Charme latino, semplice e dolcemente incantevole, Penelope Cruz è sbarcata a Venezia74 per l'anteprima di Loving Pablo, insieme al marito-compagno di set, Javier Bardem.
Ha fatto il suo debutto sul grande schermo 25 anni fa esatti con Prosciutto prosciutto (1992, di Bigas Luna) dove ha incontrato il futuro marito. È stata la musa di Pedro Almodovar (Carne tremula, Tutto su mia madre, Volver). Sotto la regia di Sergio Castellitto ha regalato al pubblico due delle più sofferte interpretazioni: Non ti muovere (2004) e Venuto al mondo(2012), quest'ultimo ambientato durante la guerra dei Balcani. Il suo nome è Penelope Cruz.
Premio Oscar come Miglior attrice non protagonista in Vicky Cristina Barcelona (2008, di Woody Allen), l'attrice spagnola Penelope Cruz è sbarcata a Venezia per l'anteprima di Loving Pablo (di Fernando León de Aranoa), sez. Fuori concorso, incentrato sulla vita del narcotrafficante Pablo Escobar. Diva (quasi) di un'altra epoca per charme ed eleganza, Penelope Cruz si è ricongiunta in laguna con la sua dolce metà Javier Bardem, nel cast anch'esso e già protagonista con Jennifer Larrence del controverso Mother! (di Darren Aronofsky).
Era la star più attesa. Alla fine è arrivata. Jennifer Lawrence (Un gelido inverno, Hunger Games, Joy) è sbarcata al Lido di Venezia insieme al regista Darren Aronofsky e i colleghi Javier Bardem (Non è un paese per vecchi, To the Wonder, La vendetta di Salazar)e Michelle Pfeiffer. Tutti qui per l'anteprima di Mother! Un'opera (in concorso) che ha diviso come poche in questa 74° edizione della Mostra del Cinema. Un lungometraggio che i critici si stanno ancora sforzando di capire (a parte il mitico vignettista di Ciak, Stefano Disegni) e i cinefili passano da commenti osannanti alla stroncatura più feroce.
La storia di Jennifer Lawrence è cominciata a Venezia, una decade fa. Di lì in poi, una costante ascesa fino alla conquista della statuetta più ambita: l'Oscar per la Migliore attrice protagonista in Il lato positivo (2013, di David O. Russell). Un ruolo come quello vissuto in Mother! però ancora non le era capitato. Realtà o vita vera? Di sicuro accanto a lei c'è uno scrittore (un ambiguo Javier Bardem) la cui esasperata ospitalità verso chiunque mostri interesse per la sua attività letteraria è sospetta. O comunque darà via a qualcosa di diabolicamente inimmaginabile.
Sparito dalle scene da qualche anno per dedicarsi alla pittura, Jim Carrey (Man on the Moon, The Truman Show, Il Grinch) si è ritrovato sotto i riflettori della Mostra del Cinema per presenziare all'anteprima del documentario Jim & Andy: the Great Beyond – the story of Jim Carrey & Andy Kaufman (di Chris Smith). A dare ulteriore lustro al festival veneziano, Sir Michael Caine (Hannah e le sue sorelle, Il cavaliere oscuro, Youth - La giovinezza) giunto in laguna per presentare il documentario My Generation (di David Batty). Il celebre attore inglese ha poi ricevuto il Premio Fondazione Mimmo Rotella.
Pirati dei Caraibi: la vendetta di Salazar - la ciurma maledetta guidata da Salazar (Javier Bardem)
Fantasmi, due innamorati e Jack Sparrow. La Disney fa rotta sull'usato sicuro per il quinto capitolo della saga dei Pirati dei Caraibi:La vendetta di Salazar (2017, di Joachim Rønning ed Espen Sandberg).
Un pirata in semi-disgrazia è braccato dall'ennesimo nemico lasciato sul campo di battaglia parecchi anni (e leghe sotto i mari) or sono. Complice un interesse comune con due novellini dalla stirpe “illustre", Jack Sparrow e la sua ciurma riprendono il largo dei Caraibi e questa volta dovranno respingere la vendetta di Salazar (2017, di Joachim Rønning ed Espen Sandberg), ex-capitano dell'Armada Spagnola. Un tempo indomito cacciatore di pirati, e oggi fantasma deciso a compiere il proprio spietato destino.
Il giovane Henry Turner (Brenton Thwaites), figlio dell'ormai neo-capitano dell'Olandese Volante, Will (Orland Bloom), rivuole il proprio padre a terra. Per rompere la maledizione gli serve il leggendario tridente di Poseidone. E per trovare quest'ultimo gli serve il pirata Jack Sparrow (Johnny Depp). Ma che fine ha fatto? C'è chi dice che sia morto. Cuore indomito e ribelle come il suo vecchio, Henry fa la conoscenza di Carina Smyth (Kaya Scodelario), l'unica in grado di leggere una mappa segreta e condurlo lì dove sta cercando di andare. Tra i due giovani però c'è anche la celebre bussola di Sparrow.
