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Visualizzazione post con etichetta 69. Mostra del Cinema. Mostra tutti i post
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lunedì 10 settembre 2012

Mostra del Cinema 2012, i servizi di Cineluk

Venezia 69. – Robert Redford e la moglie Sibylle Szaggar © Federico Roiter
Viaggio nella 69. Mostra del Cinema di Venezia con i servizi del giornalista Luca Ferrari e le photostory del fotografo Federico Roiter.


Dalla regista indiana Mira Nair insieme alla bionda hollywoodiana Kate Hudson, alla burtoniana creatura Winona Ryder, passando a Spike Lee in the name of Michael Jackson. Dal faccione barbuto del futuro vincitore della Coppa Volpi, Philip Seymour-Hoffman alla bellezza ucraina di Olga Kurylenko. Dal cast italiano di Bella addormentata di Marco Bellocchio alla coppia Robert Redford - Shia LaBeouf nel politico The Company You Keep.


69. Venezia, il regista Marco Bellocchio e l'attore Toni Servillo © Federico Roiter

    domenica 9 settembre 2012

    Venice Film Festival, the Beautiful Ones

    Mostra del Cinema 2012, il regista Kim Ki-duk © La Biennale di Venezia - ASAC
    Viaggio visivo tra alcune delle più belle immagini ufficiali della 69. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (29 agosto – 8 settembre 2012).


    Si comincia dai tre premiati: il regista sudcoreano Kim Ki-duk, vincitore del Leone d’Oro per il miglior film Pietà, Hadas Yaron vincitrice della Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile in Fill the Void e Philip Seymour Hoffman (Coppa Volpi maschile) per The Master. 

    Spazio poi alle quattro giovani protagonisti femminili insieme a James Franco di Spring Breakers. La sempre più brava Alba Rohrwacher intenta a firmare autografi prima della presentazione di Bella addormentata di Marco Bellocchio. E ancora l’immortale Claudia Cardinale, l’elegante Noomi Rapace (Passion, di Brian de Palma), i protagonisti di Un giorno speciale, Giulia Valentini e Filippo Scicchitano insieme alla regista Francesca Comencini. E ancora Michael Fassbander e la madrina della rassegna, sulla spiaggia, Kasia Smutniak.

    Mostra del Cinema 2012, la madrina Kasia Smtniak © La Biennale di Venezia - ASAC
    Mostra del Cinema 2012, l'attore Michael Fassbender © La Biennale di Venezia - ASAC
    Mostra del Cinema 2012, l'attrice Alba Rohrwacher © La Biennale di Venezia - ASAC
    Mostra del Cinema 2012, il cast di Spring Breakers © La Biennale di Venezia - ASAC
    Mostra del Cinema 2012, l'attrice Claudia Cardinale © La Biennale di Venezia - ASAC
    Mostra del Cinema 2012, l'attrice Noomi Rapace © La Biennale di Venezia - ASAC
    Mostra del Cinema 2012, F. Scicchitano, F. Comencini e G. Valentini © La Biennale di Venezia - ASAC
    Mostra del Cinema 2012, l'attrice con la Coppa Volpi, Hadas Yaron © La Biennale di Venezia - ASAC
    Mostra del Cinema 2012, il vincitore della Coppa Volpi, Philip Seymour Hoffman © La Biennale di Venezia - ASAC

    Nessun giorno speciale scende a compromessi

    Un giorno speciale - Gina (Giulia Valentini) e Marco (Filippo Scicchitano)
    Due giovani sbranati dall'arrivismo dei "grandi". Dite addio a ogni speranza di happy end o di Un giorno speciale (di Francesca Comencini).

    di Luca Ferrari 

    A Venezia 69 la regista Francesca Comencini ci accompagna nel fragile equilibrio giovanile di Un giorno speciale. Due vite s’incrociano. Due destini mutano. Per fare il salto di qualità nel mondo dello spettacolo, Gina (l’esordiente Giulia Valentini) si vendere al politico di turno. Marco (Filippo Scicchitano) invece, ha già quello che vuole. Grazie all’impegno di sarta della madre nei confronti di un prete influente, è al suo primo giorno di lavoro come autista in una prestigiosa agenzia. Gina e Marco sono due ragazzi come tanti.

    In principio lei è rigida. Ma le basta abbandonare i tacchi da modella e indossare le proprie scarpe stile all-stars per sentirsi a suo agio e lasciarsi andare, arrivando perfino simulare un furto in una ricca boutique in centro, o scavalcare le recinzioni per passeggiare tra l’architettura antica della Capitale. E se all’inizio è la ragazza a giocare fuori dalle regole, con l’avvicinarsi del proprio “impegno”, le parti s’invertono ed è costretta a indossare una maschera per colmare quel tragico divario che separa il proprio mondo dalle azioni più viscide.

