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Visualizzazione post con etichetta Geoffrey Rush. Mostra tutti i post
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mercoledì 31 maggio 2017

Jack Sparrow affronta la vendetta di Salazar

Pirati dei Caraibi: la vendetta di Salazar - la ciurma maledetta guidata da Salazar (Javier Bardem)
Fantasmi, due innamorati e Jack Sparrow. La Disney fa rotta sull'usato sicuro per il quinto capitolo della saga dei Pirati dei Caraibi: La vendetta di Salazar (2017, di Joachim Rønning ed Espen Sandberg).

di Luca Ferrari

Un pirata in semi-disgrazia è braccato dall'ennesimo nemico lasciato sul campo di battaglia parecchi anni (e leghe sotto i mari) or sono. Complice un interesse comune con due novellini dalla stirpe “illustre", Jack Sparrow e la sua ciurma riprendono il largo dei Caraibi e questa volta dovranno respingere la vendetta di Salazar (2017, di Joachim Rønning ed Espen Sandberg), ex-capitano dell'Armada Spagnola. Un tempo indomito cacciatore di pirati, e oggi fantasma deciso a compiere il proprio spietato destino.

Il giovane Henry Turner (Brenton Thwaites), figlio dell'ormai neo-capitano dell'Olandese Volante, Will (Orland Bloom), rivuole il proprio padre a terra. Per rompere la maledizione gli serve il leggendario tridente di Poseidone. E per trovare quest'ultimo gli serve il pirata Jack Sparrow (Johnny Depp). Ma che fine ha fatto? C'è chi dice che sia morto. Cuore indomito e ribelle come il suo vecchio, Henry fa la conoscenza di Carina Smyth (Kaya Scodelario), l'unica in grado di leggere una mappa segreta e condurlo lì dove sta cercando di andare. Tra i due giovani però c'è anche la celebre bussola di Sparrow.

Un oggetto quest'ultimo cui è anche mortalmente legata il fantasma di Armando Salazar (Javier Bardem). Perso il proprio padre per mano piratesca, giurò di epurare i sette mari dalla loro presenza iniziando una spietata caccia alle bandiere nere con teschi senza mai fare prigionieri. Poi un giorno, dopo l'ennesima trionfale battaglia, s'imbattè in un giovane che a dispetto dell'apparente debolezza, lo sfidò faccia a faccia: il suo nome era Jack, da quel momento in poi ribattezzato Sparrow (passero). Salazar subì un'incredibile sconfitta e da allora è confinato in questa nuova forma di esistenza.

Salazar uccide senza pietà chiunque, inclusi gli equipaggi della flotta di capitan Barbossa (Geoffrey Rush), col quale finisce per stringere un accordo per acciuffare Jack, nel frattempo lanciatosi nell'impresa insieme a Henry, Carina e il suo fedele equipaggio guidato dal fido Gibbs (Kevin McNally). Il tridente infatti non solo sarebbe la salvezza di Will Turner, ma anche per Jack che così si libererebbe di Salazar. Barbossa invece, già sogna di diventare il dominatore di tutti i mari.  Interessi, doppi giochi e il ritorno della leggendaria Perla Nera. L'avventura penetra negli abissi.

Fantasmi, due indomiti innamorati e i (tiepidi) battibecchi pirateschi tra capitan Barbossa e Jack Sparrow. Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar (2017, di Joachim Rønning ed Espen Sandberg) non aggiunge nulla di nuovo a quanto già portato sul grande schermo dalla Walt Disney Pictures e Jerry Bruckheimer. Il massimo che può aspirare è regalare una serata di spensierato e fresco relax, condita da qualche divertente gag, su tutte Jack portato al patibolo che supplica i propri aguzzini con le parole, “Vi prego non uccidetemi, sono un pisciasotto!".

