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Visualizzazione post con etichetta Martin Short. Mostra tutti i post
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lunedì 21 gennaio 2013

Frankenweenie, il sogno fanciullesco di Tim Burton

Frankenweenie (2013, di Tim Burton)
Dall'ignorata adolescenza di Tim Burton, al trionfale ritorno su quello stesso caro della Disney. E fu così che sul grande schermo arrivò Frankenweenie.

di Luca Ferrari

La musica rock come il cinema e la scienza. Non c’è differenza quando a farlo si è da soli nella propria camera o soffitta che sia, e al massimo si sorride per un affettuoso amico a quattro zampe. Ma che succederebbe se questi d'improvviso venisse a mancare? Tim Burton porta sul grande schermo la favola realizzata durante la sua giovinezza. Animazione dark della buonanotte, Frankenweenie, all’epoca (1984) bocciata dalla società per cui lavorava, la Disney, e oggi (2012) da lei stessa prodotta e distribuita nel più maturo (?) XXI secolo.

Il regista pone sotto gli occhi degli spettatori l’incubo con cui molti bambini, presto o tardi, si devono confrontare. La perdita del proprio animaletto domestico. Che sia un criceto, un canarino o un micio, il dolore è il medesimo. Rivolevo solo il mio cane, dice candidamente ai genitori il buon Victor, novello dott. Frankenstein, dopo aver riportato in vita l’amato Sparky.

Tim Burton è ancora visceralmente affezionato al suo mondo di teenager inquieto. In questo suo vecchio-nuovo film, le influenze del suo Beetlejuice (1988) schizzano fuori di continuo. Apice di ciò, l’orribile fusione del gatto bianco con un pipistrello morto nel cui ghigno si rivede il suddetto “dio esorcista” in versione rettile.

Dalla celebre corsa al mulino per abbattere il mostro sovrumano ai nomi e cognomi degli stessi protagonisti poi, ci sono continui riferimenti alla più celebre letteratura dark. Ma ancora una volta, a prendere la testa del filo conduttore è il diverso con annesse etichette appioppategli dalla massa.

E se per le giovani generazioni sarà più difficile proseguire per le impervie strade fuori dal gregge, a rivendicare e sostenere la forza delle proprie idee (e logica) è Mr. Rzykruski (Martin Landau), professore di scienze, scacciato per i suoi metodi d'insegnamento, e senza colpo ferire accusare poi la comunità di bigottismo e ignoranza.

Dura la vita dei coniugi Frankenstein, alle prese con un figlio isolato che passa tutto il suo tempo libero dietro esperimenti invece di socializzare con gli altri all'aria aperta. Ma se il papà Ben (voce originale di Martin Short) cerca la strada del compromesso, proponendo all'introverso Viktor di andare a giocare a baseball con i compagni di scuola in cambio del permesso per partecipare al concorso scolastico di scienze, mamma Susan (Catherine O'Hara) sembra più indulgente. Almeno in apparenza.

La preoccupazione emerge sul suo delicato volto della donna ma è insita la capacità di sapere che toccherà all'amato figliolo uscire dal bozzo e cercare la propria strada perché forzarlo a far parte di qualcosa che non gli appartiene, non porterà che infelicità a tutti. E forse, il vero lieto fine di Tim Burton non è il miracolo (scontato) di Frankenweenie, è il sogno di ogni ragazzino non in linea con i dettami del gregge lì fuori.

Il grande sogno di Tim Burton è quello della comprensione di ciò che ciascuno ha di meno appariscente dentro e fuori di sé. Lo tramanda ancora. Perché per ogni Victor Frankenstein (Charlie Tahan) c’è una Elsa Van Helsing (Winona Ryder) da incontrare, che sa come non indietreggiare dinnanzi alle nostre non-parole.

Il trailer di Frankenweenie

Frankenweenie (2013, di Tim Burton)
Frankenweenie (2013, di Tim Burton)
Frankenweenie (2013, di Tim Burton)

giovedì 23 agosto 2012

Madagascar 3 - Ricercati a Venezia

Madagascar 3 – Ricercati in Europa (2012)
La nuova avventura di Alex il leone, Gloria l’ippopotamo, Marty la zebra e Melman la giraffa, sbarca al cinema all'aperto di Venezia.

di Luca Ferrari

Storie di valori, amicizia e verità. L’animale non è chi cammina a quattro zampe, ma chi si comporta in modo crudele con chiunque. E se a insegnarlo è la simpatia contagiosa di una zebra, un leone, un ippopotamo, una giraffa e tanti nuovi amici, allora si può solo che prendere appunti. Nell’anima e nel cuore.

Venezia, 22 agosto 2012. Mancano ancora tre quarti d’ora all’inizio dell’anteprima di Madagascar 3 – Ricercati in Europa (2012, di Conrad Vernon, Eric Darnell e Tom McGrath), e l’arena di campo San Polo, sede della rassegna “Estate al Cinema”, è già traboccante di spettatori e voci. Non c’è un filo d’aria. L’umidità non allenta la morsa. Ma è solo un dettaglio.

La gente sta già entrando, e la coda è un’ordinata striscia verticale e orizzontale che arriva fin quasi sotto i portici. Un flusso costante. Il pubblico è quanto di più eterogeneo si possa immaginare. Si vai dai classici piccini accompagnati dai genitori, agli adolescenti, passando per quella fascia di età intermedia cresciuta con Steven Spielberg e “trafitta” dalla rivoluzione animata made in Pixar & DreamWorks, fino agli over 50, che nipotino o non nipotino, questa pellicola non se la vogliono proprio perdere.

