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Visualizzazione post con etichetta James McAvoy. Mostra tutti i post
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lunedì 16 settembre 2019

Pennywise, sono IO che vengo a prenderti

It capitolo 2 - il clown assassino Pennywise (Bill Skarsgard)
Una volta dentro, la paura continuerà a tormentarti fino a quando non la guarderai deciso negli occhi in tutto il suo putrido orrore, e la farai finita. Mi state ascoltando, Pennywise?

di Luca Ferrari

Le sghignazzate. La violenza psicologica. Le telefonate anonime. Le aggressioni. E poi lei, l'indifferenza di chi vede e vive attorno a te. E poi lei, la paura. Quella che ti entra dentro e non esce più. Divorandoti fino a non saper più distinguere il tempo. La paura, quella che diventa parte del tuo stesso respirare. Un demone malefico capace di segnare la tua intera esistenza. Una presenza costante che si nasconde visibile ovunque. Una presenza che non morirà mai finché non sarai tu, TU a ucciderla. Questo è Pennywise, pagliaccio assassino. Tutto questo è anche la vita di moltissimi di noi. Pennywise, tornato dopo 27 anni (It - capitolo due, di Andrés Muschietti), è ancora più assetato di sangue e ora anche vendetta. Va affrontato e annientato una volta per tutte.

E' questo che devono fare i membri del club dei perdenti, oggi diventati adulti e di rientro nella cittadina di Derry per unire le forze, dopo essere stati avvisati da Mike" (Isaiah Mustafa), l'unico rimasto in città e testimone del fatto che i palloncini hanno ricominciato a volare e il sangue a sgorgare dal corpo dei più deboli. Per i non più bambini Bill (James McAvoy), Beverly (Jessica Chastain), Ben (Jay Ryan), Richie (Bill Hader), Eddie (James Ransone) e Stan (Andy Bean), è arrivata la resa dei conti. Dovranno ritrovarsi affrontando quel clown malefico che da ragazzini avevano sconfitto, ma che non è morto. Mettere in standby le paure non è mai un buon affare e quella creatura ne saprà approfittare se dovesse vedere delle debolezze.

Il bullismo è un cancro silenzioso e mietitore di una sofferenza inimmaginabile. Ti terrorizza. Ti annienta. Può portarti al precipizio immediato oppure logorarti per tutta la vita. Quanti ne soffrono senza dire nulla? Negli ultimi anni l'omertà sul suddetto ha iniziato a sgretolarsi ma la strada è ancora molto lunga, per non dire infinita. Non è solo il comportamento aggressivo dell'altro a danneggiarti, è l'indifferenza tutt'intorno. Quella è anche peggio. Quei grandi che ti dovrebbero proteggere, e invece si girano dall'altra parte lasciandoti inspiegabilmente solo. E sprofondi, sprofondi fino a quando qualcosa non inizia a implodere. E da quel momento puoi solo vomitare il sangue che hai trattenuto con le conseguenze più diversificate e imprevedibili.

A quanti viene chiesto di tacere per il bene della morale e del collettivo? La realtà interiore è poi un'altra. Il bullismo di Pennywise non è troppo diverso dagli abusi pedofili da parte di preti ai danni di bambini, il cui scandalo venne raccontato con coraggio da un gruppo di giornalisti del Boston Globe e sulla cui vicenda Tom McCarty diresse il film Il caso Spotlight (2015) con Michael Keaton, Liev Schreiber, Stanley Tucci, Rachel McAdams e Mark Ruffalo, vincitore del premio Oscar come Miglior film e sceneggiatura. La gente vuole sapere ma il mondo chiede di tacere. Chi denuncia, viene additato o peggio, emarginato. La cultura va cambiata. I silenzi di oggi possono diventare lapidi.

