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Visualizzazione post con etichetta Josh Brolin. Mostra tutti i post
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giovedì 24 maggio 2018

Deadpool 2, lo stagista X-Men

Deadpool 2 - Domino (Zazie Beets), Wade (Ryan Reynolds) e Cable (Josh Brolin)
Un giovane mutante è inseguito da un colosso venuto dal futuro. Lo stagista Wade Wilson e la sua X-Force sono pronti alla "logorroica" azione. Deadpool 2 (di David Leitch), al cinema.

di Luca Ferrari

Ironico. Deciso. Smaliziato. Il supereroe più irriverente del circondario e oltre è tornato. Al suo fianco, vecchi e nuovi amici. Dentro i suoi fianchi, la consueta cascata logorroica di parole e colpi letali. C’è spazio anche per la malinconia, coraggio e l’amicizia ma comunque sopra le righe. Deadpool 2 (2018, di David Leitch) è arrivato al cinema con la volontà decisa di prendere a calci, lì dove non batte il sole, qualsiasi valoroso soldato Marvelliano. E lo fa, eccome se lo fa. Anche se per caso dovesse ritrovarsi senza gambe e attendere che gli ricrescano.

Wade Wilson (Ryan Reynolds) è ormai lanciato nella fama. Uno dopo l’altro, i cattivi cadono sotto i suoi proiettili. Non tutto va come dovrebbe però, e a rimetterci è l’amata Vanessa (Morena Baccarin). Abbattuto e sconsolato, dopo un maldestro tentativo di suicidio, ci pensa il possente amico mutante Rasputin (Andre Tricoteux) a salvarlo e portarlo all’Accademia degli X-Men, dove ad aspettarlo c’è anche Testata Mutante Negasonica (Brianna Hildebrand) insieme alla sua fidanzata, la simpatica Yukio (Shioli Kutsuna).

Arruolato come stagista, la sua prima missione è risolvere un’intricata situazione che vede protagonista e fuori controllo il giovane Russell/Firefist (Julian Dennison), deciso a scatenare la potenza del suo fuoco manuale contro il preside (Eddie Marsan) e tutto lo staff di sadici e pedofili. Deadpool come ogni buon X-Men non dovrebbe uccidere nessuno ma la situazione sfugge di mano (grilletto) e per questo entrambi vengono portati nella terribile prigione di ghiaccio dove vengono rinchiusi i mutanti pericolosi con tanto di collare che impedisce di usare i loro poteri.

Prima della trasformazione, Wade Wilson era malato di più cancri. Situazione che ora ritorna puntuale. Quello che non può immaginare è che di lì a qualche inevitabile rissa da prigione, la suddetta verrà attaccata da un forzuto venuto dal futuro, il possente Cable-Nathan Summers (Josh Brolin), giunto fin qui per fare fuori proprio quel ragazzotto che Wade aveva cercato di placare. Ma quale mai sarà la ragione? Poco importa. Wade lo difende ma da solo non basta. Insieme al compare Weasel (T. J. Miller), danno luogo a un esilarante recruting day per mutanti e così formare la X-Force.

Vengono scelti Bedlam (Terry Crews), Shatterstar (Lewis Tan), Zeitgeist (Bill Skarsgård), lo Svanitore (Brad Pitt), l’umano baffuto Peter (Rob Delaney) e infine Domino (Zazie Beetz), una che a suo stesso dire ha un solo super potere: è fortunata, cosa che ovviamente la porterà a un estenuante ping-pong vocale con Wade. Al casting partecipa anche l’amico Dopinder (Karan Soni), che puntuale viene rifiutato e utilizzato come sempre come autista. La squadra è pronta. Cable avrà pane per i suoi denti ma sono molti i dettagli che Deadpool deve ancora capire di questo anomalo nemico e del ragazzo al centro delle sue mire.

Davvero particolare questo regista, David Leitch, noto anche come stuntman e attore. Dietro la telecamera, un esordio da urlo con il cult John Wick (2014), action oscuro con protagonista Keanu Reeves, per poi passare al mondo dello spionaggio in epoca di Guerra Fredda con Atomica Bionda (2017) con una donna al centro della scena, la premio Oscar Charlize Theron, al fianco di James MacAvoy e John Goodman. E ora il personaggio più folle dell’armada supereroica, salendo nettamente di livello rispetto al primo Deadpool (2016) di Tim Miller.