    “C’è leggerezza e crudezza in questo film. I protagonisti sono creature poetiche. Sono pieni di grazia. Fanno ciò che non ti aspetti” ha spiegato la regista, “nel film come nella vita reale, se in una prima fase sono più le ragazze ad avere un temperamento forte, con l’ingresso nell’età più adulta, l’equilibrio si sposta (cosa perfettamente logica vista la società palesemente maschilista, ndr)”. 

    È una Roma diversa quella che Francesca Comencini mostra. Ci sono le case colorate della periferia. Non è quella zuppa grassa di banalità recentemente ingollate con Woody Allen. “La bellezza ha lo stesso valore di una merce” ha poi aggiunto la regista, “Negli ultimi tempi c’è stata e c’è una ricerca ossessiva del corpo. Il rapporto ossessivo della bellezza la può far degenerare”.

    Se Scicchitano era già noto per Scialla (2011, di Francesco Bruni con Francesco Bentivoglio), la Valentini è al suo debutto sul grande schermo. E quello che si vede non è per nulla lontano dalla realtà. Nella scena del ristorante, Gina racconta a Marco che pur avendo messo in rete annunci di ricerca lavoro come cameriera e donna delle pulizie, la contattavano per foto da nuda o favori da concedere per ottenere altro. La stessa situazione è realmente capitata alla giovane attrice con una telefonata arrivatale poco prima di fare il provino con la Comenicini.

    Per la maggior parte del film i due protagonisti non fanno nulla di particolare. Parlano. Come amici. Come possibili innamorati. Saltellando su pietre come fossero troni. Con il sole che rincorre le sue stesse ombre. Vorremmo vederli fare l’autostop scalzi, e trovare un posto che li meriti realmente. Sanno fin da ora come stanno le cose. In qualche sguardo delicatamente ravvicinato, le loro anime ci destano da un sogno che non si avvera. E le stelle si fanno così sempre più lontane. 

    “Non abbassate la testa” esorta Filippo in conferenza stampa dellla Mostra del Cinema di Venezia, rivolgendosi a tutti i giovani, “Non scendete a compromessi, e le istituzioni cerchino di fare di più”. Più specificatamente rivolto alle ragazze invece, il messaggio finale di Giulia, “È meglio passare la vita a fare le pulizie ma stare bene con se stesse che vendere il proprio corpo solo per uno sfizio personale”.

    Quando inizierà il resto della mia vita? Dite che non posso stare con entrambe le braccia fuori dal finestrino ma nessuno mi ha mai spiegato il perché. Avete spostato le indicazioni per raggiungere qualsiasi direzione perché volete essere adulati da chi ne sa meno. Ma non andrà più così. Le tagliole che mi sto lasciando alle spalle non resteranno sempre attive. Le premature cicatrici del mio sorriso adesso hanno una prima nuova missione.

    Un giorno speciale - Marco (Filippo Scicchitano) e Gina (Giulia Valentini) 
    Un giorno speciale - Marco (Filippo Scicchitano) e Gina (Giulia Valentini) 
    Gina (Giulia Valentini), Marco (Filippo Scicchitano) e la regista Francesca Comencini

    sabato 8 settembre 2012

    La compagnia di Robert Redford

    Lido di Venezia, Mostra del Cinema – Robert Redford e Shia LaBeouf © Federico Roiter
    Sulo red carpet della 69° Mostra del Cinema Robert Redford è in compagnia della sua dolce metà e Shia LaBeouf, co-protagonista de La regola del silenzio.

    A cinque anni dall’ultimo Leoni per Agnelli (2007), il due volte premio Oscar Robert Redford è tornato dietro la macchina da presa per dirigere e recitare La regola del silenzio - The Company You Keep, raccontando ancora la politica ma lasciando gl'ideali sul secondo gradino del podio. Eccolo in conferenza stampa e sul red carpet in compagnia della moglie Sibylle Szaggar e uno dei protagonisti della pellicola, Shia LaBeouf.

