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Visualizzazione post con etichetta Jennifer Lopez. Mostra tutti i post
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lunedì 25 novembre 2019

La vendetta delle ragazze di Wall Street

Le ragazze di Wall Street - Destiny (Constance Wu) e Ramona (Jennifer Lopez) tra un facoltoso cliente
La crisi economica del 2007 non risparmiò nessuno, nemmeno le spogliarelliste. Qualcuna allora gliela fece pagare. Le ragazze di Wall Street - Business Is Business (2019, di Lorene Scafaria).

di Luca Ferrari

Donne seminude e provocanti si esibiscono davanti a una platea di uomini "dagli alti principi morali". Onesti padri di famiglia. Single. Semplici colletti bianchi. Intermediari del potere. Spregiudicati esemplari di mascolinità che decidono il destino di milioni di risparmiatori. Durante la crisi economica del 2007 alcune stripper misero in atto una truffa poi raccontata nell'articolo "The Hustlers at Scores" di Jessica Pressler e pubblicato sul New York Magazine nel 2015. È uscito sul grande schermo Le ragazze di Wall Street - Business Is Business (2019, di Lorene Scafaria).

Destiny (Constance Wu) è una spogliarellista sfruttata che lavora nello strip club Moves per mantenere anche l'anziana nonna. Una sera fa la conoscenza di Ramona Vega (Jennifer Lopez), la star più ambita (e pagata) del locale con cui instaura una sincera amicizia. Impara dunque le mosse giuste venendo introdotta verso i clienti più facoltosi. Tutto prosegue fino alla spaventosa crisi immobiliare che mandò al tappeto le economie di mezzo mondo, Stati Uniti inclusi. A risentirne, anche la tipica clientela proveniente da Wall Street.

Le strade si dividono per poi ricongiungersi. Qualcosa però ormai è cambiato. Se prima vigeva il motto "guardare e non toccare", adesso per racimolare più soldi le stripper sono disposte ad andare anche oltre. Non Ramona, che in un mix di spirito vendicativo contro i trader e desiderio di riprendere il ricco stile di vita che faceva prima (capace anche di metterla in condizioni economiche di regalare all'amica del cuore una costosissima pelliccia di cincillà, ndr), idea una truffa insieme alle ex-colleghe Annabelle (Lili Reinhart), Mercedes (Keke Palmer) e ovviamente Destiny.

Le truffe si sa, fanno sempre la solita fine, in particolar modo quella dei piccoli contribuenti. Finisce così che l'ennesimo pollo capitolato nella trappola delle donne, si riveli più che altro una sogliola della finanza che non un pescecane. Vistosi rifiutare dalle fanciulle di restituirgli il denaro, un divorziato con mutuo da pagare denuncia le ragazze alla polizia e la notizia arriva alla stampa. Le ragazze di Wall Street - Business Is Business (2019, di Lorene Scafaria) incomincia da qui, dalla fine. Andando a ritroso nel racconto. Destiny rilascia un'intervista alla giornalista Elizabeth (Julia Stiles), parlando sì della truffa ma anche del rapporto con Ramona.

La crisi economica del 2007 ha segnato la fine del sogno americano, poi subito ben rivitalizzato con l'immancabile iniezione di menzogne politico-economiche. Nel tritacarne di chi ha pagato le spese e si è ritrovato senza casa, c'è finita la classe media e via via sempre più giù. Dopo l'inquietante Margin Call (2011, di J.C. Chandor con Kevin Spacey) e il grandiosamente corale La grande scommessa (2015), diretta da quell'Adam McKay tra i produttori di Le ragazze di Wall Street, il grande schermo riaccende i riflettori sul collasso economico del terzo millennio dove molti dei responsabili non solo sono ancora a piede libero, ma non hanno mai smesso di fare la bella vita.

Utilizzando la formula del racconto-intervista, Le ragazze di Wall Street - Business Is Business (2019, di Lorene Scafaria) narra una storia senza facili condanne morali né scontate assoluzioni ideologiche. Se l'11 settembre 2001 ha segnato il XXI secolo occidentale dando il via a un periodo (non ancora finito) di odio, guerre e discriminazioni, il 2007 ci ha messo di fronte alla realtà che nessun "comune mortale" è al sicuro. Da allora molte leggi sono cambiate sul fronte del lavoro e quasi sempre in peggio, in particolare nelle cosiddette economie forti.

Vittima di abusi domestici in Via dall’incubo (2002, di Michael Apted). Romantica e buffa nella commedia Quel mostro di suocera al fianco di Jane Fonda. Corrotta nell'ottima serie televisiva poliziesca Shades of Blue. Impegnata nel drammatico Bordertown sul primo caso accertato di femminicidio nella cittadina messicana di Juad Juarez. Animata nei panni felini della tigre Shira nel 4° capitolo della saga de L'Era Glaciale. Jennifer Lopez è un'attrice eclettica. Nel corso della sua carriere Jennifer Lopez ha spesso ricoperto ruoli atipici e audaci, Le ragazze di Wall Street - Business Is Business incluso.

Il 25 novembre è la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. Gli eventi e la consueta ipocrisia si mobilitano. L'attenzione però è come sempre rivolta verso i fatti più eclatanti. Lo stupro di un immigrato è molto più vendibile di una logorante serie di botte e abusi mentali tra le sacre mura domestiche. E che dire della violenza ai danni di tutte quelle donne che perdono o non riescono a lavorare perché commettono l'imperdonabile errore di avere o volere un figlio (molto ben raccontato nell'inedito nostrano Gli ultimi saranno gli ultimi, 2014)?

C'è di più. C'è di peggio. Ci sono donne che non meritano nemmeno la compassione. Ci sono donne la cui violenza che subiscono è in qualche modo accettata. Eh si, con il lavoro che fanno e che "si sono scelte", è inevitabile. Loro sono le prostitute e quelle donne che lavorano nei locali (consentiti) dove un un brav'uomo può entrare per eccitarsi gettando banconote a persone che si dimenano sul palco come avviene in Le ragazze di Wall Street (titolo originale, Hustlers). Tutto questo per la stragrande maggioranza del mondo non è violenza sulle donne. Non lo è. Loro si meritano tutto questo. Loro hanno scelto questa strada e dunque, "zitte!"

Nessuno sa niente delle donne di Wall Street così come di qualsiasi altro angolo sperduto del mondo. Sono lì per un fine, un fine maschilista e testosteronico. Ci devono essere per il piacere altrui. Come ci siano arrivate a esibirsi su quelle pedane, a nessuno importa, stampa incluso che ovviamente preferisce vendere la violenza di qualche "negro" ai danni di una bianca. Le ragazze di Wall Street - Business Is Business (2019, di Lorene Scafaria) è un film che impone una lunga riflessione dentro e fuori di noi stessi. Le ragazze di Wall Street non è solo la storia di una truffa ma lo spaccato di un mondo allo sfascio che tutti abbiamo il dovere di cambiare.


