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Visualizzazione post con etichetta Ciak. Mostra tutti i post
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domenica 12 maggio 2019

Piera DeTassis, le nuove eroine del cinema

Dilili a Parigi (di Michel Ocelot)
Nel numero di addio della storia direttrice del mensile Ciak, Piera DeTassis, l'omaggio di cineluk con una cinecolazione e un suo articolo sulle nuove eroine della settima arte.

di Luca Ferrari

Dal 1997 al 2019 Piera DeTassis è stata il direttore del mensile cinematografico, Ciak. Una rivista questa che in fasi alterne della mia esistenza, ho comperato e letto. E oggi, domenica 12 maggio, mi è venuto naturale leggere il suo articolo dedicato all'ultimo film animato di Michel Ocelot, Dilili a Parigi, con un equivocabile sottotitolo: "Abbiamo tanto bisogno di eroine". E come non essere d'accordo? La cultura è a un punto cruciale e i tempi ormai sono maturi. Anche la settima arte può, deve e sta facendo la sua parte e non solo a livello di regia e performance attoriali.

Da cineluk - il cinema come non lo avete mai letto, un augurio a suon di caffè e pancake fatti in casa a Piera DeTassis, per un eroico proseguimento nel mondo della settima arte.

Cinecolazione con Ciak, caffè e pancake © Luca Ferrari

domenica 16 aprile 2017

Tre film, tre grandi storie di attualità

Il grande cinema d'attualità sul grande schermo
Tre grandi storie di attualità sono da poco uscite sul grande schermo. Donne contemporanee, politici lungimiranti, eredità post-belliche. Tre film da vedere. Tre film su cui riflettere e ragionare.

di Luca Ferrari

Donne in lotta per la propria identità e libertà. Due uomini che più distanti non potrebbero e d'improvviso eccoli a cambiare per sempre la Storia del proprio paese. Le laceranti ferite di una guerra civile con il potere (drammatico) di annichilire con "semplici ritorni". Sono le tematiche di lungometraggi usciti in queste ultime settimane. Tre film che meriterebbero una lunga permanenza in sala, offrendo così al pubblico nostrano qualcosa capace di andare oltre i paraocchi "Cinecittollywoodiani".

Tre fette di mondo: IsraeleIrlanda del Nord e Balcani. I protagonisti sono la società civile, politici e i fantasmi del conflitto europeo più sanguinoso dopo la II Guerra Mondiale. Libere, disobbedienti e innamorate - In Between (2016, di Maysaloun Hamoud), Dall'altra parte (2016, di Zrinko Ogresta) e  Il viaggio - The Journey (2016, di Nick Hamm). quest'ultimo in programmazione mercoledì 19 aprile al Cinema Giorgione (sla B) di Venezia (h. 17.30/19.30/21.30).

Tel Aviv (Israele), terzo millennio. Laila (Mouna Hawa), Salma (Sana Jammelieh) e Nour (Shaden Kamboura) sono tre donne diverse che si apprestando a condividere lo stesso tetto mettendosi in gioco con le rispettive esperienze e stili di vita. Libere, disobbedienti e innamorate - In Between è tutto fuorché un monologo sulla libertà di genere. Sbatte le porte. Feconda sussurri. Inoltra riflessioni. Confronta credo e laicismo. Parla di donne a contatto con una società ancora e implacabilmente machista.

Distribuito da Officine Ubu e presentato in anteprima alla 73° Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, Evento Speciale nella sez. "Fuori Concorso", Il viaggio The Journey vede protagonisti Ian Paisley (Timothy Spall) e Martin McGuinness (Colm Meaney). Due uomini che avrebbero potuto rimanere nei loro rigidi binari ma trovarono la strada del dialogo e del cambiamento. Di sicuro una bella lezione per tutti coloro che pensano di avere sempre ragione agendo da incoscienti ai danni (come sempre) della popolazione civile.

