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Visualizzazione post con etichetta Colm Meaney. Mostra tutti i post
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sabato 1 giugno 2019

Il maledetto United (2009)

Il maledetto United - l'allenatore Brian Clough (Michael Sheen)
Ascesa, discesa e nuova imperitura ascesa del più grande allenatore d'Inghilterra, Brian Clough. Un personaggio sopra le righe cine-narrato ne Il maledetto United (2009, di Tom Hooper).

di Luca Ferrari

Dai bassifondi della seconda Divisione alla promozione nella massima serie fino alla conquista del trono (calcistico) d'Inghilterra. La favola sarebbe già perfetta se non fosse che l'allenatore Brian Clough, passò inaspettatamente a guidare l'allora squadra più forte, il Leeds United, da lui sempre molto criticata per il comportamento sul campo, e prendendo il testimone dall'ancor più inviso, Don Revie. Ascesa, discesa nelle sabbie mobili del successo e ripresa immortale per un allenatore che cambiò per sempre il calcio anglosassone. Il maledetto United (2009, di Tom Hooper).

Brian Clough (Michael Sheen) è un rampante allenatore del Derby County, squadra modesta che milita nella serie B inglese. Al suo fianco c'è sempre il fedele assistente Peter Thomas Taylor (Timothy Spall), uomo capace. Brian pensa in grande e sogna la grandezza. Vuole la gloria, pretende la gloria ma competere con squadre del calibro di Leeds United, Liverpool e Manchester United, non sembra neanche un pensiero di fantasia. Arrivato nell'allora First Division (oggi Premier League), Clough viene snobbato dal borioso Don Revie (Colm Meaney) che insieme ai suoi ragazzacci del Leeds, strapazzano la povera matricola.

Clough non ci sta. Vuole di più. Pretende di più. Fatti gli acquisti giusti, intuiti dallo stesso Taylor, il coach riesce a far aprire il portafogli al Presidente americano Sam Longson (Jim Broadbent). Il resto è storia del calcio inglese ma non è finita. Brian Clough è all'apice della fama e quando è proprio il Leeds a chiamarlo, sente che è arrivato il momento della sua rivincita. Una scelta questa molto pericolosa, che lo vedrà abbandonare il fedele e leale Peter nel nome dei riflettori più accecanti. Clough però non si farà abbattere e quando deciderà di tornare a fare il suo calcio, con i suoi uomini, ecco che una squadretta come il Nottingham Forest compirà delle imprese fino a un attimo prima, anche solo impensabili.

Si può amare, odiare o essere indifferenti al pallone ma Il maledetto United (2009, di Tom Hooper) è un film davvero ben fatto, incentrato su di una disciplina con poco appeal cinematografico a parte qualche rarissima eccezione, tra cui la brillante commedia giovanile anglo-hindi Bend it Like Beckham - Sognando Beckham (2002, di Gurinder Chadha con una giovanissima Keira Knightley). Salvo spezzoni di calcio autentico, dello sport filmato e girato c'è ben poco. La pellicola si concentra sull'uomo Clough, le sue ossessioni e ambizioni. Un uomo però capace di comprendere i proprio errori, tornare sui propri passi e non retrocedere mai nelle sue intenzioni.

Più volte interprete dell'ex-Primo Ministro Tony Blair, incluso nell'immortale The Queen - La Regina (2006, di Stephen Frears), Michael Sheen centra il ruolo (fin qui) della carriera, ancor più del giornalista australiano David Frost che mandò al tappeto il Presidente Richard Nixon (Frank Langella) nel grandioso Frost/Nixon - Il duello (2008, di Ron Howard). E' arrogante, sicuro di sé e convinto di avere ragione. Tutte qualità che coach Clough aveva per davvero (così ho letto, ndr). Ne capisce di calcio, è indubbio. Riesce a trasmettere passione per uno sport, ancora oggi falcidiato da tifoserie volgari e razziste verso cui però l'Inghilterra (per lo meno in casa), a differenza dell'Italia, è riuscita a far cambiare registro.

Dopo Il maledetto United, il regista londinese Tom Hooper classe '72 non si è più fermato, in principio conquistando quattro premi Oscar con Il discorso del re (2010): Miglior film, regia, sceneggiatura originale e attore protagonista (Colin Firth). Passano tre anni, ed ecco un'altra sua creatura a lasciare il segno: il musical Les Miserables (2013) dove, oltre alle superbe prove di Hugh Jackman (Valjean), Amanda Seyfried (Cosette) e Russell Crowe (Javert), Anne Hathaway  (Cosette) si aggiudica il premio Oscar come Miglior attrice non protagonista, quest'ultimo vinto anche da Alicia Vikander in The Danish Girl (2015), film sempre da lui diretto e presentato in anteprima mondiale alla 72° Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.