Sceneggiato dallo stesso Reynolds insieme a Rhett Reese e Paul Wernick, Deadpool 2 è un film che conquista. Non è solo la linguaccia di Wade Wilson a raccogliere proseliti, ma autentiche scene diventate subito memorabili, finale incluso. Apocalypse Now potrà anche avere la sua "Cavalcata delle Valchirie", Deadpool 2 sarà per sempre legato a "Thunderstruck" degli AC/DC, accompagnamento a dir poco strepitoso nell’assalto volante al convoglio carcerario. Dimenticatevi poi di Basic Instinct. Dopo aver visto Deadpool 2, nulla sarà più come prima.

Cast molto bene assortito. Citazioni su citazioni di film da parte del protagonista, a tratti quasi TonyStarkiano. Su tutte, il Willy l'Orbo dei Goonies riferito a Cable (chissà come mai! ndr), il cui interprete Josh Brolin è appena reduce da un altro cinecomic, vestendo i panni sovrumani di Thanos nello scontro totale di Avengers: Infinity War (2018, di Anthony e Joe Russo). Sarebbe divertente vedere Deadpool alle prese con i più ligi Vendicatori ma salvare il Pianeta forse non è nelle sue corde (vocali), per cui godiamoci questa sua nuova avventura con la speranza di vederlo ancora sul grande schermo, sempre diretto da David Leitch.

Il trailer di Deadpool 2

Deadpool 2 - Yukio (Shioli Kutsuna)
Venezia, cinema Rossini - Tutto pronto per la visione di Deadpool 2 © Luca Ferrari

martedì 8 maggio 2018

Infinity War, gli Avengers contro la dittatura

Avengers: Infinity War - il possente e spietato Thanos (Josh Brolin
Ogni dittatura subita è una forma di estinzione. La minaccia aliena è più forte che mai. Chiunque si schieri contro l’invincibile Thanos è il benvenuto a unirsi insieme agli Avengers in Infinity War.

di Luca Ferrari

Un tiranno spietato è deciso a prendersi le sei Gemme dell'Infinito e così sterminare metà dell'intero universo. Lui si vede come un benefattore. Nella sua folle visione l’intero mondo è sovraffollato ed è per questo che le risorse in ogni pianeta si stanno esaurendo. Qualcuno per fortuna non è d’accordo ma il semplice unire le forze non sarà sufficiente. Questa volta nemmeno il coraggio più audace potrà bastare per spegnere il progetto allucinante di questo alieno. Sarà una dura battaglia, sulla Terra e altrove. Questo è il tempo di Avengers: Infinity War (2018, di Anthony e Joe Russo).

Cinque anni or sono il possente Thanos (Josh Brolin) mandò Loki (Tom Hiddleston) a preparargli il campo sulla Terra. Dopo che l’Asgardiano ha rimediato una sonora sconfitta, adesso è arrivato il momento di fare da sé. Un pianeta dopo l’altro, cadono tutti e la situazione è sempre la stessa. Metà popolazione vive, metà muore. Una dopo l’altra, Thanos punta alle Gemme dell’Infinito. Adesso è il turno della Terra, due delle quali sono custodite da Doctor Strange (Benedict Cumberbatch) e Visione (Paul Bettany).

Anche il possente Thor (Chris Hemsworth) subisce l’atroce punizione distruttiva di Thanos e i suoi spietati sgherri, e a dispetto della strenua resistenza opposta insieme al sempre ambiguo fratellastro, il leale Heimdall (Idris Elba) e Hulk (Mark Ruffalo), finisce in una letale disfatta. Divisi e mal ridotti, il gigante verde, una volta rientrato sulla Terra, riesce a mettere in allarme i non più amici Tony Stark-Iron Man (Robert Downey Jr.) e Steve Rogers-Captain America (Chris Evans), sebbene in modi non del tutto classici e dopo le prime scaramucce spaziali con questi nuovi e atroci nemici.

