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Visualizzazione post con etichetta Big Little Lies. Mostra tutti i post
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martedì 6 agosto 2019

Big Little Lies 2, tutte le verità

Le protagoniste della 2° stagione di Big Little Lies
Le 5 di Monterey sono tornate insieme al loro grande segreto. Una nuova presenza s'incunea in questo fragile equilibrio. È uscita la 2° stagione della serie televisiva Big Little Lies.

di Luca Ferrari

Celeste, Madeline, Jane, Bonnie e Renata di nuovo dentro le onde del ciclone. Le avevamo lasciate sulla spiaggia californiana, rilassate, dopo "l'incidente" mortale al violento Perry, marito di Celeste. L'indagine sembra chiusa, o almeno così pare. Nella placida cittadina intanto, è in arrivo l'invadente madre di lui, Mary Louise, decisa a tutto pur di scoprire la verità e non solo. Segreti del recente e lontano passato sono pronti a venire a galla mettendo a repentaglio il vivere sereno, conquistato con fatica. Mettetevi comodi, l'attesa è finita. È sbarcata sul piccolo schermo la 2° stagione di Big Little Lies.

Madeline (Reese Witherspoon) è alle prese con l'incerto futuro della figlia Abigal (Kathryn Newton), la quale senza volerlo fa scoprire al suo patrigno, il buon Ed Mackenzie (Adam Scott), un peccatuccio della madre. Jane Chapman (Shailene Woodley), ancora segnata dalla violenza carnale che portò alla nascita di Ziggy, è sempre più attratta dal collega di lavoro, il dolce e sensibile Corey (Douglas Smith). Vorrebbe lasciarsi andare ma non è così facile. Certe cicatrici fanno urlare anche se vicino c'è qualcuno che ha solo buone intenzioni e carezze per te.

Tira decisamente una brutta aria in casa Klein. Renata (Laura Dern) sta per finire su una prestigiosa rivista di donne di successo, quand'ecco caderle il mondo addosso. Il marito Gordon (Jeffrey Nordling) l'ha combinata grossa e ora tutto il loro patrimonio è a rischio. Renata è una donna forte e decisa, e non è certo la persona pronta ad arrendersi e/o rassegnarsi. Si può anche accettare una temporanea sconfitta ma di sicuro, non la mancanza di rispetto e questa donna ha le idee ben chiare su come farlo capire anche a chi dice di amarla

Vita dura e soprattutto inquieta anche per Bonnie (Zoë Kravitz). Fu lei materialmente a spingere a morte l'odioso Perry e i tormenti non la risparmiano. Un vicolo cieco esistenziale che la porta a chiudersi in se stessa tenendo a distanza tutti, amiche e il marito Nathan (James Tupper). Ad alimentare il suo malessere ci si mette l'arrivo della madre Elizabeth (Crystal Fox), chiamata dal compagno stesso, ed esperta in pratiche voodoo. Non corre buon sangue tra le due donne, con Bonnie ancora molto arrabbiata per violenze subite da bambina e rancori irrisolti. 

Infine loro due. Le indiscusse protagoniste di questa seconda stagione. Celeste Wright (Nicole Kidman) da una parte, Mary Louise Wright (Meryl Streep) dall'altra. Lì nel mezzo, l'ombra incombente del marito-figlio morto Perry (Alexander Skarsgård). Ad assistere a questo match disumano, i due gemelli Josh (Cameron Crovetti) e Max (Nicholas Crovetti). Saranno costretti a comprendere molto e accettare, ma sono bambini, e quell'innocenza che ancora li permea è capace di fargli amare quel papà che non c'è più, anche capendo il male che ha causato alla loro mamma e ad altre persone.

Celeste e Mary Louise è uno scontro micidiale. Due treni a velocità folle lanciati non si sa bene verso cosa. Sette puntate come la prima stagione dove si aspetta il gran finale (che non lascerà delusi). Ci sono momenti dove si proverà una voglia folle di spegnere e fare una pausa, o ancora andare avanti. Invece no. Introdotta ogni puntata dalla simbiotica "Cold Little Heart" di Michael Kiwanuka, adulti e bambini vivono il loro tempo, che è anche il nostro di tempo. Una corsa scevra di preoccupazioni lungo le onde dell'oceano è ciò che sembra disperatamente bramare la nostra anima. Forse accadrà, ma dovremo lottare per averlo.