Il trailer de La ragazze di Wall Street

Le ragazze di Wall Street Annabelle (Lili Reinhart), Ramona (Jennifer Lopez), Mercedes (Keke Palmer) e Destiny (Constance Wu)

lunedì 18 febbraio 2019

Jennifer Lopez e quel mostro di suocera

Quel mostro di suocera - Viola Fields (Jane Fonda) e la futura nuora Charlie (Jennifer Lopez)
Allacciate le cinture. Il più classico ed epocale scontro al femminile sta per andare in scena. Quel mostro di suocera (2005, di Robert Luketic).

di Luca Ferrari

Una semplice ragazza del popolo s'innamora di un brillante medico della upper class americana. Un amore degno delle fiabe, ma anche le favole più belle hanno la villain da sconfiggere. La strega cattiva, anzi peggio. Molto peggio, la suocera. Ancor di più se è un ex-stella del giornalismo uscita in malo modo dal piccolo schermo e decisa a fare del benessere della vita del proprio "figlioletto" la sua nuova missione, il che ovviamente non prevede una moglie per il suddetto. Preparate angoscia e risate, è in arrivo la brillante commedia Quel mostro di suocera (2005, di Robert Luketic).

Charlotte Cantilini detta Charlie (Jennifer Lopez) si divide tra mille lavoretti, gli amici fidati Remy (Adam Scott) e Fiona (Monet Mazur), un'immacolata speranza d'incontrare un uomo che la completi. Il destino e la spiaggia di Venice Beach, California, fanno il proprio corso, ed ecco apparirle l'aitante Kevin Fields (Michael Vartan). E' amore a prima vista, e non potrebbe che proseguire bene questa love story da sogno se non fosse che la sempre impegnata giornalista e importante madre di lui, Viola (Jane Fonda), è stata appena fatta fuori dall'emittente televisiva per cui ha lavorato per quarant'anni.

Smaltito l'amarissimo boccone e fattasi aiutare in un centro di recupero, la donna è finalmente pronta per rientrare in società, come sempre spalleggiata dalla fedele segretaria Ruby (Wanda Sykes), immaginando di rifondare la propria vita incollata al brillante figliolo. Quello che ignora, e sarà l'inizio di uno scontro senza esclusione di colpi, è che il suo dolce pargoletto sia innamorato e ciò che è peggio, è pronto per il grande passo. Un autentico affronto per Viola Fields. Un'autentica e involontaria dichiarazione di guerra da parte dell'ignara Charlotte che capirà presto, a furia di esaurimenti nervosi, in che guaio si sia cacciata.

Reduce (all'epoca) dalla brillante e divertente commedia La rivincita delle bionde (2001), il regista australiano Robert Luketic racconta una storia universale, piazzando un belloccio in mezzo a due schiacciasassi. Si passa dal romanticismo del classico "di che colore sono i miei occhi?" alla replica dell'apparente fragile Charlie contro l'odiosa Viola, facendole trascorrere la notte con la testa dentro un piatto di trippa al sugo, guardata a vista da due ringhiosi doberman. E questo non è che un assaggio dell'atmosfera comica de Quel mostro di suocera, vedi anche l'inizio del film quando Viola chiude la propria carriera intervistando l'ennesima Britney Spears di turno, tutto ballo semi-svestito e niente cervello.

Grandiosamente interpretata da Jane Fonda (Barbarella, Sindrome cinese, Le nostre anime di notte), Viola è invadente, non pensa minimamente al vero benessere di suo figlio. E' una donna egoista che vorrebbe il proprio figliolo, ormai adulto e affermato, tutto per sé. Non le sfiora minimamente l'idea che Kevin abbia fatto la sua scelta d'amore. Non le interessa nulla che il suo Kevin abbia trovato in Charlie quell'amore che superficiali relazioni precedenti non gli avevano mai dato. Esiste solo lei e quello che vuole. La felicità altrui è irrilevante. Deve essere felice lei, il resto, ok, può essere ma comunque subordinato alla sua persona.

Dolce. Combattiva. Amorevole. Tra le commedie e film più impegnati interpretati dall'eclettica Jennifer Lopez (Via dall'incubo, Shall We Dance?, Shades of Blue), Quel mostro di suocera le ha offerto la possibilità di vivere un personaggio solo in apparenza scontato. Sembra un agnellino già condannato alle fauci acuminate della leonessa ma è solo un abbaglio, e non ci vorrà molto perché la "popolana" sfoderi unghie e artiglieria pesante, riuscendo a ribaltare perfino un'allergia "capitatale misteriosamente" la sera prima del fatidico giorno. J.Lo è appassionata, abbattuta e reattiva. La donna giusta per tenere testa al vecchio che non vuole lasciare spazio al nuovo.

Decisamente comprimario il frutto proibito, Michael Vartan (Mai stata baciata, One Hour Photo, Jolene), impacciato nel barcamenarsi tra le donne della sua vita. Più spigliata, energica e sboccata la grandiosa Wanda Sykes (La mia super ex-ragazza, Un'impresa da Dio, Bad Moms - Mamme molto cattive). Ha passato una vita a fianco di Viola e anche lei ormai è arrivata al punto di non ritorno, stufa marcia delle sue crisi da isterica incompresa. In fin dei conti però, le vuole bene e glielo farà capire usando spregiudicate parole con grandiosi paragoni volatili.

Quel mostro di suocera (2005, di Robert Luketic). Perché è così difficile essere felici per gli altri, e ancor di più per le persone che amiamo? Mestiere difficile quello del genitore, o comunque dei consanguinei, ma certo questi, troppo spesso, non ne vogliono proprio sapere di darsi una mano. Trincerandosi al contrario dietro il comodo luogo comune del non poter cambiare. Una moglie, così come un figlio, sono dei cambiamenti giganteschi nel cuore e nell'esistenza di una persona. Sono l'emblema di una nuova vita che deve potere respirare senza doversi guardare da ossessioni altrui, sentendo il costante e non richiesto fiato sul collo di chi vorrebbe avere un posto che non le/gli compete.

I genitori, ancor di più quelli che hanno già vissuto simili esperienze, devono imparare a essere solo felici per il proprio figlio/a, mettendo da parte qualsiasi pretesa. Anche perché, così agendo, che cosa sperano di ottenere? Nulla. Faranno peggio. Creeranno inutili tensioni. Magari non finirà a schiaffi, ma è probabile che alla fine qualcuno rinunci a combattere per mera disperazione, riducendo il rapporto a mera superficialità e il risultato sarà uno scoramento che produrrà solo rimpianti e rimorsi. E forse non ci sarà una Gertrude (Elaine Stritch) che arriverà a sistemare le cose. Un matrimonio così come un figlio/a, è un sogno che si avvera. Care suocere, siate meno mostruose e vedrete che troverete la porta dei vostri cari sempre più aperta e densa di affetto anche per voi.

