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Visualizzazione post con etichetta Carol. Mostra tutti i post
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sabato 9 gennaio 2016

2016: odissea nei Golden Globe

Benvenuti nel magico mondo dei Golden Globe
Domenica 10 gennaio si svolgerà a Beverly Hills la 73° edizione dei Golden Globe. Capofila per nomination (5) Carol di Todd Haynes. Nomination anche per Sly – Rocky.

di Luca Ferrari

L’armada dei vecchietti Mirren, Sly, Smith e Morricone. I derby “attoriali” di Carol e La grande scommessa. Il giornalismo d’inchiesta sul grande schermo. La doppia nomination (in due categorie diverse) della svedese Alicia Vikander. Domenica sera (notte, ora italiana) 10 gennaio, al Beverly Hilton Hotel di Beverly Hills (California) avrà luogo la 73° edizione dei Golden Globe, i premi televisivi e cinematografici assegnati dalla Hollywood Foreign Press Association. Conduttore della serata, il simpatico inglese Ricky The Office Gervais.

Il primo applauso della serata è tutto per Denzel Washington, a cui sarà consegnato il Golden Globe alla carriera.  Per l’attore non certo una novità vedersi i riflettori puntati dei Globe puntati. Per otto volte è stato a un passo dall’aggiudicarsi l'ambito premio, due delle quali andate a buon fine: nel 1990 come Miglior attore non protagonista per Glory – Uomini di gloria (interpretazione che gli valse anche il primo Oscar) e dieci anni dopo come Miglior attore in un film drammatico per Hurricane – Il grido dell'innocenza.

Globe vinti a parte, l'attore afroamericano classe '54 originario di Mount Vernon (New York), ha lasciato il segno anche in altre epiche interpretazioni. Su tutte Malcolm X (1992, di Spike Lee) e Philadelphia (1993, di Jonathan Demme). Notevoli anche Il collezionista di ossa (2000, di Phillip Noyce), Training Day (2001, di Antoine Fuqua) con qui si aggiudicò il secondo Oscar, fino ai più recenti American Gangster (2007, di Ridley Scott) e Flight (2012, di Robert Zemeckis).

Si parte. Voglio subito dire, sottolineare e ribadire nel modo più chiaro possibile che se la giuria dei GG2016 dovesse per un misterioso caso assegnare il premio per il Miglior film drammatico a Mad Max: Fury Road (di George Miller), chiederò ufficialmente per i votanti l'incapacità d'intendere e volere. E non solo perché lo meritano senza dubbio e di gran lunga di più Il caso Spotlight (di Tom McCarthy) o l'elegante Carol (di Todd Haynes), senza comunque trascurare Revenant – Redivivo (di Alejandro González Iñárritu) e Room (di Lenny Abrahamson), ma perché il remake diretto dal medesimo regista trent’anni fa, a parte gli effetti speciali, non ha nulla di nulla da offrire.

In tutta onestà poi, non ho idea del perché La grande scommessa (di Adam McKay) rientri nella cinquina del Miglior film commedia o musicale (essendo una pellicola di un certo peso), categoria questa dove la mia simpatia sarà tutta rivolta al divertente Spy di Paul Feig con la grandiosa accoppiata Melissa McCharty-Jason Statham. A contendergli l'ambito premio: il polpettone spaziale Sopravvissuto – The Martian (di Ridley Scott), Un disastro di ragazza (di Judd Apatow) e Joy di David O. Russell che ha di nuovo piazzato sotto la sua telecamera il trio Jennifer Lawrence, Bradley Cooper e Robert De Niro.

Per il quintetto del miglior regista, stessi protagonisti del Miglior film drammatico con il solo Ridley “The Martian” al posto di Lanny Abrahamson. New entry invece sul fronte della Migliore sceneggiatura a cominciare da Quentin Tarantino per il suo nuovo lavoro The Hateful Eight, quindi Aaron Sorkin per l'attesissimo biopic Steve Jobs e via via gli altri Emma Donaghue (Room), Tom McCarthy & Josh Singer (Il caso Spotlight, in uscita il 18 febbraio), Charles Randolph & Adam McKay (La grande scommessa).

