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sabato 19 settembre 2015
Cineluk, film di Grecia
Mamma mia, Il mio grosso grasso matrimonio greco, 300, I cannoni di Navarone, etc. Me li sto rivedendo tutti mentre sono in ferie in Grecia. A presto
Ubicazione:
Rodi, Grecia
mercoledì 14 gennaio 2015
Exodus dalla realtà
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| Exodus: Dei e Re (2014, di Ridley Scott) |
di Luca Ferrari
Ma quali Alan Moore, Stan Lee, Algernon Blackwood, Bob Kane, Frank Miller, J.R.R. Tolkien e tutte quelle penne del grandioso immaginifico, il primo grande ideatore, produttore e distributore di genere fantasy fu l'Antico Testamento (continuato poi col sequel del Nuovo), capace di creare miti con cui lavare per bene il cervello all'umanità, rendendola schiava del dolore nel nome di un chissà quale paradiso. Una fantasia talmente ben architettata da collocare l'essere umano in secondo piano, lasciandolo inginocchiato al cospetto dell'invisibile.
Il genere religioso è tornato di moda sul grande schermo. Dopo il penoso Noah (di Darren Aronofsky con Russel Crowe, Anthony Hopkins e Jennifer Connelly), in un mix di fiaba campestre e folle viaggio in un'inspiegata dimensione primordiale, ora è il turno di un altro polpettone in salsa hollywoodiana, Exodus: Dei e Re (di Ridley Scott con Christian Bale nella parte di Mosè). Un film che puzza parecchio di remake de I dieci comandamenti (1956, di Cecil B. DeMille con Charlton Heston e Yul Brynner).
Il 2015 vede un mondo ancora lacerato da conflitti, povertà e sfruttamento. In tutto questo però la religione fa da incredibile collante tra le genti, capace di scatenare odio e guerre nonostante gli appelli dei tanti (?) buoni pastori. E sebbene nel terzo millennio in molti abbiano ancora difficoltà ad accettare che nella stessa terra viva qualcuno di credo diverso, con la stessa naturalezza sono convinti che un tizio armato di bastone abbia liberato un popolo dopo immani secoli di schiavitù (per di più camminando in mezzo alle acque del Mar Rosso) o un altro sia tornato in vita dopo essere stato selvaggiamente torturato e ucciso.
Il Mosè RidleyScottiano però deve essere all'altezza dei tempi, dove il look è fondamentale. Niente coperta da straccione dunque, ma una fiera armatura con cui uccidere i malvagi egizi guidati dal fratellastro faraone Ramses (Joel Edgerton). E poi, grandiosa la frase pronunciata nel trailer: “Tu dici di essere un dio, lui ha dalla sua parte Dio” ad alimentare questo invulnerabile alleato che ora fa il “Maverickiano” fico nell'aiutare Mosè, per secoli però si è fatto allegramente i comodi suoi.
Oggi un film come Exodus: Dei e Re può al massimo aspirare a presentarsi come kolossal fantasy, con l'ambizione di portarsi a casa qualche statuetta per gli effetti speciali il prossimo 22 febbraio, lasciando il vero realismo a pellicole di ben altro spessore come La Trattativa di Sabina Guzzanti, film presentato nella sezione "Fuori Concorso" della 71° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Oggi al mondo servono mani e non preghiere.
Nel bell'articolo-intervista “Mosè? Una contraddizione, violento e pacifista” realizzato da Andrea Carugati sul mensile Best Movie di gennaio, dove apre il microfono al protagonista Christian Bale, l'attore premio Oscar da una lettura molto particolare del liberatore, definendolo “un soldato che combatteva per la libertà e contemporaneamente un terrorista che sosteneva di agire esclusivamente nel volere di Dio, declinando ogni responsabilità”. Ecco la parola chiave: responsabilità. Il divino è l'alibi perfetto per l'essere umano. Debole, e per questo bisognoso di affidare agli altri le ragioni delle sue azioni brutali.
Si, certo. Andrò a vedere Exodus: Dei e Re, con lo stesso approccio che ho quando m'imbatto negli Avengers o gli X-Men. Assistere a un racconto di pura fantasia con tutte le possibili ripercussioni sulla realtà. In questo caso però è tutto molto diverso, e soprattutto opposto. La realtà esiste già ed è quanto di peggio ci possa essere stato (…) per secoli. Oggi il mondo è ancora schiavo di miti e leggende. E di quelle parole con cui Delios (David Wenham) spronava il proprio esercito, orfano dei 300 valorosi spartani, per piegare l'invasore persiano: "Quest'oggi noi liberiamo il mondo dalla tirannia e dal misticismo e lo accompagniamo in un futuro più radioso che si possa immaginare", che cosa è rimasto? Solo un'altra farsa. Solo un'altra virulenta menzogna.