Un oggetto quest'ultimo cui è anche mortalmente legata il fantasma di Armando Salazar (Javier Bardem). Perso il proprio padre per mano piratesca, giurò di epurare i sette mari dalla loro presenza iniziando una spietata caccia alle bandiere nere con teschi senza mai fare prigionieri. Poi un giorno, dopo l'ennesima trionfale battaglia, s'imbattè in un giovane che a dispetto dell'apparente debolezza, lo sfidò faccia a faccia: il suo nome era Jack, da quel momento in poi ribattezzato Sparrow (passero). Salazar subì un'incredibile sconfitta e da allora è confinato in questa nuova forma di esistenza.
Salazar uccide senza pietà chiunque, inclusi gli equipaggi della flotta di capitan Barbossa (Geoffrey Rush), col quale finisce per stringere un accordo per acciuffare Jack, nel frattempo lanciatosi nell'impresa insieme a Henry, Carina e il suo fedele equipaggio guidato dal fido Gibbs (Kevin McNally). Il tridente infatti non solo sarebbe la salvezza di Will Turner, ma anche per Jack che così si libererebbe di Salazar. Barbossa invece, già sogna di diventare il dominatore di tutti i mari. Interessi, doppi giochi e il ritorno della leggendaria Perla Nera. L'avventura penetra negli abissi.
Fantasmi, due indomiti innamorati e i (tiepidi) battibecchi pirateschi tra capitan Barbossa e Jack Sparrow. Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar (2017, di Joachim Rønning ed Espen Sandberg) non aggiunge nulla di nuovo a quanto già portato sul grande schermo dalla Walt Disney Pictures e Jerry Bruckheimer. Il massimo che può aspirare è regalare una serata di spensierato e fresco relax, condita da qualche divertente gag, su tutte Jack portato al patibolo che supplica i propri aguzzini con le parole, “Vi prego non uccidetemi, sono un pisciasotto!".
Sono passati 14 anni ormai da quando Johnny Depp (Edward mani di forbice, Dead Man, Dark Shadows) indossò per la prima volta i panni (aromatizzati al rum) di capitan Jack Sparrow ma nessuno dei quattro sequel si è mai lontanamente avvicinato ai livelli de La maledizione della prima luna (2003, di Gore Verbinski). La vendetta di Salazar presenta gli stessi ingredienti della prima avventura: fantasmi, due giovinetti e la coppia Sparrow & Barbossa. Dov'è la novità? È inesistente. Il cameo di Paul McCartney poi, del tutto superfluo.
Troppo simili poi i personaggi Henry Turner e Carina Smyth al di lui padre Will (Orlando Bloom) e madre, Elisabeth Swan (Keira Knightley), entrambi presenti per pochi spezzoni. La presenza di questi ultimi sa più da romanzo di letteratura inglese di campagna che non scanzonata cine-cozzaglia di mezzi-galantuomini. Più o meno per fortuna, Jack Sparrow è sempre lo stesso ma almeno il finale sarebbe potuto essere meno ammiccante con l'ultimo ciak della "Prima Luna".
Oltre che al pirata Jack, gli occhi erano ovviamente puntati sul nuovo antagonista, ossia il capitano Armando Salazar. Uso notevole di effetti speciali a parte, il resto è ordinaria amministrazione. Il comunque bravo Javier Bardem (Non è un paese per vecchi, Vicky Christina Barcelona, To the Wonder) sembra ancora troppo ancorato ai modi placido-spietati del “Mendesiano” Raoul Silva di Skfall(2012). Anche lì, prima dalla parte della Legge e poi spietato nemico del “buono” James Bond 007 (Daniel Craig).
Jack Sparrow è uno degli indiscussi protagonisti del terzo millennio cinematografico. Un personaggio entrato nel popolare grazie al carisma e trasformismo di Johnny Depp. Si poteva sfruttare meglio un simile tesoro con sceneggiature più adeguate, senza far leva su effetti speciali sempre più mirabolanti e la presenza di eccessivi personaggi. La vendetta di Salazar (2017, di Joachim Rønning ed Espen Sandberg) val bene giusto una serata solitaria, tra amici o in famiglia. Nulla di più. Si guarda, si ridacchia e si esce, in attesa di godersi qualche vero grande film.
Il trailer di Pirati dei Caraibi - La vendetta di Salazar
Pirati dei Caraibi: la vendetta di Salazar - Barbossa (Geoffrey Rush) e Salazar (Javier Bardem)
Pirati dei Caraibi: la vendetta di Salazar - Carina Smyth (Kaya Scodelario), Jack Sparrow (Johnny Depp) ed Heny Turner (Brenton Thwaites)
Azione, un arcinemico e la pupa da sballo. La trama dell’agente segreto 007 James Bond non ha mai rinunciato a questa tricotomia, Skyfall e Daniel Craig inclusi.
