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Visualizzazione post con etichetta Sergio Castellitto. Mostra tutti i post
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sabato 27 maggio 2017

Fortunata, storie di ordinaria periferia

Fortunata - il volto segnato di Fortunata (Jasmine Trinca)
L'ormai abusata provincia italiana. I luoghi comuni umano-sociali. Presentato a Cannes, Fortunata di Sergio Castellitto esalta gli attori protagonisti, molto meno la storia.

di Luca Ferrari

La donna abbandonata, madre single e decisa a svoltare la propria vita. L'amico omosessuale sensibile con la madre attrice. La figlia arrabbiata. L'ex-marito volgare e violento. Lo psicologo che s'innamora della paziente. Grandi e singole interpretazioni a parte, la storia di Fortunata (2017, di Sergio Castellitto con sceneggiatura di Margaret Mazzantini) è un collage di luoghi comuni. Presentato nella sezione Un Certain Regard al Festival di Cannes 2017, è ora uscito anche sul grande schermo italiano.

Fortunata (Jasmine Trinca) è una combattiva parrucchiera. Insieme all'amico tatuatore Chicano (Alessandro Borghi) corre su e giù per Roma con la speranza di poter finalmente aprire un proprio salone, dando così una svolta alla propria vita e quella della figlioletta Barbara (Nicole Centanni). Nel frattempo Fortunata lavora in nero, andando di casa in casa a fare i capelli. Per farlo, è costretta a lasciare la piccina nei centri estivi gestiti dalle suore, cosa molto poco gradita dalla bambina.

A mettere veleno nella sua esistenza riaprendo le ferite del passato, l'ex-marito Franco (Edoardo Pesce). Sebbene non ancora divorziati per la legge, non vive più sotto lo stesso tetto. È arrabbiato con Fortunata. È manesco. Ogni volta che si presenta a casa la obbliga a rapporti sessuali forzati. Lei subisce. Non può scappare. Chicano, residente al piano inferiore con l'anziana madre malata di Helzheimer, Lotte (Hanna Schygulla), sente ma non agisce mai.

All'ennesimo incontro-scontro tra Fortunata e Franco, viene deciso che Barbara debba sottoporsi a un periodo di sostegno psicologico, e così viene accolta dal dott. Patrizio (Stefano Accorsi). Inizialmente snobbato, l'uomo inizierà a rivestire una figura sempre più importante nella vita di Fortunata portandola a fare scelte che arriveranno a essere (quasi) controproducenti nella propria sfera affettiva.

Roma, anno 2017. Il modello economico cinese è sempre più quello dominante. L'italiano medio ex-proletario, e ora all'inseguimento dell'indipendenza, annaspa senza venirne fuori. Fa caldo. Non v'è traccia dell'elegante del centro storico. Solo condomini e luci al neon. Striature Amlodovoriante con spruzzate di Una mamma per amica in chiave "malinco-italiana", Fortunata (di Sergio Castellitto) lascia emergere tutta la bravura dei proprio interpreti, abbandonando però la strada dell'originalità.

Su tutti, lo stereotipo del gay incapace di difendere l'amica. Ogni tanto però, invece di far vedere sempre e solo stalker, sarebbe interessante mostrare anche qualche maschietto nostrano alzare le mani contro chi abusa delle donne, come faceva il ruvido cowboy Einar (Robert Redford) in difesa della nuora Jean (Jennifer Lopez) nel drammatico Il vento del perdono (2005, di Lasse Hallström). Invece no, o vittime o carnefici.

Jasmine Trinca (Il caimano, Il grande sogno, Un giorno devi andare) è un felino che si aggira nella savana di cemento. Combatte senza mai cedere alle lacrime. Forse ne ha versate abbastanza e non ha più tempo nemmeno per concedersi un po' di sconsolata tenerezza interiore. Rasato e malavitoso in Suburra (2015, di Stefano Sollima), qui capellone-barbuto e tremulo dinnanzi alla violenza. Il Chicano di Alessandro Borghi sarà di sicuro uno dei personaggi che verranno maggiormente ricordati nella carriera dell'attore romano classe '86.

