!-- Codice per accettazione cookie - Inizio -->
Visualizzazione post con etichetta Jessica Chastain. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Jessica Chastain. Mostra tutti i post

lunedì 16 settembre 2019

Pennywise, sono IO che vengo a prenderti

It capitolo 2 - il clown assassino Pennywise (Bill Skarsgard)
Una volta dentro, la paura continuerà a tormentarti fino a quando non la guarderai deciso negli occhi in tutto il suo putrido orrore, e la farai finita. Mi state ascoltando, Pennywise?

di Luca Ferrari

Le sghignazzate. La violenza psicologica. Le telefonate anonime. Le aggressioni. E poi lei, l'indifferenza di chi vede e vive attorno a te. E poi lei, la paura. Quella che ti entra dentro e non esce più. Divorandoti fino a non saper più distinguere il tempo. La paura, quella che diventa parte del tuo stesso respirare. Un demone malefico capace di segnare la tua intera esistenza. Una presenza costante che si nasconde visibile ovunque. Una presenza che non morirà mai finché non sarai tu, TU a ucciderla. Questo è Pennywise, pagliaccio assassino. Tutto questo è anche la vita di moltissimi di noi. Pennywise, tornato dopo 27 anni (It - capitolo due, di Andrés Muschietti), è ancora più assetato di sangue e ora anche vendetta. Va affrontato e annientato una volta per tutte.

E' questo che devono fare i membri del club dei perdenti, oggi diventati adulti e di rientro nella cittadina di Derry per unire le forze, dopo essere stati avvisati da Mike" (Isaiah Mustafa), l'unico rimasto in città e testimone del fatto che i palloncini hanno ricominciato a volare e il sangue a sgorgare dal corpo dei più deboli. Per i non più bambini Bill (James McAvoy), Beverly (Jessica Chastain), Ben (Jay Ryan), Richie (Bill Hader), Eddie (James Ransone) e Stan (Andy Bean), è arrivata la resa dei conti. Dovranno ritrovarsi affrontando quel clown malefico che da ragazzini avevano sconfitto, ma che non è morto. Mettere in standby le paure non è mai un buon affare e quella creatura ne saprà approfittare se dovesse vedere delle debolezze.

Il bullismo è un cancro silenzioso e mietitore di una sofferenza inimmaginabile. Ti terrorizza. Ti annienta. Può portarti al precipizio immediato oppure logorarti per tutta la vita. Quanti ne soffrono senza dire nulla? Negli ultimi anni l'omertà sul suddetto ha iniziato a sgretolarsi ma la strada è ancora molto lunga, per non dire infinita. Non è solo il comportamento aggressivo dell'altro a danneggiarti, è l'indifferenza tutt'intorno. Quella è anche peggio. Quei grandi che ti dovrebbero proteggere, e invece si girano dall'altra parte lasciandoti inspiegabilmente solo. E sprofondi, sprofondi fino a quando qualcosa non inizia a implodere. E da quel momento puoi solo vomitare il sangue che hai trattenuto con le conseguenze più diversificate e imprevedibili.

A quanti viene chiesto di tacere per il bene della morale e del collettivo? La realtà interiore è poi un'altra. Il bullismo di Pennywise non è troppo diverso dagli abusi pedofili da parte di preti ai danni di bambini, il cui scandalo venne raccontato con coraggio da un gruppo di giornalisti del Boston Globe e sulla cui vicenda Tom McCarty diresse il film Il caso Spotlight (2015) con Michael Keaton, Liev Schreiber, Stanley Tucci, Rachel McAdams e Mark Ruffalo, vincitore del premio Oscar come Miglior film e sceneggiatura. La gente vuole sapere ma il mondo chiede di tacere. Chi denuncia, viene additato o peggio, emarginato. La cultura va cambiata. I silenzi di oggi possono diventare lapidi.

Quelle facce. Le risate sghignazzanti. Le umiliazioni. Le lacrime nel silenzio della notte. Tutto come se fosse ieri. Chi ha vissuto, non ha dimenticato e non dimenticherà mai. Le vittime di allora oggi sono adulti e molti di essi sono diventati padri. Come si comporteranno se dovessero assistere a un analogo destino nella nuova generazione? Si gireranno dall'altra pare o finalmente reagiranno, regalando ai propri figli un percorso diverso dal proprio? Bisogna rispondere subito al bullismo. Non lasciar passare nemmeno un giorno o quei momenti diventeranno ferite che non si rimargineranno più. Bisogna rispondere al bullismo, in modo deciso, unito ed energico.

