Thor Love and Thunder - Jane (Natalie Portman) e Thor (Chris Hemsworth)
Ironico, romantico e sofferente. Thor Love and Thunder (2022, di Taika Waititi) è il film ideale per rilassarsi al cinema, da soli, in famiglia o con gli amici. Strepitosa la colonna sonora rock!
Natalie Portman (Dott.ssa Jane Foster): semplicemente divina in tutto. Dolcezza, dolore e bellezza. Russell Crowe (Zeus): un gigione lussurioso e vendicativo. Christian Bale (Gorr): una maschera di rancore, odio e tragica sofferenza. Tessa Thompson (Valchiria): un'amica fidata e sempre pronta al sacrifico. Taika Waititi (Korg): quel bro ripetuto costante, ti fa venire voglia di andarci subito a bere una birra ... o dell'idromele! Chris Hemsworth (Thor): un intrepido romanticone mai sazio di autoironia.
L'estate è arrivata e Thor Love and Thunder (2022, di Taika Waititi), c'è da scommetterci, ne sarà il mattatore. Abbandonate le atmosfere oscure di Dark Word (2013), delle battaglie "Avengersiane" contro Thanos e in parte anche di Thor - Ragnarock (2017, sempre di Waititi), in questo quarto capitolo dedicato al dio norreno, sale in cattedra il colore. Thor non è più solo probo e audace. Sentimenti più leggeri s'impossessano del suo essere, anche quando la minaccia è più spaventevole e mortale che mai. A dispetto di una certa leggerezza del film, il dolore è un sentimento che accomuna tutti i principali protagonisti: Thor, Jane, Valchiria e Gorr stesso.
Thor Love and Thunder, a tutto rock! Anzi, a tutto Guns 'n' Roses, Welcome to the Jougle, Sweet Child o' Mine, Paradise City....solo per cominciare! La battaglia finale a suon di November Rain poi, con chiaro riferimento al videoclip della band, è a dir poco strepitosa e per veri intenditori! Ma i riferimenti non finiscono qui. Dal figlio di Heimdall, che si vuole far chiamare Axl come il cantante della suddetta band, a un altro ragazzino in gita che indossa una t-shirt con la copertina dell'album "Use Your Illusion I". Era da un po' che non ascoltavo i GNR ma questo film mi ha fatto tornare una voglia atavica.
La musica è protagonista, ma non solo. Ci sono altri quattro personaggi che si prendono la scena, a cominciare due (assurde) capre giganti che belano in modo sguaiato e fracassone. A salire in cattedra poi, ci pensano l'ascia Stormbreaker, nuova fedele compagna di Thor, e il martello Mjolnir, passato in mano a Jane, che il possente eroe vorrebbe indietro ma di cui non sembra più degno. Situazione questa molto poco gradita dall'ascia stessa, che non disdegna gelosia. Sì, avete letto proprio bene!
Mi sono davvero rilassato a vedere Thor Love and Thunder al cinema e se potessi.. andrei subito a vivere a New Asgard. Chi si unisce a me?
Ghostbusters - le acchiappafantasmi sono pronte ad entrare in azione: Abby (Melissa McCarty),
Erin (Kristen Wiig), Patty (Leslie Jones) e Holtzmann (Kate McKinnon)
Massacrato ancor prima che uscisse. Il suo trailer? Uno dei video su Youtube col maggior numero di dislike. Ma fa davvero così schifo Ghostbusters (2016, di Paul Feig)? Io dico di no.
Un film (fin) troppo criticato puzza sempre di fregata al contrario. Magari non resterà negli annali della settima arte ma poi scopri che la gente che lo massacra senza pietà sono gli stessi che inneggiano ai cinecomic di qualità pessima, continuano a ridere sulle miserie di Fantozzi e sparano giudizi eruditi senza averne manco le competenze. E c'è pure chi lo fa senza averlo visto, esattamente come accade per i film di Gabriele Muccino o il Daredevil con Ben Affleck e Jennifer Garner. La logica del "siccome lo dicono in tanti, lo dico anche io" trionfa. E' questo il caso di Ghostbusters (2016, di Paul Feig), uno dei film più demoliti della storia della settima arte. Ghostbusters (2016, di Paul Fieg) è un film da sufficienza. Nulla di trascendentale. Ti fai pure qualche risatina. Lontano anni luce dall'essere un capolavoro, ma neanche così inguardabile come vorrebbe far credere la critica dei nerd da popcorn. Già diretta da Fieg in Le amiche della sposa, Corpi da reato e il cazzutissimo Spy, Melissa McCarthy è Abby Yates, scienziata esiliata e da tempo in rotta con l'amica Erin Gilbert (Kristen Wiig), oggi lanciata verso la carriera universitaria e improvvisamente stoppata da una comune pubblicazione.
