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Visualizzazione post con etichetta Jean-Marc Vallée. Mostra tutti i post
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venerdì 24 aprile 2015

Wild, la strada della bellezza

Wild - il faticoso e lungo cammino di Cheryl (Reese Whiterspoon)
Segnata da troppe cadute e sofferenze, Cheryl Strayed (Reese Whiterspoon) vuole ricominciare. Wild (2014, di Jean-Marc Vallée).

di Luca Ferrari

Non c'è nessuno. Non voglio risposte, voglio solo andare avanti. Passerà una notte e poi ne passerà un'altra ancora. Se mai c'incontreremo, un giorno ti chiederò di raccontarmi come mi sentissi. Oggi non ho voglia di stelle. Oggi i ponti si fanno le strade da soli. Oggi la terra non sussurra né gremisce. Mi sto per svegliare e sarà tutto come prima. Tutto fino a quando non muoverò il primo passo. Wild (2014, di Jean-Marc Vallée).

Devo ricominciare a vivere e non sono pronta. E se fossi già riuscita a perdonarmi? E se fossi già riuscita a riscattarmi?. Sono alcune delle tante domande esistenziali che la giovane Cheryl Strayed (Reese Whiterspoon) pone a se stessa durante il suo solitario cammino lungo il sentiero del Pacific Crest Trail, alla ricerca di una felicità (e una vita) perduta. Un cammino metaforico e realistico, dove l'anima e il corpo saranno "Dantescamente" messi a dura prova.

Dopo il commovente Dallas Buyers Club (2013), vincitore di due Golden Globe e tre premi Oscar, il regista canadese Jean-Marc Vallée attinge ancora dalla cronaca per portare sul grande schermo un'altra grande storia con protagonista l'essere umano e la sua sfida alla-nella vita. Tratto dal libro Wild – Una storia selvaggia di avventura e rinascita (di Cheryl Strayed), Wild (2014).

Cheryl era una bambina quando il padre, violento alcolizzato, la minacciava picchiando spesso la madre Bobby (Laura Dern). Una donna quest'ultima che a dispetto di tutto ha continuato a cercare il sorriso nella vita. Complice anche la prematura perdita materna, Cheryl sprofonda in un turbine autolesionista di tradimenti coniugali, eroina e perfino un aborto.

È allora che scatta qualcosa e decide di mettersi alla prova. Un viaggio di espiazione sola con se stessa a piedi dalla California allo stato di Washington, tra demoni interiori da sviscerare, qualche incontro poco raccomandabile con un cacciatore dalle chiare intenzioni di violenza, ma anche parole scambiate con amichevoli camminatori. Non mancano le difficoltà tecniche. Dal gas sbagliato per accendere il fuoco e conseguenti colazioni a base di orzo freddo ai grossi lastroni di pietra e fiumi impetuosi a rallentarle il cammino, fino a qualche bagaglio di sopravvivenza di troppo.

Fin dagli esordi della pellicola la premio Oscar Reese Whiterspoon (La rivincita delle bionde, Quando l'amore brucia l'anima, Devil's Knot - Fino a prova contraria) riesce a trasmettere il peso del gigantesco zaino (e della vita) nel tentativo di caricarselo sulle spalle. I suoi piedi sanguinanti non potrebbero meglio rappresentare quello che è stato il suo vissuto. E quel lancio liberatorio anche del secondo scarpone nel dirupo sembra davvero volerla nuovamente collocare ai comandi della propria esistenza.

Laura Dern (Rosa scompiglio e i suoi amanti, Jurassic Park, 99 Homes) è oltre modo dolce e solare, anche con un occhio tumefatto. Materna fino alla fine. Un porto di bontà che la tempesta acida della vita non ha minimamente intaccato.

Ecco la rugiada, i tsogni e la poetica di un mondo che poi resterà qui. Il pavimento delle mie spinte non esiste nemmeno più, ma allora perché me lo voglio ancora ricordare? Sono arrivato fin qua per impreziosire il mondo con qualcosa di nuovo. Ho avuto freddo e paura. So che continuerò a provare tutto questo anche se ci sarai o mi lascerai. Tutte quelle creature nel bosco non staranno pensando lo stesso di me?

