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Visualizzazione post con etichetta Edoardo Leo. Mostra tutti i post
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martedì 14 febbraio 2017

Smetto quando voglio - Masterclass

Smetto quando voglio - Masterclass, i ricercatori tornano in azione
La banda dei ricercatori è tornata. Preso qualche rinforzo, è pronta a colpire (questa volta) i neo-spacciatori di smart drugs. Smetto quando voglio - Masterclass (2017, di Sydney Sibilia).

di Luca Ferrari

Archeologi, latinisti, biologi, antropologi e... droga. Tanta droga. Questa volta però le parti sono cambiate. Non è passato troppo tempo da quando la banda dei ricercatori universitari scombussolò il mercato delle smart drug a Roma. Dopo le sbarre per il "capo", adesso è tempo del processo per tutti e le cose non sembrano mettersi troppo bene per i malcapitati. Forse è il caso di ricomporre la squadra e fare ufficiosamente le cose" ancora meglio". Distribuito da 01 Distribution, è uscito sul grande schermo Smetto quando voglio - Masterclass (2017, di Sydney Sibilia).

Sono laureati. Sono brillanti. Sono sotto processo. Il giovane capitano della polizia Paola Coletti (Greta Scarano) ha però un'idea. Un tacito accordo. La banda si riforma per sgominare i nuovi cattivi, identificando le droghe di fresca produzione non ancora illegali per lo Stato. Il neurobiologo Pietro Zinni (Edoardo Leo) è la mente, ma nulla potrebbe senza l'esperto chimico Alberto Petrelli (Stefano Fresi) e il resto del "clan". L'impresa è tosta e servono rinforzi, tra cui Giulio Bolle (Marco Bonini).

Inseguimenti. Discussioni. Decisioni. I ricercatori non sono dei gangster ma una volta sulla strada, sono implacabili. Giorno dopo giorno, dalla città eterna escono sempre più arresti e qualcuno comincia a interessarsi senza badare troppo alle conseguenze. Quando tutto sembra volgere all'happy end, un nuovo ostacolo però, Walter Mercurio (Luigi Lo Cascio), si mette sulla loro strada, anzi sui propri binari. La banda dei ricercatori sarà ancora una volta messa a dura prova e ci vorrà una nuova prova di forza per venirne fuori. Anzi, un nuovo film (Ad Honorem, 2017).

Squadra che vince non si cambia, e così è stato dopo il travolgente successo di Smetto quando voglio (2014). Se nel primo film era più l'aspetto della generazione sfiancata (umiliata) a catalizzare l'attenzione, non senza qualche ricca dose di verve comica, in questa nuova pellicola il regista salernitano classe '81, Sydney Sibilia, gioca ancor di più con le gag. Più che Leo e Fresi, a salire in cattedra sono Libero De Rienzo e Paolo Calabresi, rispettivamente l'economista Bartolomeo e l'archeologo Arturo.

Più malinconiche le figure degli ex-benzinai Mattia (Valerio Aprea) e Giorgio (Lorenzo Lavia), oggi impiegati nell'hotel dove nel primo film erano diventati gli inquilini dell'attico più lussuoso (godetevi la gag in lingua hindi, ndr). Non può ovviamente mancare un altro personaggio chiave, l'antropologo Andrea (Pietro Sermonti), alle dipendenze proprio di quello sfasciacarrozze col compito di sgominare i laureati sotto mentiti spoglie che si fingono dei burini senza cultura pur di lavorare e avere uno stipendio.

Si è molto parlato delle similitudini tra Smetto quando voglio - Masterclass e la serie televisiva Breaking Bad dove il protagonista, il professore di chimica Walter White (Bryan Cranston) malato di cancro, si mette a produrre droga pur di fare soldi, pagarsi le cure e lasciare un fondo per la propria famiglia nella peggiore delle ipotesi. La realtà dei ricercatori italiani ha molto poco a vedere con la DEA, pestaggi e sparatorie. Al contrario, la formula dei criminali che si mettono al servizio della legge potrebbe strizzare l'occhio ai meno violenti e più leggeri Prova a prendermi (2002, di Steven Spielberg) e/o la saga Soderberghiana di Danny Ocean (George Clooney).