Al fianco di Erin c'è da tempo ormai la genialoide Holtzmann (Kate McKinnon). Il terzetto diventa un quartetto con l'arrivo (casuale) di Patty Tolan (Leslie Jones). Ma per cominciare l'attività di acchiappafantasmi è necessario coordinare gli appuntamenti. Per il posto di segretario dunque, ecco farsi avanti l'aitante e imbranato Kevin Beckham a cui presta muscoli e idiozia, il dio del tuono Avengeriano, Chris Hemsworth.
Ma qual è la grande colpa del Ghostbusterss di Paul Fieg? Essere un remake di un cult degli anni Ottanta che ha fatto epoca, Ghostbusters - Acchiappafantasmi (1984, di Ivan Reitman) ma di cui, stranamente, tre degli originali protagonisti hanno tutti accettato di buon grado di partecipare a questo nuovo film. I loro nomi? Bill Murray, Ernie Hudson e Dan Aykroyd. A memoria non mi risulta che Keanu Reeves abbia partecipato a quella mostruosità che è il remake del cult anni '90 Point Break, o Arnold Schwarzenegger sia di nuovo sceso in campo per rifare Total Recall al fianco di Colin Farrell. Film questi due, neanche lontanamente massacrati come è accaduto al Ghostbusters versione femminile.
Uno strano destino, davvero, quello di Ghostbusterss di Paul Fieg. Un destino che non lo accomuna a prodotti scadenti di nuova generazione e riportati a nuova vita nel terzo millennio, ma al contrario incensati come opere cult. Su tutti, Mad Max - Fury Road diretto dallo stesso George Miller (in crisi), che ha ripreso la sua storia meglio riuscita e l'ha inzuppata di femmine ed effetti speciali. A dir poco insignificante poi, la versione "moderna" di Assassinio sull'Orient Express di Kenneth Branagh. Un film che non dice né aggiunge nulla al capolavoro degli anni Settanta. Non entro neanche nel merito dell'ex-colossal Ben-Hur. Tutti remake. Tutti film che si potevano evitare eppure neanche lontanamente bistrattati come Ghostbusterss di Paul Fieg.
Il trailer di Ghostbusters (2016)
Ghostbusters - le acchiappafantasmi in azione: Abby (Melissa McCarty), Erin (Kristen Wiig), Holtzmann (Kate McKinnon) e Patty (Leslie Jones)
Avengers: Infinity War - il possente e spietato Thanos (Josh Brolin)
Ogni dittatura subita è una forma di estinzione. La minaccia aliena è più forte che mai. Chiunque si schieri contro l’invincibile Thanos è il benvenuto a unirsi insieme agli Avengers in Infinity War.
Un tiranno spietato è deciso a prendersi le sei Gemme dell'Infinito e così sterminare metà dell'intero universo. Lui si vede come un benefattore. Nella sua folle visione l’intero mondo è sovraffollato ed è per questo che le risorse in ogni pianeta si stanno esaurendo. Qualcuno per fortuna non è d’accordo ma il semplice unire le forze non sarà sufficiente. Questa volta nemmeno il coraggio più audace potrà bastare per spegnere il progetto allucinante di questo alieno. Sarà una dura battaglia, sulla Terra e altrove. Questo è il tempo di Avengers: Infinity War (2018, di Anthony e Joe Russo).
Cinque anni or sono il possente Thanos (Josh Brolin) mandò Loki (Tom Hiddleston) a preparargli il campo sulla Terra. Dopo che l’Asgardiano ha rimediato una sonora sconfitta, adesso è arrivato il momento di fare da sé. Un pianeta dopo l’altro, cadono tutti e la situazione è sempre la stessa. Metà popolazione vive, metà muore. Una dopo l’altra, Thanos punta alle Gemme dell’Infinito. Adesso è il turno della Terra, due delle quali sono custodite da Doctor Strange (Benedict Cumberbatch) e Visione (Paul Bettany).
Anche il possente Thor (Chris Hemsworth) subisce l’atroce punizione distruttiva di Thanos e i suoi spietati sgherri, e a dispetto della strenua resistenza opposta insieme al sempre ambiguo fratellastro, il leale Heimdall (Idris Elba) e Hulk (Mark Ruffalo), finisce in una letale disfatta. Divisi e mal ridotti, il gigante verde, una volta rientrato sulla Terra, riesce a mettere in allarme i non più amici Tony Stark-Iron Man (Robert Downey Jr.) e Steve Rogers-Captain America (Chris Evans), sebbene in modi non del tutto classici e dopo le prime scaramucce spaziali con questi nuovi e atroci nemici.