Quelle facce. Le risate sghignazzanti. Le umiliazioni. Le lacrime nel silenzio della notte. Tutto come se fosse ieri. Chi ha vissuto, non ha dimenticato e non dimenticherà mai. Le vittime di allora oggi sono adulti e molti di essi sono diventati padri. Come si comporteranno se dovessero assistere a un analogo destino nella nuova generazione? Si gireranno dall'altra pare o finalmente reagiranno, regalando ai propri figli un percorso diverso dal proprio? Bisogna rispondere subito al bullismo. Non lasciar passare nemmeno un giorno o quei momenti diventeranno ferite che non si rimargineranno più. Bisogna rispondere al bullismo, in modo deciso, unito ed energico.

Un giorno anche noi dovremo affrontare i Pennywise che ancora si mescolano nella folla e magari voi ci state parlando senza sapere nulla. It - capitolo due è sbarcato sul grande schermo. Il terzo capitolo è una sceneggiatura che deve scrivere ciascuno di noi.


It - capitolo 2, il trailer

venerdì 18 agosto 2017

Atomica bionda, Berlin calling

Atomica bionda - la spia britannica Lorraine Broughton (Charlize Theron)
Il muro di Berlino aveva i giorni contati, intanto però c'era un ultimo lavoro da compiere prima di chiudere per sempre con il Comunismo. Atomica bionda (2017, di David Leitch).

di Luca Ferrari

Spie. Doppi giochi. A ridosso del crollo del muro di Berlino e conseguente fine del Comunismo, c'è un'importante missione da portare a termine nella città divisa. Una preziosa lista da recuperare a tutti i costi. Per vincere devi prima sapere da che parte stai, dice l' uomo di punta dell'agenzia di spionaggio britannico MI6 in terra germanica. Ma se qualcosa sta per finire, il nuovo è già iniziato. Giovedì 17 agosto è sbarcato sul grande schermo Atomica bionda (2017, di David Leitch).

Berlino, novembre 1989. Al di qua e aldilà del muro KGB, CIA e agenti stranieri da ogni dove si stanno danno un gran da fare. L'agente di Sua Maestà James Gasciogne (Sam Hargrave) è stato freddato. Con lui è andata perduta una preziosa lista di nomi e annessi “peccatucci” consegnatagli da Spyglass (Eddie Marsan). Adesso è sul mercato. Sulle sue tracce viene allora inviata la brillante Lorraine Broughton (Charlize Theron), e ad attenderla nel cuore dell'Europa divisa c'è lo scafato collega David Percival (James McAvoy).

Qualcosa però non va (mai) come dovrebbe. L'intelligence sovietica è sempre al corrente dei suoi spostamenti. C'è una talpa. D'altronde il suo capo C (James Faulkner) era stato chiaro con la sua spia dalla bionda criniera, "non fidarti di nessuno". Sarà una missione davvero particolare quella che attende Lorraine, qualcosa che lei stessa non si aspetterà di affrontare come poi spiegherà nel corso del suo rapporto al proprio superiore Eric Gray (Toby Jones) e al collega della CIA, Emmett Kurzfeld (John Goodman).

Premio Oscar 2004 come Miglior attrice protagonista in The Monster, Charlize Theron (Young Adult, Biancaneve e il cacciatore, Mad Max: Fury Road) lascia davvero il segno. È slanciata e combattiva. Mena, si prende pugni e calci da uomini forzuti. Il suo corpo pieno di lividi è una mappa di azione. Il suo sguardo elegante è un concentrato di veleno e letale dolcezza (quando serve). È ligia al dovere ma non cieca, e la verità è la più grande forma di eccitazione come scoprirà insieme alla spia francese Delphine Lasalle (Sofia Boutella).

All'altezza i due coprotagonisti, a cominciare da Mr McAvoy (L'ultimo re di Scozia, The Conspirator, X-Men – Giorni di un futuro passato). Il suo Percival si veste quasi da pappone d'oltreoceano. Lui è il passato che non vuole cambiare. Lui è la confusione controllabile. Meglio rimandare di 40 anni la liberazione di Berlino. Di tutt'altro avviso John Goodman (Il grande Lebowski, Argo, L’ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo), l'uomo della CIA che sa già cosa accadrà domani e non ha alcuna intenzione di non prendervi parte.

