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Visualizzazione post con etichetta Paul Bettany. Mostra tutti i post
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domenica 29 ottobre 2017

The Tourist (2010), Hollywood a Venezia

The Tourist - Elise (Angelina Jolie) e Frank (Johnny Depp)
Viaggio a Venezia insieme alle star Hollywoodiane. Due turisti, questi si, che i sempre critici residenti vorrebbero vedervi passeggiare. The Tourist (2010, di Florian Henckel von Donnersmarck).

di Luca Ferrari

Alla stazione Santa Lucia di Venezia sono appena arrivati due nuovi turisti. Lei, elegantissima si chiama Elise Clifton-Ward (Angelina Jolie) ed è una misteriosa donna in fuga dall'Interpol. Lui, più casual, è un proletario insegnante di liceo, tale Frank Tupelo (Johnny Depp). Si sono appena conosciuti in treno e tra loro è subita scattata un'impensabile scintilla. Passione autentica o macchinoso gioco di specchi? Tutti e due, o magari no. Chissà! Adattamento del francese Anthony Zimmer (2005, di Jérôme Salle), The Tourist (2010, di Florian Henckel von Donnersmarck).

Elise è a Venezia per un motivo ben preciso, ricongiungersi con l'amato marito Alexander Pearce la cui nuovissima identità è un mistero per tutta la polizia internazionale. Un uomo questo che ha un conto in sospeso di oltre 300 milioni di sterline con il Governo di Sua Maestà. Sulle loro tracce da riscuotere) c'è anche la mafia russa, il cui spietato capo Steven Berkoff (Reginald Shaw) tra un abito su misura e un omicidio a sangue freddo, è deciso a farsi consegnare da Elise ciò che aspettava da Pearce.

A guardare le spalle alla donna e al turista Frank, sempre lui, l'ispettore John Acheson (Paul Bettany), deciso più che mai a dimostrare al proprio capo, Jones (Timothy Dalton), di chiudere il caso, consegnare Pearce alla giustizia e recuperare il malloppo. La presenza di Tupelo si fa sempre più coinvolgente. Chi è davvero costui? Fu davvero casuale l'incontro con Elise su quel treno per Venezia o era tutto calcolato? Tra romantici inseguimenti per i canali, goffe corse sopra il mercato di Rialto e sontuosi balli negli inimitabili palazzi storici, la vicenda giunge alla conclusione.

Pompato come film d'azione, The Tourist è più uno spot per celebrare la dieta dell’attrice premio (lontano) Oscar per Ragazze interrotte (1999). Angelina Jolie (Una vita quasi perfettaChangelingMaleficent) ha la pelle vellutata, una soffice chioma fluente, incapacità espressiva ed è mobile quanto una sfinge. Johnny Depp (Dead ManChocolatDark Shadows) se la cava con qualche espressione Sparrowiana ma da due artisti di questo livello e per la prima volta insieme sotto la stessa telecamera, era lecito aspettarsi qualcosa di molto meglio.

A parte il concierge Neri Marcorè, il resto dei nomi noti italiani recita in ruoli fin troppo standard per le rispettive corde. Dopo anni spesi a fare la fiction Carabinieri, Nino Frassica indossa la divisa anche in The Tourist. Christian De Sica è un uomo corrotto, ruolo non troppo lontano dunque da ciò che è abituato a interpretare in quelle pellicole che chiamarli film è un insulto a chiunque faccia questo mestiere. Raoul Bova invece sembra strizzare l'occhio al Casanova dei bei tempi andati (per sempre). Tra le comparse, ennesima presenza per il sempre più rodato Francesco Frasson, sul set anche nell'ultimo film "veneziano" di Clint Eastwood.

A dare un senso a una storia ammalata di estetismi, è la coppia dell'Interpol interpretata dal biondo Paul Bettany (Wimbledon, Il codice Da Vinci, Mortdecai) e l'ex-007 Timothy Dalton, meritevoli di dare quel pizzico di normalità e realismo a una pellicola le cui fondamenta si basano solo sui nomi di due superstar. Con un set naturale poi come la città di Venezia e le possibilità recitative di tutto il cast, per von Donnersmarck è stata davvero un’occasione sprecata per realizzare qualcosa d’immortale. Un film che tempo addietro un collega ebbe l’ardire di etichettare come "piccolo cult".

Per chi vive  a Venezia, vedervi un film ambientato è un'esperienza alquanto suggestiva. Si cerca lo scorcio di casa. Si riconoscono i luoghi dove magari si ha vissuto qualche episodio importante della propria vita. Allo stesso tempo però, si notano errori. O meglio, chiare falsificazioni logistiche. Il più clamoroso è quello in cui Johnny Depp, una volta entrato nelll'hotel Danieli, situato in Riva degli Schiavoni, aperta la finestra, si trova “magicamente” sul Canal Grande con vista (sulla destra) del ponte di Ri’Alto. Cosa impossibile, se non al cinema.