Prima di passare alle 6 categorie tra attori e attrici, restiamo in tema di lungometraggi con il Miglior film straniero. Si lo so, il francese Mustang di Deniz Gamze Ergüven e l'ungherese Il figlio di Saul di László Nemes sono ottimi lavori, e così pure il cileno El club di Pablo Larraín e il finlandese Miekkailija di Klaus Härö, ma io non posso non tifare per il belga Dio esiste e vive a Bruxelles (di Jaco Van Dormael), scorretto e originale. Qualità davvero rare da trovare tutte in un’unica opera.

Capitolo animazione. Ho amato la Pixar per avermi regalato capolavori come Alla ricerca di Nemo, Up e Ratatouille. Al contrario non mi posso dire entusiasta dello strombazzato Inside Out (di Pete Docter): ottima l'idea, debole la resa. Un in bocca al lupo speciale ad Anomalisa (di Charlie Kaufman), presentato in concorso alla 72° edizione della Mostra del Cinema di Venezia, che se la vedrà anche con Il viaggio di Arlo (di Bob Peterson), Snoopy & Friends – Il film dei Peanuts (di Steve Martino) e  Shaun, vita da pecora – Il film (di Mark Burton e Richard Starzak).

A catalizzare l'attenzione sul fronte della Migliore colonna sonora originale, specie per noi italiani, non può essere che lui: “Sua Maestà” Ennio Morricone. Dopo aver trionfato nel 1986 in Mission (di Roland Joffé) e nel 1991 in Bugsy (di Barry Levinson), adesso è la volta di The Hateful Eight (di Quentin Tarantino), alla seconda collaborazione con il regista di Pulp Fiction dopo Django Unchained (2012). Sulla sua strada troverà le musiche di Carter Burwell (Carol), Alexandre Desplat (The Danish Girl), Daniel Pemberton (Steve Jobs) e la coppia Ryūichi Sakamoto-Alva Noto (Revenant – Redivivo).

Per quando riguarda la Migliore canzone originale invece, in pole position ci sono i film Cinquanta sfumature di grigio con “Love Me Like You Do” di Max Martin, Savan Kotecha, Ali Payami, Tove Nilsson e Ilya Salmanzadeh; Love & Mercy con “One Kind of Love” di Brian Wilson e Scott Bennett; Fast and Furious 7 con “See You Again” di Justin Franks, Andrew Cedar, Charlie Puth e Cameron Thomaz; Youth – La giovinezza con “Simple Song#3” di David Lang e infine Spectre con “Writing's on the Wall” di Sam Smith, Jimmy Napes.

E veniamo ora alle attese categorie degli interpreti principali delle pellicole. A sfidarsi per diventare la Migliore attrice in un film drammatico, oltre all'atteso (e sontuoso) derby “Caroliano” tra Cate Blanchett e Rooney Mara, spazio a Brie Larson (Room), Saoirse Ronan (Brooklyn) e Alicia Vikander (The Danish Girl), quest’ultima sbarcata lo scorso settembre a Venezia per l'anteprima della suddetta pellicola. Un film ancora inedito sul grande schermo italiano.

Per la Migliore attrice in un film commedia o musicale le cinque candidate sono Jennifer Lawrence (Joy), Amy Schumer (Un disastro di ragazza), Melissa McCarthy (Spy), Maggie Smith (The Lady in the Van) e Lily Tomlin (Grandma). La domanda che tutti si pongono è: riuscirà l'oltre novantenne di Ilford (Londra) a mettere in riga le giovincelle e così fare poker di Globe dopo i successi del 1979 (California Suite), 1987 (Camera con vista) e 2013 (Downtown Abbey)?

