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Visualizzazione post con etichetta Mads Mikkelsen. Mostra tutti i post
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mercoledì 26 febbraio 2014

Il sospetto è per sempre

Il sospetto - Lucas (Mads Mikkelsen) © Per Arnesen
Basta un dito puntato e per il gregge il dubbio è già colpevolezza. Il sospetto (di Thomas Vinterberg), candidato all’Oscar per il Miglior film straniero.

di Luca Ferrari

Una parola. Un timore. Una certezza. Una voce messa in giro e il sospetto è già colpevole. Il gregge acumina gli zoccoli e colpisce senza pietà. Senza prove. L’innocenza perduta per sempre. Non è solo fantasia da grande schermo. Può capitare. Succede a scuola. Succede nel mondo del lavoro. Succede in famiglia. Ne viene risucchiato anche il malinconico e divorziato Lucas (Mads Mikkelsen), di professione insegnante d’asilo. La piccola Klara (Annika Wedderkopp) racconta una bugia su di lui e per l’uomo è l’inizio di un incubo.

Il sospetto (2012, di Thomas Vinterberg), candidato all’Oscar come Miglior film straniero.

Lucas è una persona sensibile. Un po’ succube dell’ex-moglie che gli fa vedere il figlio con il contagocce. Gli piace il proprio lavoro. Insieme agli amici di una vita va spesso a caccia. Tra di essi c’è anche Theo (Thomas Bo Larsen), padre della piccola Klara. Quest’ultima spesso viene dimenticata a scuola e ignorata a casa. Il buon Lucas è sempre lì, pronto ad aiutarla.

La bambina gli è sempre più affezionata e si prende la classica e ingenua prima cotta, ma quando lui  la ammonisce, lei si vendica raccontando bugie alla direttrice dell’asilo. Il tutto condito con paroloni ascoltati dal fratello adolescente che stupidamente le mostra per scherzare immagini pornografiche lasciandosi pure uscire un volgare frasario poco adatto a orecchi fanciulleschi.

Lucas viene messo al corrente di quanto è stato detto su di lui dalla direttrice Grethe (Susse Wold), e cioè che avrebbe avuto attenzioni spinte nei confronti di un bambino. Ma dall’iniziale prudenza del giudizio e verifica dei fatti, si passa quasi subito al suo licenziamento e conseguente  espulsione immediata dalla società. Senza appello. Per tutti Lucas è uno schifoso pedofilo e Klara ha detto di sicuro la verità. Il sospetto è certezza.

Nessuno crede alla sua innocenza. Solo il figlio Marcus (Lasse Fogelstrøm) e l’amico fraterno Bruun (Lars Ranthe) gli stanno accanto. La sua nuova ragazza Nadja (Alexandra Rapaport) invece, è lui a mandarla via. Ha paura per lei. Lucas è un condannato a cielo aperto. Viene arrestato e poi rilasciato. Gli ammazzano l’adorata cagna. Entrato al supermercato non viene servito, anzi. Invitato ad andarsene via, sarà picchiato e cacciato fuori in malo modo.

Altri bambini parlano di presunte molestie, tutte avvenute nel seminterrato della casa di Lucas. Peccato che lui non abbia una simile abitazione. La verità viene a galla. Strette di mano e nuovi sorrisi. In apparenza almeno. Qualcosa è cambiato. Un nuovo status quo si è sedimentato. Il sospetto rimane sospetto. La madre di Klara per esempio, Agnes (Anne Louise Hassing), insiste a credere ai fantomatici abusi della figlia. La vita di Lucas non sarà più la stessa. Qualcuno sarà sempre pronto a dargli la caccia.

Presentato alla 65° edizione del Festival di Cannes (16-27 maggio 2012), Il sospetto ha visto trionfare l’attore danese Mads Mikkelsen (King Arthur, Casino Royale, Scontro tra titani, Royal Affair) per la Miglior interpretazione maschile nella rassegna francese, mentre il regista Thomas Vinterberg si è aggiudicato il Premio della giuria ecumenica.

