!-- Codice per accettazione cookie - Inizio -->
Visualizzazione post con etichetta Alec Baldwin. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Alec Baldwin. Mostra tutti i post

mercoledì 4 novembre 2020

I croissant al cioccolato di Meryl Streep

È complicato - Jane (Meryl Streep) e Adam (Steve Martin) infornano i croissant

Soffici e ripieni di cioccolato. Sono i croissant preparati da Meryl Streep e Steve Martin in È complicato (2009, di Nancy Meyers). Una brillante commedia tutta da gustare.

di Luca Ferrari

Da moglie tradita, a ex-moglie che ripaga con la stessa moneta colei che le soffiò l'amore di una vita. È la storia di Jane Adler (Meryl Streep), donna di mezza età dalla bellezza sfiorente, abbandonata dal rampante marito e avvocato Jake (Alec Baldwin), caduto nelle forme giovanili di Agness (Lake Bell), affamata di nuova maternità. Riprese le redini della propria vita col supporto anche dei tre figli, Jane incontra il timido architetto Adam Schaffer (Steve Martin), anch'esso divorziato. Di rientro da un evento serale, lei, eccellente pasticcera, si mette a preparare dei croissant al cioccolato. Una scena epica che vi faranno venire l'acquolina in bocca.

 È complicato - Meryl Streep prepara i croissant

È complicato - Jane (Meryl Streep) e Adam (Steve Martin) preparano i croissant
È complicato - Jane (Meryl Streep) e Adam (Steve Martin

martedì 26 aprile 2016

La verità è uscita dalla Zona d’ombra

Zona d'ombra - il dott. Bennet Omalu (Will Smith)
Il dottor Bennet Omalu ha scoperto una verità sensazionale ma il mondo della NFL (football americano) non è pronto ad accettarla. Zona d'ombra (2015, di Peter Landesman).

di Luca Ferrari

Un uomo contro una corporazione da miliardi di dollari. Un uomo deciso a “rovinare” il giocattolo americano del football. La potente lega NFL sta tacendo da decenni sui rischi dei propri giocatori. Un neuropatologo nigeriano residente negli Stati Uniti s’imbatte per caso nel cadavere di un loro campione, in principio ignorando del tutto chi sia. Storia di uno sport che (forse) cambierà per sempre. Zona d'ombra (2015, di Peter Landesman).


Nel centro medico del dott. Cyril Wecht (Albert Brooks), a Pittsburgh, il brillante Bennet Omalu (Will Smith) è un tipo sui generis. Minuzioso. Risparmiatore. Parla coi cadaveri. Indaga i morti. Ma quando sul suo tavolo si presenta il mito locale Mike Webster (David Morse), ex-centro della franchigia degli Steelers (NFL), seguito a breve distanza da un’altra stella della palla ovale, per Bennet qualcosa non torna. Nulla sembra trovare una giustificazione per morti così giovani, fino alla rivelazione della CTE (encefalopatia cronica traumatica), malattia degenerativa che colpisce il cervello dopo ripetuti colpi subiti alla testa.

Aldilà delle protezioni, il football americano è uno sport violento. Gli scontri testa a testa sono la norma eppure per la NFL non è nulla di preoccupante, nulla che con un po’ di ghiaccio e qualche analgesico non si possa risistemare. Alla prima comunicazione della notizia, si presenta per dargli supporto il collega Julian Bailes (Alec Baldwin), ex-medico dei Pittsburg Steelers. Toccata nel profondo, la reazione della NFL non si fa attendere ed ecco Omalu il ciarlatano.

Alla sua seconda prova da regista dopo Parkland, presentato alla 70° Mostra del Cinema di Venezia, nonché sceneggiatore dell’ignorato ma intenso La regola del gioco (2014, con Jeremy Renner nei panni del protagonista, il giornalista premio Pulitzer, Gary Webb), Landesman racconta una classica storia americana dove il singolo, dopo l’ostracismo, diventa eroe ed esempio, incarnando al meglio quell’ipocrisia umana dove nessuno è disposto a credere a quelle micce capaci di cambiare il corso della Storia.

L’eterna sfida tra singolo e massa. L’uomo dei principi da una parte, il gregge che si rifiuta di leggere la realtà dall’altra. Ogni epoca ha i suoi eroi-martiri mentre l’insieme cambia solo vestito e poco altro. Storia vera, Omalu è fin troppo perfetto nella sua inflessibile crociata di verità, sostenuto dall’amorevole Prema (Gugu Mbatha-Raw), anch’essa africana. Affronta un mondo praticamente da solo ma non barcolla mai. È incredulo nel constatare la reazione contro di lui ma non molla. Mai.

Alla stregua dei datori di lavoro moderni, più impegnati a sfruttare che non a guadagnare, la NFL incarna tutta l’idiozia dell’essere umano, incurante di proteggere i propri valorosi gladiatori e al contrario mandandoli al massacro senza troppi complimenti nel più tipico atteggiamento cameratesco (vedi anche i tanti reduci da guerre). 