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| Exodus: Dei e Re - Mosè (Chistian Bale) e Ramses (Joel Edgerton) |
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Cannaregio, Venezia, Italia
lunedì 31 marzo 2014
Siamo ancora 300 uomini liberi
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| 300 - L'alba di un impero (2014, di Noam Murro) |
di Luca Ferrari
Vendetta e odio. Dittatura e manipolazione. Quando la futura Roma non era che una lontana antenata dell'Impero che sarà, un solo popolo in Europa era tanto evoluto e capace per poter tener testa alla più abnorme armata che si fosse mai vista sulla Terra. Nel V secolo a. C. l’esercito persiano del dio-re Serse era pronto a conquistare l'Occidente. A sbarrargli la strada c’era un solo piccolo dettaglio, la Grecia. Un piccolo e fatale dettaglio.
Ispirato alle pagine della graphic novel Xerxes di Frank Miller e annessa sceneggiatura di Zack Snyder, il regista israeliano Noam Murro dirige 300 – L'alba di un impero (2014), midquel cinematografico della epica battaglia alle Termopili tra i 300 spartani e le armate di Serse. L'azione questa volta si svolge soprattutto sulle acque del Mar Egeo, dove Temistocle e la sua flotta affrontano la regina Artemisia.
La prima epica avventura Miller-Snyderiana si era conclusa con l’eccidio dei 300 spartani e il successivo salto temporale con il solo sopravvissuto a quel massacro, Delios (David Wenham), a capo della decisiva battaglia sulla piana di Salamina. La storia ricomincia in parallelo a 300. Mentre Sparta non accetta compromessi nell’unirsi alle altre città Stato e il prode Leonida (Gerard Butler) aspetta Serse alle Termopili, gli ateniesi guidati da Temistocle (Sullivan Stapleton) affrontano il nemico tra le onde dell’Egeo.
Ad attenderlo, l’implacabile Artemisia (Eva Green). Una greca adottata da re Dario. Il primo che provò a conquistare la Grecia ma che rimediò la disfatta di Maratona e soprattutto una freccia mortale scagliatagli contro da Temistocle. Artemisia non è mossa dalla sete di conquista. Ha un conto aperto con tutta la Grecia. La sua famiglia fu sterminata. Lei ancora bambina violentata e resa schiava. Abbandonata e ridotta in fin di vita, fu trovata e allevata da un persiano. Morto Dario, Artemisa ha convinto Serse (Rodrigo Santoro) della sua origine divina e ora sta muovendo la più formidabile flotta del mondo per radere al suolo la Grecia.
300 – L'alba di un impero. Inconcepibile il titolo. La parola 300 non c'entra nulla ed è chiaro il bisogno di riagganciarsi al film precedente per far capire al pubblico di cosa si tratta, evidenziando così una carenza strutturale prima ancora di cominciare. Ma ancor meno c'entra il resto. Di che impero stiamo parlando? Quello persiano non è certo all'alba. E se il riferimento volesse riguardare (molto alla lontana) Alessandro Magno (ellenico), bisognerà aspettare più di due secoli, quasi tre.
Il 3D non fa miracoli specie quando di “ciccia” ce n'è poca, e il risultato infatti non è per niente da tramandare ai posteri. Meno testosterone e addominali scultorei rispetto a 300 ma molti più ettolitri di sangue versati di tutte le tonalità. Quanto a carisma, il confronto tra i leader maximi greci è tutto in favore di Leonida.
Ho partecipato a un gioco pericoloso e ho perso, sentenzia Temistocle di fronte alla sempre più probabile disfatta greca. Una guerra che cambierà il suo corso grazie all'arrivo degli Spartani guidati da una regina in cerca di vendetta. Si, lei. Gorgo (Lena Headey), la vedova di Leonida. La politica non le interessa. Le belle parole ateniesi ancor meno. Lei è una spartana e combatte.
300 – L'alba di un impero. Ancora una volta è di scena la sfida tra i Davide e i Golia. Un filone che al giorno d'oggi, fantasy o reale che sia, riscuote molto successo “causa” ampia similitudine. I Golia aumentano ogni giorno, i Davide sono invece più desaparecidos che mai. Al massimo ci sono flebili vittorie di Pirro. Gesti eclatanti senza futuro. Imprese memorabili che al massimo illudono, e poi si spengono in fretta.
Ancora più macabramente contemporanea la considerazione di Temistocle su ciò che sta accadendo in guerra: Stiamo trasformando i giovani in ricordi. Duemilacinquecento anni dopo, qui, nell'Europa del XXI secolo, è lo stesso. Ma non per colpa di un sanguinario esercito invasore. Economie dissennate, xenofobia populista e governi incapaci stanno sempre più rendendo il Vecchio Continente una terra schiava e senza futuro per i giovani.