Avversari sul rettangolo di gioco ne Il maledetto United, e qualche anno dopo sull'ancor più impervio "prato" della politica alla ricerca di un epocale accordo di pace nell'Irlanda del Nord ancora provata dalla guerra civile. A interpretare infatti nel film Il Viaggio (The Journey), 2016 di Nick Hamm il leader del Partito Democratico Unionista, Ian Paisley e il repubblicano Martin McGuinness, proprio loro, Timothy Spall e Colm Meaney. Truce e rigido il primo, più progressista il secondo. L'esatto contrario dei loro ruoli nel lungometraggio calcistico.

Cosa c'è di meglio di gustarsi un film sul calcio inglese il giorno della finale di Champions League che vedrà scendere in campo due squadre di Sua Maestà, Liverpool e Tottenham, entrambe strepitose nel ribaltare un verdetto già scritto dopo le semifinali di andata rispettivamente contro il Barcellona stellare di Messi e il rampante Ajax, killer di Real Madrid e Juventus? Cinematograficamente parlando, nulla. Sarebbe stato davvero interessante conoscere il pronostico di Brian Clough (1935-2004) e Peter Thomas Taylor (1928-1990) ma una cosa è certa. Entrambi sarebbero stati molto fieri del traguardo raggiunto, anche per il calcio e il comportamento che le due finaliste sanno esprimere sul campo.

Il finale de Il maledetto United

Il maledetto United - Peter Thomas Taylor (Timothy Spall) e Brian Clough (Michael Sheen)

martedì 25 aprile 2017

Il Viaggio (The Journey) della Pace

Il Viaggio (The Journey) - Martin McGuinness (Colm Meaney) e Ian Paisley (Timothy Spall)
Non c'è pace in Irlanda del Nord. All'ennesimo summit però, complice il caso/stratagemma, la Storia prende un nuovo e inaspettato corso. Il Viaggio (The Journey), 2016 di Nick Hamm.

di Luca Ferrari

Due storie. Due visioni. Due corsie intransigenti. Una nazione. Un popolo. Agli inizi del terzo millennio l'Irlanda del Nord era ancora spaccata in due, stretta da religione e la ribellione dell'IRA. All'orizzonte non sembrava esserci nulla di buono ma ogni tanto il destino sa metterci il proprio zampino, l'uomo abbassa la guardia rispondendo al suo richiamo con lungimiranza e fede (nell'altro). Presentato nella sez. Fuori Concorso (Evento Speciale) della 73° Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, è uscito sul grande schemo Il Viaggio (The Journey), 2016 di Nick Hamm.

St. Andrews (Scozia), 2006. Il Primo Ministro del Regno Unito, Tony Blair (Toby Stephens), è deciso a sistemare la questione nord-irlandese una volta per tutte. I due protagonisti sono lì, pronti per sfidarsi. Da una parte il rigido predicatore protestante Ian Paisley (Timothy Spall), leader del Partito Democratico Unionista. Dall'altra c'è il repubblicano Martin McGuinness (Colm Meaney), leader del movimento indipendentista Sinn Fein e sostenitore (più o meno dell'IRA). L'accordo sarebbe anche nell'aria ma la realtà è un'altra questione.

Come aveva specificatamente richiesto, al termine della prima giornata Paisley deve abbandonare il summit per inderogabili impegni coniugali. McGuinness allora, in virtù della prassi di far sedere vicini due politici di opposti schieramenti nello stesso mezzo di trasporto per evitare attentati, parte insieme a lui destinazione l'aeroporto di Edimburgo. Al volante c'è l'ignorantello Jack (Freddie Highmore), giovane autista, felice nel raccontare di aver avuto a bordo l'attore Samuel L. Jackson ma incapace di riconoscere i due uomini seduti dietro di lui.

Blair e il suo staff intanto, a cominciare da Harry Patterson (John Hurt), scafato uomo dei Servizi Segreti richiamato per l'occasione, sperano nel miracolo e che quel viaggio possa aiutare a far sciogliere il ghiaccio tra i due storici leader, mai incontratisi faccia a faccia prima d'ora. Sarà davvero così? Può un'ora su quattro ruote riuscire in ciò che uno scontro più che trentennale con accuse e morti non è mai riuscito a fare? Meglio affidarsi alle preghiere e la speranza, o andare oltre le proprie barriere?