Da quando è stato portato sul grande schermo il personaggio inventato da Ian Fleming (1908 –1964), nessun regista è mai uscito dal seminato. Il primo Bond è stato l’inimitabile Sean Connery, quindiil testimone dell'agente segreto di Sua Maestà è passato a George Lazenby, Roger Moore, Timothy Dalton, il troppo sottovalutato Pierce Brosnan e infine Daniel Craig, inglese di Chester classe ’68, che ha riportato il genere a una popolarità che sembrava ormai sopita.
Io per primo non ero mai riuscito ad appassionarmi di ciò che combinava su e giù per il globo lo spericolato James con licenza di uccidere. Poi però, lunedì 9 gennaio 2007 qualcosa cambia. Da pochi mesi era uscito Casino Royale, di Martin Campbell, con protagonista Daniel Craig, insieme a Eva Greene Giancarlo Giannini. Mi attirava, ed entrai.
Il mio gradimento subì subito un’impennata grazie alla canzone della colona sonora You know my name, realizzata dalla voce dei Soundgarden, Chris Cornell. La pellicola mi convinse. Daniel mi convinse. Un anno e mezzo dopo, martedì 11 novembre 2008, sempre nel medesimo cinema del Lido di Venezia, scattò la mia ora per Quantum of Solace, di Marc Forster, con il riconfermato attore britannico, il capo Z (la premio Oscar Judi Dench), e la cosiddetta Bond girl, Olga Kurylenko.
Oggi è giunta l’ora di Skyfall (2012). Ai comandi c’è Sam Mendes, e il villain promette di essere molto di più di un comprimario. Il suo nome è Javier Bardem, in versione terribile e biondo platino. Nella notte di Halloween sarò in prima linea. All'anteprima di Skyfall al cinema Excelsior di Mestre (Ve). Il mio nome è Luk, Cineluk.
2012, Eterea odissea nella meraviglia (…). Di chissà quale dove. Di chissà quale quando. Esasperata ricerca fotografica. Sguardi umanamente compassati. Spettrale elegia Morrisoniana(Jim, ndr) sull’astratto incombente. “Non mi aspetto niente, solo di fare un pezzetto di strada insieme”. I protagonisti hanno a stento qualche nome. Vigorosi tronchi di vita continuamente abbattuti. Spezzati. Scusanti. Silenziosi. To the Wonder (2012, di Terrence Malick.
Nella sezione “Venezia 69” della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica è di scena il melodramma più formidabilmente fluttuante. To the Wonder (Usa, 112’), di Terrence Malick. La telecamera non approfondisce l’imbronciato Ben Affleck. Volge con elastica compassione sul pallore di Rachel McAdams. Gesticola sull’infelice barba incolta di Javier Bardem.
Si fa sedurre, possedere, carezzare e abbandonare da tutto il corpo di Olga Kurylenko; il suo ventre mosso ripreso da dentro l’acqua della piscina, ingigantisce la non annessione a una vera esistenza. Ci sono anche i bambini, ma i loro schiamazzi non arrivano mai nella casa. C’è solo una figlia (di lei) che alla fine riesce ad andarsene da quella acidula convivenza a tre e si tiene a distanza, proteggendosi con skype e comunicado con la madre nella casa lontana del padre e la sua nuova compagna.
C’è poesia nelle pellicole del regista texano Terrence Malick. Ce n’è troppa. Esageratamente per un qualcosa che si chiama film. “Scrivo nell’acqua ciò che non oso dire” dice la donna. To the Wonder non è poi così diverso da The Tree of Life (2011),anzi.
La precedente pellicola però, aveva il merito di regalare dialoghi e tramandare un fantastico Brad Pitt nei panni di un impensabile e odioso padre severo. Frasi che sembrano rubate ai cioccolatini Baci Perugina, vedi “Mostrami come posso amarti”. Al piano terra Mr Affleck passa vicino alla scala. Cammina lento. Miss Kurylenko ferma in alto, fissa uno spazio azzerata nell'insieme di rette convergenti: digressione post-apocalittica senza trattati di resa, di pace o nuova guerra. Si amano. Non provano nulla. Si mettono le mani addosso. Baciano le rispettive cattiverie in chiave confessionale.
Dalla Francia all’America. Dall’arte parigina, passando per Mont Saint-Michel fino alle pianure ventose dell’Oklahoma. Un round incessante dove la luce ha la stessa caducità dell’oscuro.
Non c’è durezza di cuore nei personaggi di Malick. Incolumi senza motivo. Andando a caccia di raggi lunari, seppelliscono valanghe. L’alba non dà sollievo. Il tramonto è una passerella crollata sotto un imprecisato richiamo. Nelle bottiglie di Terrence Malick portate con candore dai ruscelli, l’acqua si è mangiata l’inchiostro del messaggio. Tu, cosa vuoi?
Il trailer di To the Wonder
To the Wonder - Jane (Rachel McAdams)
To the Wonder - padre Quintana (Javier Bardem)
To the Wonder - Neil (Ben Affleck) e Jane (Rachel McAdams)