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Visualizzazione post con etichetta Penelope Cruz. Mostra tutti i post
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lunedì 2 settembre 2019

Penelope Cruz e le spie di Cuba

Venezia76 -l'attrice Penelope Cruz protagonisti di Wasp Network © Federico Roiter
Dalla Florida anti-Castrista al red carpet di Venezia76 dove risplende l'attrice premio Oscar, Penelope Cruz, protagonista del film  in Concorso, Wasp Network di Olivier Assayas.

di Luca Ferrari

Un'altra sceneggiatura estrapolata dalla cronaca vera. Un'altra storia ad alto contenuto drammatico.
Dopo l'angoscia incarnata dalla brillante Kristen Stewart e la strepitosa Meryl Streep contro la finanza delle scatole cinesi, adesso è arrivato anche il suo turno. Indiscussa protagonista della settima arte e di Venezia76Penelope Cruz (Vicky Cristina BarcelonaVenuto al mondoDolor y gloria) è tornata in laguna a distanza di soli due anni per l'anteprima mondiale di Wasp Network di Olivier Assayas, in Concorso. Charme ed eleganza. Presenza, bravura e una semplice bellezza latina.

Il film racconta la storia di cinque agenti del controspionaggio cubano inviati in Florida per monitorare un gruppi anti-Castrista deciso a organizzare un attacco contro la madrepatria. In laguna, oltre a Penelope, anche Gael Garcia Bernal (Babel, Letters to Juliet, No - I giorni deel'arcobaleno), Leonardo Sbaraglia, Edgar Ramirez (La furia dei titani, Joy, Gold - La grande truffa) e il regista Olivier Assayas. Una storia ambientata alla fine del millennio e che ancora oggi getta luci e ombre su di un embargo del tutto assurdo da parte dell'economia più potente al mondo verso un'isola che al massimo può guardare uno spicchio glorioso di Storia nei lontani anni Cinquanta.

Venezia76 - l'attrice Penelope Cruz protagonisti di Wasp Network © Federico Roiter
Venezia76 Penelope Cruz e Gael Garcia Bernal © Federico Roiter
Venezia76 - l'attore Gael Garcia Bernal © Federico Roiter

lunedì 2 ottobre 2017

Un amore sotto l'albero

Un amore sotto l'albero (2004, di Chazz Palminteri)
Le luci calde e malinconiche del natale. Una fiaba metropolitana dai riflessi magico-glaciali dove le emozioni carezzano, graffiano e custodiscono. Un amore sotto l'albero (2004, di Chazz Palminteri).

di Luca Ferrari

Sofferenza e dolcezza. Vicoli ciechi e speranza. Presente e passato. È la vigilia di natale a New York. C'è chi si sta preparando a condividere un momento di gioia e chi è chiuso nel proprio mondo, dove le luci (interiori) della festa sono un bagliore troppo lontano per goderne davvero. Si avvicendano le storie di Rose (Susan Sarandon), Nina (Penelope Cruz) e Mike (Paul Walker), Artie (Alan Arkin) e Jules (Marcus Thomas). Tutto è pronto per Un amore sotto l'albero (2004, di Chazz Palminteri), primo film natalizio dell'anno 2017, a trasmetterlo sul piccolo schermo questa sera La5 (canale 30 del digitale terrestre) h. 21,10.

Ricordi un'altra vita. Ricordi di passeggiate notturne e solitarie quando fuori dal grande schermo c'erano solo fantasmi e rancori. Eppure, in quel 26 novembre 2004 a Firenze, non scelsi la pianura oleosa del cinismo più letale, entrai in sala per vedermi Un amore sotto l'albero (2004, di Chazz Palminteri). Echi della "SpiceGirls-iana" 2 become 1, sapevo che una volta uscito sarei stato anche peggio. Sapevo che una volta dentro sarebbe stato più facile lasciarmi andare alle lacrime. Nulla aveva importanza. Nulla aveva comunque più importanza. Meglio allora andarsene...

