Biondo sfiorito. Altezzoso ma decadente. Viscido. Con il pensiero fisso della ricchezza e passioni carnali per la prima arrivata. È Roger Collins (Jonny Lee Miller), fratello della matrona Elizabeth (Michelle Pfeiffer). La sua vita è pura e costante monotonia. La psicologa Julia Hoffman (Helena Bonham Carter) vive con loro per curare suo figlio David (Gulliver McGrath), ma a lui sembra interessare molto poco.
E quando il redivivo vampiro Barnabas (Johnny Depp) lo mette alle strette, la sua scelta è immediata e in un amen abbandona la propria famiglia con le tasche piene. Erede legittimimo del miglior trainspottinghiano Sick Boy, il suo sorrisetto/ghigno di compiaciuta soddisfazione al momento di riportare il nome dei Collins agli antichi splendori con tanto di happening e performance canora della "signora" Alice Cooper, lo racconta e immortala come il regista Tim Burton meglio non avrebbe potuto fare nel suo Dark Shadows (2012).
Dark Shadows - Roger (Johnny Lee Miller) e Julia (Helena Bonham Carter)
Dark Shadows - Barbabas (Johnny Depp) e Angelique (Eva Green)
Minestrone gotico con la sensualità di Eva Green a reggere la stabilità di flebili Dark Shadows (2103, di Tim Burton). Dall'inizio alla fine la pellicola convince poco.
Vampiri, streghe, demoni e licantropi. Ehi Tim (Burton), ma cosa ti sta succedendo? Una volta ti bastava un cavaliere senza testa e pochi effetti speciali per fare cinema sopra le "gotiche" righe. Le ombre, umane o dall’Aldilà che siano invece di Dark Shadows (2013), più che muoversi nell’oscurità, sembrano un po’ confusionarie e alla fine dello show, ti sei già dimenticato cosa hai appena visto.
Se ti chiami Brad Pitt, Steven Spielberg o Tom Cruise, ogni film è un evento. Quale che sia il risultato, fa poca importanza. L’inchiostro prende sempre una direzione fin troppo scontata. Tim Burton è sicuramente un grande regista ma negli ultimi tempi non ha mai convinto del tutto. Il suo problema non è tanto l’accontentare critica e pubblico (ma chi se ne frega), quanto forse l’aver girato film grandiosi in passato che sovrastano gli attuali.
Dark Shadows è stato pompato alla stregua dell’ennesima pacchianata hollywoodiana. Certo, incominciare l’ennesimo film con sempre gli onnipresenti Helena & Johnny alla lunga è un po’ stancante. Sarà un caso ma l’ultima pellicola veramente originale di Tim Burton è stata Big Fish (2003) dove i protagonisti principali erano Ewan McGregor, Jessica Lange e Albert Finney.
Che Tim Burton guardi molto alle implicazioni del passato sul presente, è palesemente visibile in moltissimi dei suoi lungometraggi. Su tutti La Fabbrica di Cioccolato (2005), le due pellicole di Batman (1989, 1992) e Il mistero di Sleepy Hollow (1992).
E anche in questo film, il delicato meccanismo psicologico risulta determinante, specialmente in Victoria (Bella Heathcote), sbattuta bambina in manicomio dai genitori e poi guidata da una “misteriosa presenza” verso i Collins, antica famiglia sull’orlo del collasso finanziario, ma tenuta ancora a galla grazie all’impegno della matrona Elizabeth Collins Stoddard (Michelle Pfeiffer).
Dark Shadows vede salire in cattedra le protagoniste femminili, a cominciare dalla dolce metà del regista, Helena Bonham Carter, che dopo la perfida Regina dei Cuori, capace perfino di oscurare il Cappellaio deppiano di Alice in Wonderland (2010), è perfetta nei panni della psicologa Julia Hoffman, sempre attaccata a superalcolici e sigaretta in bocca, e con la camminata della tipica zia goffa e ficcanaso.