Arrivano le 9, ma le luci sono ancora accese e nessun trailer viene proiettato. Ci sono ancora posti (pochi) disponibili. Si continua a entrare, e nell'attesa c'è chi mangia una pizza, e chi qualche biscotto bucaneve. Una giovane invece è immersa nella lettura di Hunger Games (2008, di Suzanne Collins). Dallo staff chiedono di avere pazienza ancora per qualche minuto. La risposta, scherzosamente (e prevedibilmente) è un buuuu divertito, presto spodestato da un incitamento di tutta la platea con un “COMINCIA, COMINCIA, COMINCIA!!!” fino a che i riflettori si spengono, e modello concerto rock, la risposta del pubblico è un sonoro boato di gradimento.

Così, dalle acque lagunari, si passa agli scenari africani dove avevamo lasciato Alex il Leone (Ben Stiller), Gloria l’ippopotamo (Jada Pinkett Smith), Marty la zebra (Chris Rock) e Melman la giraffa (David Schwimmer), nel precedente Madagascar 2 (2008).

Nostalgia di casa per il leone buono. Sogna New York City. Sogna ancora la bella vita nello zoo della Grande Mela dove era la star. Inutile aspettare che i Pinguini tornino a prenderli. Bisogna agire. E allora, maschera e boccaglio in bocca, i quattro amici per la pelle si mettono in marcia per raggiungere i pennuti in smoking, nel Principato di Monaco, e prendere insieme il loro aereo. Un piano perfetto? Assolutamente, sì. Se non fosse che crollando sui tavoli da gioco di un casinò, fanno scoppiare il panico e l’intervento della gendarmeria locale con a capo la Crudelia De Mon del terzo millennio, il Capitano Chantel DuBois (la cui voce è data nell’originale dal Premio Oscar, Frances McDormand).

Non solo un poliziotto implacabile e segugio infallibile, ma una vera collezionista di teste di animali. E tra i suoi trofei manca solo il re della foresta: Melman dunque è avvisato. Scampato provvisoriamente il pericolo, la combriccola scapestrata riesce a nascondersi all’interno di un treno di animali da circo, facendo così la conoscenza della tigre Vitaly (Bryan Cranston), il giaguaro femmina Gia (Jessica Chastain) e il leone marino Stefano (Martin Short), la cui goffaggine e ingenuità di quest’ultimo ricorda non poco il bradipo Sid della saga dell’Era Glaciale, il cui quarto capitolo, “Continenti alla deriva” sta per sbarcare nelle sale cinematografiche.

Per non rischiare di ritrovarsi sbattuti giù in corsa, il Re di Varsavia (una figura umanoide sotto le cui vesti ci nascondono le scimmie) acquista il treno circense, confidando che lo spettacolo londinese vada a gonfie vele e un impresario americano li porti finalmente a New York. Ma le cose non vanno così, e la prima apparizione della nuova dirigenza a Roma si rivela un fiasco clamoroso.

L’idea allora è quella di ridare un nuovo smalto e veste al circo. Al diavolo le vecchie tradizioni, è tempo di fare di più. A dispetto della reticenza iniziale di Vitaly, l’entusiasmo dei newyorkesi è contagioso e lo show in Inghilterra stupisce. Ma quando tutto sembra andare a gonfie vele, la verità dei fuggiaschi americani viene a galla. Gli animali del circo si sentono usati. Non c’è cosa peggiore per chi ha l’animo puro di sentirsi manipolato.

I quattro tornano finalmente nello zoo, ma nulla è più come prima. Ormai hanno visto realmente gli spazi sconfinati dell’Africa. Ormai hanno conosciuto la libertà della vita vera, con rischi e pericoli. Non si può passare la propria esistenza sotto una campana di vetro. Se ne rendono conto quando ormai è troppo tardi, e le sbarre sono già davanti a loro. Ma la vera amicizia sa andare oltre, e trionfare sopra ogni cosa. Dal circo allo zoo di Central Park, il passo è breve, e la riscossa è cominciata, chiudendo anche i conti una volta per tutte con la crudele Chantel. Nel più classico e delicato happy end, il pubblico veneziano tributa la pellicola con un fragoroso applauso finale. E oggi si fa il bis. 

Madagascar 3 – Ricercati in Europa (2012), il giaguaro Gia
Madagascar 3 – Ricercati in Europa (2012), il capitano Chantel DuBois
Madagascar 3 - l'arrivo a Montecarlo di Melman, Alex, Marty e Gloria

lunedì 28 novembre 2011

Il padre della sposa – Follie da "matriagio"

Steve Martin è stato uno degli indiscussi protagonisti della commedia americana anni ’90. Charles Shyer lo diresse nel remake del film Il padre della sposa (1991)


a fianco di Diane Keaton e un mirabolante Martin Short, qui nei panni dell’organizzatore di matrimoni Franck Eggelhoffer. Dura vita quella di George Banks (Martin), che si ritrova la figlia Annie (Kimberly Williams), di ritorno da un viaggio dall’Europa, fidanzata e sposa promessa a uno sconosciuto giovanotto. E quando il futuro genero Brian MacKenzie (George Newbern) si presenta ai genitori dell'amata, al suo giovane e garbato - Finalmente la conosco, signore -, la risposta nella mente del capofamiglia è una pietra miliare nelle sfera delle relazioni sociali: Signore! Ora, due parole attraversavano la mia mente: lecca e culo.