!-- Codice per accettazione cookie - Inizio -->
Visualizzazione post con etichetta Libero De Rienzo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Libero De Rienzo. Mostra tutti i post

martedì 14 febbraio 2017

Smetto quando voglio - Masterclass

Smetto quando voglio - Masterclass, i ricercatori tornano in azione
La banda dei ricercatori è tornata. Preso qualche rinforzo, è pronta a colpire (questa volta) i neo-spacciatori di smart drugs. Smetto quando voglio - Masterclass (2017, di Sydney Sibilia).

di Luca Ferrari

Archeologi, latinisti, biologi, antropologi e... droga. Tanta droga. Questa volta però le parti sono cambiate. Non è passato troppo tempo da quando la banda dei ricercatori universitari scombussolò il mercato delle smart drug a Roma. Dopo le sbarre per il "capo", adesso è tempo del processo per tutti e le cose non sembrano mettersi troppo bene per i malcapitati. Forse è il caso di ricomporre la squadra e fare ufficiosamente le cose" ancora meglio". Distribuito da 01 Distribution, è uscito sul grande schermo Smetto quando voglio - Masterclass (2017, di Sydney Sibilia).

Sono laureati. Sono brillanti. Sono sotto processo. Il giovane capitano della polizia Paola Coletti (Greta Scarano) ha però un'idea. Un tacito accordo. La banda si riforma per sgominare i nuovi cattivi, identificando le droghe di fresca produzione non ancora illegali per lo Stato. Il neurobiologo Pietro Zinni (Edoardo Leo) è la mente, ma nulla potrebbe senza l'esperto chimico Alberto Petrelli (Stefano Fresi) e il resto del "clan". L'impresa è tosta e servono rinforzi, tra cui Giulio Bolle (Marco Bonini).

Inseguimenti. Discussioni. Decisioni. I ricercatori non sono dei gangster ma una volta sulla strada, sono implacabili. Giorno dopo giorno, dalla città eterna escono sempre più arresti e qualcuno comincia a interessarsi senza badare troppo alle conseguenze. Quando tutto sembra volgere all'happy end, un nuovo ostacolo però, Walter Mercurio (Luigi Lo Cascio), si mette sulla loro strada, anzi sui propri binari. La banda dei ricercatori sarà ancora una volta messa a dura prova e ci vorrà una nuova prova di forza per venirne fuori. Anzi, un nuovo film (Ad Honorem, 2017).

Squadra che vince non si cambia, e così è stato dopo il travolgente successo di Smetto quando voglio (2014). Se nel primo film era più l'aspetto della generazione sfiancata (umiliata) a catalizzare l'attenzione, non senza qualche ricca dose di verve comica, in questa nuova pellicola il regista salernitano classe '81, Sydney Sibilia, gioca ancor di più con le gag. Più che Leo e Fresi, a salire in cattedra sono Libero De Rienzo e Paolo Calabresi, rispettivamente l'economista Bartolomeo e l'archeologo Arturo.

Più malinconiche le figure degli ex-benzinai Mattia (Valerio Aprea) e Giorgio (Lorenzo Lavia), oggi impiegati nell'hotel dove nel primo film erano diventati gli inquilini dell'attico più lussuoso (godetevi la gag in lingua hindi, ndr). Non può ovviamente mancare un altro personaggio chiave, l'antropologo Andrea (Pietro Sermonti), alle dipendenze proprio di quello sfasciacarrozze col compito di sgominare i laureati sotto mentiti spoglie che si fingono dei burini senza cultura pur di lavorare e avere uno stipendio.

Si è molto parlato delle similitudini tra Smetto quando voglio - Masterclass e la serie televisiva Breaking Bad dove il protagonista, il professore di chimica Walter White (Bryan Cranston) malato di cancro, si mette a produrre droga pur di fare soldi, pagarsi le cure e lasciare un fondo per la propria famiglia nella peggiore delle ipotesi. La realtà dei ricercatori italiani ha molto poco a vedere con la DEA, pestaggi e sparatorie. Al contrario, la formula dei criminali che si mettono al servizio della legge potrebbe strizzare l'occhio ai meno violenti e più leggeri Prova a prendermi (2002, di Steven Spielberg) e/o la saga Soderberghiana di Danny Ocean (George Clooney).

Fare commedia in Italia è un po' la prassi ma c'è modo e modo, ed è evidente che siamo difronte a una nuova generazione di cineasti di qualità. Non c'è solo uno sbattere in faccia la realtà senza speranza condita da risatine amare, facili battute e luoghi comuni. Questa è una generazione di registi-allievi modello della scuola-Tarantino (Quentin, ndre avida di cinema '80-'90, ma non solo. Questo è il tempo di Matteo Rovere (Veloce come il vento), Garbiele Mainetti (Lo chiamavano Jeeg Robot) e appunto Sydney Sibilia, senza dimenticarsi dello stesso Edoardo Leo, già regista di Diciotto anni dopo (2010), Buongiorno papà (2013), Che vuoi che sia (2016) e il grandioso Noi e la Giulia (2015).

Curiosità. Attore versatile e forse non valorizzato quanto meriterebbe, è già la seconda volta che Libero De Rienzo (FortàpascHo ucciso NapoleoneLa macchinazione) sbarca al cinema con il nome di Bartolomeo. La prima volta accadde nel 2001, al fianco di Stefano Accorsi in Santa Maradona (di Marco Ponti), altra pellicola che in modo ancor più spietato raccontava la vita agli esordi dei non-contratti, i colloqui farse e il precariato che lentamente stava già inghiottendo la nuova gioventù del lavoro.

