Con i cinema ancora chiusi, a San Valentino sul piccolo schermo maratona di film d'amore. Sette lungometraggi a partire dale 3 del pomeriggio. Venite a scoprire quali.
14 febbraio, il piccolo schermo risponde presente con una maratona sentimentale su Paramount Network (canale 27), che ci accompagnerà dalle tre del pomeriggio fino a notte fonda. Nel dettaglio
15:10 - Il lato positivo (2013, di David O. Russell) con Jennifer Lawrence e Bradley Cooper. La favola malinconica di Pat e Tiffany, alla ricerca dell'equilibrio che non c'è
17:10 - I Perfetti innamorati (2001, di Joe Roth) con Julia Roberts, Billy Crysta, John Cusack e Catherine Zeta Jones.
19:10 - Letters to Juliet (2010, di Gary Winick) con Amanda Seyfried e Vanessa Redgrave.
21:10 - Serendipity - Quando l'amore è magia (2001, di Peter Chelsom) con Kate Beckinsale e John Cusack. In un'affollata New York City natalizia, l'amore imprevedibile e maledettamente romantico fa il suo trionfale e devastante ingresso.
23:00 - Kate & Leopold (2001, di James Mangold) con Meg Ryan e Hugh Jackman.
Serendipity - Sarah (Kate Beckinsale) e Jonathan (John Cusack) dolcemente vicini
In un'affollata New York City natalizia, l'amore imprevedibile e maledettamente romantico fa il suo trionfale e devastante ingresso. E' la magia di Serendipity (2001, di Peter Chelsom).
Un uomo e una donna vivono la loro vita, relativamente sereni e soddisfatti. Lei è psicologa e sentimentalmente impegnata. Lui lavora nella televisione ed è in procinto di sposarsi. Jonathan e Sarah non si conoscono e nemmeno avrebbero intenzione di farlo. Il destino però è sempre dietro l'angolo. Sarah e Jonathan s'incontrano senza volerlo. Qualcosa si accende. Qualcosa li avvicina, allontanandoli subito dopo. Passano gli anni ma di quel romantico incontro vi sono ancora soffici fiocchi ad alimentare il sogno di un sentimento perfetto. Adesso tocca a loro decidere. Adesso tocca a loro capire se credere davvero in quella serendipità. Serendipity - Quando l'amore è magia (2001, di Peter Chelsom).
Jonathan Trager (John Cusack) è un documentarista. A ridosso del 25 dicembre, nell'affollatissimo Bloomingdale's nella Grande Mela, sta per comperare un paio di eleganti guanti per la fidanzata Halley (Bridget Moynahan). Peccato che sul medesimo capo ci abbia appena messo le mani, e nel medesimo istante, anche una donna: Sarah Thomas (Kate Beckinsale), impegnata col musicista Lars (John Corbett). Tra i due sconosciuti è subito colpo di fulmine. Due chiacchiere, una pattinata sul ghiaccio a Central Park ed ecco scattare la magia di un (im)possibile amore, sussurrato e illuminato dal chiarore degli astri. Che fare a questo punto? Seguire l'ispirazione di questo incontro casuale (serendipità) o salutarsi e dirsi addio per sempre?
Più perplessa lei di lui, si decide in modo consensuale per uno scambio di numeri di telefono ma nel momento cruciale qualcosa va storto e per Sarah è un chiaro segno-avviso del destino. Un richiamo alle rispettive relazioni. La dimostrazione che c'è qualcosa di sbagliato. Un suggerimento deciso sul fatto che sia meglio volgere lo sguardo altrove. La donna allora gli offre un'ultima possibilità. Ognuno scriverà il proprio numero da qualche parte, lui su di una banconota e lei dentro le pagine del libro L'amore ai tempi del colera. Se lo ritroveranno, allora il loro amore potrà provare a sbocciare. Manco a dirlo i due si perdono di vista eppure qualcosa è rimasto di quel momento. Molto, molto di più.
Passano gli anni. Arrivati entrambi a ridosso delle rispettive nozze, prima di votarsi al proprio compagno/a, senza saperlo decidono entrambi di provare a ritrovarsi accompagnati in questa "mission impossible in the name of love" dai rispettivi compari. Per Jonathan, l'amico e collega giornalista dei necrologi per il New York Times, Dean (Jeremy Piven - in un ruolo analogo al fianco di Nicolas Cage nell'altrettanto romantico-natalizio The Family Man). Per Sarah invece, Eve (Molly Shannon). Ha inizio una corso contro il tempo che li porterà (anche) a dover interpretare frammentarie informazioni fornite per lo più da stravaganti personaggi, su tutti il petulante e inflessibile commesso (Eugene Levy) di Bloomingdale's.