Malridotto e mezzo morto intanto, il dio del tuono s’imbatte per puro caso nella salvifica astronave dei guardiani della galassia al gran completo: Peter Quill-Star Lord (Chris Pratt), Drax il Distruttore (Dave Bautista), il procione Rocket (voce originale di Bradley Cooper), il mix arboreo-umano Groot (voce originale di Vin Diesel), ora adolescente e sempre con un videogioco tra le mani-radici, Mantis (Pom Klementieff) e Gamora (Zoe Saldana), figliastra di Thanos e attesa da un doloroso incontro con Nebula (Karen Gillian). La coalizione è necessaria.
Di fronte a un nemico tanto potente, tornano tutti in campo: Natasha Romanoff-Vedova Nera (Scarlett Johansson), il giovane Peter Parker alias Spider-Man (Tom Holland) che presto si pentirà di aver disertato la gita scolastica per aiutare il suo padrino supereroico. A difendere la gemma custodita nella testa di Visione si uniranno anche la sua amata Wanda Maximoff-Scarlet (Elizabeth Olsen), il "Soldato d'Inverno" Bucky (Sebastian Stan), Sam Wilson-Falcon (Anthony Mackie), James Rhodes-War Machine (Don Cheadle) e T'Challa-Pantera Nera (Chadwick Boseman) insieme a tutti i guerrieri di Wakanda.
Tutti sfidano Thanos. Una battaglia per riequilibrare l’universo. Una battaglia dove i sentimenti dimostrano di avere ancora qualcosa da dire. La domanda è: ci saranno anche domani? La sfida è impari ma l’umanità la affronta comunque e quando Captain America blocca il pugno di Thanos, già forte di 5 gemme su 6, non si può non riflettere su cosa rappresenti questa azione. È il coraggio di affrontare qualcuno più forte di te. È il coraggio del singolo capace di non abbassare lo sguardo dinnanzi alla prepotenza. La volontà di Steve Rogers è il seme che ciascuno dovrebbe far piantare dentro di sé per non lasciare questo mondo in mano agli spietati.
Dopo essersi concentrati su Captain America (The Winter Soldier, 2014), testando il film corale nel non troppo convincente scontro fra amici-supereroi, Captain America – Civil War (2016), questa volta i fratelli Anthony e Joe Russo li hanno chiamati tutti a raccolta. Vendicatori, Guardiani della Galassia, Black Panther e il regno di Wakanda, nessuno escluso. Il risultato è un film intelligente, capace di spaziare con abilità tra azione, dramma e ironia. Attingendo alla tavolozza di emozioni umane lasciando al proprio vissuto, identità o valori che si preferisca, qualche ulteriore valutazione.
Se l’inarrivabile The Avengers (2012, di Joss Whedon) sorprese chiunque riuscendo a gestire alla perfezione la presenza di almeno 7 indiscussi protagonisti, qui la sfida era ancora più massiccia. Ammirevole l’operato dei due sceneggiatori, Christopher Markus & Stephen McFeely, che hanno saputo mantenere più segmenti narrativi senza mai scivolare nella confusione o il pressapochismo. Thanos, ottimo villain ma il primo Loki è di un’altra razza. È proprio la sua infida umanità a renderlo così dannatamente superiore a chiunque.
Chi è Thanos? Un bullo. Un mafioso. Un potente ignorante che ritiene di aver capito tutto e che, sfortuna per l’universo, è in grado di poter sacrificare miliardi di creature viventi. Chi è Thanos? È la scelta sicura. Thanos è il lasciar fare le cose sporche a qualcun altro, sperando di essere dalla parte giusta (viva) al momento delle sue inattaccabili decisioni. Chi è Thanos? È l’ennesimo megalomane che si erge a divinità e tutti devono fare come vuole lui. In alternativa, c’è sempre la valida morte.
Chi sono gli Avengers o comunque tutti coloro che combattono Thanos? Sono i partigiani. È la ribellione che insorge. Chi sono i rivali di Thanos. Sono persone che occupano un posto molto particolare nella società o non ce l’hanno ancora così definito, fatta eccezione per il regno di Wakanda, comunque un piccolo mondo a parte. Sono l’ispirazione per un mondo che crede ancora nell’unità delle genti e che insieme si possa guardare a una nuova alba dell’umanità.
Con la complicità della rete e l’ignoranza sempre più dilagante, menti acute e studiose, o più semplicemente esperte manipolatrici, si ergono a guide integerrime delle genti con fin troppa facilità. Gonfiano il petto e lanciano slogan. Fanno del proprio fine una strada a senso unico oscurando un valore universale ormai sempre più sbiadito, l’umanità. Impongono la propria legge schiacciando la testa di chiunque non sia un riflesso esecutivo del proprio sé .