Sono passati 14 anni ormai da quando Johnny Depp (Edward mani di forbice, Dead Man, Dark Shadows) indossò per la prima volta i panni (aromatizzati al rum) di capitan Jack Sparrow ma nessuno dei quattro sequel si è mai lontanamente avvicinato ai livelli de La maledizione della prima luna (2003, di Gore Verbinski). La vendetta di Salazar presenta gli stessi ingredienti della prima avventura: fantasmi, due giovinetti e la coppia Sparrow & Barbossa. Dov'è la novità? È inesistente. Il cameo di Paul McCartney poi, del tutto superfluo.

Troppo simili poi i personaggi Henry Turner e Carina Smyth al di lui padre Will (Orlando Bloom) e madre, Elisabeth Swan (Keira Knightley), entrambi presenti per pochi spezzoni. La presenza di questi ultimi sa più da romanzo di letteratura inglese di campagna che non scanzonata cine-cozzaglia di mezzi-galantuomini. Più o meno per fortuna, Jack Sparrow è sempre lo stesso ma almeno il finale sarebbe potuto essere meno ammiccante con l'ultimo ciak della "Prima Luna".

Oltre che al pirata Jack, gli occhi erano ovviamente puntati sul nuovo antagonista, ossia il capitano Armando Salazar. Uso notevole di effetti speciali a parte, il resto è ordinaria amministrazione. Il comunque bravo Javier Bardem (Non è un paese per vecchi, Vicky Christina Barcelona, To the Wonder) sembra ancora troppo ancorato ai modi placido-spietati del “Mendesiano” Raoul Silva di Skfall (2012). Anche lì, prima dalla parte della Legge e poi spietato nemico del “buono” James Bond 007 (Daniel Craig).

Jack Sparrow è uno degli indiscussi protagonisti del terzo millennio cinematografico. Un personaggio entrato nel popolare grazie al carisma e trasformismo di Johnny Depp. Si poteva sfruttare meglio un simile tesoro con sceneggiature più adeguate, senza far leva su effetti speciali sempre più mirabolanti e la presenza di eccessivi personaggi. La vendetta di Salazar (2017, di Joachim Rønning ed Espen Sandberg) val bene giusto una serata solitaria, tra amici o in famiglia. Nulla di più. Si guarda, si ridacchia e si esce, in attesa di godersi qualche vero grande film.

Il trailer di Pirati dei Caraibi - La vendetta di Salazar

Pirati dei Caraibi: la vendetta di Salazar - Barbossa (Geoffrey Rush) e Salazar (Javier Bardem)
Pirati dei Caraibi: la vendetta di Salazar -
Carina Smyth (Kaya Scodelario), Jack Sparrow (Johnny Depp) ed Heny Turner (Brenton Thwaites)

venerdì 1 marzo 2013

Shakespeare in Oscar, il poeta innamorato

Shakespeare in Love - Viola (Gwyneth Paltrow) e William (Joseph Phiennes)
Era sabato 27 marzo 1999 e io mi aggiravo solo per Venezia. Un’incontro casuale con un’amica ed eccomi al cospetto di Shakespeare in Love.

di Luca Ferrari

Camminavo e pensavo ai fatti miei e il cinema era giusto quella cosa da una volta l'anno. Poi un invito casuale e un secco rifiuto. Il caso però volle che nel mio peregrinare rincontrassi la suddetta col suo gruppo, e questa volta accettai l’invito. E il destino sapeva bene ciò che faceva.

Di lì a poco mi ritrovai davanti al grande schermo dinanzi alla proiezione di Shakespeare in Love (1998, di John Madden), pellicola questa che aveva appena sbancato la serata degli Academy portandosi a casa sette Premi Oscar come Miglior Film, Miglior attrice protagonista (Gwyneth Paltrow), Miglior attrice non protagonista (Judi Dench), Migliore sceneggiatura originale, Scenografia, Costumi e Colonna sonora. Ne sapevo poco o niente.