Più protagonisti dei tanti grandi attori in campo, Berlino e gli anni Ottanta. Un mondo quello verso cui si guarda ancora con molta nostalgia nonostante tutto. Il popolo lottava. Spingeva per sgretolare un Sistema che aveva ormai i giorni contati. Si, in quei concitati giorni dove Lorraine Broughton lottava per portare a termine la sua missione, c'era la speranza di cambiare per sempre, rompendo per sempre le catene di una dittatura. Superfluo dirlo, grandiosa la colonna sonora a suon di Queen, Depeche Mode, Clash, etc.

Protagonista tra i protagonisti, anche più della città stessa, il muro di Berlino. Non è quello gelido e piovoso dello Spielberghiano Il ponte delle spie (2016). Sotto di esso, nel novembre '89, ci sono le creste dei punk tedeschi e le proteste sempre più popolose. Sotto di esso c'è quella voglia di cambiamento che oggi langue abbandonata. Davanti a esso c'è lo spettro di una realtà che non siamo stati bravi a consolidare, consegnando i nostri sogni a macellai ancor più spietati.

Per una tragica coincidenza, Atomica bionda è uscito nel giorno degli attentati di Barcellona dove sono morte decine di persone. Innocenti falciati da una massa di burattini omicidi comandati a bacchetta da economisti della peggiore specie che uccidono per il proprio bieco tornaconto provando a gettare le basi per una (inesistente) guerra di religioni. La realtà di Atomica bionda (2017, di David Leitch) oggi non esiste più. Allora USA e URSS avevano messo in stallo il mondo. Oggi c'è sempre più anarchia e questi vili attentati ne sono la sua più tragica e sconsiderata degenerazione.

Il trailer di Atomica bionda
Atomica bionda -  Percival (James McAvoy) e Kurzfeld (John Goodman
Atomica bionda - Lorraine (Charlize Theron) e Percival (James McAvoy) camminano sotto il muro di Berlino

domenica 13 agosto 2017

Wanted, scelgo il mio destino

Wanted - Wesley Gibson (James McAvoy) decide della sua vita
Scegliere il proprio destino, sempre. Scegliere per la propria vita e la propria felicità. Scegliere con intelligenza e decisione. A lezione da Wanted - Scegli il tuo destino (2008, di Timur Bekmambetov).

di Luca Ferrari

Questo sono io che vi sto scrivendo appena rientrato dopo un lungo ed emblematico viaggio nelle terre del Nord. Questo sono io che dico fanculo a tutti quei lavori merdosi che ti fanno venire l'ulcera ancor prima di avere una ragionevole età per ammalarsi. Questo sono io che ricomincio a scrivere di cinema fottendomene altamente di incensare cazzate buone per decerebrati in costume e super-cazzo di poteri. Questo sono io, e presto avrete ancora mie notizie.

E tu, che cazzo stai ancora aspettando di leggere tutte le mie recensioni?!?


Il discorso finale di Wanted (2008, di Timur Bekmambetov)

venerdì 20 maggio 2016

X-Men, i mutanti lottano per la pace

X-Men Apocalisse - il potente primo mutante En Sabah Nur (Oscar Isaac)
Uniti si può cambiare il mondo nel nome di un’esistenza pacifica. L’alternativa è l’Apocalisse, per gli X-Men (2016, di Bryan Singer) e per gli esseri umani.

di Luca Ferrari

Ancora una volta il potere di uno vuole tutti schiavi. La storia non cambia mai. Le dittature cadono. Anche il potere più becero un giorno si sbriciolerà. Almeno questa è la speranza. Almeno questa è la possibilità finché esisteranno uomini, donne ed esseri mutanti capaci di credere prima, e agire poi, uniti. Mettendo da parte le differenze di facciata. Siamo diversi. Tutti. Ed è questo il bello di tutti noi. Terzo e ultimo capitolo della seconda trilogia del genere, X-Men – Apocalisse (2016, di Bryan Singer).