L'altro schieramento al contrario sono amici. Sono ex-colleghi. Sono instabili ma con un alto senso del rispetto reciproco e cosa più nobile, non si colpiscono alle spalle. A parole sono degli anarchici, nei fatti sono una squadra. Bella parola questa, squadra. Al giorno d’oggi nessuno sa più cosa significhi davvero. Tragicamente sostituita dalle sorellastre come gang, banda, branco, etc. Una vera squadra è in primo luogo un gruppo di persone capace di sacrificare la propria vita per un compagno o qualcuno più debole.
A seconda della propria ideologia (…), oggi i modelli che vanno sono ancora i Putin, i Berlusconi, i Trump. Perché sorprendersi dunque se in Italia sono stati dimenticati gli atroci orrori del Fascismo, ben esportati per altro in terra etiope, spagnola, slava e greca? Al 2018 per la maggior parte della gente, la soluzione è il dittatore dell’universo. Che poi questo uccida senza pietà non fa nessuna differenza. Thanos è vivo e vegeto, ma dei guardiani della libertà e soprattutto dell’umanità, si sono perse le tracce ormai da un pezzo.
Avengers: Infinity War (di Anthony e Joe Russo) si è ampiamente guadagnato il diritto di riportarci al cinema per la seconda e ultima parte della battaglia. Bisognerà aspettare la primavera 2019 per conoscerne l'esito. Nel frattempo si potrà ingannare l’attesa con Ant-Man and the Wasp e Captain Marvel, rispettivamente in uscita nell'agosto di quest’anno e il marzo prossimo. E noi qui, alle prese con mille dittatori e dittature, cosa facciamo? Guardiani dell’umanità e della libertà, uscite allo scoperto e uniamoci.
Il trailer di Avengers: Infinity War
Avengers: Infinity War - Steve Rogers Captain America (Chris Evans) blocca la mano di Thanos
Il cacciatore e la regina di ghiaccio - Eric (Chris Hemsworth) e Sara (Jessica Chastain)
Magia nera. Inganno. Vendetta sentimentale. Tutto questo non basta e non basterà mai per soggiogare l'amore de Il cacciatore e la regina di ghiaccio (2016, di Cedric Nicolas-Troyan).
di Luca Ferrari L'amore da, l'amore toglie. Nessuno escluso. A tutti è capitato di patire le pene d'amore più atroci. C'è chi ha reagito con moderazione e chi ha pensato alle cose più estreme. La giovane Freya (Emily Blunt), sedutta e abbandonata, voterà il proprio cuore alla vendetta più longeva. Nessuno deve più amare. Né ora né mai. Chi trasgredirà sarà punito con la morte. Ha inizio l'avventura de Il cacciatore e la regina di ghiaccio (2016, di Cedric Nicolas-Troyan).
La storia "Grimmana" si sviluppa prima e dopo la vicenda di Biancaneve e il cacciatore (2012), con la perfida Ravenna (Charlize Theron) ancora malefica protagonista, di cui si scoprirà qualche inedito risvolto della sua classica fine. Al centro della scena, la di lei sorella minore Ravenna, passata da docile fanciulla innamorata e gravida, a donna ingannata e colpita al cuore nel mode peggiore. La sua reazione sarà una mutazione totale, scoprendo il potere della magia della neve e decisa a far pagare al mondo ciò che ha subito.
Freya, la regina di ghiaccio, si mette alla testa di un esercito puntando diritto al Nord. Uccidendo, e facendo rapire tutti i bambini e bambine, per salvarli dall'amore e addestrarli come propri guerrieri e “figli”. Giorno dopo giorno, anno dopo anno, Eric (Chris Hemsworth) e Sara (Jessica Chastain) si dimostrano i migliori, lui con l'accetta e lei con l'arco. Ma i due devoti sudditi sono innamorati e questo Freya non lo può assolutamente tollerare.
Il famoso e malefico specchio magico intanto è sparito, e manco a dirlo, Re William (Sam Claflin) incaric Eric di recuperalo. Insieme a lui, si aggiungono una strampalata coppia di nani Nion (Nick Frost) e Gryff (Rob Brydon), ai quali poi si aggiungeranno anche una coppia di caparbie e astute nane, Doreena (Alexandra Roach) e Mrs. Bromwyn (Sheridan Smith) che, è proprio il caso di dirlo, mettono nel sacco i maschietti. Ma con un potere così forte in ballo, non saranno certo i soli a cercare il talismano.
Il fantasy è un genere che alla apri dei cinecomics domina incontrastato nei gusti del grande pubblico. Rispetto alla prima avventura però, la qualità delle interpreti prende l'ascensore. L'eclettica Emily Blunt (londinese classe '83 - Il pescatore di sogni, Into the Woods, Sicario) fa davvero paura. A differenza della spietata Charlize Theron, è la fragilità della sorellina a far “gelare” il sangue. Ravenna è fiera del suo male, Freya è un essere ferito che cede al dolore. La sua rabbia è una reazione distruttiva.