Oltre alle due premiate, un cast maschile di prima linea con Joseph Fiennes nelle vesti di William Shakespeare, un imbranato Geoffrey Rush è l’impresario Philip Henslowe, Tom Wilkinson è il ricco creditore Hugh Fennyman, un odioso Colin Firth è Lord Wessex, il regista premio Oscar 2013 per Argo, Ben Affleck, è il teatrante Ned Alleyn e Rupert Everett, il poeta Christopher Marlowe.

Shakespeare in Love fu l’inizio della mia passione per il cinema. Avrei avuto bisogno di un altro paio d’anni per comprendere come un sentimento iniziale si sarebbe trasformato in passione infinita (un sentito grazie al Moulin Rouge! di Baz Luhrmann). 

Non sarei qui adesso se il mondo del cinema non avesse avuto la sana abitudine di riproporre i film vittoriosi agli Oscar. E oggi, nel rivedere in cartellone i premiati La Vita di Pi (2012, di Ang Lee), Argo e Lincoln (2012, di Steven Spielberg), non so voi, ma è venuta ancora più voglia di entrare in sala. 

Ma prima di fare ciò, vi voglio regalare ciò che scrissi appena uscito quel giorno. In preda a una sensazione creativa totalmente inedita. Si, potevo davvero trasportare in parole tutto quello che vivevo anche fuori. Era la strana storia di un ignaro poeta innamorato, anzi:

IL POETA INNAMORATO

Il mondo vorrebbe
solo un’unica grande poesia per ogni giorno,
pronta per ogni sentimento... e questo cielo
chiamato solitudine, e
questo verso chiamato solitudine
è come il mondo
troppo descritto
dalla felicità della donna e dell’uomo
con la stessa
somiglianza…è come un cielo
appiccicato alle stelle...

E ora potrei comportarmi
da ribelle dannato
e accendermi una sigaretta
incitando il crogiolarsi
nella staticità di un dilettare
tra la buonanotte e addii…Ma questo
specchio è continuo
come lo splash di una pozzanghera
sotto i miei piedi…Non ho pianto,
ho solo versato lacrime...

Nello scegliere tra una promessa
e un respiro (il fato)… nello scegliere
di credere al destino o a se stessi,
ancor prima d’accantonare i cuscini
le parole hanno squarciato
tutto il silenzio
camminando su frammenti di biscotti
e pandispagna di pergamena

…ora il mondo mi sta facendo le fusa
col vento suggeritore dell’orgoglio della lusinga

…il poeta è ora innamorato, e scrive
tra virgole di colore
fecondo della propria recitazione lunare
tra i piedi di un biglietto per l’arcobaleno

Shakespeare in Love - Ned Alleyn (Ben Affleck)
Shakespeare in Love - Lord Wessex (Colin Firth) e William (Joseph Phiennes)
Shakespeare in Love - Viola (Gwyneth Paltrow) e William (Joseph Phiennes)

martedì 15 gennaio 2013

La migliore offerta di Ridley Scott

La migliore offerta, Virgil (Geoffrey Rush) - Il genio della truffa, Roy (Nicolas Cage)
Giuseppe Tornatore o Ridley Scott? Il nuovo film del regista italiano La migliore offerta ricorda un po' troppo il più datato Il genio della truffa.

di Luca Ferrari 

Un uomo poco avvezzo alle relazioni sociali. Un amico fidato ponte tra il nulla sentimentale e lo scivoloso sentiero dell’esposizione emotiva. Una giovane e dirompente new entry nel precario equilibrio, e tutto è cambiato per sempre. Giuseppe Tornatore come Ridley Scott. Dieci anni dopo. La migliore offerta (2013) sulle tracce di Il genio della truffa (2003). Il distinto Virgil (Geoffrey Rush) sfida senza saperlo le manie compulsive di Roy Waller (Nicolas Cage), sguazzando tra raggiri e ingenuità.

