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Visualizzazione post con etichetta Cristiana Capotondi. Mostra tutti i post
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venerdì 24 agosto 2018

Hotel Transylvania 3 - Una vacanza stucchevole

La scatenata combriccola di Hotel Transylvania 3 – Una vacanza mostruosa (2018, di Genndy Tartakovsky)
Non c’è differenza tra mostri e umani. OK, va bene. Ripeterlo all’infinito però lo rende stucchevole e poco credibile. Hotel Transylvania 3 – Una vacanza mostruosa (2018, di Genndy Tartakovsky).

di Luca Ferrari

Dall’oscura Transilvania al mitico regno di Atlantide via mare, o meglio in crociera. L’allegra combriccola capeggiata da Dracula & famiglia è alla ricerca di un po’ di sano relax. Fortuna che per lo stressato vampiro, la figlia Mavis abbia l’idea giusta. Appunto l’idea, non la resa. Su e giù per il possente transatlantico, Hotel Transylvania 3 – Una vacanza mostruosa (2018, di Genndy Tartakovsky) è la fiera dei luoghi comuni. Scontato dall’inizio alla fine. Buono per una spensierata serata al riparo da afa e zanzare, ma mestamente nulla di più.

Il conte Dracula (voce originale di Adam Sandler e italiana del simpatico Claudio Bisio) è infelice. La sua amata sposa è scomparsa da secoli ormai. Il sogno di un nuovo zing (colpo di fulmine dei mostri) è solo una mera illusione e la tecnologia non sembra essere la soluzione giusta. Vedendo il padre infelice, la dolce figlia Mavis (voce italiana di Cristiana Capotondi) gli regala una crociera per tutta la famiglia e amici. Eccoli dunque, dopo un allucinante volo sulla Gremlins-Air, imbarcarsi per la tanto sospirata vacanza.

Ciò che tutti ignorano è che il capitano della nave, un’umana, sia un'amante dei mostri. Se il nome Erika non dirà nulla di particolare, è il suo cognome che potrebbe far drizzare canini & cicatrici varie, ossia Van Helsing. Lei infatti è l’ultima discendente della più agguerrita stirpe di cacciatori di mostri. Ci sarà un piano nascosto in questa crociera, è solo un caso o semplicemente la nuova generazione è andata oltre le battaglie del passato? Si vedrà. Il transatlantico intanto è pronto per partire dal “placido" Triangolo delle Bermude.

Hotel Transylvania 3 – Una vacanza mostruosa piace perché deve piacere. Dopo il grandioso Hotel Transylvania (2012) e l’inevitabile sequel Hotel Transylvania 2 (2015), il regista moscovita Genndy Tartakovsky confeziona un prodotto da “Mulino Bianco” (non me ne voglia la celebre marca dolciaria) dove tutti sono felici e qualsiasi stato alterato e/o differente è un’amorfa brezzolina quasi impercettibile nel turbine estenuante degli esagerati buoni sentimenti. Il filo educativo è onnipresente a discapito però della storia che ci perde in spontaneità e meraviglia.

Perché sorprendersi? Hotel Transylvania purtroppo segue la logica e l’inevitabile destino dei vari Shrek, Cars, L’Era Glaciale, etc. Partiti tutti in modo grandioso e poi andati avanti per mero marketing senza un’anima di sceneggiatura capace di catturare davvero il cuore del pubblico ma vivendo di rendita. Abbiamo visto i primi due, dai, vediamoci anche il terzo! è la linea che spinge lo spettatore a entrare in sala. La speranza c’è sempre di ammirare qualcosa di valido ma il risultato è deludente.

Frankenstein, Wayne, Griffin, sono tutti personaggi secondari. Non incidono. Sono lì per caso. I coniugi “lupeschi”, traboccanti oltre modo di figliolanza, scoprono d’improvviso di potersene stare da soli. Sarebbe stato anche simpatico, peccato sia stato pompato da mesi ormai. E che dire di Jonathan? Pare strafatto. Peace & Love e poco altro. Del “Drac” del primo Hotel Transylvania resta molto poco e sarà anche la voce, ma nei toni pare di sentire più un bradipo zuccheroso piuttosto che un vampiro, seppure buono.

