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Visualizzazione post con etichetta Michael Douglas. Mostra tutti i post
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giovedì 20 agosto 2015

Ant-Man, l’anti-Avenger


Dimenticate gli eccessi testosteronici dei vari Avengers. I Marvel Studios sono tornati con l’antieroe Ant-Man (2015, di Peyton Reed).

di Luca Ferrari

Un po’ MacGyver. Un po’ mancato elemento della banda di Danny Ocean. Supereroe più per amore dell’amata figlia Cassy che non per chissà quali ideali. Dimenticatevi allora le spacconate alla Iron Man. Cancellate dalla memoria l’esasperato senso di giustizia di Captain America. Lui, l’uomo-formica Ant-Man è pronto per scrivere una nuova storia

Scott Lang (Paul Ruud) è un ladruncolo come tanti. “Forse” più dotato. Un uomo ai margini della società. Ha una figlia cui vuole un bene infinito ma a dispetto dell’amore che dice di provare, fino a ora non è stato ancora in grado di cambiare vita per lei. A complicare le cose, il fatto che la sua ex-moglie Maggie (Judy Greer - Prima o poi mi sposo, Elizabethtown) oggi conviva con il poliziotto Paxton (Bobby Cannavale - Blue Jasmine, Spy).

Scott Lang (Paul Ruud - 40 anni vergine, Friends, Molto incinta) è uno scassinatore. “Forse” più dotato di tanti altri. Comunque un uomo ai margini della società. A dispetto delle indubbie doti di ingegnere però, avere nel proprio curriculum anni di galera non depone certo a suo favore e infatti si ritrova a lavorare in una gelateria e convivere con il suo ex compagno di cella, il simpatico ma leale Luis (Michael Peña - World Trade Center, Leoni per agnelli) che gli propone un nuovo lavoretto, non esattamente pulito.

Ancora non sa che “qualcuno” ha fatto in modo che questa offerta gli arrivasse all'orecchio in modo da valutarne le capacità. Questo qualcuno altri non è che lo scienziato Hank Pym (Michael Douglas - Wall Street, Basic Instinct, Dietro i candelabri). Un uomo un tempo al centro del grandioso progetto dell’uomo-formica, poi scaricato per le classiche divergenze di utilizzo con tanto di benservito subito per mano (decisiva) della figlia Hope (Evangeline Lilly - The Hurt Locker) e il suo ex-pupillo Darren Cross (Corey Stoll), dalle sembianze LexLuthoriane.

Da scassinatore senza futuro Lang si ritrova così dentro un’avventura più “grande” di lui, potendo diventare minuscolo in un battito di ciglia e finendo per imparare a dialogare con le formiche, imparandone a riconosce le varie tipologie, correre e passare in mezzo alle serrature, colpire “MuhammadAlianamente” come una zanzara e ridiventare a grandezza naturale al momento giusto.

Il dott. Pym è stato chiaro: aiutandolo in questa impresa, lui lo farà riavvicinare a sua figlia, rendendolo anche nella realtà l’eroe della piccolina. Nell'impresa a ogni modo il buon Scott non sarà solo. Oltre ai due Pym, al suo fianco ci sarà il fidato Luis, uno che è stato arrestato per aver rubato uno, pardon due frullatori, e i suoi due compari Kurt (David Dastmalchian) e Dave (T.I.).

A sette anni dall’ultimo film diretto Peyton Reed (Abbasso l’amore, Ti odio, ti lascio, ti…, Yes Man) dirige la pellicola-chiusura dell’ormai arci-nota fase due dei Marvel Studios. Non sorprende questa scelta visto che rispetto ai molto più adrenalinici cinecomics, in questo lungometraggio è la semplice umanità ad avere la meglio senza chissà quali super sudori-problemi esistenziali, ma basata esclusivamente sul rapporto padre-figlia, tanto tra Scott e Cassie quanto tra Pym e Hope.

A emergere poi nella pellicola è anche un altro aspetto, quella della seconda chance. Un qualcosa di molto caro all'umanità. Un qualcosa capace di trasformare uno sconfitto/illuso in un vincente, o meglio, in un qualcuno capace di sacrificarsi per un bene più importante.

E se nei Vendicatori (2012, di Joss Whedon) la nuova possibilità sgorgava da una presa di coscienza collettiva, per Ant-Man è qualcosa che lui stesso non ha nemmeno cercato. Gli è quasi caduta addosso. Lui poi “ha solo fatto il resto”, andando anche oltre le speranze di chi ha creduto in lui e traducendo in realtà il motto “cambia te stesso e cambierai il mondo”. Ant-Man ha cominciato e anche i suoi detrattori se ne sono accorti. Adesso tocca a noi.

Guarda il trailer di Ant-Man

Ant-Man: il dott. Hank Pym (Michael Douglas) e Darren Cross (Corey Stoll)
Ant-Man: Hope (Evangeline Lily)
Ant-Man: Scott Lang (Paul Ruud) e il dott. Hank Pym (Michael Douglas)
Ant-Man: Darren Cross (Corey Stoll) in versione Antiana

mercoledì 18 dicembre 2013

Dietro i candelabri di Liberace e Soderbergh

Dietro i candelabri - Liberace (Michael Douglas)
Nell’ultimo film (pare) diretto da Steven Soderbergh, Dietro i candelabri (21013), un fantastico Michael Douglas intepreta lo smagliante pianista Liberace.

di Luca Ferrari

Esagerato, sgargiante e talentuoso. Tra gli anni Cinquanta ai favolosi Settanta, prima di Rolling Stones, Led Zeppelin e Jimi Hendrix, sui palchi americani imperversava l’eccentrico pianista Liberace. Una storia incredibilmente mai portata sul grande schermo considerato il personaggio e le possibilità sceniche. Inspiegabilmente si fa per dire. Liberace aveva un “difetto” per una certa morale ancora dominante: era gay.

