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Visualizzazione post con etichetta Susan Sarandon. Mostra tutti i post
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mercoledì 6 marzo 2019

Elizabethtown, l'amore è un viaggio

Elizabethtown - il romantico abbraccio tra Claire (Kirsten Dunst) e Drew (Orlando Bloom)
Romantica poesia moderna dove il viaggio è il lasciapassare per sentimenti sopiti e la giusta dose di lacrime. Elizabethtown (2005, di Cameron Crowe), un cammino alla scoperta di sé.

di Luca Ferrari

Un giovane votato al lavoro si ritrova d'improvviso senza più nulla, e per di più con un padre scomparso all'improvviso che non vedeva (e non ci parlava= da anni. Inizia così un viaggio verso la famiglia di origine nel tradizionalista stato del Kentucky, dovendo tenere alto l'onore dei suoi cari, da sempre vissuti nella più progressista costa occidentale. Nel suo percorso di avvicinamento, una persona venuta dal nulla lo metterà sulla retta via tra fiumi di parole, romantiche telefonate e un insperato viaggio solitario dentro di sé su quattro ruote che lo potrebbe condurre a cambiare vita. Preparate i fazzoletti, oggi si parte per Elizabethtown (2005, di Cameron Crowe).

Drew Baylor (Orlando Bloom) è un rampante design di calzature sportive. La sua ultima creazione, che avrebbe dovuto rivoluzionare il mercato, si è rivelata un fallimento colossale portando l'azienda, guidata dal potente Phil DeVoss (Alec Baldwin) che tanto aveva investito su di lui, a tagliare su tutto il possibile a cominciare proprio dal suo stipendio. Tornato a casa senza neanche più la fidanzata Ellen (Jessica Biel), il futuro di Drew appare alquanto compromesso e proprio quando pare disposto ad alzare definitiva bandiera bianca, ecco arrivare una telefonata che gli annuncia la morte di suo padre.

Dall'Oregon dunque, depresso e abbattuto, Drew si mette in viaggio per il Kentucky. Ed è lì, nella tratta aerea che fa la conoscenza di Claire Colbun (Kirsten Dunst), hostess logorroica che lo investe di parole poiché unico passeggero. Una ragazza dallo charme innegabile che gli spiega con tanto di piantina disegnata a mano come raggiungere Elizabethtown, la città nativa del padre Mitch, e dove ad attenderlo c'è tutta la famiglia di lui a cominciare dal cugino Jessie (Paul Schneider), lo zio Dale (Loudon Wainwright III) e l'ambiguo amico di famiglia, Bill Banyon (Bruce McGill).

Come se Drew non avesse già abbastanza preoccupazioni e pensieri, c'è in atto uno scontro tra i progressisti dell'Ovest che intendono cremare il defunto, e i conservatori del Sud che ovviamente ne pretendono la sepoltura. Tra un atterraggio e un volo intanto, Drew viene sempre più coccolato dalla nuova amica Claire, con cui continua a sentirsi fino a un intenso e romantico secondo incontro all'alba. Hollie Baylor (Susan Sarandon) intanto, la vedova, è arrivata insieme alla figlia Heather (Judy Greer) sorella di Drew, sfidando tutto e tutti. Decisa a dare l'ultimo saluto all'amato marito e seppellendo per sempre l'ascia di guerra con i parenti acquisiti.

Anche per Drew arriva il momento dei saluti, adesso però deve riprendere a fare i conti con se stesso e i propri demoni. L'impresa è ardua e le miglia sono tante fa fare prima di arrivare a casa. Adesso però non è più solo o quanto meno, lo dovrà decidere o meglio comprendere. Nella sua testa ricordi e rimpianti sfidano un futuro che ha bisogno di aria fresca e persone nuove per sopravvivere. Nel cuore di Drew si fanno largo quei sentimenti che aveva sempre tenuto alla larga ma adesso, con qualcuno di autentica che gli sussurra da lontano, neanche la più impervie delle risalite controcorrenti potrebbero fermarlo.