Il trailer di Quel mostro di suocera
Quel mostro di suocera - Viola Fields (Jane Fonda), l'amato figlio di lei, Kevin (Michael Vartan),
e la futura sposa di lui, Charlie (
Jennifer Lopez)

mercoledì 9 maggio 2018

Bordertown, il massacro (vero) di donne

Bordertown - Eva Jimenez (Maja Zapata) è sola in autobus
Donne massacrate e uccise. È avvenuto a Ciudad Juarez, in Messico. Una giornalista indaga a rischio della sua vita. Tratto dalla cronaca più atroce, Bordertown (2007, di Gregory Nava).

di Luca Ferrari

Una violenza costante, brutale e taciuta. Un inferno sepolto. Agli inizi del terzo millennio la cittadina messicana di Ciudad Juarez balzò alle cronache (poche) per una continua serie di violenti omicidi ai danni di donne. Amnesty International lanciò un fragoroso grido di allarme e denuncia. Nel 2007 il regista-sceneggiatore Gregory Nava portò quell’orribile fatto di cronaca sul grande schermo, Bordertown (2007), con Jennifer Lopez, Charlie Sheen e Antonio Banderas.

Il film è un autentico viaggio nell’inferno senza ritorno. Forte della fama degli attori principali,il film  provò a far conoscere il dramma delle donne massacrate di Ciudad al mondo intero. Lauren Adrian (Jennifer Lopez) è una giornalista che inizia a occuparsi di queste donne, umili lavoratrici, che spariscono nel nulla. Il suo coraggio la porterà a rischiare la propria vista fino a ritrovarsi nel buio più totale della paura. La stessa delle vittime.

Sono passati 11 anni da quando mi accomodai al cinema Astra del Lido di Venezia a vedere Bordertown (2007, di Gregory Nava). Da allora la parola “femminicidio” è entrata nel vocabolario italiano ma quanto è cambiato davvero? La cronaca viene abilmente manipolata a seconda dell’etnia dell’aggressore. Finché anche una sola donna non denuncerà chi la brutalizza o minaccia, l’azione umana non sarà stata adeguata e noi avremo miseramente fallito.

Il 2018 è stato l’anno dello scandalo legato agli abusi di Harvey Weinstein ed è curioso e tragico che in questo periodo di grandi movimenti femminili e lotta contro la violenza sulle donne, nessuno abbia osato criticare la scelta di riproporre sul grande schermo Ultimo tango a Parigi. Un film questo durante il quale lo stesso (intoccabile) regista Bernardo Bertolucci, ha dichiarato tronfio di aver sodomizzato la protagonista Maria Schneider.

Troppo spesso snobbata per la sua sfavillante vena glamour, Jennifer Lopez è un'attrice che meriterebbe più considerazione, avendo (tra l'altro) scelto spesso cine-strade poco commerciali. Più volte si è cimentata con la violenza, a cominciare dal drammatico Via dall’incubo (2002, di Michael Apted), proseguendo con Il vento del perdono (2005, di Lasse Hallström) e poi approdando sul piccolo schermo con la serie televisiva Shades of Blue al fianco di Ray Liotta, di cui a breve comincerà la terza stagione.

Che cosa sta succedendo a Ciudad Juarez in questo momento? Non lo so davvero e non lo sapete nemmeno voi. Che cosa sta succedendo a centinaia di migliaia di donne in tutto il mondo? Non lo sappiamo e con tragica probabilità ne verremo a conoscenza solo dopo il loro necrologio.  Bordertown (2007, di Gregory Nava) parla di una strage contemporaneo le cui radici piangono soffocate nei secoli e nei decenni passati. Che questa piena di sangue s'interrompa dipende da ciascuno di noi. Come giornalista e scrittore, questo è il mio contributo:

CI POTREI ESSERE IO IN UNA DI QUELLE FOSSE

è uscita dalla sua tomba
…la tragedia della sua storia
è tutta nel sangue
che continuerà ad essere versato
anche dopo di lei

e anche se il corpo carbonizzato
del suo assassino
non verrà mai richiesto da nessuno,
la globalizzzazione di sangue
è immune ai ricorsi
e a qualsiasi polverosa protesta
su scala cittadina-mondiale

Pensi davvero che non potresti essere
anche tu uno di quella fossa?
Pensi davvero che non potresti essere
anche tu uno di quella fossa?

...Non Armare Fratricidi Traffici Anti-umani…

ormai è giorno
e NON VOGLIO ARCHIVIARE
…è ancora notte
e NON HO ALCUNA INTENZIONE DI ARCHIVIARE
l’ennesimo atto di ferocia umano
solo perché giudicato insignificante
agli occhi di qualche colpo di pistola
sparato alle spalle

tutte le volte che ho sentito dire
che non sarebbe successo niente di male
mi sono trovato a fare i conti
con il rifiuto di pubblicare la storia
e l’auspicio a non far più ritorno
…è la differenza fra me e chiunque
non sia in disaccordo con quello che succede

Il turno è terminato, dirigersi
verso l’uscita…ormai è giorno,
ma la notte farà ancora ritorno
per qualcuno di noi…
(cinema Astra, Lido di Venezia [VE], 27 Marzo ‘07)

Bordertown (2007, di MGregory Navas

venerdì 14 ottobre 2016

Shades of Blue, la “corrotta” Jennifer Lopez

Shades of Blue - il detective Harlee Santos (Jennifer Lopez)
Investigatore indomita. Madre apprensiva. Pubblico ufficiale corrotto. Jennifer Lopez è la (convincente) protagonista della nuova mini-serie televisiva Shades of Blue.

di Luca Ferrari

Una donna sconvolta si confessa davanti a un monitor. È distrutta. Rassegnata. Le sue lacrime le graffiano il viso ma la voglia di lottare forse non è ancora del tutto compromessa. Si chiama Harlee Santos (Jennifer Lopez), detective del Dipartimento della Polizia di New York. Inizia così la miniserie televisiva Shades of Blue (13 puntate), sbarcata il 7 gennaio scorso sulla NBC. A interpretare la protagonista, una più che convincente Jennifer Lopez.

Harlee ha cominciato come “sbirro di pattuglia”. Le sue doti l’hanno fatta salire di grado. Sotto la guida del navigato tenente Wozniak (Ray Liotta) cerca di far rispettare la legge, cedendo però a pratiche non esattamente legali e facendosi pagare tangenti per chiudere un occhio. Tutto ciò con l’avvallo di Woznack, autentico fac totum di questa rete di corruzione. Sulle loro tracce però ci sono i Federali, e durante l’ennesima trattativa, Santos cade nella trappola dell’agente speciale Stahl (Warren Kole).