Impossibile non ripensare al collega cine-tematico Into the Wild (2007, di Sean Penn) ma le differenze non sono poche. Cheryl non è partita per lasciarsi alle spalle il mondo corrotto. Lei si mette alla prova per (ri)prendere le redini della sua vita e tornare a essere la persona meravigliosa che desiderava la sua mamma. A dispetto del pensiero costante di mollare, Cheryl è decisa a proseguire fino alla fine raggiungendo il Ponte degli Dei. Dopo tutto, “la vera sfida è vivere”.

Il trailer di Wild
Wild - Cheryl (Reese Whiterspoon) comincia il viaggio
Wild - Cheryl (Reese Whiterspoon) scrive nella sua tenda
Wild - gli ex-coniugi Paul (Thomas Sadoski) e Cheryl (Reese Whiterspoon)
Wild - Bobby (Laura Dern), la dolce mamma di Cheryl
Wild - Cheryl (Reese Whiterspoon) deve guadare un fiume
Wild - Cheryl (Reese Whiterspoon) lungo il Pacific Crest Trail

martedì 11 febbraio 2014

Dallas HIVers Club

Dallas Buyers Club - Rayon (Jared Leto) e Ron (Matthew McConaughey)
Dai macho-pregiudizi contro i gay alla lotta comune per sopravvivere all’HIV. La vera storia di Ron Woodroof e di come fondò il Dallas Buyers Club (2013).
 
di Luca Ferrari

Io sto morendo e lei mi consiglia di farmi abbracciare da un branco di finocchi?!? Sbraita esplicito, allibito e arrabbiato il macho texano Ron Woodroof (Matthew McConaughey), con il totale disgusto e disprezzo per gli omosessuali. Ha appena scoperto di aver contratto l’HIV e non vuole sentir parlare di gruppi di sostegno dalla Dr. Eve Saks (Jennifer Garner). Vuole solo qualche pastiglia. Ma non funziona così, e non andrà “proprio” così.

Se Dead Man Walking (1995, di Tim Robbins) provò a far cambiare idea alle moltitudini di sostenitori della pena di morte, Dallas Buyers Club (2013, di Jean-Marc Vallée) potrebbe far rivedere le proprie convinzioni omofobe a tante persone, seguendo quel sentiero d’impegno cinematografico civile solcato da pellicole come Philadelphia (1993, di Jonathan Demme).

Dallas Buyers Club racconta la vera storia di Ron Woodroof, un uomo che d’improvviso scoprì di essere gravemente malato, con la tragica prospettiva di avere ancora 30 giorni di vita. Non potendo ottenere l’antivirale AZT, quasi allo stremo ripara in Messico dove scopre esserci medicine che inspiegabilmente il potentissimo ente governativo statunitense FDA – Food and Drug Administration (Agenzia per gli Alimenti e i Medicinali) non autorizza in patria.

Ron non ha più un posto dove stare. Ha perso il lavoro. I suoi vecchi amici di bar e del cantiere sono spariti. Lo evitano. Lo trattano come un appestato. Gli hanno scritto frocio davanti a casa. È probabile che lui avrebbe fatto lo stesso. I commenti omofobi si sprecano quando leggono della morte di Rock Hudson. Per tutti chi ha l’AIDS è uno "schifoso finocchio".

Rientrato dal Messico sotto mentite spoglie, Ron mette in piedi un business di medicinali. In principio da solo, poi si fa aiutare (non senza pensare ai clienti che gli potrebbe procurare), il transessuale tossicomane Rayon (Jared Leto), conosciuto sul letto d’ospedale e in principio per nulla apprezzato. Prima la vendita è diretta, poi per aggirare gl’inevitabili ostacoli governativi, fondano il Dallas Buyers Club: 400 dollari d’iscrizione mensile e si ottengono i medicinali gratuiti.