Malridotto e mezzo morto intanto, il dio del tuono s’imbatte per puro caso nella salvifica astronave dei guardiani della galassia al gran completo: Peter Quill-Star Lord (Chris Pratt), Drax il Distruttore (Dave Bautista), il procione Rocket (voce originale di Bradley Cooper), il mix arboreo-umano Groot (voce originale di Vin Diesel), ora adolescente e sempre con un videogioco tra le mani-radici, Mantis (Pom Klementieff) e Gamora (Zoe Saldana), figliastra di Thanos e attesa da un doloroso incontro con Nebula (Karen Gillian). La coalizione è necessaria.

Di fronte a un nemico tanto potente, tornano tutti in campo: Natasha Romanoff-Vedova Nera (Scarlett Johansson), il giovane Peter Parker alias Spider-Man (Tom Holland) che presto si pentirà di aver disertato la gita scolastica per aiutare il suo padrino supereroico. A difendere la gemma custodita nella testa di Visione si uniranno anche la sua amata Wanda Maximoff-Scarlet (Elizabeth Olsen), il "Soldato d'Inverno" Bucky (Sebastian Stan), Sam Wilson-Falcon (Anthony Mackie), James Rhodes-War Machine (Don Cheadle) e T'Challa-Pantera Nera (Chadwick Boseman) insieme a tutti i guerrieri di Wakanda.

Tutti sfidano Thanos. Una battaglia per riequilibrare l’universo. Una battaglia dove i sentimenti dimostrano di avere ancora qualcosa da dire. La domanda è: ci saranno anche domani? La sfida è impari ma l’umanità la affronta comunque e quando Captain America blocca il pugno di Thanos, già forte di 5 gemme su 6, non si può non riflettere su cosa rappresenti questa azione. È il coraggio di affrontare qualcuno più forte di te. È il coraggio del singolo capace di non abbassare lo sguardo dinnanzi alla prepotenza. La volontà di Steve Rogers è il seme che ciascuno dovrebbe far piantare dentro di sé per non lasciare questo mondo in mano agli spietati.

Dopo essersi concentrati su Captain America (The Winter Soldier, 2014), testando il film corale nel non troppo convincente scontro fra amici-supereroi, Captain America – Civil War (2016), questa volta i fratelli Anthony e Joe Russo li hanno chiamati tutti a raccolta. Vendicatori, Guardiani della Galassia, Black Panther e il regno di Wakanda, nessuno escluso. Il risultato è un film intelligente, capace di spaziare con abilità tra azione, dramma e ironia. Attingendo alla tavolozza di emozioni umane lasciando al proprio vissuto, identità o valori che si preferisca, qualche ulteriore valutazione.

Se l’inarrivabile The Avengers (2012, di Joss Whedon) sorprese chiunque riuscendo a gestire alla perfezione la presenza di almeno 7 indiscussi protagonisti, qui la sfida era ancora più massiccia. Ammirevole l’operato dei due sceneggiatori, Christopher Markus & Stephen McFeely, che hanno saputo mantenere più segmenti narrativi senza mai scivolare nella confusione o il pressapochismo. Thanos, ottimo villain ma il primo Loki è di un’altra razza. È proprio la sua infida umanità a renderlo così dannatamente superiore a chiunque.

Chi è Thanos? Un bullo. Un mafioso. Un potente ignorante che ritiene di aver capito tutto e che, sfortuna per l’universo, è in grado di poter sacrificare miliardi di creature viventi. Chi è Thanos? È la scelta sicura. Thanos è il lasciar fare le cose sporche a qualcun altro, sperando di essere dalla parte giusta (viva) al momento delle sue inattaccabili decisioni. Chi è Thanos? È l’ennesimo megalomane che si erge a divinità e tutti devono fare come vuole lui. In alternativa, c’è sempre la valida morte.

Chi sono gli Avengers o comunque tutti coloro che combattono Thanos? Sono i partigiani. È la ribellione che insorge. Chi sono i rivali di Thanos. Sono persone che occupano un posto molto particolare nella società o non ce l’hanno ancora così definito, fatta eccezione per il regno di Wakanda, comunque un piccolo mondo a parte. Sono l’ispirazione per un mondo che crede ancora nell’unità delle genti e che insieme si possa guardare a una nuova alba dell’umanità.