Come da copione, all'anteprima veneziana di Hotel Transylvania 3 – Una vacanza mostruosa presso il cinema Rossini, c'è stato il solito bagno di folla fanciullesco con alcuni dei presenti anche piccolissimi e in età da passeggino. Tanti bambini e bambine insieme agli adulti per godersi una fiaba per tutta la famiglia. Saranno stati contenti i genitori nel trasmettere i “ giusti valori” davanti al grande schermo. C’è da chiedersi però quanto resterà poi dentro di loro e quanto gli stessi faranno perché ciò avvenga.

A quest’età è facile non capire il perché delle differenze. Bastano pochi anni però ed ecco cominciare a emergere parole come immigrati, terroni, negri, etc. Parole che magari sentono per la prima volta proprio tra le mura domestiche. E cosa resta allora di Hotel Transylvania? Roba da bambini, no? I buoni sentimenti non sono “roba da bambini” ma concetti morali che dovrebbero rappresentare la base umana di ciascun essere in questo pianeta.

Interessante il salto generazionale tra Erika e Abraham Van Helsing ma nella realtà nasconde non poche insidie morali. Alla stragrande maggioranza dei genitori (italiani) non fa mai troppo piacere vedere il proprio (ex)pulcino sviluppare una propria identità, ancor di più se in contrasto con la propria e allora che si fa? Andiamo pure a vedere Hotel Transylvania 3 – Una vacanza mostruosa (2018, di Genndy Tartakovsky). Magari poi rivediamolo inseme tra qualche anno insieme ai figli una volta che saranno cresciuti e vediamo a che punto sono i nostri cuori.

Il trailer di Hotel Transylvania 3 - Una vacanza mostruosa

Hotel Transylvania 3 – Una vacanza mostruosa - Erika Van Helsing (voce italiana di Claudia Catani) in romantico pranzo con Dracula (voce di Claudio Bisio)
Spettatori piccini e più grandicelli © Luca Ferrari

martedì 3 dicembre 2013

Forrest Pif, La mafia uccide solo d'estate

La mafia uccide solo d'estate - Arturo (Pif) corteggia Flora (Cristiana Capotondi)
Un po’ Forrest Gump. Un po' Charlot. Così Naif. Pierfrancesco Diliberto "Pif" ci racconta la Palermo dove La mafia uccide solo d'estate (2013).

di Luca Ferrari

Arturo e i suoi primi trent’anni (circa) di vita siciliana. Un'esistenza scandita dalla ricerca d’amore per la compagna di classe Floriana e gli orrori dei clan malavitosi. L’ex-Iena Pif, all’anagrafe Pierfrancesco Diliberto, dirige e interpreta con originale sensibilità “Charlottiana” il film La mafia uccide solo d'estate (2013).

Nelle più tragiche pagine del Dopoguerra Italiano, il capitolo degli omicidi eccellenti per mano della Mafia occupa un spazio abnorme. Troppo ampio. Fra di essi, il commissario Boris Giuliano. Il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. I magistrati Rocco Chinnici, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino caddero tutti. Tutti uccisi perché abbandonati. Mandati al macello perché integerrimi Uomini scomodi.

Il barbaro omicidio di Borsellino fu la goccia che fece traboccare il vaso. Perfino L’Italia politica reagì (fu costretta). Ma se realtà quali Camorra e ‘Ndrangheta, oggi artefici di gesti meno eclatanti, sono vivi più che mai, ciò significa che qualcosa non è mai cambiato. Anche dopo l’era dei maxi-processi mafiosi, quel Sistema di sfruttamento, violenza, intimidazione e assassinio è perdurato.

Quando sei grande, capirai. Quante volte ogni bambino se l’è sentito dire. A Palermo come in tutta la Sicilia, fino ai primi anni Novanta di mafia quasi non si parlava. Ai bambini veniva raccontato che nemmeno esisteva. E in caso di omicidi, i fatti venivano ridimensionati con frasi fatte e superficiali (vedi appunto il titolo del film). Se lo sente ripetere anche il giovane Arturo (Alex Bisconti) dal proprio padre, Lorenzo (Rosario Lisma), incurante del fatto che proprio sotto casa vengano perpetrate efferate esecuzioni.

Arturo è impacciato dinnanzi alla bella compagna di classe Floriana (Ginevra Antona) di cui è innamorato. Le studia tutte per conquistarla. Ma il papà non ha tempo per le sue pene di cuore. Il caso vuole che sia il premier Giulio Andreotti a venirgli incontro. Dalla televisione. Nel raccontare a Maurizio Costanzo di come conquistò sua moglie. Il piccolo Arturo lo prende a modello, arrivando perfino a mascherarsi a Carnevale come lui.