Non è mai facile girare un sequel e film alla mano, il secondo di una trilogia è quasi sempre l'anello più debole. Smetto quando voglio - Masterclass (2017) invece è stata un piacevole sorpresa. Il regista ha diretto un nuovo film con la banda dei ricercatori perché aveva delle idee vere e le ha messe su pellicola. Adesso manca l'ultimo atto. Sydney Sibilia ha dimostrato di poter reggere il peso di un'attesa e di qui a un altro anno ci ritroveremo per capire quale sarà il destino di questi geniacci d'improvviso catapultati in una realtà mai lontanamente immaginata nei loro calcoli.

Smetto quando voglio Masterclass, il trailer

Smetto quando voglio Masterclass - (da sx) il capitano Paola Coletti (Greta Scarano) in trasferta
con Giulio Bolle (Marco Bonini) e Pietro Zinni (Edoardo Leo), 
Smetto quando voglio - Bartolomeo (Libero De Rienzo) in una non facile posizione

venerdì 13 luglio 2012

Santa Maradona, l'urlo contro il precariato

Mondiali USA 1994 - Maradona (Argentina) segna alla Grecia
Stefano Accorsi e Libero De Rienzo tra precariato e tentativi di riscossa. Era il 2001 di Santa Maradona (di Marco Ponti) ma oggi è peggio di allora.


Sono già passati 11 anni dal film di Marco Ponti con protagonisti Stefano Accorsi e Libero De Rienzo, e quella dimensione tragico-lavorativa di Santa Maradona avanza imperterrita, anzi è aumentata a livelli inaccettabili. Lo squallido teatrino della politica più mediocre prosegue per la propria strada di privilegi e comunicati da banditori medievali, spartendosi e gozzovigliando con quel poco di midollo che ancora ribolle nei deserti putrefatti delle nostre speranze.

Eccomi qua. Nel cuore del secondo decennio del terzo millennio. Dovrei essere al top dell’energia fisica e mentale. Non è così. Sulle spalle e dentro i miei occhi sento il fallimento di ogni ideologia possibile e immaginabile. Molti miei coetanei hanno già messo al mondo dei figli. Scelte coraggiose. Farli venire in questo mondo allo sfascio totale è davvero una scelta audace. 

Sono un 35enne che cerca di cavarsela ma che non ha smesso di pensare in grande e guardare oltre ogni orizzonte. Ho smesso di ascoltare i telegiornali. Ho scelto di non seguire più la politica internazionale. Non vado in giro a dire che comunque sono soddisfatto se arrivo all’ultimo atto e poi faccio una figura barbina. Non so dove andrò.

Santa Maradona è un film uscito nel 2001 quando parole come “precariato” e simili non erano così sulla bocca di tutti. Andrea (Stefano Accorsi) è un giovane alla ricerca di un impiego. Fa colloqui. Come vuole la maggior parte della prassi italiana, la maggior parte delle domande non ottiene nemmeno risposta. 

Quei pochi che si prendono la briga di rispondergli, alle volte lo sbeffeggiano pure. Lo fanno venire per ignorarlo. Lo fanno venire per sbattergli in faccia la realtà che nella loro azienda tanto non c’è posto per lui. E Andrea che fa? Torna mesto a casa che divide con l'amico fraterno Bart (Libero De Rienzo). Cerca una strada che non offenda la sua dignità di Essere Umano. Uno stupido essere umano, si. Assolutamente. Perché accettare tutto questo è da folli. Ma non è una messinscena per arrivare a un fine. Magari lo fosse.

Seguendo la logica Gaberiana, dovrei alzare il sipario e fischiettare la frase incerottata - io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono? -. Per niente. Non è così per me. E adesso?, chiede uno sconsolato Bart ad Andrea. Adesso proviamo a sistemare le cose, risponde e i due giovani scattano in piedi dal divano. Il film finisce così. Con un loro salto verso il futuro. E forse la chiave di volta è proprio lì. Saltare.

Diego Armando Maradona è stato uno dei più grandi talenti sportivi, e allo stesso tempo uno dei suoi peggiori esempi. Veder inneggiare chi ha bleffato in più di una occasione è allucinante e diseducativo. C’è chi ha atteggiamenti sconvenienti e viene letteralmente “scarlattato” per il resto della propria carriera, anche solo per sospetti o accuse le cui vicende giudiziarie hanno lasciato molti dubbi, su tutti il ciclista Marco Pantani o il corridore Alex Schwazer, e chi fa un gol di mano e viene coccolato da tutta l'ipocrita stampa sportiva parlando addirittura di "mano di Dio". 

Eppure, pur provando tutto questo, innesco un controsenso personale. Mondiali USA ’94. Il 21 giugno a Boston l’Argentina asfalta la Grecia nella gara d’esordio stendendola con un perentorio 4-0. Il terzo gol lo mette a segno lui, Maradona, all’epoca 34enne e dato per bollito. Una rete spettacolare di sinistro al limite dell'area. È un boato. 

Diego corre verso la telecamera indemoniato. Ha gli occhi spiritati. In quell’urlo liberatorio c’è tutta quella rabbia che ci dicono di mettere da parte. Che tanto non ne vale la pena. Nella partita successiva vinta contro la Nigeria, dopo un controllo antidoping, verranno trovate tracce di efedrina nelle urine del calciatore argentino. Cala il sipario su Maradona. In questo momento non m’interessa tutto ciò. Guardo e riguardo quell’urlo indemoniato. Contro tutto e tutti. Fermo immagine. 

 Santa Maradona, il trailer

Santa Maradona - (da sx) Andrea (Stefano Accorsi), Dolores (Anita Caprioli),
Bart (Libero de Rienzo) e Lucia (Mandala Taydes)
Santa Maradona (2001) - Andrea (Stefano Accorsi) e Bart (Libero De Rienzo)