Come per il film, anche per le serie televisive non è facile mantenere un livello parecchio alto di qualità e sceneggiatura quando la prima (e originale) stagione, diretta dal regista Premio Oscar canadese Jean-Marc Vallée (C.R.A.Z.Y., Dallas Buyers Club, Wild con le "biglittleiesiane" Reese Whiterspoon e Laura Dern), raccoglie così tanti consensi. Sempre scritto dal navigato produttore-sceneggiatore David E. Kelley, il timone della regia è passato ad Andrea Arnold (Red Road, Fish Tank, American Honey), capace di aggiungere qualità e suspense.

Inutile girarci intorno, da quando era iniziata a trapelare la notizia che al già grandioso cast si sarebbe aggiunta anche lei, la divina Meryl Streep (Mamma mia, Florence, The Post), fan e stampa internazionale erano in fibrillazione. L'attesa è stata ampiamente ripagata. Chiunque abbia dei figli e soprattutto una suocera, non potrà mai dimenticare "Mary Louise Streep" e all'ennesima discussione, aspettiamoci un letale: sei peggio di Meryl Streep in Big Little Lies 2! Odiosamente perfetto il taglio di capelli così come la montatura degli occhiali.

Un grande lavoro nella sceneggiatura per il suo personaggio. Invadente oltre ogni limite, si approfitta subdolamente di una donna in chiara difficoltà umana. Abilissima osservatrice e pronta a porre domande-affermazioni scomode a chiunque incontri, specie se amica della sua "cara" nuora Celeste. Anche lei però ha i propri scheletri e sarà la più impensabile delle sue conoscenze a farli emergere in un duello finale degno dell'epopea western. In conclusione, una prova superba di Meryl Streep che in caso di terza stagione, siamo certi, tornerà più agguerrita che mai.

Dirimpettaia di Meryl, una Nicole Kidman (Cuori ribelli, Moulin Rouge!, Grace di Monaco) che rispetto alla prima stagione ha guadagnato più centralità nell'azione. In gergo tennistico potremmo dire che se prima aspettava solo la palla per tirarla aldilà della rete, adesso è capace di attaccare dalle posizioni più impossibili, prendendo bastonate, si, ma guardando l'avversario diritto in faccia conscia di chi sia e di cosa voglia per davvero. Sembra spesso sul punto di crollare, ma guai a mettere una leonessa all'angolo quando deve difendere, oltre a se stessa, anche i propri cuccioli.

Nel panorama oramai sovraccarico di serie disponibili in streaming, la seconda stagione di Big Little Lies ha qualcosa che rimane dentro. Parla di problemi che in qualche modo toccano chiunque. Dai difficili rapporti familiari alle amicizie. I meandri dell'anima ci spintonano allo stremo ma le protagoniste sono persone capaci di essere genitori e donne, senza cercare mai una scomposizione dei ruoli. Ognuna di loro ha un obiettivo, chi più marcato, chi più finalizzato. I figli crescono, parlano e fanno domande. Nel mondo di  Big Little Lies ci sarà sempre meno spazio per i segreti.

Ha inizio la 2° stagione di Big Little Lies

Big Little Lies - Celeste (Nicole Kidman) e la suocera Mary Louise (Meryl Streep)

lunedì 8 ottobre 2018

Nine Months, il nuovo e vero amore

Nine Months Imprevisti d'amore - il ballo notturno
di Samuel (
Hugh Grant) e Rebecca (Julianne Moore) sotto il tenero sguardo del figlioletto
Basta con lo stereotipo del maschio immaturo. Il tempo de L’ultimo bacio è finito. Oggi i mariti & neo-papà sono i redenti Hugh Grant nel finale di Nine Months - Imprevisti d'amore.

di Luca Ferrari

Felici di amare la donna che hanno scelto per trascorrere il resto della loro vita. Maturi e decisi a prendersi cura della prole, incluso cambio di pannolini, pappe e sveglie notturne. Tirate un sospiro di sollievo mie care fanciulle, il maschio de L'ultimo bacio (2001, di Gabriele Muccino) è una razza in via di estinzione. Siamo in una nuova epoca. Oggi si parte direttamente dalla felice redenzione di Hugh Grant nel dolce Nine Months - Imprevisti d'amore. E che la vita allora trionfi sulla più commerciale depressione-sciupafemmine "Belpaesotta".

