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Visualizzazione post con etichetta Amnesty International. Mostra tutti i post
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martedì 18 febbraio 2014

Tutta la vita schiavi

12 anni schiavo - Solomon Northup (Chiwetel Ejiofor)
Giovedì 20 febbraio esce il film 12 anni schiavo (2013, di Steve McQueen), candidato a 9 premi Oscar e patrocinato da Amnesty International

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fororeporter – web writer

Schiavi della violenza. Schiavi di spregevoli esseri umani. Schiavi di nazioni dittatoriali. Schiavi, schiavi e ancora schiavi. La schiavitù non è qualcosa di cui vergognarsi delle umanità passate. È ancora uno dei peggiori cancri del mondo contemporaneo. Un tempo catene e frusta. Oggi economie affamano, dividono, sentenziano. E poi ci sono loro, gli schiavi degli schiavi. E ancora gli schiavi degli schiavi degli schiavi.

Giovedì 20 febbraio esce nelle sale cinematografiche italiane 12 anni schiavo, il nuovo film del regista londinese Steve McQueen (Hunger, Shame) con protagonisti Chiwetel Ejiofor, Michael Fassbender, Benedict Cumberbatch, Paul Giamatti e Brad Pitt, con quest’ultimo in veste anche di produttore con la sua Plan B Entertainment.

Tratto dall’autobiografia di Solomon Northup, 12 anni schiavo racconta di un musicista di colore libero che fu rapito da traficanti di schiavi e quindi riottenne la libertà dopo 12 anni di catene in Louisiana. Distribuito in Italia da BIM, la pellicola, proprio per la delicatezza del tema trattato e la tragica contemporaneità, è stato patrocinato da Amnesty International.

Vincitore del Golden Globe come Miglior film drammatico e di due premi BAFTA come Miglior film  e Miglior attore protagonista Chiwetel Ejiofor, alla serata degli Oscar del prossimo 2 marzo, 12 anni schiavo si presenta con 9 nomination tra cui Miglior film, Miglior regista a Steve McQueen, Miglior attore protagonista a Chiwetel Ejiofor, Miglior attore non protagonista a Michael Fassbender, Miglior attrice non protagonista a Lupita Nyong'o e Miglior sceneggiatura non originale a John Ridley.

“Dal punto di vista di un’organizzazione per i diritti umani, la storia di Solomon Northup si collega a quella di tanti uomini e donne del XXI secolo il cui lavoro è sfruttato in condizioni estreme in molti paesi” denuncia Amnesty, “Fra di essi la Mauritania, l’ultima nazione al mondo ad aver abolito la schiavitù per legge nel 1981, anche se non nella pratica”.

Nello stato dell’Africa Occidentale infatti, si stima che oltre il 20 per cento della popolazione (il gruppo etnico harratin) sia asservito totalmente o parzialmente. Le organizzazioni anti-schiavituù vengono perseguitate dalle autorità e i loro leader sono frequentemente imprigionati.

Nei paesi dell’Asia meridionale milioni di persone (bambini inclusi) sono costretti a lavorare per pagare debiti di famiglia, spesso in condizioni di estremo pericolo e in impieghi usuranti. A Hong Kong migliaia di donne indonesiane, vittime del traffico di esseri umani, lavorano in condizioni di sfruttamento o vera e propria schiavitù come collaboratrici domestiche. Sono sottoposte a orari massacranti, sottopagate, vittime di violenza sessuale e impossibilitate a uscire dall’abitazione in cui prestano servizio.

Non è da meno il Qatar dove la manovalanza straniera (Asia meridionale in particolare) vive in condizioni a dir poco drammatiche. Una realtà fatta di assenza di controlli sulla sicurezza, mancato pagamento dei salari, condizioni abitative sconcertanti (alloggi squallidi e sovraffollati, senza aria condizionata, circondati da rifiuti e da fosse biologiche scoperte e in diversi casi privi di acqua potabile), turni di lavoro di 12 ore al giorno per sette giorni alla settimana, anche durante il torrido periodo estivo.

E se i benpensanti italiani si sentono al sicuro dall'orribile realtà della schaivitù, forse varrebbe la pena ricordargli che cosa è accaduto a lavoratori migranti provenienti dall'Africa subsahariana, Africa del Nord e dall'Asia, impiegati in lavori poco qualificati, spesso stagionali o temporanei, per lo più nel settore agricolo delle province di Latina e Caserta

“A parità di lavoro ricevono paghe inferiori di circa il 40 per cento rispetto al salario italiano minimo e lavorano un maggior numero di ore” ha denunciato Amnesty International, “l’introduzione poi del reato di ingresso e soggiorno illegale – ha reso impossibile per i lavoratori migranti chiedere giustizia per salari inferiori a quanto concordato, per il mancato pagamento o per essere sottoposti a lunghi orari di lavoro. La prospettiva per molti di loro era che se avessero denunciato lo sfruttamento sarebbero stati arrestati ed espulsi a causa del loro status irregolare”.