Harlee è il poliziotto su cui ha puntato l’FBI per prendere il pesce più grosso e far venire a galla tutto il marcio della polizia della Grande Mela. La domanda è: che cosa farà Harlee? Collaborerà tradendo il paterno Woznak, l’agente Tess Nazario (Drea de Matteo), madre anch’essa, e gli altri fraterni colleghi o farà la pura andando in galera e così abbandonando l’amata figlia adolescente Cristina (Sarah Jeffery)? Un dilemma non da poco. Una situazione a dir poco complicata che metterà a dura prova il cuore e l’anima di Harlee.

Stare dietro a tutte le serie televisive è praticamente impossibile al giorno d’oggi. Quantità e qualità fanno a gara a chi ha più carne al fuoco. Dopo aver scoperto nuovi orizzonti con House of Cards e la mefistofelica coppia presidenziale formata da Kevin Spacey e Robin Wright, ho potuto ammirare tutta la prima e fin’ora unica stagione di Billions con protagonista Paul Giamatti. A Venezia73 sono state addirittura mostrate in anteprima le prime due puntate del grandioso The Young Pope (di Paolo Sorrentino). Adesso la mia attenzione è rivolta al “mai troppo amato genere” poliziesco di Shades of Blue la cui visione mi è stata "suggerita" dalla curiosità di vedere la protagonista in questo inedito ruolo.

Seguo da tempo immemore Jennifer Lopez e sono sempre stato dell'idea che avrebbe dovuto concedere più spazio al cineme a meno alle note. Anni or sono la scintilla d'amore per la settima arte sgorgò grazie alle commedie sentimentali,
su tutte Shakespeare in Love (1998, di John Madden) e Moulin Rouge! (2001, di Baz Luhrmann). Inevitabile dunque che il mio primo incontro cinematografico con Miss Lopez fosse avvenuto a contatto con quel genere (The Wedding Planner, Un amore a 5 stelle, Quel mostro di suocera).

A dispetto dei film leggeri interpretati, ebbi sempre la netta impressione che J. Lo avesse molto da offrire alla settima arte, opinione questa rafforzata dalla successiva visione dell'attrice di origini portoricane in pellicole di ben altro spessore a cominciare da Via dall’incubo (2002, di Michael Apted), Il vento del perdono (2005, di Lasse Hallstrom con Robert Redford e Morgan Freeman), Bordertown (2006, di Gregory Nava).

In tempi in cui si parla sempre troppo poco di femminicidio e violenza domestica sulle donne, le opere di Apted e Nava andrebbero riviste. Nel primo film Jennifer Lopez è una donna alle prese con un marito violento, abbandonata dalla società e da chi la dovrebbe proteggere, arrivando così alla decisione di difendersi da sola, realtà onnipresente in quasi ogni paese del mondo. Il secondo si basa sul caso accertato di strage femminile avvenuta nella cittadina messicana di Ciudad Juarez. Un dramma purtroppo molto ridimensionato nel numero delle vittime e tutt'oggi lungi dall'essere archiviato.

Altra prova interessante della Lopez, la raffinata commedia Shall We Dance? (2004, di Peter Chesolm) al fianco di Richard Gere, Susan Sarandon e uno strepitoso Stanley Tucci. Attrice versatile e ancora molto sottovalutata causa esplosiva e morbida bellezza, nonché status da superstar, non ha saputo resistere al richiamo dell'animazione. Nella versione in lingua originale della saga de L'era glaciale infatti, è sua la voce della tigre bianca dai denti a sciabola Shira.

Oggi Jennifer Lopez è la protagonista della miniserie cosiddetta “police procedural” Shades of Blue, e ancora una volta lascia il segno. 13 puntate in tutto che devo ancora terminare ma che mi hanno fatto fremere più di una volta con suspense e colpi di scena. Sontuoso copotagonista Ray Liotta (Quei bravi ragazzi, Abuso di potere, Sin City 2), in questi giorni sul grande schermo nei terribili panni di Blackway. Lopez-Liotta, una coppia davvero ben assortita che sono sicuro porterà il sottoscritto e i tanti altri spettatori di Shades of Blue a sperare in una seconda stagione della serie.

Il promo sottotitolato di Shades of Blue

Shades of Blue - il tenente Matt Wozniack (Ray Liotta)
Shades of Blue - la giovane Cristina (Sarah Jeffrey) con la madre Harlee (Jennifer Lopez)

mercoledì 3 ottobre 2012

La vera amicizia non va mai alla deriva

L'Era Glaciale: Continenti alla deriva - la vera amicizia tra Louis e Pesca
Appartenenza. Carattere. Lealtà. Continenti alla deriva, il 4° capitolo della saga dell’Era Glaciale è un viaggio nei sentimenti più variegati dei protagonisti.

di Luca Ferrari

Per la prima volta orfana della regia di Carlos Saldanha, l'avventura animata in epoca glaciale si mette in viaggio (forzato). A dispetto dei tre protagonisti principali, a salire in cattedra questa volta è Pesca, la giovane mammut figlia di Ellie e Manfred, alle prese con le più classiche pene adolescenziali. Poco spazio invece per gli stralunati e sempre più fuori di testa opossum Eddie e Crash, che a dispetto dei movimenti tettonici con annessi terremoti e maremoti, pensano solo a divertirsi (siamo stupidi, dicono di sé senza problemi).

La crosta terrestre si sta dividendo, e gli animali sono in fuga per mettersi al riparo. Pericoli incombenti o meno, questo non impedisce a una figlia di ribellarsi alla severità del padre. Quando però quest’ultimo viene spazzato via dal cataclisma e si ritrova su un gigantesco lastrone di ghiaccio per sua (s)fortuna insieme al fidato Diego e il logorroico Sid, le due generazioni iniziano a rivedere le proprie posizioni. L’obbiettivo diventa uno e unico. Ritrovarsi.

Dopo aver affrontato cacciatori umani, mostri marini e perfino dinosauri, il branco più anomalo dell’Era Glaciale (e di qualsiasi altra epoca possibile e immaginabile) se la dovrà vedere i Continenti alla deriva (Blue Sky Studios, 2012). 

Durante il loro cammino per ritornare a casa, nella più classica delle odissee con le immancabili (e mostruose) sirene a tentarli, Manfred, Diego e Sid  efiniranno tra le grinfie di una ciurma piratesca capitanata dallo spietato Capita Budella, la cui voce originale è data Peter Dinklage mentre dietro la versione italiana si cela Francesco Pannofino, all’ennesima performance animata dopo essere stato, tra gli altri, il Maestro Bue in Kung Fu Panda 2 (Dreamworks Animation, 2011) e il capitano Haddock in Le avventure di Tintin - il segreto dell'Unicorno (Steven Spielberg, 2011).