Anch'esso uscito lo scorso 30 marzo come il collega d'Oltremanica, Dall'altra parte riapre la pagina di una pace ricucita frettolosamente dalla colpevole Comunità Internazionale dopo cinque anni di fratricida guerra balcanica. Al centro della scena c'è Vesna (Ksenija Marinkovic), il cui marito è pronto a tornare a casa dopo aver scontato una lunga detenzione dal Tribunale Penale Internazionale dell'Aja. Per la donna, uno dei cui figli si è suicidato proprio a causa delle colpe paterne, è un autentico choc e ha inizio così un nuovo doloroso viaggio tra vita privata e Storia.

Sarà l'ormai stra-abuso del fantasy, i remake, i cine-fumetti, l'immutabile commedia italiana ma le mie scelte da critico cinematografico guardano sempre più decise alla realtà e se penso a quei film che negli ultimi mesi mi hanno davvero colpito, mi tornano quasi ed esclusivamente opere tratte da fatti realmente accaduti a cominciare dall'avvincente Snowden (2016, di Oliver Stone) sull'omonimo informatico Edward, il dramma sul negazionismo de La verità negata (2016, di Mick Jackson con l'ennesima performance superlativa di Spall) e il vincitore a Cannes 2016, Io Daniel Blake (di Ken Loach) autentico dramma sociale della realtà inglese.

Per comprendere davvero la realtà senza limitarsi a un superficiale post su Facebook, il mondo e la sua Storia vanno conosciuti e studiati. Il cinema non è certo la risposta ma può rappresentare un ottimo spunto di partenza per portare alla conoscenza delle masse eventi ancora non così popolari. In questo la settima arte ha una forza che non ha ancora nessuno e tutte le volte che potrà, "cineluk - il cinema come non lo avete mai letto" sosterrà e racconterà sempre storie che scomodano il passato con l'ambizione di instillare scintille per un nuovo futuro.

 Dall'altra parte (2016, di Zrinko Ogresta)
Libere, disobbedienti e innamorate - In Between (2016, di Maysaloun Hamoud)
Il viaggio - The Journey (2016, di Nick Hamm)

martedì 19 gennaio 2016

Singles, l’amore non è un piacere proibito

Singles, l'amore è un gioco - Janet (Bridget Fonda) e Cliff (Matt Dillon)
Musica, cinema, amicizia, sport e media. Tutto ciò per me è la città di Seattle, anfiteatro naturale di Singles – L’amore è un gioco. Un “piacere proibito” pubblicato sul mensile Ciak.

di Luca Ferrari

Un film speciale. Semplice. Un film per me diverso da tutti gli altri. Singles – L’amore è un gioco (1992, di Cameron Crowe), ambientato e girato a Seattle. Un film la cui recensione curata dal sottoscritto Luca Ferrari, autore del suddetto blog-magazine cineluk – il cinema come non lo avete mai letto, è stata pubblicata sul primo numero del 2016 del mensile Ciak, sezione Piaceri proibiti (pag. 134).

Come si fa non essere romantici con il cinema e la propria vita? Ok, lo ammetto. Questa frase l’ho un po' rubata al Billy Beane-Brad Pitt de L’arte di vincere (2011, di Bennett Miller) ma "dopo essermi letto" su Ciak è stato naturale scriverlo. La recensione che mi hanno pubblicato non riguarda un film qualunque ma un cult generazionale ambientato in una città che ho visitato nell’estate 2012 (il cui sbarco bramavo da anni) e che da mecca del rock è diventata anche un indimenticabile ricordo condiviso.

Singles. È la fine degli anni '80. Un gruppo di amici si scontra con la realtà di sogni non realizzati, progetti lavorativi bloccati sul più bello, relazioni sentimentali che non decollano e altre che avanzano col freno tirato. A zonzo per la città con l'amico David (Jim True-Frost), il brillante Steve (Campbell Scott) s'imbatte casualmente nella bella Linda (Kyra Sedgwick), reduce dall'ennesima batosta relazionale. È colpo di fulmine.