Fare commedia in Italia è un po' la prassi ma c'è modo e modo, ed è evidente che siamo difronte a una nuova generazione di cineasti di qualità. Non c'è solo uno sbattere in faccia la realtà senza speranza condita da risatine amare, facili battute e luoghi comuni. Questa è una generazione di registi-allievi modello della scuola-Tarantino (Quentin, ndre avida di cinema '80-'90, ma non solo. Questo è il tempo di Matteo Rovere (Veloce come il vento), Garbiele Mainetti (Lo chiamavano Jeeg Robot) e appunto Sydney Sibilia, senza dimenticarsi dello stesso Edoardo Leo, già regista di Diciotto anni dopo (2010), Buongiorno papà (2013), Che vuoi che sia (2016) e il grandioso Noi e la Giulia (2015).

Curiosità. Attore versatile e forse non valorizzato quanto meriterebbe, è già la seconda volta che Libero De Rienzo (FortàpascHo ucciso NapoleoneLa macchinazione) sbarca al cinema con il nome di Bartolomeo. La prima volta accadde nel 2001, al fianco di Stefano Accorsi in Santa Maradona (di Marco Ponti), altra pellicola che in modo ancor più spietato raccontava la vita agli esordi dei non-contratti, i colloqui farse e il precariato che lentamente stava già inghiottendo la nuova gioventù del lavoro.

Non è mai facile girare un sequel e film alla mano, il secondo di una trilogia è quasi sempre l'anello più debole. Smetto quando voglio - Masterclass (2017) invece è stata un piacevole sorpresa. Il regista ha diretto un nuovo film con la banda dei ricercatori perché aveva delle idee vere e le ha messe su pellicola. Adesso manca l'ultimo atto. Sydney Sibilia ha dimostrato di poter reggere il peso di un'attesa e di qui a un altro anno ci ritroveremo per capire quale sarà il destino di questi geniacci d'improvviso catapultati in una realtà mai lontanamente immaginata nei loro calcoli.

Smetto quando voglio Masterclass, il trailer

Smetto quando voglio Masterclass - (da sx) il capitano Paola Coletti (Greta Scarano) in trasferta
con Giulio Bolle (Marco Bonini) e Pietro Zinni (Edoardo Leo), 
Smetto quando voglio - Bartolomeo (Libero De Rienzo) in una non facile posizione

mercoledì 10 agosto 2016

Edoardo Leo, a lezione di freelance

Loro chi? - David (Edoardo Leo) risponde così alla poco vantaggiosa offerta...
Il lavoro va sempre pagato e la retribuzione deve essere adeguata. In caso contrario, tiè!, come rispose il neo-freelance David (Edoardo Leo) nella brillante commedia Loro chi?

Cinema e realtà. L’uno ispira l’altro e viceversa. Il lavoro freelance è una realtà consolidata del terzo millennio, così come lo sfruttamento dei suoi numerosi alfieri. In questo mercato dalle poche regole e ancor meno certezze, ci vuole polso e fermezza. Il lavoro deve essere retribuito in modo equo. Se mal pagati, è meglio perdere alcune collaborazioni. Non si ricaverà nulla di buono. E se il concetto non fosse troppo chiaro, è meglio essere più espliciti chiedendo direttamente consiglio all'attore Edoardo Leo, in particolare nel suo ruolo della commedia Loro chi?

La vita può essere molto dura e spietata. L’incontro col truffatore Marcello (Marco Giallini) porta David a perdere ogni cosa. Rimessosi in sella, l’obiettivo numero uno è farla pagare a chi lo licenziò. La vita si sa, può facilmente cambiare le carte in tavola, magari con l’aiuto e l’inganno di qualche insospettabile. Ecco dunque il Presidente (Ivano Marescotti) insieme al servile Melli (Vincenzo Paci) implorare David di tornare a lavorare per loro, oggi ridotto a vivere come un barbone con cartone di vino in mano.

E quale potrà mai essere la sua risposta? Tiè! (facendo il gesto dell'ombrello ). Andate gentilmente affanculo!, dice. E una volta supplicatolo, il buon David ha le idee chiare sulla tariffa da chiedere: “Io ora sono un freelance. Prendo 300 euro al giorno e una cassa di champagne che questo me fa un po’ di acidità”. Forse 300 euro al giorno è un po’ esagerato, ma d’altronde più che una trattativa questo è un ricatto (vendetta) da parte di chi è stato messo alla porta senza tanti complimenti.