Giovedì 20 febbraio sbarca sul grande schermo 12 anni schiavo, di Steve McQueen. Una storia vera. Una delle tante pagine abominevoli create dall'umanità grondanti sangue e disperazione. Quelle stesse vicende che si ripetono giorno dopo giorno nell'evoluta società moderna. Ma se i colpi di frusta dei negrieri scagliati sulla schiena di neri legati vi faranno accapponare la pelle, che cosa avete da dire del mondo di oggi? Non lo conoscete? Forse è il caso di scoprirlo.

Guarda il trailer di 12 anni schiavo

12 anni schiavo - Solomon Northup (Chiwetel Ejiofor)
12 anni schiavo - Edwin Epps (Michael Fassbender), Patsey (Lupita Nyong'o) e Solomon (Chiwetel Ejiofor)
12 anni schiavo (2013, di Steve McQueen)

sabato 21 aprile 2012

Fiorella Mannoia, l'immigrazione non è un film

la cantautrice romana Fiorella Mannoia
La musica sa osare più del grande schermo, specie in Italia. I grandi artisti come Fiorella Mannoia hanno ancora il coraggio di parlare forte e chiaro. 

di Luca Ferrari

Fiorella Mannoia, insignita del premio Amnesty Italia per la canzone scritta da Frankie HI-NRG, Non è un film, è un fulgido esempio dell'artista impegnato. Il cinema di grido nostrano, molto meno. Troppo legato al botteghino. Nel Bel paese come oltreoceano. E chi vuole fare film d'interesse umanitario che toccano nervi scoperti della “perfetta società occidentale”, anche se ti chiami George Clooney o Nicolas Cage, la strada diventa un calvario in salita. 

Produttori e case di distribuzione si tirano indietro. In Italia si va ancora avanti con fiction sulla mafia senza mai attaccarla per davvero, anzi. Mostrando talvolta quei galantuomini come gente pure di un certo rispetto. Quanto bisognerà aspettare perché registi nostrani di fama internazionale puntino la telecamera sul razzismo dilagante? La commedia ha sempre la meglio. Beh, forse non c’è molto da ridere. 

E che dire della disarmante situazione dei raccoglitori di agrumi in Puglia, cosa già denunciata da Medici Senza Frontiere nel 2005? Dove sono i Nannni Moretti? Persi dietro concetti esistenziali o troppo impegnati a raccontare le gesta di qualche pagliaccio (psiconano) scambiato per ministro o qualcosa di più?

“Ho sempre appoggiato le cause promosse da Amnesty International e ricevere questo premio mi onora” ha dichiarato Fiorella, “Quando ho contattato Frankie per questo mio ultimo progetto intitolato Sud, gli ho fatto una richiesta ben precisa. Volevo che toccasse il tema dell’immigrazione. Ne parlammo e ci scambiammo le nostre idee.

Concordavamo sul fatto che stiamo vivendo un momento storico molto delicato in cui una parte del paese, non tutto per fortuna, si lascia influenzare dal terrorismo delle parole (non meno pericoloso del terrorismo delle armi) di una parte della politica che per meri fini di propaganda elettorale usa gli immigrati, non avendo altri argomenti, per diffondere l'antico germe dell'odio razziale, mettendo in pratica l'antica tattica del divide et impera, dimenticando (o meglio, facendo finta di dimenticare) che tutto il benessere dell'Occidente poggia sulle spalle di interi paesi del Sud del mondo, Africa in testa, saccheggiati da una politica predatoria della quale tutti i governi sono responsabili”.

Si osa sempre di meno. La politica è una battaglia persa. Non la Mannoia, che è un fiume in piena. “L'Europa, gli Stati Uniti e ora anche la Cina si spartiscono, oggi come ieri, le risorse di interi popoli, derubandoli indisturbati di tutte le materie prime, cibo compreso. Tutti intenti a divorare a sazietà ma pronti a lamentarsi della puzza della varia umanità che ci occorre, ci soccorre e ci sostenta. Ma di questi argomenti naturalmente la politica non parla”.

“Questo brano racconta la fuga di chi spera di salvarsi da persecuzione e sofferenza attraversando il Mediterraneo a bordo di un’imbarcazione precaria” ha sottolineato  Christine Weise, presidente di Amnesty International Italia, “la vita vera di giovani cittadini africani che cercano umanità e protezione, e trovano spesso razzismo e propaganda. I 1500 morti del 2011, annegati in mare sulla via verso l’Europa, non sono un film, sono veri anche loro. E sono vere le migliaia di vittime della tratta sulle strade italiane, costrette alla prostituzione e accolte come ‘carne fresca’ da clienti che chiudono gli occhi davanti alla propria complicità nel mercato delle schiave”.