La resa è sempre dietro all'angolo ma nessuno dei due protagonisti sembra crederci fino in fondo. Quell'incontro è stato davvero speciale e quello stesso beffardo destino che li ha allontanati, forse adesso è pronto per riavvicinare questi due cuori follemente romantici. Ma cosa succederebbe se una volta deciso, uno dei due scoprisse che tutto quel penare è stato solo fatica sprecata? Abbandono e qualche lacrima. Nulla però che una soffice nevicata non possa cancellare, magari facendo sbocciare quell'amore così voluto. L'amore ha i suoi rischi. Il grande amore di una vita impone sacrifici. E forse adesso è arrivato il momento di Sarah e Jonathan.
Da sempre uno dei mie cult natalizi per eccellenza, Serendipity - Quando l'amore è magia (2001, di Peter Chelsom) è un film confezionato ad arte per chi non ha paura di soffrire le peggiori pene d'amore. Faccia da schiaffi, spavaldo e oltre modo romantico, il Jonathan Trager di John Cusak (Con Air, I perfetti innamorati, Cell) è un vero poeta metropolitano dei sentimenti, di ben altro spessore rispetto ai fallaci miti moderni sedotti e slavati da carnali sfumature di qualsivoglia colorazione. Il dubbio lo attanaglia. Le responsabilità della vita reale lo chiamano ma lui crede davvero in quell'incontro. Si getta nel dubbio. Non ha difese contro il gelo della solitudine e del rischio. Si gioca tutto per amore e questa è la sua nobile scelta.
Dolce e ancor più romantica, con un'irrefrenabile fede nel destino, la Sarah di Kate Beckinsale (Pearl Harbor, The Aviator, Underworld) è un invito all'amore più dolce. Vorrebbe lasciarsi andare e non è mai del tutto convinta. Complice anche un fidanzato non così ideale per lei, prende i dadi e gioca la sua partita impossibile. Corre sue giù per NY arrivando vicino alla meta. In un mondo sempre più ammalato di anoressia sentimentale, Sarah espone il proprio cuore alla fragilità delle proprie lacrime incurabili. Se dovesse sbagliare, sarebbe difficile rialzarsi ma non ha importanza. Lei è lì, e se quella volta fu davvero serendipità, adesso è il momento di scoprirlo in modo definitivo.
Non sono molti i film romantici del terzo millennio capaci di emozionare. Insieme agli ancor più natalizi Love Actually - L'amore davvero (2003, di Richard Curtis) con cast stellare all British e The Holiday - L'amore non va in vacanza (2006, di Nancy Meyers), trova legittimo posto anche Serendipity - Quando l'amore è magia. Innamorati perfetti i due protagonisti capaci di trasmettere quella giusta dose di poetica e coraggiosa malinconia. Un film questo, capace di far riscoprire cosa significhi vagare da soli affidando le proprie "cupidesche" sofferenze a un cielo stellato in attesa del doveroso happy end. Serendipity - Quando l'amore è magia (2001, di Peter Chelsom) è un film per sognatori veri. Quelli decisi e pronti a tutto pur di trasformare il loro più incredibile sogno d'amore nella realtà di tutti i giorni.
Il trailer di Serendipity - Quando l'amore è magia
Serendipity - l'incontro di Sarah (Kate Beckinsale) e Jonathan (John Cusack)
Serendipity - Jonathan (John Cusack) e Sarah (Kate Beckinsale) a Central Park
Serendipity - Sarah (Kate Beckinsale) e Jonathan (John Cusack)
Serendipity - la banconota da 5 dollari col numero di telefono di Jonathan
Serendipity - l'edizione del volume "L'amore ai tempi del colera" con il numero di Sarah
Serendipity - i fidanzati Halley (Bridget Moynahan) e Jonathan (John Cusack)...
Serendipity - i fidanzati Lars (John Corbett) e Sarah (Kate Beckinsale)
Serendipity - i compari Jonathan (John Cusack) e Dean (Jeremy Piven)
Serendipity - le amiche Eve (Molly Shannon) e Sarah (Kate Beckinsale)
Serendipity - uno sconsolato Jonathan (John Cusack) sulla pista da pattinaggio
Serendipity - Sarah (Kate Beckinsale) e Jonathan (John Cusack) si sono ritrovati!
Io riparto da qua. Dalle mie personali fondamenta. 10 imperdibili film da vedere e rivedere, finché Natale non ritorni ancora.
