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Visualizzazione post con etichetta Angelo Bacci. Mostra tutti i post
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sabato 27 agosto 2016

Angelo Bacci, il cinema addosso

il manifesto di Venezia 73 e (dx) Angelo Bacci
Un uomo dentro e fuori la settima arte. A pochi giorni dall’inizio della 73° Mostra del Cinema di Venezia, quattro chiacchiere con “chi” il Festival lo ha vissuto per davvero, Angelo Bacci.

di Luca Ferrari

Gli aneddoti. Le storie. A tu per tu con Angelo Bacci, uomo di grande cultura e storia del cinema. Quattro chiacchiere pre-73° edizione del Festival di Venezia con Angelo Bacci, tra, ricordi, presente e nuove iniziative. Conobbi Angelo Bacci parecchi anni fa e fu allora che misi piede per la prima volta dentro il Palazzo del Cinema. E fu lì che iniziò un’avventura che non cesserò mai di aggiornare, film dopo film. Sceneggiatura dopo sceneggiatura. Incontro dopo incontro. Ispirazione dopo ispirazione.

Venezia, 23 agosto ‘16. È una calda giornata di fine agosto. Mi sto per incontrare con Angelo Bacci a Sant’Elena. Lì, all’estremità dell’isola veneziana. Lì dove il Lido, terra del Festival cinematografico, si potrebbe anche raggiungere a nuoto (ma è vietato, ndr). Seduti sotto il frescolino del fitto manto arboreo, Angelo parte subito come il più classico dei proiettori in piena. Una bobina di storia si racconta. Ha lavorato dietro le quinte della Mostra del Cinema dal 1970 al 2004 e ne ha viste passare. Dai tempi di Gian Luigi Rondi fino al terzo millennio super-tecnologico.

Rondi, una personalità complessa. “Quando andrai all’inferno, dirai che sei in paradiso” gli disse una volta Pierpaolo Pasolini all’auditorium Santa Margherita, ricorda divertito Angelo. Una figura quella che non sfuggì nemmeno all’occhio “Disneyano” del fumettista veneziano Giorgio Cavazzan che lo immortalò in una epica storia Paperopolese dove il multimiliardario Paperon de’ Paperoni, pur di scroccare vitto e alloggio alla Biennale, si spacciò per regista alla conquista del Leone d’Oro, approdando alla Mostra del Cinema. Non andrà esattamente così, ma quella è un’altra storia. Questa invece ha le parole di Angelo Bacci.

Parlare con qualcuno di cinema è come assistere a un concerto rock. Non sai mai davvero cosa ascolterai, ma sai già che sarà entusiasmante e ciò che ti rimarrà dentro lo potrai ri-raccontare negli anni a venire. Per preparami a dovere mi viene automatico regalare al mio udito un bel collage di colonne sonore. Dall’epica “Limahliana” de La storia infinita e il gotico strumentale di Beetlejuice, ai più recenti e struggenti duetti di Les Miserables. Sbarco alla mia fermata. Si ferma la musica. Silenzio in “sala”.

Ha visto il calendario di questa 73° edizione, cosa ne pensa?
Mi piace molto il progetto e la visione. Il direttore Alberto Barbera ha portato tanti maestri e stelle che creeranno una cronice particolare alla Mostra. Ha fatto una selezione meticolosa e importante. L’ha sempre fatto ma quest’anno in particolare. Mi duole invece constatare lo scarso coinvolgimento dell’isola, elemento che contribuirebbe non poco per l’ulteriore rilancio della manifestazione. Andai a Cannes in un più di un’occasione e lì la partecipazione della città era di un altro livello. A Venezia è tutto complicato. Anche Roma gli sta togliendo spazio.

C’è qualche pellicola che in particolare aspetta di vedere più delle altre?
Sono molto curioso di vedere i tre film italiani in concorso di cui sento parlare molto bene: Questi giorni di Giuseppe Piccioni, Piuma di Roan Johnson e il documentario Spira Mirabilis di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti. Dei film stranieri, la mia attenzione sarà in particolare rivolta a Jackie (di Pablo Larrain con Natalie Portman nei panni della vedova Kennedy). Più che la storia, voglio capire come verranno trattati i risvolti di quella gestione della politica e della società americana.

Che film l’ha più colpita quest’anno?
La grande scommessa di Adam Mckay con Christian Bale, Steve Carell, Ryan Gosling e Brad Pitt. Un film attuale. Una specie di cronistoria di ciò che sta accadendo a livello  mondiale, ossia che la finanza è padrona.