    Lido di Venezia, Mostra del Cinema – Robert Redford © Federico Roiter
    Lido di Venezia, Mostra del Cinema – Robert Redford © Federico Roiter
    Lido di Venezia, Mostra del Cinema – Robert Redford © Federico Roiter
    Lido di Venezia, Mostra del Cinema – Robert Redford © Federico Roiter
    Lido di Venezia, Mostra del Cinema – Shia LaBeouf © Federico Roiter
    Lido di Venezia, Mostra del Cinema – Robert Redford © Federico Roiter
    Lido di Venezia, Mostra del Cinema – Robert Redford e la moglie Sibylle Szaggar © Federico Roiter

    Le regole della verità, dello scoop e del silenzio

    La regola del silenzio - Nick Sloan/Jim Grant (Robert Redford)
    Gli anni della Contestazione si ripresentano con il conto da pagare. Ispirato all'omonimo romanzo di Neil Gordonm, La regola del silenzio (di Robert Redford).

    di Luca Ferrari

    Sono lontani, a prescindere da quanti siano, I tre giorni del Condor. Gli uomini del Presidente intanto si sono moltiplicati. Clonati. Non li distingui più. I media non sono meno volgari della politica. Fino a che punto ci si può e si deve spingere? E se lo fai, è per amore della verità o del sensazionalismo da scoop? Reporter in erba ti dicono serenamente che quando vengono chiamati sono felici all’idea ci possa essere un cadavere, così hanno una storia da seguire. Si può fare il proprio mestiere e in modo superlativo senza oltrepassare quella sogna di umanità. E fanculo anche un articolo e il Premio Pulizter se a rimetterci deve essere una vita.

    I veri ideali non cambiano. Si aggiornano. Nell’attivismo come nell’espressione artistica. Negli anni della guerra in Vietnam, Nick Sloan (Robert Redford) prese parte al movimento di contestazione Weather Underground. Quando però ci scappa il morto durante una rapina im banca e una guardia padre di famiglia muore, scatta la caccia all’uomo. I quatto presenti si danno alla fuga, e cambiando identità riescono a farla franca ai Servizi Segreti.

    Questo per trent’anni fino a quando Sharon Solarz (Susan Sarandon) decide volontariamente di costituirsi. La storia riscuote molto eco su tutta la stampa e l’interesse del giovane e scafato giornalista di una piccola testata locale, Ben Shepard (Shia LaBeouf), che inizia un certosino lavoro investigativo degno del Watergate ma non senza una certa voglia di protagonismo.

    Ispirato all'omonimo romanzo di Neil Gordon, La regola del silenzio (di Robert Redford) è stato presentato nella sezione Fuori Concorso alla 69° edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (29 agosto – 8 settembre 2012).

    Jim Grant oggi è vedovo. Sua figlia Isabel (Jackie Evancho) è una normale studentessa di 11 anni. Lui è un avvocato. Tutto scorre liscio, ma qualcuno (Shepard) vuole di più di un misero lavoro da articolista di cronaca. Vuole la prima pagina sul giornale locale di Albany NY alla cui direzione c’è Ray Fuller (l’istrionico Stanley Tucci). Grazie a una sua ex-fiamma che lavora all’FBI, Diana (Anna Kendrick), inizia a mettere insieme i pezzi del puzzle fino a scoprire in modo del tutto autonomo, e decisamente meglio dei servizi segreti, che Nick Sloan è Jim Grant, anch’esso accusato della morte della guardia.

    Ma questi in realtà non c’era. La sua sola speranza di far venire a galla la verità a questo punto è trovare Mimi Lurie (Julie Christie), anch’essa a scomparsa nel nulla. Ma per raccontare la storia, dovrebbe costituirsi. “Chi è il terrorista?” chiede la donna a uno stremato Sloan, “Uno stato che commette un genocidio o chi si ribella a tutto questo arrivando anche ad atti estremi?”.

    Il giornalismo e la verità. Quando la moda dei supereroi non era ancora dilagata, il regista Mark Steven Johnson (Ghost Rider) portò sul grande schermo Daredevi (2003) con protagonista Ben Affleck, spalleggiato dalla sua futura moglie (ed Elektra) Jennifer Garner, opposto alla temibile coppia Colin Farrell alias Bullseye, e il recentemente scomparso Michael Clarke Duncan, nelle parte del boss mafioso Wilson Fisk/Kingpin.

    Matt Murdock (Daredevil) incappa spesso nel giornalista Ben Urich (Joe Pantoliano), giornalista investigativo deciso a far luce su questo fantomatico eroe mascherato. Scoperta l’identità segreta e con l’articolo terminato, non resta che schiacciare invio e mandarlo in stampa. Ma ualcosa lo boocca. Non mi voglio arrendere a un sistema che disprezzo, dice ancora Mimie. E così sia. Ma se i risultati fin’ora raggiunti non hanno cambiato nulla, forse è ora di cercare un’altra strada. L’essere umano è avvisato. La verità non disseta l’orgoglio.