Una poltrona per due (1983, Trading Places) – di John Landis con Eddie Murphy, Dan Aykroyd, Don Ameche, Ralph Bellamy, Jamie Lee Curtis. Visto e stravisto. Cult movie per il sottoscritto e il mio collega fotografo Federico Roiter con cui da anni seguo la Mostra del Cinema di Venezia. La frase emblematica, il cameriere Ezra (Avon Long) che ricevuta una misera gratifica natalizia, se ne esce con un epico “5 dollari, magari ci vado al cinema, però da solo” … e subito dopo, sibilando: fanculo! (fantastica la versione spagnola: hico de puta!).
Mamma, ho perso l’aereo (1990, Home Alone) – di Chris Columbus, con Macaulay Culkin, Joe Pesci, Catherine O’Hara, John Candy. Lasciato nel dimenticatoio per molto tempo, poi in una gelida sera del 2006, in un mix europeo (insieme a un’amica croata, una slovena e una macedone), quattro pizze fanno da anticamera alla mitica pellicola e ritorna la magia. “si faccia avanti un regista, armato di almeno una mongolfiera e qualche calco fotografico/... e quale incredibile capacità di trasformismo di due semplici colori di fronte a frullatori arcobalenici... cos’altro mi posso ricordare oltre a dolcissimi sorrisi che confondono la mia padronanza lunare con quello che si vedrà dopo?”… tieni il resto, lurido bastardo!
Bufera in Paradiso (1994, Trapped in Paradise) – di George Gallo con Nicolas Cage, Mädchen Amick, Jon Lovitz. La dolce protagonista per cui il buon Bill Firpo (Cage) perde la testa e cambia definitivamente vita, si chiama Sarah e ha i delicati lineamenti della Shelley Johnson del telefilm I segreti di Twin Peaks. Una pellicola legata alla mia storia privata. “non ha molto senso usare un passamontagna per portare lo zucchero caramellato/… ma che ne poteva capire Proust di dolciumi? Una gabbia di neve resterà sempre la sola speranza nella mia mente/…tutte le strade sono aperte”.
Serendipity - Quando l’amore è magia (2001) – di Peter Chelsom, con John Cusack, Kate Beckinsale, Jeremy Piven, Molly Shannon. Una delle più belle storie d’amore mai raccontate, con lo sfondo le nevicate della Grande Mela e il natale, all’inizio e alla fine della pellicola. Per chi crede ancora al romanticismo e che l’amore non sia solo un’invenzione del Cinema ma pretende di viverlo nella propria vita, “quelle penne nere non ci hanno mai abbandonato…cos’è poi che non saremmo in grado di generare/… pensieri, desideri, emozioni, scelte...Un po’ il Tempo del Sogno/… vado a frazioni rallentate perché quello che voglio è arrivare lì insieme…e non mi sorprende sapere che la spada della nostra dolcezza più contenuta ha trovato spazio in una visione i cui arretrati si fanno sempre desiderare al momento di sentirvi amorevolmente vicini”.
The Family Man (2000) – di Bret Ratner, con Nicolas Cage, Tea Leoni, Don Cheadle.
Cage sublime. Spietato businessman si ritrova catapultato in una
dimensione familiare di provincia. Il suo sguardo sotto la nevicata è da
pelle d’oca. “Cosa posso fare per convincermi che sono sempre stato
amato? Non ho ancora visto che cosa potremmo essere insieme, e se io
scegliessi oggi domani potrei anche riuscire a sognare/… il campanello
della bicicletta ti pensa e guarda anche quando non dormi, anche quando
non sei innamorato”…
Love Actually (2003) – di Richard Curtis, con Hugh Grant, Colin Firth, Keira Knightley, Alan Rickman, Emma Thompson, Bill Nighy. Un cast corale all Birtish praticamente perfetto. Erede simbolico di Quattro matrimoni e un funerale (1994, di Mike Newell), sebbene non lontanamente paragonabile alla suddetta pellicola per sarcasmo. Un Colin Fith ancora MarkDarcyano. Una Keira Knightley ancora non risucchiata dal bisogno di recitare (quasi) sempre in costumi d'epoca. Un Hugh Grant agguerrito Primo Ministro . Frase cult, la rock star invecchiata Bill Mack (Nighy), che alla classica trasmissione pop politically correct, si lancia in un tipico messaggio natalizio rivolto ai giovani: “Ragazzi, non prendete droga. Diventate delle popstar, così ve la danno gratis… uuuuuh”.