Un giorno anche noi dovremo affrontare i Pennywise che ancora si mescolano nella folla e magari voi ci state parlando senza sapere nulla. It - capitolo due è sbarcato sul grande schermo. Il terzo capitolo è una sceneggiatura che deve scrivere ciascuno di noi.


It - capitolo 2, il trailer

martedì 10 maggio 2016

Jessica Chastain, lo charme di Wilde Salome

68° Mostra del Cinema - Jessica "Wilde Salome" Chastain © Biennale foto ASAC
Presentato in anteprima alla 68° Mostra del Cinema, giovedì 12 maggio sbarca sul grande schermo Wilde Salome (2011, di Al Pacino) con una magnifica Jessica Chastain.


Recitazione. Charme. Bellezza. Sono passati quasi cinque anni da quando Jessica Chastain incantò la 68° edizione della Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia (31 agosto – 10 settembre) con la sua interpretazione in Wilde Salome (2011, di Al Pacino), direttamente dalla più controversa e scandalosa opera del drammaturgo irlandese Oscar Wilde. Adesso è arrivato il giorno per tutti di poter ammirare quella pellicola, in sala da giovedì 12 maggio (Distribuzione Indipendente).

Lussuria. Avidità. Vendetta. Il premio Oscar Al Pacino racconta e interpreta la leggenda di Re Erode e del suo folle-perverso desiderio per la giovane figliastra Salomé, innamorata a sua volta del predicatore Giovanni Battista (Anderson). “Salomè è il mio tentativo di fondere l’opera teatrale e il cinema” ha dichiarato l’immortale Al (Il padrino, Serpico, Scent of Woman), “Fare in modo che questo ibrido funzioni è stato il mio obiettivo: unire tutta la qualità fotografica del cinema a quell’essenza dell’acting che è propria del teatro”.

Wilde Salome (88’) si è aggiudicato a Venezia il premio Queer Lion riscuotendo inoltre un notevole successo tra critica e pubblico. Nel cast, oltre all’attrice protagonista, anche Kevin Anderson, Roxanne Hart, Estelle Parsons, Barry Navidi, Joe Roseto e con la partecipazione straordinaria di Merlin Holland (biografo, editore, nonché unico nipote di Oscar Wilde) e la rockstar Bono, che insieme ai “compari” U2 ha realizzato il brano Salomè per la colonna sonora del film.

A risplendere e far risplendere Wilde Salome è lei, Jessica Chastain. Fattasi conoscere al grande pubblico nelle tremule vesti della succube moglie di uno spietato Brad Pitt in The Tree of Life (2011, di Terrence Malick), l’attrice classe ’77 di Sacramento ha lasciato nuovamente il segno poco tempo dopo nei panni di una bianca svampita in mezzo al razzismo di The Help (di Tate Taylor), performance questa che le è valsa la sua prima nomination ai Golden Globes, BAFTA e premi Oscar.

Un anno decisivo il 2011 nella carriera dell’attrice. Jessica è sul grande schermo anche in Coriolanus (di Ralph Fiennes) e in due pellicole entrambe presentate alla 68° Mostra del Cinema: Le paludi della morte (Texas Killing Fields, di Ami Canaan Mann) e appunto Wilde Salome. Non passano neanche due anni e la Chastain centra un altro trittico di nomination ai Globes-BAFTA-Oscar per il drammatico Zero Dark Thirty (2012, di Kathryn Bigelow), portandosi questa volta a casa “almeno” il Golden Globe.

Di lì in poi, una costante ascesa nell’Olimpo della settima arte caratterizzata da ottime doti recitative, uno charme magnetico quasi di un’altra epoca e una capacità di non apparire mai fragorosa, ma semplicemente di essere nel modo più naturale possibile. 