Sarà poi l’incontro con il reporter Francesco (Claudio Gioè), scambiato per un boss mafioso, a farlo avvicinare alla nobile e rischiosa professione del giornalista, mettendolo in guardia da tutte le insidie e la responsabilità del ricercare la verità. Con tutta le generosa ingenuità di un alunno elementare, Arturo riesce a intervistare il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. 

Se in Django Unchained (2012) il regista Quentin Tarantino dipinse il Ku Klux Klan (anche) come un branco di cerebrolesi incapaci perfino di fare due buchi ad altezza occhi nei cappucci, così Pierfrancesco Diliberto in La mafia uccide solo d'estate, va oltre il classico stereotipo del mafioso, troppo spesso rappresentato in scadenti fiction italiane come un “figo berlusconiano” pieno di soldi e potere.

Ecco dunque ciò che non ti aspetti. Un imbranato Totò Riina (il boss di Cosa Nostra) a disagio con un banale telecomando per l’aria condizionata, e preso a parole dal tecnico che gli spiega il funzionamento per l’ennesima volta. Quentin e Pierfrancesco, uniti da una voglia viscerale di colpire con l’arma dell’ironia dei mostri rendendoli umani, così come sono. Per niente speciali. Semplici uomini. Vulnerabili. Battibili.

E come lo stralunato Forrest Gump (Tom Hanks), anche Arturo ha il suo modo di sentire la vita e la realtà circostante. Ingenuo ma per niente stupido, anzi. È lui che una volta cresciuto (Pif) bacchetta l’amata Flora (Cristiana Capotondi) quando quest’ultima gli legge il discorso che sta scrivendo per il parlamentare della DC, Salvo Lima. Ed è sempre Pif a soccorrere il suddetto appena ucciso a sangue freddo in un tipico agguato mafioso mentre il suo spocchioso capo gl’intima di continuare a guidare, dicendogli perfino Eh vabbeh, muore tanta gente a Palermo ogni giorno.

Arriva il giorno dei funerali a Paolo Borsellino e i palermitani insorgono. Arturo e Flora sono in mezzo a loro. Quelle scene penetrano dentro. E anche se non le si ha vissute, a molti ricorderanno le recenti proteste di piazza in Turchia, Egitto, Siria, Ucraina. Di fronte all’orrore dell’indifferenza politica, la gente sfida tutto e tutti. Arturo e Floriana hanno un bambino. Il film si chiude così: "Non basta proteggere i più piccoli dal male, bisogna insegnar loro a riconoscerlo". E nel farlo, portano il loro figliolo sotto le lapidi commemorative sparse per Palermo. Incisioni per ricordare l’impegno e il sacrificio di quegli uomini che hanno provato a cambiare, da soli, una nazione in mano ad assassini.

Ci vediamo tutti lì. Per ricominciare una nuova storia. E per chi volesse, sul sito ufficiale della pellicola è stato indetto il contest: Trova un modo di dire La mafia uccide solo d’estate

Il trailer di La mafia uccide solo d'estate 

La mafia uccide solo d'estate - Arturo (Alex Bisconti)
La mafia uccide solo d'estate - Arturo (Alex Bisconti)

lunedì 19 novembre 2012

Hotel Transylvania (2012), la fiaba zing

Hotel Transylvania  - il conte Dracula, Jonathan e Mavis
Divertimento, riservatezza, allegria e un po' di sano orrore. Siete tutti invitati (o quasi) a regalarvi un soggiorno presso il rinomato Hotel Transylvania.

di Luca Ferrari

Lupi mannari affranti da figliolanza indisciplinata. Un gigantesco zio buono Frankenstein. Una grassa Mummia giocherellona. Un suscettibile Uomo invisibile dai capelli rossi. Una vampira teenager con la voglia di scoprire il mondo con il suo "celebre" babbo (conte Dracula) iperprotettivo. E infine, un giovane intraprendente umano. Benvenuti nel "terrificante" Hotel Transylvania (2012, di Genndy Tartakovsky).