    Curiosità del film. Per la seconda volta dopo L'uomo che sussurrava ai cavalli (1998),  sempre diretto e interpretato da Redford, anche in La regola del silenzio, lui e l’attore Chris Cooper sono fratelli. Nel caso della pellicola tratta dall’omonimo libro di Nicholas Evans, come Tom e Frank Booker, in questa presentata in laguna come Nick e Daniel Sloan.

    La regola del silenzio - Sharon Solarz (Susan Sarandon)
    La regola del silenzio - Ben Shepard (Shia LaBeouf)
    La regola del silenzio - Rebecca Osborne (Brit Marling)
    La regola del silenzio - Nick Sloan/Jim Grant (Robert Redford)

    venerdì 7 settembre 2012

    Spring Breakers, SOS giovani

    Spring Breakers - Brit (Ashley Benson), Alien (James Franco) e Candy (Vanessa Hudgens)
    Eccessi e facili soldi per stordire l'avanzata di un futuro senza speranza. In concorso alla 69° Mostra del Cinema, Harmony Korine presenta Spring Breakers.


    Party selvaggi a base di sesso sfrenato, alcol e droga. Uno stacco dalla realtà totale. È la cosiddetta settimana di vacanza di primavera, la Spring Break americana. Lontano da esami e lezioni del college. Andando al caldo, magari in Florida. Ma per farlo servono soldi. Inizia così Spring Breakers - Una vacanza da sballo (2012, di Harmony Korine), in concorso alla 69° Mostra del Cinema di Venezia. 

    Le giovani Candy (Vanessa Hudgens), Brit (Ashley Benson) e Cotty (Rachel Korine), novelle "pussy arancine meccaniche", hanno un piano: passamontagna in testa, martelli giganti, pistole giocattolo in mano e via, a rapinare un fastfood per sovvenzionarsi lo sballo e finalmente partire insieme alla più morigerata Faith (Selena Gomez).

    Un eccesso tira l’altro e dopo una retata della polizia, le quattro amiche si ritrovano dietro le sbarre. A ridar loro la libertà ci pensa il rapper spacciatore Alien (un James Franco con denti metallici e treccine). È l’inizio di un viaggio ancora più folle dove la sola moneta che vale è lo "spingersi oltre, con le proprie regole" e un finale segnato da addii e bagnato col sangue.

    Perché tutto questo sfacelo? Tappa obbligata per i giovani moderni o esagerazioni da cinema? Entrambi. Il modello è quello autorizzato da MTV a ritmi rap/hip pop plasmato sulla mentalità da gangster: armi, denaro e droga. E Al lo dice chiaramente: voglio sempre più soldi.

    Troppo facile allungare le proprie falangi verso una gioventù scapestrata. Il mondo è cambiato. Le sicurezze sono un’utopia. Le immagini colpiscono e stordiscono. E lì fuori non c’è niente e (quasi) nessuno che tenda una mano. I neo-genitori si preparino. Il mondo è ancora più feroce di una volta. E non si può sperare che dei poco più che adolescenti facciano tutto da soli, per poi metterli pure all’angolo e abbandonarli se sbagliano. E sbaglieranno. Tutto ha un’origine e una causa. 

    Ed è un fatto che la droga circoli molto più liberamente nella vita comune rispetto a una volta. Ed è un fatto che il dialogo tra il mondo adulto e quello in fase di crescita sia ancora inesistente e poco costruttivo nel momento del bisogno e delle prime grandi difficoltà.

    Anche il ragazzo meno propenso potrebbe ritrovarsi in mezzo a bravate più grandi di lui. Ci si fa trascinare. Capita anche a chi ha personalità. Qualcuno riesce a fermarsi. Torna indietro. Faith a un certo punto ci ripensa. Non si fida di Alien. Vuole tornare a casa, e lo fa. Lei però ha una risorsa spirituale che non tutti hanno a disposizione. 

    Spring Breakers, che sarà distribuito nelle sale nel 2013, va guardato come un’opportunità per andare oltre la monotonia del muro contro precipizio. E bisognerebbe essere abbastanza sinceri con i più giovani e con noi stessi per dire che anche se passano gli anni, non cessano le paure. I dubbi rimangono. I capelli bianchi sono solo una maschera che il Tempo concede a chi inizia a oltrepassare la soglia degli “anta”. Ed è strano come ci si compiaccia dell’importanza di mantenere il lato bambino, ma non quello adolescente. Che non significa sballato, significa insicuro. E lo siete tutti.