Rischiare di non vedere più una persona amata subito dopo un colossale litigio, è capitato a molti. Succede anche alla giovane Pesca, in subbuglio ormonale per il “fico” Ethan, un mammut con cresta bionda dietro cui sbavano la capetta Steffi con al seguito le "sempre-d’accordo-con-lei" Kathie e Megan. 

Per entrare nel ristretto club dei “tosti”, prima disobbedisce al padre poi, per non farsi deridere, dice che il fedele amico Louis (una talpa) non è nulla di speciale. Il giovane roditore, che coltiva palesemente un irrealizzabile sogno d’amore, è li sotto e ha sentito tutto. E con la forza dell’onestà glielo dice. Derisa, anche per il suo modo di dormire da opossum, Pesca alza la testa. Reagisce. Nessuno può permettersi di insultare la sua famiglia. Alla resa dei conti con i pirati, sarà il piccolo animaletto a sfidare il grosso scimmione Sbudellatore per salvare l’amica (amata?), e non certo i più corpulenti e giovani mammut.

Nella storia, se Manfred si comporta come il più classico dei padri ansiosi (potrai uscire con un mammut solo dopo che sarò morto, anzi tre giorni dopo per non correre rischi, dice alla figlia), Allie è una mamma capace di stare vicino a Pesca, ma lasciandola comunque lo spazio per crescere. 

Diego è la figura più malinconica e bisognosa di comprensione e accettazione. L’arrivo della nemica Shira (con la voce originale di Jennifer Lopez) farà fin da subito breccia nel suo cuore solitario e sofferente. Pur non essendo un amante del genere, il solo prequel che vedrei bene, proprio perché si sa poco di lui, riguarderebbe le tigre con i denti a sciabola. Fin dagli esordi infatti Diego non è mai stato visto bene dal suo originale branco. Perché? Cosa si nasconde? Sid invece continua a essere imbranato, ingenuo, abbandonato (dalla sua famiglia che gli sbologna pure la sdentata nonnina) ma perennemente solare. Impossibile non volergli bene.

Handicap di noi italiani è che abbiamo sempre degli ottimi doppiatori e quando uno se ne va, si sente subito. Dopo aver prestato servizio nelle prime tre pellicole della saga dell’Era Glaciale, Leo Gullotta ha lasciato le corde vocali del possente a Manfred a Filippo Timi, il Bane di The Dark Knight Rises (2012), e la differenza purtroppo si è sentita subito. Curiosità. Mentre per la piccola Pesca la voce originale è della diciottenne attrice-cantante Keke Palmer, quindi coetanea adolescenziale della figlia di Ellie e Manfred, la voce italiana è stata affidata alla giornalista/attrice/scrittrice Isabella Adriani, particolarmente a suo agio quando si tratta di storie e fiabe.

L’appartenenza ci accompagna per tutta la nostra esistenza. Ma a dispetto di dove si nasce e con chi si vive, tocca a noi decidere dove vogliamo stare. Una realtà questa con cui ciascuno prima o poi si deve confrontare nella vita. E prima ancora dell’amore, il sentimento con cui si fa inizialmente i conti è l’amicizia. Trascurare persone care in nome della visibilità, come capita a Pesca, o del proprio orgoglio, può anche portare a scrivere lettere di addio lasciando invisibili le proprie lacrime.

Non è mai troppo tardi per ribellarsi alle rassicuranti e vigliacche leggi del gruppo. Non è mai troppo tardi per ribellarsi al nostro trattenuto silenzio. Quale che sia la dinamica non ha importanza, quello che conta è usare la propria testa senza dimenticarsi di ciò che ha davvero importanza. Perché come ci ha tramandato il cantautore rock canadese Neil Young, non siamo altro che i nostri sentimenti.

Il trailer de L'era glaciale 4: Continenti alla deriva
L'Era Glaciale: Continenti alla deriva
L'Era Glaciale: Continenti alla deriva - lo scoitattolo Scrat
L'Era Glaciale: Continenti alla deriva - Syd e Diego

lunedì 1 ottobre 2012

Jennifer Lopez, la tigre Shira dell’Era Glaciale 4

la tigre Shira e la sua voce originale Jennifer Lopez
Dietro le corde vocali (originali) della tigre Shira, new entry dell'Era Glaciale 4: Continenti alla deriva, c'è la bellissima attrice Jennifer Lopez.

di Luca Ferrari
 
Per gl'interpreti dei suoi lungometraggi animati, la DreamWorks Animation ha sempre mostrato una certa predilezione per le voci di celebri attori e attrici, plasmando lì dove fosse possibile, anche la loro fisionomia.

Il caso più eloquente? Cameron Diaz sulla principessa Fiona. Ma tre anni prima dell’ingresso devastante (in termini di gradimento) dell’inizio della saga dell’orco verde, a inaugurare la storia dello studio cinematografico fu Z la formica (1998, di Eric Darnell e Tim Johnson).

Le voci dei personaggi principali erano date da Woody Allen (Z), Dan Aykroyd (la vespa Chip), Sylvester Stallone (la formica soldato Weaver), Sharon Stone (la principessa Bala), Gene Hackman (il generale Mandibola), Christopher Walken (il colonnello Cutter) e last but not least, Jennifer Lopez, nella parte della formica operaia Azteca.

Ed è proprio lei, la bellissima attrice/cantante di origini portoricane una delle new entry della pellicola prodotta da Blue Sky Studios e sbarcata sul grande schermo venerdì 28 settembre 2012: L'era glaciale 4 – Continenti alla deriva (Ice Age: Continental Drift), diretto da Steve Martino e Mike Thurmeier, quarto capitolo della saga con protagonisti principali il mammut Manfred, il bradipo Sid e il puma con i denti a sciabola (smilodonte) Diego. Jennifer Lopez è Shira, tigre bianca dentuta, membro di una ciurma piratesca comandata da Capitan Sbudella (Peter Dinklage).

Come la Lopez, anche altre esimie colleghe hanno sperimentato con successo il mettere le proprie corde vocali al servizio dell’animazione. Dopo la già citata Cammy nei quattro capitoli di Shrek, fu Shark Tale (2004) a lanciare due premi Oscar del gentil sesso: Angelina Jolie e Renée Zellweger rispettivamente nei panni squamati di Lola e Angie.

Altra coppia di prime donne nel doppio Kung Fu Panda con ancora la Jolie (Tigre) affiancata da Lucy Liu (Vipera). Ultima presenza dreamworksiana, la serie di Madagascar. Nel terzo capitolo Ricercati in Europa (2012), oltre a Gloria l’ippopotamo (Jada Pinkett Smith), ha fatto il suo debutto Jessica Chastain nella parte del giaguaro Gia, in odore di love affair con Alex il leone (Ben Affleck).

