÉ NON TU, biancaneve? PERCHÉ NON NOI?
13.04.12 – “Dall'atmosfera di pura e naturale libertà di Into the Wild, alla magia di Biancaneve (Mirror Mirror), passando per il dramma di Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana. Tutto in pochi minuti al cinema Palazzo di Mestre" - Online su Cineluk: Into the Bianca Strage
14.04.12 – “Nella trasposizione cinematografica di Tarsem Singh della celebre favola, con protagonisti Lily Collins, Julia Roberts e Armie Hammer, c’è più un annacquato Shakespeare che non i fratelli Grimm" - Online su Cineluk: Biancaneve e Julia Roberts amletica
Per quanto folle o visionaria possa essere la prospettiva di un regista, nulla è paragonabile a ciò che la realtà è in grado di sbatterci in faccia. Il russo Viktor Bour, venditore e trafficante d’armi cui s’ispirò il regista Andrew Niccol per la sceneggiatura di Lord of War (2005) con protagonista il premio Oscar Nicolas Cage, è stato di recente condannato a 25 anni di prigione.
Ma se nel film a mercanteggiare la propria libertà era lo stesso incriminato Yuri Orlov (Cage), svuotato dopo la morte del fratello Vitaly (Jared Leto) e l’abbandono da parte della sua famiglia, inclusa la moglie Ava (Bridget Moynahan) e figlio, nella piattaforma politica internazionale, a difendere il proprio concittadino è sceso il governo di Mosca richiedendone l’estradizione con incredibile ed eccessiva solerzia. Qualcosa da nascondere forse? Qualche segreto che temono possa essere rivelato alle orecchie sbagliate? L’orrore della finzione è poca cosa rispetto all’abominio della realtà.
Il 9 ottobre 2003 tre delle più importanti associazioni per i diritti umani, Amnesty International, IANSA (International Action Network on Small Arms) e Oxfam, lanciarono la campagna Control Arms per chiedere ai governi del mondo l’adozione di un Trattato internazionale sul commercio delle armi (ATT) e destinato a impedire i trasferimenti di armi che alimentano conflitti, povertà e gravi violazioni dei diritti umani.
Alla società civile fu chiesto d’inviare una propria fotografia con in mano la scheda di adesione a Control Arms. Non la classica firma, ma una vera e propria dichiarazione. Mettendoci la propria faccia. L’obbiettivo era quello di raggiungere un milione di supporter da portare al Palazzo di Vetro di New York dinnanzi alle Nazioni Unite al gran completo, e così sensibilizzare i potenti del mondo sul problema. Il traguardo fu raggiunto, i risultati sperati molto meno. E non certo per mancanza di azione da parte delle realtà in difesa dell’Uomo.
E queste non sono certo i partiti teocratici dell’ONU, organismo internazionale costituto dalla quasi totalità delle realtà statali del Pianeta e forgiato con il nobile intento di preservare l’umanità da stragi e genocidi, ma che di fatto trova nei suoi cinque membri permanenti con diritto di veto (Cina, Francia, Inghilterra, Russia e Stati Uniti) gli autori/beneficiari di oltre l’ottanta per cento del traffico d’armi mondiale.
Niccol racconta la parabola di Yuri Orlov. Un pesce piccolo diventato nel giro di poco tempo un autentico Signore della Guerra, superando perfino il potente Simeon Weisz (Ian Holm). Un uomo capace di essere sempre presente su tutti i peggiori scenari di sangue per piazzare la propria merce, utilizzando ogni metodo possibile. Lecito e illecito. Il suo mantra? Una propria considerazione: Ci sono più di 550 milioni di armi da fuoco in circolazione nel mondo,questo significa che sul pianeta c’è un'arma da fuoco ogni 12 persone. La domanda è: come armiamo le altre 11?
Come Bour, catturato dalla DEA, l'Agenzia Federale Antidroga Statunitense (Drug Enforcement Administration), anche Orlov finisce agli arresti braccato dall’integerrimo agente dell’Interpol, Jack Valentine (Ethan Hawke). La detenzione del trafficante però dura il tempo di una conversazione con quest’ultimo, facendogli capire che il suo primo cliente è il suo stesso supremo datore di lavoro (dicasi, presidente degli Stati Uniti).
Lui non è che l’uomo ombra. Oggi, il volto rispettabile della Nazione ne ha bisogno, domani magari no. E lui lo sa bene. Qualcuno dice che il male trionfa perché nessuno fa niente per impedirlo, sentenziava un cinico-amareggiato Orlov, la verità è che il Male trionfa. Che fine toccherà a Bour? C’è già qualcuno che ha preso il suo posto? È indubbio.
Dopo l’agghiacciante esperienza di due guerre mondiali, il pianeta si è ritrovato sotto la costante minaccia di uno scontro nucleare tra USA e URSS. Due nazioni. Due “modelli”. Due dittature ideologiche che non accettavano neutralità, ma decise prese di posizione verso l’una o l’altra parte. In quarant’anni di corsa all’arma definitiva (ma l’ONU dov’era in questo tempo?), un’infinità di guerre, rivolte e massacri si sono alternate e sovrapposte.
Finita l’era dello spauracchio da annientamento globale, il mondo ha sposato la linea della follia più totale. Mezzi eserciti, schegge impazzite, terrorismo. Due genocidi nei primi anni ’90: Bosnia e Ruanda. Guerre d’invasione in Afghanistan e Iraq. Guerre non ufficiali. Dittature presentate sotto mentite spoglie. Sangue, sangue e ancora sangue. Il tutto ad aggiungersi a quanto già di deleterio era stato vissuto da questa stupida umanità. Sì, stupida perché continuiamo a mettere al governo assassini e commercianti di morte senza fare nulla per cambiare le cose.
Lord of War - i trafficanti d'armi Simon Weiz (Ian Holm) e Yuri Orlov (Nicolas Cage)
Lord of War - Yuri Orlov (Nicolas Cage) e il dittatore Andrè Baptiste sr. (Eamonn Walker)
Lord of War - Yuri Orlov (Nicolas Cage) assiste all'uccisione del fratello