Con la complicità della rete e l’ignoranza sempre più dilagante, menti acute e studiose, o più semplicemente esperte manipolatrici, si ergono a guide integerrime delle genti con fin troppa facilità. Gonfiano il petto e lanciano slogan. Fanno del proprio fine una strada a senso unico oscurando un valore universale ormai sempre più sbiadito, l’umanità. Impongono la propria legge schiacciando la testa di chiunque non sia un riflesso esecutivo del proprio sé .

L'altro schieramento al contrario sono amici. Sono ex-colleghi. Sono instabili ma con un alto senso del rispetto reciproco e cosa più nobile, non si colpiscono alle spalle. A parole sono degli anarchici, nei fatti sono una squadra. Bella parola questa, squadra. Al giorno d’oggi nessuno sa più cosa significhi davvero. Tragicamente sostituita dalle sorellastre come gang, banda, branco, etc. Una vera squadra è in primo luogo un gruppo di persone capace di sacrificare la propria vita per un compagno o qualcuno più debole.

A seconda della propria ideologia (…), oggi i modelli che vanno sono ancora i Putin, i Berlusconi, i Trump. Perché sorprendersi dunque se in Italia sono stati dimenticati gli atroci orrori del Fascismo, ben esportati per altro in terra etiope, spagnola, slava e greca? Al 2018 per la maggior parte della gente, la soluzione è il dittatore dell’universo. Che poi questo uccida senza pietà non fa nessuna differenza. Thanos è vivo e vegeto, ma dei guardiani della libertà e soprattutto dell’umanità, si sono perse le tracce ormai da un pezzo.

Avengers: Infinity War (di Anthony e Joe Russo) si è ampiamente guadagnato il diritto di riportarci al cinema per la seconda e ultima parte della battaglia. Bisognerà aspettare la primavera 2019 per conoscerne l'esito. Nel frattempo si potrà ingannare l’attesa con Ant-Man and the Wasp e Captain Marvel, rispettivamente in uscita nell'agosto di quest’anno e il marzo prossimo. E noi qui, alle prese con mille dittatori e dittature, cosa facciamo? Guardiani dell’umanità e della libertà, uscite allo scoperto e uniamoci.

Il trailer di Avengers: Infinity War

Avengers: Infinity War - Steve Rogers Captain America (Chris Evans) blocca la mano di Thanos

mercoledì 16 marzo 2016

Ave, Cesare! Il cinema del cinema

Ave, Cesare! - Hobie Doyle (Alden Ehrenreich) e Laurence Lorenz (Ralph Fiennes)
Nella Hollywood degli anni ’50 si sta girando un nuovo film, Ave Cesare! Nelle sale del terzo millennio i fratelli Coen ci raccontano qualche curioso retroscena.

Ci sono film per la cui intera durata della visione ti chiedi ossessivamente: ma il regista c’è o ci fa? Trattandosi di Ethan e Joel Coen la risposta dovrebbe venire da sé anche se ogni nuova pellicola è sempre un ricominciare da zero. Dopo aver curato la sceneggiatura della recente opera Spielberghiana Il ponte delle spie (2015), i 4 volte premi Oscar sono tornati dietro la macchina da presa riuscendo ancora una volta a sorprendere. Pur non allontanandosi troppo dai sotterfugi della Guerra Fredda, ecco il surreale Ave, Cesare! (2016), ambientato nella Hollywood dei peplum cinematografici.

Le riprese del nuovo kolossal Ave, Cesare! stanno per terminare. Tutto procede alla stragrande fino a quando l’indiscussa star protagonista, il bamboccio Baird Whitlock (George Clooney), non viene misteriosamente rapito da un nugolo di facinorosi intellettuali comunisti che passano il tempo a parlare e teorizzare, sognando l’amata Mosca e l’Internazionale. Sulle sue tracce gli viene messo il pragmatico fixer Eddie Mannix (Josh Brolin), conteso tra l'amore per il proprio mestiere e una nuova opportunità di carriera nel campo dell’aviazione lontano dai capricci di attori e attrici.