Il Viaggio (The Journey) non è solo un pezzo di storia europea che tutti dovremmo conoscere ma getta molti punti interrogativi su ciò che ci aspetta. Troppo facile bearsi del successo della sua conclusione. Quanti ancora sono i dualismi politici che hanno il potere di decidere le sorti di milioni di persone? Ogni volta che sento un Partito criticare a prescindere il proprio dirimpettaio provo un gran sconforto, convincendomi che alla fine non interessi davvero a nessuno di fare il bene di una nazione ma sono il proprio interesse. Mi sbaglio? Smentitemi!

Persa l’anteprima al Festival di Venezia per la concomitanza di altri impegni cinematografici, ho potuto rimediare nel corso dell'unica giornata di programmazione del cinema Giorgione di Venezia, nella piccina sala B. Una nota di colore specifica per spiegarvi quanto ci tenessi davvero a vedere questa pellicola per interrogarmi su di un pezzo della nostra Storia europea, ragionando (anche) sul perché questi due uomini non furono capaci di trovare una soluzione prima risparmiando al proprio popolo inutili sofferenze.

La Storia d’Oltremanica, così come quella di tante altre nazioni europee (in casa e ancor di più fuori) è densa di sangue. Nessun nemico o minaccia esterna. La politica ferrea di Margaret Thatcher portò a costanti ritorsioni dell’IRA e un’esasperazione delle forze regolari britanniche culminate nella tragica e tristemente famosa Domenica di sangue del 30 gennaio 1972 quando o il 1º Battaglione del Reggimento Paracadutisti dell'spararono ad altezza uomo  nella cittadina di Derry, in Irlanda del Nord. Un fatto ben raccontato nel drammatico Bloody Sunday (2002, di Paul Greengrass).

Se la vicenda (incredibile) tra i due politica affascina con estrema facilità, le due interpretazioni principali sono di vera  razza. Dopo essere stato l’ingrugnito pittore Turner (nomination all’Oscar 2015 come Miglior attore protagonista) e l’odioso negazionista David Irving de La verità negata (2016, di Mick Jackson), Timothy Spall tocca ne Il Viaggio un nuovo apice interpretativo. Il suo Paisley è un monolite. Pare sceso dal Monte Sinai. Non concede nulla. “Dicono che l’ultimo - si - lo abbia detto al suo matrimonio” si bisbiglia. Tanto inamovibile quanto deciso e perfino ironico. Testa il nemico fino allo stremo prima di allunargli la propria grinzosa mano.

Colm Meaney è un volto visto e rivisto. Dal Mr Rabbitte patito di Elvis, padre di Jimmy nel cult The Commitments (1991, di Alan Parker - “Questo è il gruppo? Allora gli U2 si cagheranno sotto!” disse) passando per l'action di Con Air (1997, di Simon West) fino al più recente e drammatico The Conspirator (2010, di Robert Redford). Il suo McGuinness è un uomo alla ricerca del dialogo con lo storico rivale che non mai ha voluto incontrarlo, allo stesso tempo sente la responasbilità di non poter tradire la propria gente. Astuzia, ricordi e anche le lacrime. Lui è l’uomo fiero delle proprie lotte, ma conscio che non potranno andare avanti per sempre.

In mezzo ai due pesi massimi, quasi a chiudere il cerchio della vita ci sono il grande vecchio e lo scaltro giovane. Il primo è il grande John Hurt (Chesterfield, 22 gennaio 1940 – Cromer, 25 gennaio 2017) cui di recente cineluk gli ha dedicato un sentito omaggio. L'altro è il londinese classe '92 Freddie Highmore (Neverland - Un sogno per la vita, La fabbrica di cioccolato, Un'ottima annata). L'uno guida l'altro. Hanno una missione (celata) nascosta. A dispetto del contesto molto delicato, entrambi escono dai binari della missione lasciando spazio anche all'improvvisazione esattamente come bisognerebbe fare nella vita.

Anno 2017. Oggi abbiamo tutto. Oggi possiamo accedere in pochi secondi a tutte le informazioni del Pianeta e i suoi archivi, eppure passiamo più tempo dietro futilità e apparenza. Perché?  Il Viaggio (The Journey), 2016 di Nick Hamm ha molto da insegnare.  Il Viaggio (The Journey), 2016 di Nick Hamm non racconta solo la storia di come due acerrimi rivali capaci di trovare la strada del dialogo. No, c'è molto di più. Per capire cosa, ognuno deve guardarsi dentro e riflettere. Pensarci molto attentamente e poi finalmente agire.

Il trailer de Il Viaggio (The Journey)

Il Viaggio (The Journey) - da sx: il giovane autista Jack (Freddie Highmore),
il Primo Ministro Tony Blair (Toby Stephens) e il navigato Harry Petterson (John Hurt)
Il Viaggio (The Journey) - Ian Paisley (Timothy Spall) e Martin McGuinness (Colm Meaney)