Nobile battaglia infine anche per la Migliore attrice non protagonista. Un altro monumento della settima arte, Helen Mirren, sfida le nuove generazioni dall'alto della sua performance in L'ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo. Opposte a lei: Jane Fonda (Youth – La giovinezza), Jennifer Jason Leigh (The Hateful Eight), Kate Winslet (Steve Jobs) e ancora la bella & brava Alicia Vikander. Seconda nomination nella stessa serata per l'attrice svedese classe '88 di Goteborg con il film Ex Machina.

E infine i maschietti. A dispetto di chi invoca per DiCaprio i premi mai dati (a mio parere Leo dovrebbe iniziare un po’ a variare le sue interpretazioni uscendo qualche volta dal dolore), la sua eventuale consacrazione passerà attraverso le forche caudine del superlativo Eddie Redmayne di The Danish Girl, l’ottimo Michael Fassbender (Steve Jobs), Bryan Cranston (L'ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo) e Will Smith (Zona d'ombra).

Altro derby, questa volta in casa La grande scommessa con Christian Bale e Steve Carell, entrambi candidati come Miglior attore in un film commedia o musicale. Insieme a loro, Matt Damon (Sopravvissuto – The Martian), Al Pacino (La canzone della vita – Danny Collins) e il grandioso Mark Ruffalo che ha davvero lasciato il segno sopra le righe in Teneramente folle.

Non può infine non far commuovere trovare Sylvester Stallone nella cinquina dei candidati al Golden Globe come Miglior attore non protagonista a distanza di quasi 40 anni dalla sua prima volta (1977, Rocky). Quasi quattro decadi dopo è ancora il pugile Rocky Balboa in Creed – Nato per combattere. Di sfide impossibili ne ha vinte tante, riuscirà anche in questa? Sul ring dei Golden Globe 2016 Sly troverà Paul Dano (Love & Mercy), Idris Elba (Beasts of No Nation), Mark Rylance (Il ponte delle spie) e Michael Shannon, terribile squalo immobiliare in 99 Homes, presentato a Venezia71 e incredibilmente ancora inedito sul grande schermo italiano.

Alicia Vikander sul red carpet della Mostra del Cinema di Venezia ©Biennale foto ASAC
Il caso Spotlight (2015, di Tom McCarthy)
Creed, nato per combattere - il pugile Rocky Balboa (Sylvester Stallone)

giovedì 7 gennaio 2016

Carol, ti lascio libera

Carol - Therese (Rooney Mara) e Carol (Cate Blanchett)
La storia omosessuale di due donne nell’America puritana degli anni ’50. Cate Blanchett e Rooney Mara sono le intense protagoniste di Carol (2015, di Todd Haynes).

di Luca Ferrari

Una donna sposata con figli esce dagli schemi. È omosessuale. Accadeva più di 50 anni fa negli Stati Uniti ma siamo sicuri che oggi le corrispettive protagoniste godrebbero di chissà quale e quanta neo-libertà? Il perbenismo avvelenato da assurdi movimenti sociali, religioni e politiche ignoranti mostrano ancora oggi nell’evoluto terzo millennio come la società abbia ancora parecchi problemini (irrisolti) con le coppie di uomini e donne. Carol (2015, di Todd Haynes) non racconta il passato. Carol è anche il presente. Carol è ancora troppo il presente.

New York, 1952. La facoltosa Carol Aird (Cate Blanchett) è alla ricerca di una bambola per la propria figlioletta. Nel marasma dello shopping più sfrenato incrocia lo sguardo della commessa di origine cecoslovacca Therese Belivet (Rooney Mara), da cui poco dopo decide di acquistare un trenino elettrico. L’accidentale dimenticanza dei guanti della ricca donna porterà le due a rincontrarsi, approfondendo così la conoscenza fino a sfociare in un vero e proprio amore.