Loro chi (2016, di Francesco Miccichè e Fabio Bonifacci) è una brillante commedia con quel giusto mix di risate, bravura attoriale e spunti su cui riflettere, a tratti anche politically scorrect. I siparietti tra il trasformista Marcello nei panni dell’agente speciale Nocis e il bistrattato maresciallo Gallinella (Maurizio Casagrande), storpiato in "Gallinazza", sono da risate assicurate.

Ma aldilà della divertente vicenda messa su dai registi, nel film emerge un elemento che solo chi è del mestiere potrà veramente comprendere. David ha l’ambizione di fare il giornalista, lavoro sempre più svilito oggigiorno e puntuale messo nel cassetto, passando poi a occupazioni che sempre ruotano attorno al mondo della scrittura, fino ad arrivare a un buon impiego come creativo per un’azienda altoatesina.

Il Presidente è l’emblema dei troppi datori di lavoro moderni, pronti a sfruttare il più possibile il prossimo, con paghe mai all’altezza dell’impegno e della fatica. Se David comunque mantiene un minimo di autostima, Melli è il classico zerbino che come gli rinfaccia il collega stesso, se il Presidente scorreggia, si prende la colpa. In tempi recenti, nel marasma degli annunci di lavoro passatimi sotto gli occhi, uno mi ha davvero colpito, in particolare per una richiesta, sulla quale mi sono anche lanciato in un lungo post polemico su Linkedin.

Sulle richieste, al primo posto della lista c’era scritto: “dimenticarsi l’orologio”. Tiè! Esattamente come David rispose alla richiesta dei suoi ex-datori di lavoro, bisogna avere il coraggio di avere rispetto di se stessi e mettere la vita davanti al lavoro, e non il contrario. Nessuno sta dicendo che bisogna essere fiscali, ma l’elasticità dovrebbe esserci da entrambe le parti. Come sullo stesso social network di lavoro ho specificato, a me è capitato e capita ancora di fare anche 10 ore filate senza batter ciglio ma sentirmi chiedere che devo dimenticarmi di avere una vita privata come base, allora non ci sto.

Se ormai i sindacati sono un corpo avulso dalla realtà  lavorativa, devono essere le persone a fare la differenza mostrando carattere e forza di volontà. Prostrarsi alla schiavitù di offerte di questa natura spesso nemmeno supportate da adeguati compensi, sono situazioni che non si possono più tollerare. Leonida e i suoi 300 spartani hanno cambiato la Storia del mondo con un gesto di ribellione. Per dire, senza di loro la civiltà della Roma antica non sarebbe mai sorta.

Loro chi? non ha lo spessore drammatico del film francese Due giorni, una notte con la premio Oscar Marion Cotillard, ma anche la pellicola italiana fa emergere a suo modo il trend distorto del lavoro sfrutta-assorbi vita. Permettetemi dunque una riflessione finale: anche se non andremo “Jobsianamente” a fare il lavoro dei nostri sogni, meglio qualcosa di meno nobile e avere più tempo da dedicare alla propria vita, facendo di ogni sequenza un primo piano della nostra felicità. E se non vi sta bene, tiè! Andate gentilmente affanculo pure voi!
Loro chi? – il Presidente (Ivano Marescotti) e il “tappetino” Melli (Vincenzo Paci)
Loro chi? – David (Edoardo Leo) ha le idee chiare sullo stipendio che merita

lunedì 18 aprile 2016

Il genio, le due belle, il pollo. Loro chi?

Loro chi? - Marcello (Marco Giallini) e David (Edoardo Leo)
Nessuno può immaginare cosa stia succedendo. Nessuno gli può resistere. "A chi?". A loro! Loro chi? (2016, di Francesco Miccichè e Fabio Bonifacci).

di Luca Ferrari

Le insidie del mondo moderno non finiscono mai. Lo scoprirà presto anche il bravo e disciplinato David, che di punto in bianco vedrà il suo solido mondo precario sprofondare nell’inimmaginabile. Riuscitissimo esempio di neo-commedia italiana, Francesco Miccichè e Fabio Bonifacci dirigono Loro chi? (2016). Una storia intelligente. Ironica. Spietata e con una coppia già saggiata nel recente Perfetti sconosciuti, ma che qui supera l’asticella dell’alchimia attoriale.


