The Doors - Pamela (Meg Ryan) e Jim Morrison (Val Kilmer)
La discesa finale negli inferi di Jim Morrison sublimata nell'Albinoniana The Severed Garden a cui Oliver Stone affidò lo spartito per l'epilogo di The Doors (1991).
Quel giorno. Quel momento rappresentò la fine. Perdita d'innocenza senza possibilità di assoluzione né scivoli per mondi differenti. Adesso era tutto vero. Il dolore. La paura. Le lacrime. La crudeltà soffocata. Adesso non potevo più mentire. Da quel momento non avrei più potuto fare finta che non fosse accaduto niente. Iniziò così. Iniziò con una semplice locuzione e finì con la testa fracassata tra il legno innevato di un domani senza futuro. The Doors (1991, di Oliver Stone) si congeda con la straziante malinconia dell'Adagio di Albinoni riarrangiato in The Severed Garden e poetizzato da Jim Morrison, spirato all'età di 27 anni.
Pamea Coruson (Meg Ryan) lo ha appena trovato senza vita in vasca da bagno nel loro appartamento di Parigi. La faccia sfuocata del cantante americano in primo piano e lei sullo sfondo. Il fuoco s'inverte. La telecamera indugia così fino a trasferirsi nel cimitero monumentale Père-Lachaise,mostrando gli illustri ospiti (Proust, Balzac, Rossini, etc.). "Death makes angels of us all/ And gives us wings/ Where we had shoulders/ Smooth as raven's Claws ... La morte ci rende tutti angeli/ e ci mette ali/ laddove avevamo spalle/ lisce come artigli di corvo" parla scrivendo Jim prima delle ultime inquadrature verso la sua tomba.
Potenza narrativa. L'oscurità umana prende il sopravvento. Jim Morrison lascia i suoi compagni Doors: Ray Manzareck (Kyle MacLachlan), Robbie Krieger (Frank Whaley) e John Densmore (Kevin Dillon) scivolando nelle ombre (demoni) sempre inseguite. "No more money, no more fancy dress/ This other kingdom seems by far the best/ Until it's other jaw reveals incest/ And loose obedience to a vegetable law ... Niente più soldi, niente più bei vestiti/ questo altro Regno sembra di molto il migliore/ finché nell’altra sua fauce non rivelerà l’incesto/ sciogliendo l’obbedienza ad una legge vegetale." Una ferita si fa strada nell'anima spogliata dell'immagine del corpo, diventando ciò che ne resta. Un cammino. Una fine da conquistare.
LETTERE DALL’ADILÀ
Nulla di preparato,
nulla che sia una decisione... Provai
a ripensare
a qualcosa a memoria...
non c'era nulla.
Non c'era un senso,
un collegamento, un utilizzo. Eravamo
tutti là
senza fenomenologia di plurali... A
che cosa ci stavamo urlando?
Tracce celesti nella cenere
che risuonavano minacciose
senza più luci... Non
voglio guardare
cosa stia accadendo
perché tutto è già successo.
Se adesso mi alzassi
per dare un bacio
a un lembo ancora intatto,
che cosa ci potrei scrivere
sopra? Sono arrivato
appositamente a questo punto
della mia vita
e ho ora che le strade
si sono mummificate
nel tradire il concetto
di unione umana, io presto andrò oltre
e allora l'indecisione
non sarà l'ennesimo pasto
lasciato a metà
né una candela autenticata
per colpevolizzare
l'ennesima prigionia arretrata
...
Cerco tra le mie ferite
un significato
diverso dal mio testamento
già ritirato... Intingo
tra le mie dita per disperdere il fieno
immobilizzato
nell'abbandono di tutti
coloro che decisero quell'orrore
per me... Non vi seguirò...
(Venezia, 23 Dicembre 2019)
The Doors, di Oliver Stone
The Doors (1991, di Oliver Stone)
The Doors - Pamela (Meg Ryan) e Jim Morrison (Val Kilmer)
Oggi, nell'anniversario degli attacchi terroristici alle Torri Gemelle di New York, su Paramount Channel (h. 21,20) viene tramesso World Trade Center (2006, di Oliver Stone).