Dietro la macchina da presa di Elizabethtown (2005) c’è la sensibilità artistica e la passione musicale del regista Cameron Crowe (Singles - L'amore è un gioco, Jerry Maguire, La mia vita è uno zoo). Nelle parole della saggia hostess Claire, registrate per un ancora troppo sconsolato Drew, c'è un messaggio universale per iniziare a svegliarsi dal torpore, credere in se stessi e prendere il largo verso la propria felicità. E come avrebbe detto anche il menestrello Bob Dylan, La tristezza è più facile perché è una resa. Io dico, trova il tempo di ballare da solo... con una mano che si agita nell'aria! 

Vidi Elizabethtown per puro caso. Una mia amica mi telefonò dalla Mostra del Cinema dicendomi di avere un biglietto per questo film. Non ero ancora il cinefilo che sono ormai da un pezzo, e di questo film sapevo qualcosa più per il regista che per altro. Mi recai incuriosito e del tutto ignaro che quel biglietto fosse per la Sala Grande del Festival veneziano. Traduzione, mi sarei accomodato poco distante da Susan Sarandon, Orlando Bloom e Kirsten Dunst. Il film mi conquistò all'istante. Infatuazione totale. Uscii già fremendo all'idea di comperare il DVD e la colonna sonora, semplicemente grandiosa.

La musica già, cosa aspettarsi d'altronde da un ex-giornalista di Rolling Stone, che seguì l'evoluzione del sound di Seattle e che nel ventennale della rock band Pearl Jam, girò un ottimo documentario? La musica è sempre stata una parte fondamentale della cinematografia di Cameron Crowe. Il diario di Claire per Drew è qualcosa dal sapore antico. Una di quelle creazioni che fino agli anno Novanta avevamo ancora voglia di fare, per poi farci assorbire dalla facilità e istantaneità di internet e gli smartphone. Foto. Frasi. Colori. Citazioni. Incontri. Il regista Premio Oscar per la Miglior sceneggiatura di Almost Famous (2001) fa risuonare la poesia dell'anima più vera.

Se Orlando Bloom (Il signore degli Anelli, Troy, Le crociate - Kingdom of Heaven) è ingenuo e naif, Kirsten Dunst (Wimbledon, Marie AntonietteL'inganno) è semplicemente travolgente. Dolce. Romantica. Decisa. Il suo gesto di mimare una macchina fotografica che fa click è cult del cuore. Il suo autorichiamarsi - Ti prego Claire, non te ne andare - dopo la prima notte d'amore con Drew/Orlando che nel frattempo ronfa beato, è romance dai toni più ilari. Non è una svampita però, e capisce subito il motivo del viaggio del ragazzo. Lo lascia solo quando è il momento di guardarsi dentro, lei lo aspetterà se vorrà venire. Sarà così? Il suo basco rosso nella folla è un cuore palpitante, aperto e sincero.

Standing ovation per Susan Sarandon (Thelma & Louise, Shall We Dance?, Romance & Cigarette). Il suo monologo in terra "straniera" davanti a una rigida platea è tanto commovente quanto da risate incontrollate. Il suo conforto arrivato da "batacchio-Bob" è un toccasana in un'atmosfera di composto dolore. Danza da sola il tip tap, dedicando quei passi al marito defunto. Li guarda in faccia tutti, quella famiglia che l'accusò di averglielo strappato senza considerare che quell'uomo avesse fatto una scelta d'amore. L'amore di Hollie per l'appunto, e oggi è qui, a ricordarlo a tutti loro. Volendo essergli vicina per tramandare la memoria imperitura di un uomo che hanno amato.

In viaggio con l'amore fino a raggiungere Elizabethtown (2005, di Cameron Crowe). Elizabethtown è il viaggio che tutti dovremmo fare almeno una volta nella nostra vita.

