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Visualizzazione post con etichetta Christopher Nolan. Mostra tutti i post
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venerdì 2 marzo 2018

Dunkirk non ispira

Dunkirk - il comandante Bolton (Kenneth Branagh
Ha fallito ai BAFTA e ai Golden Globe. Il tanto decantato Dunkirk di Christopher Nolan non è l'incredibile meraviglia che in troppi hanno descritto. E ora tocca agli Oscar.

di Luca Ferrari

Opera incompleta. Superficiale. Troppo tecnica e poco "umana". Fin dalle sue prime indiscrezioni e successiva anteprima veneziana, il nuovo film di Christiopher Nolan, Dunkirk, venne presentato come fosse l'ottava meraviglia e pompato da una certa stampa commerciale in modo fin troppo smaccato. Ma più che raccontare una epica pagina di storia della II Guerra Mondiale, il regista londinese si è più che altro preoccupato di fare sfoggio di ciò che sa fare da dietro la telecamera, lasciando alla storia il tempo che trova.

I premi si sa, se vengono assegnati a chi riteniamo degni, è giusto. In caso contrario la giuria è corrotta o non capisce nulla. Il pensiero degli addetti ai lavori nel mondo del cinema non è diverso da quello del "semplice popolo". E così, una volta arrivata la prova del nove dei riconoscimenti, Dunkirk ha fin'ora miseramente fallito raccogliendone un solo premio su 11 candidature complessive.

In ordine cronologico, ai Golden Globe ha ricevuto tre nomination per il Miglior film drammatico, regista (Christopher Nolan) e colonna sonora originale (Hans Zimmer), restando a mani vuote. Non è andata meglio, anzi decisamente peggio, ai BAFTA - British Acamdey Film Awards dove su otto candidature la pellicola si è portata a casa solo il Miglior sonoro (a Richard King, Gregg Landaker, Gary A. Rizzo e Mark Weingarten).

Domenica 4 marzo intanto è il tanto atteso momento dei premi Oscar. Dunkirk si contenderà la statuetta di:
  • Miglior film a Emma Thomas e Christopher Nolan
  • Miglior regista a Christopher Nolan
  • Migliore fotografia a Hoyte Van Hoytema
  • Miglior montaggio a Lee Smith
  • Migliore scenografia a Nathan Crowley e Gary Fettis
  • Migliore colonna sonora a Hans Zimmer
  • Miglior sonoro a Mark Weingarten, Gregg Landaker e Gary A. Rizzo
  • Miglior montaggio sonoro a Richard King e Alex Gibson
Aldilà dei premi tecnici dove non ho le competenze per poter affermare che sia più o meno meritevole rispetto ad altri, come sostenni su queste pagine digitali prima della notte dei Globe e dei BAFTA, anche questa volta Dunkirk andrà incontro all'insuccesso nelle sezioni principali: film e regista. Una previsione (augurio) non solo dettata dalla presenza di rivali di razza (La forma dell'acqua, Tre manifesti a Ebbing Missouri, Lady Bird, The Post) ma perché la resa della vicenda è poco efficace. Molto prospettica e poco incentrata sugli uomini, questi ultimi i veri protagonisti della Storia.

Inevitabile poi lo scontro/confronto con L'ora più buia (di Joe Wright), anch'esso candidato come Miglior film e dove finalmente Gary Oldman, dopo essersi portato a casa il Globe e BAFTA, verrà di sicuro incoronato Miglior attore protagonista anche dagli Academy. Il film incentrato su Winston Churchill finisce esattamente con la vicenda messa in scenda da Nolan, ma le differenze sono gigantesche. Wright mette a fuoco il personaggio, Nolan il proprio ego.

Francia, 1940. La II Guerra Mondiale è appena agli inizi. La forza nazista è al massimo della sua potenza. Il patto Moltov-Ribbentrop tra Hitler e Stalin è solido. La nazione transalpina è stata aggredita. La sola nazione al momento ancora libera dal giogo nazi-fascista è la Gran Bretagna, una cui grossa fetta dell'esercito adesso si trova a Dunkerque (in inglese, Dunkirk). L'esercito tedesco pattuglia ogni via di fuga. Quale sarà il destino per l'esercito di Sua Maestà e l'intero continente europeo?