L'Hollywood degli anni d'oro torna protagonista sul grande schermo del terzo millennio. La nostalgia di una certa epoca dove c’era meno perfezione ma più creatività aleggia nel racconto dei Coen (Il grande Lebovski, Fratello dove sei, A proposito di Davis). Fare un film tributo chiunque sarebbe in grado di realizzarlo. Ave, Cesare! è una storia che ha già una storia, e di sicuro unisce molte più storie. È una storia con la Storia. Le star di allora non sono i racconta-ogni dettaglio del giorno d’oggi. Erano inarrivabili soggetti sognati e risognati. Bramati.

Come due sopraffini artisti, i Coen sanno di avere tra le mani molte terre di primissima qualità ma invece di abbagliare il pubblico con acrilici mono-colori sgargianti, rovesciano volutamente le boccette sullo schermo lasciando emergere un quadro a metà tra Pollock e Monet. Ecco dunque passare da una doppia-tinta Swinton (Tilda) a un dandy Fiennes (Ralph), il cui "pacato" profumo del foulard avanza elegante nell’aere cinematografico. Uno sguardo altrove ed eccoli immetterci pure una spruzzata smeraldo Scarlett (Johansson), il tutto arricchito da un soffuso Jonah-tratteggio Hill per poi lasciarsi trascinare da ulteriori e impreviste Tatum-direttrici (Channing).

Ma in questo oceano di impennate attoriali, a ergersi in un gradino più degli altri è il giovane Alden Ehrenreich, qui nelle vesti dell’attore Hobie Doyle, passato (nel film) dalle acrobazie western dov’era un indiscusso protagonista a ruoli più maturi e meno selvaggi. Un conto però è chiamare un cavallo col fischio, un conto è rivolgersi a un’elegante fanciulla. Il suo difetto di pronuncia e incapacità recitativa sono a dir poco grandiose. Non oso immaginarlo in lingua originale su cui i cinema italiani continuano a fare gli gnorri.

In un’epoca poi d’isterismi religiosi, l’acume Coeniano si riversa sulle Fedi con tanta di quell’ironia da lasciare incredulo lo stesso Mannix. Facendo un film dove è presente anche la figura di Gesù, è bene evitare qualsiasi futuro problema. Eccolo dunque al medesimo tavolo insieme a un prete cattolico, un pastore protestante, un
sacerdote greco ortodosso e un rabbino ebraico. Ma più che a scatenare ire sulla pellicola, sulla quale al massimo viene mossa qualche critica stilistica, sono gli stessi ministri religiosi a darsele sull’eterna questione: Cristo figlio-non figlo di Dio.

Assurdo. Egoista. Geniale. Mi sono svegliato stamane e ancora pensavo ad Ave, Cesare! (2016, di
Ethan e Joel Coen). Pensavo e ridevo. Ridevo e pensavo. Non mi capita così spesso. Qui non ci sono supereroi. Ci sono prime donne (in senso generico) egoiste che giocano per se stesse. Nessuna elucubrazione. Nessuna psicologia con cui intortare l’umanità. L’essere umano è quello che è, debolezze e passioni incluse. E la scelta finale di Manning ha tanto il sapore da sorriso-The End con cui possiamo uscire dalla sala e sentirci soddisfatti di come sapremo comunque vivere la nostra vita.

Immergiti nell'atmosfera di Ave, Cesare!

Ave, Cesare! - Thora Thacker (Tilda Swinton) ed Eddie Mannix (Josh Brolin)



venerdì 5 giugno 2015

In viaggio con I Goonies

I Goonies tra Cannon Beach e Ruby Beach
A trent’anni dallo sbarco sul grande schermo, viaggio sul set naturale del film cult anni ’80 I Goonies tra spiagge oceaniche e la cittadina di Astoria.

di Luca Ferrari

Una storia generazionale. La banda dei Goonies. Quattro ragazzini di un normalissimo quartiere di una cittadina americana partono per un’incredibile avventura alla ricerca di un tesoro pirata che li porterà a confrontarsi con pericolosi criminali. Certo, un conto è vedere (e rivedere) il film I Goonies (1985, di Richard Donner con sceneggiatura tratta da un soggetto di Steven Spielberg), un conto è ritrovarsi dentro il film. Lì dove la pellicola è stata ambientata.