Elizabethtown (2005, di Cameron Crowe)

Elizabethtown - la vedova Hollie (Susan Sarandon) tra i figli Heather (Judy Greer) e Drew (Orlando Bloom)
Elizabethtown - la simpatica hostess Claire Colburn (Kirsten Dunst)

lunedì 2 ottobre 2017

Un amore sotto l'albero

Un amore sotto l'albero (2004, di Chazz Palminteri)
Le luci calde e malinconiche del natale. Una fiaba metropolitana dai riflessi magico-glaciali dove le emozioni carezzano, graffiano e custodiscono. Un amore sotto l'albero (2004, di Chazz Palminteri).

di Luca Ferrari

Sofferenza e dolcezza. Vicoli ciechi e speranza. Presente e passato. È la vigilia di natale a New York. C'è chi si sta preparando a condividere un momento di gioia e chi è chiuso nel proprio mondo, dove le luci (interiori) della festa sono un bagliore troppo lontano per goderne davvero. Si avvicendano le storie di Rose (Susan Sarandon), Nina (Penelope Cruz) e Mike (Paul Walker), Artie (Alan Arkin) e Jules (Marcus Thomas). Tutto è pronto per Un amore sotto l'albero (2004, di Chazz Palminteri), primo film natalizio dell'anno 2017, a trasmetterlo sul piccolo schermo questa sera La5 (canale 30 del digitale terrestre) h. 21,10.

Ricordi un'altra vita. Ricordi di passeggiate notturne e solitarie quando fuori dal grande schermo c'erano solo fantasmi e rancori. Eppure, in quel 26 novembre 2004 a Firenze, non scelsi la pianura oleosa del cinismo più letale, entrai in sala per vedermi Un amore sotto l'albero (2004, di Chazz Palminteri). Echi della "SpiceGirls-iana" 2 become 1, sapevo che una volta uscito sarei stato anche peggio. Sapevo che una volta dentro sarebbe stato più facile lasciarmi andare alle lacrime. Nulla aveva importanza. Nulla aveva comunque più importanza. Meglio allora andarsene...

SONO GELOSO DELL’AMORE NATALIZIO

a cosa stavo pensando? ah si,
tutto sarebbe finito
e sarebbe rimasto incontrollato
... c’era l’inevitabile traffico,
e ho ancora
il tovagliolo su cui scrissi
l’indirizzo di quella città...a chi importa
e cosa? Le persone sole
pensano si parli sempre di loro
quando viene tirato in ballo
il dolore

finestre aperte, case che
non ci appartengono... sconociuti
si confidano

girava voce
mi fossi addormentato
confrontandomi
con le dimostrative smancerie
della conoscenza... feci un annucio,
donare frammenti del mio domani
a chi mi farà riflettere
su qualcosa che non sia un'alta mia
storia

siamo pieni di Maria
di Nazareth...se rinascesse,
lavorerebbe all’ingrosso
per abbellire alberi e gradini
...e non farebbe la missionaria
solo per far ingelosire suo padre

le pene del perito
esperto in crociate non fanno più scalpore
nella mente reincarnata

la verità è che non ho
un biscotto preferito, né un posto
o una bibita...la verità è che
una porta disarcionata
mi ricorda una collina senza sentieri
e nessuno è più speciale
di ciò che riesco a partorire da dentro
i mie pensieri

potresti aspettare di andartene
quando io me ne sarò andato?
... non sono in grado
di riconoscere la tua voce,
le ali degli angeli sono tutte mimetizzate
con le parole in disaccordo...
                                                        (Firenze, 26 Novembre’04)


Un amore sotto l'albero, trailer

Un amore sotto l'albero (2004, di Chazz Palminteri)

lunedì 25 marzo 2013

La frode, niente vale più dei soldi

La Frode – Brooke (Brit Marling) e Robert Miller (Richard Gere)
Fino a che punto si è disposti a spingersi nel nome dei soldi? Wall Street non basta mai. La frode dei tempi più moderni prosegue.

di Luca Ferrari

Se io li prendo, quanto valgo come persona?
domanda preoccupato Jimmy (Nate Parker) al magnate Robert Miller (Richard Gere). Svegliato da quest'ultimo nel cuore della notte per toglierlo da un “grave impiccio”, il giovane è il figlio del suo ex-autista. Il ricco finanziere lo ho ha sempre aiutato economicamente. Adesso è il momento di ricambiare il favore. La frode (Arbitrage –2013, di Nicholas Jarecki).