Loro amico, Cliff Poncier (Matt Dillon), rockstar locale, cantante dei Citizien Dick, alla ricerca di un successo internazionale che stenta ad arrivare. La sua ragazza è la dolce Janet (Bridget Fonda), a cui però l'eccentrico capellone presta poca attenzione. Non si può dire se la passi altrettanto bene sul fronte del cuore Debbie (Sheila Kelley), decisa ad affidarsi a un giovane regista (Tim Burton) per girare un video di classe con cui presentarsi in videocassetta a potenziali compagni di vita.

In questo film, oltre agli attori effettivi, ci sono anche alcuni membri delle band che ascolto da più di un ventennio e la cui arte ha avuto un’impronta indelebile nella mia vita (e in quella di tanti altri). I loro nomi? Pearl Jam su tutti, con il cantante Eddie Vedder (nel film batterista), il chitarrista Stone Gossard e il bassista Jeff Ament al seguito di Clifford. Incursioni nella vicenda (e sul palco soprattutto) anche per i colleghi Alice in Chains e Soundgarden.

Deus ex machina di tutto ciò, il regista Cameron Crowe, uno che Seattle la conosce assai bene (ci ha vissuto per anni). Un regista che all'epoca poteva vantare nel curriculum due soli lavori in veste di sceneggiatore (Fuori di testa, 1982 e The Wild Life, 1984) e un unico lungometraggio, Non per soldi... ma per amore (1989), con protagonista John Cusak, anch'esso ambientato nella così chiamata Emerald City, la città smeraldo.

Non è la prima volta che il mio nome "finisce per meriti" sulle testate di settore. In tempi recenti mi sono tolto qualche soddisfazione vedendo pubblicate (e premiate) le mie concise recensioni su Ciak con Avengers: Age of Ultron e sull'altrettanto prestigioso collega cartaceo Best Movie, con la tweet-review di Wild. Questa volta però è stato diverso. Non a caso la rubrica di Ciak si chiama Piaceri proibiti. Film insomma che magari non sono capolavori ma occupano un posto speciale dentro di noi. E così è Singles per me, pellicola di cui conservo gelosamente anche il cd della (fantastica) colonna sonora

Le prime immagini di Seattle infatti le ho viste proprio nel film di Cameron Crowe. E il destino ha voluto che la sera prima di apprendere della pubblicazione della mia recensione, fossi davanti allo schermo ad assistere alla rovinosa sconfitta dei Seattle Seahawks, franchigia della NFL (football) nella corsa interrotta verso il SuperBowl, di cui sono diventato tifoso proprio per il legame stretto con quella città e in virtù anche di una particolare quanto agreste amicizia.

Musica. Cinema. Sentimenti. Sport. Aldilà di quanto già pubblicato, tra me e Seattle mancava ancora qualcosa. È arrivato da Ciak. A ben guardare però Singles – L’amore è un gioco (1992, di Cameron Crowe) è un film che non vedo da parecchio tempo e forse è arrivata l'ora di acquistarlo anche in dvd. Appunto! Così ho fatto, proprio stamane su eBay. Così da averlo sempre a disposizione. Per non smettere mai di guardare quel passato fra le cui mani d’inchiostro ho inciso un legame eterno con il futuro più immortale. Singles, un piacere infinito che continuerò sempre a concedermi.

Guarda l'inizio di Singles - L'amore è un gioco

La recensione di Luca Ferrari di Singles - L'amore è un gioco pubblicata su Ciak (gennaio 2016)
Singles - L'amore è un gioco - Seattle: il Puget Sound, lo Space Needle e lo skyline
Singles, l'amore è un gioco - da sx, Cliff (Matt Dillon), David (Jim True-Frost), Steve (Campbell Scott),
Janet (Bridget Fonda) e Debbie (Sheila Kelley)
Il numero di gennaio 2016 del magazine Ciak e la locandina di Singles - L'amore è un gioco