Perché così tanti remake: ci sono davvero poche idee rispetto al passato o sono le grandi Produzioni a volere così? 
C’è sempre meno valorizzazione delle nuove idee, nonché carenza di esperienza e qualità. Una volta portavamo avanti progetti che avevano obiettivi e finalità chiare: l’attualità. Adesso aldilà del business, c’è la politica. Certi temi toccano la società e dunque la politica, perciò devi farlo in modo sfumato o non te lo fanno proprio fare. Invece una volta la cinematografia aveva la caratteristica di portare a conoscenza queste tematiche. Una volta era più coraggiosa.

C’è un periodo in particolare della sua esperienza che ricorda con maggior affetto? 
La gestione Lizzani è stata tra le più significative, merito anche del suo stretto collaboratore nonché critico e sceneggiatore Enzo Ungari. È grazie a lui che furono proiettati alla Mostra, all’Arena (oggi sala Darsena) la saga di Guerra Stellari ed E.T - L'extraterrestre. Una sala quella che poteva contenere fino a 1300 persone ed era sempre affollatissima fino a ore tarde. Il Bar Lions era il nostro ritrovo. Lì ho fatto indimenticabili e interminabili riunioni.

Un altro personaggio straordinario con cui ebbi la fortuna di lavorare fu la critica cinematografica Flavia Paulon, una donna molto amata e rispettata. Addirittura produttori e registi internazionali scrivevano a lei invece che a Rondi per il Festival. In certi anni, prima ancora del mio arrivo, l’Italia faceva scuola. Negli anni ‘50 e ‘60 il gruppo di operatori cinematografici guidati da Umberto Picuti venivano ogni anno chiamati a Cannes per fare i proiezionisti. Poi dagli anni ‘70 è finita.

Quale attore/attrice dal vivo l’ha più colpita e perché?
Dal punto di vista umano, Dustin Hoffman e Robert De Niro. Il primo lo incontrai sotto la direzione artistica di Guglielmo Biraghi, forse la persona più elegante e preparata nell’ambito cinematografico che abbia mai incontrato, sempre molto raffinato nelle sue scelte. Una volta mi chiese di andare a prendere/accogliere Hoffman che era all’hotel Excelsior per condurlo alla conferenza stampa. Arrivati alla porta girevole, d’improvviso lo vidi sparire per poi riapparire, sempre nella bussola, sottobraccio a una persona anziana. Era un uomo sensibile. Simpatico. Disponibile. Ironico. Molto semplice.

De Niro lo conobbi durante gli anni in cui fu direttore del festival Gillo Pontecorvo (del quale quest’anno ricorre il cinquantennale della sua opera più celebre, La battaglia di Algeri, che sarà riproposto alla Mostra del Cinema, ndr). Un’atmosfera informale. Una bicchierata in studio da Gillo nel cuore della proiezione, com’era sua consuetudine fare. Pontecorvo fu decisivo per riportare il cinema americano a Venezia. Nei miei anni alla Mostra incontrai più volte Al Pacino, Wood Allen, Martin Scorsese e Steven Spielberg (Disneyzzato anch'esso).

Qual è un film cui non saprebbe mai rinunciare?
Gli intoccabili.

The Untouchables (1987, di Brian De Palma). Quattro uomini contro un sistema corrotto. Un sistema che non lascia scampo. Rispetto a tante altre pellicole, De Palma mostrò la mafia per quello che era (ed è) davvero: una spietata organizzazione criminale la cui unica moneta è la violenza. Ma questa volta perde. L’agente federale Eliot Ness (Kevin Costner), lo sbirro di pattuglia Jimmy Malone (Sean Connery), la giovane recluta George Stone (Andy Garcia) e il ragioniere Oscar Wallace (Charles Martin Smith) riusciranno a bloccare Al Capone (Robert De Niro). Chiacchiere e distintivo avranno la meglio.

Nell’immediato futuro, oltre alla presentazione letteraria del suo ultimo lavoro, “La mia Biennale – Sottosopra”, Angelo Bacci tornerà anche quest’anno, sabato 3 settembre h. 18.30, a dedicare un intenso momento al compianto Claudio Maleti, titolare dell’omonimo bar al Lido di Venezia. “È stato un uomo che ha sempre investito molto sull’isola e sulla Mostra del Cinema, ecco perché ho voluto dedicargli una serata e un premio alla sua memoria, assegnato quest’anno a Giancarlo Di Gregori, direttore della comunicazione istituzionale e delle attività Giornalistiche di Luce Cinecittà. “Claudio ha sempre voluto creare un rapporto più stretto tra la Mostra e l’isola”.