Dopo l'ultima performance in carne e ossa in Cosa aspettarsi quando si aspetta (What to Expect When You're Expecting, 2012, di Kirk Jones), Jennifer Lopez è tornata all’animazione. Riuscirà a strappare alla collega lo scettro della felina più sensuale? La sua tigre bianca promette bene. E il suo nome poi, sembra un degno tributo alla feroce (ma immortale) Shere Khan (Il libro della giungla, Disney 1967).

la tigre Shira e la sua voce originale Jennifer Lopez
(sx) Jennifer Lopez, la tigre Shira e la locandina dell'Era Glaciale 4 - Continenti alla deriva (2012)

mercoledì 8 agosto 2012

An Unfinished Life (2005), Il vento del perdono

Il vento del perdono (2005, di Lasse Hallström)
Storia umana dove il futuro della nuova generazione chiede spazio tra i rimorsi-rancori dei "grandi" sulle ali de Il vento del perdono.

Nell’arrugginito meccanismo familiare nonno-mamma, tra un uomo logorato dalla perdita del figlio e il suo irreceuperabile astio verso la nuora che ritiene responsabile, una bambina chiede consapevolezza e verità. Lasse Hallström (Buon compleanno Mr. Grape, Chocolat, Il pescatore di sogni) dirige An Unfinished Life - Il vento del perdono (2005).

Dopo anni di distanza il burbero Einar Gilkyson (Rober Redford) si ritrova davanti a Jean (Jennifer Lopez) insieme alla figlioletta, nonché sua nipote Griff (Becca Gardner). Einer vive insieme all'amico Mitch (Morgan Freeman). Questi ha il corpo e mezza faccia coperta da cicatrici. Il ricordo "visibile" degli artigli di un orso. Gli sfregi interiori di Einar però sono peggiori. Non se ne cura. Non li cura.

Einar vive nel risentimento. La prematura perdita del figlio richiede un colpevole (Jean). C’è qualcosa d’altro che brucia nelle carni di Einar. E il saggio Mitch che a stento si muove, parola dopo parola, pizzicotto (interiore) dopo pizzicotto, glielo fa venire a galla.

Sappata da una sua precedente e violenta realazione, Jean ora ne ha iniziata una nuova con lo sceriffo Curtis (Josh Lucas), il tutto mal sopportato dal suocero, e alla fine la donna sbotta ed esausta gli grida in faccia: Vuoi un colpevole? Eccomi. Stavamo andando a un rodeo e ci siamo cappottati sei volte. Guidavo io, e mi sono addormentata”. Ma anche Einar ha un segreto. Quando l’orso attaccò Mitch, lui era troppo ubriaco per fare qualcosa. Perso nell’alcol per sedare il dolore.

Seppur passati sette anni, Redford ha ancora addosso un po’ di quella poetica malinconica di Tom Booker, il protagonista del film L’uomo che sussurrava ai cavalli (1998), di cui lui stesso fu anche regista. Ma se nella pellicola tratta dall’omonimo romanzo di Nicholas Evans era sì deciso ma delicato, qui c’è poco tempo per i complimenti. È rozzo. Un uomo di vecchio stampo. E se c’è da difendere qualcuno dai modi bruti e offensivi, come succede all’amica Nina (Camryn Manheim) caduta nella baldanza alcolica di due giovinastri, nessuna frase di circostanza politically correct, ma una bella caffettiera in faccia e una minaccia affilata alla gola.

E alè, tutti a far colazione tranquilli. Quando poi l'ex-fidanzato di Jean, Gary (Damian Lewis), arriva in paese per riprendersela e le mette le mani addosso per l’ennesima volta prendendo poi in consegna anche la figlia, il cowboy non sente più ragioni. Prima spara alle gomme col fucile, poi affonda i pugni sulla sua faccia. Al resto ci pensa la polizia. Giustizia intanto è stata fatta. E la vita adesso può ricominciare.

Jennifer Lopez glamour. Jennifer Lopez cantante. J. Lo. Dicano quel che vogliono, ma quando l’attrice statunitense di origine portoricana si è calata in ruoli drammatici (Via dall'incubo, Bodertown), ha sempre raccolto consensi. A fare da sfondo alla pellicola, i verdi spazi della British Columbia, la provincia più occidentale del Canada, anche se nel film viene presentata come lo stato americano del Wyoming.

Agli uomini e donne si chiederebbe soltanto di goderne la bellezza invece di intervallare le proprie pulsazioni con anacronistici rancori che chiedono soltanto una degna sepoltura. Il dialogo umano è la sola strada per cambiare le vite del mondo. E alla fine del film, non sono solo i protagonisti gli unici a saperlo.

Il vento del perdono - (Jennifer Lopez) e Griff (Becca Gardner)
Il vento del perdono - Mithc (Morgan Freeman) ed Einar (Robert Redford)

domenica 18 marzo 2012

CINELUK, altri sei giorni (12-17 marzo) di magia

Lo stupore dei protagonisti di Super 8
Un nuovo imperdibile viaggio cinematografico ricomincia sulle pagine online di CINELUK - il cinema come non lo avete mai letto.


Viaggio tra dettagli di registi poco attenti, impegno umanitario portato sul grande schermo, dopo-sbronze che hanno fatto epoca, un attacco violento all’arroganza più superficiale e perfino un sogno a metà strada tra l’ispirazione e la premonizione. Come insegnava il giovane Hugo d’altronde, questo film non è ancora finito. Scoprilo:

12.03.12 – Robert Redford, ti sussurro un dettaglio che trascurasti
13.03.12 – Angelina Jolie, quelle immagini gelano il sangue
14.03.12 – Michael J. Fox, preparami un resuscita-morti
15.03.12 – Jennifer Aniston, l'amore è più forte del cinismo
16.03.12 – Charlize Theron, meschina Young Adult
17.03.12 – Ben Stiller e Rafael Nadal, nel segno del successo
18.03.12 – Jennifer Lopez, scusami per la mancata intervista

sabato 17 marzo 2012

Jennifer Lopez, scusami per la mancata intervista

l'attrice Jennifer Lopez
Può capitare a tutti di scordarsi le domande nell'intervistare una diva, no? Accadeva a Hugh Grant a Notting Hill e così fu per me con Jennifer Lopez... o quasi! 

di Luca Ferrari

Chi di voi non si ricorda della ridicola figura che fece sotto mentite spoglie il buon William Thacker (Hugh Grant), proprietario di una modesta libreria in un celeberrimo quartiere londinese, dovendosi improvvisare giornalista della rivista Cavalli e segugi, per avvicinare la bella star del cinema Anna Scott (Julia Roberts)? E trovandosi così nel bel mezzo di un’anteprima stampa con l’obbligo d’intervistare tutto il cast del film di fantascienza Helix, totalmente ignaro della trama finiva per chiedere al co-protagonista maschile il perché non si rispecchiasse in un terribile mostro mangia-uomini? 