Eric e Sara sono gli impavidi innamorati. Se Chris Hemsworth (visto di recente in Heart of the Sea – Le origini di Moby Dick), con il fisico possente che si ritrova, incarna al meglio la forza al servizio dell'amore, non senza punte d'ironia, Jessica Chastain (Wild Salome, Zero Dark Trinity, Interstellar) è pura bellezza ardimentosa. Dolce, passionale e indomita guerriera. Una cacciatrice che non sbaglia mai quando prende la mira con la sua freccia. Almeno così pare.
Il cacciatore e la regina di ghiaccio (2016, di Cedric Nicolas-Troyan) è il potere umano (buono) contro il potere semi-divino (spietato). L'eterna lotta del sentimento contro il gelo della propria anima. Nelle favole come nella realtà, lo scontro è sempre aperto. Nella vita come nel lavoro i sentimenti sono visti come debolezza. Per sopravvivere ci chiedono di essere spietati, passando a rullo compressore su tutto e tutti. Magari è vero, l'amore non vince sempre, però combatte. Resiste. E il lieto fine, beh, dipende da ciascuno di noi. Alcune fiabe d'altronde finiscono, altre non si chiudono mai veramente.
Il trailer de Il cacciatore e la regina di ghiaccio
Il cacciatore e la regina di ghiaccio - Ravenna (Charlize Theron)
Il cacciatore e la regina di ghiaccio - Freya (Emily Blunt)
Heart of the Sea - Le origini di Moby Dick(2015, di Ron Howard)
Tutti a bordo della baleniera Essex, destinazione Heart of the Sea – Le origini di Moby Dick (2015, di Ron Howard). Film, avventura e qualcosa di speciale in più.
Determinazione. Coraggio. Orgoglio. Sopravvivenza. Erano i primi decenni del XIX secolo, l'epopea della caccia alle balene. Quel mondo oggi è tornato sul grande schermo a partire proprio da colui che lo impresse su carta e nella memoria collettiva con il suo più celebre romanzo. Dalla letteratura al cinema, lì nel mezzo l'uomo contro Madre Natura. Lì nel mezzo, un oceano e le sue misteriose creature. Heart of the Sea – Le origini di Moby Dick (2015, di Ron Howard).
Herman Melville (Ben Whishaw, l'agente Q di Skyfall e Spectre) ha fatto un lungo viaggio per arrivare a Nantucket, Massachusetts, e incontrare l'ormai anziano Thomas Nickerson (Brendan Gleeson) a quel tempo l'unico sopravvissuto della disastrosa missione che vide la baleniera Essex affondare sotto i colpi di un gigantesco capodoglio bianco. Il rapporto però disse un'altra cosa ma si sa, verità e ufficialità non sempre coincidono e di questo Melville ne è convinto.
Inizia il racconto. Ha inizio l'avventura. Owen Chase (Chris Hemsworth – Thor, Rush) è un marinaio capace e scafato, al servizio di un’importante società esportatrice di olio di balena. Nella sua nuova missione però, invece del promesso grado di Capitano, viene obbligato a essere il Primo Ufficiale del rampollo di casa Pollard, George (Benjamin Walker) la cui esperienza sul campo è pari allo zero. A imbarcarsi insieme a loro, nella ciurma, ci sono anche l’amico di lunga data di Chase, Matthew Joy (Cillian Murphy) e il giovincello Thomas (il neo Spiderman, Tom Holland).
La nave salpa con un obiettivo preciso: riempire 2000 galloni di pregiato olio di balena. Come sempre accade però, due galli nel pollaio sono troppi e a farne le spese sono le “galline”. Chase e Pollard si beccano. Lottano insieme. Sembrano quasi andare d'accordo ma non ci sono loro laggiù, in mezzo alla distese marine. I veri padroni di quel mondo sono le balene. Spintasi a più di 3000 km dalla costa occidentale dell'America Meridionale, la Essex incontra un gigantesco capodoglio bianco che non ha alcuna intenzione di finire a illuminare le città del mondo umano. Ha così inizio un letale duello. Inizia così un'estenuante lotta di sopravvivenza.
Adattamento cinematografico del romanzo Nel cuore dell'oceano – La vera storia della baleniera Essex (2000, di Nathaniel Philbrick), Heart of the Sea – Le origini di Moby Dick (2015, di Ron Howard) è una storia avvincente da gustarsi tassativamente davanti al grande schermo. Un film che a dispetto del 3D proposto in molte sale cinematografiche, non ha bisogno di chissà cosa per tenere lo spettatore concentrato per le due ore di pellicola.