Saluto Angelo Bacci e mi avvio. Nei pochi metri che mi separano dal battello direzione Lido, sento nella mia mente movimenti di macchine, schiamazzi e schizzi d’inchiostro. Parole, immagini, sequenze visive. Il film è la superficie più appariscente, lì dietro c’è un mondo affascinante fatto di mille mestieri e artigiani d’ogni arte possibile e immaginabile. L’amore per la settima arte è arrivato un po’ tardivo nella mia vita, intanto però mercoledì prossimo comincia la 73° edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica e io per il 9° anno consecutivo sarò in prima linea. Editoriale, s’intende, inviato del settimanale internazionale L’Italo-Americano.

Jackie (2016, di Pablo Larrain)
La grande scommessa (2015, di Adam McKay)
(sx) Angelo Bacci in una bellissimo disegno di Giuseppe Pasqualetto e a dx durante
una  presentazione letteraria insieme all'amico Livio 
Gli intoccabili - The Untouchables (1987, di Brian De Palma)

mercoledì 9 settembre 2015

L'anima condivisa del premio Claudio Maleti

I protagonisti del premio Claudio Maleti 
Nel secondo giorno di Festival del Cinema, il Lido si è radunato per ricordare un caro amico e consegnare alla sua memoria il premio Claudio Maleti.


Lido di Venezia, 72° Mostra Internazionale del Cinema. Ero appena sceso dall'Everest con un forte carico di emozioni, inspiegabilmente non condivise dalla maggioranza del pubblico e critica del Festival, che subito ho dovuto ricaricare l'anima per immergermi nell'amichevole atmosfera della II edizione del premio Claudio Maleti.

Giovedì 3 settembre c'era tanta gente. Uno di quei raduni che se un qualche poeta della beat generation si fosse trovato a osservare, lo avrebbe di sicuro tramutato in qualche strofa dall'immortalità più naturale. C'era tanta gente al bar-gelateria Maleti giovedì 3 settembre, il giorno in cui nacque Claudio Maleti. A dare il via alla cerimonia di consegna del premio alla sua memoria, il presidente della Mostra del Cinema Claudio Barbera con un video-messaggio registrato. 

Fatto ciò, c'è stata la consegna del premio in memoria a Claudio Maleti consegnato alla moglie Francesca e ai figli Beatrice e Tommaso. Questi era l'opera artistica "CHIMERA", realizzata dal maestro Maurizio Molin utilizzando il vetro di recupero delle vetrerie di Murano e costruendo la base con il legno di una briccola. Ad allietare il caldo clima festoso, la musica del gruppo Aruspika.

Ad aggiungere ulteriore poesia all'affresco umano poi, le piante ornamentali della vicina  fioreria Munareto e la presenza dello storico gruppo Le Maschere di Mario del '700 Veneziano. “Un degno omaggio per un personaggio che tanto ha fatto per il Lido e la Mostra del Cinema” ha dichiarato il deus-ex-machina dell'evento, Angelo Bacci. Un appuntamento, il premio Claudio Maleti che a dispetto dei pesi massimi della settima arte, ha visto la presenza della stampa (locale e non). Molti i fotografi e cine-operatori intervenuti infatti, Rai inclusa.

E ora che le telecamere si sono spente, posso ascoltare una canzone speciale (vedi fine articolo) e scrivere il mio ricordo più sincero di questa serata:

RITROVO D'ANIMA E LETIZIA

viaggio postumo
o declivio già preventivato?... mi
guardo dentro, la
folla si è rimpicciolita
ma non il sottobosco... le mani
non sono maniglie... la mia agenda
è insolitamente vuota,
vorresti provare a darci un significato
oppure sostituirmi
mentre faccio la mia parte
per addolcire la distanza tra le ombre?

mi ero ripromesso
di dormire almeno una notte
completamente a mollo,
oggi non sarà il caso
di ciò che deve ancora venire...

rimi ero promesso di non dire a nessuno
dove sarei andato
ma non è neanche questo
il momento/... ci sono strade
che si possono solo percorrere,
altre dove si fa capolinea per regalare
al proprio silenzio
la più amichevole delle condivisioni
umane
                                               (Lido di Venezia, 3 Settembre '15)
R.E.M. e Patty Smith, E-bow the Letter