Era la delicata commedia Notting Hill (1999, di Roger Michell). Fantasia o realtà? Credete non possa succedere a nessuno? A me è appena capitato. Proprio questa notte. Di ritorno dagli Stati Uniti. O almeno credo. Forse era un sogno. Si, era decisamente un sogno. Ecco come si sono svolti i fatti. Ero in coda. Pure io. Per intervistare una grande diva del cinema: Jennifer Lopez. Finalmente entrato in una stanza tale quale quella dove William incontrava Anna, l’attrice mi parla gentilmente in italiano. Nella mie mente però, il vuoto totale. E non perché fossi imbarazzato o emozionato, semplicemente realizzavo di non sapere il perché mi trovassi lì. 

Che cosa stava presentando? Un film, un nuovo disco o magari una fragranza a lei ispirata? Non avevo il mio consueto laptop portatile. Non avevo nessun comunicato stampa tra le mani. Quel che ricordo è che alla fine riuscivo a farle solo un paio di domande generiche e poi me ne andavo via infastidito come non mai, dovendomi recare poi a Belgrado (il perché, lo ignoro). Non facevo tempo a salire in macchina, che subito iniziavo a parlare di quanto fosse sottovalutata l’attrice americana.

Jennifer Lopez non è solo la protagonista di commedie sentimentali come Un amore a 5 stelle (2002, di Wayne Wang), Shall we dance? (2004, di Peter Chelsom) o Quel mostro di suocera (2005, in coppia con una perfida Jane Fonda che la farà ammattire). Ha lavorato anche con grossi attori del calibro di Antonio Banderas, Morgan Freeman e Robert Redford in pellicole differenti, a cominciare dal drammatico Via dall’incubo (2002) dove è una moglie picchiata dal marito, Il vento del perdono (2005, di Lasse Hallström) e Bordertown (2006, di Gregory Nava).

In quest'ultimo J.Lo è una giornalista decisa a far luce sui continui omicidi di donne nella cittadina messicana di Ciudad Juarez. Il film è basato su una storia vera, dove le stime ufficiose parlano di poche centinaia di decessi mentre i dati della gente raccontano di cifre a tre zeri ed è stato realizzato proprio per cercare di far luce su una drammatica realtà tutt’ora in corso, e che Amnesty International continua a denunciare.

Alla prossima allora Miss Lopez, spero vivamente ci rincontreremo anche nella realtà. E stia pur certa che sarò preparato al meglio.



l'attrice Jennifer Lopez
l'attrice Jennifer Lopez

lunedì 5 marzo 2012

Jennifer Lopez, l’incubo della violenza

Via dall'incubo - il volto impaurito di Erin (Jennifer Lopez) e la figlia Gracie (Tessa Allen)
Non si deve mai subire violenza. Erin (Jennifer Lopez) era una vittima, poi reagì e non smise più di attaccare. Via dall’incubo (2002, di Michael Apted).

di Luca Ferrari

Troppe leggi in materia di violenza sono ancora sbagliate e superficiali. La cultura è distorta e ancora di chiaro stampo machista. I soli eroi che ricordiamo è la gente con il fucile mentre tutte quelle vittime spazzate via dalla brutalità sono messe al bando dalla memoria, in particolare le donne. Diciamo una volta per tutte che combattere la violenza sulle donne deve essere un impegno quotidiano di entrambi i generi e non una "crociata in rosa" che catalizzi l'attenzione per un paio di giorni dopo l'ennesimo omicidio. La violenza sulle donne scorre drammatica nelle vene di Via dall’incubo (2002, di Michael Apted).

Erin “Slim” Miller (Jennifer Lopez) è una donna come tante altre. Innamorata, si sposa con l'affascinante Mitch Hiller (Billy Campbell) salvo poi scoprire a sue spese (sberle e pugni) che il marito è tutto fuorché ciò che spacciava di essere. Scoperta infatti una relazione extra-coniugale di lui, l'uomo reagisce nel peggiore dei modi. Ha inizio così un autentico incubo per Erin fatto di sorde burocrazie e fughe insieme alla figlioletta Gracie (Tessa Allen) fino alla disperazione più totale e la convinzione che si possa solo soccombere. Chiesto aiuto al padre, Jupiter (Fred Ward), dopo un iniziale rifiuto, l'uomo la spinge verso l'unica soluzione possibile: reagire e lottare.

Siamo davvero arrivati a questo punto? I benpensanti occidentali parlano di clausura femminile nel mondo arabo dimenticandosi quanto la donna abbia patito (e stia patendo tra le mura domestiche) di cultura occidentale. E in mezzo a salotti e frotte di parole, loro subiscono ancora. Loro hanno ancora paura e sono in (troppo) poche quelle che davvero riescono a ricominciare senza il peso eccessivo delle cicatrici. Le donne sono ancora vittime di ciò che le lega(va) a uomini violenti e società superficiali che fanno ancora troppo poco per spezzare le catene della paura.

Jennifer Lopez (Shall We Dance?, Quel mostro di suocera, L'era glaciale 4) star, gossip, bla bla bla. Non è la prima volta che l'attrice di origini portoricane scende in campo (e davanti alla telecamera) per parlare di violenza contro le donne. E' lei infatti la protagonista di Bordertown (2007, di Gregory Nava), basato sul femminicidio della cittadina messicana di Ciudad Juarez. Ed è sempre lei la protagonista della recente serie televisiva Shades of Blue dove interpreta la tosta e corrotta poliziotta newyorchese Harlee Santos nel cui passato c'è la violenza subita dal proprio compagno.

Fin dalla mia prima visione di Via dall’incubo (2002, di Michael Apted), le gesta d'iniziale vittima indifesa di Erin mi lasciarono nella testa tante domande. Com’è possibile che una donna possa essere prigioniera nella sua stessa casa? Com’è possibile che si debba arrivare alla tragedia perché le istituzioni si decidano a fare qualcosa? E perché mi dovrei sorprendere di tutto questo se ci facciamo forti del vivere in società che lascia bambine prostituirsi per le strade? Iniziamo col dire chiaramente come la piaga della violenza domestica (ben rappresentata nella recente serie televisiva Big Little Lies) sia un cancro ignorato dagli effetti di atroce agonia ancora non del tutto quantificabili nel futuro.

