Mr Deeds - il semplice Longfellow Deeds (Adam Sandler)
Un ragazzotto di provincia con la passione dei messaggini d'amore eredita una fortuna. Mr Deeds (2002, di Steven Brill). Un grande cast capitanato da un grandioso e genuino Adam Sandler.
La tipica storia americana dove la sincera e amabile Provincia fa la festa alla Città, boriosa e senza scrupoli. Longfellow Deeds (Adam Sandler) lavora in una pizzeria del New Hampshire e ha una passione: scrive bigliettini di auguri col sogno di vederli pubblicati. Tutto cambia quando si ritrova recapitata un'eredità di miliardi di dollari. Il viscido avvocato Chuck Cedar (Peter Gallagher) però è lì pronto a usare qualsiasi mezzo pur di arraffare il malloppo.
Variegato e di qualità il cast, a cominciare dalla spregiudicata giornalista Babe Bennett/Pam Dawson (Winona Ryder) le cui convinzioni presto andranno riviste. Spazio poi al fedelissimo maggiordomo del riccone scomparso, Emilio Lopez (John Turturro), senza dimenticarsi dell'amico di Deeds, Occhi Storti (Steve Buscemi). Tutto da gustarsi in salsa anarchica, il cameo dell'ex-numero 1 del mondo di tennis, John McEnroe, nella parte di se stesso.
Lo confesso, ho un debole per Adam Sander. È un comico grandioso. Fattosi le ossa al Saturday Night Live, è apprezzabile tanto in ruoli scanzonati (Un tipo imprevedibile, Pixels), quanto in commedie romantiche (50 volte il primo bacio, Mia moglie per finta) o interpretazioni più intense (L'altra sporca ultima meta, Reign Over Me). Commedia brillante, Mr Deeds (2002, di Steve Brills). Un film capace di regalare sorrisi spontanei senza nessun superpotere o fisico palestrato.
Dall'ignorata adolescenza di Tim Burton, al trionfale ritorno su quello stesso caro della Disney. E fu così che sul grande schermo arrivò Frankenweenie.
La musica rock come il cinema e la scienza. Non c’è differenza quando a farlo si è da soli nella propria camera o soffitta che sia, e al massimo si sorride per un affettuoso amico a quattro zampe. Ma che succederebbe se questi d'improvviso venisse a mancare? Tim Burton porta sul grande schermo la favola realizzata durante la sua giovinezza. Animazione dark della buonanotte, Frankenweenie, all’epoca (1984) bocciata dalla società per cui lavorava, la Disney, e oggi (2012) da lei stessa prodotta e distribuita nel più maturo (?) XXI secolo.
Il regista pone sotto gli occhi degli spettatori l’incubo con cui molti bambini, presto o tardi, si devono confrontare. La perdita del proprio animaletto domestico. Che sia un criceto, un canarino o un micio, il dolore è il medesimo. Rivolevo solo il mio cane, dice candidamente ai genitori il buon Victor, novello dott. Frankenstein, dopo aver riportato in vita l’amato Sparky.
Tim Burton è ancora visceralmente affezionato al suo mondo di teenager inquieto. In questo suo vecchio-nuovo film, le influenze del suo Beetlejuice(1988) schizzano fuori di continuo. Apice di ciò, l’orribile fusione del gatto bianco con un pipistrello morto nel cui ghigno si rivede il suddetto “dio esorcista” in versione rettile.
Dalla celebre corsa al mulino per abbattere il mostro sovrumano ai nomi e cognomi degli stessi protagonisti poi, ci sono continui riferimenti alla più celebre letteratura dark. Ma ancora una volta, a prendere la testa del filo conduttore è il diverso con annesse etichette appioppategli dalla massa.
E se per le giovani generazioni sarà più difficile proseguire per le impervie strade fuori dal gregge, a rivendicare e sostenere la forza delle proprie idee (e logica) è Mr. Rzykruski (Martin Landau), professore di scienze, scacciato per i suoi metodi d'insegnamento, e senza colpo ferire accusare poi la comunità di bigottismo e ignoranza.
Dura la vita dei coniugi Frankenstein, alle prese con un figlio isolato che passa tutto il suo tempo libero dietro esperimenti invece di socializzare con gli altri all'aria aperta. Ma se il papà Ben (voce originale di Martin Short) cerca la strada del compromesso, proponendo all'introverso Viktor di andare a giocare a baseball con i compagni di scuola in cambio del permesso per partecipare al concorso scolastico di scienze, mamma Susan (Catherine O'Hara) sembra più indulgente. Almeno in apparenza.