Dalle atmosfere spaziali di Interstellar (2014, di Christopher Nolan) e Sopravvissuto – The Martian (2015, di Ridley Scott), passando per 1981: Indagine a New York (2014, di J.C. Chandor) e il poco incisivo Crimson Peak (2015, di Guillermo del Toro), fino al recente fantasy de Il cacciatore e la regina di ghiaccio (2016, di Cedric Nicolas-Troyan), Jessica Chastain è sempre più indiscussa protagonista nelle storie del grande schermo.

68° Mostra del Cinema - Jessica Chastain © Federico Roiter
68° Mostra del Cinema - Al Pacino e Jessica Chastain per Wilde Salomè © Biennale foto ASAC
68° Mostra del Cinema - Al Pacino e Jessica Chastain per Wilde Salomè © Biennale foto ASAC
68° Mostra del Cinema - Jessica Chastain e Al Pacino per Wilde Salome © Biennale foto ASAC
68° Mostra del Cinema - Jessica Chastain è pronta per il red carpet © Biennale foto ASAC
Jessica Chastain sul red carpet della 68° Mostra del Cinema © Biennale foto ASAC
68° Mostra del Cinema - Jessica Chastain all'anteprima di Wilde Salome © Biennale foto ASAC

venerdì 8 aprile 2016

L'amore del cacciatore resisterà

Il cacciatore e la regina di ghiaccio - Eric (Chris Hemsworth) e Sara (Jessica Chastain)
Magia nera. Inganno. Vendetta sentimentale. Tutto questo non basta e non basterà mai per soggiogare l'amore de Il cacciatore e la regina di ghiaccio (2016, di Cedric Nicolas-Troyan).

di Luca Ferrari

L'amore da, l'amore toglie. Nessuno escluso. A tutti è capitato di patire le pene d'amore più atroci. C'è chi ha reagito con moderazione e chi ha pensato alle cose più estreme. La giovane Freya (Emily Blunt), sedutta e abbandonata, voterà il proprio cuore alla vendetta più longeva. Nessuno deve più amare. Né ora né mai. Chi trasgredirà sarà punito con la morte. Ha inizio l'avventura de Il cacciatore e la regina di ghiaccio (2016, di Cedric Nicolas-Troyan).

La storia "Grimmana" si sviluppa prima e dopo la vicenda di Biancaneve e il cacciatore (2012), con la perfida Ravenna (Charlize Theron) ancora malefica protagonista, di cui si scoprirà qualche inedito risvolto della sua classica fine. Al centro della scena, la di lei sorella minore Ravenna, passata da docile fanciulla innamorata e gravida, a donna ingannata e colpita al cuore nel mode peggiore. La sua reazione sarà una mutazione totale, scoprendo il potere della magia della neve e decisa a far pagare al mondo ciò che ha subito.


Freya, la regina di ghiaccio, si mette alla testa di un esercito puntando diritto al Nord. Uccidendo, e facendo rapire tutti i bambini e bambine, per salvarli dall'amore e addestrarli come propri guerrieri e “figli”. Giorno dopo giorno, anno dopo anno, Eric (Chris Hemsworth) e Sara (Jessica Chastain) si dimostrano i migliori, lui con l'accetta e lei con l'arco. Ma i due devoti sudditi sono innamorati e questo Freya non lo può assolutamente tollerare.

Il famoso e malefico specchio magico intanto è sparito, e manco a dirlo, Re William (Sam Claflin) incaric Eric di recuperalo. Insieme a lui, si aggiungono una strampalata coppia di nani Nion (Nick Frost) e Gryff (Rob Brydon), ai quali poi si aggiungeranno anche una coppia di caparbie e astute nane, Doreena (Alexandra Roach) e Mrs. Bromwyn (Sheridan Smith) che, è proprio il caso di dirlo, mettono nel sacco i maschietti. Ma con un potere così forte in ballo, non saranno certo i soli a cercare il talismano.

Il fantasy è un genere che alla apri dei cinecomics domina incontrastato nei gusti del grande pubblico. Rispetto alla prima avventura però, la qualità delle interpreti prende l'ascensore. L'eclettica Emily Blunt (londinese classe '83 - Il pescatore di sogni, Into the Woods, Sicario) fa davvero paura. A differenza della spietata Charlize Theron, è la fragilità della sorellina a far “gelare” il sangue. Ravenna è fiera del suo male, Freya è un essere ferito che cede al dolore. La sua rabbia è una reazione distruttiva.