Nel 1999 le Nazioni Unite hanno istituito il 25 novembre come Giornata Mondiale contro la violenza sulle Donne. Quasi vent'anni dopo questa piaga si è drammaticamente evoluta contagiando sempre di più anche la rete. Ne sa qualcosa anche la Presidente della Camera dei Deputati, on. Laura Boldrini, vittima di violenti e vergognosi attacchi online. Come Erin, anche Laura ha deciso di reagire, spingendo ogni donna a fare lo stesso. Reagire, denunciare e combattere. Il prossimo 25 novembre la Presidente Boldrini aprirà le aule di Montecitorio per ascoltare le testimonianze di donne. Un momento di sicuro i

Via dall’incubo (2002, di Michael Apted) è un film che merita di essere sempre (ri)visto. Non è una storiellina. Non è l'auto-celebrazione di una diva Hollywoodiana. Via dall’incubo è la vicenda di una delle tantissime donne che subisce e davanti a sé vede solo silenzio e indifferenza, a cominciare dalla madre (Janet Carroll) del diretto interessato. La soluzione non può essere una e sappiamo bene quale sia. Si deve arrivare davvero a questo? Millenni di Storia ci hanno portato a non avere altre soluzioni? Se così fosse, non c'è più tempo da perdere. Bisogna agire e sul serio. Bisogna agire ora.

Il trailer di Fuga dall'incubo


Via dall'incubo - Erin (Jennifer Lopez) affronta il suo aggressore
Via dall'incubo - Erin (Jennifer Lopez)
Via dall’incubo (2002, di Michael Apted),

martedì 7 febbraio 2012

Shall We Dance, balli con me?

Shall We Dance? - Beverly (Susan Satandon) e John Clark (Richard Gere)
Quando le fatiche della vita si fanno (troppo) sentire, è arrivato il momento rimettersi in pista e lasciarsi guidare dal delicato romanticismo di Shall We Dance? (2004, di Peter Chelsom).

di Luca Ferrari

Quale uomo non vorrebbe, almeno una volta nella vita, sorprendere la sua dolce compagna arrivando in smoking con tanto di rosa rossa per offrirle una magica notte (e proseguo della vita) nel nome dell'amore più sincero? Fiaba metropolitana dallo sviluppo inaspettato e un grande cast corale. Storie delle porte accanto, dove la noia di un binario ripetuto si trasforma in una nuova esperienza di vita ampliando la prospettiva degli esseri umani. Shall We Dance? (2004, di Peter Chelsom).

John Clark (Richard Gere) è un brillante avvocato, marito di Beverly (Susan Sarandon) e padre di Evan (Stark Sands) e Jenna (Tamara Hope). La sua vita ormai scorre placida e forse anche un po' noiosa. Ad aggiungere malcontento, il suo imminente compleanno. Una sera però, seduto annoiato sul solito tram che lo riporta a casa, qualcosa lo colpisce. Un volto statico e rattristato. Giorno dopo giorno continua a rivederla, finché si decide a scoprire chi sia. Il suo nome è Paulina (Jennifer Lopez), insegnante di ballo alla (modesta) scuola serale di Miss Mitzi (Anita Gillette).

Dopo vari tentativi, John sale le scale senza sapere cosa fare. Non è lì per "provarci". Qualcosa lo rende infelice e ne vuole uscire. Ma invece di una ragazzina con cui spassarsela come tanti avrebbero fatto, lui si ritrova iscritto a un corso di ballo insieme al belloccio Chic (Bobby Cannavale) e il corpulento Vern (Omar Benson Miller). Ad aggiungere pepe alla squadra, la logorroica e amante del ballo, Bobbie (Lisa Ann Walter). Una vera forza della natura. Sincera all'ennesima potenza. Pure troppo.

Beverly intanto fiuta qualcosa. Il marito è strano. Possibile la stia tradendo? Finisce così per assoldare il detective privato Devine (Richard Jenkins) che solerte si mette sulle sue tracce fino a scoprire qualcosa che ha dell'incredibile. Qualcosa che nessuno avrebbe mai immaginato. John balla, ma perché lo fa di nascosto e soprattutto non condivide questa sua neo-passione con sua moglie? In effetti qualcuno di vicino con cui parlarne c'è. Il collega di ufficio Link Peterson (Stanley Tucci), dai gusti bizzarri nell'aspetto (parrucca con capelli lunghi) e partner di danza troppo giovani.

Adesso però c'è un saggio cui partecipare. L'occasione è golosa per tutti, a cominciare da Miss Mitzi che messa da parte la bottiglietta, si ritrova finalmente con un gruppo affiatato che ha davvero voglia di ballare. Il meccanismo è quasi perfetto, poi qualcosa accade e allora sarà e dovrà essere il cuore a sistemare tutto. Adesso c'è una squadra di amici e i veri amici si aiutano nel momento nel bisogno perché l'happy end deve riguardare tutti.

Tra le migliori commedie d'inizio terzo millennio Shall We Dance? è un'opera di pregevole fattura. Un vestito di sartoria realizzato capace di esaltare l'eleganza e la dolcezza di alcune creature. John si era costruito un mondo a parte, ma quando capisce che così continuando perderebbe la sua amata Beverly, non ce n'è più per nessuno. Indossa lo smoking e con rosa tra le mani, la va a prendere sul posto di lavoro scrivendo nuove pagine di cine-romanticismo.

Jennifer Lopez (Via dall'incubo, Quel mostro di suocera, Shades of Blue) è impeccabile, malinconica, decisa e vulnerabile. Passai dalla rigidità dei capi da ballo da camera al relax solare della sua festa. Standing ovation per Stanley Tucci (Il diavolo veste Prada, Il quinto potere, Il caso Spotlight), trasformista come pochi. Il suo mostrare i denti bianchi alla fine dell'esibizione è uno spasso per non parlare di quando, preso in giro, risponde con passi di danza e un grandioso.. "e il football è una merda!"Altra frase cult: "... e smettetela di guardarmi il culo!" di Bobby, rivolta a John e Link,

Non posso farne a meno di sorridere (dentro e fuori) ogni qual volta mi trovi davanti a Shall We Dance? (2004, di Peter Chelsom). Fin da quanto lo vidi la prima volta sul grande schermo al cinema Astra del Lido di Venezia (Ve), mi ha sempre colpito. Pur avendolo in dvd originale, se lo fanno in televisione, mi sistemo comodo e me lo guardo. Lo assaporo. A tutti può capitare un periodo di appannamento nella vita. Bisogna avere la forza di rimettersi in gioco e al momento giusto, condividerlo con coloro che abbiamo nel cuore.

Una romantica scena di Shall We Dance?

Shall We Dance? - un "capelluto" Link Peterson (Stanley Tucci
Shall We Dance? - Bobbie (Lisa Ann Walter) e Paulina (Jennifer Lopez)