David (Edoardo Leo) è un giovanotto moderno. Serio e lavoratore. Prova più di una professione fino a sbarcare nella funzionale Trento con una grossa presentazione fra le mani, ovviamente pagata il minimo salariale. La fidanzata Cinzia (Susy Laude) e il Presidente (Ivano Marescotti) dell’azienda per cui lavora, si aspettano grandi cose da lui. Alla vigilia del fatidico giorno, un impacciato cameriere di nome Marcello (Marco Giallini) gli si avvicina e la sua vita cambierà per sempre.

Una parola gentile. Una pacca sulla spalla. Una storia di treni persi nella propria vita, una piccola richiesta ed eccolo ritrovarsi nell'appartamento delle due belle vicine di casa di Ellen (Catrinel Menghia) e Mitra (Lisa Bor), le vicine di Marcello. Un’innocente cena tra “imperfetti” neo-conosciuti e l’indomani è tutto diverso. David ha perso tutto. Marcello, che in realtà è un truffatore di prima categoria, è sparito. Urge una soluzione e in fretta.

Ha inizio così un viaggio che porterà l’onesto David a riconsiderare la sua intera esistenza, abbassando il livello di moralità e facili giudizi, pensando un po’ più alla propria felicità. Si ritroverà così catapultato in una nuova vita, assumendo di volta in volta più di una identità (incluso il meraviglioso dott. Pisello), e potendosi permettere di sfrecciare inseguito dalla polizia (per finta) nel centro della rinomata località pugliese di Trani. E chi potrà mai essere il deus ex machina di siffatta operazione? Ci sarebbe poi la questione (ex-)lavorativa da chiudere, o meglio ripagare con la stessa moneta.

Sono un’amante delle opere uniche ma questi due “soggetti, Edoardo Leo e Marco Giallini, sono una coppia irresistibile e spero davvero di poterli rivedere insieme in un film degno dello stesso livello raggiunto con Loro chi? Dimenticate i rispettivi fascio-coattone Fausto di Noi e la Giulia e il Luca-padre modello di Perfetti sconosciuti, Edoardo Leo e Marco Giallini portano sul grande schermo un’interpretazione figlia di un’ottima e divertente sceneggiatura che ha saputo esaltare le rispettive doti attoriali.

Se Stefano Accorsi ha con tutta probabilità appena recitato il ruolo della sua vita (cinematografica) con il recente Veloce come il vento (di Matteo Rovere), Giallini è a dir poco strabordante in Loro chi?. Candidato al David di Donatello come Miglior attore protagonista in Perfetti sconosciuti, non si capisce proprio come non sia finito nella cinquina (anche) per il ruolo nell’opera della coppia Miccichè & Bonifacci, anch’essi in nomination come Miglior registi esordienti.

Il suo Marcello potrebbe essere tranquillamente un membro della banda di Danny Ocean (George Clooney), o meglio potrebbe essere un degno antagonista truffaldino. In fatto di carisma infatti, non è secondo nessuno. È spregiudicato ma intelligente. Attento studioso dei dettagli. Non si fa intimidire ed è pure un latin lover con una faccia da perfetta amabile canaglia. Un mix perfetto che lo rende diabolico. Commette un solo errore (di valutazione), scambiando David per quello che non è. Riuscirà comunque a guadagnarci da questo pasticcio.

La solita commedia italiana con vizio dell’imbroglio? Nemmeno per sogno. Loro chi? (2016, di Francesco Miccichè e Fabio Bonifacci) è un film frizzante senza pietismi, scurrilità “cinepanettonesche” né anti-moralità da quattro soldi. Storia di esistenze strampalate. Vivono. Inciampano. Sono decisi. Nessun melo alla “facciamocela andare bene”. La vita come il domani avrà anche poche certezze, è per questo che occorre agire di conseguenza, bene e in fretta. Marcello lo sta facendo. David lo sta imparando. Il resto è tutto da scrivere. Il resto è tutta una goduria per lo spettatore.

Entra nel mondo di Loro chi?