Ottima prova di Will Smith (Indipendence Day, La leggenda di Bagger Vance, La ricerca della felicità), prossimamente nell’atteso Suicide Squad (di David Ayer - DC Comics), e un Alec Baldwin (To Rome with Love, Blue Jasmine, Still Alice), finalmente non più bonaccione irriverente cui ormai sembrava destinato. Zona d’ombra, una storia il cui messaggio anche tra 100 anni sarà sempre, amaramente, attuale.

Guarda il trailer ufficiale di Zona d'ombra

Zona d'ombra (2015, di Peter Landesman).
Zona d'ombra - il dott. Julian Bailes (Alec Baldwin) e il dott. Bennet Omalu (Will Smith)

martedì 28 luglio 2015

Still Alice, in contatto con la vita

Still Alice - Lydia (Kristen Stewart) e sua madre Alice Howland (Julianne Moore)
Malata precoce di Helzheimer, la professoressa Howland continuerà a credere e lottare per la sua vita. Still Alice (2014, di Richard Glatzer).

di Luca Ferrari

Alice Howland sta per andare a correre sulla spiaggia insieme all’amato marito John. Prima di andare però, un piccola sosta bagno. Alice scende le scale e inizia ad aprire tutte le porte. Non si ricorda più dove sia la toilette. Non capisce più dove si trovi. I suoi pantaloni aderenti da jogging si bagnano come se fosse una neonata. È il dramma di una cinquantenne affetta dal morbo di Halzehimer. È il dramma di Still Alice (2014, di Richard Glatzer).

Forte. Sicura di sé. In carriera, madre premurosa e moglie fedele. Una vita al limite della perfezione quella della dottoressa Alice Howland (Julianne Moore). Poi un giorno qualcosa non torna. Da una parola dimenticata a un mondo sfuocato. È l’inizio di un precoce morbo di Alzheimer. È l’inizio di una vita su cui si perde il controllo. Giorno dopo giorno il cervello la svuota dei ricordi senza che la volontà possa far nulla.

Alice Howland insegna alla Columbia, una delle più rinomate università degli Stati Uniti. È brillante. I suoi corsi sono tra i più seguiti del campus. Non è da meno il marito John (Alec Baldwin), affermato medico. A chiudere il quadretto familiare, i tre figli Anna (Kate Bosworth), Tom (Hunter Parrish) e Lydia (Kristen Stewart). Quest’ultima è la meno avvezza a una vita sicura, inseguendo i propri sogni di attrice sulla West Coast.

Nell’oliato meccanismo familiare qualcosa però si è inceppato. Qualcosa per certi versi peggiore anche di un cancro. Alice ha notato qualcosa che non va. Una affaticamento. Una sensazione di non capire più dove sia. Un termine che proprio non vuole saperne di uscire. Consulta un neurologo e dopo qualche esame la diagnosi è quanto di più infausta si possa immaginare: una forma rara e precoce di Alzheimer.

Alice è una combattente e non si arrende di certo, però piange. Ha paura. Ha paura di vedere la sua amata vita scomparire dalla sua mente. E quando a natale Tom si presenta con la nuova fidanzata subito salutata da Alice, una volta seduta a tavola pochi minuti si ripresenta a lei come se non l’avesse mai vista prima. Lydia sembra l’unica ad accorgersi di quello che sta realmente accadendo.

Dimenticate le inquietudini vampiro-licantropesche della saga di Twilight e archiviato il mediocre Biancaneve e il Cacciatore, la giovane Kristen Stewart torna a far parlare per quel solo argomento che dovrebbe riguardare chi fa la sua professione: un buon film. Dalla tipica figlia minore ribelle, Lydia si fa sempre più materna verso la propria mamma finendo per abbandonare Los Angeles e il suo agente per starle vicino via via che la malattia si fa sempre più grave.

La sua sofferenza così come i propri segreti li affida alle parole di un diario. Si prende parole dalla sorella maggiore ma la sua forza è evidente, e al momento del bisogno si dimostrerà più decisiva anche dello stesso padre che a dispetto della richiesta di Alice di prendersi un anno sabbatico per vivere insieme quello che potrebbe essere il suo anno cosciente, finirà comunque per accettare un nuovo e importante lavoro lontano da casa.

Sono anni che Julianne Moore (classe ’60) è considerata una delle migliori attrici in circolazione eppure era incredibilmente a secco di riconoscimenti ufficiali “in casa”, avendo trionfato al contrario a Berlino, Venezia e Cannes. Con la sua performance di Still Alice invece si è portata casa Critics' Choice Movie Award, BAFTA, Golden Globe per la Miglior attrice in un film drammatico e premio Oscar 2015 come Miglior attrice protagonista.

I suoi occhi a metà strada tra desolazione, rabbia e determinazione sono quelli di una donna che potrà anche non riconoscere più i suoi figli ma non intende svanire come un granello di sabbia inghiottito dalla tempesta. Lei è decisa ad affrontarlo questo uragano silenzioso che giorno dopo giorno le sta cancellando la memoria. Lei cammina fiera dentro le invisibili onde dell'oblio.

Il trailer di Still Alice

Still Alice - Alice Howland (Julianne Moore) e il marito John (Alec Baldwin)