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Visualizzazione post con etichetta The Lone Ranger. Mostra tutti i post
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martedì 6 agosto 2013

The Lone Ranger, goodbye justice

The Lone Ranger - Tonto (Johnny Depp) e John Reid (Armie Hammer)
Oggi gli eroi o ranger solitari non bastano più. Dovremo tutti indossare la maschera di V e sfidare un intero sistema. Allora forse cambierebbe qualcosa.

di Luca Ferrari

Favola da latte caldo e biscotti. Gore Verbinski, Jerry Bruckheimer e Johnny Depp. Qualcosa di già sentito. Abusato. La collaborazione funziona al botteghino e allora orsù, riproviamoci, tanto le pecore non diserteranno certo la sala. E così è stato.  

The Lone Ranger irrompe nell’estate 2013 mettendo nello stesso piatto un pirata caraibico truccato come un Nativo americano, un improbabile eroe che più che Ranger Solitario andrebbe chiamato come il fedele amico Tonto, una donna di mondo e due cattivi pronti a tutto pur di avere ricchezza e potere. 

Teatro della vicenda, quel sacro West americano colonizzato dalla feroce bramosia dell’uomo bianco europeo che uccide senza pietà chiunque non permetta il suo degno sviluppo. Qualcosa che al giorno d’oggi potremmo chiamare “esportazione di democrazia” (dove le avrò già sentite queste parole?...). No, non basta la “sparrowiana” simpatia di Tonto e la faccia d’angelo dell’avvocato John Reid (Armie Hammer) per destare lo sguardo altrove. 

Il brutale fuorilegge Butch Cavendish (William Fichtner) e il rispettato e potente capitalista Latham Cole (Tom Wilkinson) rappresentano al meglio le dinamiche contemporanee. Dove c’è un uomo (un gruppo, una nazione) che compie i peggiori atti criminali, c’è chi (un uomo, una multinazionale, una nazione) pilota per dettare leggi, regole e soprattutto crearsi un impero. 

Allora come oggi, questo perverso gioco di dominio prosegue indisturbato. I singoli tutt’al più gridano il proprio dolore e la propria sete di giustizia su qualche social network, o al massimo unendosi in una delle tante evanescenti manifestazioni di piazza mentre i burattinai proseguono indisturbati nel loro viaggio perpetuo tra paradisi fiscali e accuse rispedite al mittente.

Eroico. Adrenalinico. Dinamico. Si, ok. The Lone Ranger inizia e finisce lì. Nelle parole di un vecchio. Messo in vetrina. Come tutta quella immensa generazione che si prostra alla ricerca di un lavoro vendendosi per necessità alle peggiori condizioni e impossibilitato a racimolare qualsiasi brandello di giustizia. No certo, non è compito del cinema cambiare né salvare il mondo. Però in questo turbine d’immondizia economica, qualcosa di più ispirante (e ispirato) ci starebbe bene.

Il trailer di The Lone Ranger

The Lone Ranger - Tonto (Johnny Depp)
The Lone Ranger (2013, di Gore Verbinski)

lunedì 17 dicembre 2012

Christopher Nolan, l’attacco dei cloni

L’invasione dei Cinecomics inizia a farsi ossessionante. Fino a una decina d’anni fa ne usciva qualcuno, adesso ne stanno già programmando per tutto il decennio. 

di Luca Ferrari

Il rischio è un overdose, la noia e soprattutto sceneggiature non all’altezza (come si è già visto). L’aspetto però più sorprendente, e sconcertante, di questa caccia al personaggio coi superpoteri, sono i costanti riferimenti che registi e attori fanno su riviste specializzate dei loro prossimi film all’atmosfera oscura in stile The Dark Knight di Christopher Nolan, come se fosse un vanto copiare o quanto meno garanzia di facili incassi. 

Il nuovo nemico di Tony Stark nel terzo capitolo di Iron Man (2013, di Shane Black) è il Mandarino (Ben Kingsley), paragonato al Bane (Tom Hardy) di The Dark Knight Rises (2012, di Christopher Nolan). Lo stesso Nolan, cavalcando evidentemente una linea che paga, ha già lanciato il nuovo Superman in veste di produttore, L’uomo d’acciaio (2013) che in inglese lo si potrebbe cambiare in Dark Man of Steel, affidandosi alla regia a Zack Snyder (300, Watchmen).

Oltre alle suddette pellicole, sono in arrivo altre clonazioni di atmosfere "vagamente" già sentite, come per il secondo capitolo del dio del tuono (2013, Thor - The Dark Word), The Lone Ranger (2013, di Gore Verbinski con Johnny Depp e Armie Hammer) e avanti di questo passo, ipotizzo un prequel di Legally Blonde, magari con Elle Fanning nella parte di una giovanissima Elle Woods (Reese Whiterspoon) che si scopre avere avuto un’adolescenza da punk totally black dressed prima del rosa.

Che l’omologazione sia la chiave del successo e della popolarità, è palese e non solo nel campo cinematografico. Ma ultimamente la cosa sta diventando ridicola. L’esercito di prequel, sequel, remake è impressionante. Per non parlare delle stesse versioni in 3D. 

Rivedere un film di 30 anni fa al cinema (vedi il recente Ritorno al Futuro) ha il suo fascino. Rivederne uno di tre anni fa semplicemente traboccante di (…) effetti visivi è mero sciacallaggio. E pollo il pubblico, che apre il portafogli alimentando questo esercito dei cloni, lasciando poi le sale vuote per pellicole che meriterebbero ben più attenzione.