Eric e Sara sono gli impavidi innamorati. Se Chris Hemsworth (visto di recente in Heart of the Sea – Le origini di Moby Dick), con il fisico possente che si ritrova, incarna al meglio la forza al servizio dell'amore, non senza punte d'ironia, Jessica Chastain (Wild Salome, Zero Dark Trinity, Interstellar) è pura bellezza ardimentosa. Dolce, passionale e indomita guerriera. Una cacciatrice che non sbaglia mai quando prende la mira con la sua freccia. Almeno così pare.

Il cacciatore e la regina di ghiaccio
(2016, di Cedric Nicolas-Troyan) è il potere umano (buono) contro il potere semi-divino (spietato). L'eterna lotta del sentimento contro il gelo della propria anima. Nelle favole come nella realtà, lo scontro è sempre aperto. Nella vita come nel lavoro i sentimenti sono visti come debolezza. Per sopravvivere ci chiedono di essere spietati, passando a rullo compressore su tutto e tutti. Magari è vero, l'amore non vince sempre, però combatte. Resiste. E il lieto fine, beh, dipende da ciascuno di noi. Alcune fiabe d'altronde finiscono, altre non si chiudono mai veramente.
 Il trailer de Il cacciatore e la regina di ghiaccio

Il cacciatore e la regina di ghiaccio - Ravenna (Charlize Theron)
Il cacciatore e la regina di ghiaccio - Freya (Emily Blunt)

giovedì 20 novembre 2014

Interstellar siamo noi

Interstellar - Murph (Jessica Chastain)
Christopher Nolan porta sul grande schermo il realismo della fantascienza teorizzata dal fisico Kip Thorne. Un’odissea Interstellar(e) con grandi protagonisti.

di Luca Ferrari

Devo ancora riprendermi. Faccio fatica a digerirlo. Insolitamente ai miei trend cinematografici che poco hanno a che sbavare con la fantascienza, mi sono infilato in una sala buia per assistere alla visione di Interstellar. Gusto momentaneo a parte, non era una scelta particolarmente entusiasmante per il sottoscritto. Del film se ne parlava troppo. Di Christopher Nolan si scrive a ripetizione, e in più le due 2,45 h. di visione non mi facevano impazzire di gioia. Risultato? Nemmeno un secondo di smarrimento o di occhi cadenti. Un viaggio interstellare tanto realistico quando inimmaginabile.

Dimenticatevi (per un po’) di Stanley Kubrick e la sua celeberrima Odissea. Cancellate dalla vostra memoria Gravity (2013, di Alfonso Cuarón)) e i tanti viaggi spaziali fin troppo improbabili. La Terra è in difficoltà, ma non siamo ai livelli cannibali di The Road (2009, di John Hillcoat). La sola speranza sarebbe abbandonarla trovando un altro mondo abitabile, ma tutti sanno che nella nostra Galassia non vi è un altro pianeta con le condizioni di vita terrestre. Come si fa allora? Qualcosa in effetti si potrebbe fare, ma è molto, molto lontano.

Senza che il resto del pianeta ne sia al corrente vi sono già state missioni verso nuovi mondi. A guidare l'ultima c'è Cooper (Matthew McConaughey), padre vedovo di due figli, oggi agricoltore per ragioni di sopravvivenza ma ex-pilota della NASA. Il caso (almeno così sembra) lo conduce a bussare alla porta dei suoi ex-datori di lavoro, scoprendo qualcosa di inimmaginabile. Dalle parti di Saturno c’è un buco nero attraverso il quale è possibile raggiungere mondi abitabili. Già altri valorosi astronauti si sono spinti fin laggiù. Realizzatore del progetto, il suo mentore, il professor Brand (Michael Caine).

Pur con le lacrime rabbiose della figlia Murph (Mackenzie Foy), vuole e deve partire. Qualcosa o qualcuno sembra averlo scelto per quest’ultima missione, anche se una strana forza di gravità scrive sul quaderno della piccola di restare. Lui però va. Al suo fianco, la figlia di Brand stesso, la biologa Amelia (Anne Hathaway), due scienziati e due robot. Ha inizio un viaggio a più dimensioni, dove un’ora vissuta in uno di quei pianeti equivale a sette anni terrestri.