La preoccupazione emerge sul suo delicato volto della donna ma è insita la capacità di sapere che toccherà all'amato figliolo uscire dal bozzo e cercare la propria strada perché forzarlo a far parte di qualcosa che non gli appartiene, non porterà che infelicità a tutti. E forse, il vero lieto fine di Tim Burton non è il miracolo (scontato) di Frankenweenie, è il sogno di ogni ragazzino non in linea con i dettami del gregge lì fuori.
Il grande sogno di Tim Burton è quello della comprensione di ciò che ciascuno ha di meno appariscente dentro e fuori di sé. Lo tramanda ancora. Perché per ogni Victor Frankenstein (Charlie Tahan) c’è una Elsa Van Helsing (Winona Ryder) da incontrare, che sa come non indietreggiare dinnanzi alle nostre non-parole.
La madre prodiga Disney riapre le braccia al figlio incompreso Tim Burton, oggi regista di successo. E fu così che presto vedremo Frankenweenie.
di Luca Ferrari Disney esageratamente angosciata di subire critiche e perdere pubblico o Tim Burton geniale precursore dei tempi (oscuri)? Dove che sia la verità, quando ho saputo che il censurato Frankenweenie(2013), in uscita nelle sale italiane giovedì 17 gennaio, sarebbe stato prodotto e distribuito dal fu-censore stesso, sono rimasto perplesso. Il regista originario di Burbank (Ca) è tornato da chi non lo aveva capito, e cosa peggiore, non valorizzato? Ok. Mah.
L’aneddoto è noto. Un giovane animatore di ventisei anni lavorava per la Disney. Vi era approdato nel 1979. Cinque anni dopo gli viene commissionato un corto, e lì partorisce una storia dai tratti tenero-dark. Frankenweenie per l'appunto (ibrido da Frankenstein e weenie, "sfigato"), dove un bambino che non sopporta l’idea di aver perduto l’amato cagnolino Sparky, sulle orme del celebre inventore Victor Frankenstein, lo riporta in vita. Il tutto girato in bianco e nero.
Nonostante il lavoro venga candidato all'Oscar come Miglior Cortometraggio di Fiction, la Disney non gradisce troppo il progetto. La distribuzione langue a e il riscontro di conseguenza è magro. Tra le due parti è la goccia che fa traboccare il vaso, e le strade si dividono.
Oggi, dopo il non troppo convincente Dark Shadows(2012), Tim Burton ricomincia dal passato di Frankenweenie, realizzato in stop motion, e uno dei film più attesi della nuova stagione cinematografica. I disegni richiamano alla memoria i due precedenti lungometraggi animati: Nightmare Before Christmas (1983) e The Corpse Bride (2005). Ma il passato rivive anche grazie alle voci originali di alcuni dei protagonisti dei film di Tim, a cominciare dalla sua prima musa Winona Ryder, un tempo inquieta Lydia di Beetlejuice e dolce Kim di Edward mani di forbice, e oggi Elsa van Helsing.
Dietro Susan Frankenstien si cela invece Catherine O'Hara (anch’essa in Beetlejuice), quindi Martin Short (Mars Attack) è Mr. Walsh. Il fenomenale Bela Lugosi di Ed Wood e l’inflessibile giudice di Sleepy Hollow sono Martin Landau, qui invece nella parte di Mr. Rzykruski. Infine il monumentale Christopher Lee (Ed Wood, e soprattutto il severo papà dentista di Willy Wonka) è Dracula. Musiche affidate (ovviamente) al gran maestro di cerimonia, Danny Elfman.
Avrà anche passato la fatidica soglia degli “anta” ma il suo sguardo è ancora quello di Lydia, la ragazzetta dark alle prese con voglie d’Aldilà e soprattutto con il viscido Beetlejuice (1988). Sarà anche una donna bella che fatta, ma i suoi occhi hanno trasudano ancora di sincerità della giovane Kim, anima candida amica della creatura Edward mani di forbice (1990). E a dispetto della quiete elegante che trasmette, nell’immaginarmi i suoi pensieri rivedo sempre le difficoltà della Susanna di Ragazze Interrotte (1999).
Lei è Winona Ryder. Oggi è qui, a Venezia per l’anteprima di The Iceman, in compagnia di Ray Liotta e Michael Shannon. Io però già l’aspetto in Frankenweenie, il nuovo lungometraggio animato di Tim Burton, dove presterà la sua voce a Elsa Van Helsing.