    Proveniente da una famiglia disastrata, Alien si è costruito il suo posto distorto nel mondo. Le quattro amiche sono ancora alla ricerca. Il college è uno schermo protettivo. Non prepara alla vita. Men che meno la maggior parte delle famiglie. Che vogliamo fare? Viviamo un’era estremamente più libertina ma ciò non significa che la fascia di età dei 15-25 anni non pensi. Non speri. Non voglia lottare. C’è un autobus che li aspetta per condurli nel rispettivo futuro. Troveranno da soli la strada. Ma qualcosa intanto si può fare. O no....

    "...per andare dove? in un posto senza speranze dove i propri sogni si trasformano in confessioni multimediali/...per andare dove? in un posto dove s'inseguono parole per vederle tramutate in sorde colate di vento/...vorreste ascoltare l'elenco aggiornato dei miei perché?...Vorrei partire per ascoltare chi ha lasciato tutto per tornare...per capire...per camminare...per ascoltare/
    ...
    Ho appena trovato qualcosa e non avevo fatto nulla di speciale/...ho vissuto alcuni giorni senza il peso di un'armatura, usando un poster come spiedino per il caffè/… vorrei vivere almeno trenta secondi senza il bisogno di dover fare qualcosa di cui il mondo si accorgesse/… Oggi mi accontenterei di vivere almeno pochi attimi senza il peso di un nuovo inizio per il giorno dopo" l.f

    Il trailer di Spring Breakers

    Spring Breakers - Candy (Vanessa Hudgens) e  Brit (Ashley Benson)
    Spring Breakers - Candy (Vanessa Hudgens) 
    Spring Breakers (2012, di Harmony Korine) - le quattro protagoniste arrestate
    Spring Breakers: Cotty (Rachel Korine), Brit (Ashley Benson), Candy (Vanessa Hudgens)
    e Alien (James Franco) 
    Spring Breakers (2012, di Harmony Korine)
    Spring Breakers: Cotty (Rachel Korine), Faith (Selena Gomez), Brit (Ashley Benson),
    Alien (James Franco) e Candy (Vanessa Hudgens)

    giovedì 6 settembre 2012

    A spasso con il cast di Bella addormentata

    Mostra del Cinema 2012, il cast del film Bella addormentata fuori la Sala Darsena  © Federico Roiter.
    Sereni, professionali e simpatici. In conferenza stampa come lì fuori, camminando in mezzo ai comuni mortali. Sono i protagonisti di Bella Addormentata.

    di Luca Ferrari

    Distribuito da 01 Distribution di Rai Cinema, il film Bella addormentata, presentato in anteprima alla 69. Mostra del Cinema, sarà nelle sale italiane a partire da giovedì 6 settembre. Dirige il regista Marco Bellocchio. Interpretano Toni Servillo, Maya Sansa, Alba Rohrwacher, Gianmarco Tognazzi,  Michele Riondino e Pier Giorgio Bellocchio.

    Lido di Venezia, Mostra del Cinema 2012 - Marco Bellocchio e Toni Servillo © Federico Roiter
    Mostra del Cinema 2012, conferenza stampa di Bella addormentata © Federico Roiter
    Lido di Venezia, Mostra del Cinema 2012 - l'attrice Alba Rohrwacher © Federico Roiter
    Lido di Venezia, Mostra del Cinema 2012 - l'attore Toni Servillo © Federico Roiter
    Lido di Venezia, Mostra del Cinema 2012 - il regista Marco Bellocchio © Federico Roiter
    Lido di Venezia (Ve), il cast del film Bella addormentata davanti al Palazzo del Cinema  © Federico Roiter.

    Dio non è indispensabile per avere fede

    Bella addormentata - Rossa (Maya Sansa)
    Morte. Suicidio. Solitudine. Amore. Coscienza. Rinascita. Disperazione. Marco Bellocchio porta a Venezia 69. Bella addormentata.

    Parlare della Fine non è facile per nessuno. Con una prova da libero artista invece, il regista romagnolo ci riesce. Per di più avventurandosi tra le anarchiche forche caudine dell’eutanasia. Bella Addormentata è un’introspezione corale che ruota attorno agli ultimi giorni di vita di Eluana Englaro. 

    Lo spessore culturale e umano del regista fa sì che il film non scada mai in quei salottini "Vespaioli", dove parlano solo gli interessi. Marco Bellocchio parla di morte, sì. Ma lo fa con i delicati sentimenti rabbiosi delle persone, e le contraddizioni delle rispettive vulnerabilità.

     “Il film svela quello che io penso sull’argomento in modo complesso. Bella addormentata è fatto di risvegli e non risvegli. È un film semplice ed essenziale” ha spiegato il regista in conferenza stampa, insolitamente iniziata con una standing ovation dei giornalisti ai protagonisti, “All’origine della pellicola non c’è stato niente di voluto. Quello che vedevo e sentivo su Eluana mi è rimasto dentro. Ho cominciato ad avere delle immagini, personaggi e storie. Le ho lasciate depositare per un po’. Fino a quando, insieme agli sceneggiatori Veronica Raimo e Stefano Rulli, abbiamo iniziato la sceneggiatura”.

