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giovedì 7 gennaio 2016

Carol, ti lascio libera

Carol - Therese (Rooney Mara) e Carol (Cate Blanchett)
La storia omosessuale di due donne nell’America puritana degli anni ’50. Cate Blanchett e Rooney Mara sono le intense protagoniste di Carol (2015, di Todd Haynes).

di Luca Ferrari

Una donna sposata con figli esce dagli schemi. È omosessuale. Accadeva più di 50 anni fa negli Stati Uniti ma siamo sicuri che oggi le corrispettive protagoniste godrebbero di chissà quale e quanta neo-libertà? Il perbenismo avvelenato da assurdi movimenti sociali, religioni e politiche ignoranti mostrano ancora oggi nell’evoluto terzo millennio come la società abbia ancora parecchi problemini (irrisolti) con le coppie di uomini e donne. Carol (2015, di Todd Haynes) non racconta il passato. Carol è anche il presente. Carol è ancora troppo il presente.

New York, 1952. La facoltosa Carol Aird (Cate Blanchett) è alla ricerca di una bambola per la propria figlioletta. Nel marasma dello shopping più sfrenato incrocia lo sguardo della commessa di origine cecoslovacca Therese Belivet (Rooney Mara), da cui poco dopo decide di acquistare un trenino elettrico. L’accidentale dimenticanza dei guanti della ricca donna porterà le due a rincontrarsi, approfondendo così la conoscenza fino a sfociare in un vero e proprio amore.

A dispetto dei rispettivi disappunti maschili, in occasione del capodanno Carol e Therese si mettono in viaggio. Libere e senza clamore. Non ci sono battaglie per i diritti civili o simili. C’è solo il desiderio di vivere la propria vicinanza. I loro sentimenti. Passa qualche giorno prima del loro primo bacio. Intenso. Delicato. A tratti Carol è quasi materna. Potrebbero essere madre e figlia. Datrice di lavoro e impiegata. Amiche. Sono di più.

Vincitrice della  per la Miglior interpretazione femminile al 68° Festival di Cannes, Rooney Mara è candidata nel medesimo ruolo (in un film drammatico) anche alla prossima edizione dei Golden Globe (sabato lo speciale su cioneluk), che si terrà il 10 gennaio 2016 al Beverly Hilton Hotel di Beverly Hills, California. Una sfida questa che la vedrà opposta anche alla collega di set Cate Blanchett. Nella stessa prestigiosa manifestazione, la pellicola è in concorso con altre 3 nomination: Miglior film drammatico, Miglior regista e Miglior colonna sonora (a Carter Burwell).

Non si può dire che sul grande schermo il tema dell’omosessualità non stia cominciando a farsi notare dal grande pubblico. Appena pochi mesi fa fu la volta del toccante Freeheld – Amore, giustizia, uguaglianza (2015, di Peter Sollett) con protagoniste Julianne Moore ed Ellen Page, anche in questa caso una storia tra la più matura Laurel e la più giovane Stacee. Ma ciò che si vede e prova a sensibilizzare da uno schermo spesso è ancora troppo lontano dalla realtà.

Ma quanto è cambiato il mondo dal dramma di Philadelphia (1993, di Jonathan Demme)? Gli ottimisti diranno molto, e questo è indubbio ma nella pratica ancora troppo poco. Anche perché non ci sarebbe nulla da cambiare. Non ci sono lavori o studi da fare. Si tratta di mero rispetto. Le coppie gay non sono diverse da quelle etero. S’incontrano, hanno storie occasionali e alcuni (come gli etero) stringono legami duraturi.

Forte di due attrici straordinarie, Todd Haynes (Velvet Goldmine, Io non sono qui) si concentra sui loro sguardi. La loro vicinanza. Già 2 premi Oscar alle spalle, Cate Blanchett (Blue Jasmine, Monuments Men, Cenerentola) regala un’altra sontuosa interpretazione. Mai sopra le righe. Forte ma allo stesso tempo conscia della difficoltà di rompere del tutto i binari. Spalleggiata dall’amica ed ex-compagna Abby (Sarah Paulson), a frenarle il cammino c’è il conformismo del marito Harge (Kyle Chandler) che minaccia di non farle vedere la piccola Rindy per comportamento immorale.

Con la sua performance in Carol (film la cui sceneggiatura si basa sul romanzo The price of salt, o appunto Carol, della nota scrittrice americana Patricia Highsmith), è emersa in modo definitivo l’incredibile somiglianza tra Rooney Mara (Millennium – uomini che odiano le donne, Lei – Her) e la divina Audrey Hepburn. Anche vestita con abiti dozzinali esprime grazia e dolcezza. Il suo amore provato è di quelli che fanno piangere. Quelle lacrime che tutti abbiamo disperatamente versato almeno una volta nella vita.

Che noia di film! Avreste fatto meglio a non comprare il biglietto… È questo il primo commento intercettato di una signora fuori dalla sala del cinema Giorgione di Venezia, rivolgendosi a una coppia di amici. Carol è un film lungo. Quasi 2 ore. Nessun effetto speciale. Nessun inseguimento ad alta velocità né puzzle di genere visivo-esistenziali. Nessuna coltre di fumo per mascherare le inesistenze della sceneggiatura. Carol è una storia.

Entra nel mondo di Carol

Carol - la giovane Therese Belivet (Rooney Mara)
Carol - la facoltosa Carol Aird (Cate Blanchett)

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