Questa non è una recensione. Questo è uno spaccato di vita vissuta. Questa è una storia che riguarda  il cinema e l'esperienza della vita vera. Nei giorni scorsi sono stato a un matrimonio. Era da parecchio tempo che non partecipavo a simili eventi e si, insomma, qualcosa nel frattempo è cambiato anche nella mia vita. Fino al momento del (lungo) pranzo in una masseria fuori Matera, non avevo idea che avrei potuto scrivere un simile articolo. Lì qualcosa è successo. Lì ho visto qualcosa che mi ha fatto davvero piacere constatare. La generazione de L’ultimo bacio di Gabriele Muccino è davvero al tramonto.

Anno 2001. Sul grande schermo arriva il generazionale L’ultimo bacio. Il regista romano scatta una drammatica istantanea nazionale dei trentenni. Sono immaturi. Poco propensi a mantenere una relazione e/o aprirsi ad avere una propria famiglia. Si avanza, ma col freno a mano tirato a tutta forza. A parte Marco (Pierfrancesco Favino), il resto del gruppetto di amici formato da Carlo (Stefano Accorsi), Paolo (Claudio Santamaria), Adrian (Giorgio Pasotti) e Alberto (Marco Cocci) è un insieme di desolanti stereotipi maschili.

Oggi invece, nel mezzo del festante salone nuziale, l'atmosfera era di tutt'altro genere. C’erano tanti maschietti che si divertivano coi propri figlioli. Ballavano insieme a loro. Tutti diversi e con la propria personalità. Dalla classica faccia da bravo ragazzo inquadrato al capellone barbuto passando per i manager comunque affettuosi. Età variegata poi. Si andava dai più giovani primi trentenni a e persone già membri del club degli anta. Tutti in sintonia con l’Ed Mackenzie (Adam Scott) della grandiosa serie televisiva Big Little Lies.

A rivedere film sul genere con donne in dolce attesa, raramente si trovano ruoli in cui i maschietti non fanno o la parte degli smidollati cagasotto come l'iniziale Hugh Grant di Nine Months - Imprevisti d'amore (poi dolcemente redento) o i menefreghisti bastardi come il Dylan Bruno di Qui dove batte il cuore che abbandona Natalie Portman incinta. La realtà oggi è molto diversa e forse sarebbe ora che anche la cinematografia italiana iniziasse a darci un taglio con lo stereotipo del maschio italiano Felliniano/Mucciniano perché non esiste davvero più.

Oggi siamo tutti più cresciuti e non aspettiamo altro che svegliarci nel cuore della notte per ballare un lento con le persone più importanti della nostra vita.


La dolcezza familiare di Nine Months - Imprevisti d'amore
La dolcezza familiare di Nine Months - Imprevisti d'amore

domenica 7 gennaio 2018

Golden Globe 2018, cineluk li assegna a...

Al via una nuova edizione dei prestigiosi Golden Globe
Previsioni. Speranze. Bando alle ciance. Cineluk - il cinema come non lo avete mai letto si rivela e scrive a chiare lettere chi premierebbe questa notte alla 75° edizione dei Golden Globe.

di Luca Ferrari

Non ho bisogno che la giuria dei Golden Globe faccia le proprie scelte. Io faccio le mie e in largo anticipo, perciò li assegno adesso. D'accordo o meno che siate con me, non m'interessa. Aldilà di vedere alcuni di questi vincitori trionfare davvero, la mia speranza è che il tanto decantato Dunkirk di Christopher Nolan venga sonoramente affondato (musica a parte). Tanto efficace negli effetti tecnici, quanto deludente e scarso nella sceneggiatura e nella storia. Ma questo è il trend che tanto garba, tutto effetti e pochi veri contenuti.