Heart of the Sea – Le origini di Moby Dick è un film che ti entra dentro. Lo si percepisce. Si soffre. Si è sinceramente preoccupati per il destino dei protagonisti. Anche senza effetti tridimensionali si percepisce benissimo la secchezza sulle labbra dei naufraghi. E quel sole accecante che pare volerli condannare a una morte lenta e dolorosa mentre sono in balia delle onde? Per non parlare del puzzo di balena nell'atto di recuperare il prezioso bottino.
Heart of the Sea – Le origini di Moby Dick non è solo un film di avventurieri. C'è un lato umano. A dispetto di certi luoghi comuni sulla vita marinaresca, ci sono affetti in balia. Partire su di una baleniera significava dover restare lontani da casa anche per due anni (senza possibilità di telefonare, ndr). Al momento di salire a bordo della Essex, Chase saluta la moglie Peggy (Charlotte Riley), incinta. Al suo ritorno, se tornerà, ci sarà dunque un figlio o una figlia in più a riabbracciarlo.
L’Italia è uno di quei rari paesi dove per “colpa” (anche) di una grande scuola di doppiatori, i film non vengono mai proposti in lingua originale. Il rischio è di identificare troppo una voce con un attore e quando questi passa a un altro, son dolori. È stato così con il Capitano Pollard, il quale ogni volta che apriva bocca ero convinto di trovarmi dinnanzi a Ewan McGregor e non al buon Benjamin Walker, quest'ultimo doppiato in Heart of the Sea - Le origini di Moby Dickda Francesco Bulckaen. Lo stesso dell'attore scozzese.
Un'ultima nota personale. Come insisto a ripetere alla mia valente collega pugliese Anna Maria Colonna, autrice tra gli altri del blog-magazine di viaggi Terre Nomadi, mentre lei incarna alla perfezione la figura dell'indomabile giornalista ficcanaso (come a ragione l’avrebbe ribattezzata Crocodile Dundee), io mi considero più uno scrittore-creatore prestato alla suddetta disciplina. A darmi ulteriore convinzione di codesta visione, proprio la pellicola di Ron Howard.
Melville è lì, con penna e calamaio che trascrive la storia della colata a picco della Essex. Potrebbe essere una sorta d’intervista, in realtà è più un attento ascolto del racconto da cui poi lo scrittore trarrà ispirazione per il suo capolavoro, Moby Dick. Ecco, mentre vedevo la penna intingere l’inchiostro e toccare la carta, qualcosa dentro di me si muoveva. Volava. Esondava. Vedevo scrivere e lo ammetto, ero emozionato. Avrei voluto essere lì, io. Al posto di Herman.
Quando poi, a racconto-film finito, la telecamera indugia sullo scrittore che s’incammina per tornare a casa, ci vuole poco per immaginarselo nel silenzio insieme ai suoi quaderni. Pronti per essere lievitati dall’immensità della propria inventiva. Melville è un pioniere. Vuole osare dove nessuno si era ancora spinto. È pronto e deciso a dare al mondo qualcosa che ancora nessuno aveva fatto. E così sarà. Ecco, ora sapete come mi sento ogni volta che scrivo qualcosa.
Il trailer di Heart of the Sea - Le origini di Mobu Dick
Heart of the Sea, Le origini di Moby Dick - Herman Melville (Ben Whishaw)
Heart of the Sea, Le origini di Moby Dick - Joy (Cillian Murphy) e Chase (Chris Hemsworth)
Heart of the Sea, Le origini di Moby Dick - il giovane Thomas (Tom Holland)
Heart of the Sea - Le origini di Moby Dick(2015, di Ron Howard)
Rush - James Hunt (Chris Hemsworth) e Niki Lauda (Daniel Brühl)
Rush, istinto contro ragione a quattro ruote. Il regista Premio Oscar Ron Howard porta sul grande schermo l'epica rivalità tra i piloti James Hunt e Niki Lauda.
Huntthe Shunt (lo schianto). Niki
il computer. Nella seconda metà degli anni ’70 le sfide sui Gran Premi
di Formula 1 avevano due assoluti e agli antipodi protagonisti. James
Hunt, playboy e pilota inglese della McLaren, e Niki Lauda, metodico
austriaco al volante della Ferrari. Una rivalità oggi portata sul grande schermo da Ron Howard in Rush (2013).
Dalle categorie minori all’Olimpo dell’automobilismo, due piloti irrompono nella Storia di questa disciplina diventandone gl’indiscussi primi attori. Ispiratori. Le strade di Niki (Daniel Brühl) e James (Chris Hemsworth) sono destinate a incrociarsi. Sempre e comunque. Come da copione, non si piacciono ma si rispettano.