Storia vera di John McLoughlin (Nicolas Cage) e Will Jimeno (Michael Pena), poliziotti dell'Autorità Portuale di New York e New Jersey, rimasti sotto le macerie dopo il crollo delle due torri mentre aiutavano la popolazione a fuggire, e miracolosamente sopravvissuti. Un film dall'alto contenuto drammatico che non può non far riflettere sui troppo errori commessi da tutti. prima e dopo l'orrore dell'11 settembre.
"…tutti hanno imbracciato un’arma,
si sono divisi gli schieramenti
dimenticando ancora
una volta cosa nessuno avrebbe
disimparato…
terminati i perché di rito
e annesse dichiarazioni belliche
di auto-affermazione, il mondo
ha continuato a guardarsi in cagnesco
aspettando che un altro nemico
prendesse il posto
di questa minaccia terminabile
...lo schieramento delle catastrofi continue
non porterà in vita chi ha pagato
per arricchire
l’incubo abilmente fatto comune
a chiunque…ci sono troppe
dichiarazioni frantumate dalle macerie
di fatti…che muoia una persona
o un milione, l’orologio del boia
esprime
la sola forma di democrazia
comune a tutto il mondo…" l.f
Snowden - l'informatico della CIA Edward Snowden (Joseph Gordon-Levitt)
“Il terrorismo non c'entra. Il terrorismo è la scusa”. Basato sulle rivelazioni dell'ex-tecnico informatico della CIA, il regista Oliver Stone dirige Snowden (2016).
Ogni giorno il mondo fa milioni di telefonate, manda e-mail, racconta la propria vita sui social network. E se tutto ciò potesse essere usato contro di noi? E se ogni singolo sfogo/segreto potesse diventare una scusa usata dal proprio Governo per convocarci (con le buone o le cattive) e porci varie domande? È stato fatto, e un uomo lo ha reso pubblico. Adesso non ho idea di cosa stia succedendo nel web in questo momento. Io stesso per questo articolo potrei attirare l'attenzione di qualcuno (se non è già così) Presentato in anteprima al Toronto International Film Festival, è uscito sul grande schermo Snowden (2016, di Oliver Stone).
Edward Snowden (Joseph Gordon-Levitt) era un volitivo e promettente militare dell'esercito americano. Fallito il tentativo di entrare nei corpi speciali a causa della fragilità del suo fisico, ripiega sulla tecnologia. Edward non è un cracker. È un repubblicano. Crede nella propria nazione e perfino nelle idee di George W. Bush. È un autodidatta geniale. Un talento che non passa inosservato e che il direttore dei servizi segreti Corbin O'Brian (Rhys Ifans) deciderà di valorizzare al massimo perché il moderno campo di battaglia è ovunque (dicasi rete).
Gli inizi sono promettenti. Stringe amicizia col veterano geniaccio della Guerra Fredda Hank Forrester (Nicolas Cage) e durante il training trova perfino il tempo per incontrare di persona la bella e progressista Lindsay Mills (Shailene Woodley), conosciuta in una chat. Non passa molto tempo prima che Edward inizi a vedere una certa esasperazione del controllo sul web di cui lui stesso ne diventa complice. La scusa è sempre quella, il terrorismo. Ma lui che è dentro il Sistema ne capisce il senso: il terrorismo è la scusa, proteggi solo la superiorità del tuo paese!
È un sali e scendi di incarichi tra dubbi e ripensamenti fino alla ben nota goccia che fa traboccare il vaso. Edward decide allora di agire, tradire, rivelare. È lì che comincia il film di Oliver Stone. Edward Snowden si trova a Hong Kong, pronto per incontrare la documentarista Laura Poitras (Melissa Leo) e i giornalisti del quotidiano britannico The Guardian, Glenn Greenwald (Zachary Quinto) e Ewen MacAskill (Tom Wilkinson), contattati per rivelare al mondo ciò che sta facendo la NSA – Nationa Security Agency. Una volta diventata di dominio pubblica la notizia, Ed dovrà trovare una nazione sicuro che lo ospiti al sicuro.
Oliver Stone è tornato a fare sul serio. Da sempre occhio critico dell'America guerrafondaia e immacolata, non poteva che essere lui a dirigere un film su di un personaggio che ha lasciato sgomento il mondo intero. Snowden non fa degli Stati Uniti il male in terra, semplicemente racconta ciò che i suoi Servizi Segreti hanno colpevolmente portato avanti prima e dopo l'elezione di Barack Obama. Difficile pensare che siano solo gli yankee a cimentarsi con certe procedure ma di sicuro Edward Snowden ha mostrato cosa stava facendo il suo governo.