Churchill ha l'idea geniale. Sacrificando una guarnigione, sprona il popolo inglese a salpare con i propri mezzi acquei e imbarcare ciascuno il maggior numero di soldati possibili riportandoli a casa, e dunque riorganizzando la difesa. Sembra un'impresa folle ma la Storia non è fatta per chi non sa osare. Tra le tante imbarcazioni che rispondono presente, c'è anche quella di Mr. Dawson (Mark Rylance), uno dei primi a recuperare un soldato ancora sotto shock (Cillian Murphy) dopo essere finito sott'acqua a causa di un sommergibile tedesco.

Nei cieli intanto i piloti Farrier (Tom Hardy) e Collins (Jack Lowden), a bordo dei loro Spitfire, ingaggiano duelli contro la Lutwaffe. A terra invece, la telecamera segue le (dis)avventure del soldato semplice Tommy (Fionn Whitehead) e la fanteria alla disperata ricerca di un rifugio/salvezza, facile preda dei canini nazisti. La guerra potrebbe finire già lì, su quella fetta di costa francese, ma così non sarà. Un errore di valutazione che cinque anni dopo si trasformerà nel tramonto definitivo del Terzo Reich.

Inutile negarlo, la vicenda di Dunkirk non era così nota. Christopher Nolan (Memento, Inception, Interstellar) l'ha consegnata alla memoria collettiva attraverso il grande schermo. Se la resa puramente cinematografica è notevole, non si può dire lo stesso della narrazione. Poche didascalie esplicative all'inizio e alla fine del film, cosa che al contrario sarebbe stato molto opportuno. D'accordo, Dunkirk non è un documentario di storia ma la vicenda avrebbe meritato qualche spiegazione più dettagliata.

Curiosa poi la scelta di uno dei co-protagonisti, il cantante della boyband One Direction, Harry tyles, alla sua prima incursione sul grande schermo. Forse troppo influenzato dalla propria trilogia di Batman, Nolan punta più sui supereroi o presunti tali. C'è l'aviatore, il fante, il marinaio. Ci sono i singoli, c'è molto meno l'unione. Dunkirk è cinema ad alto contenuto spettacolare e scarso sul fronte storico. I suoi protagonisti si perdono nella coltre di sensazionalismo.

La vicenda di Dunkirk rappresentò uno snodo cruciale per la storia europea. Forse senza quella ritirata strategica, oggi la libertà non esisterebbe e la svastica troneggerebbe ancora nella vita di chiunque. Quell'impresa gridò al mondo, e alla cancelleria Hitleriana, che un popolo era pronto a battersi ben oltre l'inimmaginabile. E oggi, in un'epoca di nazionalismi murati e ignobili ignoranze xenofobe, ciò che successe sulla costa francese dovrebbe farci agire subito, decisi e uniti. Questo purtroppo non succederà e comunque non sarà Dunkirk di Christopher Nolan a ispirarlo.

Il trailer di Dunkirk

Dunkirk - imbarcazione inglese in soccorso dei propri connazionali

martedì 22 agosto 2017

Dunkirk, l'anteprima nazionale a Venezia

Dunkirk in anteprima a Venezia
Lunedì 28 agosto si terrà a Venezia l'anteprima nazionale di Dunkirk (2017, di Christopher Nolan). Cineluk sarà in prima fila per raccontarvi questa magica serata.

di Luca Ferrari

L'eroica evacuazione di Dunkerque sta per essere raccontata sul grande schermo. Dietro la macchina da presa, Christopher Nolan (Memento, Il cavaliere oscuro - il ritorno, Interstellar): "lo Stanley Kubrick dei nostri tempi", come lo ha definito il direttore di Best Movie, Giorgio Viaro. Un film evento distribuito in Italia dalla Warner Bros Pictures e che avrà la sua (grandiosa) anteprima nazionale all'Arsenale di Venezia, due giorni prima dell'inizio della 74° Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia (30 agosto – 10 settembre).