Dolcemente e provocatoriamente mefistofelica, Eva Green, la perfida Angelique Bouchard. Una donna che è stata amata, e poi abbandonata. Una donna col cuore spezzato, per sfortuna di Barnabas e non solo, pratica di magia nera che trama e ottiene vendetta, dando inizio alla rovina della famiglia Collins. Prima uccidendo i genitori di Barnabas, poi portando al suicidio Josette, la sua nuova fiamma e alla fine condannandolo a restare imprigionato per due secoli sottoterra e per di più tramutato in vampiro. Esagerata? Sicuramente. Ingannata? Può darsi.
Riesumata per caso la bara con la neo-creatura infernale ancora viva, ha inizio la rivincita/vendetta di Barnabas. Lì nel mezzo, i suoi eredi che passano in un amen dal decadentismo più isolato ai flash della nuova fama riconquistata grazie al suo impergno, e poi di nuovo nel regno degli emarginati. La strega però ha la meglio, e imprigiona nuovamente Barnabas in una bara e incatenato, questa volta lasciandogli in modo molto kitsch delle mutandine rosse sopra la faccia.
Ma per sua fortuna passano solo venti minuti e il piccolo di casa lo libera. Ha inizio lo scontro finale. E a venire in soccorso dei Collins, ci pensa una forza dall’oltretomba. Angelique è sconfitta. La strega si fa bambola. E si rompe. Ma nel frattempo Victoria sta andando anche lei a gettarsi dalla scogliera. Il passato più tragico ritorna. In tanti hanno criticato il finale, presumibilmente perché troppo Twilightiano. Con l’amore eterno, nel vero senso della parola questa volta, che trionfa. Una strega in meno, e due vampiri. C’è aria di seguito.
“Ciò che ci definisce, ci lega” soleva dire Barnabas Collins (Johnny Depp). Appunto. Alle volte però, senza farci vedere altre strade. È un peccato.
C’era Danny Elfman in Dark Shadows (2012, di Tim Burton)? Davvero? E dove sarebbe? No, troppo poco. E se c’era, e c’era, si è rivelato davvero poco incisivo. Quanto si è sentita la sua mancanza. La sua musica sarebbe stata perfetta per quell’atmosfera da estraniata provincia americana lontana anni luce dal merchandising caotico delle grandi metropoli. E invece troppa roba anni ’70 (Iggy Pop, T-Rex) con comparsata pure dell'immortale rocker Alice Cooper, anzi della signora Cooper come lo chiamava lo spaesato Barnabas Collins (Johnny Depp).
Nulla da obiettare sia chiaro, se credete che non abbia cantato quasi a voce alta No More Mr Nice Guy nell’oscurità del grande schermo, siete degli illusi. Ma se penso al viaggio della giovane Victoria Winters (Bella Heathcote) quando fa l’autostop, ecco, beh, avrei voluto di più. Le atmosfere gotiche non hanno certo fatto difetto. Il lento trascinarsi della fanciulla così come di Barnabas nella gigantesca villa poteva essere molto più valorizzato musicalmente parlando.
Sprofondate nel mondo "Burton-Elmaniano" di Dark Shadows
Innamorato follemente di Beetlejuice (1988), Edward mani di forbice (1990), Il mistero di Sleepy Hollow (1999) e Big Fish (2003). Fiero sostenitore di Ed Wood (1994), Mars Attacks! (1996) e Alice in Wonderland (2010). Dopo essere riuscito nella miracolosa impresa di dimenticarmi quanto appurato sull’ultima fatica cinematografica di Tim Burton, arriva il colpo che non mi aspetto, anche se trattasi della fase del cinema che adoro.
Sprofondato in una comoda poltrona, scattano loro. I trailer. Ma questa volta ci vanno giù pesante. Per la prima volta vedo sul grande schermo The Amazing Spider-Man (2012, di Marc Webb), e soprattutto The Dark Knight Rises (2012, di Christopher Nolan) che mi farà bruciare di attesa fino al 29 agosto, ossia il giorno d’inizio della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Inizia il viaggio. Sarà dunque la fine dell’eroe-pipistrello? Sono qui che aspetto. Il tremendo Bane (Tom Hardy) non è che l’emblema di un qualsiasi nemico apparentemente insuperabile, mentre il paladino Bruce Wayne (Christian Bale) è intrappolato nei suoi stessi incubi. A scontare le pene per aver fatto qualcosa di unico per la gente. Lui come altri.