Fallito l’assalto al Premio BAFTA e al Golden Globe 2014 come Miglior film straniero invece, andati entrambi a La grande bellezza (2013, di Paolo Sorrentino), Il sospetto ritroverà il film italiano ai prossimi Oscar. Ed è quest’ultimo il superfavorito, e non tanto per i due riconoscimenti già conquistati. Hollywood si sa, ha un debole per quel Belpaese poetico-superficiale, annoiato d’immor(t)alità e così orgogliosamente cinico-fatalista.

Il sospetto al contrario, che in lingua originale (così come inglese) ha un titolo diverso, ossia Jagten (The hunt, trad. La caccia), racconta ben altro. Parla di esclusione. Parla di voci fuori dal coro. Parla della facile messa al bando dei meno conformisti o più banalmente di quelli appena un passo indietro/diverso dalla massa.

Lucas fa parte del branco, va in chiesa ogni domenica ma vive solo. Fa un lavoro che nell’immaginario collettivo è più femminile e l’ex-moglie glielo sbatte in faccia senza pietà. Così, quando una voce gli punta il dito (ditino) contro, per tutti è facilissimo crederci. Con un altro al suo posto ci sarebbe stato un comportamento diverso.

La grande bellezza contro Il sospetto. Due pellicole differenti. La prima insegue le carezze aristocratico-cafonesche del Fellini che fu, il secondo racconta la disperazione di un uomo. La sua discesa nell’inferno dell’emarginazione. Un territorio ambiguo. Ancor di più perché parla di pedofilia, tematica questa poco gradita nelle sale d’oltreoceano.

Nel film Il sospetto l'attore di Copenaghen classe '65 Mads Mikkelsen è superbo. Il suo Lucas gira a vuoto in un mondo deciso a stritolarlo. La fragilità del suo sguardo è come se avvertisse una minaccia sempre incombente.

Nella cinquina dei candidati all’Oscar 2014 come Miglior attore protagonista, a fianco di Bruce Dern (Nebraska), Chiwetel Ejiofor (12 anni schiavo) e Matthew McConaughey (Dallas Buyers Club), Mads Mikkelsen avrebbe di gran lunga più meritato di Leonardo DiCaprio e Christian Bale per le rispettive interpretazioni negli eccessivamente pompati The Wolf of Wall Street e American Hustle.

Guarda il trailer del film Il sospetto (2012, di Thomas Vinterberg)

Il regista danese Thomas Vinterberg sul set del film Il sospetto
Il sospetto - Lucas (Mads Mikkelsen) e Nadja (Alexandra Rapaport) © Per Arnesen 
Il sospetto - la direttrice dell'asilo Grethe (Susse Wold) e la piccola Klara (Annika Wedderkopp
Il sospetto - Lucas (Mads Mikkelsen)
Il sospetto - Lucas (Mads Mikkelsen) abbraccia il figlio Marcus (Lasse Fogelstrøm) © Per Arnesen
Il sospetto (2012, di Thomas Vinterberg)

mercoledì 23 gennaio 2013

A Danish Royal Affair

A Royal Affair - Johann Struensee (Mads Mikkelsen) e la regina Caroline (Alicia Vikander)
Fin dove ci si può spingere per amore di una donna? E della libertà? Nella Danimarca del XVIII secolo è di scena la Storia. A Royal Affair (En kongelig affære), di Nikolaj Arcel


La cruda realtà rincorre la metafora esistenziale di un legame senza basi, così come un trono affidato a una persona incapace. Ma come in tutti i rigidi equilibri imposti, basta poco perché tutto salti. È sufficiente un nuovo elemento con una visione differente per cambiare per sempre l’orizzonte. A Royal Affair (2012, En kongelig affære), di Nikolaj Arcel

L’85° edizione dei Premi Oscar si avvicina. Oltre ai pesi massimi di casa, ad attirare sempre molto interesse c'è anche l’Oscar per il Miglior Film Straniero. Ai Golden Globes 2013 ha trionfato Amour, di Michael Haneke. Il 24 febbraio prossimo al Dolby Theatre di Los Angeles sarà dunque lui il film da battere. A contendergli l’ambita statuetta: No (di Pablo Larraín, Cile), War Witch (di Kim Nguyen, Canada), Kon-Tiki (di Joachim Rønning e Espen Sandberg, Norvegia) e infine A Royal Affair (di Nikolaj Arcel, Danimarca), due volte Orso d’Argento al Festival di Berlino 2012.