Il clima festoso durante la cerimonia del premio Claudio Maleti (2° da dx, Angelo Bacci)
L'opera Chimera, di Maurizio Molin, in memory of Claudio Maleti
Il gruppo musicale Aruspika e Le Maschere di Mario del '700 Veneziano

mercoledì 26 agosto 2015

Il mio red carpet per Claudio Maleti

Francesca Maleti, il presidente Alberto Barbera e Beatrice Maleti © Angelo Bacci
Da una parte il red carpet della 72. Mostra del Cinema, dall'altra la vita dell'uomo. Al Lido di Venezia è di scena la II edizione del premio “Claudio Maleti”.


Persona intelligente e appassionata, impegnata da sempre per il Lido e il Festival del Cinema. Il suo nome è Claudio Maleti, scomparso prematuramente tre anni fa. In sua memoria il versatile Angelo Bacci ha ideato un premio a lui dedicato e la cui prima edizione, svoltasi nel 2014, ha visto questo speciale riconoscimento essere conferito ad Alberto Barbera, presidente della Mostra del Cinema.

Molto prima che cineluk sbarcasse sul web, il sottoscritto Luca Ferrari scorrazzava in lungo e in largo per il Lido di Venezia a dorso di bicicletta come inviato del Corriere Veneto, un'esperienza questa che come non smetterò mai di ripetere mi ha insegnato a scrivere alla velocità della luce. In più di un'occasione ebbi modo di avere a che fare con Claudio Maleti che mai mi negò un commento su qualche fatto accaduto, e anzi fu sempre gentile e ospitale.

Lido di Venezia, 2015. Per quanto celeberrimo, glamour e internazionale possa essere un festival cinematografico, ci sono sempre una serie di eventi collaterali capaci di raccontare piccole-grandi storie. Un mondo dove l'uomo celebra l'uomo, e forse (di sicuro) qualcosa in più. Claudio Maleti era il titolare dell'omonimo Bar Gelateria in Gran Viale, la dorsale che collega i due lati acquei del Lido: la delicata laguna veneziana da una parte, il più selvaggio Mare Adriatico dall'altra. Come a incarnare un luogo d'incontri tra mondi diversi.

Questi è un locale che al Lido tutti conoscono. Un posto dove si viene a fare colazione la mattina scambiandosi le prime impressioni sul mondo. Un posto che durante il festival del cinema si fa crocevia di stampa e tutti quei cinefili affamati di settima arte. Dall'acqua agli esseri umani dunque, l'effetto di unione non cambia. Ed è qui che giovedì 3 settembre a partire dalle 18,30, nell’ambito della 72. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, si terrà la II edizione del Premio “Claudio Maleti".

Il 3 settembre non è un giorno scelto a caso. È il giorno del compleanno di Claudio Maleti, il cui omonimo premio dedicato alla sua memoria sarà conferito quest'anno alla moglie Francesca e ai figli Beatrice e Tommaso. A consegnar loro la Chimera artistica, opera realizzata dal maestro Maurizio Molin utilizzando il vetro di scarto delle vetrerie di Murano, il presidente Barbera.

“Un giovane imprenditore dinamico e generoso, nonché ispiratore, trascinatore accorto e sensibile” ha detto di lui, Angelo Bacci, “un punto di riferimento importante e fondamentale dell’isola tanto che con il suo entusiasmo, ottimismo e i suoi sogni, hanno lasciato un segno indelebile nel cuore di tutti, ridando vita, credibilità e visibilità al Lido e alla Mostra stessa, creando un diverso e più stretto rapporto con l’intero territorio veneziano”.

Giovedì 3 settembre alla Mostra del Cinema sarà il giorno dell'anteprima in sala Grande di Spotlight (fuori concorso) di Thomas McCarthy con il cast all star formato dal redivivo Michael Keaton, l'Hulk-Marvelliano Mark Ruffalo, la sempre brava Rachel McAdams e l'istrionico Stanley Tucci. Non me ne vogliano i divi d'oltreoceano ma in quella serata sarò assente al loro red carpet. Giovedì 3 settembre io sarò al bar-gelateria Maleti a ricordare Claudio Maleti.

Come disse John  Lennon, If you want to be hero/ well just follow me...