Loro chi? - David (Edoardo Leo), Marcello (Marco Giallini),
Ellen (Catrinel Menghia) e Mitra (Lisa Bor)

lunedì 15 febbraio 2016

I perfetti sconosciuti siamo tutti noi

Perfetti sconosciuti (2016, di Paolo Genovese)
Amici da una vita, fidanzate, mariti. Sappiamo davvero tutto o nei loro smartphone si cela un'altra peccaminosa vita? Perfetti sconosciuti (2016, di Paolo Genovese).

di Luca Ferrari

Come ti sentiresti a mettere il tuo smartphone sul tavolo e far leggere ad amici e dolce metà tutto ciò che arriverà nella serata? Messaggi, mail, chiamate! Nessuna esclusa. È quello che suggerisce Eva (Kasia Smutniak) durante una cena tra gli amici di una vita. Un gioco potenzialmente pericoloso cui alla fine tutti accettano di partecipare. In piena epoca-dipendenza da telefono, app & social network, arriva nei cinema italiani Perfetti sconosciuti (2016, di Paolo Genovese).

Amici di penna, diari segreti e nascosti. Incontri furtivi. Passato e roba vecchia, ma chi se li ricorda più? Oggi per osare non serve nemmeno uscire di casa. Oggi per curare le croniche insoddisfazioni di una vita prematuramente andata avanti con gli anni, ci sono i social network e le infinite possibilità d'interagire con persone che magari non incontreremo mai, ma capaci comunque di regalarci quel brivido la cui stazione del presente ha ormai annunciato un ritardo definitivo.

Padroni di casa, Eva e Luca (Marco Giallini), psicologa e chirurgo plastico. Alla loro tavola sono seduti Cosimo (Edoardo Leo) e Bianca (Alba Rohrwacher), freschi di nozze e in timido tentativo di avere un bambino; Carlotta (Anna Foglietta) e Lele (Valerio Mastandrea), due figli e la madre di lui in casa; Peppe (Giuseppe Battiston), docente precario con la neo-fidanzata assente causa febbre.

È la generazione dei quarantenni, la più penalizzata. Quella nata nel mondo vecchio con i giochi all'aperto, la televisione e il walkman, ma obbligata a tenersi al passo in questo futuro super-veloce. È la generazione che sta sperimentando la solitudine della telefonia mobile. È la generazione che ha meno anticorpi per difendersi dai nuovi virus e crede che l'anonimato di una chat possa regalare felicità.

Una volta le relazioni duravano una vita intera prostrandosi alle rigide convenzioni sociali, oggi proseguono perché non ci si può permettere di ricominciare. Bisogna imparare a lasciarsi, ammette sconsolata Eva. È davvero così? Non c'è più posto per la normalità di una relazione? Forse si, forse no. Non esistono regole, ma esistono ancora i sentimenti e sono sempre e solo quelli in grado di fare la differenza.

Paolo Genovese (La banda dei Babbi Natale, Immaturi, Tutta colpa di Freud) ha riunito sotto un unico tetto un gruppo di gran bravi attori e attrici. Non manca nulla. Risate. Debolezze. Paure. Rinunce. Nel corso del film saranno in molti quelli che troveranno qualche spigolo della propria identità nascosta. Col passare dei minuti ognuno dei protagonisti lascia intravedere ombre del proprio tsunami nascosto, arenatosi nell'idealismo di un effimero eterno ma scambiato per autentica felicità cui (in realtà) nessuno crede più.

Tutti i commensali hanno qualcuno vicino ma nulla è come accade. Differenti i  quattro maschietti. Sublime fascio-coattone ignorante in Noi e la Giulia (2015), Edoardo Leo è ancora un po' il buzzurro del gruppo, alla cui estremità c'è l'amico sinistroide Mastrandrea. Più anima candida e un po' sfigata Battiston. Oltre modo riflessivo Giallini, da standing ovation per saggezza la sua conversazione in viva voce con la figlia adolescente Sofia (Benedetta Porcaroli), alle prese con i dubbi della sua prima volta.

Caratteri diversi anche per le tre donne. Se Anna Foglietta (quasi irriconoscibile rispetto alla sua presenza nel già citato Noi e la Giulia, per di più priva della sua bellissima aspirata toscana) e Kasia Smutniak appaiono decisamente più navigate e combattive, Alba Rohrwacher fa della sua più giovane età un nobile baluardo con cui sostenere le proprie idee e per nulla incline a non aver fiducia nell'happy end. O per lo meno è così all'inizio del “gioco della smartpho-verità”.

L'autore di questo blog-magazine è (purtroppo) alla soglia dei fatidici “anta” e il mondo dei social lo conosce molto bene. Sebbene non sia uno che svenda le propria vita privata, per ragioni di lavoro sono presente su Facebook, Twitter, Google Plus, LinkedIn, Pinterest e Instagram. Ogni canale ha un proprio linguaggio in costante evoluzione ma è facile perdersi. E quando il mondo lì fuori ti delude senza tregua né pietà, la rete sembra ormai diventata l'unica soluzione.