SONO GELOSO DELL’AMORE NATALIZIO

a cosa stavo pensando? ah si,
tutto sarebbe finito
e sarebbe rimasto incontrollato
... c’era l’inevitabile traffico,
e ho ancora
il tovagliolo su cui scrissi
l’indirizzo di quella città...a chi importa
e cosa? Le persone sole
pensano si parli sempre di loro
quando viene tirato in ballo
il dolore

finestre aperte, case che
non ci appartengono... sconociuti
si confidano

girava voce
mi fossi addormentato
confrontandomi
con le dimostrative smancerie
della conoscenza... feci un annucio,
donare frammenti del mio domani
a chi mi farà riflettere
su qualcosa che non sia un'alta mia
storia

siamo pieni di Maria
di Nazareth...se rinascesse,
lavorerebbe all’ingrosso
per abbellire alberi e gradini
...e non farebbe la missionaria
solo per far ingelosire suo padre

le pene del perito
esperto in crociate non fanno più scalpore
nella mente reincarnata

la verità è che non ho
un biscotto preferito, né un posto
o una bibita...la verità è che
una porta disarcionata
mi ricorda una collina senza sentieri
e nessuno è più speciale
di ciò che riesco a partorire da dentro
i mie pensieri

potresti aspettare di andartene
quando io me ne sarò andato?
... non sono in grado
di riconoscere la tua voce,
le ali degli angeli sono tutte mimetizzate
con le parole in disaccordo...
                                                        (Firenze, 26 Novembre’04)


Un amore sotto l'albero, trailer

Un amore sotto l'albero (2004, di Chazz Palminteri)

giovedì 7 settembre 2017

Loving Penelope Cruz

74. Mostra del Cinema, Penelope Cruz e Javier Bardem © Federico Roiter
Charme latino, semplice e dolcemente incantevole, Penelope Cruz è sbarcata a Venezia74 per l'anteprima di Loving Pablo, insieme al marito-compagno di set, Javier Bardem.

di Luca Ferrari

Ha fatto il suo debutto sul grande schermo 25 anni fa esatti con Prosciutto prosciutto (1992, di Bigas Luna) dove ha incontrato il futuro marito. È stata la musa di Pedro Almodovar (Carne tremula, Tutto su mia madre, Volver). Sotto la regia di Sergio Castellitto ha regalato al pubblico due delle più sofferte interpretazioni: Non ti muovere (2004) e Venuto al mondo (2012), quest'ultimo ambientato durante la guerra dei Balcani. Il suo nome è Penelope Cruz.

Premio Oscar come Miglior attrice non protagonista in Vicky Cristina Barcelona (2008, di Woody Allen), l'attrice spagnola Penelope Cruz è sbarcata a Venezia per l'anteprima di Loving Pablo (di Fernando León de Aranoa), sez. Fuori concorso, incentrato sulla vita del narcotrafficante Pablo Escobar. Diva (quasi) di un'altra epoca per charme ed eleganza, Penelope Cruz si è ricongiunta in laguna con la sua dolce metà Javier Bardem, nel cast anch'esso e già protagonista con Jennifer Larrence del controverso Mother! (di Darren Aronofsky).

74. Mostra del Cinema, Penelope Cruz saluta, e dietro di lei Javier Bardem © Federico Roiter

giovedì 15 novembre 2012

Stuprate, svendute al mondo

Venuto al mondo - Gemma (Penelope Cruz) e Diego (Emile Hirsch)
La storia d'amore di Gemma e Diego nell'orrore ignorato della Guerra dei Balcani. Venuto al mondo (2012), prova d'autore per il regista Sergio Castellitto.

di Luca Ferrari

Gojko (Adnan Haskovic) sta parlando con gli amici a Sarajevo. Insieme a loro ci sono l'italiana Gemma (Penelope Cruz) e il fotografo americano Diego (Emile Hirsch). Poi sul televisore compare in un telegiornale dell’epoca Radovan Karadzic. Subito un sussulto ad alta voce tra i presenti del cinema Corso di Mestre (Ve), davanti allo schermo di Venuto al mondo (2012, di Sergio Castellitto).

Karadzic, il braccio destro di Slobodan Milosevic. Un essere (...) macchiatosi di crimini contro l'umanità: genocidio, stupro e pulizia etnica, il massacro di Srebrenica dove il suo braccio armato Ratko Mladic uccise senza pietà oltre ottomila inermi bosgnacchi (musulmani bosniaci), nel totale disinteresse della comunità internazionale e con le truppe ONU sul posto. Karadzic, l’uomo che stritolò per quasi quattro anni d’assedio la multiculturale Sarajevo con implacabili cecchini e mezzi pesanti.

Nella tormentata storia d’amore tra Gemma e Diego ecco dunque esplodere prepotente la guerra dei Balcani (1991-95). I sorrisi lasciano spazio alla paura. Il domani scava una fossa nell'oscurità senza ritorno. Tra lavoro, amicizia e legami sentimentali, i due stranieri si ritrovano a condividere il gramo destino di una folle guerra fratricida.