Scorrono parallele le vite dei due piloti. Guide diverse. Vite diverse. Reazioni diverse. James affoga nel fumo e nell’alcol la provvisoria assenza di un team fino alla rigenerante chiamata della McLaren che lo porterà a guidare ad armi pari con il rivale Lauda, passato nel frattempo dalla BRM alla Rossa di Maranello, e già campione del mondo.
Niki al contrario è a dir poco eroico nel resistere alle ustioni riportate nel terribile incidente del Nürburgring, una gara questa che per le condizioni meteo e la pericolosità del circuito, lui stesso aveva proposto di cancellare. Al suo posto non è difficile credere che il buon James non sarebbe più tornato a gareggiare e si sarebbe arreso subito. Lauda è sfigurato. In ospedale il prete gli ha già dato l’estrema unzione. La sua forza di volontà lo rende invincibile. Si riprende. Tempo neanche un mese è di nuovo in pista.
Lauda è un guerriero. Non gl’importa dell’opinione degli altri. A differenza del rivale non è ben voluto dai colleghi piloti. Vuole vincere, punto e basta. È spavaldo anche da ultimo arrivato nella Formula 1 dinnanzi al compagno di scuderia e già affermato, Clay Ragazzoni (Pierfrancesco Favino, di nuovo diretto da Howard dopo Angeli e Demoni, 2009).
Le riprese effettuate dalle monoposto e lungo i circuiti durante le gare hanno un fascino incredibile. Anche chi non fosse amante del volante o non fosse troppo ferrato nelle imprese di "gente" come Prost, Senna o Shumacher, stia tranquillo, nel giro di pochi minuti si scoprirà muovere la mano come se dovesse cambiare marcia.
Sono riuscito nell’impresa di entrare in sala ignorando il finale della vicenda narrata dall’ex-Ricky Cunningham di Happy Days. Di norma leggo sempre qualcosa del film prima della proiezione. Questa volta non l’ho fatto. Scelta azzeccata alla grande. L’indomani mattina a colazione, dinnanzi a un cappuccino gigante, sono "incappato" in qualcosa di poetico e semi-rivelatore. La frase finale della recensione di Rush, sul numero di novembre del mensile Best Movie da parte di Giorgio Viaro: “E quando capisci che il momento più alto del film non è una vittoria, ma un ritiro, ti accorgi del trionfo”.
Thor: The Dark World - il possente Thor (Chris Hemsworth)
Il trailer di Thor: The Dark World (2013, di Alan Taylor) sta già facendo impazzire i fan. Ma il reietto Loki si alleerà davvero col fratellastro Thor?
“Alcuni credono che prima dell’Universo ci fosse il nulla. Ma sbagliano. C’era l’Oscurità. Ed è sopravvissuta”. A impresa conclusa insieme ai colleghi Avengers, il dio del tuono Thor (Chris Hemsworth) faceva ritorno ad Asgard insieme al prezioso (e pericoloso) Tesseract e il fratello Loki (Tom Hiddleston), ammanettato e pronto per essere consegnato alla giustizia.
Un anno dopo una nuova sfida attende l’ex-esiliato spaccone, ora valoroso e saggio e alle prese con la ferocia distruttiva di un’anticha razza guidata da Malekith (Christopher Eccleston). In questa nuova avventura Marvel, Thor: The Dark World (2013, di Alan Taylor), non sarà lui a combattere in trasferta, ma l’amata astrofisica Jane Foster (Natalie Portman).
E se nemmeno l’intervento di Odino (Anthony Hopkins) riuscirà a sistemare le cose, a mali estremi, estremi rimedi. Una volta “qualcuno”, rivolgendosi al capo dello SHIELD, Nick Fury (Samuel L. Jackson), disse: “Devi essere molto disperato per rivolgerti a creature smarrite (Hulk, Thor, Iron Man, Captain America, ndr) come loro”.
Cambia il dirimpettaio ma non la sostanza. “Devi essere veramente molto disperato per chiedermi aiuto” sibila il detenuto semi-divino Loki. “Sappi che se dovessi tradirmi” replica deciso il fratello Thor, senza alcuna voglia di scherzare, “io ti ucciderò”. Ancora due sole parole da parte di Loki che sanno di alleanza. Di promessa.
Quando cominciamo? Una sfida, si. Ma a chi?
Thor e Loki a confronto...
Thor: The Dark World - la risata beffartda di Loki (Tom Hiddleston)
Biancaneve e il cacciatore - Biancaneve (Kirsten Stewart)
Un’ora e mezza di fanciulla indifesa contro venuti minuti battaglieri. Dovrebbe bastare per etichettare la Biancaneve di Kirsten Stewart come guerriera?