Paolo Genovese racconta una fetta di realtà contemporanea. Non cede a luoghi comuni né a facili miserie emozionali. I suoi interpreti scherzano e si confrontano. Soffrono e litigano. Alcuni pure crescono. È sempre un film però. Dalle parti della vita vera invece, la smarrita generazione X l'hanno trasformata in tanti smidollati young adults. Io non sono più un ragazzino e un grande band della mia epoca disse, “Escape is never the safest place – La fuga non è mai il posto più sicuro (Dissident – Vs, Pearl Jam)”. Ecco, appunto!

Il trailer di Perfetti sconosciuti

Perfetti sconosciuti - Cosimo (Edoardo Leo), Luca (Marco Giallini) ed Eva(Kasia Smutniak)

martedì 29 dicembre 2015

Noi e la Giulia, il miglior film del 2015

Noi e la Giulia - Sergio (Claudio Amendola), Diego (Luca Argentero) e Fausto (Edoardo Leo)
È ancora possibile fare cinema in modo autentico, riflessivo e divertente? La risposta è si. Noi e la Giulia (di Edoardo Leo), il miglior film del 2015 secondo cineluk.

di Luca Ferrari

Originale. Un cast variegato e amalgamato alla perfezione. Un regista esordiente ma già attore con svariati lungometraggi alle spalle (tra cui Smetto quando voglio). Per cineluk – il cinema come non lo avete mai letto non ci sono dubbi, il miglior film del 2015 è Noi e la Giulia (di Edoardo Leo). Di gran lunga superiore rispetto ai tanti polpettoni super-eroici. Una storia vera con un cuore a differenza del grande vuoto decantato (dai soli effetti speciali) della patetica ditta "Sequel, Prequel & Reboot". Più avvincente anche del triumvirato Garrone – Moretti – Sorrentino, delle anteprime di Venezia 72 e persino dei pesi massimi Steven Spielberg, Ron Howard e Woody Allen. Si, Noi e la Giulia (2015, di Edoardo Leo) li ha messi tutti in riga.

Cos’hanno in comune un ignorante televenditore fascista, un vetero-comunista e due “sfigati”? Vi rispondo io, un casolare comprato in comune da trasformare in agriturismo. Il classico piano B per quei quarantenni delusi e sconfitti dalle rispettive esistenze che cercano il colpo risolutivo con la più classica delle fughe dalla città destinazione vita agreste. Un piccolo e assurdo combo umano che troverà la propria unità grazie a uno strano camorrista e una ancor più stramba ragazza incinta. È l’assurda, divertente e riottosa vicenda narrata dall’esordiente (alla regia) Edoardo Leo in Noi e la Giulia, opera tratta dal libro "Giulia 1300 e altri miracoli" (di Fabio Bartolomei).

È l’Italia dei sogni infranti. È l’Italia dove i ribattezzati young adults senza futuro cercano di rimediare agli sbagli e soprattutto alle fallaci promesse delle tante politiche bugiarde colpevoli di aver mandato al macero un’eredità artistico-naturale quasi senza eguali al mondo, lasciando solo povertà e nessun miraggio di rilancio. È l'Italia dove lo sfruttamento, legale o illegale che sia, spazza via chi ancora crede e lotta per un futuro migliore. Questa è l’Italia di Noi e la Giulia.

Spavaldo, arrogante e razzista. Fausto (Edoardo Leo) è un venditore televisivo di orologi, indebitato e col "vizietto" della truffa. Uno che parcheggia senza problemi nei posti riservati ai diversamente abili e capace di presentarsi alle donne aggiungendo al proprio nome anche il secondo (inventato) Maria per mostrare un presunto lato femminile e sensibile. Sulla propria strada per acquistare un casolare, incontra i remissivi Diego (Luca Argentero) e Claudio (Stefano Fresi).

Troppi soldi per chiunque dei tre per pensare di farcela da solo, ecco dunque nascere un'improbabile società nella quale entrerà con le “buone maniere” il compagno Sergio (Claudio Amendola), cui Fausto deve svariate migliaia d’euro. Un comunista di quelli con la K sempre maiuscola. Duro ma leale, deciso a far rispettare i propri diritti di onesto lavoratore. Ultimo acquisto, Elisa (Anna Foglietta). Ex-dipendente della gastronomia (fallita) di Claudio e qui arrivata come addetta alle pulizie e alla cucina.