A dispetto dei rispettivi disappunti maschili, in occasione del capodanno Carol e Therese si mettono in viaggio. Libere e senza clamore. Non ci sono battaglie per i diritti civili o simili. C’è solo il desiderio di vivere la propria vicinanza. I loro sentimenti. Passa qualche giorno prima del loro primo bacio. Intenso. Delicato. A tratti Carol è quasi materna. Potrebbero essere madre e figlia. Datrice di lavoro e impiegata. Amiche. Sono di più.

Vincitrice della  per la Miglior interpretazione femminile al 68° Festival di Cannes, Rooney Mara è candidata nel medesimo ruolo (in un film drammatico) anche alla prossima edizione dei Golden Globe (sabato lo speciale su cioneluk), che si terrà il 10 gennaio 2016 al Beverly Hilton Hotel di Beverly Hills, California. Una sfida questa che la vedrà opposta anche alla collega di set Cate Blanchett. Nella stessa prestigiosa manifestazione, la pellicola è in concorso con altre 3 nomination: Miglior film drammatico, Miglior regista e Miglior colonna sonora (a Carter Burwell).

Non si può dire che sul grande schermo il tema dell’omosessualità non stia cominciando a farsi notare dal grande pubblico. Appena pochi mesi fa fu la volta del toccante Freeheld – Amore, giustizia, uguaglianza (2015, di Peter Sollett) con protagoniste Julianne Moore ed Ellen Page, anche in questa caso una storia tra la più matura Laurel e la più giovane Stacee. Ma ciò che si vede e prova a sensibilizzare da uno schermo spesso è ancora troppo lontano dalla realtà.

Ma quanto è cambiato il mondo dal dramma di Philadelphia (1993, di Jonathan Demme)? Gli ottimisti diranno molto, e questo è indubbio ma nella pratica ancora troppo poco. Anche perché non ci sarebbe nulla da cambiare. Non ci sono lavori o studi da fare. Si tratta di mero rispetto. Le coppie gay non sono diverse da quelle etero. S’incontrano, hanno storie occasionali e alcuni (come gli etero) stringono legami duraturi.

Forte di due attrici straordinarie, Todd Haynes (Velvet Goldmine, Io non sono qui) si concentra sui loro sguardi. La loro vicinanza. Già 2 premi Oscar alle spalle, Cate Blanchett (Blue Jasmine, Monuments Men, Cenerentola) regala un’altra sontuosa interpretazione. Mai sopra le righe. Forte ma allo stesso tempo conscia della difficoltà di rompere del tutto i binari. Spalleggiata dall’amica ed ex-compagna Abby (Sarah Paulson), a frenarle il cammino c’è il conformismo del marito Harge (Kyle Chandler) che minaccia di non farle vedere la piccola Rindy per comportamento immorale.

Con la sua performance in Carol (film la cui sceneggiatura si basa sul romanzo The price of salt, o appunto Carol, della nota scrittrice americana Patricia Highsmith), è emersa in modo definitivo l’incredibile somiglianza tra Rooney Mara (Millennium – uomini che odiano le donne, Lei – Her) e la divina Audrey Hepburn. Anche vestita con abiti dozzinali esprime grazia e dolcezza. Il suo amore provato è di quelli che fanno piangere. Quelle lacrime che tutti abbiamo disperatamente versato almeno una volta nella vita.

Che noia di film! Avreste fatto meglio a non comprare il biglietto… È questo il primo commento intercettato di una signora fuori dalla sala del cinema Giorgione di Venezia, rivolgendosi a una coppia di amici. Carol è un film lungo. Quasi 2 ore. Nessun effetto speciale. Nessun inseguimento ad alta velocità né puzzle di genere visivo-esistenziali. Nessuna coltre di fumo per mascherare le inesistenze della sceneggiatura. Carol è una storia.

Entra nel mondo di Carol
Carol - la giovane Therese Belivet (Rooney Mara)
Carol - la facoltosa Carol Aird (Cate Blanchett)