Appunto, la prostituzione. È un problema che non esiste. Invece si che esiste, perché anche quello non è un film. È la tragica vita vera.

Non è un film, di Fiorella Mannoia e Frankie Hi-NRG

la cantautrice romana Fiorella Mannoia

mercoledì 7 marzo 2012

The Lady e le bestie (tutti)

The Lady (2012)
Venerdì 23 marzo, in mezzo alle nuove uscite cinematografiche, sul grande schermo arriva anche The Lady (2012) di Luc Besson, distribuito dalla neonata Good Films e patrocinato dalla Sezione Italiana di Amnesty International. Un film sulla storia della Birmania vissuta attraverso l’esperienza umana e politica di Aung San Suu Kyi (interpretata da Michelle Yeoh), leader della Lega Nazionale per la Democrazia e premio Nobel per la Pace 1991, rimasta agli arresti domiciliari per 15 degli ultimi 21 anni per mano della Giunta Militare che illegalmente prese il potere nello stato asiatico. La pellicola darà ampio spazio alla situazione dei detenuti politici, sbattuti senza pietà in carceri disumani. È la legge dittatoriale della Birmania, dove la voce del dissenso non è tollerata e la tortura è una prassi ben collaudata. Ma solo perché la coraggiosa donna è libera, non significa che le maglie della repressione si siano allentate. Il giogo continua. E anche se molti brindano a una nuova era, situazioni analoghe si ripresentano puntuali nel sanguinoso presente. 

The Lady (2012)
In certi ambienti ideologici The Lady (2011) riscuoterà molto successo. Eppure qualcosa non mi convince. Troppe falangi di volenterosi pacifisti, in nome della loro ideologia, lascerebbero massacrare popoli interi pur di restare casti dinnanzi a qualche rigo. Fatte rare eccezioni (Amnesty International inclusa), in pochi sono scesi in piazza per protestate contro la dittatura quarantennale dell’ex-premier libico Muammar Gheddafi (1942-2011), eppure tutti hanno gridato allo scandalo quando la NATO si è alzata in volo per aiutare gl’insorti, e ovviamente per accaparrarsi i contratti petroliferi libici. Pochi giorni fa ho letto da qualche parte un punto interrogativo che  associava il nome del boia Bashar Hafiz al-Asad, presidente siriano, a stato canaglia o resistenza all’Imperialismo. Quindi devo dedurre che sparare missili contro la popolazione sia un atto per impedire all’Occidente di conquistare la Siria. E questa stessa gente che presumibilmente se ne stava allegramente a manifestare sotto casa propria durante la squallida repressione del governo birmano, che i militari al potere hanno rinominato in altro modo e che io non intendo fare per nessuna ragione, adesso inneggiano a Aung San Suu Kyi. Allora, é proprio così?

Aung San Suu Kyi
Vorrei che qualcuno mi spiegasse il senso di questi “pacifisti” da quattro soldi che sanno sparare strali solo dove non ci sono conseguenze, tacendo invece dinnanzi alle più allucinanti atrocità a chiunque sia aldilà del Muro di Berlino. Eh si, sarà anche caduto in quel lontano 9 novembre 1989, ma è evidente che a livello ideologico esiste ancora. Eccome se esiste. L’ONU ormai (...) è un’associazione a delinquere che agisce solo per interesse, e questo è pressoché appurato. La Lega Araba non è da meno. Il governo siriano lo ha ben capito, e ne sta approfittando. Dal fronte euro-statunitense nessuno ha il coraggio di muovere un dito perché altrimenti quattro esaltati inizieranno a sparare fesserie sulla guerra ideologica, dando poi campo aperto alle correnti xenofobe che insozzano il mondo. E in mezzo chi ci sta? Sempre loro. I civili. La popolazione vessata e abbattuta. Perché vedete cari nessuno, l’importante non è che la gente sia felice e che possa vivere in pace. L’importante è che un’ideologia prevalga. Aggiornate orsù la frase di herr Marx, perché non è solo la religione a essere l’oppio dei popoli.

In conclusione mi chiedo: quanti anni dovrò aspettare perché esca un filma sulla resistenza siriana? Quanti cadaveri dovremo contare? Quanto sangue ancora dovrà bagnare questo schifo di pianeta? Quand’è che la Storia sarà narrata senza nascondere tutte quelle masse di scheletri che nessuno ha il coraggio di mostrare?