Le ultime due nazioni a portare l’Oscar nel vecchio continente sono state proprio l'Austria e Danimarca, che a breve si ritroveranno l'un contro l'altra. Nel 2008 trionfò Il falsario - Operazione Bernhard (di Stefan Ruzowitzky), quindi nel 2011 a gioire fu Susanne Bier con In un mondo migliore (Hævnen). Da quando nel 1950 l’Oscar per il Miglior film straniero è diventato una presenza fissa alla serata degli Academy, sono state otto le nomination complessive che il piccolo paese scandinavo ha ottenuto. E proprio in quella primissima edizione vinta da La Strada di Federico Fellinni, a concorrere c’era anche Qivitoq (di Erik Balling).

La Danimarca tornò nuovamente nel quintetto delle nomination nel 1960 con Paw (di Astrid Henning-Jensen) e due anni dopo nel 1962 per Harry og kammertjeneren (di Bent Christensen). Il primo trionfo arrivò nel 1988 con Il pranzo di Babette di Gabriel Axel, bissato l’anno successivo da Pelle alla conquista del mondo di Bille August. A chiudere un triennio magico per il cinema danese, la nomination nel 1990 per Ballando con Regitze, di Kaspar Rostrup. Ultima presenza prima del successo di due anni fa, nel 2007, con Dopo il matrimonio, della già citata Susanne.

A Royal Affair (2012), ambientato a Copenaghen nella corte reale danese del XVIII secolo,  racconta il drammatico triangolo amoroso tra il pazzo Re Cristiano VII (Mikkel Følsgaard, orso d’Argento al Festival di Berlino 2012 per la suddetta interpretazione), sua moglie la regina Caroline Mathilde (Alicia Vikander) e il loro medico, l’illuminista tedesco Johann Friedrich Struensee (Mads Mikkelsen).

Se l’interprete “regale” maschile non è ancora troppo conosciuto al grande pubblico, non si può certo dire lo stesso della giovane Alicia, svedese classe ’88 di Goteborg, vista di recente in Anna Karenina (2012, di Joe Wright) nella parte di Kitty, a fianco di Keira Knightley e Jude Law.

Non ha invece bisogno di presentazioni il danese Mads Mikkelsen, miglior attore al Festival di Cannes per Il Sospetto (2012, del connazionale Thomas Vinterberg) e interprete di celebri pellicole come King Arthur (2004, di Antoine Fuqua) dove era l’arciere Tristano; 007 Casino Royale (2006, di Martin Campbell) dove era il terribile villain Le Chiffre e Scontro tra titani (2010, di Louis Leterrier) dove interpretava il valoroso guerriero Draco.

A dispetto di parrucche, calze e la realtà della storia, la pellicola è di estrema attualità portando all’attenzione degli spettatori un mondo dove un despota (schizofrenico) domina incontrastato, viene praticata la tortura e la democrazia viene lasciata fuori dalla porta. Sarà l’arrivo di un personaggio straniero, il medico Struensee a far allargare la prospettiva del regnante mettendo in discussione molto di più un mero modus operandi, e contribuendo in modo decisivo a innovative riforme.

Ma anche i sentimenti avranno qualcosa da dire. In attesa dunque la pellicola sbarchi nelle sale italiane, per iniziare a prendere confidenza con la storia, si può sfogliare “Il medico di corte” (2001, Iperborea) dello svedese Per Olov Enquist che ripercorre la vicenda di Struensee.

A Royal Affair (2012, di Nikolaj Arcel)
A Royal Affair (2012) - la regina Caroline (Alicia Vikander) e Johann Struensee (Mads Mikkelsen)