En Sabah Nur (Oscar Isaac), il primo mutante della Storia è tornato ed è pronto a fare piazza pulita di tutto e tutti. Gli unici che intende risparmiare sono i suoi simili più potenti. Coloro che si alleeranno con lui. E se gli altri non sono d’accordo, peggio per loro. L’umanità ha fatto il suo tempo. Questa razza umana figlia di leader deboli e collezionisti di armi di distruzione di massa deve far posto ha una nuova era.

Inizia così l’ultimo capitolo della seconda trilogia dedicata ai mutanti (prima in ordine temporale). Scampato il pericolo di un futuro letale, Charles Xavier (James McAvoy) è di nuovo a dirigere la scuola speciale, aiutato dal fido Hank McCoy (Nicholas Hoult). Raven (Jennifer Lawrence) intanto, smesse le sembianze di Mystica, si da alla liberazione di altri suoi simili usati come bestie da circo. Anche il fu Magneto, Erik Lehnsherr (Michael Fassbender) ha provvisoriamente messo da parte i propri poteri per condurre un’esistenza normale e soprattutto lontana.

Tutto cambia quando quest’ultimo per salvare un uomo, rivela le proprie doti e il corso degli eventi farà si che torni a essere dominato dall’odio e la vendetta verso gli umani. È allora che si alleerà con l’invulnerabile En Sabah Nur, formando lo squadrone dei quattro cavalieri dell’Apocalisse insieme a Ororo-Tempesta (Alexandra Shipp), Betsy-Psylocke (Olivia Munn) e Warren-Angelo (Ben Hardy).

Nuovi promettenti X-Men buoni intanto stanno studiando per diventare grandi. Tra di essi, Scott Summers (Tye Sheridan), fratello di Alex, e soprattutto Jean Grey (Sophie Turner), dal potere fortissimo ma al momento ancora incapace di reggerne il peso. A questi si aggiunge il fuggitivo (via Raven) Kurt Wagner (Kodi Smit-McPhee), detto Nightcrawler. Al loro fianco c’è anche l’indomita agente dell’FBI Moira MacTaggert (Rose Byrne), del cui passato al fianco di Xavier, non ricorda nulla.

È solo questione di tempo (poco). En Sabah Nur ha in mente lo sterminio di massa. La razza umana non ha i mezzi per reggere una simile onda di distruzione. Tutte le speranze sono affidate al telepate Xavier e i suoi giovani aiutanti. Non c’è spazio per il dialogo. C’è solo la decisione di un essere che si erge a dio sovrano del mondo. Chiunque al suo cospetto è chiamato a prendere una decisione. Tradire il padre originale o rifiutare quel mondo fatto di imperfezioni.

A distanza di un paio di settimane dall’uscita di Captain America: Civil War, la Marvel torna sul grande schermo con un altro prodotto. La differenza c’è e si vede. Se l’aramda dei supereroi appare più un prodotto da mero entertainment salvo qualche rarissima eccezione, la saga dei mutanti è differente. Una cinematografia più ricercata, e diretta da personaggi più all’altezza. Una cinematografia che non cerca il sensazionalismo ma attinge al campionario di emozioni umane per lasciare una traccia.

Anche se non c’è la guerra, non c’è la pace” dice un Eric sempre più amareggiato. Come non vedere similitudini nella nostra vita? Non parlo del facile terrorismo, mostro impazzito su cui tutti dovrebbero prendersi le proprie responsabilità per averlo creato, parlo della vita quotidiana dove flotte di famiglie sono alla canna del gas e l’economia delle banche stritola milioni di persone, senza poi manco pagare le conseguenze come ha ben raccontato l’eccellente La grande scommessa (2015, di Adam McKay). Magari questa non è una guerra, ma di sicuro sta gettando le basi per crearne di future.