Del casolare che vogliono rimettere insieme però non si sa nulla degli ex-padroni, solo che hanno fretta di vendere. Il perché il quintetto lo scoprirà presto. Quella è una zona di Camorra e l’affiliato Vito (uno strepitoso Carlo Buccirosso) verrà a dirglielo personalmente di stare attenti alla gente che potrebbero incvontrare. Ovviamente la scappatoia c’è: pagare la protezione. Nessuno pensa di contraddirlo. Nessuno meno Sergio che passa dalle parole ai fatti. Un qualcosa che cambierà per sempre la vita di tutti. Ma proprio di tutti.

Vito non è l’unico camorrista che verrà a reclamare il pizzo. Arriveranno anche due scugnizzi prima del vero boss. E anche in quel caso sarà sempre Sergio che troverà le parole giuste per farli ragionare, questa volta con un grandioso ghigno accompagnato da sigaro in bocca e un'autentica falce & martello incrociati per fargli capire chi è che davvero comanda (il popolo sfruttato). E se poi all’allegra banda si unisse anche l’immigrato di colore Abu (il regista Hany Abu-Assad), il risultato non può che essere vincente.

Parlare di crisi e riuscire a farsi due risate è un’impresa davvero ardua al giorno d’oggi. Checco Zalone fece il miracolo con Sole a catinelle (2013), oggi è il turno di Noi e la Giulia. Rispetto all'opera del collega pugliese però, qui c’è meno comicità univoca e più risate collettive (il resoconto sulla propria vita di Fausto dopo che perfino Tom Cruise gli ha dato buca all’inaugurazione dell’agriturismo è da standing ovation). Noi e la Giulia rappresenta la sfaccettata poesia dell’essere umano: onestà, timori, ribellione, soprusi, sorpresa, bellezza, amicizia, amore.

In questa stagione Noi e la giulia ha fatto incetta di premi nostrani. 2 David di Donatello (Miglior attore non protagonista a Carlo Buccirosso e David Giovani a Edoardo Leo), più altre 5 nomination. 2 Nastri d'argento (Migliore commedia a Edoardo Leo e Migliore attore non protagonista a Claudio Amendola). 2 Ciak d'oro (Rivelazione dell'anno a Edoardo Leo e Miglior attore non protagonista a Claudio Amendola). Infine, anche il Globo d'oro per la Miglior commedia a Edoardo Leo.

Ma chi è poi questa Giulia? La sola protagonista femminile ha un altro nome quindi non è lei, e non è il suo soprannome. La Giulia è l’assurdo che diventa reale. L’assurdo è l’impensabile che sfida il temu-conosciuto. È l’andare oltre le Colonne d’Ercole a bordo di una zattera pensando di raggiungere le Americhe col rischio di finire in bocca ai pescecani ma guardandoli da così vicino da sentire sulla propria pelle i suoi denti aguzzi.La Giulia è quel qualcosa sepolto dentro ciascuno di noi che non siamo in grado di valorizzare ma che con un "Noi" vicino può andare oltre l'impossibile. Quell’instancabile cuore pulsante che gli altri ci possono aiutare a far emergere… più o meno!

No, non ho ammirato Noi e la Giulia al cinema e ne sono davvero dispiaciuto. Delle 60 pellicole viste quest'anno sul grande schermo il mio miglior film non vi risulta. In compenso l'ho consigliato a chiunque abbia incontrato l'indomani della mia prima visione. Persone che ancora oggi mi stanno ringraziando per averglielo consigliato. E se qualcuno di voi non lo avesse ancora visto, non perda altro tempo e rimedi all’istante. Le recensioni di cineluk poseguono nel 2016. Questa giornata però, è appena iniziata...

Immergiti nel mondo di Noi e la Giulia
il commento su Twitter del regista Edoardo Leo sulla recensione di cineluk
Noi e la Giulia - Fausto (Edoardo Leo), Claudio (Stefano Fresi) e Diego (Luca Argentero)
Noi e la Giulia - Elisa (Anna Foglietta)
Noi e la Giulia - il camorrista Vito (Carlo Buccirosso)
Noi e la Giulia - Fausto (Edoardo Leo, regista anche della pellicola)