Cooper non è un eroe. Accetta la missione poiché convinto che senza di lui la Terra non avrebbe nemmeno una possibilità. È preparato a stare solo e affrontare l'ignoto, ma quando si ritrova la figlia ormai cresciuta (Jessica Chastain) che gli lascia un video-messaggio, e praticamente sua coetanea, la tensione del suo viso si scioglie in lacrime più coinvolgenti di qualsiasi esasperato e futile 3D.

“Era da un bel po' di tempo che non andavo al cinema e in principio questo titolo mi era sfuggito. O meglio avevo deciso di non spendere 7,5 euro” commenta sincero il veneziano Andrea Venerando, “Poi però la polemica che si era sollevata sulla lunghezza del film, sulle inesattezze, etc. unita a una sana dose di curiosità (ammetto che adoro i film catastrofici-catastrofisti) mi hanno spinto a entrare in sala. Tre ore dopo di film senza interruzioni e con il collo che me le farà pagare tutte, posso dire di essere rimasto angosciosamente soddisfatto.

È stato impossibile non restare incollati alla poltroncina senza perdere nemmeno un secondo. Insomma, soldi ben spesi. Film ben fatto e finalmente realistico. Per la prima volta (non la seconda dopo Gravity) le esplosioni nello spazio sono state magnificamente silenziose. Le polemiche sulle, chiamiamole “licenze poetiche” del regista, sono del tutto immotivate. Signori, è un film e non un documentario di fisica quantistica. Una volta tanto è l'uomo la causa della sua rovina, non degli strani omini verdi ma allo stesso tempo è l'uomo (speriamo anche nella realtà) l'artefice del proprio destino”. 

Oltre a un grande cast nel quale figurano anche Matt Damon (Dr. Mann), Casey Affleck (Tom cresciuto) e John Lithgow (Donald, il suocero di Cooper), il grande merito di Nolan è aver tenuto una storia così lunga senza facili effetti suspense, mostrando uomini e donne privi di qualsiasi corazza cinico-Marvelliana, ma animati al contrario anche nel cosmo più lontano dagli stessi egoismi e legittimi sentimentalismi.

Interstellar colpisce. Fa riflettere in un modo diverso. Non ha morale. Non usa escamotage per farci credere che se ci sapremo prendere tutti per mano, qualcosa cambierà e non saremo risucchiati nel vortice dell'auto-distruzione. C'è qualcosa di più profondo. Di più possibile.C'è qualcosa di universalmente nostro che ci appartiene oltre ogni confine.

Guarda il trailer di Interstellar

Interstellar - Murph (Mackenzie Foy) e Cooper (Matthew McConaughey)
Interstellar - Cooper (Matthew McConaughey)
Interstellar - Amelia (Anne Hathaway)

lunedì 1 ottobre 2012

Jennifer Lopez, la tigre Shira dell’Era Glaciale 4

la tigre Shira e la sua voce originale Jennifer Lopez
Dietro le corde vocali (originali) della tigre Shira, new entry dell'Era Glaciale 4: Continenti alla deriva, c'è la bellissima attrice Jennifer Lopez.

di Luca Ferrari
 
Per gl'interpreti dei suoi lungometraggi animati, la DreamWorks Animation ha sempre mostrato una certa predilezione per le voci di celebri attori e attrici, plasmando lì dove fosse possibile, anche la loro fisionomia.

Il caso più eloquente? Cameron Diaz sulla principessa Fiona. Ma tre anni prima dell’ingresso devastante (in termini di gradimento) dell’inizio della saga dell’orco verde, a inaugurare la storia dello studio cinematografico fu Z la formica (1998, di Eric Darnell e Tim Johnson).

Le voci dei personaggi principali erano date da Woody Allen (Z), Dan Aykroyd (la vespa Chip), Sylvester Stallone (la formica soldato Weaver), Sharon Stone (la principessa Bala), Gene Hackman (il generale Mandibola), Christopher Walken (il colonnello Cutter) e last but not least, Jennifer Lopez, nella parte della formica operaia Azteca.