Non tutta la fantasia è un viaggio a senso unico lontana dalla realtà. Batman è lì fuori a fare quello che altri non hanno mai fatto, o non sono capaci. O hanno interesse a non farlo. Molti di quelli che oggi inneggiano ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, lo fanno solo perché non ci sono più. E chissà dov'erano e con chi erano vent'anni fa.
Tanto oggi, con il loro coraggio non possono più creargli problemi.
Partecipano a impomatate commemorazioni che gli servono solo per farsi
belli dinnanzi alle nostre coscienze. No. Qui non è finito nulla. Non è
tutto finzione ciò che vedete. Ciao oscurità, ti sei divertita
abbastanza? Non m’interessa. Non sono più io quello che si deve
preoccupare...
Dark Shadows è già uscito. Ma quello non è il mio posto. Non in mezzo al chiasso. Lì nel mezzo della settimana c’è la poltrona con il mio nome. Aldilà delle sviolinate sulle riviste del settore, i commenti fin’ora non paiono essere troppo generosi con l'ultimo film di Tim Burton. Che anche questa volta il trailer sia migliore dell’intera pellicola?
Beetlejuice(1988), Edward mani di forbice (1990), Ed Wood (1994) e Il mistero di Sleepy Hollow(1999) rappresentano il meglio del lato gotico di Tim Burton. La fabbrica di cioccolato (2005) e Alice in Wonderland (2010), il tentativo di una creatività sopra le righe. Tim Burton e Johnny Depp. Johnny Depp e Tim Burton. Sarà davvero una delusione questo film vampiresco, che pare ben più ironico del normale trend?
Sentii molte critiche anche su Alice in Wonderland. Mi ci ritrovai in minima parte. Eppure, osservando bene la cinematografia del regista di Burbank, non posso fare a meno di pensare a Big Fish (2003), il più sottovalutato dei suoi film con un cast corale, e di spessore: Ewan McGregor, Danny DeVito, Jessica Lange, Marion Cotillard, Steve Buscemi e Albert Finney.
La fabbrica di cioccolato rappresenta un po’ un momento emblematico. Quando ci si presenta dinnanzi a un film già diretto e molto apprezzato (Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato, 1971, di Mel Stuart con Gene Wilder) è inevitabile il confronto/scontro. Per molti Burton ha perso la partita, e questa di per sé è già una follia.
Come si può mettere a confronto pellicole a distanza di più di trent’anni? La grande differenza sta nel personaggio principale, esattamente come nel nemico di Batman, il Joker nelle pellicole proprio di Tim Burton e il recente The Dark Knight di Christoper Nolan, con il primo più giullare e rapinatore, e il secondo totalmente anarchico e psicologico.
Il Wonka di Wilder è più un uomo del mistero, con quell’aria da prestigiatore stralunato. Depp è più Willy. È più bambino. È ancora ferito per l’allontanamento dal padre, per essere stato tradito dai suoi stessi impiegati. Il colorito bianco/spettrale ne alimenta il distacco dal mondo.
A poco più di 36 ore dal mio ingresso nella magione della famiglia Collins, dove sono ansioso di conoscere tutti i suoi componenti, incluso il vampiro Barnabas (J.D.) e la malefica strega Angelique (Eva Green), cerco la mia strada. In realtà l'ho già vista. "Quando la nave è salpata, solo un matto può continuare a insistere. Ma la verità è che io sono sempre stato un matto", Edward Bloom (Big Fish).
Big Fish - il giovane Edward Bloom (Ewan McGregor)
Disfattismo provinciale da una parte, irraggiungibili supereroi dall’altra. Mai come oggi sul Grande Schermo si sente la necessità di pellicole che sappiano guardare oltre una realtà fatta di luoghi comuni alternati a sogni non realizzabili. Se vuoi davvero un superpotere, guardati dentro. E avanza fino a raccontarmelo.