    Se Isabelle Huppert è un’attrice di cinema ormai votata alla sofferenza più totale per la figlia ridotta in stato vegetativo e prega tutto il giorno, Toni Servillo è il politico Uliano Beffardi, iscritto al Pdl ma stufo di sottostare a ideali in cui non crede. O meglio, non crede più. Ma il personaggio più controverso, è sua figlia Maria (Alba Rohrwacher). 

    Orfana di madre. Ignora (…) che sia stata lei stessa a chiedere al marito di farla finita. Manifesta per la sopravvivenza di Eluana Englaro, però s’innamora di chi è lì per la ragione opposta, ossia Roberto (Michele Riondino). Tra loro è colpo di fulmine. E tutto il resto passa quasi in secondo piano. Il cuore è dolcemente egoista. Ed è giusto che sia così.

    Dopo Buongiorno Notte (2003), Maya Sansa torna a farsi dirigere da Bellocchio. Buchi da tossica. Sfregi sulle braccia. Una bellezza meno mediterranea e più Tomeiana (Marisa, ndr) formato The Wrestler (2008, Darren Aronofsky). 

    È il suo personaggio a regalare un’impensabile speranza, e far virare il film verso un’atmosfera alla The Burning Plain (2007, di Guillermo Arriaga) inveceo del classico naufragio sugli anfratti di un'Italia perennemente e inconsolabilmente depressa. La pioggia della veglia lascia spazio a un sole leggero. C’è voglia di vivere. La finestra aperto è un passaggio verso il mondo da cui non si vuole più fuggire.

    E come nello struggente Million Dollar Baby (2004), dove Frankie Dunn (Clint Eastwood) acconsentiva a spegnere Maggie Fitzgerald (Hilary Swank), così Uliano compie la medesima azione con la sua dolce metà. Ormai esangue e stufa di cure invasive, è costretta a ripetersi tre volte. Quasi che lui non volesse veramente sentire quella richiesta finale. 

    Ma non è forse il più grande e doloroso atto d’amore rinunciare a qualcuno che sta soffrendo, e che ti sta chiedendo di lasciarla andare? Chi lo nega, o non sa cos’è l’amore o è talmente egoista da mettere un’idea astratta davanti all’essere umano.

     Bella addormentata - Divina Madre (Isabelle Huppert)
     Bella addormentata - Uliano Beffardi (Toni Servillo)
    Bella addormentata - Roberto (Michele Riondino) e Maria (Alba Rohrwacher)

    martedì 4 settembre 2012

    Io sono LIBERO di vivere, morire e suicidarmi

    Bella addormentata - Rossa (Maya Sansa) e Pallido (Pier Giorgio Bellocchio)
    Venezia 69. Eutanasia. Eluana Englaro. Marco Bellocchio. Bella addormentata. Dì ciò che ti pare, ma nessuno dovrà decidere per me la vita e la morte.
    di Luca Ferrari

    Italia bigotta. Ancora e morbosamente legata ai capricci ideologici del Vaticano & co. Incapace di vivere la spiritualità senza doversi prostrare a logiche istituzionali di chi detiene un mero potere temporale. E come una facinorosa massa obbediente, il fido annuisce. Lo ha sempre fatto. E nel tuo prostrarti a una qualsiasi ideaologia che ti sta negando il libero arbitrio, evita di fare due cose se mai m’incontrassi sul tuo cammino: dirmi come devo vivere o peggio, provare a impedirmi di farlo. Mi diventeresti antipatico.

    Adesso poi siamo già in clima elettorale, e la fetta della silente democrazia cristiana fa gola ai due maggiori partiti (…) d’Italia. E immagino già i cronisti e la stampa di parte. Pronta a crocifiggere Marco Bellocchio, regista di Bella Addormentata (2012), film la cui vicenda si snoda attorno i sei giorni che precedettero la morte per eutanasia di Eluana Englaro (1970-2009), e che vede protagonisti Toni Servillo, Alba Rohrwacher, Michele Riondino, Isabelle Huppert e Maya Sansa. La pellicola sarà presentata in anteprima mercoledì 5 settembre alla Mostra del Cinema di Venezia.