Ed è proprio lei, la bellissima attrice/cantante di origini portoricane una delle new entry della pellicola prodotta da Blue Sky Studios e sbarcata sul grande schermo venerdì 28 settembre 2012: L'era glaciale 4 – Continenti alla deriva (Ice Age: Continental Drift), diretto da Steve Martino e Mike Thurmeier, quarto capitolo della saga con protagonisti principali il mammut Manfred, il bradipo Sid e il puma con i denti a sciabola (smilodonte) Diego. Jennifer Lopez è Shira, tigre bianca dentuta, membro di una ciurma piratesca comandata da Capitan Sbudella (Peter Dinklage).

Come la Lopez, anche altre esimie colleghe hanno sperimentato con successo il mettere le proprie corde vocali al servizio dell’animazione. Dopo la già citata Cammy nei quattro capitoli di Shrek, fu Shark Tale (2004) a lanciare due premi Oscar del gentil sesso: Angelina Jolie e Renée Zellweger rispettivamente nei panni squamati di Lola e Angie.

Altra coppia di prime donne nel doppio Kung Fu Panda con ancora la Jolie (Tigre) affiancata da Lucy Liu (Vipera). Ultima presenza dreamworksiana, la serie di Madagascar. Nel terzo capitolo Ricercati in Europa (2012), oltre a Gloria l’ippopotamo (Jada Pinkett Smith), ha fatto il suo debutto Jessica Chastain nella parte del giaguaro Gia, in odore di love affair con Alex il leone (Ben Affleck).

Dopo l'ultima performance in carne e ossa in Cosa aspettarsi quando si aspetta (What to Expect When You're Expecting, 2012, di Kirk Jones), Jennifer Lopez è tornata all’animazione. Riuscirà a strappare alla collega lo scettro della felina più sensuale? La sua tigre bianca promette bene. E il suo nome poi, sembra un degno tributo alla feroce (ma immortale) Shere Khan (Il libro della giungla, Disney 1967).

la tigre Shira e la sua voce originale Jennifer Lopez
(sx) Jennifer Lopez, la tigre Shira e la locandina dell'Era Glaciale 4 - Continenti alla deriva (2012)

giovedì 23 agosto 2012

Madagascar 3 - Ricercati a Venezia

Madagascar 3 – Ricercati in Europa (2012)
La nuova avventura di Alex il leone, Gloria l’ippopotamo, Marty la zebra e Melman la giraffa, sbarca al cinema all'aperto di Venezia.

di Luca Ferrari

Storie di valori, amicizia e verità. L’animale non è chi cammina a quattro zampe, ma chi si comporta in modo crudele con chiunque. E se a insegnarlo è la simpatia contagiosa di una zebra, un leone, un ippopotamo, una giraffa e tanti nuovi amici, allora si può solo che prendere appunti. Nell’anima e nel cuore.

Venezia, 22 agosto 2012. Mancano ancora tre quarti d’ora all’inizio dell’anteprima di Madagascar 3 – Ricercati in Europa (2012, di Conrad Vernon, Eric Darnell e Tom McGrath), e l’arena di campo San Polo, sede della rassegna “Estate al Cinema”, è già traboccante di spettatori e voci. Non c’è un filo d’aria. L’umidità non allenta la morsa. Ma è solo un dettaglio.

La gente sta già entrando, e la coda è un’ordinata striscia verticale e orizzontale che arriva fin quasi sotto i portici. Un flusso costante. Il pubblico è quanto di più eterogeneo si possa immaginare. Si vai dai classici piccini accompagnati dai genitori, agli adolescenti, passando per quella fascia di età intermedia cresciuta con Steven Spielberg e “trafitta” dalla rivoluzione animata made in Pixar & DreamWorks, fino agli over 50, che nipotino o non nipotino, questa pellicola non se la vogliono proprio perdere.