Ed è qui il punto, Snowden è stato attaccato da ogni latitudine. Ma perché? Il vero patriottismo non è nascondere la verità alla propria gente, anzi, l'esatto contrario. Battersi perché il proprio governo sia il migliore del mondo, questo è vero amore per la nazione e di certo questo coraggioso ragazzo ha fatto si di non voler più stare al gioco dello spionaggio su scala mondiale. Non serve essere d'accordo coi politici per essere un patriota, dice esausto. Ma finché vincerà la linea del segretezza è sicurezza, sicurezza è vittoria, lui sarà sempre visto come un traditore della patria.
Joseph Gordon-Levitt è un attore molto versatile. Sceglie bene i suoi progetti. Dalla grandiosa interpretazione di Hesher è stato qui (2010), passando per il Lincoln Spielberghiano (2012), l'ultimo capitolo della trilogia di Batman di Chirstopher Nolan e The Walk (2015) di Robert Zemeckis, in mezzo ci ha pure messo il suo esordio alla regia in Don Jon (2013), film che lo vede anche protagonista porno-addicted al fianco di Scarlett Johansson e Julianne Moore. La sua immedesimazione in Snowden è davvero totale. C'è da chiedersi quanto l'attore classe '81 ne sia uscito cambiato da questa interpretazione.
Snowden (2016, di Oliver Stone) è l'ennesimo film di spessore uscito in questo autunno 2016, preceduto dai nostrani 7 minuti diretto dal veterano Michele Placido e In guerra per amore di Pif, alla sua seconda regia. Si parla di negazionismo dell'Oloscausto in La verità negata di Mick Jackson sempre con Wilkinson mentre Io, Daniel Blake (di Ken Loach) vincitore della Palma d'oro a Cannes, sprofonda nel dramma lavortivo-sociale dell'Inghilterra del terzo millennio. Storie vere o comunque ispirate a fatti di cronaca. Storie importanti di uomini che hanno messo la propria vita a rischio per una causa più grande, la creazione di un mondo più giusto ma che di sicuro né loro né noi potremo vedere però magari i nostri nipoti un giorno accenderanno una candela alla nostra memoria per ringraziarci di queste battaglie.
Edward Snowden non è Julian Assange, anch'esso arrivato sul grande schermo grazie a un grandioso Benedict Cumberbatch che lo interpreta in Il quinto potere (2013, di Bill Condon). Assange e Wikileaks pubblicano senza censura. Snowden si raccomanda con la stampa: “Concentratevi sul sistema, nessuno impegnato in qualche operazione segreta deve rischiare la vita”. Basterebbe questa frase per capire quando Edward ci tenesse davvero alla sua casa, ma che per ottusità politica non vi potrà più far ritorno se non in qualche carcere federale.
La verità è che siamo spiati, ma è un qualcosa che non ci fa (ancora) male. Qui, per lo meno. A dispetto delle presenze di pedofili in agguato sul web, i neo-genitori continuano a svendere la vita dei propri figli piccoli. Altri fanno sfoggio di tutta la propria fede politica arrivando perfino a dichiarare che cosa andranno a votare e così via. Non fa differenza. Tutto ciò che Snowden ha rivelato fa gridare allo scandalo ma chi può davvero farlo se poi ogni mattina racconta la propria vita sui vari social network? Farebbe davvero qualche differenza se anche le email venissero lette? No, a questo punto del mondo, no davvero. Purtroppo.
Io credo a Linday che al suo amato Edward, dice. si può sempre tornare indietro! E se non vi fidate di Edward Snowden, fidatevi di lei. La scelta è vostra.
Snowden, il trailer
Snowden - la preoccupazione sul volto di Lindsay (Shailene Woodley)
Snowden - da sx: la documentarista Laura Poitras (Melissa Leo), Edward Snowden (Joseph Gordon-Levitt), i giornalisti Ewen MacAskill (Tom Wilkinson) e Glenn Greenwald (Zachary Quinto)
Correva l’estate 1992. Un anno prima era uscito il film The Doors (di Oliver Stone). Perno della rock band, il tastierista Raymond Daniel Manzarek (1939-2013).