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| 300 - L'alba di un impero - Artemisia (Eva Green) |
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| 300 - L'alba di un impero |
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| 300 - L'alba di un impero - Temistocle (Sullivan Stapleton) |
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| 300 - L'alba di un impero |
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martedì 18 giugno 2013
Serse Erdogan, la cancellazione della rivolta
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| 300 - la furia di Serse (Rodrigo Santoro) |
Sulle sponde greche delle Termopili così come in terra turca di Istanbul, un dittatore vuole cancellare le prove della ribellione di una minoranza. Allora come oggi, una nuova era è appena cominciata. Allora come oggi i pochi non intendono accettare di venire spazzati dalla furia di un malvagio. Allora come oggi il mondo potrà anche ignorarli, ma nessuno impedirà alle parole di passare di bocca in bocca.
300 (di Zack Snyder) – I persiani sono sbarcati in Grecia, l’ultimo avamposto prima di conquistare l’Europa. Il primo round lo hanno vinto i padroni di casa. Ecco allora il dio-re Serse (Rodrigo Santoro) incontrare il sovrano spartano Leonida (Gerard Butler). La sua offerta è generosa quanto servile, ma quando il prode guerriero ellenico rifiuta, non senza un po’ d’ironia, la replica del dittatore è spietata.
300 (di Zack Snyder) – I persiani sono sbarcati in Grecia, l’ultimo avamposto prima di conquistare l’Europa. Il primo round lo hanno vinto i padroni di casa. Ecco allora il dio-re Serse (Rodrigo Santoro) incontrare il sovrano spartano Leonida (Gerard Butler). La sua offerta è generosa quanto servile, ma quando il prode guerriero ellenico rifiuta, non senza un po’ d’ironia, la replica del dittatore è spietata.
“Vedi, massacrare tutti quegli uomini delle tue armate mi ha procurato un fastidioso crampo alla gamba e inginocchiarmi è piuttosto arduo” spiega il possente greco.
“Non ci sarà alcuna gloria nel tuo sacrificio” replica sprezzante Serse, facendo così venire a galla tutta la sua vera natura dispotica e lanciando la più spietata delle minacce, “presto cancellerò perfino il ricordo di Sparta dagli annali, ogni pergamena scritta dai Greci verrà bruciata. A ogni storico greco, a ogni scriba verranno cavati gli occhi e la lingua sarà loro mozzata. Chiunque evocherà il solo nome di Sparta o di Leonida sarà punibile con la morte. Il mondo non saprà mai che siete esistiti, Leonida”.
Un uomo saggio cederebbe. Un uomo saggio si sacrificherebbe per il bene della propria terra e delle sue genti. Leonida non si tira certo indietro dal suo dovere/destino, e proprio per questo le sue parole sono uno strale contro qualsiasi forza bruta. “Il mondo saprà che degli uomini liberi si sono opposti a un tiranno, che pochi si sono opposti a molti e prima che questa battaglia sia finita che persino un dio-re può sanguinare”.
Quello che Serse avrebbe voluto fare, il primo ministro turco Recep Erdogan ha fatto. Ha mandato la sua polizia nella notte dentro la piazza con idranti. Ha disperso tutti i pacifici manifestanti con potenti getti d’acqua (mescolata a qualcosa d'altro pare). Ha autorizzato la forza bruta anche contro famiglie, con bambini piccoli che si sono persi e ora i genitori ne sono alla disperata ricerca. E una volta spariti tutti, l’ordine è stato perentorio. Spazzare via tutto. Cancellare ogni traccia della protesta. Non deve essere mai esistita. Non vi deve rimanere nessun frammento.
“Oggi, nel 2013, il mondo sa già che cittadini coraggiosi si stanno opponendo a un tiranno e presto anche la tua pistola diventerà un miserevole ricordo nell’immenso museo degli orrori della razza umana”.
“Oggi, nel 2013, il mondo sa già che cittadini coraggiosi si stanno opponendo a un tiranno e presto anche la tua pistola diventerà un miserevole ricordo nell’immenso museo degli orrori della razza umana”.
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| 300 - Leonida (Gerard Butler) |
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mercoledì 30 novembre 2011
300 – Una nuova era è cominciata
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| 300 - Delios (David Wenham) arringa gli Spartani prima della battaglia |
di Luca Ferrari
Per piegare un potere assassino, la risposta è una sola. Il coraggio. E lì, nella gola delle Termopili, 300 spartani lottarono contro un nemico. La politica corrotta intanto li aveva abbandonati. E morirono. Tutti meno uno, Delios (David Wenham). Rimandato a Sparta da re Leonida (Gerard Butler) per raccontare cosa stava accadendo. Le gesta degli eroi caduti fu l’ispirazione per sollevarsi in un NO deciso e unito all’aggressione più brutale
E lì, a Platea, prima della battaglia decisiva, le parole di quell’unico sopravvissuto echeggiano ancora oggi nella mente di ogni popolo deciso a ribellarsi contro la schiavitù: Quest'oggi noi liberiamo il mondo dalla tirannia e dal misticismo e lo accompagniamo in un futuro più radioso che si possa immaginare.
300 (di Zack Snyder) - il discorso finale di Delios
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