Tra i protagonisti del film, l'attore-regista Kenneth Branagh, in autunno neo-Hercule Poirot a bordo dell'Orient Express; Cillian Murphy e Tom Hardy, entrambi vecchie conoscenze "!Batmananiane" di Nolan con il primo di nuovo a tu per tu con il mare dopo aver raccolto le testimonianze di Heart of the Sea - Le origini di Moby Dick. Altra presenza di spessore, l'ex-spia Spielberghiana Mark Rylance, premio Oscar come Migliore attore non protagonista per Il ponte delle spie e tenero "omone" animato di Il GGG - Il grande gigante gentile.

Coraggio, adrenalina e una fetta di Storia che ha contribuito a cambiare le sorti della II Guerra Mondiale. Lunedì 28 agosto h. 21 cineluk - il cinema come non lo avete mai letto sarà in prima linea per raccontarvi questa epica serata di cinema. Oltre a un ricco reportage-recensione della pellicola, sarò particolarmente generoso in tweet e foto InstagrammateDunkirk (2017, di Christopher Nolan) è uno di quei film che non finiscono dopo l'ultimo ciak. Dunkirk, ne sono certo, resterà dentro.

Dunkirk, i protagonisti si raccontano

Dunkirk - il comandante Bolton(Kenneth Branagh)

giovedì 20 novembre 2014

Interstellar siamo noi

Interstellar - Murph (Jessica Chastain)
Christopher Nolan porta sul grande schermo il realismo della fantascienza teorizzata dal fisico Kip Thorne. Un’odissea Interstellar(e) con grandi protagonisti.

di Luca Ferrari

Devo ancora riprendermi. Faccio fatica a digerirlo. Insolitamente ai miei trend cinematografici che poco hanno a che sbavare con la fantascienza, mi sono infilato in una sala buia per assistere alla visione di Interstellar. Gusto momentaneo a parte, non era una scelta particolarmente entusiasmante per il sottoscritto. Del film se ne parlava troppo. Di Christopher Nolan si scrive a ripetizione, e in più le due 2,45 h. di visione non mi facevano impazzire di gioia. Risultato? Nemmeno un secondo di smarrimento o di occhi cadenti. Un viaggio interstellare tanto realistico quando inimmaginabile.

Dimenticatevi (per un po’) di Stanley Kubrick e la sua celeberrima Odissea. Cancellate dalla vostra memoria Gravity (2013, di Alfonso Cuarón)) e i tanti viaggi spaziali fin troppo improbabili. La Terra è in difficoltà, ma non siamo ai livelli cannibali di The Road (2009, di John Hillcoat). La sola speranza sarebbe abbandonarla trovando un altro mondo abitabile, ma tutti sanno che nella nostra Galassia non vi è un altro pianeta con le condizioni di vita terrestre. Come si fa allora? Qualcosa in effetti si potrebbe fare, ma è molto, molto lontano.

Senza che il resto del pianeta ne sia al corrente vi sono già state missioni verso nuovi mondi. A guidare l'ultima c'è Cooper (Matthew McConaughey), padre vedovo di due figli, oggi agricoltore per ragioni di sopravvivenza ma ex-pilota della NASA. Il caso (almeno così sembra) lo conduce a bussare alla porta dei suoi ex-datori di lavoro, scoprendo qualcosa di inimmaginabile. Dalle parti di Saturno c’è un buco nero attraverso il quale è possibile raggiungere mondi abitabili. Già altri valorosi astronauti si sono spinti fin laggiù. Realizzatore del progetto, il suo mentore, il professor Brand (Michael Caine).

Pur con le lacrime rabbiose della figlia Murph (Mackenzie Foy), vuole e deve partire. Qualcosa o qualcuno sembra averlo scelto per quest’ultima missione, anche se una strana forza di gravità scrive sul quaderno della piccola di restare. Lui però va. Al suo fianco, la figlia di Brand stesso, la biologa Amelia (Anne Hathaway), due scienziati e due robot. Ha inizio un viaggio a più dimensioni, dove un’ora vissuta in uno di quei pianeti equivale a sette anni terrestri.