Favola con licenza di teneri sorrisi. Fiaba si, ma con uno sguardo verso un’umanità spezzettata da pregiudizi e differenze sempre più manipolate da spietati uomini di potere. Ma qui, nel regno dell'animazione, i novelli Romeo (umano) e Giulietta dai canini aguzzi, piangono e si fanno separare. Ma alla fine sono i "grandi" a capire e lottare per il loro giovane e duraturo amore.

Lanciatasi nel 2006, la Sony Pictures Animation è al nono lungometraggio animato dopo i successi di Boog & Elliot a caccia di amici (2006), Surf's Up (2007), Boog & Elliot 2 (2009), Piovono polpette (2009), I Puffi (2011), Boog & Elliot 3 (2011), Il figlio di Babbo Natale (2011) e Pirati! Briganti da strapazzo (2012).

Dracula ha perduto la sua dolce metà. La sua vita lo ha reso un padre esageratamente protettivo non solo con la figlia Mavis (doppiata nella versione italiana da Cristiana Capotondi), ma anche con gli stessi colleghi, parenti e amici. Mostrando loro sempre filmati di come gli umani trattano i mostri. Ha perciò costruito un hotel nascosto con accesso mediante un passaggio segreto per vivere solo ed esclusivamente insieme a chi si ama. Ma è davvero così fantasioso?

Forse per i bambini usciti dal cinema, si. Per chi ha a che fare con questo mondo da un po’, decisamente no. È quasi un desiderio. Una speranza cui ci si attacca per non sprofondare nelle paludi Artaxiane che giorno dopo giorno guadagnano metri nello zaino di ciascuno di noi. Alla mia stessa intenzione di andarci e voler prendere servizio nella mostruosa magione, tre amiche mi hanno subito chiesto di mettere una buona parola anche per loro.

Sulla strada del Conte Dracula però arriva l’umano Jonathan, scanzonato giramondo amante dei castelli e dei rapporti umani. Ha il suo amato zaino e non vive incollato a laptop e social network. Vagando per la Transilvania, segue delle strane creature infuocate ed entra in un mondo che non ha precedenti.

Il Dracula di Hotel Transylvania non è certo il Nosferatu di Murnau. Il suo modo bonaccione, con qualche puntatina di arrabbiatura che ci riporta negli abissi Pixariani con il gigantesco squalo Bruto forzatamente vegetariano, è uno spasso. A concentrarsi troppo sulla voce italiana della creatura della notte, sembra di rivedere il bradipo Sid direttamente dalla sua amata Era Glaciale, e infatti l’ugola italiana è sempre la medesima, quella del simpatico Claudio Bisio.

Dracula non vuole che Mavis scopra il mondo. Ha paura e quando si accorge che c’è del tenero tra lei e Jonathan, presentato agli altri come cugino di braccio di Frankenstein e organizzatore della festa per la figlia, fa di tutto per impedire il sentimento nascente, cosiddetto Zing. Johnny torna affranto a casa. Mavis è a pezzi. Il conte padre capisce l'errore, e allora è tempo di cambiare. 

La banda formata da Dracula, il lupo, Frankenstein, l’Uomo Invisibile e la Mummia esce allo scoperto, direzione il mondo degli umani. Ma invece di trovare una folla ostile, il caso vuole che giungano al villaggio a ridosso dell’aeroporto dove si celebra una sorta di Comix Festival come ce ne sono sempre di più in giro anche per l’Italia. In un attimo crollano obsoleti e secolari pregiudizi. Cult la frase del Conte, Io non dico bleah bleah.

La memoria dei defunti è un’eredità che può fare la differenza, anche nel bene. E così è. La mamma vampira aveva lasciato un regalo per il 118° compleanno della figlia che si sta celebrando. Un libro con illustrazioni. Lo zing è uno per vita. Se lo provi ed è ricambiato, non devi lasciartelo scappare. La saggezza e il sentimento trionfano. Vedere poi sul palco il ragazzo e Dracula ballare a suon di rap dà speranza per quelle generazioni sempre lontane, ma che invece trovano una strada comune per il bene di una persona amata. 

E vissero tutti, mostruosamente umani e umanamente mostri, felici e contenti.

Il trailer di Hotel Transylvania

Hotel Transylvania (2012, di Genndy Tartakovsky)
gli ospiti di Hotel Transylvania (2012, di Genndy Tartakovsky)
Hotel Transylvania  - il conte Dracula e la figlioletta Mavis
Hotel Transylvania  - Jonathan e Mavis