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Visualizzazione post con etichetta Exodus: Dei e Re. Mostra tutti i post
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martedì 27 gennaio 2015

L’azzimo Exodus di Ridley Scott

Exodus: dei e re - Mosé (Christian Bale)
Assenza di coprotagonisti, buchi esplicativi e un insignificante 3D. Voilà, l’anemico minestrone fantasy-religioso Exodus: dei e re (di Ridley Scott) è servito. 

di Luca Ferrari

Non è questo (…) il tempo ideale per i kolossal religiosi. Se ne faccia una ragione Ridley Scott e chiunque in mancanza d’idee voglia attingere a quella sceneggiatura senza troppi diritti d’autore che è il Vecchio Testamento. Exodus: dei e re (2014) è un’opera scialba, con troppi salti temporali e incapace di coinvolgere davvero lo spettatore, nemmeno ricorrendo al salvifico 3D. Un’opera di quasi 2,30 h. interamente “sbolognata” sulle spalle di Christian Bale (Mosè) che può davvero poco di fronte a un simile scenario dal biblici sbadigli.

Antico Egitto. Da 400 anni gli ebrei sono schiavi senza diritti dei malvagi egiziani. In tutto questo tempo il loro dio (Yahweh) ha avuto altro cui pensare (forse a programmare il Medioevo, ndr). D’improvviso però quest’ultimo non riesce più ad accettare la situazione e a dispetto del suo straordinario potere (è Dio d’altronde), si manifesta all’ateo Mosè, figliastro del Faraone e ora scacciato perché scoperto ebreo, incaricandolo più o meno di guidare la rivolta del proprio popolo.

Ridley Scott da troppo per scontato. Un paio di didascalie esplicative a inizio film crede che bastino per spiegare qualcosa che, nutro seri dubbi, a Bangalore così come a Osaka o Tokyo, possano conoscere bene. Un incidente naturale capitato a Mosè, così come potrebbe avere chiunque scivoli per le scale, lo mette in contatto con l’Altissimo e grazie a lui troverà il modo di prendersi una lunga pausa da moglie e figlio, destinazione la liberazioe della sua gente. Perché lui non lo desiderava, infatti. O meglio: si e no. Era alla ricerca di qualcosa/qualcuno cui obbedire per sentirsi in dovere di farlo.

Quasi sessanta anni fa venne girato I dieci comandamenti (1956, di Cecil B. De Mille) con la coppia Charlton Heston/MosèYul Brynner/Ramesse a scontrarsi per davvero. Una vera epopea con effetti speciali capaci di toccare lo spettatore. Saltando fuori dalla storia umana e relazionandosi con l’essere divino. Sebbene originale la scelta di Scott sul come raffigurare il Creatore, a tradirlo è proprio la sua stessa fisionomia. E da architetto dell’universo si fa intransigente e capriccioso vendicatore.

Un flop anche le scene clou, come il passaggio tra le acque del Mar Rosso o l’arrivo dell'angelo sterminatore (o chicchessia), colui il quale uccide tutti i primogeniti egiziani; in Exodus: dei e re non si capisce proprio. Mosè minaccia Ramses con la flemma di un vate sotto acido, mentre l’altro ricambia con urletti tardo-adolescenziali. Arriva il momento. Muoiono bambini, incluso il futuro faraone. La macabra predilezione però può essere realmente compresa solo chi ha letto qualcosa del Vecchio Testamento o quanto meno ha visto I dieci comandamenti.

Se Mosè “Hood” riesce a barcamenarsi tra azioni “Longstridiane” e strategia, per nulla convincente è l'ex-fratello Ramses (Joel Edgerton). Impiccagioni a parte, la sua presunta rabbia non fa proprio breccia. Per nulla propenso a credere a maghi e simili a differenza del padre Seti (John Turturro), gli basta aver annusato qualcosa di personale nella predilezione sull’imminente guerra contro gli Ittiti, per avere sensazioni spiacevoli e cominciare a guardare Mosè con sospetto.

A dir poco insignificanti le presenze femminili, con Sigourney Weaver (Tuya) a Golshifteh Farahani (Nefertari) al limite del mutismo. La prima odia Mosè. Il perché però non viene detto. È così e basta. Qualche (dolce) parola in più per la bellissima Maria Valeverde (Zipporah, la moglie di Mosè). Spettatori, più che attori non protagonisti, anche “l’Aragorniano” (per l’aspetto) Aronne (Andrew Tarbet) e Giosuè (Aaron  Paul). Qualche cenno di vita in più per Nun (Ben Kingsley).

Immancabile una considerazione di tipo prettamente logico. Vedere come migliaia d’anni fa i re si affidassero a presagi interpretati da qualificati maghi sulla base di sangue colato e visceri vari, fa comprendere quanto poco sia cambiato il mondo. Ancor oggi i regnanti despoti dirigono con opportuni fili un’umanità a dieta stretta di autostima e disposta, dopo accurato lavaggio di cervello, a inginocchiarsi miseramente dinnanzi a storie variegate che hanno tutte in comune un unico grande obbiettivo: la loro schiavitù.