Cooper non è un eroe. Accetta la missione poiché convinto che senza di lui la Terra non avrebbe nemmeno una possibilità. È preparato a stare solo e affrontare l'ignoto, ma quando si ritrova la figlia ormai cresciuta (Jessica Chastain) che gli lascia un video-messaggio, e praticamente sua coetanea, la tensione del suo viso si scioglie in lacrime più coinvolgenti di qualsiasi esasperato e futile 3D.

“Era da un bel po' di tempo che non andavo al cinema e in principio questo titolo mi era sfuggito. O meglio avevo deciso di non spendere 7,5 euro” commenta sincero il veneziano Andrea Venerando, “Poi però la polemica che si era sollevata sulla lunghezza del film, sulle inesattezze, etc. unita a una sana dose di curiosità (ammetto che adoro i film catastrofici-catastrofisti) mi hanno spinto a entrare in sala. Tre ore dopo di film senza interruzioni e con il collo che me le farà pagare tutte, posso dire di essere rimasto angosciosamente soddisfatto.

È stato impossibile non restare incollati alla poltroncina senza perdere nemmeno un secondo. Insomma, soldi ben spesi. Film ben fatto e finalmente realistico. Per la prima volta (non la seconda dopo Gravity) le esplosioni nello spazio sono state magnificamente silenziose. Le polemiche sulle, chiamiamole “licenze poetiche” del regista, sono del tutto immotivate. Signori, è un film e non un documentario di fisica quantistica. Una volta tanto è l'uomo la causa della sua rovina, non degli strani omini verdi ma allo stesso tempo è l'uomo (speriamo anche nella realtà) l'artefice del proprio destino”. 

Oltre a un grande cast nel quale figurano anche Matt Damon (Dr. Mann), Casey Affleck (Tom cresciuto) e John Lithgow (Donald, il suocero di Cooper), il grande merito di Nolan è aver tenuto una storia così lunga senza facili effetti suspense, mostrando uomini e donne privi di qualsiasi corazza cinico-Marvelliana, ma animati al contrario anche nel cosmo più lontano dagli stessi egoismi e legittimi sentimentalismi.

Interstellar colpisce. Fa riflettere in un modo diverso. Non ha morale. Non usa escamotage per farci credere che se ci sapremo prendere tutti per mano, qualcosa cambierà e non saremo risucchiati nel vortice dell'auto-distruzione. C'è qualcosa di più profondo. Di più possibile.C'è qualcosa di universalmente nostro che ci appartiene oltre ogni confine.

Guarda il trailer di Interstellar

Interstellar - Murph (Mackenzie Foy) e Cooper (Matthew McConaughey)
Interstellar - Cooper (Matthew McConaughey)
Interstellar - Amelia (Anne Hathaway)

lunedì 17 dicembre 2012

Christopher Nolan, l’attacco dei cloni

L’invasione dei Cinecomics inizia a farsi ossessionante. Fino a una decina d’anni fa ne usciva qualcuno, adesso ne stanno già programmando per tutto il decennio. 

di Luca Ferrari

Il rischio è un overdose, la noia e soprattutto sceneggiature non all’altezza (come si è già visto). L’aspetto però più sorprendente, e sconcertante, di questa caccia al personaggio coi superpoteri, sono i costanti riferimenti che registi e attori fanno su riviste specializzate dei loro prossimi film all’atmosfera oscura in stile The Dark Knight di Christopher Nolan, come se fosse un vanto copiare o quanto meno garanzia di facili incassi. 

Il nuovo nemico di Tony Stark nel terzo capitolo di Iron Man (2013, di Shane Black) è il Mandarino (Ben Kingsley), paragonato al Bane (Tom Hardy) di The Dark Knight Rises (2012, di Christopher Nolan). Lo stesso Nolan, cavalcando evidentemente una linea che paga, ha già lanciato il nuovo Superman in veste di produttore, L’uomo d’acciaio (2013) che in inglese lo si potrebbe cambiare in Dark Man of Steel, affidandosi alla regia a Zack Snyder (300, Watchmen).

Oltre alle suddette pellicole, sono in arrivo altre clonazioni di atmosfere "vagamente" già sentite, come per il secondo capitolo del dio del tuono (2013, Thor - The Dark Word), The Lone Ranger (2013, di Gore Verbinski con Johnny Depp e Armie Hammer) e avanti di questo passo, ipotizzo un prequel di Legally Blonde, magari con Elle Fanning nella parte di una giovanissima Elle Woods (Reese Whiterspoon) che si scopre avere avuto un’adolescenza da punk totally black dressed prima del rosa.