Biancaneve e il Cacciatore (2012 di Rupert Sanders) ha il sapore di una “ribollita” confezionata ad arte, con al posto degli ortaggi freschi, riferimenti stopposi a pellicole già viste. I nani sembrano Hobbit. La cavalcata verso il castello della Regina Ravenna ricorda fin troppo la scenografia un’omologa azione del Robin Hood “Scottiano” con Russel Crowe. Il Thoresco cacciatore Eric ha molto in comune con il Baliano Bloomesco, sempre inzuppando dalla cinematografia di Ridley Scott (leggasi Le Crociate, 2005 – Kingdom of Heaven), a cominciare dal doloroso stato interiore. La scena poi nel Regno delle Fate pare essere una sequenza tagliata di Alice in Wonderland.
In tutta la feroce crudeltà, va dato atto alla perfida tiranna Ravenna (Charlize Theron) di dire una verità sacrosanta: “Sarò la regina di questa società corrotta”. Come a dire – è quello che vi meritate –. Certo, i buoni ci sono sempre ma fino a quando non si ribelleranno (e i buoni sono e saranno sempre più dei cattivi), avranno ben poco di cui lamentarsi.
E lei, Biancaneve, tornata dall’Aldilà dopo aver mangiato la celebre mela avvelenata, parla alla folla che la segue impavida. Spero che in lingua originale la scena sia venuta meglio perché chiamando in causa l’espressione che diede l’avvocato Gianni Agnelli sul calciatore Roberto Baggio dopo la finale (persa) dei Mondiali USA ’94, "sembrava un coniglio bagnato" per niente credibile.
Un’adolescente parlante con un copione sotto (…), e che sarebbe stata presa a calci se mai avesse incontrato nella foresta una certa Bella Swan. E che dire del “povero” Principe William (Sam Claflin), palesemente intimorito dalla stazza del Cacciatore, e incapace perfino di aiutare Biancaneve a saltare tra le minuscole rocce di un ruscello. Non è un caso che il bacio salvatore non sarà il suo, ma quello del sempre sofferente ma possente Eric.
Per tutto il tempo in cui sono stato separato dal Grande Schermo, avevo brillantemente ignorato le critiche su Biancaneve e il Cacciatore, tendendo al contrario a fidarmi di chi ne parlasse come un film che avrebbe lasciato il segno. Dopo la cocente delusione di The Amazing Spiderman, non ha fatto di meglio nemmeno la tanto strombazzata rivisitazione della favola dei fratelli Grimm.
Qualcuno griderà allo scandalo (e chi se ne frega), ma comincio ad avere dei dubbi anche su The Dark Night Rises. La trilogia di Sam Raimi sull’Uomo Ragno resse alla grande fino al secondo episodio, il terzo fu un mix di effetti speciali e poco altro, tanto per sfruttare il trend. Spero che Nolan non abbia commesso il medesimo errore.
Sempre più complimenti ai realizzatori del trailer invece, capaci ancora una volta di spacciare ad arte un film modesto in un imperdibile appuntamento con il Cinema. Ultima considerazione: ma perché i “giovinetti” spendono 7,50 euro per assistere a una proiezione se poi non guardano il film ma parlano e pure a voce alta, per tutta la durata del film? Misteri dell’essere gommosi bambini benestanti.
Guarda il trailer di Biancaneve e il cacciatore
Biancaneve e il cacciatore - la perfida regina Ravenna(Charlize Theron)
Biancaneve e il cacciatore - Eric il cacciatore (Chris Hemsworth) e Biancaneve (Kirsten Stewart)
Biancaneve e il cacciatore - Biancaneve (Kirsten Stewart)
Nel giro di pochi giorni, nel mondo si sono susseguiti tre avvenimenti atti a celebrare, a seconda dei punti di vista, altrettanti eroi moderni. In ordine temporale, le nozze reali del principe William d’Inghilterra, la santificazione di Papa Wojtyla, quindi l’impresa dei “guerrieri” statunitensi che hanno ucciso (sembra) il leader di Al-Qaeda, Osama Bin Laden, con il presidente statunitense Barack Obama che appariva tronfio in televisione per comunicare la notizia, e il segretario di Stato Usa Hillary Clinton che lo spalleggiava prodigandosi in “esemplari” parole quali “giustizia è fatta”.
Thor (2011), diretto dall’attore/regista Kenneth Branagh, è il prototipo
dell’action fumettistica moderna, inzuppata di effetti speciali. 3D.
Fisico esagerato del protagonista. Pochi dialoghi, e con sempre meno
spazio alle vicende personali. Eppure qualche spunto lo concede. Eccome
se lo concede il film. Ma il mercato vuole soprattutto altro. E Hollywood ha lo sa bene. Ogni giorno che passa ci fa capire cosa il mondo brama...continua suBestMovie.it