La sveglia suona presto la mattina. L’Italia l’ho abbandonata da qualche giorno ormai. Ho attraversato l'intero Atlantico fino a sbarcare all’estremo nordovest statunitense, a Seattle. Qualche giorno fa ero a North Bend, teatro naturale de I segreti di Twin Peaks. Oggi è il giorno di un altro indimenticabile viaggio. Presto abbandonerò lo stato di Washington sconfinando nel vicino Oregon per puntare deciso verso il mondo de I Goonies.

Dopo essermi saziato di un verde sconfinato, superato anche l'Astoria-Megler Bridge, faccio il mio trionfale ingresso ad Astoria e la mia prima tappa non può che essere lui, l’Oregon Film Museum. Ehi ma, un momento. Ci ho visto bene? Che c’è scritto? County Jail? Ma allora, è un museo del cinema o una casa di reclusione? Ma certo, è la prigione dov’era rinchiuso il pericoloso Francis Fratelli. Lì dove ha inizio il film I Goonies...

...Mikey (Sean Astin), Chunk (Jeff Cohen), Data (Jonathan Ke) e Mouth (Corey Feldman) sono quattro inseparabili amici che a breve dovranno dirsi addio. Mikey e la sua famiglia infatti sono stati sfrattati e devono abbandonare la città di Goon Docks (Astoria), così per la banda dei Goonies sta per calare il sipario. Ed è lì, in un ingenuo rovistare in soffitta che si ritrovano tra le mani la mappa del tesoro dele famoso pirata Willy l'Orbo.

La banda si mette subito in azione. Di tempo ce n'è davvero poco prima che arrivi l'ufficiale giudiziario dai Walsh. Fantasia o realtà, vale la pena tentare. E se esistesse davvero? Ai quattro ragazzini si uniscono presto anche il fratello maggiore di Mikey, Brandon (Josh Brolin), la ragazza di questi Andy (Kerri Green) insieme alla sua amica Stef (Martha Plimpton).

Sulle orme di questo fantomatico tesoro però si metterà anche la banda dei Fratelli al gran completo capitanata dalla spietata mamma (Anne Ramsey) e i due figli Jake (Robert Davi) e Francis (Joe Pantoliano). Ho detto due? In effetti ce ne sarebbe anche un terzo. Abbandonato e incatenato in una cantina: Sloth (John Matuszak). Un mostro in apparenza. Una persona coraggiosa e di cuore in realtà che solo l'innocenza e il grande cuore dei Goonies saprà liberare (in tutti i sensi).

"Questo film ha segnato la mia adolescenza" racconta emozionata Emy Santoro, "ma più che la trama in sè o la storia, i luoghi, quel mare, quel verde, quell'atmosfera così reale, avvolgente. Non so nemmeno come descriverla. Ancora adesso ogni tanto mi ritrovo nella cameretta di Micky a sognare. Ancora adesso, di tanto in tanto, mi metto a cercare il mio tesoro".

La domanda sorge spontanea. Ci sarà lo stesso affetto per i Goonies da parte dei nuovi teen cresciuti tra social network, eroi Marvel e sentimenti Edward-Belliani? “Non li conoscono assolutamente” risponde Luca Maragno, Direttore Editoriale del mensile Best Movie e Movieforkids, “I Goonies mettevano in scena un’avventura di ragazzi di varia età, dai 10 ai 18 anni. C’era quasi un effetto Gardaland, narrato a tratti anche con un po’ d’ingenuità. I Goonies erano un’avventura fantastica ma realistica. Un’avventura dietro la porta di casa”.

Ma con tutte queste rivisitazioni-remake degli anni '80 (Robocop, Mad Max, Total Recall, etc.), non sarà mica che ci riproveranno anche con I Goonies? “Per ora non c’è alcuna notizia al riguardo” spiega ancora Luca Maragno, “ma al giorno d’oggi un prodotto simile funzionerebbe meglio nel format televisivo o di cartone animato. Nel cinema d’oggi i ragazzini sono troppo abituati agli effetti speciali”.