Nei primi anni Novanta erano tornati di moda i "mitici" Sessanta, spronati anche da affinità con il rock contemporaneo (sarebbe stata l’ultima grande epoca prima del tracollo). Ma anche in mezzo alle nuove generazioni orientate verso Guns n’ Roses, Metallica, Red Hot Chili Peppers, Iron Maiden o la scena musicale di Seattle (immortalata nel film Singles dal premio Oscar, Cameron Crowe), le musiche dei californiani Doors continuavano a lasciare il segno.
Allora il cinema non era che qualcosa di passeggero nella mia vita, con le dovute eccezioni s’intende. Una di queste fu la serie I segreti di Twin Peaks di David Lynchdove uno dei protagonisti principali era l’attore Kyle MacLachlan. Logico dunque che quando me lo ritrovai davanti, in uno piccolo cinema del Cadore, non più nelle vesti gellate e impeccabili dell’agente dell’FBI Dale Cooper, ma capellone in piena rivoluzione hippy con “viaggi” psichedelici alle spalle insieme a Val Kilmer, lì per lì nemmeno lo riconobbi.
Kyle interpretava Raymond Daniel Manzarek, il tastierista dei Doors. Parecchi anni dopo avrei ritrovato il buon MacLachlan nella serie Desperate Housewivescome il dentista Orson Hodge.
Da una serie a un’altra, il cerchio si chiude. Lì nel mezzo c’era Ray, il cervello dei Doors. Quella mente creativa si è spenta ieri, a Rosenheim in Germania, all'età di 74 anni. Here I got, it. Come on disse Manzarek, come tramanda la storia. Il chitarrista Robby Krieger propone un pezzo. È la versione grezza di Light my Fire. Manca però qualcosa e il fine orecchio di Ray Manzarek lo percepisce subito. Manda il resto della band a farsi un giro mentre lui se ne sta da solo a scrivere e provare. Poi l’urlo di entusiasmo irrompe sulla spiaggia di Venice Beach California. E Oliver Stone ce lo raccontò. E iniziò la leggenda.
Il trailer di The Doors
The Doors (1991) - Ray Manzarek (Kyle MacLachlan) e Jim Morrison (Val Kilmer)
The Doors (1991, di Oliver Stone) - da sx:
Robby Krieger (Frank Whaley), Ray Manzarek (Kyle MacLachlan) e Jim Morrison (Val Kilmer)
The Doors (1991, di Oliver Stone) - Ray Manzarek (Kyle MacLachlan)
Wall Street - lo spietato Gordon Gekko (Michael Douglas)
Spietato, realistico. Gordon Gekko non ha peli sulla lingua. Wall Street è il potere del più forte. Il problema sono tutti quelli che non fanno nulla per contrastarlo.
Organizzazioni internazionali decidono chi avrà il piatto pieno e chi
marcirà nella miseria senza futuro. Ingenui manifestanti credono di
cambiare qualcosa. Sono passati quasi venticinque anni dall’uscita di Wall Street (1987, di Oliver Stone) e l’illusione non ha smesso di trucidare la realtà. Il mondo è sempre più in mano a pochi e la fetta di disperati cresce ogni giorno.
I burattinai hanno
comunque proseguito il loro spettacolo di morte carnivora. Lì fuori
qualcuno al massimo si è avvicinato alla 10° fila. L’avidità di potere e
ricchezza è ancora la sola legge che conta. E mentre il gregge dei Bud
Fox (Charlie Sheen) e Marvin (John C. McGinley) cresce, venera muore e si rigenera, Gordon Gekko (Michael Douglas),
come un vate della moderna schiavitù, non passa mai di moda così
come le sue parole.
Oggi nel terzo millennio sono ancora qui a dispensare la più tragica delle immutabili realtà: Noi facciamo le regole. Le notizie. Le guerre. La
pace. Le carestie. Le sommosse. Il prezzo di uno spillo. Non sarai tanto
ingenuo da credere che viviamo in una democrazia, vero Buddy?
La legge di Wall Street
Wall Street - i broker Marvin (John C. McGinley) e Bud Fox (Charlie Sheen)