Un uomo (potente) e i suoi segreti. Familiari e finanziari. Un banale colpo di sonno sulla strada notturna di un fine settimana con l’amante Julie (Laetitia Casta) e il castello di bugie inizia a mostrare le prime crepe. Questa volta c’è di mezzo anche la morte della giovane ragazza, e sul luogo del delitto arriva lo scafato detective Michael Bryer (Tim Roth). Un uomo sveglio, e disposto a tutto pur di mandare dietro le sbarre chiunque si creda al di sopra della legge in nome del proprio ampio conto in banca.

Inizia una nuova sfida per Robert. Chiudere un affare da milioni di dollari e nel contempo impedire alla polizia di collegare il cadavere alla sua persona. Il danaro potrà anche vincere, ma l’affetto e la stima non si comprano. È il destino degli uomini che credono di avere tutto. A gettare (inconsapevole) benzina sul fuoco, la figlia Brooke (Brit Marling), intelligente e capace erede dell’azienda di famiglia che scopre un buco nel bilancio di cui è responsabile il padre.

Robert Miller come Yuri Orlov (Nicolas Cage, Lord of War). Uomini di successo segnati da un eguale destino. E nonostante il secondo sia un trafficante d’armi sovvenzionato dai lati oscuri dei tanti buoni governi, il peggio tocca al distinto gentleman abituato a Business Class e serate filantrope. La bella moglie Ellen (una Susan Sarandon sempre più affascinante) arriva al punto di non ritorno.

Il giogo dei soldi si ritorce contro il marito. O la galera o addio al suo patrimonio. E all’ennesima serata di gala all’insegna del successo infine, la giovane Brooke lo presenta come amico, padre e ispirazione. Ma nel suo vero (ultimo?) sguardo che gli lancia, c’è rigidità, disprezzo e quel che è peggio, il vuoto di chi è stata tradita. 

Niente vale più dei soldi, un credo che ha sempre fatto e continuerà fare proseliti. La legge potrà anche fare sconti ai suoi “figli” più benestanti e non appoggiare mosse illecite da parte dei tutori dell’ordine per farli comunque affondare, ma le relazioni della vita vera conoscono una sola giurisdizione.

Il trailer de La frode

La Frode – Jimmy Grant (Nate Parker)

La Frode – il detective Michael Bryer (Tim Roth)
La Frode – Ellen (Susan Sarandon), Brooke (Brit Marling) e Robert Miller (Richard Gere)

martedì 7 febbraio 2012

Shall We Dance, balli con me?

Shall We Dance? - Beverly (Susan Satandon) e John Clark (Richard Gere)
Quando le fatiche della vita si fanno (troppo) sentire, è arrivato il momento rimettersi in pista e lasciarsi guidare dal delicato romanticismo di Shall We Dance? (2004, di Peter Chelsom).

di Luca Ferrari

Quale uomo non vorrebbe, almeno una volta nella vita, sorprendere la sua dolce compagna arrivando in smoking con tanto di rosa rossa per offrirle una magica notte (e proseguo della vita) nel nome dell'amore più sincero? Fiaba metropolitana dallo sviluppo inaspettato e un grande cast corale. Storie delle porte accanto, dove la noia di un binario ripetuto si trasforma in una nuova esperienza di vita ampliando la prospettiva degli esseri umani. Shall We Dance? (2004, di Peter Chelsom).

John Clark (Richard Gere) è un brillante avvocato, marito di Beverly (Susan Sarandon) e padre di Evan (Stark Sands) e Jenna (Tamara Hope). La sua vita ormai scorre placida e forse anche un po' noiosa. Ad aggiungere malcontento, il suo imminente compleanno. Una sera però, seduto annoiato sul solito tram che lo riporta a casa, qualcosa lo colpisce. Un volto statico e rattristato. Giorno dopo giorno continua a rivederla, finché si decide a scoprire chi sia. Il suo nome è Paulina (Jennifer Lopez), insegnante di ballo alla (modesta) scuola serale di Miss Mitzi (Anita Gillette).