Scene anche esilaranti. Riacquistate le forze, Ron torna ai piaceri carnali, masturbazione inclusa. Divertentissima la scena mentre nel tentativo di eccitarsi davanti alle classiche foto di superdotate attaccate in ufficio, si blocca di brutto una volta incappato con lo sguardo nel poster della rockstar Mark Bolan (1947-1977), per cui Rayon aveva un debole.

Ma se qui si ride, di sapore ben diverso (vendetta, giustizia) è l’incontro al supermercato tra Ron e il vecchio amico T. J. (Kevin Rankin). Nel presentargli Rayon, completo di parrucca, trucco e minigonna, quest’ultimo gli tende la mano ma lui lo guarda con disprezzo e rifiuta. Ron allora lo afferra in malo modo e quasi strangolandolo intima a T. J. di ricambiare il gesto cortese del nuovo e vero amico.

Dallas Buyers Club non è solo una film per riportare all’attenzione una malattia entrata nel dimenticatio semplicemente perché qui nel sacro Occidente si muore di meno, ma è per parlare dell’omosessualità. E questo è attuale. Al giorno d’oggi adolescenti arrivano al suicidio perché emarginati. Nelle famiglie si vuole evitare l'argomento. Nel mondo dello sport si nega l'evidenza, vedi le patetiche parole dell'ex-ct della Nazionale, Marcello Lippi. E di questa realtà , politica, scuola e religione fanno ben poco. Fanno davvero poco. Non fanno nulla.

"Parliamone apertamente, usciamo allo scoperto. Mettiamo una bella luce negli angoli bui" ammoniva l’avvocato Miller (Denzel Washington) nel difendere Andrew Beckett (Ton Hanks) nel toccante Philadelphia, "Perché questa causa non è solo sull’AIDS, quindi cominciamo a parlare dei veri problemi di questo processo. L’odio della gente. La nostra ripugnanza. La nostra paura degli omosessuali

Se il più noto Martin Scorsese ha fallito miseramente col suo tanto declamato e contemporaneo The Wolf of Wall Street, presentando un delinquente dell’alta finanza senza la benchè minima critica e anzi, mostrandolo alla fine quasi come un modello da imitare, il regista canadese Jean-Marc Vallée (C.R.A.Z.Y., The Young Victoria) al contrario sa osare.

Leonardo DiCaprio ha vinto il Golden Globe come Miglior attore in un film commedia o musicale. Matthew McConaughey e Jared Leto rispettivamente come Miglior attore e Miglior attore non protagonista in un film drammatico. The Wolf of Wall Street e Dallas Buyers Club si ritroveranno l’un contro l’altro anche ai Premi Oscar in tre nomination: Miglior film, attore e attore non protagonista.

Dallas Buyers Club è un film educativo. Racconta una storia vera come il collega "scorsesiano", ma non si trincera dietro la mera cronaca. Inquadra le lacrime di un uomo disperato capace di abbattere le proprie chiusure mentali. In principio è politically scorrect nel parlare dei gay. È deciso nel voler far riflettere uno spettatore malato quasi-terminale di testosterone e comodi silenzi.

A volte mi sembra di lottare per una vita che non ho il tempo di vivere, dice Ron (Matthew McConaughey) mentre se ne va su e giù tra Stati Uniti e ovunque (Giappone, Israele, etc.) riesca a recuperare medicinali con cui prolungare la sua esistenza e quella di centinaia di persone nella sua stessa condizione. Ron Woodroof ha fatto di più. Non ha solo sfidato una malattia guadagnando sette anni di vita prima di morire. Ha combattuto contro i propri pregiudizi, e ha vinto. In eterno.

Guarda il trailer di Dallas Buyers Club

Dallas Buyers Club - Ron (Matthew McConaughey)
Dallas Buyers Club - la Dr. Eve Saks (Jennifer Garner)
Dallas Buyers Club - Rayon (Jared Leto) e la Dr. Eve Saks (Jennifer Garner)
Dallas Buyers Club (2013, di Jean-Marc Vallée)