Tante le nomination raccolte dal vincitore dell'ultima edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia: La forma dell'acqua - The Shape of Water di Guillermo del Toro. Sarebbe pura cine-blasfemia se Gary "Winston" Oldman non dovesse trionfare. Sebbene dubito che vincerà per il secondo anno consecutivo dopo La La Land, sarei davvero felice se Emma Stone conquistasse un altro Globo per l'ottima performance esibita in "gonna e racchetta" come Billy Jean King nell'intenso La battaglia dei sessi (2017, di Jonathan Dayton e Valerie Faris).

Cineluk - il cinema come non lo avete mai letto assegna i seguenti Golden Globe:
  • Miglior film drammatico: Tre manifesti a Ebbing, Missouri (di Martin McDonagh)
  • Miglior film o commedia musicale: The Disaster Artist (di James Franco)
  • Miglior regista: Martin McDonagh (Tre manifesti a Ebbing, Missouri)
  • Migliore attrice in un film drammatico: Sally Hawkins (La forma dell'acqua)
  • Migliore attore in un film drammatico: Gary Oldman (L'ora più buia)
  • Migliore attrice in un film commedia o musicale: Emma Stone (La battaglia dei sessi)
  • Migliore attore film commedia o musicale: James Franco (The Disaster Artist)
  • Miglior film d'animazione: Loving Vincent (di Dorota Kobiela e Hugh Welchman)
  • Miglior film straniero: Per primo hanno ucciso mio padre (di Angelina Jolie, Cambogia)
  • Migliore attrice non protagonista: Octavia Spencer (La forma dell'acqua)
  • Migliore attore non protagonista: Sam Rockwell (Tre manifesti a Ebbing, Missouri)
  • Migliore sceneggiatura: Guillermo del Toro e Vanessa Taylor (La forma dell'acqua)
  • Migliore colonna sonora originale: Hans Zimmer (Dunkirk)
  • Migliore canzone originale: This Is Me (Pasek and Paul - The Greatest Showman)
Sul fronte del piccolo schermo, scontato il premio a Kyle MacLachlan protagonista indiscusso della terza discutibile stagione del resuscitato Twin Peaks (di David Lynch), tutta la mia ammirazione è concentrata su due serie candidate in sezioni differenti. La prima è The Crown (di Peter Morgan), incentrato sulla giovane monarca britannica Elizabetta II,  in nomination come Miglior serie drammatica e Miglior attrice in una serie drammatica (Claire Foy). Standing ovation poi per Big Little Lies (di Jean-Marc Vallée), possente serie con un grandioso cast femminile capace di parlare come poche volte è stato fatto di violenza domestica. 6 le candidature per quest'ultima:
  • Miglior miniserie o film per la televisione
  • Miglior attrice in una mini-serie o film per la televisione: Nicole Kidman
  • Miglior attrice in una mini-serie o film per la televisione: Reese Witherspoon
  • Migliore attrice non protagonista in una serie, mini-serie o film tv: Laura Dern
  • Migliore attrice non protagonista serie, mini-serie o film tv: Shailene Woodley
  • Miglior attore non protagonista serie, mini-serie o film tv: Alexander Skarsgård
Buona cine-serata!
The Crown - la Regina Elisabetta II (Claire Foy)
L'ora più buia - Winston Churchill (Gary Oldam)

venerdì 9 giugno 2017

Big Little Lies, "più cinema di tanto cinema"

Big Little Lies - Jane (Shailene Woodley), Madeline (Reese Witherspoon) e Celeste (Nicole Kidman)
Anche la comunità più benevola e ben accogliente può nascondere segreti e paure inconfessabili. È sbarcata sul piccolo schermo la miniserie Big Little Lies (2017, di Jean-Marc Vallée).

di Luca Ferrari

La ricca e progressista comunità di Monterey (California) sta per dare il benvenuto alla nuova arrivata, una donna single insieme al suo bambino. Qui sono tutti gentili e le scuole sono ottime. Dietro tutto questa patina biondo-educata e salutista però, si nasconde un mondo di segreti non troppo condivisi. Basata sull'omonimo romanzo di Liane Moriarty, è sbarcata sul piccolo schermo la miniserie televisiva Big Little Lies – Piccole grandi bugie, creata da David E. Kelley e diretta da Jean-Marc Vallée.