Il 5 dicembre 2013 è uscito Dietro i candelabri (2013 - Behind the Candelabra) di Steven Soderbergh (Erin Brockovich, Ocean’s Eleven, Contagion), distribuito in Italia dalla 01 Distribution, con protagonisti due sontuosi Michael Douglas e Matta Damon.

Se il regista stava cercando un progetto con cui chiudere la sua attività dietro la telecamera (dice), facendo volare il due volte premi Oscar Michael Douglas nei panni (e piume) dell’eccentrico pianista Liberace, di sicuro ha scelto bene. Ancor di più considerando l’altrettanto straordinaria prova messsa in campo da Matt Damon nelle vesti anch’esse sbrilluccicanti del suo compagno Scott.

Dietro i candelabri è un film autobiografico che ripercorre la vita del pianista di origini polacche Władziu Valentino Liberace a partire da un suo concerto a Las Vegas a cui assiste il suo amico Bob Black (Scott Bakula) in compagnia del giovane Scott (Damon). Tra quest’ultimo e la star c’è subito attrazione e molto presto diventeranno focosi innamorati. Ma in ogni storia che si rispetti, star incluse, dopo lo sbandamento iniziale il desiderio ha un calo fisiologico. A quel punto la relazione può progredire e ampliare lo spettro di emozioni oppure sciorinare via.

Soderbergh ci mostra un insaziabile Liberace talmente pieno di sé da obbligare Scott a sottoporsi a interventi di chirurgia plastica per assomigliarli, pensando poi di adottarlo e trasformare una relazione sessuale in un chissà quale indefinito rapporto padre-figlio.

Dalla quiete di campagna della sua famiglia adottiva, il giovane Thomas passa al lato oscuro dello show biz, sottoponendosi  alle cure del viscido dottor Jack Startz (un ambiguo Rob Lowe, bentornato sul grande schermo) che lo impasticca all’inverosimile per farlo dimagrire rendendolo così dipendente da droghe varie. Scott tenta una via di fuga ma ormai fa parte dell’ingranaggio Liberace e per uscirne ci vorranno le maniere forti.

Inutile aspettare televisione, computer o dvd. Dietro i candelabri (2013, di Steven Soderbergh) si merita il grande schermo. Un prodotto di alta qualità capace di creare spettacolo senza fumosi ed evanescenti effetti tridimensionali.

Parvenze di facciate a parte, Hollywood ha ben poco feeling con l’omosessualità. Pare esserne ancora intimorita. I casi degli attori Rock Hudson e Rupert Everett sono due dei più emblematici, e chissà quanti ancora non si dichiarano per paura di essere emarginati dalle sceneggiature. Non è un caso che lo stesso regista abbia dichiarato quanto sia stato difficile portare sul grande schermo la storia di Liberace, e soprattutto trovare una distribuzione.

 Il trailer di Dietro i candelabri (2013, di Steven Soderbergh)

Dietro i candelabri - Liberace (Michael Douglas) e Scott (Matt Damon)
(da sx) Bob Black (Scott Bakula), Dietro i candelabri (2013) e il Dr. Jack Startz (Rob Lowe)
Dietro i candelabri - Liberace (Michael Douglas)

martedì 6 dicembre 2011

Wall Street, l'economia è qui per sbranarci

Wall Street - lo spietato Gordon Gekko (Michael Douglas)
Spietato, realistico. Gordon Gekko non ha peli sulla lingua. Wall Street è il potere del più forte. Il problema sono tutti quelli che non fanno nulla per contrastarlo.

di Luca Ferrari

Organizzazioni internazionali decidono chi avrà il piatto pieno e chi marcirà nella miseria senza futuro. Ingenui manifestanti credono di  cambiare qualcosa. Sono passati quasi venticinque anni dall’uscita di Wall Street (1987, di Oliver Stone) e l’illusione non ha smesso di trucidare la realtà. Il mondo è sempre più in mano a pochi e la fetta di disperati cresce ogni giorno.

I burattinai hanno comunque proseguito il loro spettacolo di morte carnivora. Lì fuori qualcuno al massimo si è avvicinato alla 10° fila. L’avidità di potere e ricchezza è ancora la sola legge che conta. E mentre il gregge dei Bud Fox (Charlie Sheen) e Marvin (John C. McGinley) cresce, venera muore e si rigenera, Gordon Gekko (Michael Douglas), come un vate della moderna schiavitù, non passa mai di moda così come le sue parole.

Oggi nel terzo millennio sono ancora qui a dispensare la più tragica delle immutabili realtà: Noi facciamo le regole. Le notizie. Le guerre. La pace. Le carestie. Le sommosse. Il prezzo di uno spillo. Non sarai tanto ingenuo da credere che viviamo in una democrazia, vero Buddy?

La legge di Wall Street

Wall Street - i broker Marvin (John C. McGinley) e Bud Fox (Charlie Sheen)