I Goonies sono un mondo perduto ed estinto dove nessuno aveva voglia di dimostrare quello che non era perché sapevamo esserci un età per tutto. E anche se nel mio caso una mappa ha dovuto aspettare quasi 16 anni per essere completata, la meraviglia del ritrovarsi insieme in quello stesso punto del mondo ha trasformato un sogno in un'immortale e indimenticabile realtà.

Così, dopo un lungo flash back cinematografico, è tempo di vivere anch’io la mia avventura. E si comincia con la ricerca della casa della famiglia Walsh, autentico punto di ritrovo per fan di tutto il mondo. In questi giorni poi, The Goondoscks ha organizzato grandi eventi per l’appuntamento dei 30 anni (che cade il 7 giugno). Qualcuno inevitabilmente sfoggia qualche pezzo storico d'epoca. Inutile dire che nell’mp3 pompa incessante Cindy Lauper e la sua Good Enought, colonna sonora del film passata anche sul televisone mentre Brandon si fa i muscoli, insieme a Girls just want to have fun (anch'essa presente nel film).

Una piccola salitina e poi eccomi lì. Dopo qualche sbaglio, un rimedio non digitale. Un cartello con su scritto: “Private Drive, GOONIES, on foot welcomed. NO CARS PLEASEGuida privata, si prega di venire a piedi. Niente macchine, per favore”. Uao! Sono lì dove ogni adolescente dell’epoca si identificò. Oggi appartiene a una famiglia ebrea. Lì fuori sventolano affiancate una bandiera degli Stati Uniti e una dello stato d’Israele. Visto il costante viavai di persone e flash, c'è una piccola cassetta per un’offerta.

Ma questa non è che una tappa. Restando in tema d’inizio film, mi rimetto in moto per Cannon Beach. È lì che la banda Fratelli sfugge alla polizia, ed è sempre lì che Mickey capisce che non è una leggenda né un gioco la mappa del tesoro, ma un'incredibile realtà nella quale tuffarsi.

La secca è immensa. Il vento soffia. Nonostante sia quasi estate il clima è ancora fresco ma non posso esimermi dall’immettere i piedi nell’acqua se no che avventura sarebbe? E così faccio. L’oceano Pacifico è davanti a me. Passato e futuro si guardano fondendosi in un presente che non potrebbe essere più amichevolmente fraterno. I tre picchi rocciosi, misteriosi come dal piccolo schermo, mi guardano minacciosi e pazienza se non ho un medaglione, provo a usare le mie dita lasciandoli prendere forma e significato.

Ci sono. Sento che sono sempre più vicino. Mi rimetto al volante e questa volta tocca a Ruby Beach. Lì, nella piana risolutiva dove tutto sembrava perduto per la famiglia Walsh. Lì rompo gli ormeggi e inizio una liberatoria corsa sempre più verso l’orizzonte incurante dell’acqua che mi entra nelle scarpe. Corro verso la mia vita e una nuova vita. Corro, tra il mare e il vento. Corro insieme a trent'anni di Goonies dentro e a fianco a me.

Guarda l'inizio del film I Goonies

Astoria (Oregon, USA) - il Film Museum (prigione nel film) © Luca Ferrari
Astoria (Oregon, USA), verso la casa de I Goonies © Luca Ferrari
Astoria (Oregon, USA), la casa de I Goonies © Luca Ferrari
Astoria (Oregon, USA), © Luca Ferrari
I Goonies - Chunk (Jeff Cohen), Mikey (Sean Astin), Mouth (Corey Feldman) e Data (Jonathan Ke)
I Goonies - Mikey (Sean Astin)
I Goonies - (da sx) Andy (Kerri Green), Brandon (Josh Brolin), Mouth (Corey Feldman), Mikey (Sean Astin), Data (Jonathan Ke), Chunk (Jeff Cohen) e Stef (Martha Plimpton)
I Goonies - Chunk nelle grinfie della banda Fratelli:
Francis (Joe Pantoliano), Jake (Robert Davi) e mamma (Anne Ramsey)
I Goonies - Sloth (John Matuszak)
Cannon Beach (Oregon, USA) © Antonietta Salvatore



Cannon Beach (Oregon, USA) © Antonietta Salvatore
Ruby Beach (Oregon, USA) © Antonietta Salvatore