Dopo la superlativa prova nel biopic Steve Jobs (2015, di Danny Boyle) e la trasposizione Shakespeariana del Macbeth al fianco della premio Oscar Marion Cotillard, l’irlandese Michael Fassbender (Hunger, A Dangerous Method, 12 anni schiavo) offre un’ulteriore prova delle sue capacità attoriali. Le lacrime che gli colano sul viso irsuto sono l’anticamera di una vendetta. Una strada pericolosa e letale cui sono l’amore della sua famiglia adottiva dei mutanti potrà sedare.

Se Fassbender svetta a livello recitativo, il personaggio cruciale è Raven-Mystica. È cresciuta. È decisa. È pronta a sacrificarsi. Tocca a lei fare la mamma chioccia alle nuove leve. È la sola che in principio riesce ad avvicinarsi a Magneto senza scatenare le sue potenti reazioni. È la sola che ha il coraggio di guardarlo fisso negli occhi e dirgli le sue intenzioni: andrò a combattere per quello che mi resta, e tu?

E poi c’è lei, Jean. Il suo potere era già noto nella trilogia adulta dove era interpretata da Famke Janssen, questa volta tocca alla giovane Sophie Turner. È fragile ma non si sottrae a ciò che è. Ha le stesse capacità mentali di Xavier ma ancora più accentuate. Non cercare di controllare il tuo potere, accettatelo! le viene suggerito. Se En Sabah Nur scatenerà l’Apocalisse sulla Terra, le sue doti avranno l’occasione di dimostrare ciò che è veramente.

I film sugli X-Men sono soprattutto dei mondi sulle diversità. Ai tempi del primo album dei Nirvana, Bleach (1989), ricordo ancora una buffa dichiarazione del cantante-chitarrista Kurt Cobain che parlando di sé e gli altri membri del gruppo si paragonava a dei mutanti per come erano e si sentivano (alienati). Non essendo mai stato (né lo sono ora) un appassionato di fumetti, all’epoca non avevo idea a cosa si stesse riferendo però quella frase mi rimase impressa.

Adesso ne capisco il significato. Gli X-Men sono una minoranza emarginata, e come tale viene vista con sospetto e spesso discriminazione. C’è chi reagisce tendendo comunque la mano e chi sposa la linea o con me o contro di me. In questo i mutanti sono uguali agli esseri umani, e la soluzione, se vogliamo evitare le tante piccole apocalissi del genere umano, è il dialogo. Oggi e per sempre.

Guarda il trailer di X-Men - Apocalisse

X-Men Apocalisse - (da sx) Raven (Jennifer Lawrence), Moira MacTaggert (Rose Byrne),
Charles Xavier (James McAvoy), Alex Summers (Lucas Till) e Hank McCoy (Nicholas Hoult)
X-Men Apocalisse - Tempesta (Alexandra Shipp), En Sabah Nur (Oscar Isaac) e Psylocke (Olivia Munn)
X-Men Apocalisse - Jean (Sophie Turner), Nightcrawler (Kodi Smit-McPhee) e Scott (Tye Sheridan)

lunedì 24 agosto 2015

The Conspirator (2010), la legge della vendetta

The Conspirator - Mary Surratt (Robin Wright)
Nel teatro dell’assassinio del presidente Lincoln, il "politico" Robert Redford dirige The Conspirator, storia della prima donna condannata a morte.


Libertà. Diritti. Costituzione. Giustizia. Parole o fatti? È possibile lottare per una causa, mettere a repentaglio la propria vita e una volta raggiunto il traguardo, scoprire che gli stessi garanti di certi valori sono i primi a calpestarli in nome di un fantomatico bene superiore che assomiglia tragicamente alla vendetta? Storia reale di The Conspirator (2010, di Robert Redford).

Frederik Aiken (James McAvoy), ex-capitano confederato nella Guerra Civile, è il legale della signora Mary Surratt (Robin Wright), accusata di cospirazione nell’assassinio del presidente Abraham Lincoln. Era il 15 aprile 1865 e al Ford’s Theatre di Washington, John Wilkes Booth colpì a morte . La giustizia dei non ancora nati Stati Uniti d’America si mise freneticamente in moto. Alla ricerca dei colpevoli e di tutti i potenziali congiurati.