Nella sua drammaticità, la musica e le parole di Something in the Way della rock band Nirvana si fondono nella prima devastante esplosione della città bosniaca. C'è un poster del cantante appeso sulla parete inghiottita dal fuoco dell'odio. La voce gracchiante di Kurt emette l'ultimo grido. Ora non c'è più posto per l'arte nella Sarajevo accerchiata ma vige la mera brutalità di un conflitto che non risparmierò nulla e nessuno.

Diego e Gemma desiderano un figlio ma la natura gli è contro. Oltre a questo, complicate storie personali non facilitano il percorso. In loro aiuto interviene la cantante musulmana Aska (Saadet Aksoy), disponibile a offrire la propria "fertilità" ai due amici. Un gesto-momento che non ha fatto però in conti con la furia di ciò che sta accadendo.

Diego e Aska s'incontrano. Il tempo di andare a prendere delle ciambelle e nella casa irrompono le milizie serbe. Uccidono a sangue freddo il padre di lei e poi la violentano senza pietà. Più e più volte. E per completare l’opera la marchiano nel modo più spregevole, spegnendole una sigaretta sulla nuca. Annientandola fisicamente e mentalmente.

Mi vergogno di appartenere alla razza umana
, dice il medico dopo aver curato la giovane esangue e traumatizzata. Diego è un ragazzo sensibile. Da bambino assistette inerme alla violenza domestica del padre sulla madre. Trovò quindi rifugio nell’eroina. Quello stesso veleno che anche il cantante dei Nirvana, Kurt Cobain, iniziò a iniettarsi per sedare dolori fisici e interiori. Proprio quel Cobain che Aska ascolta e di cui avrebbe voluto seguire le orme abbandonando la Jugoslavia per andare a Londra.

Diego si sente troppo responsabile per la terribile sorte toccata ad Aska. Resta con lei ma il peso per non aver fatto nulla mentre la violentavano è un tormento da cui non si scappa. Pur ancora legato a Gemma, il vincolo del dolore è più forte. La vita avanti ma per qualcuno ci sarà una fermata da cui non si potrà più tornare indietro e una volta che i fucili avranno cessato di sparare, arriverà anche il momento del ritorno di Gemma in terra slava insieme a suo figlio Pietro (Pietro Castellitto) ormai adolescente. Figlio di chi?

Prova sopra le righe la quarta regia di Sergio Castellitto, di nuovo insieme a Penelope Cruz dopo l'intenso Non ti muovere (2004). Un film coraggioso, drammatico e capace di toccare più tematiche dell'essere umano. Tutti aspetti figli della guerra. Una guerra dove i civili subirono senza pietà e in particolare le donne vennero abusate, diventando loro malgrado madri di creature generate dalla violenza. Anche Pietro è uno di loro, ma lo ignora.

La Bosnia bellica incarna al meglio la figura di una donna violentata e abbandonata. Allontanata, e con le ferite esposte al gelo in attesa che s’infettino a vicenda fino al giorno in cui il dolore sarà talmente insopportabile che la sola e unica scelta sarà quella di un altro conflitto. Ma la guerra non ha tempo di preoccuparsi delle donne violentate. A quello ci pensano le associazioni per i diritti umani come Amnesty International.

Uno degli artefici della mattanza balcanica, il generale Ratko Mladic, una volta arrestato, è stato chiamato dall'europarlamentare italiano Mario Borghezio (Lega Nord), “patriota”. Ecco, mi domando come si sentano tutte quelle donne che magari lo applaudono ancora ai suoi comizi. E vorrei che mi spiegassero come l’odio possa arrivare fino a questo punto.

Ecco, oggi la violenza la si accetta lasciandole trafiggere il resto dell’umanità mentre  gli altri continuano a sentirsi i meno adatti alla resa dei conti con chi adesso non può nemmeno iniziare a sopravvivere. Sono tante le cicatrici che attraversano i corpi dei protagonisti di Venuto al mondo (di Sergio Castellitto). Non è diverso per gran parte dell'umanità ma ogni nuovo giorno che riusciremo a vivere lontani dall'odio e dalla violenza, potrà diventare il baluardo della Vita che non si è piegata all'orrore.

Venuto al mondo (2012, di Sergio Castellitto)

Venuto al mondo - Aska (Saadet Aksoy) e Diego (Emile Hirsch)
Venuto al mondo - Gemma (Penelope Cruz) abbandona Sarajevo col piccolo Pietro