The Polar Express (2004) – di Robert Zemeckis, con Tom Hanks. Una grossa pecca averne mancato la visione al cinema. E in effetti è un film che ho visto molto tempo dopo. Però la sua magia è indiscutibile. Talmente potente da meritarsi la poesia È una cosa magica, che fine ha fatto?, pubblicata nel libro Frenetica Storia Infinita (2004, La Versiliana Editrice): “… può esistere un’unità di misura per le meraviglie o per le lusinghe d’inverno?…vedo così tante tazze vuote che solo il più improbabile dei viaggi al Polo Nord/ saprebbe spingermi a salire sul tetto di un treno/, per aspettare che un angelo/ si avvicini e mi offra una cioccolata calda”.
La neve nel cuore(2005, The Family Stone) – di Thomas Bezucha, con Sarah Jessica Parker, Clair Danes, Luke Wilson, Diane Keaton, Rachel McAdams. È iniziata l’era veneziana del cinema da più di un anno ormai, e martedì 7 febbraio 2006 sono al Palazzo di Mestre per assistere a una dolce commedia tra incontri/scontri di un cosmo familiare hippy, con cuila snob acidula e inizialmente decisa Meredith (S.J. Parker) arrivata come futura sposa del primogenitoEverett (Dermot Mulroney),inciampa finoa un dolce e condivisibile epilogo.
L'amore non va in vacanza (2006, The Holiday) – di Nancy Meyers con Jude Law, Cameron Diaz, Kate Winslet, Jack Black, Eli Wallach. Sarà che ho sempre adorato gli estremi incontrarsi. Io sono quello capace di creare cassette con insieme Mariah Carey e i Megadeth, e oggi playlist con Spice Girls e Pearl Jam. Sarà che vedere un'incasinata mangia-uomini holliwoodiana scambiarsi di casa con un’insicura inglese, diventare amiche e alla fine giorie del rispettivo trionfo nei sentimenti con due persone meritevoli (un Jude Law tenerissimo nella parte di un giovane vedovo con due bimbe al seguito), mi ha sempre infuso speranza e serenità. Sarà che è l’ultima commedia sentimentale natalizia degna di questo nome, e riesce a far trionfare la poetica della campagna innevata britannica su tutta la frenesia del mondo moderno, anche senza rinunciarvi.
A Christmas Carol(2009) – di Robert Zemeckis, con Jim Carrey, Gary Oldman. Giovedì 14 gennaio 2010 assisto per la prima volta a un film in 3D. Natale è passato da più di tre settimane ma non fa differenza. Sono uno dei pochi spettatori all’ultima proiezione dello spettacolo serale al cinema Excelsior, e sebbene con l’avvicinarsi della mezzanotte, il mio occhio tenda a crogiolarsi nel tepore della sala cinematografica mestrina, non si può non restare incantati da un regista che ha votato la propria cretività alla più nobile delle arti: far sognare l’uomo… “sembra che l'ultima lettera sia stata giudicata indigesta a chi non ha mai eseguito tre dichiarazioni di canti/... è stato un ritardo quasi non credibile visto lo scrigno da cui non mi sono mai separato/... ci sarà mai posto per gli uomini nuovi nel vecchio mondo?...è sempre quello in cui viviamo...i pesi che avvinghiano la superficie dei nostri desideri nutre ancora quel vuoto che si appiccica sulle suole quando non siamo più in grado di far circolare un primitivo incontro fra carezze/... perché fuori non c'era nessuno che imprimesse al ghiaccio lontano una strada con cui confrontarmi fino a dove voglia arrivare/... non me lo so ancora troppo spiegare”.
Dickens - L'uomo che inventò il natale (2017, di Bharat Nalluri con Christopher Plummer, Dan Stevens, Jonathan Pryce). Può un libricino di poche pagine cambiare il corso di una vita, o più di una? La risposta è sì, ancor di più se di mezzo c'è al festa per antonomasia dove tutto è possibile: il natale. Un'ispirazione sgorgata dai vicoli più oscuri della propria più rivoluzionaria immaginazione. Un'ispirazione che dovrà fare i conti con le lacrime abbandonate del proprio passato. Un'ispirazione che troverà la forza di mutare il corso della vita e della storia, imparando dalla dolcezza di chi ci sta accanto.
La neve nel cuore (2005, di Thomas Bezucha)
The Family Man (2000, di Bret Ratner) con Nicolas Cage, Tea Leoni, Don Cheadle
Serendipity (2001) - Sarah (Kate Beckinsale) e Jack (John Cusack)