Tra gli otto accusati finì alla sbarra anche una donna. Ma più che un processo fu una farsa. Civili giudicati da un tribunale militare. Civili già condannati prima ancora della sentenza. Civili tenuti incappucciati nelle celle. Qualcosa che ricorda le peggiori tirannie, passate e presenti. A inizio processo anche Aiken, come tutti gli altri, è sicuro della colpevolezza della donna. Non vorrebbe nemmeno difenderla.

Giorno dopo giorno però, inizia a scoprire qualcosa. Qualcosa che nessun cittadino dovrebbe mai vedere. Inizia a perdere fiducia in chi ci dovrebbe difendere e tutelare. Commette “l’errore” di mettere la giustizia sopra gli stessi sentimenti. Così, da apprezzato eroe militare, comincia a essere guardato con sospetto e isolato. “In tempo di guerra la legge tace” dice sprezzante l’accusa. “Non dovrebbe!” la replica del giovane avvocato.

La pellicola segue il tragico epilogo. Dopo la sentenza, Aiken abbandona la professione di avvocato, diventando uno dei primi redattori del neo-quotidiano Washington Post, fondato nel 1877. Quello stesso giornale che quasi un secolo dopo avrebbe denunciato lo scandalo del Watergate portando alle dimissioni l’allora presidente Richard Nixon. Sulla vicenda fu girato il film Tutti gli uomini del Presidente (1976, di Alan J. Pakula). A interpretare Bob Woodward, uno dei due giornalisti che seguì il caso, fu proprio  Redford, regista della pellicola.

Oltre ai due protagonisti principali, notevole l’interpretazione Evan Rachel Wood che da volto e strazio alla figlia piangente della vedova Surratt. Impotente di fronte al tragico destino che le strapperà via per sempre la madre. Kevin Kline invece è l’inflessibile Segretario di guerra Edwin Stanton.

Per nessuna causa le bocche devono tacere. Mai. 

The Conspirator - l'accusa David Hunter (Colm Meaney)
The Conspirator - Mary Surratt (Robin Wright) e l'avvocato Aiken (James McAvoy)

venerdì 10 luglio 2015

Wimbledon, il tennis alla Notting Hill

Wimbledon - Lizzie Bradbury (Kirsten Dunst) e Peter Colt (Paul Bettany)
Colpi improbabili e una storiellina alla Notting Hill con Paul Bettany e Kirsten Dunst sullo “sfondo” del torneo di tennis più importante del mondo, Wimbledon.

di Luca Ferrari

Il tennis non è mai stato (fin'ora) uno sport troppo valorizzato dalla settima arte. Giusto minimi scampoli ma mai veri e propri lungometraggi dedicati. Non è da meno il più che modesto Wimbledon (2004), del regista inglese Richard Loncraine. A dispetto del titolo, sembra più un Notting Hill in salsa tennistica con solo di sfondo la disciplina, mostrata sui veri campi verdi a tratti in modo alquanto inverosimile.

Peter Colt (Paul Bettany) è un modesto tennisa sul viale del tramonto. Un tempo a ridosso della top ten, oggi langue oltre la 100° posizione. Ma prima di appendere la racchetta al chiodo e diventare il presidente di un circolo tennistico, è pronto a giocare il suo ultimo torneo in casa. Sul verde di Wimbledon, entrando direttamente nel tabellone principale grazie a una wild card.

È lì che incontra la rabbiosa americana Lizzie Bradbury (Kirsten Dunst), campionessa spaccona e dal carattere difficile ma in segreto innamorata proprio di lui. Un film che più scontato non si può, dall'esito prevedibile su tutti i fronti fino all'esagerazione all'acqua di rose dell'amicizia sul campo tra Colt e raccattapalle bambino che addirittura viene colpito in faccia da un servizio dall'odiato rivale, ex (pure) di Lizzie.