Jane Chapman (Shailene Woodley) è sulla strada per portare il figlioletto Ziggy (Iain Armitage) al suo primo giorno di scuola. Per loro è l'inizio di una nuova vita. Causa un banale contrattempo su quattro ruote, fa la conoscenza di Madeline Mackenzie (Reese Witherspoon), anch'essa in procinto di accompagnare la piccola Chloe (Darby Camp). Da una giornata di festa e presentazioni, ecco il fattaccio. Amabella (Ivy George), figlia della potente Renata Klein (Laura Dern), è stata picchiata da un coetaneo. Chiestole chi sia stato, ha indicato Ziggy. Il piccolo però nega.

Non troppo ben vista da tante colleghe mamme, Renata alza subito i toni della discussione. È convinta sia lui il colpevole e lo denigra pubblicamente. Il nuovo arrivato viene però difeso a spada tratta, oltre che dalla mamma (certa che non stia raccontando bugie), da Madeleine e la migliore amica di quest'ultima, Celeste Wright (Nicole Kidman), i cui gemelli sono anch'essi nella medesima classe. La tranquilla e collaborativa comunità di Monterey mostra subito qualche crepa ma questo non è che l'inizio.

Violenza sulle donne. Bullismo scolastico. Invidie. Tradimenti. Famiglie allargate e problemi diversificati. A Monterey come in ogni altra parte del mondo gli esseri umani costruiscono e sfasciano tutto. La propria casa potrà avere anche un 'invidiabile vista sull'Oceano Pacifico e magari non si avranno le ansie di arrivare a fine mese con l'acqua alla gola ma tutti abbiamo sentimenti, paure e preoccupazioni.

Madeline è un vulcano. Non smette (quasi) mai di parlare. Si è risposata con il moderno e tecnologico Ed Mackenzie (Adam Scott). Insieme all'ultima nata, vive insieme a loro tre anche Abigail (Kathryn Newton), nata dalle prime nozze di Madeline con Nathan Carlson (James Tupper). Sono passati anni ma qualcosa le ribolle ancora. Lo tollera poco, ancor meno da quando si è risposato con la “ecologica” e sensuale Bonnie Carlson (Zoë Kravitz). Intelligente e sensibile, quest'ultima sente le difficoltà di una situazione difficile da gestire ma fa del suo meglio per spronare tutti ad andare d'accordo.

Celeste e Renata sembrano due facce delle stessa medaglia. Entrambe donne forti e decise, la prima ha fatto un passo indietro nel nome della famiglia (e di qualcosa d'altro), la seconda è un bulldozer pronta a ottenere sempre ciò che vuole. Celeste è quanto di più materno ci possa essere, Renata vuole primeggiare a ogni costo spostando la "corsa" anche sul fronte della figliolanza. Sono comunque due madri e come tali vogliono il meglio per le loro creature. Ci sarà molto da conoscere e scoprire.

Se le protagoniste femminili danzano tra onde, ombre e i raggi più splendenti, non sono così nitidi nemmeno i maschi, molti dei quali anime inquiete e irrisolte. Sono andati avanti ma qualcosa di loro s'è perso per strada. Gordon Klein (Jeffrey Nordling), marito di Renata, è considerato un ricco mollaccione eppure non si fa problemi a minacciare di ritorsioni legali la più indifesa Jane. Tra Ed e Nathan inevitabilmente non scorre buonissimo sangue, eppure entrambi sono ansiosi di dimostrare l'uno all'altro il poter prevalere in modo manesco.

Perry Wright (Alexander Skarsgård), marito di Celeste, è un uomo di successo. Ha una bellissima moglie e due figli. Qualcosa lo turba però e lo si capisce fin dalle prime battute. Cede alla rabbia, e non vuole che la moglie riprenda il lavoro. Incarna al "peggio" la fragilità maschile del terzo millennio. Incapace di voltare pagina, si sfoga nel modo peggiore ovviamente mantenendo la facciata di uomo integerrimo e dai nobili principi. Di tutto questo però i figli non sembrano accorgersene. O almeno questo è ciò che lui e Celeste si auto-convincono.