L’essere umano non è un meccanismo. E anche la più rodata delle vite urbano-eremitiche nasconde un incomprensibile nucleo di speranza. Un qualcosa che non si vede ma c’è. Lo scoprirà a proprie spese Virgil Oldman (Geoffrey Rush), elegante e solitario battitore d’aste d'arte che, contattato da una misteriosa ragazza desiderosa di far valutare la propria casa traboccante di opere, entrerà in un labirinto d’inganni perpetrato dal giovane amico antiquario Robert (Jim Sturgess), che con astuzia lo attira nella sua trappola portandolo a innamorarsi perdutamente della (finta) agorafobica Claire (Sylvia Hoeks).

Virgil non sopporta il contatto umano. Usa sempre i guanti. Ne ha un armadio pieno. Ogni giorno prima di uscire ne sceglie un paio. Fa un lavoro d’alto rango. È rispettato. È un disadattato dell’alta società. Nulla a che vedere con il sublime maestro della truffa Roy Waller (Nicolas Cage). Tanto geniale quanto problematico. Mangia sempre le stesse cose. Sbatte sempre tre volte porte e finestre prima di chiuderle. Prende pastiglie. Va da uno psicologo.

L’unico con cui ha contatti è il compare di fregate, Frank (Sam Rockwell), che nel frattempo sta preparando il colpo della sua vita proprio alle spalle dell’amato mentore. E se per Virgil è un amore carnale a farlo deviare dai propri ferruginosi binari, a scombussolare il mondo sbilenco di Roy ci penserà la (finta) figlia Angela (Alison Lohman). Il genio della truffa (2003, di Ridley Scott) e La migliore offerta (2013, di Giuseppe Tornatore) hanno il medesimo finale. I rispettivi protagonisti scoprono l’inganno: la loro nuova esistenza fatta di relazioni e felicità non era che un'illusione. Il risultato di una simulazione.

Ma se la pellicola d’oltreoceano cede facilmente (fin troppo) all’happy end con il truffato Roy che si è adattato a un lavoro normale e aspetta un figlio dalla cassiera del supermercato dove faceva la spesa e comperava le sigarette, il regista premio Oscar di Nuovo Cinema Paradiso (1988) alza il tiro e cambia direzione. L'incontro risolutore per la scoperta della verità con una nana dai tratti quasi TwinPeaksiani, conduce la pellicola su sentieri "Linchanamente" convulsi tra flashback e stati di abbandono. La somiglianza con l'opera del collega americano però è fin troppo eccessiva.

Il trailer di La migliore offerta

La migliore offerta - Claire (Sylvia Hoeks) e Virgil (Geoffrey Rush)
La migliore offerta - Claire (Sylvia Hoeks) e la nana (Kiruna Stamell)

martedì 24 aprile 2012

Elizabeth: The Golden Age - alzati, combatti e vinci

Elizabeth: The Golden Age
Prima lo sconforto, poi la reazione, la battaglia e la vittoria. La regina Elizabeth I (e annessa Golden Age) si alzò in volo e piegò l'aggressore. 

di Luca Ferrari

Era la fine del XVI secolo quando il dominio di Filippo II di Spagna, nel nome della Guerra Santa, sembrava incontrastato. Un solo monarca rispose no e osò ribellarsi. Lottò per la libertà di culto del proprio popolo e quella nazionale. Senza farsi intimorire da un nemico più potente. Lei è Elisabeth (I) e quello era The Golden Age (2007, di Shekhar Kapur). 

Di fronte all’ennesimo e provocatorio avvertimento dell'Invincibile Armada, la regina Elizabetta (Cate Blanchett), supportata dal sempre fedele consigliere Sir Francis Walsingham (Geoffrey Rush) e dal corsaro Sir Walter Raleigh (Clive Owen) non abbassò la testa. Guardò la belva diritta negli occhi e rispose sprezzante: Posso comandare anche i venti, signore! Ho un uragano dentro di me che raderà al suolo la Spagna. Che vengano anche con l’esercito dell’Inferno. Non passeranno! 

Il trailer di Elizabeth: The Golden Age

Elizabeth: The Golden Age - la regina Elisabetta (Cate Blanchett)