Non voglio entrare troppo nel merito del tennis vero e proprio. Basterebbe vedere il match point per capire che mai nella storia del tennis si è assistito a un punto simile di questa importanza. Gli "atleti" spesso sono fuori posizione e neanche colpiscono la palla facendo cadute alquanto plateali.

Più divertenti senza dubbio la ruspante famiglia di Colt, a cominciare dai genitori in crisi: mamma Augusta (Eleanor Bron) e papà Edward (Bernard Hill) ma ancor di più il fratello minore Carl, che scommette sempre contro di lui, e interpretato da un giovane James McAvoy (L'ultimo re di Scozia, Wanted, X-Men – L'inizio) .

Il film, dedicato alla memoria di Mark McCormack (1930-2003), stimato avvocato e procuratore sportivo di grandissimi campioni tra cui Björn Borg, Chris Evert e Pete Sampras, vede nel cast nel ruolo di se stessi come commentatori televisivi, due autentiche leggende del tennis maschile e femminile: gli americani John McEnroe e la già citata Evert, entrambi vincitori del torneo di Wimbledon in tre edizioni ciascuno: '74, '76 e '81 lei, '81, '83-'84 lui.

Se la storia d'amore tra i due protagonisti sembra a tratti ricordare quella tra i due tennisti Andre Agassi e Steffi Graf, sembra alquanto palese l'ispirazione  dalla carriera di Goran Ivanisevic per l'impresa di Colt. Dopo anni di promesse disattese e tre finali a Wimbledon perdute, il mancino croato riuscì a vincere il torneo ormai prossimo al ritiro e non di meno entrando nel tabellone principale solo grazie a una wild card.

Wimbledon (2004, di Richard Loncraine) è un film che può giusto venir voglia di vedere nel corso del torneo (come ora). Per il resto dell'anno, ci sono film romantici decisamente più adorabili e allo stesso tempo film sportivi degni di questo nome. Tra gli ultimi sbarcati sul grande schermo: L'arte di vincere (football) di Benneth Miller e Di nuovo in gioco (baseball) di Clint Eastwood.

Il trailer di Wimbledon

Wimbledon - Peter Colt (Paul Bettany)
Wimbledon - Lizzie Bradbury (Kirsten Dunst)
Wimbledon - le fan di Peter Colt (Paul Bettany)
Wimbledon - Carl (James McAvoy, a dx) insieme alla sua ragazza e amici guarda la partita del fratello

giovedì 5 giugno 2014

X-Men, giorni di un nuovo futuro

X-Men, giorni di un futuro passato - Charles (J. McAvoy)... e Charles (P. Stewart)
Affrontare il dolore per cambiare. Alcuni X-Men hanno deciso di provarci nel mezzo di tumultuosi Giorni di un futuro passato (2014, di Bryan Singer).

di Luca Ferrari

Tempi duri per i mutanti, per non dire impossibili, sempre più prossimi all'estinzione per mano di letali robot sentinelle creati anni or sono dallo scienziato Bolivar Trask (Peter Dinklage) con l'involontaria complicità di Mystica (Jennifer Lawrence). Gli ormai vecchi e oggi alleati Charles-Professor X (Patrick Stewart) ed Eric-Magneto (Ian McKellen) tentano l'ultima disperata carta. Rimandare indietro nel tempo Logan-Wolverine (Hugh Jackman) per scrivere un nuovo futuro.

La poca paziente creatura "artigliuta" dunque dovrà convincere i giovani e all'epoca nemici Charles (James McAvoy) ed Eric (Michael Fassbender), i futuri Professor X e Magneto, intanto a credere alla sua storia, quindi riunire le forze e impedire a Mystica di uccidere Trask che nel frattempo faceva già esperimenti con i loro simili. Dopo l'uccisione di questi infatti, la giovane mutante dalle squame blu sarebbe stata catturata e dal suo sangue sarebbero nate le micidiali sentinelle.