Big Little Lies parte dalla fine. Un fatto gravoso di cui volutamente non si capisce oggetto e soggetto. Ciò che via via viene scandito sono piccole goccioline di veleno condite dall'acredine dei comprimari. I sospetti. Ognuno sembra volerne sapere più di tutti.  Tutti pronti a salire in cattedra denigrando qualsiasi dettaglio, dalla troppa irruenza a chi bacia la propria metà pubblicamente. In perfetta sintonia col mondo distorto dei social network, tutti credono di sapere tutto di tutti.

Le serie televisive del piccolo schermo sono (da un pezzo) la nuova frontiera del cinema di alta qualità. Anni fa le serie e in generale la televisione erano considerati un passo indietro per la carriera degli attori, oggi farebbero carte false per esserne i protagonisti. Non è un caso che Big Little Lies annoveri due premi Oscar, Nicole Kidman e Reese Whiterspoon (Legally BlondeWalk the Line - Quando l'amore brucia l'anima, Se solo fosse vero), una grandissima attrice vincitrice di tre Golden Globe e due nomination agli Oscar, Laura Dern, e Shailene Woodley (Paradiso amaro, Colpa delle stelle, Snowden), californiana classe '91, uno dei volti nuovi più promettenti.

Delle principali protagoniste femminili, Nicole Kidman (The Peacemaker, Moulin Rouge!, Grace di Monaco) ha qualcosa di più. Fa un po' da chioccia a Madeline e Jane. Affronta la vita da sola senza alleati. La sua vita è un mix indecifrabile di amorevolezza e sofferenza. Nel suo cuore c'è molta forza ma dovrà lottare non poco per dargli una forma e uscire allo scoperto. Come tutti, cade nella negazione ma il giorno per chiamare il peggio col suo vero nome, arriverà anche per lei.

Dietro la telecamera della serie c'è Jean-Marc Vallée, regista canadese di Montreal  che ben conosce alcune delle protagoniste. Dopo aver portato all'Oscar Matthew McConaughney e Jared Leto nel drammatico e commovente Dallas Buyers Club (2013), appena un anno dopo ha fatto conoscere al pubblico del grande schermo un'altra storia vera. Quella di Cheryl Strayed in Wild (2014), interpretata proprio da Reese Whiterspoon, la cui madre era una dolcissima Laura Dern.

Dimenticatevi gli intrighi fin troppo pettegoli di Desperate Housewives. Lasciate stare i cocktail di Sex and the City. Le bugie di Big Little Lies raccontano ben altro. Le storie di Big Little Lies penetrano con spietato e tremulo realismo dentro quei segmenti di conscio/subconscio che una donna non confida neanche all'amica più intima. “Più cinema di tanto cinema” ha scritto Piera Detassis, direttrice del mensile Ciak, sul numero di maggio parlando della suddetta serie. Questo è Big Little Lies – Piccole grandi bugie. Aspettarsi una seconda grandiosa stagione è lecito. Realizzarla, un dovere.

Benvenuti nel mondo di Big Little Lies

Big Little Lies - Renata (Laura Dern), Madeline (Reese Witherspoon) e Jane (Shailene Woodley), 
Big Little Lies - Celeste (Nicole Kidman) coi figli

lunedì 5 marzo 2012

Jennifer Lopez, l’incubo della violenza

Via dall'incubo - il volto impaurito di Erin (Jennifer Lopez) e la figlia Gracie (Tessa Allen)
Non si deve mai subire violenza. Erin (Jennifer Lopez) era una vittima, poi reagì e non smise più di attaccare. Via dall’incubo (2002, di Michael Apted).

di Luca Ferrari

Troppe leggi in materia di violenza sono ancora sbagliate e superficiali. La cultura è distorta e ancora di chiaro stampo machista. I soli eroi che ricordiamo è la gente con il fucile mentre tutte quelle vittime spazzate via dalla brutalità sono messe al bando dalla memoria, in particolare le donne. Diciamo una volta per tutte che combattere la violenza sulle donne deve essere un impegno quotidiano di entrambi i generi e non una "crociata in rosa" che catalizzi l'attenzione per un paio di giorni dopo l'ennesimo omicidio. La violenza sulle donne scorre drammatica nelle vene di Via dall’incubo (2002, di Michael Apted).