Il triangolo Trinca- Borghi-Pesce è perfetto, forse anche troppo. Gli occhi della donna sono un concentrato di rabbiosa determinazione. L'amico sincero è una docile creatura. Perfetto lui: camicia aperta con pelo del petto fuori, mammà che gli stira le camice e volgare oltre modo. Pare perfino di sentire l'odore del suo alito alcolico mentre abusa della donna. In questo circolo umano fin troppo tipico del terzo millennio italiano, ecco arrivare lo psicologo, puntualmente svilito per il mestiere che fa, che non rinuncia all'ennesima sfuriata isterica tipo di Stefano Accorsi (L'ultimo bacio, Santa Maradona, Veloce come il vento).

Sergio Castellitto (Non ti muovere, In Treatment, Nessuno si salva da solo) è un regista dalle grandissime capacità e non sono certo io a scoprirlo. Ci sono film drammatici però capaci di catturarti a tal punto che a dispetto della sofferenza che continuano a far provare, vorresti ancora rivederli. Un fulgido esempio è Venuto al mondo con Emile Hirsch e Penelope Cruz, proprio da lui diretto. Non è così Fortunata. Purtroppo no.

Fortunata - il buon Chicano (Alessandro Borghi)
Fortunata - lo psicologo (Stefano Accorsi) e la piccola Barbara (Nicole Centanni)

giovedì 15 novembre 2012

Stuprate, svendute al mondo

Venuto al mondo - Gemma (Penelope Cruz) e Diego (Emile Hirsch)
La storia d'amore di Gemma e Diego nell'orrore ignorato della Guerra dei Balcani. Venuto al mondo (2012), prova d'autore per il regista Sergio Castellitto.

di Luca Ferrari

Gojko (Adnan Haskovic) sta parlando con gli amici a Sarajevo. Insieme a loro ci sono l'italiana Gemma (Penelope Cruz) e il fotografo americano Diego (Emile Hirsch). Poi sul televisore compare in un telegiornale dell’epoca Radovan Karadzic. Subito un sussulto ad alta voce tra i presenti del cinema Corso di Mestre (Ve), davanti allo schermo di Venuto al mondo (2012, di Sergio Castellitto).

Karadzic, il braccio destro di Slobodan Milosevic. Un essere (...) macchiatosi di crimini contro l'umanità: genocidio, stupro e pulizia etnica, il massacro di Srebrenica dove il suo braccio armato Ratko Mladic uccise senza pietà oltre ottomila inermi bosgnacchi (musulmani bosniaci), nel totale disinteresse della comunità internazionale e con le truppe ONU sul posto. Karadzic, l’uomo che stritolò per quasi quattro anni d’assedio la multiculturale Sarajevo con implacabili cecchini e mezzi pesanti.

Nella tormentata storia d’amore tra Gemma e Diego ecco dunque esplodere prepotente la guerra dei Balcani (1991-95). I sorrisi lasciano spazio alla paura. Il domani scava una fossa nell'oscurità senza ritorno. Tra lavoro, amicizia e legami sentimentali, i due stranieri si ritrovano a condividere il gramo destino di una folle guerra fratricida.

Nella sua drammaticità, la musica e le parole di Something in the Way della rock band Nirvana si fondono nella prima devastante esplosione della città bosniaca. C'è un poster del cantante appeso sulla parete inghiottita dal fuoco dell'odio. La voce gracchiante di Kurt emette l'ultimo grido. Ora non c'è più posto per l'arte nella Sarajevo accerchiata ma vige la mera brutalità di un conflitto che non risparmierò nulla e nessuno.