Dopo vari tentativi, John sale le scale senza sapere cosa fare. Non è lì per "provarci". Qualcosa lo rende infelice e ne vuole uscire. Ma invece di una ragazzina con cui spassarsela come tanti avrebbero fatto, lui si ritrova iscritto a un corso di ballo insieme al belloccio Chic (Bobby Cannavale) e il corpulento Vern (Omar Benson Miller). Ad aggiungere pepe alla squadra, la logorroica e amante del ballo, Bobbie (Lisa Ann Walter). Una vera forza della natura. Sincera all'ennesima potenza. Pure troppo.

Beverly intanto fiuta qualcosa. Il marito è strano. Possibile la stia tradendo? Finisce così per assoldare il detective privato Devine (Richard Jenkins) che solerte si mette sulle sue tracce fino a scoprire qualcosa che ha dell'incredibile. Qualcosa che nessuno avrebbe mai immaginato. John balla, ma perché lo fa di nascosto e soprattutto non condivide questa sua neo-passione con sua moglie? In effetti qualcuno di vicino con cui parlarne c'è. Il collega di ufficio Link Peterson (Stanley Tucci), dai gusti bizzarri nell'aspetto (parrucca con capelli lunghi) e partner di danza troppo giovani.

Adesso però c'è un saggio cui partecipare. L'occasione è golosa per tutti, a cominciare da Miss Mitzi che messa da parte la bottiglietta, si ritrova finalmente con un gruppo affiatato che ha davvero voglia di ballare. Il meccanismo è quasi perfetto, poi qualcosa accade e allora sarà e dovrà essere il cuore a sistemare tutto. Adesso c'è una squadra di amici e i veri amici si aiutano nel momento nel bisogno perché l'happy end deve riguardare tutti.

Tra le migliori commedie d'inizio terzo millennio Shall We Dance? è un'opera di pregevole fattura. Un vestito di sartoria realizzato capace di esaltare l'eleganza e la dolcezza di alcune creature. John si era costruito un mondo a parte, ma quando capisce che così continuando perderebbe la sua amata Beverly, non ce n'è più per nessuno. Indossa lo smoking e con rosa tra le mani, la va a prendere sul posto di lavoro scrivendo nuove pagine di cine-romanticismo.

Jennifer Lopez (Via dall'incubo, Quel mostro di suocera, Shades of Blue) è impeccabile, malinconica, decisa e vulnerabile. Passai dalla rigidità dei capi da ballo da camera al relax solare della sua festa. Standing ovation per Stanley Tucci (Il diavolo veste Prada, Il quinto potere, Il caso Spotlight), trasformista come pochi. Il suo mostrare i denti bianchi alla fine dell'esibizione è uno spasso per non parlare di quando, preso in giro, risponde con passi di danza e un grandioso.. "e il football è una merda!"Altra frase cult: "... e smettetela di guardarmi il culo!" di Bobby, rivolta a John e Link,

Non posso farne a meno di sorridere (dentro e fuori) ogni qual volta mi trovi davanti a Shall We Dance? (2004, di Peter Chelsom). Fin da quanto lo vidi la prima volta sul grande schermo al cinema Astra del Lido di Venezia (Ve), mi ha sempre colpito. Pur avendolo in dvd originale, se lo fanno in televisione, mi sistemo comodo e me lo guardo. Lo assaporo. A tutti può capitare un periodo di appannamento nella vita. Bisogna avere la forza di rimettersi in gioco e al momento giusto, condividerlo con coloro che abbiamo nel cuore.

Una romantica scena di Shall We Dance?

Shall We Dance? - un "capelluto" Link Peterson (Stanley Tucci
Shall We Dance? - Bobbie (Lisa Ann Walter) e Paulina (Jennifer Lopez)