    Suicidio assistito e omicidio da una parte, accanimento terapeutico dall’altra. Un turbine di parole che ha già riempito colonne di giornali dove moralizzatori da quattro soldi si lanciano in Savonarolesche crociate, mostrandoci inesorabilmente, e tragicamente, come nel 2012 l’essere umano non venga ancora ritenuto abbastanza cresciuto per decidere per se stesso. Secondo “qualcuno” la sola strada per il Paradiso è nella sofferenza. Un sentimento che altri, ipoteticamente diversi, galantuomini trovano perfino il modo di realizzare lasciandosi scie di zolfo alle spalle.

    La Storia dimostra che sono sempre stati (troppo) pochi gli episodi ribellione alla morale dominante: meglio dunque accontentarsi di quello che c’è già piuttosto che mettere in discussione uno status quo che sia macro, istituzionale e religioso, o micro, familiare e lavorativo.

    Un po' di rock d'Irlanda per chiudere questa pagina: “It's not worth anything/ More than this at all/ I'll live as I choose/, Or I will not live at all … Libera di decidere/ Non c'è proprio nulla che valga più di questo/ Vivrò come scelgo/ O non vivrò affatto” Free to Decide (1996), The Cranberries.
    libertà di pensiero, libertà di decisione

    Mare Chiuso, i desaparecidos del Mediterraneo

    Mare Chiuso (2012, di Andrea Segre e Stefano Liberti)
    Viaggio nelle odissee disperate di quell'umanità abbandonata da (quasi) tutti. Viaggio in Mare Chiuso (2012, di Andrea Segre e Stefano Liberti).

    di Luca Ferrari

    Provi perché non hai un’altra scelta, tutto qua! Si riassume così la molla disperata che anima migliaia di uomini e donne in fuga dalla guerra e da soprusi. Pronti a iniziare viaggi disumani che spesso si concludono nel modo peggiore. Tornando da dove sono fuggiti. Rinchiusi in carceri e in mano a crudeli aguzzini. Alla 69° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, nella sezione Eventi Collaterali, è stato presentato il documentario Mare Chiuso (2012), di Andrea Segre e Stefano Liberti. 

    La telecamera racconta le loro storie. Entra nelle tende dei campi profughi allestiti dall’ONU e nelle sale giuridiche della Corte Europea. In ballo ci sono vite umane. Esistenze ignorate, e cosa peggiore, svilite.

    Meta iniziale/finale di molti esuli africani è l’Italia. Quella stessa nazione dove l’87 per cento del suo Parlamento votò a favore della (squallida) legge sui respingimenti. Non c’è da stupirsi. Viviamo in uno stato dove alte cariche dello stato (Luca Zaia, attuale presidente Regione Veneto) possono liberamente affermare che gli sbarcati a Lampedusa non sono altro che benestanti vestiti in abiti firmati. Perché sorprendersi dunque nell’apprendere che un barcone con 72 persone lanciò un SOS, venne avvistato e poi lasciato al suo tragico destino?

    La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani è solo carta straccia. I trattati sul rispetto dei diritti umani vengono costantemente ignorati. Le firme della Convenzione di Ginevra sono un abito da far risplendere solo nei cerimoniali domenicali.

    Tende nel deserto. Tende nel nulla. “Se quella volta l’Italia non ci avesse respinto, tutto questo non sarebbe successo” raccontano sconsolati da un campo profughi nel documentario. “Il cinema deve fornire una base di costruzione culturale storica. Vogliamo consegnare alla memoria di questo paese quello che è successo” ha sottolineato Andrea Segre, uno dei registi durante il dibattito tenutosi subito dopo l’anteprima della proiezione.

    Dal 1998 a oggi sono quasi 14.000 (quattordicimila) i morti accertati nel Mediterraneo. “Non basta piangere. Episodi del genere continuano ad avvenire in molti paesi europei” ha ammonito Maud de Boer, vice-presidente del Consiglio d’Europa nell’incontro coordinato dal giornalista Gian Antonio Stella, “adesso poi, sempre più gente in fuga dalla Siria userà il Mediterraneo, ma col rischio di perdersi. Il Mediterraneo è il Mare di tutti, di tutte le coste”.

    Qual è il destino di Mare Chiuso? Sarà distribuito? Verrà portata nelle scuole o resterà un evento collaterale della Mostra del Cinema 2012? Per quanto si sforzeranno UNHCR e Amnesty International, entrambi patrocinatori, il dramma resterà inascoltato.