Che l’omologazione sia la chiave del successo e della popolarità, è palese e non solo nel campo cinematografico. Ma ultimamente la cosa sta diventando ridicola. L’esercito di prequel, sequel, remake è impressionante. Per non parlare delle stesse versioni in 3D. 

Rivedere un film di 30 anni fa al cinema (vedi il recente Ritorno al Futuro) ha il suo fascino. Rivederne uno di tre anni fa semplicemente traboccante di (…) effetti visivi è mero sciacallaggio. E pollo il pubblico, che apre il portafogli alimentando questo esercito dei cloni, lasciando poi le sale vuote per pellicole che meriterebbero ben più attenzione.

venerdì 14 settembre 2012

The Simple Knight Speaks

"Tutti ti capiscono per un po’. Poi semplicemente pretendono che tu dimentichi la rabbia" John Blake (Joseph Gordon-Levitt), Il cavalier oscuro - Il ritorno

martedì 17 luglio 2012

Batman, a Dark Wish to Rise

Christian Bale è l'eroe mascherato in The Dark Kinght Raises (2012)
Cresce l’attesa per Il cavaliere oscuro - Il ritorno (2012, di Christopher Nolan). Cresce l’attesa di capire il perché di questa voglia di distruzione di Bane (Tom Hardy), e soprattutto di come Batman (Christian Bale) riuscirà a sistemare le cose. Se davvero ci riuscirà. Il mondo odierno non cerca risposte. Vuole azioni senza data di scadenza. Curioso che la pellicola esca in Italia lo stesso giorno dell’inizio della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. 

martedì 22 maggio 2012

The Rise before The Dark

The Dark Knight Rises (di Christopher Nolan)
Finalmente il giorno è arrivato. Il mio giorno di Dark Shadows. Ma prima di addentrarmi, voglio presentare qualcosa d'altro.

di Luca Ferrari

Innamorato follemente di Beetlejuice (1988), Edward mani di forbice (1990), Il mistero di Sleepy Hollow (1999) e Big Fish (2003). Fiero sostenitore di Ed Wood (1994), Mars Attacks! (1996) e Alice in Wonderland (2010). Dopo essere riuscito nella miracolosa impresa di dimenticarmi quanto appurato sull’ultima fatica cinematografica di Tim Burton, arriva il colpo che non mi aspetto, anche se trattasi della fase del cinema che adoro. 

Sprofondato in una comoda poltrona, scattano loro. I trailer. Ma questa volta ci vanno giù pesante. Per la prima volta vedo sul grande schermo The Amazing Spider-Man (2012, di Marc Webb), e soprattutto The Dark Knight Rises (2012, di Christopher Nolan) che mi farà bruciare di attesa fino al 29 agosto, ossia il giorno d’inizio della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

Inizia il viaggio. Sarà dunque la fine dell’eroe-pipistrello? Sono qui che aspetto. Il tremendo Bane (Tom Hardy) non è che l’emblema di un qualsiasi nemico apparentemente insuperabile, mentre il paladino Bruce Wayne (Christian Bale) è intrappolato nei suoi stessi incubi. A scontare le pene per aver fatto qualcosa di unico per la gente. Lui come altri. 

Non tutta la fantasia è un viaggio a senso unico lontana dalla realtà. Batman è lì fuori a fare quello che altri non hanno mai fatto, o non sono capaci. O hanno interesse a non farlo. Molti di quelli che oggi inneggiano ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, lo fanno solo perché non ci sono più. E chissà dov'erano e con chi erano vent'anni fa.

Tanto oggi, con il loro coraggio non possono più creargli problemi. Partecipano a impomatate commemorazioni che gli servono solo per farsi belli dinnanzi alle nostre coscienze. No. Qui non è finito nulla. Non è tutto finzione ciò che vedete. Ciao oscurità, ti sei divertita abbastanza? Non m’interessa. Non sono più io quello che si deve preoccupare...