Il popolo ebraico supera l’esame di egiziano e parte per la sua terra promessa. Ci vedranno come invasori, dice Mosè rispondendo alla domanda su cosa accadrà una volta lì arrivati. È ancora così. Nel 2015 il popolo “eletto” è ancora visto in questo modo dai cugini arabi. Oggi, nel 2015, la Palestina è ancora una valle di sangue senza che nessuno intervenga. Né Dio né i nuovi dei della guerra o della pace

In un’epoca (cinematografica) infine dove si spaccano film in due per portare più allocchi davanti al grande schermo annacquando sceneggiature che funzionerebbero anche in un unico viaggio, in Exodus: dei e re sarebbe stato il caso di farlo. Ma a giudicare da quanto visto, meglio che il “dente” sia stato tolto con un unico intervento. Unica nota dolce, la dedica finale del regista al fratello e collega Tony (1944-2012), anche se forse si sarebbe meritato qualcosa di meglio come opera alla sua memoria.

il trailer di Exodus: dei e re

Exodus: dei e re - Nun (Ben Kingsley)
Exodus: dei e re - Mosé (Christian Bale) eZipporah (Maria Valeverde)
Exodus: dei e re - Ramses (Joel Edgerton)

mercoledì 14 gennaio 2015

Exodus dalla realtà

Exodus: Dei e Re (2014, di Ridley Scott)
Angeli sterminatori. Mari che si aprono. Univoche morti primogenite. Ma quale Tolkien, il genere horror-fantasy fu inventato dall'Antico Testamento.

di Luca Ferrari

Ma quali Alan Moore, Stan Lee, Algernon Blackwood, Bob Kane, Frank Miller, J.R.R. Tolkien e tutte quelle penne del grandioso immaginifico, il primo grande ideatore, produttore e distributore di genere fantasy fu l'Antico Testamento (continuato poi col sequel del Nuovo), capace di creare miti con cui lavare per bene il cervello all'umanità, rendendola schiava del dolore nel nome di un chissà quale paradiso. Una fantasia talmente ben architettata da collocare l'essere umano in secondo piano, lasciandolo inginocchiato al cospetto dell'invisibile.

Il genere religioso è tornato di moda sul grande schermo. Dopo il penoso Noah (di Darren Aronofsky con Russel Crowe, Anthony Hopkins e Jennifer Connelly), in un mix di fiaba campestre e folle viaggio in un'inspiegata dimensione primordiale, ora è il turno di un altro polpettone in salsa hollywoodiana, Exodus: Dei e Re (di Ridley Scott con Christian Bale nella parte di Mosè). Un film che puzza parecchio di remake de I dieci comandamenti (1956, di Cecil B. DeMille con Charlton Heston e Yul Brynner).

Il 2015 vede un mondo ancora lacerato da conflitti, povertà e sfruttamento. In tutto questo però la religione fa da incredibile collante tra le genti, capace di scatenare odio e guerre nonostante gli appelli dei tanti (?) buoni pastori. E sebbene nel terzo millennio in molti abbiano ancora difficoltà ad accettare che nella stessa terra viva qualcuno di credo diverso, con la stessa naturalezza sono convinti che un tizio armato di bastone abbia liberato un popolo dopo immani secoli di schiavitù (per di più camminando in mezzo alle acque del Mar Rosso) o un altro sia tornato in vita dopo essere stato selvaggiamente torturato e ucciso.

Il Mosè RidleyScottiano però deve essere all'altezza dei tempi, dove il look è fondamentale. Niente coperta da straccione dunque, ma una fiera armatura con cui uccidere i malvagi egizi guidati dal fratellastro faraone Ramses (Joel Edgerton). E poi, grandiosa la frase pronunciata nel trailer: “Tu dici di essere un dio, lui ha dalla sua parte Dio” ad alimentare questo invulnerabile alleato che ora fa il “Maverickiano” fico nell'aiutare Mosè, per secoli però si è fatto allegramente i comodi suoi.

Oggi un film come Exodus: Dei e Re può al massimo aspirare a presentarsi come kolossal fantasy, con l'ambizione di portarsi a casa qualche statuetta per gli effetti speciali il prossimo 22 febbraio, lasciando il vero realismo a pellicole di ben altro spessore come La Trattativa di Sabina Guzzanti, film presentato nella sezione "Fuori Concorso" della 71° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Oggi al mondo servono mani e non preghiere.

Nel bell'articolo-intervista “Mosè? Una contraddizione, violento e pacifista” realizzato da Andrea Carugati sul mensile Best Movie di gennaio, dove apre il microfono al protagonista Christian Bale, l'attore premio Oscar da una lettura molto particolare del liberatore, definendolo “un soldato che combatteva per la libertà e contemporaneamente un terrorista che sosteneva di agire esclusivamente nel volere di Dio, declinando ogni responsabilità”. Ecco la parola chiave: responsabilità. Il divino è l'alibi perfetto per l'essere umano. Debole, e per questo bisognoso di affidare agli altri le ragioni delle sue azioni brutali.

Si, certo. Andrò a vedere Exodus: Dei e Re, con lo stesso approccio che ho quando m'imbatto negli Avengers o gli X-Men. Assistere a un racconto di pura fantasia con tutte le possibili ripercussioni sulla realtà. In questo caso però è tutto molto diverso, e soprattutto opposto. La realtà esiste già ed è quanto di peggio ci possa essere stato (…) per secoli. Oggi il mondo è ancora schiavo di miti e leggende. E di quelle parole con cui Delios (David Wenham) spronava il proprio esercito, orfano dei 300 valorosi spartani, per piegare l'invasore persiano: "Quest'oggi noi liberiamo il mondo dalla tirannia e dal misticismo e lo accompagniamo in un futuro più radioso che si possa immaginare", che cosa è rimasto? Solo un'altra farsa. Solo un'altra virulenta menzogna.

Exodus: Dei e Re - Mosè (Chistian Bale) e Ramses (Joel Edgerton)