Arrivano le 9, ma le luci sono ancora accese e nessun trailer viene proiettato. Ci sono ancora posti (pochi) disponibili. Si continua a entrare, e nell'attesa c'è chi mangia una pizza, e chi qualche biscotto bucaneve. Una giovane invece è immersa nella lettura di Hunger Games (2008, di Suzanne Collins). Dallo staff chiedono di avere pazienza ancora per qualche minuto. La risposta, scherzosamente (e prevedibilmente) è un buuuu divertito, presto spodestato da un incitamento di tutta la platea con un “COMINCIA, COMINCIA, COMINCIA!!!” fino a che i riflettori si spengono, e modello concerto rock, la risposta del pubblico è un sonoro boato di gradimento.

Così, dalle acque lagunari, si passa agli scenari africani dove avevamo lasciato Alex il Leone (Ben Stiller), Gloria l’ippopotamo (Jada Pinkett Smith), Marty la zebra (Chris Rock) e Melman la giraffa (David Schwimmer), nel precedente Madagascar 2 (2008).

Nostalgia di casa per il leone buono. Sogna New York City. Sogna ancora la bella vita nello zoo della Grande Mela dove era la star. Inutile aspettare che i Pinguini tornino a prenderli. Bisogna agire. E allora, maschera e boccaglio in bocca, i quattro amici per la pelle si mettono in marcia per raggiungere i pennuti in smoking, nel Principato di Monaco, e prendere insieme il loro aereo. Un piano perfetto? Assolutamente, sì. Se non fosse che crollando sui tavoli da gioco di un casinò, fanno scoppiare il panico e l’intervento della gendarmeria locale con a capo la Crudelia De Mon del terzo millennio, il Capitano Chantel DuBois (la cui voce è data nell’originale dal Premio Oscar, Frances McDormand).

Non solo un poliziotto implacabile e segugio infallibile, ma una vera collezionista di teste di animali. E tra i suoi trofei manca solo il re della foresta: Melman dunque è avvisato. Scampato provvisoriamente il pericolo, la combriccola scapestrata riesce a nascondersi all’interno di un treno di animali da circo, facendo così la conoscenza della tigre Vitaly (Bryan Cranston), il giaguaro femmina Gia (Jessica Chastain) e il leone marino Stefano (Martin Short), la cui goffaggine e ingenuità di quest’ultimo ricorda non poco il bradipo Sid della saga dell’Era Glaciale, il cui quarto capitolo, “Continenti alla deriva” sta per sbarcare nelle sale cinematografiche.

Per non rischiare di ritrovarsi sbattuti giù in corsa, il Re di Varsavia (una figura umanoide sotto le cui vesti ci nascondono le scimmie) acquista il treno circense, confidando che lo spettacolo londinese vada a gonfie vele e un impresario americano li porti finalmente a New York. Ma le cose non vanno così, e la prima apparizione della nuova dirigenza a Roma si rivela un fiasco clamoroso.

L’idea allora è quella di ridare un nuovo smalto e veste al circo. Al diavolo le vecchie tradizioni, è tempo di fare di più. A dispetto della reticenza iniziale di Vitaly, l’entusiasmo dei newyorkesi è contagioso e lo show in Inghilterra stupisce. Ma quando tutto sembra andare a gonfie vele, la verità dei fuggiaschi americani viene a galla. Gli animali del circo si sentono usati. Non c’è cosa peggiore per chi ha l’animo puro di sentirsi manipolato.

I quattro tornano finalmente nello zoo, ma nulla è più come prima. Ormai hanno visto realmente gli spazi sconfinati dell’Africa. Ormai hanno conosciuto la libertà della vita vera, con rischi e pericoli. Non si può passare la propria esistenza sotto una campana di vetro. Se ne rendono conto quando ormai è troppo tardi, e le sbarre sono già davanti a loro. Ma la vera amicizia sa andare oltre, e trionfare sopra ogni cosa. Dal circo allo zoo di Central Park, il passo è breve, e la riscossa è cominciata, chiudendo anche i conti una volta per tutte con la crudele Chantel. Nel più classico e delicato happy end, il pubblico veneziano tributa la pellicola con un fragoroso applauso finale. E oggi si fa il bis. 

Madagascar 3 – Ricercati in Europa (2012), il giaguaro Gia
Madagascar 3 – Ricercati in Europa (2012), il capitano Chantel DuBois
Madagascar 3 - l'arrivo a Montecarlo di Melman, Alex, Marty e Gloria