Sul blog CINELUK - il cinema come non lo avete mai letto(http://cineluk.blogspot.it/)
25.03.12 – Oggi, nel 2012, la mera conoscenza non è più sufficiente. Non cambia niente. L’informazione e il cinema possono fare molto di più. Troppi grilli parlanti che espongono solo il problema per logiche di lettori e audience. C’è bisogno di più. Bisogna agire. Cineluk - Report degli orrori, ma oggi serve altro
28.03.12 – Facile ricchezza, con la crisi che impazza fuori Wall Street. Una pompa di benzina puntata alla tempia. Un panorama tragicamente familiare a milioni e milioni di cittadini. Cineluk – Michael Moore, the Rage against The Machine
29.03.12 – Ecco l’ennesima centrifuga dell’Italia dei furbetti. Sempre e solo, desolatamente, quella. Ancora quell’Italia devota figlia di quel consumismo di trent’anni fa tutto superficialità e ironia da quattro soldi. Cineluk – Vanzina, la mediocrità del luogo comune
30.03.12 – La sfida è aperta. Johnny Depp contro Eva Green. Arbitro, ovviamente lui. Tim Gothic Burton, pronto a mettere i due contendenti nell'arena oscura di Dan Curtis (1928-2006). Bisognerà aspettare però fino all'11 maggio, per verdere il nuovo film "Dark Shadows". Cineluk – Dark Shadows, Eva contro Johnny
30.03.12 – Fino a ieri, mai e poi mai avrei pensato di andare vedere "La Furia dei Titani" e "The Avengers". Mi è bastato però vedere sul grande schermo il trailer delle due pellicole per vacillare e iniziare a cambiare opinione. Cineluk - La furia dei Vendicatori, sgomento e passione
30.03.12 – “Da quando in qua il mondo si è preso il diritto di fare del male senza che nessuno abbia la possibilità di difendersi?/...in effetti avrei dovuto dirti subito che non sono io la persona che ha emesso tutti quei lamenti…la tua fine invece, quella sì…quella è reale…peccato non ti sia rimasto più nemmeno un secondo per ripensarci”. Cineluk - Menù fisso a base di cuore di corvi
30.03.12 – Dopo From Hell (2001), a trasportarci nelle cupe atmosfere dell'Inghilterra Vittoriana ci ha pensato James McTeigue con The Raven (2012), dove un pazzo, ispirandosi ai racconti del noto scrittore Edgar Allan Poe (John Cusack), mina la quiete della città di Baltimora lasciandosi alle spalle macabri omicidi e sangue. Cineluk – The Raven (2012), il sangue dell’Inferno
31.03.12 – A vent’anni dall’inizio dell’assedio di Sarajevo, per molte donne che hanno subito violenza da parte di militari e paramilitari, non c’è giustizia. Il film di Richard Shepard riaccende i riflettori su una guerra che la Comunità Internazionale ha scaraventato nel dimenticatoio. E quando il potere non vuole mutare niente di niente, allora l’intervista può aspettare. Bisogna cambiare le regole, e fare vera giustizia. Cineluk –The Hunting Party, il coraggio di ricercare la Verità
Eva contro Johnny. Johnny contro Eva. Bisognerà aspettare fino all'11 maggio per sapere chi avrà la meglio, quando sbarcherà sul grande schermo Dark Shadows, di Tim Burton,Leone d'Oro alla carriera alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica 2007 di Venezia.
La primavera sarà anche arrivata in anticipo e così la forte presenza di luce solare, ma nell'aria c'è più un clima da ombre e misteri. Si odono strani suoni metallici di lame che tagliano con innocenza, cupi sonnolenti misteri e forse perfino qualche capitombolo a cui presentare la massima attenzione. Che cosa ci avrà preparato Tim Burton questa volta? L'affidarsi per l'ennesima volta alla coppia Depp/Bonham Carter sarà vincente? O forse, bisognerebbe chiedere se questa volta la storia lo sarà. La sfida è aperta.