(da sx) il maestro Maurizio Molin, il presidente Alberto Barbera e Angelo Bacci
(da sx) il maestro Maurizio Molin, i figli di Claudio Maleti: Tommaso e Beatrice
inframmezzati dal presidente della Mostra del Cinema, Alberto Barbera © Angelo Bacci

martedì 1 ottobre 2013

Angelo Bacci, io e la Mostra del Cinema

Angelo Bacci (a sx) vicino al regista Gillo Pontecorvo
Sulla via del giornalismo e molto prima di cineluk, mi ritrovai alla Mostra del Cinema a lavorare con Angelo Bacci. E qualcosa cambiò per sempre.

di Luca Ferrari 

Mostra del Cinema è l'equivalente di giornate infinite, conferenze stampa, proiezioni in anteprima, Lido di Venezia e un'atmosfera comunque unica ed esaltante. Ognuno ovviamente ha i propri ricordi personali. Per qualcuno è la foto scattata insieme a Brad Pitt sul red carpet, per il sottoscritto la Mostra del Cinema è e sarà sempre sinonimo di Angelo Bacci.

Era l’anno del Leone d’Oro alla carriera a Clint Eastwood. Era l’anno di Miloš Forman presidente di Giuria. Era l’anno della Coppa Volpi al Miglior Attore a Javier Bardem per l’interpretazione in Prima che sia notte (di Julian Schnabel). Correva l’anno 2000 e alla 57° Mostra del Cinema di Venezia, presieduta dal nuovamente in carica Alberto Barbera, io ero lì, nel ventre del Palazzo, a lavorare insieme ad Angelo Bacci.

All'epoca ero ancora acerbo nel mondo del grande schermo. Qualche pellicola mi aveva giò sedotto, tra cui Dead Man (1995, di Jim Jarmusch). Le storie si esprimevano. Mi mancava però qualche appunto. E come sempre furono l’esperienza dal vivo e gl’incontri a fare la differenza. Nessuna mansione giornalistica all’epoca. Giusto due anni ancora e avrei cominciato per poi ripresentarmi nel 2008 al Lido di Venezia come inviato per vari giornali fino alla consacrazione di cineluk – il cinema come non lo avete mai letto e il settimanale internazionale L'Italo-Americano.

A parte un paio di apparizioni come “maschera” fuori sala (1997, '99), i miei decisivi passi nel Tempio Veneziano del Cinema li feci insieme ad Angelo Bacci, per quarant’anni uomo in prima linea a La Biennale di Venezia. E poco tempo fa l’ho rincontrato. Ancora volenteroso e creativo. È recente la pubblicazione del suo libro Dalla Fabbrica alla Biennale e ritorno (2011, Supernova).

Correva l’anno 2000 e nel giorno della passerella del regista Takeshi Kitano, sbarcato alla Mostra per l’anteprima di Brother, mi ritrovai insieme a tanti coetanei e non, a essere assoldato nella Yakuza, la potente mafia giapponese. Tutto vestito di nero, occhiali scuri e sguardo incazzato sul red carpet per la passerella del regista nipponico (Leone d’Oro per il miglior film nel 1998 con Hana-bi/Fiori di fuoco). Davanti ai flash e gli scatti della stampa mondiale.

Ma questo non è che un orpello. Il vero viaggio fu un altro. Dietro le quinte. Senza il clamore delle sale. Senza nessuna apparente star. Prendendo appunti inconsci. Imparando dall’instancabile passione di un uomo, Angelo Bacci. Deciso ma cortese. Brillante e sognatore. Ispiratore. Nella prosa come nell'arte più poetica, quella che immortalai proprio in quei giorni

“Nel ciondolo di un panorama
sorpresi le avarie dei numeri a camminare
in punta di piedi, continuando
a scrivere favole
senza che la vita avesse mai cessato
d’essere un laboratorio
di torte alla frutta con tabasco/… Sono stato
il solo responsabile di un vecchio mondo
in regresso
senza più re né piogge primaverili, ma
questi applausi dall’altra parte
della strada
sono troppo facili per un video-identikit/… Preferisco
di gran lunga improvvisare
nei momenti migliori”
                                           Lido di Venezia (Ve), Palazzo del Cinema, 30 Agosto 2000

Lido di Venezia 2009 - Angelo Bacci (al centro) riceve il Gran Premio Bisato d’Oro
tra l’attrice Maria Grazia Cuccinotta e il critico cinematografico Antonio Llorens Sanchis