Diego e Gemma desiderano un figlio ma la natura gli è contro. Oltre a questo, complicate storie personali non facilitano il percorso. In loro aiuto interviene la cantante musulmana Aska (Saadet Aksoy), disponibile a offrire la propria "fertilità" ai due amici. Un gesto-momento che non ha fatto però in conti con la furia di ciò che sta accadendo.

Diego e Aska s'incontrano. Il tempo di andare a prendere delle ciambelle e nella casa irrompono le milizie serbe. Uccidono a sangue freddo il padre di lei e poi la violentano senza pietà. Più e più volte. E per completare l’opera la marchiano nel modo più spregevole, spegnendole una sigaretta sulla nuca. Annientandola fisicamente e mentalmente.

Mi vergogno di appartenere alla razza umana
, dice il medico dopo aver curato la giovane esangue e traumatizzata. Diego è un ragazzo sensibile. Da bambino assistette inerme alla violenza domestica del padre sulla madre. Trovò quindi rifugio nell’eroina. Quello stesso veleno che anche il cantante dei Nirvana, Kurt Cobain, iniziò a iniettarsi per sedare dolori fisici e interiori. Proprio quel Cobain che Aska ascolta e di cui avrebbe voluto seguire le orme abbandonando la Jugoslavia per andare a Londra.

Diego si sente troppo responsabile per la terribile sorte toccata ad Aska. Resta con lei ma il peso per non aver fatto nulla mentre la violentavano è un tormento da cui non si scappa. Pur ancora legato a Gemma, il vincolo del dolore è più forte. La vita avanti ma per qualcuno ci sarà una fermata da cui non si potrà più tornare indietro e una volta che i fucili avranno cessato di sparare, arriverà anche il momento del ritorno di Gemma in terra slava insieme a suo figlio Pietro (Pietro Castellitto) ormai adolescente. Figlio di chi?

Prova sopra le righe la quarta regia di Sergio Castellitto, di nuovo insieme a Penelope Cruz dopo l'intenso Non ti muovere (2004). Un film coraggioso, drammatico e capace di toccare più tematiche dell'essere umano. Tutti aspetti figli della guerra. Una guerra dove i civili subirono senza pietà e in particolare le donne vennero abusate, diventando loro malgrado madri di creature generate dalla violenza. Anche Pietro è uno di loro, ma lo ignora.

La Bosnia bellica incarna al meglio la figura di una donna violentata e abbandonata. Allontanata, e con le ferite esposte al gelo in attesa che s’infettino a vicenda fino al giorno in cui il dolore sarà talmente insopportabile che la sola e unica scelta sarà quella di un altro conflitto. Ma la guerra non ha tempo di preoccuparsi delle donne violentate. A quello ci pensano le associazioni per i diritti umani come Amnesty International.

Uno degli artefici della mattanza balcanica, il generale Ratko Mladic, una volta arrestato, è stato chiamato dall'europarlamentare italiano Mario Borghezio (Lega Nord), “patriota”. Ecco, mi domando come si sentano tutte quelle donne che magari lo applaudono ancora ai suoi comizi. E vorrei che mi spiegassero come l’odio possa arrivare fino a questo punto.

Ecco, oggi la violenza la si accetta lasciandole trafiggere il resto dell’umanità mentre  gli altri continuano a sentirsi i meno adatti alla resa dei conti con chi adesso non può nemmeno iniziare a sopravvivere. Sono tante le cicatrici che attraversano i corpi dei protagonisti di Venuto al mondo (di Sergio Castellitto). Non è diverso per gran parte dell'umanità ma ogni nuovo giorno che riusciremo a vivere lontani dall'odio e dalla violenza, potrà diventare il baluardo della Vita che non si è piegata all'orrore.

Venuto al mondo (2012, di Sergio Castellitto)

Venuto al mondo - Aska (Saadet Aksoy) e Diego (Emile Hirsch)
Venuto al mondo - Gemma (Penelope Cruz) abbandona Sarajevo col piccolo Pietro