    “Dalla caduta di Gheddafi è cambiato poco” ha sottolineato Christopher Hein, direttore del Consiglio Italiano per i Rifugiati, “Tutt’ora ci sono centri di detenzione, con eritrei e somali. Come CIR abbiamo una presenza in Libia. Tutt’ora le persone vengono imprigionate senza assistenza medica, con poca acqua e cibo. Il 23 febbraio scorso la Corte di Strasburgo, in merito a vicende di respingimento, ha condannato l’Italia per violazione dei diritti umani per 15mila euro da versare ai sopravvissuti entro tre mesi: oggi ne sono passati quasi sei e non è stato pagato nulla”.

    Momento toccante quando durante l’incontro la parola è passata a chi su quei barconi c’era. “Dopo 18 ore di viaggio, il mare era grosso e scarseggiava benzina, acqua e cibo. Sono stati chiamati soccorsi. Dopo ore di attesa è arrivato un elicottero che si è limitato ad avvistarci. Poi ne è venuto un altro che ci ha lanciato biscotti e acqua, facendo segno che dovevamo aspettare. E così abbiamo fatto per ore ma nessuno è tornato a aiutarci. Dopo la vista dell’elicottero, siamo rimasti in mare per altri 15 giorni. La gente ha cominciato a morire, in primis donne e bambini. Il vento ha cominciato a spingere e ci siamo ritrovati di nuovo in Libia”.

    Proprio lì dove è fortissima la discriminazione verso i popoli subsahariani. Gli 11 superstiti sono stati portati in carcere dove due sono morti, mentre gli altri, una volta arrivati a Tripoli, sono stati curati grazie all’aiuto del vescovo. “Nessuno sa di che nazionalità fosse l’elicottero che li ha avvistati” ha poi aggiunto padre Zerai, “Nessuno sta cooperando. Il clandestino viene spogliato di diritti e dignità. Se fossero stati turisti, il mondo non avrebbe taciuto. Clandestino non significa animale”.

    Venezia è stata scelta per la presentazione di questo documentario. Venezia è uno dei porti dell’Adriatico dove vengono respinti iracheni, afgani, kurdi. Nel dopo Berlusconi non è cambiato nulla in Italia sotto questo aspetto. In materia di respingimenti si stanno seguendo le medesime politiche. Non solo non si sta facendo nulla a livello istituzionale, ma l’Italia continua a essere insozzata da ideologie razziste. E che dire delle associazioni umanitarie? Dovrebbero essere una risorsa, e invece si perdono dietro egoismi da prime donne, buttando a mare la possibilità di fare squadra.

    Così i Diritti Umani proseguono per l’ennesima sconfitta. Ognuno è mosso dai propri interessi. Nel guardare il documentario, mentre alcuni superstiti che si trovano nel campo allestito dall’UNHCR sul confine libico-tunisino, raccontavano delle torture modello Guantanamo subite nelle prigioni libiche più volte denunciate da Amnesty International ma evidentemente di poca tendenza, mi domandavo che cosa hanno provato a osservare tutto ciò quei “pacifisti” che sono scesi in piazza per manifestare contro l’attacco NATO in Libia, ma che se ne sono fregati per 40 anni di dittatura Gheddafiana.

    Africa ignorata. Qualcosa di arci-noto. Etiopi, eritrei o ruandesi. Nel 2004 il regista Terry George portò sul grande schermo il dramma del genocidio in Hotel Rwanda. Allora (1994) come oggi il sangue africano non interessa a nessuno. Le parole del Colonnello Peter Oliver (Nick Nolte) delle Nazioni Unite rivolte a Paul Rusesabagina (Don Cheadle), direttore dell’Hotel des milles collines di Kigali, capitale del Ruanda, risuonano ancora tragiche nella drammatica attualità: “Per loro (l’Occidente, ndr) siete immondizia, siete sterco. Non avete valore. Potrebbe essere il tuo di hotel, se non fosse per una cosa: sei nero. Non sei neanche un negro. Sei un africano”.

    Oggi non viviamo in un mondo dove i Diritti Umani sono rispettati. Se volete/vogliamo davvero trovare una soluzione, questo è la realtà con cui abbiamo a che fare. Ma come nel regno di Fantasia della Storia Infinita rimase solo un granello di sabbia da cui Bastian, grazie alla magia dell’Imperatrice, iniziò a ripopolare il mondo dei sogni, così le parole di una giovane “mi spiace non aver potuto partecipare all’incontro” hanno il sapore di un nuovo inizio. Un risveglio Culturale e Umano. Quella forza e praticità che aiuterà una bambina a rivedere il proprio padre.  Oggi però, è ancora lontano.

    Guarda il trailer di Mare Chiuso

    Mare Chiuso (2012, di Andrea Segre e Stefano Liberti)
    Mare Chiuso (2012, di Andrea Segre e Stefano Liberti)
    Mare Chiuso (2012, di Andrea Segre e Stefano Liberti)