Un'ultima nota. Io sono un giornalista veneziano. Vivo e lavoro a Venezia, ergo tutto quello di buono e cattivo accada in questa inimitabile città, mi passa direttamente sulla pelle. Il trend degli ultimi anni però è un constante sparare sul turista, come fosse lui il responsabile dei problemi che attanagliano la Serenissima. Nonostante certi legittimi malumori, ho difficoltà a pensare che si comporterebbero così se gli stranieri che vi sbarcano ogni giorno, fossero tutti come Miss Angelina Jolie e Mr Johnny Depp.

Il turista, sappiatelo, paga una media di 7,5 euro a biglietto anche solo per una minima corsa sul vaporetto, questi stretto per lui così come per i residenti. Al momento leggi che vietino l'ingresso in città, non ve ne sono. La città non è di sicuro in grado di reggere l'onda abnorme di visitatori, ma per questo ci sono degli amministratori comunali cui rivolgersi e invece a giudicare dai commenti, pare che i turisti debbano anche chiedere il permesso per andare a un bagno (quello pubblico costa 2 euro a persona. ndr).

I problemi di Venezia non sono una responsabilità dei turisti e sebbene alcuni non si comportino in modo educato, cosa potremmo dire dei tanti rifiuti organici (volgarmente, merda!) dei cani i cui padroni veneziani lasciano a concimare le tante calli? Alla fine si va sempre lì, ai soldi. Un turista danaroso come l'affascinante Elise Clifton-Ward sarà sempre ben accolta, anche se questa dovesse intasare l'intera laguna. Viceversa il mordi-e-fuggi non garba proprio. E guai se gli ospiti osano toccare i capisaldi della venezianità, in ultima il servizio-gondola da un sestiere all'altro per il quale sono stati scritti articoli a dir poco ridicoli.

"I turisti? Devono svuotare le tasche e non rompere, stop". Questo è tristemente il pensiero di molti. Venezia è di tutti: residenti, Hollywood e persone meno abbienti comprese. Se le cose non girano come dovrebbero e la città ne risente, forse è ora di guardarsi allo specchio e iniziare a capire cosa non abbiamo fatto e dunque agire di conseguenza. Certo se ognuno penserà sempre al proprio orticello, magari sostenendo addirittura a una fantomatica autonomia o un'ignorante chissà-quale indipendenza, è difficile che qualcosa cambi. Ma questa non è solo Venezia, è ancora la stragrande maggioranza dell'Italia. Meglio guardarsi The Tourist (2010, di Florian Henckel von Donnersmarck) allora, e sognare col cinema una Venezia diversa.

Il trailer di The Tourist
The Tourist - Frank (Johnny Depp) ed Elise (Angelina Jolie) per la la laguna di Venezia

venerdì 10 luglio 2015

Wimbledon, il tennis alla Notting Hill

Wimbledon - Lizzie Bradbury (Kirsten Dunst) e Peter Colt (Paul Bettany)
Colpi improbabili e una storiellina alla Notting Hill con Paul Bettany e Kirsten Dunst sullo “sfondo” del torneo di tennis più importante del mondo, Wimbledon.

di Luca Ferrari

Il tennis non è mai stato (fin'ora) uno sport troppo valorizzato dalla settima arte. Giusto minimi scampoli ma mai veri e propri lungometraggi dedicati. Non è da meno il più che modesto Wimbledon (2004), del regista inglese Richard Loncraine. A dispetto del titolo, sembra più un Notting Hill in salsa tennistica con solo di sfondo la disciplina, mostrata sui veri campi verdi a tratti in modo alquanto inverosimile.

Peter Colt (Paul Bettany) è un modesto tennisa sul viale del tramonto. Un tempo a ridosso della top ten, oggi langue oltre la 100° posizione. Ma prima di appendere la racchetta al chiodo e diventare il presidente di un circolo tennistico, è pronto a giocare il suo ultimo torneo in casa. Sul verde di Wimbledon, entrando direttamente nel tabellone principale grazie a una wild card.

È lì che incontra la rabbiosa americana Lizzie Bradbury (Kirsten Dunst), campionessa spaccona e dal carattere difficile ma in segreto innamorata proprio di lui. Un film che più scontato non si può, dall'esito prevedibile su tutti i fronti fino all'esagerazione all'acqua di rose dell'amicizia sul campo tra Colt e raccattapalle bambino che addirittura viene colpito in faccia da un servizio dall'odiato rivale, ex (pure) di Lizzie.

Non voglio entrare troppo nel merito del tennis vero e proprio. Basterebbe vedere il match point per capire che mai nella storia del tennis si è assistito a un punto simile di questa importanza. Gli "atleti" spesso sono fuori posizione e neanche colpiscono la palla facendo cadute alquanto plateali.