Erin “Slim” Miller (Jennifer Lopez) è una donna come tante altre. Innamorata, si sposa con l'affascinante Mitch Hiller (Billy Campbell) salvo poi scoprire a sue spese (sberle e pugni) che il marito è tutto fuorché ciò che spacciava di essere. Scoperta infatti una relazione extra-coniugale di lui, l'uomo reagisce nel peggiore dei modi. Ha inizio così un autentico incubo per Erin fatto di sorde burocrazie e fughe insieme alla figlioletta Gracie (Tessa Allen) fino alla disperazione più totale e la convinzione che si possa solo soccombere. Chiesto aiuto al padre, Jupiter (Fred Ward), dopo un iniziale rifiuto, l'uomo la spinge verso l'unica soluzione possibile: reagire e lottare.

Siamo davvero arrivati a questo punto? I benpensanti occidentali parlano di clausura femminile nel mondo arabo dimenticandosi quanto la donna abbia patito (e stia patendo tra le mura domestiche) di cultura occidentale. E in mezzo a salotti e frotte di parole, loro subiscono ancora. Loro hanno ancora paura e sono in (troppo) poche quelle che davvero riescono a ricominciare senza il peso eccessivo delle cicatrici. Le donne sono ancora vittime di ciò che le lega(va) a uomini violenti e società superficiali che fanno ancora troppo poco per spezzare le catene della paura.

Jennifer Lopez (Shall We Dance?, Quel mostro di suocera, L'era glaciale 4) star, gossip, bla bla bla. Non è la prima volta che l'attrice di origini portoricane scende in campo (e davanti alla telecamera) per parlare di violenza contro le donne. E' lei infatti la protagonista di Bordertown (2007, di Gregory Nava), basato sul femminicidio della cittadina messicana di Ciudad Juarez. Ed è sempre lei la protagonista della recente serie televisiva Shades of Blue dove interpreta la tosta e corrotta poliziotta newyorchese Harlee Santos nel cui passato c'è la violenza subita dal proprio compagno.

Fin dalla mia prima visione di Via dall’incubo (2002, di Michael Apted), le gesta d'iniziale vittima indifesa di Erin mi lasciarono nella testa tante domande. Com’è possibile che una donna possa essere prigioniera nella sua stessa casa? Com’è possibile che si debba arrivare alla tragedia perché le istituzioni si decidano a fare qualcosa? E perché mi dovrei sorprendere di tutto questo se ci facciamo forti del vivere in società che lascia bambine prostituirsi per le strade? Iniziamo col dire chiaramente come la piaga della violenza domestica (ben rappresentata nella recente serie televisiva Big Little Lies) sia un cancro ignorato dagli effetti di atroce agonia ancora non del tutto quantificabili nel futuro.

Nel 1999 le Nazioni Unite hanno istituito il 25 novembre come Giornata Mondiale contro la violenza sulle Donne. Quasi vent'anni dopo questa piaga si è drammaticamente evoluta contagiando sempre di più anche la rete. Ne sa qualcosa anche la Presidente della Camera dei Deputati, on. Laura Boldrini, vittima di violenti e vergognosi attacchi online. Come Erin, anche Laura ha deciso di reagire, spingendo ogni donna a fare lo stesso. Reagire, denunciare e combattere. Il prossimo 25 novembre la Presidente Boldrini aprirà le aule di Montecitorio per ascoltare le testimonianze di donne. Un momento di sicuro i

Via dall’incubo (2002, di Michael Apted) è un film che merita di essere sempre (ri)visto. Non è una storiellina. Non è l'auto-celebrazione di una diva Hollywoodiana. Via dall’incubo è la vicenda di una delle tantissime donne che subisce e davanti a sé vede solo silenzio e indifferenza, a cominciare dalla madre (Janet Carroll) del diretto interessato. La soluzione non può essere una e sappiamo bene quale sia. Si deve arrivare davvero a questo? Millenni di Storia ci hanno portato a non avere altre soluzioni? Se così fosse, non c'è più tempo da perdere. Bisogna agire e sul serio. Bisogna agire ora.

Il trailer di Fuga dall'incubo


Via dall'incubo - Erin (Jennifer Lopez) affronta il suo aggressore
Via dall'incubo - Erin (Jennifer Lopez)
Via dall’incubo (2002, di Michael Apted),