Introspettivo e poco action. 3D superfluo. Magneto potrà anche volare portandosi dietro lo stadio per circondare la Casa Bianca, ma è solo un gonfiare i muscoli. La vera impresa è quella di cambiare il proprio io e un futuro tragico già scritto. Dopo i due capitoli iniziali (X-Men e X-Men 2), a distanza di più di dieci anni, Bryan Singer si risistema dietro la telecamera per raccontare l'avventura più interiore dei suoi amati supereroi, X-Men – Giorni di un futuro passato (2014).

La grande sfida è quella che deve affrontare un non più handicappato Charles Xavier, passato a farsi fare iniezioni pur di riavere indietro l'utilizzo delle gambe, rinunciando però al suo potere, quello del leggere la mente (& affini). L'accademia dei mutanti è chiusa e lui non si fa più chiamare professore. Al suo fianco è rimasto solo il buon Hank/Bestia (Nicholas Hoult).

Wolverine prova a scuoterlo, ma è difficile credergli. C'è tempo anche per l'iniziale ironia, quando Chalkes mezzo fatto si rivolge a Logan dicendogli: "Si, mi ricordo di te. Anche noi eravamo venuti a chiederti aiuto ma tu ci hai detto di andare a farci fottere (X-Men  - L'inizio, 2011). Comincia allora una corsa contro il tempo e allo stesso tempo una battaglia interiore. Mystica è in grado di prendere le sembianze di chiunque. Solo Charles con i suoi poteri telepatici è in grado di scovarla e fermarla.

C'è di più. Sepolto sotto la Casa Bianca, Eric-Magneto viene liberato senza particolare entusiasmo di Xavier. I due ex-amici si erano divisi e la piccola Raven aveva fatto la sua scelta, diventando poi Mystica e volendo annientare gli umani difesi al contrario dagli altri X-Men. Xavier si ritrova così a dover affrontare una doppia battaglia interiore dentro di sé. Uno scontro che solo il suo io del futuro potrà spiegargli come superare.

Charles, come molti noi, arrivano a un punto dove non vogliono più saperne di soffrire. Una condizione spesso necessaria per poter riemergere dall'oblio. Lottando. Lasciandosi condurre da amici fidati. Alimentando il sacro fuoco della speranza e della vita. Allora sì, il futuro potrà essere differente. Forse ancora combattuto, ma di certo non una resa incondizionata. Il patibolo è stato abdicato. Oggi e per ogni giorno del futuro prossimo gli X-Men sono pronti a lottare.

 
X-Men – Giorni di un futuro passato, il trailer

X-Men, giorni di un futuro passato - Hank/Bestia (Nicholas Hoult),
Charles/Professor X (James McAvoy) e Logan/Wolverine (Hugh Jackman)
X-Men, giorni di un futuro passato - Magneto (Michael Fassbender)
X-Men, giorni di un futuro passato (2014, di Bryan Singer)

giovedì 18 aprile 2013

X-Men, andate affanculo

Charles Xavier (James McAvoy), Wolverine (Hugh Jackman) ed Erik Lehnsherr (Michael Fassbender)
Wolverine (un clinteastwoodiano Hugh Jackman) ha i suoi pensieri e non vuole sentire né vedere nessuno mentre si gode placido al bar whisky e sigaro.

di Luca Ferrari

X-Men - L'inizio
(2011, di  Matthew Vaughn). I mutanti Charles Xavier (James McAvoy) ed Erik Lehnsherr (Michael Fassbender) sono in fermento. Sono in giro a reclutare i loro simili per insegnargli a gestire i propri poteri in modo corretto. Non tutti gradiscono però. Arrivati in un bar per parlare con il sig. Logan (Wolverine), fanno appena in tempo a presentarsi che senza essere degnati di nemmeno uno sguardo, si beccano un chiaro e semplice Andate affanculo.

Da osservare con attenzione l’espressione dei due “viandanti” dopo siffatte parole al limite del divertito/sorpreso.

Go fuck yourlself, Wolverine