Più divertenti senza dubbio la ruspante famiglia di Colt, a cominciare dai genitori in crisi: mamma Augusta (Eleanor Bron) e papà Edward (Bernard Hill) ma ancor di più il fratello minore Carl, che scommette sempre contro di lui, e interpretato da un giovane James McAvoy (L'ultimo re di Scozia, Wanted, X-Men – L'inizio) .

Il film, dedicato alla memoria di Mark McCormack (1930-2003), stimato avvocato e procuratore sportivo di grandissimi campioni tra cui Björn Borg, Chris Evert e Pete Sampras, vede nel cast nel ruolo di se stessi come commentatori televisivi, due autentiche leggende del tennis maschile e femminile: gli americani John McEnroe e la già citata Evert, entrambi vincitori del torneo di Wimbledon in tre edizioni ciascuno: '74, '76 e '81 lei, '81, '83-'84 lui.

Se la storia d'amore tra i due protagonisti sembra a tratti ricordare quella tra i due tennisti Andre Agassi e Steffi Graf, sembra alquanto palese l'ispirazione  dalla carriera di Goran Ivanisevic per l'impresa di Colt. Dopo anni di promesse disattese e tre finali a Wimbledon perdute, il mancino croato riuscì a vincere il torneo ormai prossimo al ritiro e non di meno entrando nel tabellone principale solo grazie a una wild card.

Wimbledon (2004, di Richard Loncraine) è un film che può giusto venir voglia di vedere nel corso del torneo (come ora). Per il resto dell'anno, ci sono film romantici decisamente più adorabili e allo stesso tempo film sportivi degni di questo nome. Tra gli ultimi sbarcati sul grande schermo: L'arte di vincere (football) di Benneth Miller e Di nuovo in gioco (baseball) di Clint Eastwood.

Il trailer di Wimbledon

Wimbledon - Peter Colt (Paul Bettany)
Wimbledon - Lizzie Bradbury (Kirsten Dunst)
Wimbledon - le fan di Peter Colt (Paul Bettany)
Wimbledon - Carl (James McAvoy, a dx) insieme alla sua ragazza e amici guarda la partita del fratello

giovedì 5 marzo 2015

Mortdecai, la maledizione del primo Depp

Mortedecai - il losco mercante d'arte Charles Mortdecai (Johnny Depp)
Baffi o non baffi, un ancora troppo JackSparrowiano Johnny Depp non lascia il segno nel modesto Mortdecai (2015, di David Koepp).

di Luca Ferrari

Commediola senza troppe pretese e buona al massimo per un tardo meriggio con cui tappare un insolito buco di anemica associalità, Mortdecai (2015, di David Koepp) parte, deraglia e conclude su sentieri pianeggianti. Nel triangolo formato dai due opportunisti Charles Mortdecai (Johnny Depp) e l'affascinante moglie Johanna (Gwyneth Paltrow) con di scorta l’ingenuo e romantico ispettore Martland (Ewan McGregor), a emergere sul grande schermo è il servitore tuttofare Jock Strapp (Paul Bettany).

Quando penso a Johnny Depp mi tornano in mente quasi ed esclusivamente ruoli del passato, a cominciare da Ichabod Crane (Il mistero di Sleepy Hollow) o il contabile poi poeta William Blake di Dead Man (1995 di Jim Jarmusch), passando per il musicista tzigano di Chocolat, il regista fallito Ed Wood, la creatura Edward mani di forbice, il primo strampalato pirata de La maledizione della prima luna e in ultima, il tenero James M. Barrie di Neverland – un sogno per la vita (2004).

Di lì in poi, dalla storia diretta da Marc Foster solo già visto e senza mai alcun vero picco recitativo (e di pellicola scelta). Dalle ormai reiterate e troppo monotone presenze nei film di Tim Burton (La fabbrica di cioccolato, Sweeney Todd, Alice in Wonderland e Dark Shadows) ad altri ruoli poco riusciti. Il suo John Dillinger di Nemico pubblico (2009, di Michael Mann) ha poco da offrire. Il suo personaggio di The Rum Diary – Cronache di una passione (2011, di Bruce Robinson) sembra una versione meno tossica e più matura di Via da Las Vegas. Infine il baffuto Mortdecai, un Jack Sparrow in abiti borghesi (già cambiatosi di trucco per The Lone Ranger).

Non voglio dire che non mi sia fatto qualche risata (risatina) nella quiete del cinema mentre mi gustavo Mortdecai, ma uscendo dallo sguardo di uno spettatore ed entrando nelle mere vesti di critico, non posso che sentirmi poco felice. Una storia senza colpi di scena. Scontato lieto fine. Qualche situazione esilarante (baffi) ma nulla di più. La dimostrazione lampante che non bastano bravi attori per fare un bel film, ci vuole anche quell'oggetto del mistero chiamato sceneggiatura.

Il trailer di Mortdecai